«Il Vaticano già paga l’Imu» dice il governo

Imu e Vaticano. Il Ministero dell’Economica interviene spiegando che la Chiesa già paga l’Imu sugli immobili, mentre è esente (come altri) per attività solidali. Si parla anche di percentuali bulgare sulla contrarietà degli italiani nel tassare le parrocchie, per questo la vicenda verrà congelata.
 
(UCCR, 4.12.18)
 
La notizia è partita ieri sera dall’agenzia Adnkronos, in contatto con «autorevoli fonti di governo». Le quali hanno annunciato che la questione “Imu-Chiesa” è congelata e sarà forse riaperta in futuro perché, viene spiegato, una serie di sondaggi provano che gli italiani sono in realtà contrarissimi a “tassare la Chiesa”«Percentuali bulgare», si legge, «dimostrano che una decisione in questa direzione si trasformerebbe in un vero e proprio boomerang» per il governo giallo verde.

Ma c’è un secondo motivo per cui il governo non ha alcuna intenzione di riaprire il capitolo Imu, ed è molto semplice. Ecco quanto riportano fonti del Ministero dell’Economia e delle finanze (Mef): «Il Vaticano già paga l’Imu sugli immobili con finalità commerciali, ma è esentato, come tanti altri organismi ed enti laici, solo per le attività solidali ed educative. Tassare tutte le proprietà vorrebbe dire costringere la Chiesa a chiudere oratori e altre realtà che “salvano i ragazzi dalla strada”».

La questione era stata riaperta un mese fa, quando la Corte di giustizia dell’Unione europea ha sentenziato che l’Italia ha facoltà di recuperare l’Ici non versato da tutti quegli enti non commerciali che ospitavano attività commerciali al loro interno nel periodo 2007-2011 e che allora si riteneva impossibile riscuotere. In nessun passaggio della sentenza si parlava di “chiesa” o di “Vaticano”, ma i media tradussero la notizia con: “L’UE impone all’Italia di riscuotere l’IMU al Vaticano”. Continua a leggere

L’azienda Faac, un’eccellenza italiana gestita dai vescovi: utili, welfare e carità

Faac, cancelli e diocesi di Bologna. L’azienda è di proprietà della Curia bolognese, che l’ha trasformata in un modello virtuoso a cui la giornalista Milena Gabanelli ha dedicato il suo ultimo servizio.

(UCCR, 9.11.18)
 
L’azienda non ha un debito, cresce, fa profitti, è attenta al benessere dei dipendenti, destina utili ai bisognosi. Si parla della Faac, la famosa azienda italiana di cancelli automatici, di proprietà della Curia di Bologna dal 2015. E’ la prima grande realtà industriale gestita dalla Chiesa in oltre 2000 anni di storia.

Milena Gabanelli ha pubblicato un’inchiesta davvero interessante, che inizia dal 2012 quando Michelangelo, unico figlio del fondatore della Faac, Giuseppe Manini, muore all’età di 50 anni senza eredi, regalando il 66% dell’azienda di famiglia all’Arcidiocesi, insieme alle proprietà immobiliari e 140 milioni di liquidità in banca. Il restante 34% è della società francese Somfy, che vorrebbe rilevare tutto e offre un miliardo di euro, trovando però il rifiuto dell’arcidiocesi, allora guidata dal card. Carlo Caffarra. La Curia liquida i parenti, con 60 milioni di euro, ed il socio di minoranza, Somfy, tramite uno scambio di azioni. A quel punto, la Faac diventa al 100% dell’Arcidiocesi bolognese.
 
Qui sotto l’inchiesta di Milena Gabanelli (pubblicata anche sul nostro canale Youtube)


 
La gestione dell’azienda è affidata a tre professionisti, nel 2015 subentra l’attuale card. Matteo Zuppi che apporta dei miglioramenti: attenzione al welfare dei dipendenti, innanzitutto. Ogni lavoratore del gruppo Faac gode di una polizza sanitaria aggiuntiva, mentre i figli dei dipendenti assunti in Italia possono usufruire di tre settimane di campo estivo gratuito. Continua a leggere

Quanto risparmia ogni anno lo stato italiano grazie alla Chiesa Cattolica

La questione Chiesa e ICI è tornata alla ribalta su molti media di tutta Italia. Senza entrare nel merito della questione che vede accolto il ricorso di una scuola contro la decisione di non recuperare l’ICI non versata da enti ecclesiastici tra il 2007 e il 2011, vediamo quanto le attività promosse e gestite dalla Chiesa che non pagano l’ICI permettono allo stato italiano di risparmiare ogni anno.
 
La Chiesa Cattolica non ha l’esclusiva sull’esenzione dall’ICI

L’esenzione dall’ICI non è una norma che riguarda solo la Chiesa ma tutto il mondo degli enti destinato ad attività non commerciali, siano essi cattolici, di altre confessione religiose, non confessionali, ecc… Il criterio dell’esenzione non è consentito in virtù della confessionalità dell’attività, ma del suo essere non commerciale e al servizio della comunità. Le radici di questo tipo di disposizioni si trovano nella Costituzione:

“Stato, Regioni, Citta metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. (art. 118)

Ovviamente la Chiesa paga l’ICI/IMU sugli immobili di natura commerciale, come le case date in affitto di proprietà della Santa Sede. Contrariamente a quanto si sente ripetere, una cappella non rende esenti dall’ICI/IMU: se in un albergo c’è una cappellina l’albergo (commerciale) paga l’ICI/IMU.
 
L’8×1000 del 2018

Come abbiamo scritto poco tempo fa in un articolo, la Chiesa Cattolica Italiana nel 2018 ha destinato quasi il 25% delle entrate derivanti dall’8×1000 alle opere assistenziali in favore degli indigenti e delle opere educative nel nostro paese (una parte di questa percentuale è destinata invece alle opere assistenziali nel terzo mondo). Questo vuol dire che un quarto delle entrate annuali della Chiesa Cattolica vengono utilizzate per i più poveri, come attività non commerciale di interesse generale. Continua a leggere

Ici, ma quale condanna? Corte Ue dà ragione alla Chiesa

Chiesa e Italia condannate? Nient’affatto; Enti ecclesiastici favoriti dall’esenzione Ici? Nemmeno. La sentenza della Corte di giustizia UE riguarda solo la necessità di valutare se lo Stato fosse davvero impossibilitato a recuperare l’Ici per il no profit che ne era esente. Eppure i media hanno sparato su fantomatiche condanne, quando semmai la sentenza conferma un principio fondamentale per gli enti ecclesiastici: non sono enti commerciali. Con buona pace dei Radicali e degli anticlericali. Intervista al giurista Farri.
 
La sentenza della Corte di Giustizia UE: l’Italia recuperi l’ICI non versata dalla Chiesa“: così titolavano ieri, con minime variazioni stilistiche, le principali testate giornalistiche presenti in rete. E’ davvero così? La Nuova BQ lo ha chiesto all’avvocato Francesco Farri, tributarista, dottore di ricerca nell’Università La Sapienza di Roma e socio del Centro Studi Rosario Livatino. E ha scoperto che le cose non stanno affatto così, anzi, la sentenza stabilisce un principio: che gli enti ecclesiastici non non sono enti commerciali. Ma anche questa è una battaglia Radicale e i media si adeguano nel solco dell’anticlericalismo.
 
Avvocato Farri, è vero che ieri la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato l’Italia a recuperare l’ICI sugli immobili della Chiesa Cattolica?
Niente affatto: siamo di fronte a un caso tipico in cui la realtà giuridica è molto diversa rispetto al messaggio con cui è stata divulgata dai media. Sul mio pc sono comparsi prima i rilanci giornalistici della pubblicazione del testo della sentenza sul sito ufficiale della Corte di Giustizia. Per cui non mi meraviglio di alcune approssimazioni interpretative su un tema che i media non frequentano.
 
Qual è, allora, l’oggetto della sentenza depositata ieri?
Da molti anni alcune organizzazioni hanno sollecitato la Commissione Europea ad occuparsi delle agevolazioni fiscali di cui godono alcune attività legate al no profit. Ciò al fine di far dichiarare le norme in questione contrastanti con il divieto di aiuti di Stato stabilito dai Trattati Europei. In uno di questi casi, sollecitato dalla scuola Montessori S.r.l. di Roma, la Commissione aveva stabilito che fosse contrastante con il divieto di aiuti di Stato il regime di esenzione dall’ICI (imposta comunale sugli immobili) applicabile prima del 2012 agli immobili utilizzati dagli enti non commerciali (come associazioni e fondazioni) destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive, religiose o di culto. Allo stesso tempo, tuttavia, la Commissione aveva ritenuto che fosse oggettivamente impossibile per la Repubblica Italiana procedere al recupero di questo tipo di “aiuti”. Nella stessa occasione, la Commissione aveva invece ritenuto che le modifiche apportate a tale agevolazione dal 2012 in poi (e, quindi, nell’attuale sistema IMU) erano sufficienti a rendere l’esenzione compatibile con i principi europei. La Montessori S.r.l. ha contestato tale decisione in ogni sua parte e il giudice di primo grado le ha dato torto su tutti i fronti. Essa ha, successivamente, proposto ricorso avverso tale decisione di primo grado e la Grande Sezione della Corte di Giustizia, da un lato, ha confermato che la normativa successiva al 2012 è pienamente legittima e, dall’altro lato, ritenuto che non fosse stata adeguatamente dimostrata l’obiettiva impossibilità di procedere al recupero dell’ICI per gli anni precedenti. Continua a leggere

Aborto. Il «grazie» a papa Francesco da 17 associazioni che difendono la vita

Per la prima volta insieme esprimono in una lettera comune parole di gratitudine al successore di Pietro per le sue parole in difesa dei bambini non nati
 
(Avvenire, 10.10.18)
 
«Ringraziamo papa Francesco per le parole che egli ha pronunciato per difendere il diritto alla vita dei bambini non ancora nati». È un testo pieno di calore, affetto e passione quello scritto e firmato ieri da 17 associazioni e realtà cattoliche impegnate nella tutela e promozione della vita umana.

«Ringraziamo papa Francesco per le parole che egli ha pronunciato per difendere il diritto alla vita dei bambini non ancora nati». È un testo pieno di calore, affetto e passione quello scritto e firmato da 17 associazioni e realtà cattoliche impegnate nella tutela e promozione della vita umana. «Sono parole autorevoli ed efficaci – riprende la nota -, sulla scia di quanto più volte ribadito, perché il Santo Padre è molto amato anche nelle periferie del mondo e negli ambienti in cui è maggiormente diffusa una cultura aperta all’aborto. Lo ringraziamo a nome di tutte le associazioni, i gruppi e i movimenti di impegno cristiano e sociale che spendono la loro opera in difesa della vita, e soprattutto delle migliaia di volontari per la vita che si sentono incoraggiati dalla vicinanza loro espressa da papa Francesco. Lo ringraziamo a nome delle donne, che ascoltando le sue parole si sentiranno sostenute nella decisione di accogliere il figlio che vive nel loro grembo, ritrovando così il proprio innato coraggio e la gioia della maternità. Lo ringraziamo per il conforto dato a tutti i genitori che, rifiutando la cultura dello scarto, hanno accolto con amore i loro figli malati o con qualche problema. Ringraziamo papa Francesco – concludono le associazioni – perché ha collegato la riflessione sull’aborto a quella sulla pace e su ogni aggressione dell’uomo sull’uomo, perché tale collegamento dimostra che la questione dell’aborto non potrà essere considerata chiusa dalla sua legalizzazione. Rinnoviamo l’espressione della nostra fedeltà e del nostro affetto verso il Santo Padre Francesco». Continua a leggere

Il Papa: “Vi racconto Maria, una ragazza normaleˮ

Il nuovo libro-intervista con Francesco dedicato all’Ave Maria
 
di Andrea Tornielli

(La Stampa, 8.10.18)
 
«Me l’immagino come una ragazza normale, una ragazza di oggi, aperta a sposarsi, a fare una famiglia». Papa Francesco parla della Madonna e spiega la preghiera dell’Ave Maria nel nuovo libro intervista con don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, edito da Rizzoli e dalla Libreria Editrice Vaticana.  

Nel testo dell’agile volume, del quale sono stati anticipati alcuni stralci dal Corriere della Sera, Bergoglio racconta: «Da quando è nata fino all’Annunciazione, al momento dell’incontro con l’angelo di Dio, me l’immagino come una ragazza normale, una ragazza di oggi, una ragazza non posso dire di città, perché Lei è di un paesino, ma normale, normale, educata normalmente, aperta a sposarsi, a fare una famiglia. Una cosa che immagino è che amasse le Scritture: conosceva le Scritture, aveva fatto la catechesi ma familiare, dal cuore. Poi, dopo il concepimento di Gesù, ancora una donna normale: Maria è la normalità, è una donna che qualsiasi donna di questo mondo può dire di poter imitare. Niente cose strane nella vita, una madre normale: anche nel suo matrimonio verginale, casto in quella cornice della verginità, Maria è stata normale. Lavorava, faceva la spesa, aiutava il Figlio, aiutava il marito: normale». Continua a leggere

Sinodo: nascono i laboratori digitali. Al via la piattaforma #Giovani&Chiesa

Giovani delle parrocchie, seminaristi e persino un sacerdote potranno interagire per scambiarsi liberamente opinioni sui temi dell’assemblea sinodale. E fare proposte
 
(Aleteia, 11.10.18)
 
Un Sinodo che guarda ai giovani non poteva rinunciare ad una piattaforma digitale 2.0. E così è nato il progetto#Giovani&Chiesa, con l’obiettivo di far discutere i giovani italiani sulle tematiche dell’assemblea sinodale e sviluppare dei laboratori di idee virtuali.

E’ un modo, dunque, per ampliare la platea dei destinatari dei messaggi sinodali, allargare i giovani vicini alla Chiesa e fare in modo che si sentano più attivi nella diffusione di idee e processi decisionali.
 
Pastorale digitale

L’idea e la regia sono del Centro di Coordinamento Pastorale (COP), che «da qualche anno impegnato nella ricerca in pastorale digitale – che non è una pastorale altra, ma una particolare declinazione della missione evangelizzatrice della Chiesa», ha spiegato monsignor Domenico Sigalini, presidente del Centro. Continua a leggere

Chi sono i sette nuovi santi

Le gigantografie a Piazza San Pietro

Paolo VI e monsignor Romero. Ma anche due sacerdoti, due suore ed un fabbro. Ecco le canonizzazioni di Papa Francesco
 
La Chiesa proclama oggi sette nuovi santi. Papa Francesco eleva agli altari il suo predecessore Paolo VI ma anche monsignor Oscar Romero, don Francesco Spinelli, don Vincenzo Romano, suor Maria Caterina Kasper, suor Nazaria Ignacia March Mesa e Nunzio Sulprizio.
 
La canonizzazione

Con la messa di canonizzazione queste sette figure entrano ufficialmente nel novero dei santi e diventano ancora di più patrimonio di tutta la Chiesa. Fino ad oggi, erano 42 i santi proclamati da Papa Francesco dall’inizio del suo pontificato nel 2013. Tra di essi, anche due dei pastorelli di Fatima, Madre Teresa di Calcutta, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
 
Paolo VI

Giovanni Battista Montini nacque nel 1897 a Concesio, in provincia di Brescia. Studioso brillante e attento alle esigenze dei giovani, fu assistente ecclesiastico nazionale della Fuci, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Avviato verso la carriera diplomatico, Montini entrò in Segreteria di Stato dove rivestì la carica di Sostituto fino al 1952 per poi diventare Pro-Segretario per gli Affari Straordinari, il ruolo più importante in quel momento. Nel 1954 Pio XII lo nominò arcivescovo di Milano ma fu Giovanni XXIII a farlo cardinale. Continua a leggere

Il Papa in Lituania, dove inginocchiarsi significava sfidare l’ateismo del KGB

Il viaggio del Papa in Lituania, tra i corridoi della follia ateo-comunista. Ma «nessuna repressione del KGB è riuscita a sopprimere la fede», ha detto la presidente lituana, Dalia Grybauskaitė.
 
(UCCR, 25.09.18)
 
L’altro ieri Papa Francesco faceva il suo ingresso nell’ex sede del Kgb durante l’occupazione sovietica della Lituania, oggi Museo delle Occupazioni e delle lotte per la libertà. Accompagnato dal vescovo di Vilnius, mons. Gintaras Grusas, si è addentrato nelle stanze delle torture, dove i membri della resistenza venivano interrogati, detenuti, seviziati.

Il 20% del clero del paese, tra il 1944 e il 1960 fu arrestato, deportato o ucciso, condividendo così il destino di migliaia di concittadini. Si opponeva ad un regime ateo e ostile, che negava Dio e l’uomo. Francesco ha oltrepassato la soglia della stanza dove avvenivano le esecuzioni, attraversato i luoghi del sacrificio dei tanti martiri per la libertà e la giustizia (140.000 lituani furono vittime delle deportazioni decretate da Stalin) e firmato il libro d’onore, invocando il dono della pace e della riconciliazione per la Lituania. La veste bianca del Papa ha sfiorato le anime massacrate dalla follia dell’odio, restituendo uno dei momenti più intensi e commoventi della visita nei paesi baltici.

Vi furono notti di urla e torture in quella stanza di morte, prima utilizzata dai nazisti e poi dal Kgb. E’ improbabile che qualcuno avrebbe mai immaginato la presenza del capo della Chiesa cattolica in quei corridoi. Dominio russo, occupazione nazista e poi quella sovietica: l’indipendenza della Lituania fu davvero vista come una liberazione. «Nessuna repressione del KGB è riuscita a sopprimere la fede»ha detto la presidente lituana, Dalia Grybauskaitė, accogliendo il Pontefice. «La Santa Sede ha sempre appoggiato l’idea della Lituania libera. È stato tra i primi a riconoscere la nostra indipendenza incoraggiando così anche altri stati a farlo. Poi, negli anni dell’occupazione, ha preservato l’ambasciata della Lituania indipendente, auspicio e promessa della libertà. E così la speranza si è realizzata». Continua a leggere

Francia. Vescovi contro la legge sulla procreazione assistita

Procreazione assistita

La nuova norma estenderebbe la possibilità anche alle coppie omosessuali e la autorizza post-mortem
 
In Francia è intenso il dibattito sulla possibilità che la procreazione medicalmente assistita venga estesa anche alle coppie omosessuali e ai single. Lo scorso luglio, dopo che il Comitato consultivo nazionale di bioetica ha emesso un parere positivo, un portavoce del governo ha annunciato che un testo su questa tematica sarà presentato dal governo entro la fine dell’anno e discusso in Parlamento nel 2019.

La possibilità ha provocato però tensioni. Nella società civile sono in tanti a manifestare il proprio disappunto. A prendere posizione critica sono anche i vescovi francesi. In un testo pubblicato ieri la Conferenza episcopale si dice preoccupata non soltanto dall’allargamento degli aventi diritto ma ribadisce che “anche le pratiche attuali di aiuto alla procreazione assistita presentano problemi etici“. I timori dei vescovi si concentrano sull'”esclusione delle responsabilità del padre”, dato che il testo “esclude fin dall’inizio il riferimento biologico e sociale a un padre”. “La soppressione giuridica della genealogia paterna – aggiungono – recherebbe un danno al bambino, che sarebbe privato del suo riferimento a una doppia filiazione”. “Potremmo accettare collettivamente – si chiede il testo – che l’uomo venga considerato come un semplice fornitore di materiale genetico e che la procreazione umana assomigli a una fabbricazione?”. Il testo dei vescovi – che ricordano come “considerare il figlio come il frutto dell’amore duraturo tra un uomo e una donna non è opzionale” – affronta anche la questione della procreazione assistita “post mortem”, che pure potrebbe essere autorizzata. La conferenza episcolae si chiede se “sia interesse del bambino essere generato in un contesto di lutto”. Quest’ultima possibilità ricorda la vicenda di una coppia di 50enni inglesi diventati nonni dopo aver fatto inseminare artificialmente lo sperma del figlio 26enne morto in un incidente stradale. Continua a leggere

Il Papa: genitori e insegnanti non siete avversari, ristabilite la fiducia e collaborate

Francesco riceve l’Associazione Italiana Genitori: «La famiglia non apprezza più come un tempo il lavoro dei docenti (spesso anche mal pagati), serve un nuovo patto educativo»

(lastampa.it, 7.09.18)
 
I genitori ristabiliscano «la fiducia» nei confronti degli insegnanti. E gli insegnanti non vedano come una fastidiosa invadenza la presenza dei genitori nelle scuole, al punto da considerarli «avversari». Papa Francesco riflette su uno dei fenomeni culturali e sociali emerso sempre più preponderantemente negli ultimi decenni, quello che registra una “rottura” della alleanza educativa tra scuole e famiglie dove a farne le spese sono i più piccoli, come figli e come alunni.

Il Pontefice parla ai membri dell’Associazione Italiana Genitori (Age) ricevuti questa mattina in udienza in Aula Paolo VI nel 50esimo anniversario dalla fondazione. «Un bel traguardo!», esclama il Papa, nonché «un’occasione preziosa per confermare le motivazioni del vostro impegno a favore della famiglia e dell’educazione», portato «avanti secondo i principi dell’etica cristiana», come dice nel suo discorso che segue momenti di musica, preghiera e testimonianze.

Bergoglio esprime la speranza che «la famiglia sia un soggetto sempre più riconosciuto e protagonista nella vita sociale». Per cambiare questa situazione il primo passo è vincere «il timore dell’altro», nel senso di «coltivare e alimentare sempre la fiducia nei confronti della scuola e degli insegnanti: senza di loro – avverte il Papa i genitori – rischiate di rimanere soli nella vostra azione educativa e di essere sempre meno in grado di fronteggiare le nuove sfide educative che vengono dalla cultura contemporanea, dalla società, dai mass media, dalle nuove tecnologie». Continua a leggere

Papi e immigrazione: oltre i luoghi comuni

Da Pio X a Francesco: ecco le posizioni meno conosciute su integrazione e controllo dei flussi
 
(da In Terris, 31.08.18)
 
“Un popolo che può accogliere ma non ha possibilità di integrare, meglio non accolga”. Le parole pronunciate da Papa Francesco nel corso dell’incontro avuto con i giornalisti sul volo di ritorno da Dublino hanno al centro quell’“accogliere ragionevole” che riafferma la posizione tradizionale della Chiesa cattolica sul fenomeno delle migrazioni. Nel corso del Novecento, il secolo maggiormente contrassegnato dal fenomeno, i pontefici, mostrando sempre una speciale sollecitudine nei confronti degli ultimi, non hanno mai predicato l’esaltazione generalizzata dei flussi migratori. La Chiesa non può che riservare un occhio particolarmente benevolo nei confronti di chi è costretto o sceglie di abbandonare la propria terra; un atteggiamento pastorale originato dalla sua naturale vocazione a dare voce ai poveri, ai deboli e agli emarginati. Tuttavia, nessuno dei papi sino ad oggi ha dimostrato di considerare la migrazione come un fatto intrinsecamente positivo: tutti loro, infatti, hanno tenuto a sottolineare la carica drammatica del fenomeno per i rischi fisici vissuti nei lunghi e difficili viaggi, per la conseguente separazione dei nuclei familiari, per la sofferenza scaturita dallo sradicamento culturale e dall’emarginazione sociale. Pur perseguendo sempre il primato della carità e la difesa della dignità della persona, la Chiesa cattolica non ha mai contestato il diritto dei governi di intervenire per regolare i flussi migratori che riguardano i confini del proprio territorio. Il magistero dei papi del Novecento e del Duemila, però, ha messo in guardia i governanti dalla fragilità di una risposta legislativa che si limita alla chiusura delle frontiere e ai respingimenti. Al tempo stesso, in nome dello spirito di verità, questi grandi pastori hanno scelto di rivolgersi con chiarezza e schiettezza a coloro i quali scelgono di migrare, considerandoli testimonianza viva del Vangelo, ma avvertendoli del pericolo di cadere nelle facili illusioni scaturite dalla cultura del benessere, senza nascondere loro la prospettiva di una realtà dolorosa, fatta spesso di esclusione sociale e smarrimento valoriale. Continua a leggere

Pena di morte, di fatto era già inammissibile: risposta alle perplessità

(da UCCR, 3.08.18)
 
Questa volta i quotidiani hanno scritto il vero: Papa Francesco non solo si è posto in continuità con i suoi predecessori nell’opporsi radicalmente alla pena di morte, ma ha ottenuto l’introduzione della sua inammissibilità, senza alcuna eccezione, nel Catechismo cattolico (modificando il punto numero 2267). Ma è davvero una radicale novità?

In realtà, no. Il Catechismo avvertiva che la pena capitale era inaccettabile, ad eccezione di un caso: l’impossibilità di rendere inoffensivo il reo (o criminale). Tuttavia, citando Giovanni Paolo II, si conveniva che, grazie ai moderni sistemi carcerari, tale eccezione era «praticamente inesistente». La logica vuole che dichiarando inesistente l’unica eccezione, di conseguenza l’inammissibilità della pena di morte era già respinta integralmente. Francesco ha quindi reso categorico ciò che era logicamente sottinteso nel Catechismo, volendo rendere più solida la posizione del “favor vitae”.

La tematica, piuttosto semplice, include dei corollari che la rendono più complessa. Questo giustifica parzialmente molte perplessità in merito. L’errore più gettonato è quello di ritenere la dottrina sulla pena di morte una verità rivelata, irriformabile, esibendo la posizione favorevole di Tommaso d’Aquino e sostenendo che l’attuale decisione di modifica andrebbe contro l’insegnamento secolare della Chiesa. Eppure, come chiunque dovrebbe sapere, non siamo di fronte ad un dogma di fede ma a una questione di disciplina e morale, per sua natura riformabile al mutare delle circostanze. Ed infatti -lo ha spiegato il teologo morale Mauro Cozzoli- la posizione di grande apertura di San Tommaso e del Concilio di Trento nei confronti della pena di morte è stata radicalmente superata nel tempo, fino al testo in voga oggi e nelle battaglie di Giovanni Paolo II per una abolizione internazionale della pena capitale, da lui definita “inutile” e “crudele”. Superata ma non sconfessata, in quanto era legittima in passato come forma di difesa in un contesto di precarietà del sistema carcerario. Riteniamo comunque utile pubblicare una serie di risposte alle posizioni più riscontrate -sia critiche che esultanti o deridenti- che abbiamo colto sui quotidiani e sui social network, mostrando che vi è soltanto un’obiezione fondata alla recente modifica del Catechismo, seppur vi sia modo di replicare adeguatamente anche ad essa. Continua a leggere

Un parroco convince sei donne a non abortire e regala ad ognuna 1000 euro

A Don Marco Scattolon sono arrivati anche i complimenti del Papa

Anche Papa Francesco incoraggia don Marco Scattolon ad andare avanti. Nei giorni scorsi, in canonica a Rustega (Padova), è arrivata una lettera dal Vaticano firmata dal nunzio apostolico in Italia e a San Marino, Emil Paul Tscherrig, ed indirizzata al parroco don Marco.
 
Le difficoltà della gravidanza

La decisione del sacerdote piombinese di donare 1000 euro, al momento della nascita del figlio, a sei donne che avevano inizialmente scelto di abortire a causa delle tante difficoltà da affrontare durante e dopo la gravidanza, ha colpito anche il Papa ed il Vaticano.
 
“Luminoso esempio”

«Il suo è un luminoso esempio, più loquace di mille prediche ed insegnamenti cattedratici, dell’immenso valore della vita umana e del sostegno che ad essa dobbiamo riservare ad ogni costo», scrive il nunzio apostolico Tscherrig. Il gesto di don Marco è un esempio evangelico di investire nelle “cose di Dio”». E ancora: «E’ meraviglioso constatare che i risparmi di un ecclesiastico siano riconsegnati al “tesoro” di Dio, che è ogni uomo vivente, soprattutto colui che è più indifeso e nel bisogno».
Alla fine della lettera il saluto del Papa: «Anche a nome del Santo Padre Francesco, le rinnovo autentica riconoscenza ed invoco copiosa la benedizione del Signore» (Il Mattino di Padova, 24 giugno). Continua a leggere

Il vescovo D’Ercole: il difficile passaggio politico chiama i cattolici a un maggiore impegno

“La questione politica: dovere civico e impegno cristiano”. Nota pastorale del vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole.
“Per essere buoni cristiani e onesti cittadini non possiamo trascurare la questione politica specialmente in questo nostro tempo”

 
Da mesi noi italiani stiamo vivendo qualcosa di unico: partiti che non trovano l’accordo per dare un governo al Paese. E’ successo anche altrove è vero, ma questo non toglie che una riflessione su quanto accade sia opportuna e probabilmente necessaria. Davanti alla crisi della politica che ormai è diventata preoccupante è inutile mettersi a criticare e ripetere luoghi comuni di rabbia e di scontento. Appare evidente che quanto stiamo vivendo è il risultato d’un percorso di anni che ha fatto perdere il valore e il significato dell’impegno politico, annebbiando la memoria storica delle prime lotte e sforzi per dare corpo alla nostra Repubblica, dopo il dramma della seconda guerra mondiale. Tutti sogniamo figure come Alcide De Gasperi e più vicino a noi come Aldo Moro, Giorgio La Pira, Enrico Medi e altre personalità di partiti diversi come Togliatti, Nenni, ecc. pronti a sacrificare, quando necessario, le proprie visioni e i propri interessi per il bene comune di tutti gli italiani. E lo abbiamo visto in diverse situazioni: così facendo hanno costruito l’Italia. Nel ’68 c’era scontro, dialettica, sete d’impegno politico talvolta con eccessi di violenza che hanno portato a lutti nazionali. Non mancava però da parte di tutti, specie dei giovani, la passione per il bene comune sia pure combattuto e ricercato da sponde diverse. Oggi sembra diffusa una quiete scoraggiata che mostra disinteresse e voglia di fuggire dal concreto. Sulla scena politica ci sono personaggi che si autoproclamano leaders di partiti creati a loro immagine e somiglianza. Secondo alcuni tutto questo è nato dopo 1994 con la cosiddetta stagione di “mani pulite” che voleva essere la primavera d’una Italia rinnovata socialmente e politicamente. A ben vedere non sembra che abbia sortito gli effetti auspicati, ma purtroppo si è diffusa una disaffezione dalla politica e non è sparita la corruzione, per alcuni versi ancor più pericolosa perché ormai insinuata in ogni maglia della burocrazia aumentata proprio per impedirla. Che fare, mi chiedono in tanti che non vorrebbero andare più a votare nauseati di questa situazione tutta italiana.
Come cittadino e come vescovo sento il bisogno di proporre una riflessione ad alta voce. Quel che stiamo vivendo interpella tutti, anche e soprattutto noi cristiani. Continua a leggere

Papa Francesco: “La vita va tutelata dal concepimento al naturale tramonto”

Al Regina Coeli appello di Papa Francesco per la Repubblica Centroafricana colpita dalle violenze: «Costruire insieme la pace». «Dare ai malati, anche se terminali, tutta l’assistenza possibile. Accogliere sempre i nascituri»
 
(La Stampa, 06.05.18)
 
Appello di Francesco per la pace nella Repubblica Centrafricana e per «tutelare la vita dal concepimento al naturale tramonto». Durante il Regina Coeli in piazza San Pietro, il Pontefice ha invitato i 40mila fedeli presenti «a pregare per la popolazione della Repubblica Centrafricana, paese che ho avuto la gioia di visitare e che porto nel cuore, dove nei giorni scorsi sono avvenute gravi violenze con numerosi morti e feriti, tra cui un sacerdote». «Il Signore, per intercessione della Vergine Maria, aiuti tutti a dire no alla violenza e alla vendetta, per costruire insieme la pace», ha detto Papa Francesco.

Che, nella sua catechesi, si è soffermato sul tema dell’amore. Quello che «si realizza nella vita di ogni giorno, negli atteggiamenti, nelle azioni», altrimenti rimane «soltanto qualcosa di illusorio». È «importante prendere coscienza che l’amore di Cristo non è un sentimento superficiale, ma un atteggiamento fondamentale del cuore, che si manifesta nel vivere come Lui vuole», ha sottolineato il Papa.

Gesù, ha spiegato, «ci chiede di osservare i suoi comandamenti», che si riassumono in questo: «Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». Ma come fare perché questo amore che il Signore risorto ci dona possa essere condiviso dagli altri? «Più volte – ha precisato Bergoglio – Gesù ha indicato chi è l’altro da amare, non a parole ma con i fatti. È colui che incontro sulla mia strada e che, con il suo volto e la sua storia, mi interpella; è colui che, con la sua stessa presenza, mi spinge a uscire dai miei interessi e dalle mie sicurezze; è colui che attende la mia disponibilità ad ascoltare e a fare un pezzo di strada insieme». Continua a leggere

“Rifuggite dall’informazione di facile consumo”

Il Papa ad Avvenire nel 50° del quotidiano: “Nessuno detti la vostra agenda tranne i poveri”
 
“A ben vedere, dalla falegnameria di Nazareth alla redazione di Avvenire, il passo non è poi così lungo!”. Lo ha detto Papa Francesco ricevendo in udienza dirigenti e personale del quotidiano della Cei con i loro familiari in occasione dei 50 del giornale. Proprio intorno alla figura del Santo Patriarca, modello di ogni lavoratore cristiano, si è sviluppato il discorso del S. Padre.

Giuseppe è l’uomo del silenzio – ha detto il Papa – A prima vista, potrebbe perfino sembrare l’antitesi del comunicatore. In realtà, solo spegnendo il rumore del mondo e le nostre stesse chiacchiere è possibile l’ascolto, che rimane la condizione prima di ogni comunicazione. Il silenzio di Giuseppe è abitato dalla voce di Dio e genera quell’obbedienza della fede che porta a impostare l’esistenza lasciandosi guidare dalla sua volontà”. Giuseppe è anche “il custode discreto e premuroso, che sa farsi carico delle persone e delle situazioni che la vita ha affidato alla sua responsabilità”.

Facendo riferimento alla bottega di colui che ha fatto da padre a Gesù sulla terra, il Papa ha evidenziato che “certamente, nella vostra ‘cassetta degli attrezzi‘ oggi ci sono strumenti tecnologiciche hanno modificato profondamente la professione, e anche il modo stesso di sentire e pensare, di vivere e comunicare, di interpretarsi e relazionarsi. La cultura digitale vi ha chiesto una riorganizzazione del lavoro, insieme con una disponibilità ancora maggiore a collaborare tra voi e ad armonizzarvi con le altre testate che fanno capo alla Conferenza Episcopale Italiana: l’Agenzia Sir, Tv2000 e il Circuito radiofonico InBlu. Analogamente a quanto sta avvenendo nel settore comunicazione della Santa Sede, la convergenza e l’interattività consentite dalle piattaforme digitali devono favorire sinergie, integrazione e gestione unitaria. Questa trasformazione richiede percorsi formativi e aggiornamento, nella consapevolezza che l’attaccamento al passato potrebbe rivelarsi una tentazione perniciosa. Autentici servitori della tradizione sono coloro che, nel farne memoria, sanno discernere i segni dei tempi e aprire nuovi tratti di cammino”. Continua a leggere

Il Papa riceve il padre di Alfie: solo Dio è padrone della vita

Il Papa con il padre del piccolo Alfie Evans

Incontro a Santa Marta tra Francesco e il papà di Alfie. Al termine dell’udienza generale il Papa ha voluto di nuovo attirare l’attenzione sul bimbo inglese e su Vincent Lambert, ricordando con forza che l’unico padrone della vita, dall’inizio alla fine naturale, è Dio
 
Sergio Centofanti – Città del Vaticano
 
Papa Francesco stamattina ha ricevuto a Casa Santa Marta Thomas Evans, il padre del piccolo Alfie, il bimbo inglese di quasi 2 anni affetto da una malattia neurodegenerativa non conosciuta e ricoverato presso l’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool, i cui medici vorrebbero “staccagli la spina” perché – dicono – è nel suo “miglior interesse”. I suoi genitori invece vogliono trasferirlo all’Ospedale Bambino Gesù di Roma, che si è detto disposto ad accoglierlo per assisterlo fino alla fine. Il trasferimento è stato negato sia dai medici che dai giudici. Si è in attesa dell’ultima parola della Corte suprema. 

Al termine dell’udienza generale, il Papa ha pronunciato queste parole:

L’appello del Papa per Alfie

“Attiro l’attenzione di nuovo su Vincent Lambert e sul piccolo Alfie Evans, e vorrei ribadire e fortemente confermare che l’unico padrone della vita, dall’inizio alla fine naturale, è Dio! E il nostro dovere, il nostro dovere è fare di tutto per custodire la vita. Pensiamo in silenzio e preghiamo perché sia rispettata la vita di tutte le persone e specialmente di questi due fratelli nostri. Preghiamo in silenzio”. Continua a leggere

Papa Francesco al Regina Coeli: turbato per la Siria, in preghiera per Alfie Evans

Al Regina Caeli di oggi, Papa Francesco ha chiesto maggior impegno della comunità internazionale per un’azione comune per la pace in Siria. Poi un appello pubblico per il piccolo Alfie Evans – dopo il twitt del 5 aprile scorso – affinché “sia curato in modo adatto alla sua condizione, con l’apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari” e ha aggiunto: “con grande rispetto per la vita”.

Riporto di seguito il testo completo, perché merita una riflessione:
 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Al centro di questa terza domenica di Pasqua c’è l’esperienza del Risorto fatta dai suoi discepoli, tutti insieme. Ciò è evidenziato specialmente dal Vangelo che ci introduce ancora una volta nel Cenacolo, dove Gesù si manifesta agli Apostoli, rivolgendo loro questo saluto: «Pace a voi!» (Lc 24,36). E’ il saluto del Cristo Risorto, che ci dà la pace: «Pace a voi!» Si tratta sia della pace interiore, sia della pace che si stabilisce nei rapporti tra le persone. L’episodio raccontato dall’evangelista Luca insiste molto sul realismo della Risurrezione. Gesù non è un fantasma. Infatti, non si tratta di un’apparizione dell’anima di Gesù, ma della sua reale presenza con il corpo risorto.

Gesù si accorge che gli Apostoli sono turbati nel vederlo, che sono sconcertati perché la realtà della Risurrezione è per loro inconcepibile. Credono di vedere un fantasma; ma Gesù risorto non è un fantasma, è un uomo con corpo e anima. Per questo, per convincerli, dice loro: «Guardate le mie mani e i miei piedi – fa vedere loro le piaghe –: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho» (v. 39). E poiché questo non sembra bastare a vincere l’incredulità dei discepoli. Il Vangelo dice anche una cosa interessante: era tanta la gioia che avevano dentro che questa gioia non potevano crederla: “No, non può essere! Non può essere così! Tanta gioia non è possibile!”. E Gesù, per convincerli, disse loro: «Avete qui qualche cosa da mangiare?» (v. 41). Essi gli offrono del pesce arrostito; Gesù lo prende e lo mangia davanti a loro, per convincerli. Continua a leggere

San Giovanni Rotondo. Il Papa: “Oggi peggio che a Sparta, si scartano i bambini e gli anziani”

Un viaggio tra la fede, la sofferenza e la solitudine. Papa Francesco, dopo aver fatto visita a Pietrelcina, paese natale nel Beneventano del frate cappuccino, San Padre Pio, è andato a San Giovanni Rotondo, nel Foggiano dove ha visitato l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza e ha celebrato messa nella Chiesa di San Pio.

Il Pontefice è stato in compagnia bambini degenti nel reparto di oncoematologia pediatrica. E proprio sui bambini e i malati che si è concentrata l’omelia del Pontefice. I “profeti di morte di ogni tempo” esistono “anche oggi”: sono quelli “che scartano la gente, scartano i bambini, gli anziani, perché non servono”. Ha detto Bergoglio davanti a 40mila persone. “Da bambino a scuola ci insegnavano la storia degli spartani”, le parole di Francesco: “A me sempre ha colpito quello che ci diceva la maestra, che quando nascevano bambini o bambine con malformazioni li portavano alla cima del monte e li buttavano giù perché non ci fossero questi piccoli. Noi bambini dicevamo: ‘Ma quanta crudeltà'”. “Fratelli e sorelle, noi facciamo lo stesso, con più crudeltà, con più scienza”, la denuncia: “Quello che non serve, quello che non produce va scartato. Questa è la cultura dello scarto: i piccoli non sono voluti oggi e per questo Gesù è lasciato da parte”.

E infine: “I piccoli sono quelli che hanno bisogno dei grandi, che non sono autosufficienti, che non pensano di bastare a sé stessi. Piccoli sono quelli che hanno il cuore umile e aperto, povero e bisognoso, che avvertono la necessità di pregare, di affidarsi e di lasciarsi accompagnare. Il cuore di questi piccoli è come un’antenna, che capta il segnale di Dio”. “Chi si prende cura dei piccoli sta dalla parte di Dio e vince la cultura dello scarto, che, al contrario, predilige i potenti e reputa inutili i poveri. Chi preferisce i piccoli proclama una profezia di vita contro i profeti di morte di ogni tempo”. Continua a leggere

Prendersi cura di Alfie non è accanimento terapeutico

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Sulla dolorosa vicenda di Alfie Evans – come nel caso di Charlie Gard e di Isaiah Haastrup – la propaganda della cultura della morte si è dimostrata molto efficace nel generare confusione.
 
Differenza tra cura, palliazione e accanimento terapeutico
 
Abbiamo più volte cercato di fare chiarezza, su un tema che è oggettivamente molto delicato, perché all’atto pratico in molti casi, il confine tra l’accanimento terapeutico e la cura è oggettivamente molto sottile. E in questo caso bisognerebbe potersi  fidare della “scienza e coscienza” dei medici, sperando che la coscienza degli stessi sia rettamente formata e non già plagiata dalla propaganda mortifera di cui sopra.

Certamente, però, dispiace che le autorità morali che dovrebbero contribuire alla formazione della suddetta retta coscienza  contribuiscano a loro volta a creare la confusione in questione: i giudici inglesi hanno usato anche le parole di Papa Francesco per giustificare la loro sentenza di morte.

Da ultimo, per esempio, Mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha rilasciato un’intervista a Tempi in cui sembrerebbe che la “sospensione dei trattamenti” non sia eutanasia: come se tutte le persone che girano per la strada col carrellino e il respiratore fossero vittime di accanimento terapeutico….

Nel tentativo di fare chiarezza riportiamo alcuni passi di un articolo di un medico e sacerdote, don Roberto Colombo,  che è stato citato da Costanza Miriano nel suo blog: spiega bene qual è la situazione del piccolo Alfie e sul perché il respiratore che lo aiuta a vivere non è uno strumento di accanimento terapeutico, anche secondo la lettera del Papa usata dai giudici a supporto della loro scelta eugenetica e mortifera. Continua a leggere

Cari cattolici, dobbiamo rassegnarci ad avere anche noi i nostri Alfie?

Tutto quello che non torna nella sentenza che cita papa Francesco e nella legge italiana sul biotestamento
 
di Assuntina Morresi
 
Isaiah – un anno appena compiuto – ha respirato per sette ore, dopo che gli hanno sospeso la ventilazione artificiale, e poi è morto. Era un gravissimo cerebroleso, non malato: di suo era sano, ma qualcosa non ha funzionato nell’ospedale inglese durante il parto e lui e sua madre hanno rischiato di morire. I medici prima lo hanno salvato, poi hanno deciso che in quelle condizioni il massimo interesse per lui era morire, a prescindere dalla richiesta dei genitori, che invece volevano continuare a prendersi cura di loro figlio: per loro Isaiah andava bene anche così, anche se non poteva ridere e giocare e gattonare e mangiare e bere e sporcarsi e fare i capricci come tutti gli altri bambini. La Corte Europea dei diritti umani a Strasburgo aveva però respinto il ricorso dei genitori, che si opponevano al King’s College di Londra, dove Isaiah era ricoverato e dove è morto.

Per Alfie – 21 mesi – si prospetta lo stesso percorso, anche se la sua storia è totalmente diversa: lui ha una malattia sconosciuta, sicuramente neurodegenerativa, sicuramente letale – cioè è destinato a morire a breve, anche se non si sa quando – che nessuno è riuscito a diagnosticare con precisione, e per cui l’unico nome proposto è “la malattia di Alfie”. Anche di lui i medici dell’ospedale inglese in cui è ricoverato, l’Alder Hey Children’s Hospital, pensano che sia meglio morire; anche per lui hanno proposto ai suoi genitori di sospendere i sostegni vitali – respirazione, alimentazione, idratazione; anche i suoi genitori, giovanissimi, si sono opposti. Ma anche per lui il contenzioso legale, ancora in corso, sta andando nella stessa direzione di quello di Isaiah, e di quello, prima ancora, di Charlie Gard, e di quello della ragazzina francese Inès, e di chissà quante altre persone con “scarsa qualità di vita”. Continua a leggere

Monsignor Romero aderiva alla teologia della liberazione?

Chi era l’arcivescovo martire di El Salvador che sarà canonizzato da Papa Francesco?
 
Óscar Arnolfo Romero Galdámez nacque a Ciudad Barrios, in El Salvador, il 15 agosto 1917. Ordinato sacerdote nel 1942 e vescovo nel 1970, venne nominato arcivescovo della capitale del suo Paese, San Salvador, nel febbraio 1977.

Nel marzo dello stesso anno si verificò l’assassinio di padre Rutilio Grande insieme a due contadini. Monsignor Romero denunciò le ingiustizie sociali attraverso la radio cattolica Ysax e la rivista Orientación, diventando noto come “La voce dei senza voce”.

Nelle sue omelie domenicali denunciava le tante violazioni dei diritti umani in El Salvador ed esprimeva pubblicamente la propria solidarietà con le vittime della violenza politica. Il Paese è arrivato a vivere una guerra civile tra il 1979 e il 1992.

All’interno della Chiesa, Romero difendeva l’“opzione preferenziale per i poveri”, il che gli è costato accuse di allineamento con la teologia della liberazione. Egli, però, teneva a distinguere chiaramente le due cose:

“Ci sono due teologie della liberazione. Una vede la liberazione come liberazione materiale, l’altra è quella di Paolo VI. Io sto con Paolo VI”.

In un’omelia del 6 agosto 1976, monsignor Romero parlò esplicitamente del tipo di “rivoluzione” che difendeva:

“La rivoluzione sociale più profonda è la riforma seria, soprannaturale, interiore di un cristiano. La liberazione di Cristo e della Sua Chiesa non è ridotta alla dimensione di un puro progetto temporaneo. Non riduce i propri obiettivi a una prospettiva antropocentrica, a un benessere materiale o solo a iniziative di un ordine politico o sociale, economico o culturale. Men che meno può essere una liberazione che sostiene o è sostenuta dalla violenza”. Continua a leggere

Il Papa sulle cure palliative: curare sempre, anche se non si può guarire

La missiva, a firma del cardinale Parolin, indirizzata ai partecipanti al Congresso sulle cure palliative in corso a Roma. La sedazione? Estremo rimedio
 
Curare sempre, anche se non sempre è possibile guarire. Questa, in estrema sintesi, è l’indicazione contenuta nella Lettera di Papa Francesco, a firma del cardinale segretario di Stato Piero Parolin ai partecipanti al Congresso internazionale sulle cure palliative. L’incontro ha il titolo “Palliative Care: everywhere & by Everyone. Palliative care in every region. Palliative care in every religion or belief” ed è organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita. In questa occasione verrà presentato ufficialmente il Progetto PAL-Life, ideato e realizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita per la diffusione globale delle cure palliative.

Durante il Congresso verranno affrontate tematiche quali il contributo delle cure palliative alla medicina, la diffusione delle cure palliative, l’impatto delle diverse fedi religiose e prospettive spirituali sulla cura del morente, le implicazioni politiche ed economiche delle cure palliative.

L’obiettivo principale del Congresso e del Progetto PAL-Life è promuovere il dialogo e la cooperazione tra i diversi attori coinvolti nell’esercizio e nella diffusione delle cure palliative e, attraverso questa collaborazione tutelare la dignità del morente, facendosi carico della sua vulnerabilità.

Pubblichiamo di seguito la Lettera che il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, ha inviato a monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita in occasione dell’apertura dei lavori del Convegno. Continua a leggere

Papa Francesco: L’eutanasia non è una scelta di civiltà, la vita è intangibile

di Andrea Tornielli

La Stampa, 26.01.18
 
La «crescita della richiesta di eutanasia» conseguente al «processo di secolarizzazione» ha «portato anche a considerare la volontaria interruzione dell’esistenza umana come una scelta di “civiltà”». Lo ha denunciato il Papa nell’udienza riservata questa mattina all’assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, affermando che «laddove la vita vale non per la sua dignità, ma per la sua efficienza e per la sua produttività, tutto ciò diventa possibile». Il Pontefice latino-americano, che ha sottolineato come la missione del Dicastero abbia «un volto eminentemente pastorale», ha rilevato con soddisfazione che esso sta «portando a compimento» anche studi circa «le implicazioni etiche di un’adeguata antropologia anche nel campo economico-finanziario».

Durante la sessione plenaria il Dicastero guidato da pochi mesi dal gesuita Luis Francisco Ladaria ha approfondito tra l’altro «alcune questioni delicate circa l’accompagnamento dei malati terminali. Al riguardo – ha detto il Papa – il processo di secolarizzazione, assolutizzando i concetti di autodeterminazione e di autonomia, ha comportato in molti Paesi una crescita della richiesta di eutanasia come affermazione ideologica della volontà di potenza dell’uomo sulla vita. Ciò ha portato anche a considerare la volontaria interruzione dell’esistenza umana come una scelta di “civiltà”. È chiaro che laddove la vita vale non per la sua dignità, ma per la sua efficienza e per la sua produttività, tutto ciò diventa possibile. In questo scenario occorre ribadire che la vita umana, dal concepimento fino alla sua fine naturale, possiede una dignità che la rende intangibile. Il dolore, la sofferenza, il senso della vita e della morte sono realtà che la mentalità contemporanea fatica ad affrontare con uno sguardo pieno di speranza. Eppure, senza una speranza affidabile che lo aiuti ad affrontare anche il dolore e la morte, l’uomo non riesce a vivere bene e a conservare una prospettiva fiduciosa davanti al suo futuro. È questo uno dei servizi che la Chiesa è chiamata a rendere all’uomo contemporaneo». Continua a leggere