La nuova legge a New York. Dopo la 24esima settimana l’aborto cambia nome

Ora, con questo ultimo passaggio che porta il tema dell’aborto alle sue estreme ma naturali conseguenze, il gioco è per sempre scoperto
 
di Mariolina Ceriotti Migliarese*
 
È passata quasi sotto silenzio nei media italiani – eccezion fatta per Avvenire e poco altro – una notizia agghiacciante: l’approvazione a New York di un testo di legge che permette l’aborto oltre la 24esima settimana, senza limite alcuno di tempo. Personalmente ho fatto fatica a leggere la notizia fino in fondo, perché, da medico, non posso far finta di non sapere ciò che questo significa.

A quell’età di sviluppo, infatti, molti bambini sono in grado di sopravvivere se nascono prematuramente, e dunque ‘aborto’ non è più la parola corretta: si tratta invece di uccidere attivamente il bambino, quando il suo corpo è pienamente formato, quando con tutta certezza i suoi sensi percepiscono in modo complesso ciò che accade, quando, se non ucciso, saprebbe sopravvivere anche da solo. Certo, chi difende il diritto alla vita ha sempre affermato che già nelle prime settimane l’embrione è persona; ma la sua dipendenza vitale dalla madre e la sua impossibilità di vivere fuori del corpo di lei, permettevano a molti una sorta di nebulosa incoscienza: si poteva ancora cercare di immaginare il bambino come una parte della madre, quasi un suo organo, sul quale persino accettare, anche se con disagio, che fosse lei ad avere priorità di decisione.

Ora, con questo ultimo passaggio che porta il tema dell’aborto alle sue estreme ma naturali conseguenze, il gioco è per sempre scoperto. Forse proprio per questo la notizia non ha avuto la risonanza che avrebbe meritato: prenderne coscienza piena, infatti, non potrebbe provocare altro che una sensazione di terribile sgomento, certamente non limitato al mondo cattolico. Continua a leggere

Usa, nuovo sacrificio in nome della qualità della vita

Flebo

Il Comunicato di Steadfast Onlus
 
“Nella Giornata della Memoria il silenzioso olocausto dei malati continua. Ci arriva dagli Stati Uniti un drammatico appello della famiglia di un malato che sta venendo lasciato morire di fame e di sete in un ospedale”. Così ieriEmmanuele Di Leo, presidente di Steadfast Onlus, organizzazione impegnata in prima linea per salvare la vita a Charlie Gard, Isaiah Haastrup e Alfie Evans, bambini inglesi morti in ospedale negli ultimi due anni. Di Leo prosegue: “Siamo in diretto contatto con la famiglia e la seguiremo passo passo in collaborazione con la Terri Schiavo Life & Hope Network, il cui presidente Bobby Schindler si recherà sul posto oggi. Abbiamo ricevuto le immagini della situazione attuale di David e abbiamo preferito non mostrarle al pubblico ma vi garantiamo che sono impressionanti e va trovata una soluzione con urgenza. Nuovamente un caso dove il valore della vita viene beffeggiato e una nuova vittima è in procinto di essere sacrificata sull’altare della qualità della vita. Steadfast come per Alfie, Charlie e Isaiah e i tanti bambini e famiglie che sosteniamo ogni giorno, darà tutto il supporto possibile per impedire questo nuovo sacrificio umano”.
 
La testimonianza della sorella

La sorella di David Ruiz II ha descritto così la situazione a Steadfast Onlus: “Il 31 dicembre. 2018, mio fratello David Ruiz II, ha avuto un ictus da anossia. È stato trasportato al pronto soccorso più vicino e poi trasferito in terapia intensiva. È entrato in coma con una grave compromissione neurologica con edema e crisi epilettiche. Il 13 gennaio 2019, è stato dichiarato cerebralmente morto, nonostante la sua reattività verso le voci di mia madre e di altre persone care con spasmi, sollevamento delle dita dei piedi, dei piedi e contrazioni della mano sinistra e delle dita. Più tardi abbiamo saputo che i medici hanno smesso di curarlo, nutrirlo, idratarlo e somministrargli farmaci e siamo stati informati che non se ne sarebbero più occupati. Continua a leggere

Così il Bambin Gesù e 23mila italiani “egoisti” salvano una vita

di Monica Mondo

(Il Sussidiario, 25.01.19)
 
Alessandro, detto Alex, ha due occhi che t’incantano e due guance che ti mangeresti. Piccolo, indifeso, eppure così tenace. Perché proprio a lui una sindrome rarissima e dal nome così malefico, linfoistiocitosi emofagocitica? Perché proprio a lui, appena nato, il segno della morte sul suo corpicino che vorrebbe solo sgambettare, gattonare, abbracciare mamma e papà? Vive nel Regno Unito, dove non sapevano più che fare, ed è un miracolo che abbiamo fatto tanto. Pare brutto ricordarlo, ma qualche volta van per le spicce coi bambini che non hanno speranze, e una vita “non dignitosa”.

Ma poiché non esiste una vita indegna, e non ci si arrende mai, pur senza tracotanza e pretesa di essere dei maghi, i genitori ce l’hanno messa tutta, a far rimbalzare il caso e la richiesta di aiuto in mezzo mondo. Serviva un donatore compatibile, un donatore di midollo per asfaltare le sue cellule malate con altre sane, e ricominciare a vivere come un bambino dovrebbe vivere.

E in questo mondo incattivito ed egoista in migliaia han fatto la fila per Alex, unendo generosità e speranza. Inutile anche questo. Poi, si sono fatti avanti quelli del Bambin Gesù. “Quelli” sono medici, ricercatori, dirigenti, e ci hanno provato, perché questo è il compito di chi fa scienza, tentare, sempre. Da Londra un piccolo aereo ha portato Alex e la sua famigliola al Gianicolo, nel cuore di Roma, una struttura amica che si rinnova a pezzi che si sovrappongono, che sembrano allargare le loro braccia per aiutare più bambini possibile. E gli hanno trapiantato, dopo averle modificate, le cellule del papà. Continua a leggere

Lambert, 55 esperti scrivono al tribunale: «La perizia medica non è scientifica»

Un gruppo di medici specialisti contesta i giudici che «entro dieci giorni» decideranno se far morire di fame e di sete Vincent Lambert: «La perizia va rifatta. Non si può affermare che il paziente non sia cosciente»

(Tempi, 22.01.19)
 
Lunedì in Francia si è tenuta una nuova udienza davanti al tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne per decidere la sorte di Vincent Lambert, il paziente tetraplegico di 42 anni, in stato di coscienza minima da 10 anni, che parte della famiglia vorrebbe vedere morire di fame e di sete. L’udienza è stata definita «ai confini della legge e dell’etica» da La Croix e  «surreale» dall’avvocato dei genitori di Lambert, che si battono per la sua vita. Il giudice Olivier Nizet ha annunciato che «entro dieci giorni, intorno all’1 febbraio», il tribunale si pronuncerà sulla legittimità della richiesta dell’ospedale Chu di Reims, dove Lambert è ricoverato, il quale ad aprile ha ordinato di far morire di fame e sete il paziente. Il tribunale dovrà decidere sulla base di una nuova perizia medica, realizzata da tre esperti a fine 2018, secondo la quale Lambert «è in stato vegetativo cronico irreversibile e non può accedere ad alcun stato di coscienza». La perizia attesta anche che, però, non c’è alcun accanimento terapeutico e continuare a nutrirlo non si configura come «un trattamento irragionevole o un’ostinazione irragionevole». I genitori di Lambert hanno chiesto che la perizia venga rifatta e condotta in un ambiente neutro da esperti indipendenti. La richiesta è stata sostenuta da una lettera di 55 esperti e specialisti, secondo cui la perizia non è stata fatta in modo scientifico. Pubblichiamo di seguito una nostra traduzione della lettera dei 55 medici. Continua a leggere

Stati Uniti. Abortire fino all’ultimo giorno di gravidanza: a New York ora si può

Una Marcia per la vita a Washington (Lapresse)

Il governatore Andrew Cuomo ha firmato un provvedimento che di fatto toglie ogni limite. Aperta polemica col presidente Trump e il vice Pence, impegnati sul fronte opposto

(Avvenire, 24.01.19)
 
È diventato legge nello Stato di New York un testo, presentato quasi 13 anni fa ma mai approvato, che permette l’aborto oltre la 24esima settimana di gravidanza. La misura, ratificata immediatamente dalla firma del governatore democratico Andrew Cuomo, era stata proposta dai legislatori statali democratici nel 2006, ma non era mai stata votata dal Senato, da allora nelle mani del partito repubblicano.

Una situazione che è cambiata all’inizio del mese, quando si è insediato il nuovo Senato a maggioranza democratica. Il disegno di legge permette dunque alle donne di abortire in qualsiasi momento della gravidanza se la salute della madre rischia di essere compromessa – una definizione molto ampia che comprende anche la salute mentale – o se il feto è gravemente ammalato.

In precedenza, gli aborti dopo la 24esima settimana erano consentiti solo per preservare la vita della madre, se questa era a grave rischio. La legislazione rimuove inoltre qualsiasi riferimento all’aborto dal Codice penale e chiarisce che tutti i professionisti della medicina, e non solo i medici, possono eseguire la procedura.  Continua a leggere

«Il Vaticano già paga l’Imu» dice il governo

Imu e Vaticano. Il Ministero dell’Economica interviene spiegando che la Chiesa già paga l’Imu sugli immobili, mentre è esente (come altri) per attività solidali. Si parla anche di percentuali bulgare sulla contrarietà degli italiani nel tassare le parrocchie, per questo la vicenda verrà congelata.
 
(UCCR, 4.12.18)
 
La notizia è partita ieri sera dall’agenzia Adnkronos, in contatto con «autorevoli fonti di governo». Le quali hanno annunciato che la questione “Imu-Chiesa” è congelata e sarà forse riaperta in futuro perché, viene spiegato, una serie di sondaggi provano che gli italiani sono in realtà contrarissimi a “tassare la Chiesa”«Percentuali bulgare», si legge, «dimostrano che una decisione in questa direzione si trasformerebbe in un vero e proprio boomerang» per il governo giallo verde.

Ma c’è un secondo motivo per cui il governo non ha alcuna intenzione di riaprire il capitolo Imu, ed è molto semplice. Ecco quanto riportano fonti del Ministero dell’Economia e delle finanze (Mef): «Il Vaticano già paga l’Imu sugli immobili con finalità commerciali, ma è esentato, come tanti altri organismi ed enti laici, solo per le attività solidali ed educative. Tassare tutte le proprietà vorrebbe dire costringere la Chiesa a chiudere oratori e altre realtà che “salvano i ragazzi dalla strada”».

La questione era stata riaperta un mese fa, quando la Corte di giustizia dell’Unione europea ha sentenziato che l’Italia ha facoltà di recuperare l’Ici non versato da tutti quegli enti non commerciali che ospitavano attività commerciali al loro interno nel periodo 2007-2011 e che allora si riteneva impossibile riscuotere. In nessun passaggio della sentenza si parlava di “chiesa” o di “Vaticano”, ma i media tradussero la notizia con: “L’UE impone all’Italia di riscuotere l’IMU al Vaticano”. Continua a leggere

Le bimbe nate con Dna modificato: quelle figlie manipolate per «esperimento»

He Jiankui in una foto di ottobre 2018 (Ansa)

di Assuntina Morresi 

(Avvenire, 27 novembre 2018)
 
Al momento in cui stiamo scrivendo non ci sono ancora conferme indipendenti alla notizia della nascita dei primi bambini nati con Dna modificato in laboratorio, in una procedura di fecondazione in vitro. Stiamo cioè parlando di un annuncio pubblico fatto da un ricercatore cinese, He Jiankui dell’Università di Shenzhen, che sarebbe anche il responsabile dell’esperimento stesso: non si tratta di una pubblicazione specialistica, quindi, né di una comunicazione a un consesso di esperti, almeno per ora, e già questo la dice lunga su un certo modo – sbagliato – di trattare la ricerca scientifica, per la quale il rigore dovrebbe essere sempre d’obbligo, a partire dalle modalità di comunicazione.

Ma se la notizia dovesse essere confermata nei termini in cui è stata lanciata, allora sapremo che sono bambine cinesi le prime cavie umane sacrificate al gene editing, nella sua applicazione secondo la modalità CRISPR-Cas9.

Secondo quanto comunicato finora, infatti, due gemelline cinesi nate circa un mese fa sono state concepite in vitro con Dna modificato secondo una recente tecnica di manipolazione genetica, che avrebbe consentito di renderle resistenti al virus dell’Hiv, cioè a una malattia non ereditaria. Quindi sarebbero state due bambine probabilmente sane, se concepite in provetta senza alcun intervento sul loro Dna; un intervento che, se confermato, sarebbe stato eseguito a titolo di esperimento “scientifico”, e neppure teoricamente “terapeutico”, sempre che questi termini abbiano un qualche senso in questo contesto.  Continua a leggere