Biotestamento. Bassetti: nutrire e idratare, gesti essenziali

Il presidente della Cei a Radio Vaticana: garantire l’obiezione di coscienza ai medici e agli ospedali cattolici. Martedì le Dat in Senato, incognita voto segreto.
 
Garantire al medico l’obiezione di coscienza, evitare che il no all’accanimento terapeutico sconfini nell’eutanasia rinunciando a idratazione e alimentazione, evitare di fare del malato terminale uno “scarto”. Il cardinale Gualtiero Bassetti intervistato da Radio Vaticana commenta le parole del Papa nel messaggio per la Giornata mondiale del malato. Ma, alla vigilia del ritorno in aula al Senato della legge sul fine vita – oggi – per quello che potrebbe essere il secondo e definitivo passaggio, quello del presidente della Cei suona come un estremo invito a riflettere sul rischio di toccare aspetti indisponibili della vita umana.

Le parole di papa Francesco sul fine vita «si collocano nel solco della sollecitudine della Chiesa, sempre caratterizzata dal contribuire a rendere più umana possibile la condizione del vivente che muore o del morente che vive», premette Bassetti. «Non si tratta certo – chiarisce – di rinunciare a quei gesti essenziali come sono il nutrire, l’idratare, il curare l’igiene della persona. Come Cei – aggiunge l’arcivescovo di Perugia – ci sta a cuore anche che venga riconosciuta, oltre alla possibilità di obiezione di coscienza del singolo medico, quella che riguarda le nostre strutture sanitarie». Continua a leggere

Papa Francesco ha cambiato il Padre Nostro?

Nelle ultime ore molti quotidiani online hanno diffuso la notizia che Papa Francesco vuole cambiare il Padre Nostro in italiano, la preghiera insegnata direttamente da Gesù agli apostoli.  

Nel corso della settima puntata del programma di Tv2000 “Padre nostro” condotto da don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, Francesco ha infatti sottolineato come l’espressione secondo cui «“Dio induce in tentazione” non sia una buona traduzione». Anche i francesi – ha aggiunto il Papa – «hanno cambiato il testo con una traduzione che dice “non lasciarmi cadere nella tentazione”. Sono io a cadere, non è lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto. Un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito».

La preghiera del Padre Nostro in italiano, in realtà, è già stata cambiata dalla CEI nel 2008, con la pubblicazione di una traduzione aggiornata della Bibbia, nella quale si legge, nel capitolo 6 del vangelo di Matteo, al versetto 13: “e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”. Continua a leggere

La «decima» del Vescovo (rovinavacanze e cambiatutto)

Giacomo Poretti (del celebre trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo) commenta il discorso alla città di Milano del vescovo Delpini
 

A volte i vescovi, se si mettono di impegno, sono capaci di rovinarti la vacanza meglio della moglie o della propria squadra di calcio. Sì, perché un milanese aspetta sant’Ambrogio come il resto d’Italia aspetta Ferragosto. Sant’Ambrogio arriva in un momento dell’anno che si situa tre mesi dopo la fine delle vacanze (a questo punto dell’anno il milanese è già agonizzante) e a due settimane dal Natale (dove svariati milanesi in genere soccombono).

Ecco che la festività di sant’Ambrogio, specie se il calendario come quest’anno favorisce un ponte di quattro giorni, è un vero è proprio toccasana da godersi tra sciate e polenta concia prima di affrontare le tanto temute festività natalizie. I viaggi in auto verso le località montane del ponte di sant’Ambrogio non sono quelli che si ricordano con maggior piacere: liti con la moglie sulle strade da evitare per non rimanere incolonnati, con il risultato che si sta tutto il tempo incolonnati a litigare, mentre dietro la nonna e il figlio si disputano l’iPhone per giocare a ‘Clash of Clans’. Si arriva in loco verso le 21.30 e l’unica pizzeria del paese è stata presa d’assalto: sold out. Continua a leggere

Biotestamento in aula. Appello di medici contrari alle Dat: «Legge inaccettabile»

Appello di medici contrari alle Dat: «Legge inaccettabile»

Trenta specialisti criticano regole che «ledono l’autonomia decisionale del medico, che ha competenze professionali e diritto all’obiezione di coscienza»
 
Il ddl sul consenso informato e sulle Dat è ancora inaccettabile nella parte in cui prevede che «il medico sia tenuto al rispetto delle Dat e che possa disattenderle, in tutto o in parte, ma in «accordo con il fiduciario» (art.4, comma 5). Il testo dispone infatti che, nel caso di conflitto tra il fiduciario e il medico, la decisione sia rimessa al giudice tutelare, lasciando presagire l’imposizione al medico di quando deciso in sede giudiziale. Identica soluzione viene indicata «nel caso in cui il rappresentante legale della persona interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno, in assenza delle disposizioni anticipate di trattamento (Dat) di cui all’articolo 4, o il rappresentante legale della persona minore rifiuti le cure proposte e il medico ritenga invece che queste siano appropriate e necessarie» (art.3, comma 5).

Tali previsioni ledono l’autonomia decisionale del medico, che ha specifiche competenze professionali e diritto all’obiezione di coscienza. Tali garanzie vanno fra l’altro a beneficio dello stesso paziente e sono sancite in termini inequivocabili dal Codice deontologico (art.22): «Il medico può rifiutare la propria opera professionale quando vengano richieste prestazioni in contrasto con la propria coscienza o con i propri convincimenti tecnico-scientifici». Continua a leggere

Un altro caso Charlie Gard?

I genitori del piccolo Isaiah lottano per impedire che i medici stacchino le spine
 
Si chiama Isaiah Haastrup, ha otto mesi, è inglese e la sua vicenda somiglia in modo impressionante a quella di Charlie Gard. Il piccolo è affetto da paralisi celebrale, i medici vorrebbero staccare la spina che lo fa respirare ma i genitori sono fermamente contrari. A rendere pubblico quanto sta avvenendo è stato il Guardian.
 
La vicenda

Isaiah è ricoverato al King’s College Hospital di Londra. Il danno alla testa sarebbe occorso durante il parto cesareo. Dal giorno in cui è venuto alla luce, il piccolo è ricoverato in rianimazione. Le responsabilità della sua salute, secondo i genitori, sarebbero dunque dei medici, i quali avrebbero commesso errori già nel corso del travaglio. “Il battito del bimbo – ha raccontato il papà Lanre, di professione avvocato – diminuiva ma nessuno ha fatto nulla per almeno 40 minuti”. Il cesareo sarebbe avvenuto troppo tardi, mettendo a repentaglio anche la vita della madre, e ciò risulterebbe anche da un’indagine interna a conclusione della quale i medici si sarebbero scusati con la famiglia per i problemi emersi.
 
La speranza dei genitori

Ora, quegli stessi medici dell’ospedale vorrebbero togliere i sostegni vitali ad Isaiah, convinti che non ci sia più niente da fare per salvarlo. Ma i genitori, così come quelli di Charlie Gard la scorsa estate, desiderano un ulteriore trattamento sanitario per loro figlio, e sono fiduciosi che un giorno possa stare bene a tal punto da poter tornare a casa. Continua a leggere

Il nascituro e la coscienza che nasce dall’«evidenza» di un’ecografia

L’immagine di un bambino non ancora nato scatena meraviglia e affetto in rete. E suscita un dubbio: chi tutela la sua privacy? Dunque quel feto ha dei diritti…
 
(da Avvenire, 25.11.17)
 
Caro Avvenire, l’altro giorno ci ha colpito un articolo della “Stampa” firmato Gianluca Nicoletti. Si parlava della immagine dell’ecografia del bambino atteso da una nota “influencer” di Instagram, ecografia postata in rete che ha raccolto oltre 500mila “mi piace”. Interessante che il giornalista si ponga in questa occasione dei problemi sui diritti del feto, che pure non riesce ancora a chiamare bambino. Interessante che si ponga anche una serie di interrogativi sul diritto alla privacy del bambino non ancora nato, sulla tutela della sua immagine: lo riconosce quindi come soggetto a tutti gli effetti. Se ci si preoccupa della sua privacy bisogna riconoscere che è titolare di diritti, quindi ancora di più è titolare del diritto dal quale scaturiscono tutti gli altri : il diritto alla vita. Oggi questo non è garantito a tutti i bambini non ancora nati, perché la loro vita potrebbe essere interrotta dall’aborto. Le stupende immagini delle nuove ecografie, come già all’inizio di questa tecnologia, ma ancor più adesso con il prodigio della vista in 3D e 4D, aprono gli occhi sul fatto che la vita inizia prima della nascita. Continua a leggere

PAPA/ Fine vita, cos’è il “supplemento di saggezza” chiesto da Francesco

Il discorso del Papa al Meeting europeo della World Medical Association sulle questioni del fine-vita non cambia la dottrina della Chiesa, nondimeno dice qualcosa in più
 
di CARLO BELLIENI
 
Il discorso del Santo Padre al Meeting regionale europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita” tenutosi ieri a Roma è un forte richiamo alla responsabilità personale del curante. Rimette al centro della cura il rapporto medico-paziente così tanto messo in discussione dalla medicina burocratizzata e aziendalizzata, rapporto che si trova strattonato ora dal lato di un intestardirsi con le cure quando non servono, o ancor più frequentemente dal lato di un abbandono del paziente che non è solo l’abbandono in fine-vita ma un abbandono morale troppo spesso riscontrato. Il papa richiama ad un concetto antico, da lui espresso in termini dinamici con l’espressione “la vicinanza responsabile”. “L’angoscia della condizione che ci porta sulla soglia del limite umano supremo, e le scelte difficili che occorre assumere, ci espongono alla tentazione di sottrarci alla relazione. Ma questo è il luogo in cui ci vengono chiesti amore e vicinanza, più di ogni altra cosa, riconoscendo il limite che tutti ci accumuna e proprio lì rendendoci solidali”.

Questo, si capisce bene, non riguarda solo un atto della vita, ma tutta la vita stessa e tutta la condizione del rapporto medico-malato. Per questo sarebbe puerile ridurre il discorso del Papa ad un’indicazione sul fine-vita, che pure c’è, ed è chiara e semplice: prendersi sempre cura, non abbandonare nessuno in particolare nel momento delle decisioni gravi, non avventurarsi in percorsi curativi futili. Ma porta ad estendere questa osservazione a tutta la sanità e a domandarsi se ormai “quello che facciamo” lascia in secondo piano “come lo facciamo”. Cioè se invece di “essere vicini” lasciamo scattare automatismo, protocolli, routine. Continua a leggere

Fine Vita, Gigli: accogliere messaggio Papa integralmente senza strumentalizzare

“Centralità del malato, importanza dell’alleanza terapeutica, rinuncia all’accanimento terapeutico, proporzionalità delle cure, preoccupazione per l’abbandono terapeutico, richiesta di accompagnamento, ribadita illiceità di qualunque forma di eutanasia in quanto si propone di interrompere la vita procurando la morte, rigetto dell’idolatria della tecnica.
Sono queste, al di là di ogni strumentalizzazione legata all’iter della legge sul testamento biologico in Senato, le linee della tradizionale dottrina della Chiesa che il Papa ha ribadito oggi ai partecipanti al convegno promosso da Accademia per la Vita e World Medical Association. Sono queste anche le linee su cui da sempre si è mosso il Movimento per la Vita Italiano”.
Lo afferma l’On. Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita Italiano.
“Non a caso – sottolinea Gigli – i documenti richiamati nel messaggio del Papa sono il discorso di Pio XII ai rianimatori del 1957, la Dichiarazione sull’eutanasia della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1980 e il Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il Papa è consapevole che, quando ci si immerge nella concretezza della pratica clinica, non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale per giudicare se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato. Continua a leggere

Delpini dona una sede al Movimento per la Vita

L’arcivescovo ai Cav: voi siete la speranza di un’Europa che sembra priva di futuro
 
(da Avvenire Milano & Lombardia, 12.11.17)
 
Un dono inaspettato. E un segnale forte di vicinanza e sostegno. Hanno una nuova sede, a due passi dalla Stazione Centrale e dal brulicante quartiere di Porta Nuova, il movimento per la vita ambrosiano e Federvita Lombardia, il coordinamento regionale dei 58 Centri di aiuto alla vita lombardi. Merito dell’arcivescovo Mario Delpini, che in occasione della sua partecipazione al 37° Convegno nazionale dei Cav ha consegnato personalmente le chiavi di un appartamento ai volontari impegnati ogni giorno accanto alle donne e alle mamme in difficoltà.
Il gesto di Delpini è stato compiuto lontanto dai riflettori. «Da tempo avevamo annunciato alla diocesi che al 31 dicembre saremmo stati costretti ad abbandonare la nostra sede storica di via Tonezza – ha spiegato il presidente del Movimento per la vita ambrosiano Luca Tanduo –. Nei giorni scorsi la sorpresa della chiamata dall’arcivescovado ». Delpini, in veste di presidente dell’Opera diocesana Istituto San Vincenzo, ha deciso di offrire in comodato d’uso gratuito uno spazio rimasto vuoto proprio vicino alla sede storica dell’ente religioso, che si occupa da sempre di sostegno alla disabilità, in via Copernico. «Si tratta di un’enorme mansarda, dove oltre a sistemare i volontari e gli operatori – ha aggiunto il presidente di Federvita Lombardia, Paolo Picco – potremo ospitare incontri del direttivo nazionale e in futuro attivare una postazione di Sos Vita», cioè del servizio di sostegno telefonico e in chat attivo 24 ore su 24 per rispondere alle emergenze. Continua a leggere

Müller: «Amoris laetitia» ortodossa. In linea con dottrina e tradizione

Gerhard Ludwig Muller in una foto d'archivio di Siciliani

Arriva un saggio di Buttiglione con un’ampia introduzione del prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede. «Possibile la Comunione ai divorziati risposati».
 
di Luciano Moia

(Avvenire, 30.10.17)
 
Basta con le controversie su Amoris laetitia. Basta con gli attacchi al Papa. Basta con le affermazioni secondo cui l’Esortazione postsinodale, con le sue considerazioni a proposito della possibilità concessa di divorziati in nuova unione di accedere ai sacramenti, si porrebbe al di fuori della dottrina e della tradizione.

L’altolà arriva sorprendentemente dal cardinale Gerhard Ludwing Müller, a cui il primo luglio scorso il Papa non ha rinnovato l’incarico come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Da quel momento il porporato è stato trasformato, suo malgrado, nel capofila di un diffuso malcontento verso il pontificato di Francesco. Ora il nuovo testo su Amoris laetitia scombina i piani e ci dice con la chiarezza di argomentazioni ineccepibili che tra papa Bergoglio e il suo prefetto emerito non c’è alcuna divergenza dottrinale.

Müller ha accettato di scrivere un lungo saggio introduttivo al libro di Rocco ButtiglioneRisposte amichevoli ai critici di Amoris laetitia (Ares, pp. 208, euro 14) che sarà in vendita dal prossimo 10 novembre. Il titolo dell’intervento ne rivela pienamente obiettivi e contenuti: “Perché Amoris laetitia può e dev’essere intesa in senso ortodosso”. Esplicita la tesi fondamentale: «Amoris laetitia non implica nessuna svolta magisteriale verso un’etica della situazione e quindi nessuna contraddizione con l’enciclica Veritatis splendor di Giovanni Paolo II».  Continua a leggere

L’Europa non è l’Unione Europea

di Marco Invernizzi
 
A molti potrà apparire bizzarro occuparsi di Europa, mentre l’Italia si avvia verso le elezioni politiche in un clima di profonda decadenza politica e culturale, afflitta da un “inverno demografico” che lascia poco spazio all’ottimismo per l’immediato futuro.
E tuttavia, se vogliamo sperare in un futuro migliore, certamente non immediato ma almeno per il medio periodo, dobbiamo tenere conto dell’Europa, del suo passato e delle sue radici, degli errori che si stanno compiendo nel tentare di fare l’Unione Europea, ma anche del fatto realistico e peraltro bello, che l’Italia è sempre stata il “giardino” di qualcosa di più grande, di un edificio tendenzialmente universale, prima dell’impero romano, poi della Chiesa cattolica, servendoli con uomini e idee, con l’arte e la diplomazia, con la filosofia e la politica.
Con la sua storia e con la sua civiltà, l’Europa è la culla dei Paesi che la compongono, diversi fra loro ma accomunati dalle stesse radici, che i nazionalismi prima e l’internazionalismo comunista poi, così come il globalismo scriteriato dei nostri giorni, non sono riusciti del tutto a scalfire.
Papa Francesco è recentemente tornato sul punto con un discorso del 28 ottobre ai partecipanti a una Conferenza promossa dalla Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (COMECE).
Molto importante è il punto di partenza dell’analisi del Santo Padre, anche se viene esplicitato soltanto verso la fine del suo intervento. Continua a leggere

I giovani di notte sui passi dei santi

Giovani a una veglia di preghiera (Siciliani)

I testimoni della fede animano la notte della vigilia di Ognissanti

Non solo Halloween per la notte del 31 ottobre, ma soprattutto la vigilia della solennità di Tutti i Santi, una festa della vita, un’occasione per riflettere sulla luce irradiata da tutti coloro che ci hanno preceduto e hanno vissuto fino in fondo il Vangelo.

Sono numerose le comunità locali che hanno deciso di offrire stasera ai giovani un assaggio di quella bellezza che nasce dalla vita di fede. Un modo non tanto per “combattere” la sempre più diffusa usanza di celebrare Halloween quanto per offrire un momento particolare dipreparazione alla festa dei Santi e poi alle giornate dedicate alla commemorazione dei defunti.

E quest’anno anche la Notte dei Santi si colloca in quel lungo cammino di confronto e di preparazione in vista del Sinodo del 2018, che sarà dedicato proprio alle nuove generazioni. Verrà chiesto quindi si spingere lo sguardo “oltre” verso i lontani, verso tutti quei mondi che in genere la pastorale fa fatica a incrociare sul proprio cammino ordinario.

Seguendo questa logica a Torino la diocesi ha invitato i giovani a salire alla Basilica di Superga a partire dalle 21 per osservare la città “dal punto più alto, al di sopra della rete di case e di strade dove brulica la vita quotidiana” per “sentir risuonare la domanda con cui si apre il cammino del Discepolo amato nel Vangelo di Giovanni, «Maestro, dove abiti?»”.  Continua a leggere

Michelle Hunziker “Prigioniera di una setta per 5 anni. Ora vi racconto perché”

Uscita da questo incubo nel 2006 ora lo racconta in un libro
 
di Paola Belletti
 
Michelle Hunziker è un volto noto  da tempo a tutti gli italiani e non solo. Di origini svizzere si trasferì vicino a Bologna a 16 anni.

Bella ed energetica ha sempre interpretato un femminile sensuale ma misurato (si, sì ci ricordiamo tutti le rotondità alla fine di quella lunga Treccia, nelle gigantografie esposte dietro gli autobus o affisse sui palazzi. Era giovanissima).

Simpatica, spiritosa, in grado di cantare, ballare, recitare, condurre o fare da spalla. Qualche imitazione o personaggio caricaturale, anche piuttosto riusciti. Trasmette e dichiara un’immediata simpatia per la vita e tutto ciò che essa comporta.

Un divorzio famoso alle spalle, un periodo poco chiaro che lo ha preceduto, ora appare più sicura, serena. Sposata in seconde nozze con Tomaso Trussardi ha già avuto con lui due figlie.  Solo lui il destinatario, fino ad ora, delle confidenze su quel terribile periodo.

Ma ora Michelle ha parlato chiaro. Proprio di quel periodo strano. Perché dietro il suo volto, soprattutto quello semplificato rimandatoci dagli schermi e dalle pagine di giornale, si nasconde una persona, che ha sempre una storia e spesso ferite.  Continua a leggere

Scuola. Crescono le chiusure: ecco cosa fare per salvare la parità scolastica

Lezione in una scuola elementare paritaria (Boato)

La crisi continua con 204 chiusure di scuole solo nel 2016. Presentato il XIX Rapporto del Centro studi della scuola cattolica, che fotografa ogni anno la situazione. Proposte e strumenti per salvarle
 
Tra poco più di cinque mesi la legge sulla parità scolastica (la 62/2000) diventerà maggiorenne, ma molti istituti paritari potrebbero non esserci a festeggiare questo traguardo. Solo nell’anno scolastico 2016/17 hanno chiuso i battenti 204 scuole paritarie (159 materne, 26 primarie, 12 medie inferiori, 7 istituti superiori) confermando un calo che si registra dal 2012 e che ha portato alla chiusura di 580 scuole in tutta Italia nell’ultimo quadriennio. E in diversi casi si trattava anche di istituti con una lunga storia alle spalle, ma che non sono più riuscite a far fronte all’impegno economico per continuare il servizio.

“Il valore della parità”

E proprio “il valore della parità” è il tema scelto dal Centro studi scuola cattolica (Cssc) per l’annuale fotografia scattata alla scuola cattolica, che rappresenta da sola i due terzi dell’intero segmento delle paritarie nell’unico sistema scolastico nazionale, offerta nel Rapportopresentato alla Camera dei Deputati alla presenza del segretario generale della Conferenza episcopale italiana il vescovo Nunzio Galantino e del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. Un Rapporto giunto alla sua XIX edizione e che proprio in vista dell’anniversario dei 18 anni della legge 62/2000, ha voluto rilanciarne potenzialità e criticità. Purtroppo gli aspetti critici sembrano ancora prevalere su quelli della potenzialità, e così, ancora una volta “il valore della parità – commenta Sergio Cicatelli coordinatore scientifico del Centro studi scuola cattolica – è soltanto quello economico e non anche quello del valore del suo servizio, di ciò che fa e offre all’intero sistema scolastico italiano”. Insomma “l’analisi dei valori precede quella dei costi”. Ma al momento prevale proprio quest’ultimo. Continua a leggere

Il Papa: no a tendenze eugenetiche che sopprimono i nascituri “imperfetti”

Francesco riceve i partecipanti al convegno “Catechesi e persone con disabilità” del Dicastero per la nuova Evangelizzazione: «La Chiesa non sia afona nella difesa dei disabili»
 
A fronte di una mentalità del rifiuto, di una visione spesso narcisistica e utilitaristica che porta alla marginalizzazione, di una tendenza eugenetica che induce a sopprimere i nascituri con imperfezioni, spetta alla Chiesa far sentire la sua voce per difendere e promuovere le persone con disabilità. Una voce che, quindi, non può essere «afona» o «stonata».

Francesco tocca un nervo scoperto della società moderna nel suo discorso ai partecipanti al Convegno “Catechesi e persone con disabilità: un’attenzione necessaria nella vita quotidiana della Chiesa”, promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ricevuti oggi in Vaticano. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del 25.mo anniversario di promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, e si conclude domani presso la Pontificia Università Urbaniana a Roma.

Nella sua riflessione il Pontefice guarda al «grande sviluppo che nel corso degli ultimi decenni si è avuto nei confronti della disabilità»: «La crescita nella consapevolezza della dignità di ogni persona, soprattutto di quelle più deboli, ha portato ad assumere posizioni coraggiose per l’inclusione di quanti vivono con diverse forme di handicap, perché nessuno si senta straniero in casa propria». Continua a leggere

Macerata. Proteste per l’Ave Maria all’Università. Il vescovo: “grazie a chi ci ha ricordato che la preghiera è una forza”

Docente interrompe lezione per pregare per la pace nel centenario dell’apparizione di Fatima. Scoppia la polemica. Interviene mons. Marconi: grazie perché ci avete ricordato la forza della preghiera
 
Il 13 ottobre la professoressa Clara Ferranti, ricercatrice di Glottologia e Linguistica al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata, fa lezione a un centinaio di studenti di Lingue e Lettere: alle 17:30 in punto si interrompe e li invita a recitare l’Ave Maria, una «preghiera per la pace» che quel giorno a quell’ora, nel centenario dell’apparizione della Madonna di Fatima, si tiene in varie parti d’Italia. Alcuni studenti pregano, altri rimangono in silenzio: di lì a poco l’episodio finisce sui social. E un comunicato di fuoco dell’Officina universitaria, un’associazione studentesca, denuncia «la limitazione della libertà personale» subita dai ragazzi.

La docente si difende, sostiene di non aver coartato la libertà di nessuno e di aver interrotto la lezione solo per pochi minuti, ma sul web piovono critiche pesanti, e pochissimi messaggi di sostegno. Interpellato sul punto il rettore Francesco Adornato è esplicito: «Si tratta di un atteggiamento assolutamente improprio e censurabile, mi scuso a nome dell’ateneo».

E sulla vicenda è intervenuto oggi il vescovo di Macerata, monsignor Nazareno Marconi, che in una nota dal tono ironico pubblicato sul sito dell’emittente diocesana chiede scusa, come credente, per «aver destabilizzato la serenità di un’Università». Continua a leggere

Oggi è nata una mamma: la meravigliosa storia di Paola Bonzi e del CAV Mangiagalli (e cosa possiamo fare noi per aiutare la Vita )

20.782 bambini. Ventimilasettecentoottantadue bambini. Ventimilasettecentoottantadue cuoricini che battono grazie al CAV di Paola Bonzi. Lo scrivo anche in lettere questo numero perché forse a leggerlo così, tutto d’un fiato, resta scolpito meglio in mente.

Sto per raccontarvi una storia bellissima, che si ripete ogni giorno nella grande Milano.

C’è un posto che profuma di Paradiso e che come tutte le cose belle è un po’ nascosto.

Si chiama Cav, Centro di aiuto alla Vita, e già questo nome è un programma. Si trova al terzo piano, scala B della Clinica Mangiagalli di Milano.

Lo ha fondato e lo guida dal 1984 Paola Marozzi Bonzi, una Donna (lo scrivo apposta con la D maiuscola) di quelle che incarnano il senso più alto del femminile: forte e tenera, accogliente e materna. Una donna che abbraccia e ascolta da anni le donne, qualche volta in coppia, più spesso sole, che vivono una gravidanza inattesa o indesiderata e che si trovano nella lacerante situazione di dover scegliere se continuare a far battere i piccoli cuoricini che battono sotto il loro grande cuore. Perché il cuore di una mamma è sempre grande.

Sono donne che si rivolgono qui per chiedere un aiuto. E già questo è un piccolo miracolo: se chiedono aiuto vuol dire che qualcuno le ha fatte arrivare qui, prima che altrove. Continua a leggere

Pena di morte: la Chiesa e i Papi, il Vangelo e il cinema

di Giovanni Marcotullio

(da Aleteia)
 
In un discorso tenuto ieri, papa Francesco ha chiesto che il n. 2267 del Catechismo sulla pena di morte venga modificato ancora una volta. Vediamo come e perché…
 

“Il giorno sette agosto 1797 fu uno de’ segnalati nella mia vita e lunga carriera. Ebbi l’onore di eseguire le mie funzioni per la prima volta in Roma, a piazza del Popolo, al cospetto de’ più eccelsi magistrati ecclesiastici, di insigni personaggi della Corte Pontificia, di ambasciatori, ministri, patrizi e dame del più alto lignaggio, impiccando Giacomo Dell’Ascensione. Era costui un pericolosissimo scalatore di botteghe, che dedicandosi a tal pericoloso mestiere, aveva saputo sottrarsi sempre alle indagini della punitiva giustizia e menar vita allegra, gioconda, lietissima. Ma dàlli e dàlli finì col cadere in una trappola tesagli con arte sottilissima. Colto quasi in flagrante, tentò sulle prime di far resistenza, ma poi mise senno, si lasciò arrestare e condurre alle carceri, ove confessò tutti i suoi delitti. Condannato, non voleva saperne di subir la pena. Diceva che i suoi delitti non erano passibili di morte, che la sentenza era un abominio. E ci volle del bello e del buono per metterlo legato sulla carretta. Mentre stavo per farlo salire sulla scala, mi diede un così terribile spintone che per poco non vacillai. Ma questo tratto villano mi inasprì e senza ulteriori complimenti, passatagli la porta al collo, lo mandai all’altro mondo, dove avrà portate le sue lagnanze contro la giustizia di Roma”.

Giovanni Battista Bugatti, Le memorie di Mastro Titta

 
Certo, il libro che va sotto il nome di “Memorie di un carnefice scritte da lui stesso” si gioverebbe non poco di un’edizione critica: a naso si scorgono almeno due o tre mani intervenute sul testo – un diario, probabilmente scarno, del boia; un redattore anticlericale intervenuto diffusamente a caricare il chiaroscuro delle contraddizioni insite nel soggetto; Continua a leggere

Washington. L’associazione mondiale dei medici: noi incompatibili con l’eutanasia

Rappresenta 109 associazioni e 10 milioni di professionisti in tutto il mondo: ora la Wma dichiara che un medico non può dare la morte a un paziente anche se gli è chiesto e la legge lo consente.
 
di Francesco Ognibene

(Avvenire, 10.10.17)
 
Una delle sigle più rappresentative a livello globale: questo è la World Medical Association (Wma), che con le sue 109 associazioni mediche nazionali federate (e 10 milioni di membri) convoca congressi mondiali per redigere linee guida etiche da diffondere tra i camici bianchi di tutto il mondo. La sua storia parla chiaro: nasce infatti nel 1947 per reagire all’asservimento della scienza e della professione medica ai ripugnanti disegni del totalitarismo nazista (e non solo). Una sorta di garanzia morale che l’orrore dell’uso di vite umane come cavie o la morte procurata a esseri umani considerati sacrificabili non avrebbe mai più dovuto verificarsi, non con un medico come esecutore materiale, almeno. Si capisce meglio con questa premessa la ferma presa di posizione che la Wma ha assunto nei giorni scorsi a Washington durante la 53esima assemblea: l’Associazione infatti, afferma la dichiarazione finale, «ha notato che la pratica dell’eutanasia attiva con l’assistenza medica è stata adottata nella legge di alcuni Paesi». Per questo «riafferma la sua forte convinzione che l’eutanasia è in conflitto con i principi etici basilari della pratica medica» e «incoraggia con forza tutte le associazioni mediche nazionali e i medici ad astenersi dal prendere parte all’eutanasia, anche se la legge nazionale lo consente o depenalizza questa condotta a certe condizioni». Continua a leggere

Bioetica nel Nobel per la Letteratura 2017

Il Premio Nobel per la Letteratura del 2017 è stato assegnato ad un romanziere britannico-giapponese, Kazuo Ishiguro, che in uno dei suoi più famosi romanzi ha toccato uno scottante tema bioetico: l’ingegneria genetica e la clonazione.

Il suo romanzo distopico è del 2005, e ha ricevuto parecchi premi  che potevano lasciar presagire il Nobel di oggi.  Never Let Me Go – Non lasciarmi , è stato uno dei 100 migliori romanzi in lingua inglese , secondo Time, dal 1923 al 2005.

Da esso è stato tratto un film del 2010, con lo stesso titolo, accolto positivamente dai critici, ma che non ha avuto altrettanto successo di pubblico al botteghino.

Non lasciarmi racconta la storia di Kathy, una giovane che scopre pian piano di essere un clone destinato a fungere da magazzino di organi di ricambio.  Cresce con i suoi amici in una scuola speciale per ragazzi speciali, destinati, però, a vita breve: verso i vent’anni cominciano a donare organi e sono destinati a morire dopo quattro operazioni. Continua a leggere

San Petronio. Dalla bufala sui wc alle proteste sul pranzo in chiesa a Bologna

Dalla bufala sui wc alle proteste sul pranzo in chiesa a Bologna

Ecco perché il pranzo nella Basilica di San Petronio, nel corso della visita del Papa, non è una profanazione

di Riccardo Maccioni

(Avvenire, 3 10.17)

Che gioia vederci in tanti in questa casa. Iniziava così domenica scorsa il saluto del Papa ai poveri, circa un migliaio tra cui molti rifugiati e detenuti, invitati a pranzo nella basilica di San Petronio. Un sentimento condiviso da molti, ma non da tutti, se è vero che soprattutto in Rete e sui social, non sono mancate le critiche, anche molto pesanti, alla decisione presa dall’arcidiocesi di Bologna con l’avallo della Santa Sede. Sotto accusa proprio la scelta del luogo, della «casa». Ospitando i tavoli della solidarietà, la chiesa sarebbe stata ridotta a una sorta di banale mensa aziendale, anzi secondo i siti più fieramente contrari al Pontefice, «profanata».

E come spesso succede nei confronti di Francesco, lo dimostrano le recenti accuse di “eresia”, i toni si sono fatti subito accesi, trovando facile eco in presunti esperti e polemisti sempre pronti a prenderlo di mira. Così le critiche, che potevano anche essere legittime, si sono in breve ingigantite a dismisura alimentandosi, come nel vecchio gioco del telefono senza fili, di false notiziebufale o fake news che dir si voglia, a cominciare dalla presunta presenza in Basilica di “bagni chimici“. Che naturalmente c’erano, ma altrettanto ovviamente si trovavano fuori dalla chiesa. Continua a leggere

Quei poveri che pranzano in chiesa, e l’accusa di “profanazioneˮ

I commenti per gli “ultimiˮ a tavola con il Papa in San Petronio. Avveniva agli inizi del cristianesimo. Accadeva anche a Roma, con Gregorio Magno che serviva a tavola. E nel V secolo si tenne un pranzo per i poveri a San Pietro ammirato da Paolino da Nola
 
Papa Francesco lo aveva detto poco prima durante l’incontro all’Hub Regionale di Bologna: «Da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet». È accaduto anche nel caso della decisione dell’arcivescovo Matteo Zuppi di far mangiare un migliaio di i poveri con Papa Francesco all’interno della basilica di San Petronio.

Commentatori, giornalisti e “hatersˮ di professione, insieme a siti sedicenti cattolici, non si sono limitati a dissentire dalla scelta (critica del tutto legittima), ma hanno come spesso accade esasperato i toni, tirando in ballo addirittura la parola «profanazione». Nessuna sorpresa: se si è arrivati a dare dell’eretico al Pontefice sulla base di presunte eresie che lui mai ha scritto o pronunciate, anche un pranzo con poveri e disagiati sotto le volte di una chiesa può venire presentato come un atto eversivo e gravissimo, un affronto alla sacralità del luogo e un’offesa – anzi una profanazione – del Santissimo Sacramento. Continua a leggere

Papa Francesco e le accuse di eresia: «Su divorziati e risposati la morale è quella di Tommaso d’Aquino»

Il pontefice replica indirettamente alle accuse dei giorni scorsi, a proposito delle sue aperture sulla famiglia: «La teologia ci è ancora d’aiuto tutti i giorni»

CITTÀ DEL VATICANO – Eretico chi? Tommaso d’Aquino? Francesco risponde, seppure in modo indiretto, ai «dubbi» dei quattro cardinali (due dei quali nel frattempo deceduti) e pure alla pretesa «correzione filiale» firmata da qualche decina di persone, per lo più legate al modo tradizionalista, che gli attribuisce sette «proposizioni false ed eretiche» in tema di morale e famiglia. Una replica fondata sul più insospettabile ed ortodosso dei pensatori cristiani, uno dei massimi geni del pensiero teologico e filosofico: San Tommaso d’Aquino, appunto. Pietra dello scandalo, per la «fronda» conservatrice, è l’esortazione apostolica Amoris Laetitia del 2016, nella quale Francesco ha tirato le somme dei due ultimi Sinodi sulla famiglia. Francesco ne ha parlato ai confratelli gesuiti il 10 settembre, durante il suo viaggio in Colombia, ed il colloquio finora riservato verrà pubblicato nel prossimo numero della Civiltà Cattolica, la rivista della Compagnia di Gesù. «Alcuni sostengono che sotto l’Amoris Laetitia non c’è una morale cattolica o, quantomeno, non è una morale sicura», dice Francesco. «Su questo voglio ribadire con chiarezza che la morale dell’ Amoris Laetitia è tomista, quella del grande Tommaso. Potete parlarne con un grande teologo, tra i migliori di oggi e tra i più maturi, il cardinale Schönborn».

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Genetica, staminali e DNA: un passo avanti della scienza buona

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Un passo avanti della genetica: per riprogrammare il DNA e creare cellule staminali (pluripotenti) indotte non serve più “entrarci dentro”, al DNA, ma si può agire dall’esterno.

Noi “umani”, che non siamo laureati in ingegneria genetica e che abbiamo difficoltà a penetrare i misteri della cellula e del DNA, probabilmente non leggeremo mai l’articolo di  Nature Biotechnology in cui è stata pubblicata questa bella notizia per il progresso della scienza, della genetica e della cura delle malattie. Ma difficilmente la leggeremo anche sui media di regime che in questo campo divulgano principalmente notizie relative allo scientismo prometeico dei manipolatori di esseri umani.

Ci fa piacere però registrare – in modo semplice – che la scienza vera, la scienza buona, quella che rispetta la dignità dell’essere umano e non lo usa mai come mezzo, ma lo tiene di conto sempre  e solo come fine, ha fatto un altro passo avanti nel campo delle cellule staminali. Continua a leggere

Mio fratello ha la sindrome di Down

Una bella lettera-testimonianza pubblicata sul Corriere della Sera del 25.03.17.
 
Caro Beppe, mio fratello ha la sindrome di Down. Quando è nato io avevo 11 anni, le mie sorelle 9 e 4 anni. Quando aveva pochi mesi ho chiesto ai miei di portarlo a scuola per farlo vedere ai miei professori e ai miei compagni: ero orgogliosissima. Gli ho cambiato i pannolini, dato la pappa facendo l’aeroplanino, percorso il corridoio decine di volte per farlo addormentare nel passeggino. Quest’anno mio fratello ha compiuto trent’anni. Al mattino esce e prende il suo autobus. Lavora in una scuola elementare come aiutante del bidello. I bambini gli vogliono bene. Ha le sue piccole manie: tempera le matite fino a quando non sono appuntite come spilli, va in bagno con 5 asciugamani e cose del genere. E’ pigro e mangia troppo. Ma ride. Ride tantissimo. Una risata genuina, che ti arriva dritta al cuore. Ride come non fa quasi nessuno. Ride perché ama la vita, la sua vita. E ti abbraccia. Ti abbraccia fortissimo. Continua a leggere