Biotestamento. Bassetti: nutrire e idratare, gesti essenziali

Il presidente della Cei a Radio Vaticana: garantire l’obiezione di coscienza ai medici e agli ospedali cattolici. Martedì le Dat in Senato, incognita voto segreto.
 
Garantire al medico l’obiezione di coscienza, evitare che il no all’accanimento terapeutico sconfini nell’eutanasia rinunciando a idratazione e alimentazione, evitare di fare del malato terminale uno “scarto”. Il cardinale Gualtiero Bassetti intervistato da Radio Vaticana commenta le parole del Papa nel messaggio per la Giornata mondiale del malato. Ma, alla vigilia del ritorno in aula al Senato della legge sul fine vita – oggi – per quello che potrebbe essere il secondo e definitivo passaggio, quello del presidente della Cei suona come un estremo invito a riflettere sul rischio di toccare aspetti indisponibili della vita umana.

Le parole di papa Francesco sul fine vita «si collocano nel solco della sollecitudine della Chiesa, sempre caratterizzata dal contribuire a rendere più umana possibile la condizione del vivente che muore o del morente che vive», premette Bassetti. «Non si tratta certo – chiarisce – di rinunciare a quei gesti essenziali come sono il nutrire, l’idratare, il curare l’igiene della persona. Come Cei – aggiunge l’arcivescovo di Perugia – ci sta a cuore anche che venga riconosciuta, oltre alla possibilità di obiezione di coscienza del singolo medico, quella che riguarda le nostre strutture sanitarie». Continua a leggere

“Così facevamo morire i malati di fame e di sete”

“Confusione e disinformazione”. Questa, secondo il presidente di Pro Vita onlus, Toni Brandi, la strategia di una “campagna mediatica orchestrata dai radicali” per spingere il Parlamento ad approvare la legge sulle cosiddette Dat, ovvero le Dichiarazioni anticipate di trattamento. L’incontro promosso alla Stampa estera con l’infermiera canadese Kristina Hodgetts ha rappresentato l’occasione per fare il punto sull’iter legislativo e portare la testimonianza di chi nella sua esperienza professionale ha praticato l’eutanasia passiva sui malati attraverso l’interruzione di alimentazione e idratazione.
 
L’esperienza

Ma prima del racconto, per certi versi drammatico, della Hodgetts, è toccato al segretario della Stampa estera, l’inglese Christopher Warde Jones, che ha moderato il dibattito, raccontare quello che gli è capitato alla fine dello scorso anno. “Mio fratello mi ha chiamato da Londra e mi ha detto di raggiungerlo subito perché nostra madre stava molto male. Il giorno dopo un medico mi ha avvicinato e mi ha spiegato che potevamo accelerare la fine per evitare che soffrisse. Io e mio fratello gli dicemmo di aspettare, di non fare nulla. Vorrei che quel medico vedesse ora mia madre che si è perfettamente ristabilita e a 84 anni guida ancora e fa un lavoro di beneficenza. Ma voglio sottolineare – ha concluso – che in quel momento noi non ci siamo resi conto di quello che stava accadendo”. Continua a leggere

“Lo Stato non può prendersi la responsabilità di un suicidio”

“Ho fatto il ‘68 sulle barricate a Parigi. Il nostro motto era “proibito proibire”. Per me la libertà è una cosa importantissima. Ma la mia libertà non deve togliere la libertà agli altri. In uno Stato dove l’eutanasia è permessa, sarà difficile, per chi è contrario e vuole vivere, continuare a chiedere assistenza e cure senza farsi condizionare dalla società circostante. Lo sforzo che deve fare il sistema sanitario per fornire assistenza ai malati rischia di rallentare, favorendo la scelta del paziente di morire, qualora l’assistenza fosse ritenuta insufficiente”.
 
Sylvie Menard (medico e ricercatrice oncologica)

 

Per approfondire: Sylvie Menard, l’oncologa allieva di Veronesi che oggi dice no all’eutanasia

 

Biotestamento in aula. Appello di medici contrari alle Dat: «Legge inaccettabile»

Appello di medici contrari alle Dat: «Legge inaccettabile»

Trenta specialisti criticano regole che «ledono l’autonomia decisionale del medico, che ha competenze professionali e diritto all’obiezione di coscienza»
 
Il ddl sul consenso informato e sulle Dat è ancora inaccettabile nella parte in cui prevede che «il medico sia tenuto al rispetto delle Dat e che possa disattenderle, in tutto o in parte, ma in «accordo con il fiduciario» (art.4, comma 5). Il testo dispone infatti che, nel caso di conflitto tra il fiduciario e il medico, la decisione sia rimessa al giudice tutelare, lasciando presagire l’imposizione al medico di quando deciso in sede giudiziale. Identica soluzione viene indicata «nel caso in cui il rappresentante legale della persona interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno, in assenza delle disposizioni anticipate di trattamento (Dat) di cui all’articolo 4, o il rappresentante legale della persona minore rifiuti le cure proposte e il medico ritenga invece che queste siano appropriate e necessarie» (art.3, comma 5).

Tali previsioni ledono l’autonomia decisionale del medico, che ha specifiche competenze professionali e diritto all’obiezione di coscienza. Tali garanzie vanno fra l’altro a beneficio dello stesso paziente e sono sancite in termini inequivocabili dal Codice deontologico (art.22): «Il medico può rifiutare la propria opera professionale quando vengano richieste prestazioni in contrasto con la propria coscienza o con i propri convincimenti tecnico-scientifici». Continua a leggere

Biotestamento. I dieci nodi da sciogliere del provvedimento

Dall’alleanza terapeutica all’obiezione e alla nutrizione, ecco tutte le riserve tecniche
 
Di una legge sul fine vita si parla da quando, nell’autunno del 2016, iniziò la discussione alla Camera del disegno di legge sulle «Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento», relatrice la deputata del Pd Donata Lenzi, provvedimento approvato il 20 aprile di quest’anno dopo un tormentato iter e tra molte perplessità e riserve, dentro e fuori dall’aula, sempre documentate da Avvenire. Al Senato il testo è poi stato oggetto di numerose audizioni in commissione Sanità, presieduta da Emilia De Biasi (Pd), relatrice del testo. Ma l’impasse politica che ha frenato il percorso verso l’aula, frutto anche delle stesse riserve tecniche ed etiche mai venute meno, ha portato alle dimissioni della relatrice e all’accelerazione di queste ore. In attesa che venga fissata la data d’avvio del dibattito in aula, vale la pena riepilogare le criticità e i nodi tuttora irrisolti su un testo che andrebbe a normare un ambito delicatissimo per il quale sono indispensabili condivisione, saggezza e piena consapevolezza delle possibili conseguenze. Difficile dire quanto tempo è davvero a disposizione di questo Parlamento, ma non un secondo dovrebbe essere negato al lavoro di cura su questo delicatissimo testo di legge. 
 
LA NUTRIZIONE È UNA TERAPIA?
 
1. Il punto sul quale le posizioni sono più distanti è lo statuto di nutrizione e idratazione assistite: la legge le definisce «trattamenti sanitari» (articolo 1, comma 5) ma sul punto esiste una documentata opinione divergente: se tutti sono d’accordo che vanno sospese qualora prolunghino l’agonia di un paziente terminale o non raggiungano più il loro scopo, c’è dissenso sul fatto che siano assimilabili a terapie trattandosi di un modo diverso per alimentare un malato incapace di farlo da solo. Continua a leggere

Un altro caso Charlie Gard?

I genitori del piccolo Isaiah lottano per impedire che i medici stacchino le spine
 
Si chiama Isaiah Haastrup, ha otto mesi, è inglese e la sua vicenda somiglia in modo impressionante a quella di Charlie Gard. Il piccolo è affetto da paralisi celebrale, i medici vorrebbero staccare la spina che lo fa respirare ma i genitori sono fermamente contrari. A rendere pubblico quanto sta avvenendo è stato il Guardian.
 
La vicenda

Isaiah è ricoverato al King’s College Hospital di Londra. Il danno alla testa sarebbe occorso durante il parto cesareo. Dal giorno in cui è venuto alla luce, il piccolo è ricoverato in rianimazione. Le responsabilità della sua salute, secondo i genitori, sarebbero dunque dei medici, i quali avrebbero commesso errori già nel corso del travaglio. “Il battito del bimbo – ha raccontato il papà Lanre, di professione avvocato – diminuiva ma nessuno ha fatto nulla per almeno 40 minuti”. Il cesareo sarebbe avvenuto troppo tardi, mettendo a repentaglio anche la vita della madre, e ciò risulterebbe anche da un’indagine interna a conclusione della quale i medici si sarebbero scusati con la famiglia per i problemi emersi.
 
La speranza dei genitori

Ora, quegli stessi medici dell’ospedale vorrebbero togliere i sostegni vitali ad Isaiah, convinti che non ci sia più niente da fare per salvarlo. Ma i genitori, così come quelli di Charlie Gard la scorsa estate, desiderano un ulteriore trattamento sanitario per loro figlio, e sono fiduciosi che un giorno possa stare bene a tal punto da poter tornare a casa. Continua a leggere

Il nascituro e la coscienza che nasce dall’«evidenza» di un’ecografia

L’immagine di un bambino non ancora nato scatena meraviglia e affetto in rete. E suscita un dubbio: chi tutela la sua privacy? Dunque quel feto ha dei diritti…
 
(da Avvenire, 25.11.17)
 
Caro Avvenire, l’altro giorno ci ha colpito un articolo della “Stampa” firmato Gianluca Nicoletti. Si parlava della immagine dell’ecografia del bambino atteso da una nota “influencer” di Instagram, ecografia postata in rete che ha raccolto oltre 500mila “mi piace”. Interessante che il giornalista si ponga in questa occasione dei problemi sui diritti del feto, che pure non riesce ancora a chiamare bambino. Interessante che si ponga anche una serie di interrogativi sul diritto alla privacy del bambino non ancora nato, sulla tutela della sua immagine: lo riconosce quindi come soggetto a tutti gli effetti. Se ci si preoccupa della sua privacy bisogna riconoscere che è titolare di diritti, quindi ancora di più è titolare del diritto dal quale scaturiscono tutti gli altri : il diritto alla vita. Oggi questo non è garantito a tutti i bambini non ancora nati, perché la loro vita potrebbe essere interrotta dall’aborto. Le stupende immagini delle nuove ecografie, come già all’inizio di questa tecnologia, ma ancor più adesso con il prodigio della vista in 3D e 4D, aprono gli occhi sul fatto che la vita inizia prima della nascita. Continua a leggere

L’Onu elabora ‘diritto all’aborto’ ma stride con la Convenzione sui diritti del fanciullo

In questo tempo in cui la Commissione dei diritti dell’uomo dell’ONU che ha sede a Ginevra sta elaborando una interpretazione dell’art. 6 del Patto sui diritti civili e politici approvato il 16 dicembre 1966 nel quale si proclama il diritto alla vita come inerente alla persona umana, è giusto ricordare la Convenzione sui diritti del fanciullo della quale si celebrerà l’anniversario il 20 novembre prossimo, perché fu approvata dall’assemblea generale dell’ONU in questo giorno e nello stesso mese nel 1989.

Nella bozza della interpretazione su cui sta lavorando la Commissione di Ginevra si sostiene l’esistenza di un diritto universale di aborto come conseguenza del diritto alla vita delle donne. Conseguentemente sono totalmente ignorati i diritti dei figli prima della nascita. Essi sono espulsi dalla categoria di esseri umani. Perciò è importante una attenta rilettura della Convenzione sui diritti del fanciullo il cui art. 1 definisce come “fanciullo” “ogni essere umano di età inferiore ai 18 anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile”. Questa convenzione chiama “fanciullo” anche il nascituro, come risulta dai lavori preparatori e come è espressamente dichiarato nel punto 9 del preambolo, dove, richiamando la precedente Dichiarazione universale sui diritti del fanciullo del 1959, è scritto: “il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica e intellettuale, ha bisogno di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita”. In tal modo la Convenzione qualifica come “fanciullo” anche il bambino non ancora nato e dunque anche a lui si riferisce l’art. 6 dove si riconosce “che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita” e si assicura “in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo”. La cesura tra il “non bambino” ed il “bambino” non è la nascita. Continua a leggere

PAPA/ Fine vita, cos’è il “supplemento di saggezza” chiesto da Francesco

Il discorso del Papa al Meeting europeo della World Medical Association sulle questioni del fine-vita non cambia la dottrina della Chiesa, nondimeno dice qualcosa in più
 
di CARLO BELLIENI
 
Il discorso del Santo Padre al Meeting regionale europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita” tenutosi ieri a Roma è un forte richiamo alla responsabilità personale del curante. Rimette al centro della cura il rapporto medico-paziente così tanto messo in discussione dalla medicina burocratizzata e aziendalizzata, rapporto che si trova strattonato ora dal lato di un intestardirsi con le cure quando non servono, o ancor più frequentemente dal lato di un abbandono del paziente che non è solo l’abbandono in fine-vita ma un abbandono morale troppo spesso riscontrato. Il papa richiama ad un concetto antico, da lui espresso in termini dinamici con l’espressione “la vicinanza responsabile”. “L’angoscia della condizione che ci porta sulla soglia del limite umano supremo, e le scelte difficili che occorre assumere, ci espongono alla tentazione di sottrarci alla relazione. Ma questo è il luogo in cui ci vengono chiesti amore e vicinanza, più di ogni altra cosa, riconoscendo il limite che tutti ci accumuna e proprio lì rendendoci solidali”.

Questo, si capisce bene, non riguarda solo un atto della vita, ma tutta la vita stessa e tutta la condizione del rapporto medico-malato. Per questo sarebbe puerile ridurre il discorso del Papa ad un’indicazione sul fine-vita, che pure c’è, ed è chiara e semplice: prendersi sempre cura, non abbandonare nessuno in particolare nel momento delle decisioni gravi, non avventurarsi in percorsi curativi futili. Ma porta ad estendere questa osservazione a tutta la sanità e a domandarsi se ormai “quello che facciamo” lascia in secondo piano “come lo facciamo”. Cioè se invece di “essere vicini” lasciamo scattare automatismo, protocolli, routine. Continua a leggere

Fine Vita, Gigli: accogliere messaggio Papa integralmente senza strumentalizzare

“Centralità del malato, importanza dell’alleanza terapeutica, rinuncia all’accanimento terapeutico, proporzionalità delle cure, preoccupazione per l’abbandono terapeutico, richiesta di accompagnamento, ribadita illiceità di qualunque forma di eutanasia in quanto si propone di interrompere la vita procurando la morte, rigetto dell’idolatria della tecnica.
Sono queste, al di là di ogni strumentalizzazione legata all’iter della legge sul testamento biologico in Senato, le linee della tradizionale dottrina della Chiesa che il Papa ha ribadito oggi ai partecipanti al convegno promosso da Accademia per la Vita e World Medical Association. Sono queste anche le linee su cui da sempre si è mosso il Movimento per la Vita Italiano”.
Lo afferma l’On. Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita Italiano.
“Non a caso – sottolinea Gigli – i documenti richiamati nel messaggio del Papa sono il discorso di Pio XII ai rianimatori del 1957, la Dichiarazione sull’eutanasia della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1980 e il Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il Papa è consapevole che, quando ci si immerge nella concretezza della pratica clinica, non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale per giudicare se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato. Continua a leggere

Delpini dona una sede al Movimento per la Vita

L’arcivescovo ai Cav: voi siete la speranza di un’Europa che sembra priva di futuro
 
(da Avvenire Milano & Lombardia, 12.11.17)
 
Un dono inaspettato. E un segnale forte di vicinanza e sostegno. Hanno una nuova sede, a due passi dalla Stazione Centrale e dal brulicante quartiere di Porta Nuova, il movimento per la vita ambrosiano e Federvita Lombardia, il coordinamento regionale dei 58 Centri di aiuto alla vita lombardi. Merito dell’arcivescovo Mario Delpini, che in occasione della sua partecipazione al 37° Convegno nazionale dei Cav ha consegnato personalmente le chiavi di un appartamento ai volontari impegnati ogni giorno accanto alle donne e alle mamme in difficoltà.
Il gesto di Delpini è stato compiuto lontanto dai riflettori. «Da tempo avevamo annunciato alla diocesi che al 31 dicembre saremmo stati costretti ad abbandonare la nostra sede storica di via Tonezza – ha spiegato il presidente del Movimento per la vita ambrosiano Luca Tanduo –. Nei giorni scorsi la sorpresa della chiamata dall’arcivescovado ». Delpini, in veste di presidente dell’Opera diocesana Istituto San Vincenzo, ha deciso di offrire in comodato d’uso gratuito uno spazio rimasto vuoto proprio vicino alla sede storica dell’ente religioso, che si occupa da sempre di sostegno alla disabilità, in via Copernico. «Si tratta di un’enorme mansarda, dove oltre a sistemare i volontari e gli operatori – ha aggiunto il presidente di Federvita Lombardia, Paolo Picco – potremo ospitare incontri del direttivo nazionale e in futuro attivare una postazione di Sos Vita», cioè del servizio di sostegno telefonico e in chat attivo 24 ore su 24 per rispondere alle emergenze. Continua a leggere

«La sedazione profonda non è eutanasia»

di Marcello Ricciuti
 
(da Noi Famiglia&Vita, supplemento mensile di Avvenire – Ottobre 2017)
 
Nel dibattito sul tema del fine vita, sostenuto dalla proposta di legge sulle Dat, ancora in discussione in Parlamento, entra, non senza equivoci, l’argomento della sedazione profonda, o meglio della sedazione palliativa e terminale. E già, perché le parole contano e possono anche confondere le carte in tavola: infatti il termine “sedazione profonda”, proprio nella “profondità” sembra quasi voler celare la volontà di condurre volutamente la persona verso una morte dolce, cioè di essere in sostanza un equivalente dell’eutanasia, pur se mascherata. In realtà, la sedazione è una pratica propria delle cure palliative. Queste, lo ricordiamo, sono cure finalizzate ad un accompagnamento nel percorso di fine vita, al sollievo dai sintomi gravosi delle malattie e al sostegno psicologico e spirituale del malato. Tra i sintomi il dolore, innanzitutto, e poi la dispnea, il delirium, ma anche il grave distress esistenziale, in sostanza il “dolore totale”, ben delineato da Cicley Saunders, fondatrice del movimento delle cure palliative e degli hospice.

Proprio quando i sintomi, soprattutto il dolore, diventano refrattari a ogni altro trattamento, negli ultimi giorni di vita, essi possono necessitare di essere alleviati dalla somministrazione controllata di sedativi, i quali hanno la finalità di ridurre o abolire la coscienza, e con ciò la sofferenza, senza però, con questo intervenire deliberatamente sul tempo della vita, né anticipandone la fine, né procrastinandola. La sedazione si decide, spesso si pianifica da parte di tutta l’equipe curante con il paziente stesso, quando possibile, o con la sua famiglia; i dosaggi dei farmaci utilizzati sono somministrati in quantità modulate per ottenere l’effetto sedativo e non altro, e, solitamente, per un tempo limitato a ore o giorni, coincidenti con gli ultimi della vita del paziente. Continua a leggere

Noi siamo accanto a Flavia. Da Milano risposta all’appello per una giovanissima mamma

Da Milano risposta all'appello per una giovanissima mamma

Caro direttore, abbiamo letto su ‘Avvenire’ di lunedì 23 ottobre il toccante e puntuale articolo di don Maurizio Patriciello sulla storia di Flavia
 
di Paola Bonzi
 
Caro direttore,
abbiamo letto su ‘Avvenire’ di lunedì 23 ottobre il toccante e puntuale articolo di don Maurizio Patriciello sulla storia di Flavia. Siamo le donne e gli uomini che animano il Centro di aiuto alla vita Mangiagalli di Milano e, senza falsi pudori, le diciamo che quell’articolo avremmo potuto scriverlo noi, esattamente con le stesse parole, gli stessi sentimenti, le stesse emozioni e qualche volta la stessa civilissima rabbia. È proprio così: la legge 194 non viene attuata nella parte positiva; viene presa per la «legge dell’aborto», ma è anche quella stessa legge che vuole proteggere la maternità difficile.

E quest’ultima parte positiva è assolutamente disattesa. Il nostro modo di accogliere le donne in difficoltà è davvero quello di ascoltarle attivamente, di stare in silenzio davanti ai loro drammi, di non esprimere nessun tipo di giudizio negativo, ma semplicemente offrire noi stessi, «servi inutili» perché la vita che è in ognuna di loro possa essere accettata e, quindi, fiorire. Ha ragione Flavia di voler stringere tra le braccia il suo bambino. Si tratta della libertà di far nascere, cosa che troppe volte non viene presa in nessuna considerazione. Libertà di abortire invece sì, e la si proclama la «libertà della donna»: questo è il pensiero corrente; ma la libertà di diventare madre sembra non interessare a nessuno tra quelli che hanno potere. Noi siamo con Flavia. Per lei e per il suo bambino. Continua a leggere

Mpv, dal 10 al 12 novembre a Milano il 37° convegno nazionale dei Cav

 

Si terrà a Milano, dal 10 al 12 novembre, il 37° convegno nazionale dei Cav (Centri di aiuto alla vita), promosso dal Movimento per la vita italiano. L’appuntamento annuale sarà anticipato, il 9 e 10 novembre, da due altri eventi: il convegno delle Case di accoglienza e il seminario per volontari “Sos vita”. Gian Luigi Gigli, presidente dell’Mpv, inaugurerà i lavori. Tra i relatori monsignor Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara, che parlerà di “Difesa della vita: la nuova frontiera delle migranti”.

Vari i gruppi di lavoro, tra cui una sessione su “Comunichiamo vita”: interverrà anche Massimo Magliocchetti, responsabile dell’Agenzia Vitanews.

Sabato mattina, monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, celebrerà la messa. Domenica concluderanno i lavori Carlo Casini, presidente onorario dell’Mpv (“Una storia che viene da lontano”), e Gian Luigi Gigli (“Mille Cav in Movimento: vivai di nuovo umanesimo”).

Info: www.mpv.org

 

 

Noi pro-life, né buonisti né rigoristi

Noi Famiglia&Vita, supplemento mensile di Avvenire – Ottobre 2017
 
di Gian Luigi Gigli
 
Nella proposta socio-culturale dei nostri giorni e nella stessa sensibilità di tanti cattolici si assiste ad un frequente restringimento del campo visivo. È come se la visuale non abbracciasse più con lo sguardo l’interezza e la complessità dei temi in gioco. Vi è gente disponibile a impegnarsi per ogni buona causa, specie se ne conseguono applausi o consensi: dall’abolizione della pena di morte, alla fame nel mondo. Le stesse persone, tuttavia, non si accorgono che la vita dell’innocente nel grembo materno meriterebbe una tutela ancora maggiore o che sono gli stessi poteri forti a promuovere in tutto il mondo la causa dell’aborto, mascherato da salute riproduttiva. Anzi, sui temi della vita sono fautori di una generica quanto acritica ‘apertura’, in nome di un malinteso dialogo che finisce, il più delle volte, per rivelarsi a senso unico. Per essi l’imperativo è non dividere, il metodo è quello buonista, la prospettiva è l’irenismo. Ma la visione a cannocchiale è diffusa anche negli ambienti pro-life: in nome del ‘rigore’, demonizzano le posizioni avversarie e quanti reputano sospetti di cedimenti; invocano un’unità il più delle volte ideologica; chiamano a scontri o battaglie, senza neanche valutare, come insegna la Scrittura, se muovendo contro il re nemico le forze a loro disposizione siano sufficienti. L’importante è tener alta la bandiera, senza curarsi delle rovine e dei cadaveri prodottisi nello scontro. Solitamente i primi si collocano politicamente a sinistra, in nome del progresso, i secondi a destra, in nome della tradizione e ognuna delle due scuole di pensiero tende a enfatizzare i temi più vicini al proprio orientamento politico, minimizzando o trascurando quelli dell’altra parte. Continua a leggere

Il Papa: no a tendenze eugenetiche che sopprimono i nascituri “imperfetti”

Francesco riceve i partecipanti al convegno “Catechesi e persone con disabilità” del Dicastero per la nuova Evangelizzazione: «La Chiesa non sia afona nella difesa dei disabili»
 
A fronte di una mentalità del rifiuto, di una visione spesso narcisistica e utilitaristica che porta alla marginalizzazione, di una tendenza eugenetica che induce a sopprimere i nascituri con imperfezioni, spetta alla Chiesa far sentire la sua voce per difendere e promuovere le persone con disabilità. Una voce che, quindi, non può essere «afona» o «stonata».

Francesco tocca un nervo scoperto della società moderna nel suo discorso ai partecipanti al Convegno “Catechesi e persone con disabilità: un’attenzione necessaria nella vita quotidiana della Chiesa”, promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ricevuti oggi in Vaticano. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del 25.mo anniversario di promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, e si conclude domani presso la Pontificia Università Urbaniana a Roma.

Nella sua riflessione il Pontefice guarda al «grande sviluppo che nel corso degli ultimi decenni si è avuto nei confronti della disabilità»: «La crescita nella consapevolezza della dignità di ogni persona, soprattutto di quelle più deboli, ha portato ad assumere posizioni coraggiose per l’inclusione di quanti vivono con diverse forme di handicap, perché nessuno si senta straniero in casa propria». Continua a leggere

Bertocco. Domande che incalzano, la cura non si nega

di Gian Luigi Gigli*

Alzarsi e leggere la lettera in cui Loris Bertocco ha ricostruito il suo calvario e comunicato la decisione di darsi un suicidio assistito è stato come ricevere un pugno nello stomaco. Loris era un uomo amante della vita, fino al punto di impegnarsi in un movimento, quello per la Vita Indipendente, che ha come finalità la rivendicazione per i gravi disabili del diritto a un’assistenza completa e finanziata. Malgrado la grave doppia disabilità che gli aveva prima impedito di muovere gli arti e successivamente tolto anche la vista, era un uomo che aveva vissuto una vita piena, mettendo su famiglia, impegnandosi socialmente e politicamente, realizzando una intensa presenza sui social e sui media, fino al punto di candidarsi alle elezioni tra gli ambientalisti. Quale sia stato il percorso di amarezze, disillusioni, perdita di affetti, solitudine che possa averne minato l’istinto vitale possiamo immaginarlo da ciò che lui stesso ha raccontato delle sue vicende personali e familiari.

Quel che è certo però, per sua stessa ammissione, è che la decisione di gettare la spugna è stata dovuta a difficoltà di ordine economico che lo avevano privato di una cura qualitativamente adeguata alle sue pesanti condizioni cliniche. «Se avessi avuto i mezzi per pagare qualcuno che si prendeva cura di me, non avrei forse deciso in questo senso». Loris non ha rivendicato un astratto diritto di darsi la morte, ma ha scelto di morire perché non era garantito il suo diritto alla cura. Questo è il tremendo atto d’accusa che egli ha rivolto alla società dei sani. Continua a leggere

Washington. L’associazione mondiale dei medici: noi incompatibili con l’eutanasia

Rappresenta 109 associazioni e 10 milioni di professionisti in tutto il mondo: ora la Wma dichiara che un medico non può dare la morte a un paziente anche se gli è chiesto e la legge lo consente.
 
di Francesco Ognibene

(Avvenire, 10.10.17)
 
Una delle sigle più rappresentative a livello globale: questo è la World Medical Association (Wma), che con le sue 109 associazioni mediche nazionali federate (e 10 milioni di membri) convoca congressi mondiali per redigere linee guida etiche da diffondere tra i camici bianchi di tutto il mondo. La sua storia parla chiaro: nasce infatti nel 1947 per reagire all’asservimento della scienza e della professione medica ai ripugnanti disegni del totalitarismo nazista (e non solo). Una sorta di garanzia morale che l’orrore dell’uso di vite umane come cavie o la morte procurata a esseri umani considerati sacrificabili non avrebbe mai più dovuto verificarsi, non con un medico come esecutore materiale, almeno. Si capisce meglio con questa premessa la ferma presa di posizione che la Wma ha assunto nei giorni scorsi a Washington durante la 53esima assemblea: l’Associazione infatti, afferma la dichiarazione finale, «ha notato che la pratica dell’eutanasia attiva con l’assistenza medica è stata adottata nella legge di alcuni Paesi». Per questo «riafferma la sua forte convinzione che l’eutanasia è in conflitto con i principi etici basilari della pratica medica» e «incoraggia con forza tutte le associazioni mediche nazionali e i medici ad astenersi dal prendere parte all’eutanasia, anche se la legge nazionale lo consente o depenalizza questa condotta a certe condizioni». Continua a leggere

Bioetica nel Nobel per la Letteratura 2017

Il Premio Nobel per la Letteratura del 2017 è stato assegnato ad un romanziere britannico-giapponese, Kazuo Ishiguro, che in uno dei suoi più famosi romanzi ha toccato uno scottante tema bioetico: l’ingegneria genetica e la clonazione.

Il suo romanzo distopico è del 2005, e ha ricevuto parecchi premi  che potevano lasciar presagire il Nobel di oggi.  Never Let Me Go – Non lasciarmi , è stato uno dei 100 migliori romanzi in lingua inglese , secondo Time, dal 1923 al 2005.

Da esso è stato tratto un film del 2010, con lo stesso titolo, accolto positivamente dai critici, ma che non ha avuto altrettanto successo di pubblico al botteghino.

Non lasciarmi racconta la storia di Kathy, una giovane che scopre pian piano di essere un clone destinato a fungere da magazzino di organi di ricambio.  Cresce con i suoi amici in una scuola speciale per ragazzi speciali, destinati, però, a vita breve: verso i vent’anni cominciano a donare organi e sono destinati a morire dopo quattro operazioni. Continua a leggere

Le due mosse di Trump per la libertà religiosa

Donald Trump libertà religiosa

La Casa Bianca approva due norme nella stessa direzione: tutelare l’obiezione di coscienza sul posto di lavoro

di Federico Cenci 

“Un ritorno al buon senso e ad una pacifica convivenza tra Chiesa e Stato”. Così la Chiesa cattolica statunitense ha salutato la decisione del Dipartimento della Salute e dei Servizi della Casa Bianca di tutelare il diritto dei datori di lavoro di non comprendere i farmaci anticoncezionali tra i benefici assicurativi.

Ad intervenire, con una nota ripresa dall’AgenSir, sono stati il cardinale Daniel DiNardo, presidente della Conferenza episcopale Usa, e l’arcivescovo William Lori, a capo della commissione sulla libertà religiosa.
 
Modifica dell’Obamacare

La nuova misura apporta una importante modifica su uno dei passaggi più controversi della riforma sanitaria approvata durante la presidenza Barack Obama, nel 2010, che obbligava i datori di lavoro, eccetto le Chiese, alla copertura assicurativa totale per i sistemi di contraccezione e aborto usati dalle loro dipendenti. Continua a leggere

Vaticano. «Cure palliative, la risposta umana sul fine vita»

«Cure palliative, la risposta umana sul fine vita»

Dalla Pontificia Accademia per la Vita l’invito a rilanciare il patto tra medico, paziente e familiari per evitare nelle scelte di fine vita soluzioni astratte e burocratiche, come il biotestamento.

Mentre al Senato è allo studio il disegno di legge sulle «Dat» – le disposizioni anticipate di trattamento, conosciute forse dai più come testamento biologico –, la Pontificia Accademia per la Vita nel secondo giorno di workshop internazionale – aperto giovedì dal grande discorso del Papa sulla nuova cultura della vita – ha dato spazio, tra gli altri, anche al tema dell’accompagnamento e del sostegno al malato terminale, quantomai attuale nel dibattito biopolitico non solo italiano ma anche globale. «Dalla nostra assemblea – è la sintesi di don Renzo Pegoraro, cancelliere dell’Accademia – esce un messaggio forte a sostegno delle cure palliative. Occorre promuovere l’assistenza ai malati terminali, offrire un buon trattamento del dolore, un adeguato supporto psicologico e spirituale, e soprattutto permettere che il malato viva, fino alla morte, una dignitosa esistenza. Le Dat all’esame del Parlamento italiano sembrano più uno strumento burocratico che una vera risposta ai problemi reali».  Continua a leggere

Papa Francesco contro il gender e la dittatura del “materialismo tecnocratico”

“Non può essere passato sotto silenzio lo spregiudicato materialismo che caratterizza l’alleanza tra l’economia e la tecnica, e che tratta la vita come risorsa da sfruttare o da scartare in funzione del potere e del profitto”.  No alla discriminazione delle donne, ma no anche all’“utopia del neutro”: sono da “contrastare le interpretazioni negative della differenza sessuale di chi vuole cancellare tale differenza”.

Un bellissimo discorso pronunciato ieri da Papa Francesco nell’udienza con i partecipanti all’assemblea generale della Pontificia Accademia per la vita.

Ecco di seguito il testo completo:
 

Eccellenza,
Illustri Signori e Signore
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sono lieto di incontrarvi in occasione della vostra annuale Assemblea Plenaria e ringrazio Monsignor Paglia per il suo saluto e la sua introduzione. Vi sono grato per il contributo che offrite e che, col passare del tempo, rivela sempre meglio il suo valore sia nell’approfondimento delle conoscenze scientifiche, antropologiche ed etiche, sia nel servizio alla vita, in particolare nella cura della vita umana e del creato, nostra casa comune.

Il tema di questa vostra sessione: “Accompagnare la vita. Nuove responsabilità nell’era tecnologica”, è impegnativo e al tempo stesso necessario. Esso affronta l’intreccio di opportunità e criticità che interpella l’umanesimo planetario, in riferimento ai recenti sviluppi tecnologici delle scienze della vita. La potenza delle biotecnologie, che già ora consente manipolazioni della vita fino a ieri impensabili, pone questioni formidabili. Continua a leggere

Il Congresso USA limita l’aborto

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La Camera dei deputati americana bandisce l’aborto dopo la 20ª settimana di gravidanza.

Ora la legge, “Pain Capable Unborn Child Protection Act”, deve passare al Senato e alla firma di Trump che in passato si è già dichiarato favorevole alla limitazione dell’aborto.

La House of Rapresentatives ha approvato il disegno di legge con 237 voti contro 189.

La medicina ha attestato che il sistema neurologico dei bambini si forma molto presto. Quindi i bambini sono in grado di percepire il dolore anche prima delle 20 settimane (dottor Maureen Condic, professore associato di neurobiologia e professore aggiunto di pediatria presso l’Università dell’Utah, School of Medicine, ha testimoniato davanti al Congresso che il bambino è in grado di reagire al dolore già da 8-10 settimane), ma dalla  20ª settimana in poi non può esserci alcun dubbio.  Oltretutto l’aborto tardivo è particolarmente disumano perché richiede lo smembramento del bambino (procedura descrita dal disegno qui sopra, chiamata D & E, con una sigla, per non far troppa impressione…)

Alcuni Stati federati avevano già approvato localmente il divieto di aborto tardivo (Ohio, Texas, Nebraska, Idaho, Oklahoma, Alabama, Georgia, Louisiana, Arkansas, North Dakota, Dakota del Sud, West Virginia, Wisconsin, Carolina del Sud, Kentucky e Kansas), ma a livello nazionale la legge, approvata dal Congresso già nel 2013  e poi nel 2015,  non è entrata in vigore perché il Partito Democratico allora controllava il Senato e perché Obama (che considera l’aborto un totem inviolabile) aveva dichiarato che avrebbe opposto il suo veto presidenziale. Continua a leggere

DjFanny: il ragazzo con la Sla che compone il suo “Sì alla Vita”

Andrea e il coraggio di dire “si” alla vita

Il 17 Settembre in Italia si è celebrata la Giornata Nazionale dedicata alla Sla. In questa occasione vogliamo ricordare i veri eroi di questa malattia, donne e uomini che come Andrea hanno scelto di combatterla. Andrea Turnu è un ragazzo di 29 anni originario di Ales un paese nel cuore della Sardegna.

Andrea è affetto da Sla (sclerosi laterale amiotrofica), malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni centrali e periferici, causando rigidità e diminuzione muscolare che portano alla totale perdita di movimento. La Sla costringe Andrea a rimanere su un letto, immobile, ma non per questo ha smesso di sognare ed è riuscito a trasformare il suo sogno in realtà.

“La musica è la migliore medicina per l’anima”. Andrea ha fatto di questo aforisma la sua filosofia di vita, diventando DjFanny, il dj che compone musica con gli occhi attraverso un sintetizzatore vocale. Con DjFanny si compie uno dei più grandi miracoli: la vita, un miracolo di cui è diventato promotore e che nel silenzio e nella solitudine di un letto fa rumore in ogni coscienza, in quelle coscienze che ogni giorno, offuscate dalla nebbia della quotidianità, non riescono ad “aprire gli occhi.” Andrea però non è solo, come lui anche altri ragazzi decidono di dire “si” alla vita, come Paolo che affetto da Sla, ha sconfitto la malattia grazie all’amore per la cucina.

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Genetica, staminali e DNA: un passo avanti della scienza buona

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Un passo avanti della genetica: per riprogrammare il DNA e creare cellule staminali (pluripotenti) indotte non serve più “entrarci dentro”, al DNA, ma si può agire dall’esterno.

Noi “umani”, che non siamo laureati in ingegneria genetica e che abbiamo difficoltà a penetrare i misteri della cellula e del DNA, probabilmente non leggeremo mai l’articolo di  Nature Biotechnology in cui è stata pubblicata questa bella notizia per il progresso della scienza, della genetica e della cura delle malattie. Ma difficilmente la leggeremo anche sui media di regime che in questo campo divulgano principalmente notizie relative allo scientismo prometeico dei manipolatori di esseri umani.

Ci fa piacere però registrare – in modo semplice – che la scienza vera, la scienza buona, quella che rispetta la dignità dell’essere umano e non lo usa mai come mezzo, ma lo tiene di conto sempre  e solo come fine, ha fatto un altro passo avanti nel campo delle cellule staminali. Continua a leggere