Dopo lo stop del Senato argentino. L’aborto è e resta ferita epocale e planetaria

di Marina Casini Bandini*
 
(da Avvenire, 12.08.18)
 
Caro direttore,

il recente colpo di scena del Senato argentino che ha bocciato il progetto di legge sull’aborto dopo che ne era data per scontata l’approvazione mostra ancora una volta che sul campo dei diritti umani si affrontano opposte visioni antropologiche: quella che fonda i diritti dell’uomo sull’essere umano in quanto tale, considerato sempre fine, soggetto, persona, perché caratterizzato da un valore (dignità) intrinseco che non si consuma né si acquisisce o si perde (principio di uguaglianza), e quella che fonda i diritti dell’uomo sulle opzioni individuali di carattere libertario spesso collegate a istanze utilitaristiche, che interpretano i concetti di dignità umana e uguaglianza in base al criterio di autodeterminazione (anche a rischio di causare nuove discriminazioni). La prima visione è coerente con la moderna idea dei diritti umani; la seconda, invece, nonostante lo sbandieramento dei cosiddetti “nuovi diritti civili”, rappresenta in modo sempre più chiaro una minaccia frontale all’autentica cultura dei diritti dell’uomo. La cartina di tornasole per capire da che parte vogliamo stare è la vita nascente.

Ecco perché la questione dell’aborto – che è quella del riconoscimento della uguale dignità di ogni essere umano fin dal momento in cui egli compare nell’esistenza nella forma più debole e povera – non è affatto periferica rispetto alle tante questioni in cui siamo immersi, ma riveste un’importanza centrale per almeno due motivi. Essa è epocale nel senso che contrassegna il passaggio storico in cui si tratta di confermare i diritti dell’uomo, parola d’ordine della modernità, ovvero di annullarli. Ed è planetaria perché non riguarda un singolo Paese del mondo ma tutte le nazioni con influenze reciproche. Per questo ci rallegriamo perché il Senato argentino l’altra notte ha respinto la legalizzazione dell’aborto, così come ci siamo addolorati per l’esito del referendum che in Irlanda nel maggio scorso ha tolto dalla propria Costituzione l’affermazione del diritto alla vita del concepito. Il carattere epocale e planetario della dignità umana è messo bene in luce dalla recente decisione di papa Francesco che ha dichiarato indisponibile la vita umana, anche quella del colpevole dei più efferati e pericolosi crimini. Egli ha proclamato l’illiceità assoluta della pena di morte e ha invitato tutte le Chiese del mondo a favorirne l’abolizione giuridica. È una decisione che conclude un lungo processo storico e chiede di essere attuata in ogni nazione.  Continua a leggere

Belgio. Eutanasia autorizzata per minori, depressi, disabili: la banalità della morte

Eutanasia autorizzata per minori, depressi, disabili: la banalità della morte

di Gian Luigi Gigli

(Avvenire, 11.08.18)
 
Nel primo Paese (assieme all’Olanda) a legalizzare la pratica morti decuplicate in 15 anni. Si sono allentati progressivamente i criteri di controllo

Nei giorni scorsi è stato trasmesso al Parlamento del Belgio l’ottavo rapporto biennale della Commissione federale di controllo (Cfcee), previsto dalla legge sull’eutanasia del 28 maggio 2002 – la prima al mondo insieme a quella olandese, a distanza solo di qualche giorno – e relativo agli anni 2016 e 2017. Il rapporto si basa sui documenti inviati dai medici che praticano l’eutanasia, esaminati per verificare il rispetto dei requisiti di legge. La legge belga sull’eutanasia prevede che la capacità mentale del paziente sia conservata, che la sua richiesta sia ripetuta, prolungata ed espressa liberamente e che siano presenti sofferenze insopportabili causate da una malattia incurabile. Nel valutare l’incurabilità della malattia, tuttavia, «occorre tener conto del diritto del paziente di rifiutare i trattamenti, sia pure palliativi», con evidente estensione del diritto a richiedere la dolce morte. Secondo i dati rilevati dalla Commissione, in 15 anni il numero di eutanasie legali si è decuplicato, salendo dai 259 casi dei primi 15 mesi di applicazione ai 2.309 del 2017. In Belgio l’eutanasia legale interessa ormai più del 2% dei decessi, senza contare i casi in cui la morte è sopravvenuta somministrando una sedazione terminale, pur senza impiego di farmaci letali, oppure per la rinuncia ai trattamenti a seguito di disposizioni anticipate di trattamento.

Debbono poi essere numerosi i casi in cui l’eutanasia è stata effettuata al di fuori della legge se la stessa Commissione riconosce di non avere «la possibilità di valutare la proporzione del numero di eutanasie dichiarate rispetto al numero di eutanasie realmente praticate». Come è ovvio, i pazienti portati a morte si collocano in maggioranza nella fascia di età tra i 60 e gli 89 anni. Maschi e femmine sono egualmente distribuiti e quasi la metà delle eutanasie avviene ormai a domicilio, perché, secondo il rapporto, sempre più «il paziente desidera morire a casa sua». Continua a leggere

Topi umanizzati: i “progressi” della ricerca

(da notizie provita)

LifeNews ci informa di un nuovo contratto stipulato negli USA che ha ad oggetto l’impiego di parti del corpo di bambini abortiti per il trapianto nei cosiddettitopi umanizzati. Ne abbiamo già parlato con riferimento a Planned Parenthood e al National Institute for Health. Ora spunta anche la Food and Drug Administration (l’ente governativo statunitense per la regolamentazione del mercato dei prodotti alimentari e farmaceutici). Gli esperimenti consentono ai topi di avere un sistema immunitario umano funzionante a scopo di ricerca.

Dalla nota precontrattuale resa pubblica risulta che «i tessuti umani freschi sono necessari per l’impianto in topi gravemente immuno-compromessi per creare animali chimerici che abbiano un sistema immunitario umano». Lo scopo dichiarato di questa ricerca è di arrivare a curare disturbi neurologici umani. Potrebbero usare tessuti provenienti da fonti “etiche” come ad esempio i resti di un aborto spontaneo, ma non lo fanno. Per quale motivo? Perché, oltre al discorso quantitativo (gli aborti spontanei in gravidanza avanzata sono rari), i centri di ricerca sono alla ricerca di specifiche parti del corpo che possono essere “garantite” solo se durante la procedura di aborto il medico le lascia intatte volontariamente

Una buona notizia, almeno, giunge dall’università del New Mexico che ha annunciato l’interruzione del suo programma di sperimentazione che coinvolgeva feti abortiti. Il merito è dell’attivista pro life Tara Shaver dell’associazione Abortion Free New Mexico, che ha sporto denuncia contro la Southwestern Women’s Options, l’organizzazione che forniva i resti fetali da impiegare nella ricerca: il tutto, infatti, avveniva attraverso procedure abortive illegali che si concludevano nella vendita dei corpicini abortiti, che è reato federale.  Continua a leggere

Pena di morte, di fatto era già inammissibile: risposta alle perplessità

(da UCCR, 3.08.18)
 
Questa volta i quotidiani hanno scritto il vero: Papa Francesco non solo si è posto in continuità con i suoi predecessori nell’opporsi radicalmente alla pena di morte, ma ha ottenuto l’introduzione della sua inammissibilità, senza alcuna eccezione, nel Catechismo cattolico (modificando il punto numero 2267). Ma è davvero una radicale novità?

In realtà, no. Il Catechismo avvertiva che la pena capitale era inaccettabile, ad eccezione di un caso: l’impossibilità di rendere inoffensivo il reo (o criminale). Tuttavia, citando Giovanni Paolo II, si conveniva che, grazie ai moderni sistemi carcerari, tale eccezione era «praticamente inesistente». La logica vuole che dichiarando inesistente l’unica eccezione, di conseguenza l’inammissibilità della pena di morte era già respinta integralmente. Francesco ha quindi reso categorico ciò che era logicamente sottinteso nel Catechismo, volendo rendere più solida la posizione del “favor vitae”.

La tematica, piuttosto semplice, include dei corollari che la rendono più complessa. Questo giustifica parzialmente molte perplessità in merito. L’errore più gettonato è quello di ritenere la dottrina sulla pena di morte una verità rivelata, irriformabile, esibendo la posizione favorevole di Tommaso d’Aquino e sostenendo che l’attuale decisione di modifica andrebbe contro l’insegnamento secolare della Chiesa. Eppure, come chiunque dovrebbe sapere, non siamo di fronte ad un dogma di fede ma a una questione di disciplina e morale, per sua natura riformabile al mutare delle circostanze. Ed infatti -lo ha spiegato il teologo morale Mauro Cozzoli- la posizione di grande apertura di San Tommaso e del Concilio di Trento nei confronti della pena di morte è stata radicalmente superata nel tempo, fino al testo in voga oggi e nelle battaglie di Giovanni Paolo II per una abolizione internazionale della pena capitale, da lui definita “inutile” e “crudele”. Superata ma non sconfessata, in quanto era legittima in passato come forma di difesa in un contesto di precarietà del sistema carcerario. Riteniamo comunque utile pubblicare una serie di risposte alle posizioni più riscontrate -sia critiche che esultanti o deridenti- che abbiamo colto sui quotidiani e sui social network, mostrando che vi è soltanto un’obiezione fondata alla recente modifica del Catechismo, seppur vi sia modo di replicare adeguatamente anche ad essa. Continua a leggere

Inaugura la prima spiaggia per disabili della Romagna nata dal sogno di un malato di sla

Il sogno di Dario diventa realtà: nasce il primo stabilimento balneare per disabili della Romagna

Tutto nasce dalla storia di Dario Alvisi, un faentino di 44 anni, malato di sla e recentemente scomparso, della moglie Debora e della sua famiglia che hanno voluto portare a compimento il sogno di questa struttura balneare
 
Il sogno di Dario finalmente diventa realtà. Lunedì 30 luglio alle 19 a Punta Marina Terme, nella zona di spiaggia libera tra il bagno Chicco Beach e il bagno Susanna, si terrà l’inaugurazione della struttura balneare “Tutti al mare nessuno escluso”, con il saluto di Michele de Pascale, sindaco di Ravenna e di Debora Donati, presidente dell’associazione “Insieme a te” di Faenza, che ha realizzato il progetto per restituire alle persone malate di Sla o con gravi disabilità la possibilità di fare un bagno in mare, attraverso un accesso facilitato e attrezzato con tutti gli ausili e i supporti necessari.

Tutto nasce dalla storia di Dario Alvisi, un faentino di 44 anni, malato di sla e recentemente scomparso, della moglie Debora e della sua famiglia, sostenuta dall’associazione “Insieme a te”, che hanno voluto portare a compimento il sogno di questa struttura balneare a Punta Marina Terme perché, come dice Debora, “quando una persona è affetta da sla sembra tutto impossibile: uscire di casa, andare al mare e figuriamoci fare il bagno. Raggiungere la Puglia come abbiamo fatto noi, dove è presente la prima struttura balneare con queste finalità, poteva sembrare una cosa impossibile, ma per noi era diventato un sogno, un obiettivo che andava raggiunto e che siamo riusciti a trasformare in realtà. Così, dopo 5 anni di lunga malattia e dopo 800 chilometri a bordo di un pulmino, Dario ha potuto fare il bagno con noi, con la sua famiglia. Finalmente potevamo nuovamente condividere insieme ciò che la malattia ci aveva portato via negli anni. Anche se può sembrare un semplice bagno, per noi è stato molto di più. Dario poteva farsi accarezzare dall’acqua trovandone anche beneficio e poteva godere della compagnia dei suoi amici. Soprattutto, però, la cosa più bella è stata che ha potuto sentire in acqua tutta la sua famiglia al completo. Grazie a un “semplice” bagno eravamo di nuovo una famiglia “normale””. Continua a leggere

Sulla Sindone il sangue vero di una persona torturata

Sacra Sindone

Parla il prof. Di Lazzaro, coordinatore di uno studio sorprendente sul sangue del famoso lenzuolo
 
di Federico Cenci

(interris, 8.08.18)
 
 un lenzuolo di lino di origine antica. Misura circa quattro metri e mezzo per uno. Ma l’umile qualità del tessuto e le dimensioni ridotte sono inversamente proporzionali all’ampio e intenso dibattito che da sempre la Sindone suscita. L’uomo di cui è visibile l’immagine è Gesù Cristo? I segni di maltrattamenti sono quelli subiti dal Nazareno durante la passione? Queste domande interrogano comunità scientifica e persone comuni. E lo hanno fatto anche nell’ultimo mese. È stata pubblicata a luglio dal Journal of Forensic Sciences una ricerca secondo la quale parte delle macchie di sangue presenti sul lenzuolo sarebbero false. Risale invece a questa settimana un altro studio sempre italiano, pubblicato sulla rivista Applied Optics, il quale sembrerebbe indicare che il sangue sulla Sindone apparterrebbe a un individuo duramente percossoIn Terris ha intervistato il coordinatore di quest’ultimo lavoro, il prof. Paolo Di Lazzaro, dirigente dell’Enea e vicedirettore del Centro internazionale di Sindonologia.

Prof. Di Lazzaro, come siete arrivati alla conclusione che il sangue presente sulla Sindone sarebbe appartenuto a una persona che ha subito torture?
“È già noto che le macchie di sangue sulla Sindone contengono livelli elevati di bilirubina: ci sono diverse misure sulla Sindone del 1978 da parte del gruppo di scienziati statunitensi dello STuRP (Shroud of Turin Research Project, Progetto di Ricerca sulla Sindone di Torino) e confermate da altre misure del prof. Baima Bollone. La bilirubina è una sostanza presente in eccesso nel sangue umano in due casi: quando la persona è malata di ittero oppure quando la persona è stata duramente percossa. Sembra quindi assai probabile che l’uomo della Sindone sia stato torturato”.

La vostra ricerca indaga anche sul colore del sangue…
“La ricerca è indirizzata a questo problema: capire perché le macchie di sangue sulla Sindone hanno un colore rossastro, mentre il sangue rappreso su tessuti diventa marrone scuro dopo alcune ore. Abbiamo scoperto che il sangue con elevata bilirubina non si scurisce dopo 4 anni se viene irraggiato da luce ultravioletta poche ore dopo essere stato assorbito da un tessuto di lino. In pratica, il colore del sangue non scurisce a causa dell’interazione fotochimica tra luce ultravioletta e bilirubina in eccesso contenuta nel sangue della persona percossa. Inoltre, nelle nostre misure ottiche sulla Sindone abbiamo trovato un indizio spettroscopico che rivela la presenza di metemoglobina nel sangue sindonico. La metemoglobina è una forma di emoglobina fortemente ossidata, tipica del sangue antico. In questo ambito, le nostre misure confermano per l’ennesima volta che nel sangue sindonico c’è sangue antico. Non possiamo però quantificare l’età delle macchie”. Continua a leggere

Le monete croate inneggiano alla vita

Moneta croata con feto

Qualche settimana fa è stata emessa una versione in cui è rappresentato un feto
 
(interris, 6.08.18)
 
Ha ottenuto una storica qualificazione all’ultima finale di Coppa del Mondo. Ma la Croazia, un Paese di poco più di 4milioni di abitanti, continua ad attirare simpatie, almeno da parte di chi apprezza i popoli identitari e la difesa della vita sin dal concepimento. Nelle scorse settimane è stata emessa una moneta da 25 kune, la cui edizione commemorativa emessa nel 2000 riportava l’immagine incisa di un bambino in fase di gestazione.

Il sito croato Kunalipa, dedicato alla numismatica, dice parlando di questa moneta speciale che “il feto è il simbolo universale della vita umana, che è il centro del millennio e che determina il nuovo millennio che inizia”. Come riferisce Aleteianonostante la valorizzazione pubblica della vita umana nel ventre materno, in Croazia l’aborto è stato legalizzato nel 1978, quando il Paese faceva ancora parte dell’ormai estinta Yugoslavia, una dittatura socialista. La Corte Suprema Croata ha stabilito nel 2017 che quella legge è costituzionale, pur essendo stata promulgata prima dell’indipendenza del Paese, ma ha stabilito un termine di due anni per una sua revisione da parte del Governo. Da allora, in Croazia si è intensificata l’attività del movimento pro-vita, che ha già realizzato due marce nazionali in difesa del nascituro. Nella moneta in questione, il feto è rappresentato accovacciato, intorno a lui si diramano raggi solari.

 

Così Bologna ha reagito all’incidente, domato l’esplosione ed evitato la strage

Tutti i numeri della reazione immediata e dell’efficacia nei soccorsi
 
di Massimo Ferraro

(Corriere della Sera, 7.08.18)
 
BOLOGNA — Quando intorno alle 14 di lunedì l’autocisterna carica di Gpl ha tamponato un tir sul raccordo autostradale a Borgo Panigale, è partito un tragico conto alla rovescia. Dall’impatto tra i mezzi e l’esplosione che ha fatto collassare l’infrastruttura sono passati 7, 8 minuti al massimo. In quel momento la strada era ancora aperta, le macchine circolavano liberamente. Nel video diffuso dalla Polizia di Stato si vede chiaramente che al momento dello scoppio il tratto è quasi deserto. Sette, otto minuti: tanto è bastato ai primi soccorritori per intervenire. E trasformarsi, quasi casualmente, in eroi della giornata.

All’istante
Tra i primi ad arrivare sul luogo dell’incidente c’è Riccardo Muci, 31 anni, agente di polizia. Insieme a un collega vede la nuvola di fumo, si precipita sul posto e mette l’auto di traverso, per impedire l’accesso in entrambe le direzioni. Sente l’odore del gasolio, capisce che lo scoppio è imminente. Così fa allontanare anche i curiosi che si erano avvicinati. Sette, otto minuti: poi l’autocisterna esplode, l’onda d’urto lo spazza via. E ferisce anche un altro agente, 11 carabinieri arrivati sul posto e altre decine di persone. Ora è al Maggiore, con ustioni di secondo grado e fuori pericolo. Continua a leggere

ProVita Onlus lancia la “Scuola di Bioetica”

scuola di bioetica di ProVita

Incoraggiati dal grande successo dello scorso anno, anche per il 2018 ProVita promuove la Scuola di bioetica, che quest’anno si terrà sabato 29 e domenica 30 settembre a Roma: un fine settimana intensivo con professori universitari, magistrati e medici per approfondire la scienza della vita e della famiglia.

La Scuola di bioetica di ProVita si rivolge a tutti: docenti, medici, personale sanitario, avvocati, studenti di scuola e università e chiunque desideri acquisire una migliore e più approfondita conoscenza interdisciplinare delle tematiche di bioetica attuali. Infatti, le grandi sfide della società attuale si giocano proprio sul terreno della bioetica: aborto, eutanasia, famiglia, identità sessuale… ormai non è possibile restare nell’ignoranza e trovarsi impreparati.

Il fine settimana si svolgerà a a Roma, presso la Villa Aurelia, Via Leone XIII, 459, – una villa immersa nel verde, all’ombra di San Pietro – da sabato 29 settembre (ore 9) a domenica 30 settembre (ore 13).

Puoi visualizzare il programma completo cliccando qui. I termini di servizio applicabili agli iscritti sono disponibili qui.

È possibile iscriversi al corso scrivendo all’indirizzo redazione@notizieprovita.it o chiamando il tel.: 377 4606227.
 

Programma della Scuola di bioetica di ProVita 

 
Sabato 29 settembre

  • 9:30-10:30 Introduzione, Toni Brandi, Dott. Aldo Rocco Vitale
  • 10:30-11:30 La vita come valore costituzionale, Dott. Alfredo Mantovano (Magistrato e Vice-Presidente del “Centro Studi Rosario Livatino”)  Continua a leggere

El Salvador dice “no” all’aborto

(da UCCR, 13.07.18)
 
Nonostante una massiccia campagna di pressione da parte di New York Times, CNN, BBC, Human Rights Watch ed Amnesty International, l’uccisione di bambini non ancora nati tramite aborto continuerà a rimanere illegale in El Salvador. Quando queste grandi compagnie di corruzione ideologica falliscono i loro obiettivi è un momento di speranza per un mondo migliore.

I coordinatori di Amnesty International hanno dichiarato furiosi che i «legislatori di El Salvador hanno le mani macchiate di sangue dopo aver rifiutato persino di discutere la proposta di depenalizzazione dell’aborto. La fallita opportunità di porre fine a questa ingiustizia è un duro colpo per i diritti umani in El Salvador». Chi si rifiuta di uccidere avrebbe le “mani macchiate di sangue”. Amnesty International è come Hitler quando dal suo pulpito si indignò moralmente accusando il cristianesimo di aver macchiato di sangue i popoli precristiani.

Sul PanamaPost si legge che «sebbene la decisione sia stata presa a livello legislativo, decisive sono state le dimostrazioni di strada della società civile e la raccolta di decine di migliaia di firme in difesa della vita dei non nati». Davide contro Golia, in pratica.

La costituzione e la legislazione civile di El Salvador -paese che ha comunque risolvere tanti problemi di civiltà al suo interno-,  proibiscono l’interruzione di gravidanza dal momento del concepimento. Semplicemente, almeno in questo caso, sono coerenti con le evidenze dell’embriologia che riconoscono nella fecondazione il momento in cui appare l’essere umano, il quale da quel momento si svilupperà -senza soluzione di continuità- fino all’ultimo stadio della sua esistenza. La legge è fortemente difesa dalla principale associazione medica del paese, che comprende 37 diverse organizzazioni mediche. «Mai un medico può uccidere per azione o omissione», dichiara la legge. «Questo vale anche per l’aborto indotto, che è una grave violazione etica e deontologica. La biologia indica che la persona umana è l’oggetto del diritto assoluto alla vita dal suo concepimento» Continua a leggere

Sindone: inaffidabile lo studio che definisce false alcune macchie di sangue

Papa Francesco davanti la Sacra Sindone

La prof.ssa Marinelli, sindonologa di fama mondiale: la ricerca non ha rigore scientifico. Gruppi ideologici investono denaro in ricerche e indagini preconfezionate per dimostrare la falsità del Sacro Telo
 
(da vaticannews.va, 17.07.18)
 
La notizia ha fatto il giro del mondo. Metà delle macchie di sangue impresse sulla sindone non sarebbero compatibili con la postura di un uomo crocifisso ed altre addirittura non troverebbero riscontro di posizione sia sulla croce sia sul sepolcro. Apparentemente una bomba, con un pedigree di tutto rispetto: la firma dell’Università di Liverpool che ha pubblicato lo studio sul Journal of Forensic Sciences. I due ricercatori autori del lavoro, Matteo Borrini dello stesso ateneo e Luigi Garlaschelli del Comitato Italiano per il Controllo sulle Pseudoscienze, hanno provato a simulare con un manichino posizionato su un telo la fuoriuscita di sangue: i risultati non avrebbero dato le stesse evidenze della Sindone. A quel punto sono fioccati i titoli dei media di tutto il globo: metà delle macchie di sangue non sono vere.
 
Indagine non credibile: non c’è nulla di rigorosamente scientifico
 
Arrivata all’orecchio della professoressa Emanuela Marinelli, sindonologa di fama mondiale, la ‘bomba’ non l’ha fatta sobbalzare dalla sedia. Anzi. Al telefono non pare turbata, indignata sì. “Ha letto l’abstract della ricerca? Di scientifico non c’è nulla. Ma le sembra un criterio scientifico prendere un manichino di quelli che si usano per i vestiti delle vetrine dei negozi e con una spugna imbevuta di sangue artificiale fissata su un pezzo di legno premere sul lato destro del fantoccio per vedere dove cadono i rivoli di sangue? Questa roba non ha il rigore di altre indagini come quelle realizzate ormai quarant’anni fa su cadaveri di uomini morti per emopericardio (come presumibilmente Gesù ndr), posizionati in verticale e punti con un bisturi fra la quinta e la sesta costala, come fece la lancia del soldato romano. Prove che ebbero risultati diversi da quelli di Borrini e Garlaschelli” snocciola tutta d’un fiato la professoressa. Continua a leggere

Fai un figlio? Una mensilità in più! La scommessa di un’azienda padovana

Se lo Stato non si attiva, al bonus bebé ci pensa l’azienda. Un caso virtuoso, limitato al momento alla padovana Eurointerim, che – c’è da augurarselo – potrebbe diventare un modello da seguire a livello nazionale.
 
L’idea nasce dalla lungimiranza del presidente e fondatore di Eurointerim, Luigi Sposato, che ha stanziato un fondo di 50mila euro per le famiglie dei dipendenti. Non un semplice atto di generosità il suo, ma una vera e propria strategia manageriale, capace di guardare oltre i confini dell’azienda.

Quest’anno e l’anno prossimo, fino ad esaurimento delle risorse stanziate, Eurointerim distribuirà una mensilità in più per ciascun lavoratore in attesa di un figlio, sia esso uomo o donna, dipendente o titolare di contratto di somministrazione. Non è l’unico aspetto “family friendly” per l’azienda di Sposato. “Nella nostra azienda – ha spiegato l’imprenditore al Mattino di Padova – non si chiedono permessi per arrivare più tardi o per assentarsi, ma basta avvisarsi tra noi. Molte neomamme lavorano da casa ed è in questa maniera che rendiamo sereni i nostri dipendenti”.

L’opzione a favore delle lavoratrici mamme (ma anche dei papà) è favorita dal fatto che, ad Eurointerim, otto dipendenti su dieci sono donne e, per lo più, in giovane età. “Tutte le volte che tornano dalla maternità, io le vedo lavorare meglio, più felici e sicure. Fare figli fa bene al lavoro”, ha detto Sposato in un’intervista alla Stampa. Continua a leggere

Sull’Italia la “bomba dell’invecchiamento”

Nel 2050 gli over 65 saranno un terzo. Bernabei (Italia Longeva): “Diventeremo un enorme e disorganizzato ospizio”
 
La popolazione italiana, in continua crescita negli ultimi cento anni, oggi diminuisce, e al contempo invecchia, più velocemente che mai: nel 2050 saremo due milioni e mezzo in meno, come se la città di Roma sparisse dalla Penisola. Ma il dato ancor più rilevante è che gli over 65, oggi un quarto della popolazione, diventeranno più di un terzo, vale a dire 20 milioni di persone, di cui oltre 4 milioni avranno più di 85 anni. La “bomba dell’invecchiamento”, pronta a esplodere già dal 2030 se non adeguatamente gestita, innescherà tra l’altro un circolo vizioso: l’aumento della vita media causerà l’incremento di condizioni patologiche che richiedono cure a lungo termine e un’impennata del numero di persone non autosufficienti, esposte al rischio di solitudine e di emarginazione sociale; così crescerà inesorabilmente anche la spesa per la cura e l’assistenza a lungo termine degli anziani, ma anche quella previdenziale, mentre diminuirà la forza produttiva del Paese e non ci saranno abbastanza giovani per prendersi cura dei nostri vecchi. Infatti, oggi tre lavoratori hanno sulle spalle un anziano, domani saranno solo in due a sostenerlo. Questi sono solo alcuni dei dati emersi dalle proiezioni sociodemografiche e sanitario-assistenziali al 2030 e al 2050 elaborate dall’Istat per Italia Longeva – Rete nazionale sull’invecchiamento e la longevità attiva, e presentate oggi al Ministero della Salute nel corso dellaterza edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine, la due giorni di approfondimento e confronto sulle soluzioni sociosanitarie a supporto della Long-Term Care. “I dati presentati si riferiscono a semplici proiezioni della situazione attuale – avverte il presidente dell’Istat, prof. Giorgio Alleva – e pur non trascurando un rilevante margine di incertezza, non vi è dubbio che ilquadro prospettico sollevi una questione di sostenibilità strutturale per l’intero Paese”. Continua a leggere

Tutti salvi i 13 ragazzi della grotta. L’impegno di tanti, il sacrificio di uno: Saman Gunan

SGT MAJOR SAMAN KUNAN

La vicenda dei 13 ragazzi intrappolati dal 23 giugno scorso in una grotta in Thailandia si è conclusa con la salvezza di tutta la squadra ma anche a prezzo di una vita: il sub volontario, ex militare, è morto per mancanza di ossigeno
 
di Paola Belletti

(Aleteia, 11.07.18)
 
Il salvataggio dei Cinghialotti: i numeri di una lunga prova di resistenza, competenza e amore fraterno

Quattro i chilometri di percorso dalla grotta Pattaya Beach alla luce del mondo esterno. Non troppa, all’inizio, perché dopo più di due settimane (18 giorni per la precisione, dal 23 giugno) passate all’oscurità gli occhi di quei bambini non sono in grado di reggerla. Quattro i ragazzi estratti la prima giornata di recupero, avviato con l’incombere di nuove piogge; notava poco fa su Skytg24 il giornalista che la situazione meteo pare avere risparmiato in questi ultimi giorni proprio la zona circostante la grotta. In tre giorni, dal 9 all’11 luglio, sono usciti tutti, compresi i quattro Seal Navy che per una settimana hanno fatto compagnia ai ragazzi.

Più di cento erano i soccorritori impegnati nel salvataggio di queste vite che improvvisamente si sono mostrate per quel che sono: preziosissime. E non per i loro cari soltanto, ma per tutta la loro nazione e per il mondo intero. Non è mica colpa dei social, non c’entra il web. C’entra la pasta di cui siamo fatti e a tutte le latitudini. C’entra una rete invisibile e forte che un po’ ci tiene in trappola e un po’ ci culla ed è la dipendenza reciproca, l’amore, il senso di bene per ogni vita che sia sbucata nel mondo. Certo esiste anche la forza opposta che ci allontana e ci fa trovare gli uni gli altri molesti se non detestabili, addirittura. Non importa, quella spesso se ne va di fronte al pericolo. Continua a leggere

Grecia: ​scoperta tavoletta con versi dell’Odissea, forse la più antica

Descrive il ritorno di Ulisse alla sua casa ad Itaca  

Il reperto ha visto la luce dopo tre anni di scavi, condotti dal Servizio archeologico greco 

 

Un’antica tavoletta di argilla, con incisi 13 versi dell’Odissea di Omero, è stata portata alla luce nel sito archeologico dell’antica Olimpia, nel sud della Grecia.

Secondo quanto ha reso noto il ministero della Cultura, si potrebbe trattare della traccia più antica mai rinvenuta del celebre poema epico: le prime stime datano il reperto a prima del III secolo a.C. “Se la data verrà confermata – si legge nel comunicato del dicastero – la tavoletta potrebbe essere il reperto scritto più antico del lavoro di Omero mai scoperto”.

L’estratto, preso dal libro XIV dell’Odissea, descrive il ritorno di Ulisse alla sua casa ad Itaca ed è stato trovato vicino ai resti del tempio di Zeus. La tavoletta ha visto la luce dopo tre anni di scavi, condotti dal Servizio archeologico greco, in cooperazione con l’Istituto tedesco di Archeologia. Composta oralmente intorno all’VIII sec. a.C., l’Odissea – attribuita all’antico autore greco Omero – è stata poi trascritta, durante l’era cristiana, su pergamena, di cui sono stati rinvenuti solo pochi frammenti in Egitto.

fonte: rainews.it

La lucidità di Massimo Fini: «La felicità è impossibile, ci manca l’infinito»

(da UCCR, 6.07.18)
 
«Lanciare la Festa della felicità è un’idiozia. Meglio quella del nulla». Come non essere d’accordo con Massimo Fini, scrittore ed opinionista. Anarchico, anticlericale ma segnato dalla vita, profondamente interessato alla realtà.

Non solo Fini sta ultimamente esprimendo una visione parallela alla nostra su tematiche etiche come utero in affitto, adozioni Lgbt ed unioni civili, ma anche una vicinanza di pensieri esistenziali. Commentando la sciocchezza delle varie Giornate dedicate a qualunque cosa, si è soffermato appunto su quella dedicata alla Felicità (20 marzo).

«Sono stati gli americani con il loro consueto ed ottuso ottimismo ad avere l’ardire di inserire nella Dichiarazione di Indipendenza del 1776 “il diritto alla ricerca della felicità”, che però è stato quasi subito tradotto dall’edonismo straccione contemporaneo in un vero e proprio ‘diritto alla felicità’. Diritti di questo genere non esistono». E celebrare questa fantoccia felicità ha proseguito Fini, «significa rendere l’uomo, per ciò stesso, infelice». Perfettamente d’accordo, sopratutto per la motivazione che l’editorialista de Il Fatto Quotidiano utilizza: «quel che ci manca non ha limiti, non si può essere “felici mai”. Solo la Superintelligenza illuminista, dei Kant, degli Hegel and company, poteva attingere a simili livelli di cretineria». Continua a leggere

Caserta, ragazzo autistico si diploma: il suo prof scoppia in lacrime. Il video fa il giro del mondo

E’ lo stesso istituto dove a febbraio una insegnante fu sfregiata da un alunno. Durante l’esame orale del ragazzo erano presenti tutti i suoi compagni di classe

(Corriere della Sera, 3.07.18)
 
«La scuola è finita, viva l’estate». Francesco Criscuolo termina la prova orale del suo esame di maturità e dal fondo dell’aula, lì dove si erano assiepati in religioso silenzio i suoi compagni di classe, si levano applausi. Che seguono le lacrime del suo insegnante di sostegno, professore Michele Vozzella, che gli era stato accanto durante la prova. Il video dell’esame di Francesco, ragazzo autistico della provincia di Benevento diplomatosi all’istituto tecnico Majorana-Bachelet di Santa Maria a Vico, nel Casertano, gira di bacheca in bacheca su Facebook. Centinaia le condivisioni, migliaia i «like» dedicati all’ultimo atto del percorso di studi del 19enne.

«Mi sono permesso di condividere il video di Francesco anche sul mio profilo – ha spiegato la dirigente scolastica Pina Sgambato – perché, come si sente dall’audio, la sua bravissima mamma desidera che faccia il giro del mondo, in aiuto alla causa di ragazzi speciali come lui». E ancora: «Sono felice che la nostra scuola abbia professionisti del valore di Michele Vozzella. Siamo orgogliosi di te Francesco, ci mancherai! Possa tu vivere sempre in un mondo a colori!». La scuola è la stessa dove il 1 febbraio scorso uno studente di quarta si era scagliato con un temperino tra le mani contro la professoressa di Lettere Franca Di Blasio, ferendola gravemente al volto. La docente, ricevuta dall’allora premier Gentiloni e dalla ministra Fedeli, è poi diventata un po’ il simbolo di una categoria sempre più di frequente esposta alle aggressioni di alunni e genitori. Il ragazzo, processato, ha perso l’anno ed è finito in riformatorio. La storia di Francesco Criscuolo, di contro, riconcilia con la scuola che tutti vorrebbero. Quella della tolleranza e dell’inclusione, del reciproco rispetto e del riconoscimento del lavoro. Continua a leggere

Il DNA dell’embrione attivo dalla fecondazione

(da UCCR, 3.07.18)
 
Il Dna dell’embrione inizia, appena dopo la fecondazione, a dirigere autonomamente il processo di formazione dell’organismo umano. Una scoperta rivoluzionaria apparsa su Nature dimostra che il codice genetico non viene tradotto in un secondo momento o stadio come invece si pensava.

«Abbiamo fatto luce su ciò che attiva il programma genetico che ci fa diventare ciò che siamo»ha commentato uno degli autori, il ricercatore del Politecnico di Losanna, Didier Trono. Una conferma scientifica in più, dunque, sul fatto che la vita umana inizia pienamente al concepimento. Nessuna “entità in atto“, nessuna “entità iniziale” o “progetto di umanità”, il tutto è già in essere, in sviluppo fin dall’inizio: dall’embrione all’ultimo stadio, la morte, senza soluzione di continuità.

Il programma genetico riceve il “calcio di inizio” del processo di crescita grazie ad una famiglia di proteine chiamata Dux e la scoperta viene consideratauna pietra miliare della biologia dello sviluppo. Per questo abbiamo deciso di citarla nel nostro dossier sulle evidenze scientifiche della personalità dell’embrione umano. Continua a leggere

Omogenitorialità e diritti di ogni figlio. Nascere orfani?

di Mariolina Ceriotti Migliarese
(Avvenire, 25 giugno 2018)
 
Certamente non sono rari nella storia umana i casi di bambini cresciuti solo dalle donne; nei tempi di guerra come nei tempi di pace è successo spesso che i padri fossero assenti: morti in guerra, lontani per lavoro, oppure semplicemente latitanti, magari dopo aver messo incinta la donna madre del bambino. Tante donne coraggiose si sono rimboccate le maniche, si sono aiutate tra loro, hanno amato, accudito e fatto crescere figli che l’assenza del padre non ha necessariamente reso patologici o incapaci di vivere.

Perché dunque ci sconcerta e ci interroga la notizia che diversi sindaci, a Milano, a Torino e in altre città italiane, hanno voluto riconoscere bambini “figli di due madri”?

Pensiamo forse che queste donne non possano essere capaci, in quanto omosessuali, di dare ai bambini l’amore di cui hanno bisogno? Pensiamo forse di negare a questi bambini, in nome di qualche astratto principio, l’amore a cui hanno diritto? Che differenza c’è, dunque, tra l’essere cresciuti da due donne perché il padre è scomparso, ed essere cresciuti da due donne che hanno scelto di mettere al mondo un figlio senza il padre? Malgrado le apparenze, la differenza c’è ed è molto importante: solo nel secondo caso, infatti, gli adulti decidono consapevolmente che il bambino nasca orfano di padre.

Orfano è una parola che significa “privo di un genitore” e genitore significa “colui che ha generato”. Comunque si considerino le cose, ognuno di noi è generato senza possibilità di eccezione dai gameti di un uomo e di una donna, che sono dunque biologicamente nostro padre e nostra madre: il legame con loro è innegabile e ineludibile, perché impresso nel nostro corpo attraverso un patrimonio genetico fatto sia di caratteristiche fisiche che di inclinazioni temperamentali, che ci accompagneranno per sempre. Il legame biologico da solo è certamente insufficiente a fondare la genitorialità, ma rimane un legame potente; chi si occupa di adozioni sa bene ad esempio che qualsiasi adottivo, anche se accolto fin dai primi giorni di vita in una famiglia che ama e che lo ha amato, porta in sé una forte domanda sulle sue origini, che lo spinge sempre a cercare di scoprire chi erano i suoi genitori biologici.  Continua a leggere

Un parroco convince sei donne a non abortire e regala ad ognuna 1000 euro

A Don Marco Scattolon sono arrivati anche i complimenti del Papa

Anche Papa Francesco incoraggia don Marco Scattolon ad andare avanti. Nei giorni scorsi, in canonica a Rustega (Padova), è arrivata una lettera dal Vaticano firmata dal nunzio apostolico in Italia e a San Marino, Emil Paul Tscherrig, ed indirizzata al parroco don Marco.
 
Le difficoltà della gravidanza

La decisione del sacerdote piombinese di donare 1000 euro, al momento della nascita del figlio, a sei donne che avevano inizialmente scelto di abortire a causa delle tante difficoltà da affrontare durante e dopo la gravidanza, ha colpito anche il Papa ed il Vaticano.
 
“Luminoso esempio”

«Il suo è un luminoso esempio, più loquace di mille prediche ed insegnamenti cattedratici, dell’immenso valore della vita umana e del sostegno che ad essa dobbiamo riservare ad ogni costo», scrive il nunzio apostolico Tscherrig. Il gesto di don Marco è un esempio evangelico di investire nelle “cose di Dio”». E ancora: «E’ meraviglioso constatare che i risparmi di un ecclesiastico siano riconsegnati al “tesoro” di Dio, che è ogni uomo vivente, soprattutto colui che è più indifeso e nel bisogno».
Alla fine della lettera il saluto del Papa: «Anche a nome del Santo Padre Francesco, le rinnovo autentica riconoscenza ed invoco copiosa la benedizione del Signore» (Il Mattino di Padova, 24 giugno). Continua a leggere

Scienza e fede, Bergoglio: l’armonia porta alla conoscenza e alla sapienza

Con i partecipanti alla summer school di astrofisica della Specola vaticana papa Francesco cita Dante e augura che il loro lavoro sia «mosso» dall’amore per la verità e per l’universo

C’è la scienza, che mira a «conoscere l’universo», c’è «un altro sguardo, quello metafisico, che riconosce la Causa Prima di tutto, nascosta agli strumenti di misurazione», e «un altro sguardo ancora, quello della fede, che accoglie la Rivelazione». Piani diversi ma niente affatto incompatibili, per papa Francesco, che con i partecipanti alla summer school di astrofisica della Specola vaticana ha sottolineato che «l’armonia di questi diversi piani di conoscenza ci conduce alla comprensione, e la comprensione – speriamo – ci apre alla Sapienza».

La scuola estiva, dedicata quest’anno alle «stelle variabili nell’era dei grandi dati», si svolge dal 4 al 29 giugno a Castelgandolfo, la sede storica dell’Osservatorio astronomico della Santa Sede gestito dai Gesuiti (il direttore, oggi, è fratel Guy Consolmagno) fin da quando, negli anni Trenta, l’aumento delle luci elettriche aveva reso il cielo di Roma così luminoso da rendere impossibile l’osservazione delle stelle più deboli. Come è noto, peraltro, a causa del dilatarsi continuo della città di Roma e dei suoi dintorni, anche il cielo della cittadina laziale che affaccia sul lago Albano si è fatto così luminoso da costringere gli astronomi del Papa a fondare a Tucson, nel deserto statunitense dell’Arizona, il Vatican Observatory Research Group.

«Provenite da tanti Paesi e da culture diverse, e avete specializzazioni differenti», ha detto il Papa a professori e studenti della summer school. «Questo ci ricorda come la diversità possa unire per un obiettivo comune di studio, e come il successo del lavoro dipenda anche da tale diversità, perché è proprio dalla collaborazione tra persone di diversi retroterra che può venire una comprensione comune del nostro universo». Anche quanto al tema scelto quest’anno, le «stelle variabili», si tratta, ha notato Francesco, di studi che «provengono dallo sforzo collaborativo di molte nazioni e dal lavoro comune di molti scienziati» ed «è solo lavorando insieme, in squadra, che potete dare un senso a tutte queste nuove informazioni. L’universo è immenso e, man mano che cresce la nostra comprensione di esso, aumenta anche la necessità di imparare a gestire il flusso di informazioni che ci giungono da tante fonti. Forse – ha detto il Papa – il modo in cui gestite una tale quantità di dati può dare speranza anche a coloro che nel mondo si sentono travolti dalla rivoluzione informatica di Internet e dei social media». Continua a leggere

Nasce la Fondazione Charlie Gard

The Charlie Gard Foundation

I genitori di Charlie Gard, Chris e Connie, hanno dato vita alla “Charlie Gard Foundation” per sostenere ricerca e famiglie con bambini affetti da malattie mitocondriali
 
Debora Donnini-Città del Vaticano
 
Avrebbe compiuto 1 anno solo una settimana dopo il piccolo Charlie, a cui il 28 luglio dello scorso anno venne interrotta la respirazione artificiale e così morì. Una vicenda che commosse il mondo: si verificò una battaglia legale di mesi tra i medici dell’ospedale londinese dove era in cura, da una parte, e, dall’altra, i genitori che volevano tentare una cura sperimentale. Una possibilità che gli venne negata da varie sentenze delle Corti britanniche, che avallarono la linea dell’ospedale. Da Papa Francesco al presidente degli Sati Uniti, Donald Trump, alle piazze fino ai Social si levarono appelli perché al piccolo fosse data una chance.

Alla fine, il danno muscolare sembrava troppo avanzato e i genitori a quel punto rinunciarono alla battaglia legale non senza denunciare i ritardi e ribadendo che si dovesse intervenire subito per tentare il tutto per tutto per salvare il piccolo: troppo tempo era stato perso. Una vicenda che, tra l’altro, non per il tipo di malattia, ma per la battaglia legale, la questione del miglior interesse e della qualità della vita, ricorda le successive storie di altri due bimbi inglesi: Isaiah Hastrup e Alfie Evans.
 
La Charlie Gard Foundation

Ora la missione con cui nasce la Fondazione Charlie Gard è quella di migliorare la qualità della vita dei malati mitocondriali, in modo specifico. Lo farà sia attraverso la ricerca innovativa sia attraverso il sostegno familiare. L’obiettivo è fornire speranza di un futuro migliore per questi bambini e di trovare cure nuove per determinati ceppi della malattia genetica, spiega Emmanuele Di Leo, presidente di Steadfast onlus, che ha collaborato e supportato i genitori dei tre bambini. Di Leo, tra l’altro, ci racconta che Chris e Connie sono molto riconoscenti all’Italia per quanto ha fatto per questi bambini malati. Continua a leggere

Bambino Gesù presenta la Carta dei Diritti del Bambino Inguaribile

Dopo i casi Alfie e Charlie, l’Ospedale pediatrico della Santa Sede ha messo a punto un documento per promuovere l’alleanza terapeutica e il sostegno ai bambini con malattie gravi e inguaribili. Aperto anche un dibattitto tra medici, politici, bioeticisti e uomini di Chiesa
 
Esistono purtroppo bambini non guaribili ma non esistono bambini incurabili. Parte da questo presupposto la riflessione aperta dall’Ospedale pediatrico della Santa Sede, Bambino Gesù, dopo un mese dalla morte del piccolo Alfie Evans.
 

I temi affrontati

L’alleanza terapeutica tra famiglia e medico, l’accompagnamento e la cura anche dei pazienti affetti da malattie inguaribili, il diritto alle cure palliative e di accesso alle cure sperimentali, la capacità di fare rete tra le strutture di diversi Paesi , la necessità di creare una normativa internazionale capace di attenuare i conflitti. Di questo è molto altro hanno parlato, questa mattina, all’Aula Salviati del Bambino Gesù, politici, medici, ricercatori e bioeticisti. Presenti, tra gli altri, il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Vincenzo Paglia; la parlamentare europea, Silvia Costa; il direttore del Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa; il direttore della Pediatria e della Rianimazione Neonatale dell’Ospedale “A. Beclere” di Parigi, Daniele De Luca; il vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina. Per l’Ospedale Bambino Gesù, oltre alla presidente Enoc, sono intervenuti il direttore scientifico Bruno Dallapiccola; il direttore dei dipartimenti clinici Nicola Pirozzi e il responsabile dell’Etica Clinica, don Luigi Zucaro.  Continua a leggere

Bartolomeo: “L’Europa porta il marchio cristiano, non punti solo all’economia”

Bartolomeo ha ricordato ai presenti gli sforzi del Fanar per la promozione del dialogo, quale «unico modo per affrontare le sfide» del presente. Il dialogo, interreligioso ed interculturale, finalizzato all’unità dei Cristiani, «è un gesto di solidarietà», ha detto. Per questo motivo il patriarcato di Costantinopoli si è sempre adoperato a promuoverlo nel mondo ortodosso.

Il patriarca ha ricordato infatti che il Sinodo panortodosso di Creta (2016), malgrado le defezioni dell’ultimo momento, ha fatto propri i documenti preparatori del gennaio 2016, firmati da tutti i partecipanti che si sono ritrovati d’accordo nel dichiarare che «il fondamentalismo è espressione di una religiosità malata».

Bartolomeo ha inoltre espresso il rammarico per il disprezzo ostentato della società contemporanea nei confronti del Creato, sottolineando che la solidarietà al creato e all’umanità sono fattori imprescindibili, «le due facce della stessa moneta». «Oggi – ha aggiunto – si assiste per il mondo, ad un distacco dalla tradizione della solidarietà, un fenomeno del nostro tempo, che è dovuto alla rapida e diffusa crescita dell’individualismo, edonismo, consumismo e alla mancanza di sensibilità sociale».

In risposta a questa sfida, «le religioni – ha esortato il primate ortodosso – sono chiamate a promuovere le loro tradizioni filantropiche, e lavorare per costruire “ponti” allo scopo di proteggere la sacralità della persona umana e contribuire al riavvicinamento delle persone e delle culture contro il fanatismo e il conflitto delle culture. Nel loro insegnamento e nella pratica, devono riconfermare l’ininterrotta unità tra la fede in Dio e l’amore per i nostri simili. La risposta a questi problemi moderni richiede davvero una comune azione, altrimenti il futuro non si prospetta roseo». Continua a leggere

Giuseppe Noia. «Una società senza più aborti? Ecco perché non è un’utopia»

«Una società senza più aborti? Ecco perché non è un'utopia»

Giuseppe Noia: nel 1978 la vita prenatale era quasi ignota. Oggi si può agire su problemi e cause, con effetti impensabili
 
La possibilità di arrivare un giorno non lontano a una società senza aborti non è utopia, né pretesa infondata. Sembra un proclama assurdo nel quarantesimo anniversario della ‘194’, una legge che nasce segnata da due grandi assenze, i diritti del bambino e la sofferenza della donna. Ma proprio chi da 40 anni lavora per la salute della donna e del bambino, come Giuseppe Noia, si dice convinto che i margini per ridurre – se non azzerare completamente – l’aborto terapeutico esistono e vanno perseguiti con coraggio e determinazione.

Nessuno obiettivo ideologico. Sarebbe fuori posto per una persona che è tra le massime autorità scientifiche sul fronte della vita prenatale, docente e ricercatore, oltre che direttore dell’hospice prenatale del «Gemelli » di Roma. Quindi solo rispetto della realtà. A cominciare dai dati. Oggi solo il 10% degli oltre 80mila aborti cosiddetti ‘terapeutici’ («ma che terapia è un intervento che uccide il figlio e danneggia gravemente la madre?») praticati in Italia è motivato da abbandono terapeutico, amplificazione del rischio o ignoranza della possibilità di intervenire con efficacia per ridurre il danno in fase prenatale. Poi c’è un 50% determinato da cause sociali (povertà, solitudine, dinamiche familiari sfavorevoli) e un altro 40% da cause ‘culturali’ (pretesa di autodeterminazione assoluta, volontà di rifiutare la presenza del figlio).

Come e dove è possibile incidere? «Dobbiamo e possiamo intervenire sulle cause sociali e culturali ma innanzi tutto – osserva il professor Noia – dobbiamo diffondere una più corretta conoscenza medica, a partire da tutto quello che sappiamo sulla relazione fortissima tra madre e figlio fin dal concepimento. Già nel novembre 2000, quindi 18 anni fa, il British medical journal, spiegava in un editoriale che dalla relazione biologica tra madre e bambino deriva il benessere futuro della persona. Come ignorare per esempio il fatto che il figlio manda alla madre cellule staminali terapeutiche? Tutte queste conoscenze scientifiche che si vorrebbero silenziare si traducono in una grande perdita di umanità». Continua a leggere