Le ultime ore di baby Charlie e le troppe ombre sul caso

In questa foto, pubblicata dal Daily Mail, si vede che Charlie, nelle sue ultime ore, è stato attaccato a un respiratore «portatile». Poteva quindi essere portato a casa

Perché i medici si sono battuti per impedire il trasferimento in un altro ospedale, visto che i genitori sono in grado di prendersi cura del figlio? Perché hanno voluto staccare il ventilatore?
 
di Assuntina Morresi

(Avvenire, 5.08.17)
 
Il suo cuore ha resistito dodici minuti anziché i cinque o sei che le infermiere dell’hospice si aspettavano dopo aver disattivato il respiratore. Fino alla fine, Charlie si è dimostrato un «guerriero», come ha detto commossa mamma Connie in una lunga intervista al Daily Mail, raccontando le ultime ore di suo figlio. Un’ultima mail al giudice, la mattina presto del 28 luglio, per chiedere qualche ora in più con il figlio. «Speravo in un po’ di compassione», spiega lei. La risposta, via email, è semplice: non è possibile, il Gosh (il Great Ormond Street Hospital for Children) non è d’accordo. Si parte alle sette, davanti l’ambulanza con Charlie e dietro i genitori, in macchina, scortati dalle guardie di sicurezza.  Continua a leggere

Sgreccia: i 10 punti critici sul caso del piccolo Charlie Gard

La Stampa, 02/07/2017
 
Pubblichiamo un commento del Presidente emerito della Pontificia Accademia Vita sul caso del bimbo inglese, malato incurabile, che dovrebbe essere accompagnato alla morte
 
di ELIO SGRECCIA*
 
In queste ore drammatiche, assistiamo, dolenti ed impotenti, agli sviluppi ultimi e agli esiziali contorni che sta assumendo la vicenda del piccolo Charlie Gard, il neonato inglese di 10 mesi affetto da Sindrome dell’encefalomiopatia mitocondriale ad esordio infantile, il quale, sulla base di distinte statuizioni giudiziarie emesse da tre differenti Corti inglesi, di diverso grado, e da ultimo dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dovrebbe essere accompagnato alla morte per mezzo del distacco dalla macchina che ne assicura la ventilazione meccanica e della contestuale interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali, non prima di avergli procurato uno stato di sedazione profonda.

Nei differenti gradi di giudizio, le Corti inglesi hanno ribadito che il processo di decadimento generale delle condizioni cliniche di Charlie e, con esso, il deterioramento progressivo ed inarrestabile della funzionalità degli organi che presiedono alle funzioni vitali, primi tra tutti quelli respiratori, inducono a credere che qualsiasi decisione relativa ad ulteriori azioni che prolungassero simili condizioni di vita, sarebbe da giudicare illegittima, dacché non assunta nell’effettivo, migliore interesse del piccolo, ma piuttosto volta ad aumentare, nel tempo e nell’intensità, il dolore e le sofferenze dello stesso. Continua a leggere

“Fermatevi! Vi diciamo che Charlie ha ancora speranze”

Piero Santantonio di Mitocon

Una sola parola: “Fermatevi”. Piero Santantonio è presidente di Mitocon Onlus, l’associazione che da dieci anni si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla ricerca per le malattie mitocondriali. E’ il grido disperato di un papà il cui figlio 18enne ha la stessa malattia di Charlie Gard, seppure in forma meno grave. Ma è un papà che con il distacco della spina al ventilatore che tiene in vita il piccolo di dieci mesi, sa che da oggi il destino di tutti i pazienti come Charlie è fortemente segnato. Le prospettive di vita, il decorso che c’è e di cui nessuno parla, ma anche la disponibilità dei massimi esperti di queste patologie a prendersi in carico il piccolo Charlie. Sono questi i temi che Santantonio va ripetendo in questi giorni e di cui ha parlato con la Nuova BQ nella speranza che anche le sue parole possano servire a convincere il boia di Stato a fermarsi.

Santantonio, come state vivendo la vicenda di Charlie?

Con grande sofferenza. Anche perché nessuno ha detto che le patologie mitocondriali hanno un decorso. Quello che sappiamo dai genitori che seguiamo è che l’evoluzione è molto particolare specie per i bambini piccoli. E’ dunque arbitrario dire che non c’è più niente da fare. Conosciamo molti casi di bambini dati per spacciati con pochi mesi di vita, ma che hanno recuperato e da anni vivono, in maniera difficile, ma hanno una vita che ha superato di gran lunga le aspettative dei medici. Continua a leggere

Il grande inganno dell’accanimento terapeutico

di Tommaso Scandroglio
 
Charlie deve morire. Questa è la sentenza emessa dai giudici inglesi prima e successivamente dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in merito al destino del piccolo Charlie Gard, affetto da una rara patologia genetica.

Qualche commentatore, anche in  casa cattolica, ha definito le decisioni dei tribunali giuste perché direbbero “Stop” a terapie che configurano accanimento terapeutico. Le cose non stanno così. Richiamiamo prima di tutto la definizione di accanimento terapeutico così come indicata da Giovanni Paolo II al n. 66 dell’Evangelium vitae: l’accanimento terapeutico si concretizza in “certi interventi medici non più adeguati alla reale situazione del malato, perché ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o anche perché troppo gravosi per lui e per la sua famiglia. In queste situazioni, quando la morte si preannuncia imminente e inevitabile, si può in coscienza ‘rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all’ammalato in simili casi (Iura et bona, IV) Si dà certamente l’obbligo morale di curarsi e di farsi curare, ma tale obbligo deve misurarsi con le situazioni concrete; occorre cioè valutare se i mezzi terapeutici a disposizione siano oggettivamente proporzionati rispetto alle prospettive di miglioramento. La rinuncia a mezzi straordinari o sproporzionati non equivale al suicidio o all’eutanasia; esprime piuttosto l’accettazione della condizione umana di fronte alla morte”. Continua a leggere

Lettera aperta alla CEDU della mamma di un bambino con la stessa malattia di Charlie Gard

Gentili Signori,

Sono la mamma di Emanuele Campostrini, detto “Mele”. Mio figlio ha 9 anni ed è considerato uno dei pittori italiani di maggior talento, spesso paragonato ad altri giovani artisti famosi di tutto il mondo.

Mio figlio è affetto da malattia mitocondriale e da deplezione mitocondriale.

Non può camminare, stare seduto, sostenere il capo, viene nutrito con un sondino nasogastrico e ha bisogno di un ventilatore elettrico per respirare. E’ sordo e parzialmente cieco, ha sopportato migliaia di crisi epilettiche durante tutta la sua vita. Non può piangere, non può ridere….lui ride DENTRO.

Quando eravamo in ospedale i medici lo considerarono in uno stato così grave e con nessuna possibilità di sopravvivenza che ricevette la Cresima con il rito per i bambini in pericolo, o vicini alla morte. Continua a leggere

Roma. Le 8.301 nuove culle dei Centri aiuto alla vita

Le 8.301 nuove culle dei Centri aiuto alla vita

Tanti sono i bambini nati nel 2016 grazie al sostegno solidale dei volontari nei 349 Cav di tutta Italia al fianco di madri che stavano considerando la scelta drammatica dell’aborto.

Se su 1.265 donne incerte o intenzionate ad abortire, ben 955 (ossia il 75%) hanno poi dato alla luce il bambino grazie a un supporto psicologico, morale, ma anche a un aiuto economico, allora la strada per combattere l’aborto, e in qualche modo anche la denatalità del nostro Paese, non è poi così difficile. I dati presentati alla Camera dei Deputati alla conferenza stampa sull’attività svolta nel 2016 dai 349 Centri di aiuto alla Vita sparsi su tutto il territorio nazionale lo dimostrano con chiarezza: la prima causa d’aborto è la crisi economica (49%), il dato sale al 75% se si sommano le difficoltà per mancanza di lavoro o di alloggio. Eppure, se le donne vengono ascoltate, aiutate e supportate, il trend si inverte: grazie ai Cav, nel 2016 sono nati 8.301 bambini, 13mila sono state le donne gestanti assistite durante il periodo della gravidanza, e oltre 17mila le mamme aiutate con varie tipologie di servizi. Le donne in difficoltà hanno per lo più tra i 25 e 34 anni (55%), sono prevalentemente casalinghe (40%) o senza lavoro (35%). Continua a leggere

Tutti con Charlie, in attesa del verdetto di Strasburgo

Continua la mobilitazione globale per il piccolo inglese affetto da una malattia rara che i medici vorrebbero lasciar morire ma sul quale i giudici europei hanno sospeso il giudizio di vita o di morte
 
La cattiva notizia per Charlie è che un eventuale verdetto negativo dei giudici di Strasburgo sarebbe senza appello. Ma la buona notizia è che gli stessi magistrati della Corte europea per i diritti dell’uomo non hanno in mente soluzioni sbrigative e vogliono veder chiaro nella vicenda giudiziaria che vede protagonista suo malgrado il bambino inglese di 10 mesi affetto da una rarissima malattia genetica (il suo è il 16° caso accertato in tutto il mondo) che colpisce il cervello – in inglese suona «Mithocondrial Depletion Syndrome» – e che gli rende impossibile respirare autonomamente, tanto da renderlo dipendente da una macchina che lo aiuta a non soffocare.
 
La battaglia dei genitori continua

Ricoverato da ottobre nella terapia intensiva del Great Ormond Street Hospital di Londra, Charlie a parere dei medici non avrebbe chance di sopravvivere e avendo fallito sinora le terapie tentate sarebbe inutile insistere. La loro richiesta di spegnere il respiratore automatico è stata avversata fieramente in ogni sede dai genitori, Chris Gard e Connie Yates, che chiedono ai sanitari di lasciarli tentare una cura sperimentale disponibile negli Stati Uniti. Continua a leggere

Il delegato papale su Medjugorje: “luce nel mondo”

Si è appena conclusa la visita a Medjugorje dell’arcivescovo Henryk Hoser, delegato di Papa Francesco incaricato di valutare la situazione locale a livello pastorale. Tornerà probabilmente un’altra volta prima di consegnare i risultati a Papa Francesco. Il giudizio di monsignor Hoser su Medjugorje è senz’altro favorevole.

Fin dall’omelia tenuta nella parrocchia di San Giacomo il 1° di aprile si è capito che il clima era positivo:

“Questo culto, che qui è così intenso, è estremamente importante e necessario per il mondo intero. Preghiamo per la pace, perché oggi le forze distruttrici sono immense: il commercio delle armi non smette di crescere, i giovani sono in lotta, le famiglie sono in lotta, la società è in lotta. Ci occorre un intervento del Cielo, e la presenza della Santa Vergine è uno di questi interventi. E’ un’iniziativa di Dio. Io vorrei dunque incoraggiarvi e confortarvi, in quanto Inviato Speciale del Papa: propagate nel mondo intero la pace, per mezzo della conversione del cuore. Continua a leggere

Vicariato di Roma su pillola Ru486 nei consultori, “sconcerto e preoccupazione, decisione che lascia sola la donna”

“Suscita profondo sconcerto e forte preoccupazione la notizia della prossima distribuzione della pillola abortiva Ru486 nei consultori familiari della Regione Lazio e delle motivazioni che si adducono per giustificarla”. Lo afferma il Vicariato di Roma con una nota emessa oggi. “Tale decisione veicola il messaggio dell’aborto facile in un contesto di finta umanizzazione e rappresenta un passo ulteriore nella diffusione di una cultura della chiusura all’accoglienza della vita umana e della deresponsabilizzazione etica”. “La triste realtà è che i consultori sono ormai quasi privi di personale – prosegue la nota – e molti versano in stato di abbandono. Essi sono ben lontani dall’offrire la dichiarata ‘assistenza multidisciplinare’ e faticano ad assolvere al loro compito di sostegno, informazione e presa in carico della donna di fronte a una decisione sempre drammatica. Con questa scelta i consultori verranno ridotti a uffici di mera distribuzione di farmaci abortivi, acuendo nel loro personale le questioni relative all’obiezione di coscienza”. Tutto ciò “nega nei fatti uno degli obiettivi della legge 194/78, quello della tutela sociale della maternità e della pianificazione di strategie di prevenzione che agiscano sulle cause culturali, economiche e psicologiche del ricorso all’aborto. Strategie che proprio nei consultori dovrebbero trovare un luogo elettivo di realizzazione”. Continua a leggere

L’astrofisico. «Il fascino delle stelle e la religiosità»

La celeberrima «Notte stellata» di Van Gogh sarebbe stata dipinta all’alba del 19 giugno 1889 dall’ospedale Saint-Rémy de Provence

 
Marco Bersanelli: per la prima volta dalla nascita dell’uomo, la nostra generazione non sembra più desiderosa di alzare gli occhi al cielo.
 
Ormai non ci sorprende più un cielo stellato, eppure fermarsi e alzare lo sguardo in una notte buia e limpida è un gesto iscritto dentro di noi se era già comune agli uomini delle caverne. Abbiamo smesso di “desiderare”: un verbo che non a caso rimanda alle stelle (dal latino de-sidera). Ma non possiamo farne a meno perché sentiamo forte la mancanza di qualcosa più grande di noi. È allora suggestivo il percorso tracciato da Marco Bersanelli, uno che di astri se ne intende, nel libro Il grande spettacolo del cielo. Otto visioni dell’universo dall’antichità ai nostri giorni( Sperling & Kupfer, pp. 288, euro 18). Continua a leggere

Rai Storia: Benedetto XVI, un rivoluzionario incompreso

Il papato di Joseph Ratzinger
 
In occasione dei novant’anni del papa emerito Benedetto XVI Rai Cultura propone «Benedetto XVI un rivoluzionario incompreso», uno speciale firmato da Antonia Pillosio, in onda martedì 4 aprile alle 21,10 su Rai Storia.

Per capire il papato di Joseph Ratzinger il racconto del documentario parte dal gesto rivoluzionario delle sue dimissioni, a lungo meditate e annunciate dopo l’inizio dell’anno della fede. Perché Benedetto XVI fece un simile annuncio l’11 febbraio, giorno della memoria della Vergine Maria a Lourdes, dedicato dalla Chiesa ai malati? Perché in una riunione di routine di cardinali? E perché la decisione di ritirarsi a vivere nel monastero di clausura all’interno del Vaticano? Continua a leggere

Sulla pillola dei 5 giorni dopo il vero “boom” che va registrato è quello delle bugie

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Intervista a Emanuela Lulli, ginecologa bioeticista, sull’impennata di vendite di ellaOne senza ricetta: «Funziona come la Ru486. Altro che contraccezione e “lotta all’aborto clandestino”»
 
Fino a prima della “liberalizzazione”, in Italia si poteva acquistare la pillola dei cinque giorni dopo solo presentando una ricetta medica e un test di gravidanza negativo. Ma dal 9 maggio 2015, giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento dell’Aifa del 21 aprile 2015, che ha rigettato il parere negativo del Consiglio Superiore di Sanità, la ellaOne (è nome commerciale di questa pillola, ulipristal acetato è il suo principio attivo) può essere acquistata in farmacie e parafarmacie senza obbligo di ricetta né di test. Basta essere maggiorenni. Il risultato? Oggi in Italia se ne acquista una compressa ogni 2 minuti. Continua a leggere

Francesco: custodire vita dal concepimento è prevenire ogni violenza

Il Papa con una bimba - AFP 
Pubblicato oggi un nuovo tweet del Papa sull’account @Pontifex in nove lingue: “Custodire il sacro tesoro di ogni vita umana, dal concepimento sino alla fine – scrive Francesco – è la via migliore per prevenire ogni forma di violenza”.

Nella Evangelii Gaudium il Papa afferma con forza che la Chiesa è sempre dalla parte dei più deboli e tra questi “ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo” (213). “Non ci si deve attendere – scrive Francesco – che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione. Voglio essere del tutto onesto al riguardo. Questo non è un argomento soggetto a presunte riforme o a ‘modernizzazioni’. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Però è anche vero che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie” (214).
 
(fonte: Radio Vaticana, 27.03.17)
 

Scola dopo la visita di Francesco. «Ecco perché il popolo ama questo Papa»

«Il milione di persone a Monza per la Messa, le oltre 500mila nelle celebrazioni milanesi e lungo i 100 chilometri percorsi da papa Francesco dicono dell’amore della gente per lui»
 
“Il milione di persone radunato per la Messa a Monza, le oltre 500mila nelle celebrazioni milanesi e lungo i 100 chilometri percorsi da papa Francesco nella sua giornata dicono dell’amore della gente per questo Pontefice”. È la prima impressione a caldo del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, al termine della lunga giornata milanese di papa Francesco.

“Il popolo lo vuole vedere perché riconosce in Francesco un uomo costruttivo, riuscito. La questione è domandarsi da dove venga questa riuscita – continua Scola -. Proviene certamente dalla sua fede in Gesù, una fede concepita in termini incarnati, dentro la vita. Da qui nasce questo linguaggio della mente, del cuore e delle mani. Francesco comunica in termini estremamente familiari anche le realtà più importanti, come abbiamo ascoltato in queste sue 11 ore nelle terre ambrosiane”. Continua a leggere

Educare allo stupore e alla compassione

 
Riporto il testo integrale delle domande rivolte a Papa Francesco e delle risposte del Papa durante l’incontro con i cresimandi avvenuto ieri, 25 marzo 2017, allo stadio “San Siro” di Milano.

***

 
DOMANDA DI UN RAGAZZO

Ciao, io sono Davide e vengo da Cornaredo. Volevo farti una domanda: Ma a te, quando avevi la nostra età, che cosa ti ha aiutato a far crescere l’amicizia con Gesù?

Papa Francesco:

Buonasera!

Davide ha fatto una domanda molto semplice, alla quale per me è facile rispondere, perché devo soltanto fare un po’ di memoria dei tempi nei quali io avevo l’età vostra. E la sua domanda è: “Quando tu avevi la nostra età, che cosa ti ha aiutato a far crescere l’amicizia con Gesù?”. Sono tre cose, ma con un filo che le unisce tutt’e tre. La prima cosa che mi ha aiutato sono stati i nonni. “Ma come, Padre, i nonni possono aiutare a far crescere l’amicizia con Gesù?”. Cosa pensate voi? Possono o non possono? Continua a leggere

Incontro internazionale. Utero in affitto, l’ora di dire basta

Il ministro Beatrice Lorenzin interviene al convegno a Montecitorio sull'utero in affitto (Ansa)

di Lucia Bellaspiga

(da Avvenire, 23.03.17)
 
Dall’Europa all’India la voce delle donne contro «una rapina». A Montecitorio, a un anno dal primo storico simposio in Francia, incontro internazionale sulla maternità surrogata. Obiettivo bandirla
 
«L’utero in affitto è un commercio, una pratica antica con mezzi nuovi. Il giorno in cui vedrò una donna ricca, bianca, occidentale fare da portatrice in utero per una donna povera, indiana, sterile, allora mi ricrederò e ammetterò che può essere solidaristico». Applauso bipartisan e internazionale per le parole della ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenuta ieri a Montecitorio all’attesissimo incontro sulla gestazione per altri (Gpa) o maternità surrogata organizzato da «Se non ora quando-Libere», titolo «Maternità al bivio: dalla libera scelta alla surrogata, una sfida mondiale». Continua a leggere

I “Paesi più felici” del mondo? Tanti suicidi, violenza sulle donne e alcolismo

Ieri era la Giornata della Felicità e col World Happiness Report, pubblicato alle Nazioni Unite, si sono voluti indicare al mondo i «Paesi più felici», gli esempi, quelli da prendere a modello. La classifica della felicità internazionale, elaborata sulla base di fattori quali diseguaglianze, trasparenza della pubblica amministrazione e politiche sociali, ha visto prevalere la Norvegia sulla Danimarca, che invece lo scorso anno primeggiava. Lontana, solo quarantanovesima, l’Italia. Per fortuna, viene da aggiungere. Sì perché, dovete sapere, vi sono lati oscuri dei Paesi più felici – Norvegia e Danimarca, soprattutto – stranamente non considerati alle Nazioni Unite. Quali?

I suicidi per esempio. Il tasso di suicidio, espressione del numero annuo, ogni 100.000 abitanti, di persone che la fanno finita ogni, vede le progreditissime Norvegia (11.9) e la Danimarca (11,3) distanziare alla grande la nostra Italia (6,7). Un male? Non si direbbe. Continua a leggere

Giornata mondiale persone Down. «Quel terrore prima del parto. Ma ha vinto la bellezza»

La piccola Maritè con la madre Veronica

La storia di Maritè e della sua mamma Veronica: la tentazione dell’aborto, la svolta e un inno alla vita condensata in un libro.
 
Maritè non è un nome moderno, è un diminuitivo di Maria Antonietta. Maritè è una bambina di cinque anni e vive a Napoli. Maritè è la più piccola della famiglia e ha due sorelline. Maritè frequenta la scuola materna, ama la danza e pratica il nuoto. Maritè ha la sindrome di Down. Ventinove luglio 2011. Manca circa un’ora al parto, epilogo di una gravidanza già molto complicata, quando Veronica Tranfaglia viene informata delle condizioni di salute di chi porta in grembo. «Terrore, ecco, ho provato terrore – racconta –, perché era la prima volta che mi approcciavo al mondo Down e per la schiettezza con cui i medici mi presentarono la situazione, dicendomi: ‘C’è una trisomia del cromosoma 21’. Lì capii che la mia sarebbe stata una missione che non avevo scelto, per tutta la vita…».

La mamma di Maritè, sino all’estate di sei anni fa, aveva le idee molto chiare sulle «difficoltà enormi di crescita» per un feto con simili caratteristiche, tanto da considerare «normale» che «nel 96% dei casi si decide consapevolmente di non portare avanti la gravidanza». Ma la farmacista di origini salernitane si spinge oltre: «Sarò sincera, la Veronica di quei tempi, se avesse saputo in tempo utile, avrebbe accampato qualche scusa e di certo abortito». Continua a leggere

Le ragioni della vita. Scarica il depliant illustrativo

 
Il depliant che segue si pone l’obiettivo di illustrare nella maniera più semplice i nodi critici della legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, in discussione alla Camera. Il Centro studi Livatino lo mette a disposizione di chiunque intenda utilizzarlo, e lo stampi in proprio o lo diffonda a sua volta sui social, auspicandone la massima circolazione, con la sola richiesta che non sia modificato e che non sia eliminato il riferimento al Centro medesimo.
 
Per scaricare il depliant cliccare qui: Pieghevole le ragioni della vita.
 
(fonte: centrostudilivatino.it)
 

Se le femministe riscoprono il valore della maternità e dell’etica cristiana

valore maternità femminismo

Sono sempre più numerose le donne che combattono per la liberazione femminile. Libertà non dalla fantomatica società patriarcale, ma dal femminismo radicale.

Secondo un sondaggio dell’anno scorso, infatti, il 53% delle giovani donne non si considera femminista: il 34% perché non concorda con gli obiettivi (solo l’11% ritiene importante preservare l’accesso all’aborto, ad esempio) e il 49% perché non approva l’etichetta “femminista”.

«Le donne meritano di meglio», ha scritto recentemente la scrittrice Samantha Johnson sull’Huffington Post in un articolo intitolato: “Quando sono diventata madre, il femminismo mi ha deluso”. «Nella lotta per assicurare l’uguaglianza, predichiamo alle ragazze che possono – e dovrebbero – fare qualsiasi cosa un ragazzo può fare, così però stiamo fallendo nel prepararle ad una delle più grandi sfide con cui dovranno confrontarsi: la maternità. Stiamo insegnando alle giovani che non c’è alcun valore nella maternità e che essere casalinga è un concetto obsoleto, misogino. Promuoviamo la carriera professionale indicandola come simbolo di successo, svalutando completamente il contributo dei genitori a casa. Dobbiamo dire alle donne quanto è importante è essere madri». Continua a leggere

Lettera di un giovane disabile. Appello ai politici. «L’eutanasia mi fa paura»

La lettera ad Avvenire del giovane Lorenzo Moscon. Un appello ai politici per la difesa della vita
 
Caro direttore,

le invio questa missiva, indirizzata ai capigruppo di Camera e Senato, con la speranza che mi aiuti a far sentire la mia voce.

«Agli illustrissimi signori capigruppo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Sono uno studente universitario di 23 anni affetto dalla nascita da una triplegia spastica a causa della quale sono disabile al 100%, costretto su di una sedia a rotelle. Mi rivolgo a voi attraverso questa lettera, poiché ho appreso che in questo periodo inizia un dibattito in sede parlamentare sul tema dell’eutanasia, e questa notizia ha destato in me un sincero timore. La World Medical Association nel 1987 definì l’eutanasia come segue: “Atto volontario con cui si pone deliberatamente fine alla vita di un paziente, anche nel caso di richiesta del paziente stesso o di un suo parente stretto”: dunque anche nel caso di richiesta, da parte del paziente, di realizzare nei suoi riguardi un abbandono terapeutico, la cessazione di terapie adeguate.  Continua a leggere

La fossa comune nell’orfanotrofio cattolico? Occhio alla bufala…

fake news bufala media

Non c’è quotidiano online che ancora non ne abbia parlato: vicino ad un ex istituto gestito da suore in Irlanda, la Mother and Baby Homes, è stato trovato un “significativo numero di resti umani”. Le ossa appartengono a circa 800 bambini (796 per la precisione), di età tra le 35 settimane e i tre anni.

Lo si sapeva già nel 2014, oggi semplicemente sono stati effettuati gli scavi ed è stato confermato quanto già venne detto in passato. La Mother and Baby Homes fu una casa di accoglienza per madri non sposate e i loro figli che ha operato tra il 1925 e il 1961 in Tuam, nella contea di Galway in Irlanda. Venne gestito dalle suore francesi Bon Secours sister. 

I media sono incredibilmente interessati alla vicenda, probabilmente perché coinvolge un’istituzione cattolica. Purtroppo la notizia è infarcita da dati falsi e i giornalisti si stanno copiando a vicenda, ognuno aggiungendo macabri particolari inesistenti. Continua a leggere

Parlamento Ue. Soldi Ue per gli aborti a Belgio, Olanda, Svezia e Danimarca

Soldi Ue per gli aborti a Belgio, Olanda, Svezia e Danimarca

Il video denuncia della Ong Culture of Life Africa: «Molti Paesi occidentali hanno deciso di riunirsi per raccogliere soldi per l’aborto ma non fondi per il cibo in Africa»
 
Quattro Paesi europei esortano a prendere il posto degli Stati Uniti sul fronte del finanziamento all’aborto nei Paesi in via di sviluppo, ma gli africani li avete ascoltati?

Questo è imperialismo culturale e neocolonialismo. È il duro messaggio lanciato in un video il cui titolo dice tutto: «La dittatura dei ricchi donatori», che si espande nel mondo proprio mentre oggi Belgio, Olanda, Danimarca e Svezia organizzano al Parlamento europeo una conferenza sull’iniziativa internazionale «She decides» («Decide lei», ne fanno parte anche Stati di altri continenti, ad esempio il Canada). L’iniziativa è stata lanciata a gennaio dal ministro olandese per il Commercio estero Lilianne Ploumen per raccogliere fondi a livello internazionale allo scopo di finanziare programmi di aborto nell’ambito della cooperazione allo sviluppo dopo che il decreto del neo-presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva vietato di erogare soldi pubblici alle ong che includano l’aborto nei loro programmi di aiuti. Continua a leggere

L’embrione umano guida il suo stesso sviluppo, lo dimostra uno studio

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Una delle principali giustificazioni a favore dell’interruzione di gravidanza è che l’embrione non sarebbe una persona umana, non avrebbe capacità intrinseche e il suo sviluppo sarebbe totalmente dipendente dalla madre che lo porta in grembo. Alcuni arrivano a definirlo un “grumo di cellule”, così non sarebbe moralmente riprovevole abortirlo.

A smentire questa visione è arrivato un importante studio pubblicato su Nature Cell Biology ed intitolato Self-organization of the human embryo in the absence of maternal tissues. Gli autori, guidati da Marta N. Shahbazi dell’Università di Cambridge, hanno infatti dimostrato che un ovulo fecondato (noto anche come “zigote”) è un essere vivente autonomo. Sono state riconosciute le «notevoli proprietà di auto-organizzazione degli embrioni umani», ovvero questi presunti “grumi di cellule” hanno in realtà una vita autonoma da quella della madre e sono, loro stessi, artefici e responsabili del loro sviluppo. Continua a leggere

La morte di Dino non è eutanasia ma normale sedazione: sciacallaggio mediatico

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Alla Camera inizierà a breve una discussione sul testamento biologico. Prepariamoci alla solita campagna mediatica che, tuttavia, è già iniziata oggi strumentalizzando una normale morte per sedazione diventata sui quotidiani il “primo caso di eutanasia”. Come dire, legalizziamola tanto è già presente, seppur “clandestinamente”.

Si tratta del caso di Dino Bettamin, malato di Sla. Dopo l’ennesima crisi respiratoria ha chiesto e ottenuto la sedazione profonda, praticata abitualmente quando il caso clinico del paziente non lascia alcuna speranza. La morte è vicina e ogni intervento aggraverebbe soltanto la situazione, diventando accanimento terapeutico. Gran parte dei quotidiani sta scrivendo, copiandosi a vicenda, che si tratta di eutanasia e “del primo caso di sedazione profonda di un malato di Sla”. Due falsità.

La filosofa Michela Marzano ha subito usato il povero Dino come eroe dell’eutanasia. Addirittura Il Giornale ha pubblicato un commento dell’ex radicale Giordano Bruno Guerri, che da sempre tenta aprire le porte dell’eutanasia nel centrodestra (assieme al direttore Vittorio Feltri). «Ufficialmente è la prima volta in Italia», ha scritto Guerri, «e questo significa che l’eutanasia legale è ormai possibile anche da noi, sia pure con un’ipocrisia di fondo». Continua a leggere