CORNELIS DE WAEL, pittore fiammingo della Fede e delle Opere

 
Le opere di Misericordia corporale nell’arte
 
 
Antica stampa raffigurante un Frate Cappuccino, ricco di purezza e fede, nell’atto di guarire un ammalato. Si notino il Rosario, riassunto dei Misteri cristiani; il teschio alla corona, segno di mortificazione; i gigli, simbolo di purezza ed amore mariano. Sullo sfondo, un frate assiste spiritualmente un confratello gravemente infermo.
 
La memoria di molti non rintraccia facilmente artisti ed opere legati alle opere di misericordia, ma, dal Medioevo in avanti, se ne realizzarono non poche nel Vecchio Continente. Se ne trovano al British Museum, nell’Abbazia di Floreffe in Belgio, nel Battistero del Duomo di Parma, nella porta di San Gallo della Cattedrale di Basilea, nella Cattedrale di Canterbury, nei Musei Vaticani, nella Chiesa di San Fiorenzo in Alsazia, in codici miniati diversi e in artisti assai noti come: BrueFratigel il Giovane, o, Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (vedi nostro precedente articolo), o, nel pittore fiammingo Cornelis De Wael. Egli dipinse spesso non per chiese, ma per privati, che amavano arricchire le proprie dimore di opere di devozione.   Continua a leggere

«Bisogna vedere»

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“In questo mondo si parla troppo. Bisogna vedere, vedere e commuoversi. Perché il fare non basta, stanca. Invece il guardare ti commuove e ti muove senza sosta.”

(Rose Busingye)
 

*Dipinto di Edvard Munch “La Foresta Fairytale”
 

fonte: facebook

La Madonna Bianca della Misericordia

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Una bella immagine mariana del Quattrocento in un’antica abbazia a Milano, ricca di simbolismi, riferibile alla bottega degli Zavattari. Da riscoprire in questo Anno Santo.
 
di Luca FRIGERIO
 
Ancor oggi capita di vederle, le candide spose, accompagnate dai novelli mariti, che appena terminata la cerimonia si avvicinano alla cappella della navata sinistra, nella chiesa del Casoretto, invocando grazia e benedizione per quella loro nuova famiglia che nasce, davanti alla venerata immagine di Maria, madre e sposa, anch’essa tutta di bianco vestita…
Siamo nella periferia nord-est di Milano, oltre Piazzale Loreto, dove le case e i palazzi sorgono fitti, in una ragnatela di strade. Ma fino agli inizi del secolo scorso qui era aperta campagna, e l’abbazia di Santa Maria Bianca della Misericordia sorgeva in quieta solitudine, nel salmodiare dei canonici agostiniani. Un complesso monumentale di grande interesse, più volte rimaneggiato nei secoli, ma che ancora conserva splendidi tesori d’arte, emozionanti testimonianze di fede. Continua a leggere

Meeting di Rimini: un viaggio di un’ora alla scoperta della Misericordia

Il Figliol Prodigo, Rembrandt Van Rijn / Wikimedia Commons - Hermitage Torrent, Public Domain

Il Figliol Prodigo, Rembrandt Van Rijn / Wikimedia Commons – Hermitage Torrent, Public Domain

Con il contributo del governo dell’Honduras e di tre università pontificie e il patrocinio del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, è in allestimento una mostra ispirata ai frutti del perdono nella nostra società

(da Zenit, 28.07.16)

Alla XXXVII edizione del Meeting di Rimini non poteva mancare un riferimento al tema dell’Anno Giubilare Straordinario. Nell’allestire una mostra sulla Misericordia, le chiavi di lettura potevano essere molteplici. Con il contributo di una pluralità di soggetti di diversa natura è ora in cantiere L’abbraccio misericordioso. Una sorgente di perdono, visitabile al pubblico di Riminifiera, durante tutta la durata del Meeting (19-25 agosto 2016)

Sorta da un’idea dell’ambasciatore dell’Honduras presso la Santa Sede, Carlos Avila Molina, la mostra è stata realizzata da quest’ultimo, assieme a suor Mary Melone, rettrice della Pontificia Università Antonianum, Federica Bergamino della Pontificia Università della Santa Croce, don Filippo Belli e Luca Pezzi, in collaborazione con i due atenei menzionati e con la Pontificia Università Salesiana. Continua a leggere

Curarsi con la bellezza. L’arte è la medicina dell’anima di chi la sa osservare

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A cosa serve l’arte? La sua importanza è fin troppo presunta per essere spiegata e il suo valore è ritenuto solo una questione di senso comune: in ciò risiede l’errore. L’arte non si riduce a veicolo di astrazione pura, perché essa è anche medicina. Alain de Botton e John Armstrong approfondiscono la questione in un interessante saggio uscito per Guanda, L’arte come terapia, corredato da un ricco apparato iconografico a colori, partendo dall’idea che, se l’arte è uno strumento, allora bisogna andare più a fondo per conoscerne la natura e le possibilità.

De Botton e Armstrong – il primo scrittore (ricorderete i suoi Esercizi d’amore) il secondo professore di filosofia a Melbourne e storico dell’arte – procedono individuando le funzioni dell’arte, a partire dalla memoria: la concentrazione e l’attenzione ai dettagli potrebbe essere stimolata da un Vermeer. E la speranza, come si mantiene in vita? Con un volto soave scolpito nella pietra. O con “La danza” di Matisse, che ci tampona dalle umiliazioni. E in virtù di quale alchimia possiamo trarre sollievo dal dolore? È spiegato a pagina 30: Continua a leggere