Lo Stato tiene le scuole paritarie sotto scacco. Ma così peggiora l’istruzione e limita la libertà

Il monopolio dell’educazione è un danno economico ma anche morale
 
di Giancristiano Desiderio
 
Dario Antiseri e Anna Monia Alfieri, un filosofo e una religiosa, danno l’anima per la scuola della quale hanno un concetto che se non arriva a Dio poco ci manca. Ma se il lavoro d’insegnamento è così alto, lo si dovrà concepire come dipendente dallo Stato o non, piuttosto, come una necessaria e libera attività umana? Il filosofo e la religiosa, naturalmente, propendono per questa seconda idea di scuola e giustamente mettono la libertà di insegnamento e di scelta educativa al centro della loro Lettera ai politici sulla libertà di scuola (Rubbettino). Ci vuole coraggio, visti i tempi, a scrivere una epistola ai politici sul tema della scuola. E più coraggio ancora ci vuole per scrivere ai politici – l’attuale ministro dell’Istruzione è Marco Bussetti – sulla scuola senza parlare di lavagne Lim e moduli, graduatorie e assunzioni ma nientedimeno che di libertà di scelta educativa e della parità esistente tra scuole statali e scuole non-statali dal momento che la scuola in sé, per definizione, è sempre pubblica.

Nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani sancì il principio che già gli antichi Ateniesi al tempo di Socrate e Protagora conoscevano e usavano: «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli». Si tratta di un principio sacrosanto che Antonio Rosmini nell’Ottocento nel saggio Sulla libertà d’insegnamento esprimeva al meglio dicendo che i padri di famiglia hanno dalla natura e non dalla legge il diritto di scegliere i maestri e gli educatori dei loro figli e così di far studiare i loro figli in patria o fuori, in scuole ufficiali o non ufficiali, statali o private, come stimano meglio al bene dei loro cari. Le parole del sacerdote Rosmini sono tanto più importanti in quanto furono scritte nel secolo XIX quando in Italia c’era sì ancora il monopolio culturale ma faceva capo alla Chiesa. Ma, appunto, la libertà d’insegnamento e di educazione non riguarda i cattolici e i non-cattolici ma i laici in quanto tali che ritengono, giustamente, che il pensiero sia libero, eppure quando si tratta della scuola non trovano di meglio da fare che appaltarlo allo Stato. Infatti, quel principio sacrosanto, che la stessa Unione europea recepì nel 1984 con la Risoluzione sulla libertà d’insegnamento, in Italia è disatteso. È, se si vuole, sulla carta ma non nella realtà. Continua a leggere

Aborto. Il «grazie» a papa Francesco da 17 associazioni che difendono la vita

Per la prima volta insieme esprimono in una lettera comune parole di gratitudine al successore di Pietro per le sue parole in difesa dei bambini non nati
 
(Avvenire, 10.10.18)
 
«Ringraziamo papa Francesco per le parole che egli ha pronunciato per difendere il diritto alla vita dei bambini non ancora nati». È un testo pieno di calore, affetto e passione quello scritto e firmato ieri da 17 associazioni e realtà cattoliche impegnate nella tutela e promozione della vita umana.

«Ringraziamo papa Francesco per le parole che egli ha pronunciato per difendere il diritto alla vita dei bambini non ancora nati». È un testo pieno di calore, affetto e passione quello scritto e firmato da 17 associazioni e realtà cattoliche impegnate nella tutela e promozione della vita umana. «Sono parole autorevoli ed efficaci – riprende la nota -, sulla scia di quanto più volte ribadito, perché il Santo Padre è molto amato anche nelle periferie del mondo e negli ambienti in cui è maggiormente diffusa una cultura aperta all’aborto. Lo ringraziamo a nome di tutte le associazioni, i gruppi e i movimenti di impegno cristiano e sociale che spendono la loro opera in difesa della vita, e soprattutto delle migliaia di volontari per la vita che si sentono incoraggiati dalla vicinanza loro espressa da papa Francesco. Lo ringraziamo a nome delle donne, che ascoltando le sue parole si sentiranno sostenute nella decisione di accogliere il figlio che vive nel loro grembo, ritrovando così il proprio innato coraggio e la gioia della maternità. Lo ringraziamo per il conforto dato a tutti i genitori che, rifiutando la cultura dello scarto, hanno accolto con amore i loro figli malati o con qualche problema. Ringraziamo papa Francesco – concludono le associazioni – perché ha collegato la riflessione sull’aborto a quella sulla pace e su ogni aggressione dell’uomo sull’uomo, perché tale collegamento dimostra che la questione dell’aborto non potrà essere considerata chiusa dalla sua legalizzazione. Rinnoviamo l’espressione della nostra fedeltà e del nostro affetto verso il Santo Padre Francesco». Continua a leggere

Il Papa: “Vi racconto Maria, una ragazza normaleˮ

Il nuovo libro-intervista con Francesco dedicato all’Ave Maria
 
di Andrea Tornielli

(La Stampa, 8.10.18)
 
«Me l’immagino come una ragazza normale, una ragazza di oggi, aperta a sposarsi, a fare una famiglia». Papa Francesco parla della Madonna e spiega la preghiera dell’Ave Maria nel nuovo libro intervista con don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, edito da Rizzoli e dalla Libreria Editrice Vaticana.  

Nel testo dell’agile volume, del quale sono stati anticipati alcuni stralci dal Corriere della Sera, Bergoglio racconta: «Da quando è nata fino all’Annunciazione, al momento dell’incontro con l’angelo di Dio, me l’immagino come una ragazza normale, una ragazza di oggi, una ragazza non posso dire di città, perché Lei è di un paesino, ma normale, normale, educata normalmente, aperta a sposarsi, a fare una famiglia. Una cosa che immagino è che amasse le Scritture: conosceva le Scritture, aveva fatto la catechesi ma familiare, dal cuore. Poi, dopo il concepimento di Gesù, ancora una donna normale: Maria è la normalità, è una donna che qualsiasi donna di questo mondo può dire di poter imitare. Niente cose strane nella vita, una madre normale: anche nel suo matrimonio verginale, casto in quella cornice della verginità, Maria è stata normale. Lavorava, faceva la spesa, aiutava il Figlio, aiutava il marito: normale». Continua a leggere

Sinodo: nascono i laboratori digitali. Al via la piattaforma #Giovani&Chiesa

Giovani delle parrocchie, seminaristi e persino un sacerdote potranno interagire per scambiarsi liberamente opinioni sui temi dell’assemblea sinodale. E fare proposte
 
(Aleteia, 11.10.18)
 
Un Sinodo che guarda ai giovani non poteva rinunciare ad una piattaforma digitale 2.0. E così è nato il progetto#Giovani&Chiesa, con l’obiettivo di far discutere i giovani italiani sulle tematiche dell’assemblea sinodale e sviluppare dei laboratori di idee virtuali.

E’ un modo, dunque, per ampliare la platea dei destinatari dei messaggi sinodali, allargare i giovani vicini alla Chiesa e fare in modo che si sentano più attivi nella diffusione di idee e processi decisionali.
 
Pastorale digitale

L’idea e la regia sono del Centro di Coordinamento Pastorale (COP), che «da qualche anno impegnato nella ricerca in pastorale digitale – che non è una pastorale altra, ma una particolare declinazione della missione evangelizzatrice della Chiesa», ha spiegato monsignor Domenico Sigalini, presidente del Centro. Continua a leggere

Chi sono i sette nuovi santi

Le gigantografie a Piazza San Pietro

Paolo VI e monsignor Romero. Ma anche due sacerdoti, due suore ed un fabbro. Ecco le canonizzazioni di Papa Francesco
 
La Chiesa proclama oggi sette nuovi santi. Papa Francesco eleva agli altari il suo predecessore Paolo VI ma anche monsignor Oscar Romero, don Francesco Spinelli, don Vincenzo Romano, suor Maria Caterina Kasper, suor Nazaria Ignacia March Mesa e Nunzio Sulprizio.
 
La canonizzazione

Con la messa di canonizzazione queste sette figure entrano ufficialmente nel novero dei santi e diventano ancora di più patrimonio di tutta la Chiesa. Fino ad oggi, erano 42 i santi proclamati da Papa Francesco dall’inizio del suo pontificato nel 2013. Tra di essi, anche due dei pastorelli di Fatima, Madre Teresa di Calcutta, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
 
Paolo VI

Giovanni Battista Montini nacque nel 1897 a Concesio, in provincia di Brescia. Studioso brillante e attento alle esigenze dei giovani, fu assistente ecclesiastico nazionale della Fuci, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Avviato verso la carriera diplomatico, Montini entrò in Segreteria di Stato dove rivestì la carica di Sostituto fino al 1952 per poi diventare Pro-Segretario per gli Affari Straordinari, il ruolo più importante in quel momento. Nel 1954 Pio XII lo nominò arcivescovo di Milano ma fu Giovanni XXIII a farlo cardinale. Continua a leggere

Droghe. Cannabis, quella light non esiste

Cannabis, quella light non esiste

(Avvenire,  11.10.18)
 
Bastano 20 grammi di sostanza in libera vendita e gas da accendini per ricavare il prodotto stupefacente. La denuncia di San Patrignano: così si abbassa la percezione del rischio

Quindici minuti. Tanti ne bastano per ottenere, comodamente in casa, un quantitativo pari a una ‘canna’, con appena 20/30 grammi di prodotto grezzo acquistato negli shop appositi o in negozi di alimentazione naturale. È sufficiente poi un estrattore – acquistabile a pochi euro su internet – a gas butano (quello utilizzato per gli accendini e i fornelletti da campo) e seguire le istruzioni rintracciabili sul Web.

Altro che cannabis light: è davvero facile estrarre e concentrare il Thc (ovvero il più importante principio attivo contenuto nella canapa), ottenendo una sostanza alterante dannosa per la salute in quantitativo sufficiente per una “canna” e acquistando prodotti attualmente in vendita in maniera legale. Ma, a dimostrare che la cannabis lightcosì “leggera” non è, ci ha pensato uno studio condotto da Giovanni Serpelloni, già capo Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, attualmente direttore dell’Uoc Dipendenze di Verona e collaboratore del Dp Institute dell’Università della Florida, che ha coordinato la sperimentazione effettuata negli istituti di Medicina legale delle Università di Ferrara, Parma e Verona.

Già nell’aprile scorso il Consiglio Superiore della Sanità si era espresso in merito alla pericolosità di queste sostanze: un “avvertimento” rimasto inascoltato. In Italia si calcola siano già circa 800 i negozi che legalmente vendono cannabis light. Ora la ricerca “Cannabis light extraction”, presentata a San Patrignano in occasione dei WeFree days dedicati alla prevenzione, mirava a scoprire se anche utilizzando la cannabis light fosse possibile estrarre e concentrare il principio attivo in dosi sufficienti per ottenere l’effetto stupefacente. I ricercatori hanno acquistato i prodotti negli store e con l’ausilio di un estrattore domestico con gas butano sono passati alla sperimentazione. Risultato: «Partendo da dosi di materiale grezzo che oscillavano dagli 8 ai 15 grammi, siamo giunti ad estrarre un prodotto con concentrazioni superiori allo 0,6%, limite della legalità – spiega il dottor Serpelloni –. Da calcoli successivi siamo arrivati alla conclusione che con 20-30 grammi di prodotto grezzo si può arrivare ad estrarre un concentrato resinoso di circa 25 milligrammi di principio attivo». Continua a leggere

I cristiani e la distruzione della Biblioteca d’Alessandria: storia di un falso mito

La Biblioteca d’Alessandria e il Serapeo distrutti dai cristiani? La leggenda nera è avvallata dal libro “Nel nome della croce” di Catherine Nixey, ma è un falso storico creato da Edward Gibbon nel ‘700.
 
(UCCR, 12.10.18)
 
Nel giugno scorso abbiamo raccolto numerosi commenti critici di affermati storici al nuovo libello anticristiano che ha scatenato le polemiche negli Stati Uniti. L’autrice è una critica d’arte, priva di titoli storici, di nome Catherine Nixey e il suo libro è arrivato velocemente anche in Italia: Nel nome della croce. La distruzione del mondo classico (Bollati Boringhieri 2018).

La Nixey non fa altro che riprendere il lavoro del polemista Edward Gibbon (1737-1794), tentando di incolpare i cristiani di aver ucciso la civiltà classica. Il suo libro è stato recensito per La Stampa da un altro non-storico, Giorgio Ieranò, che insegna Letteratura greca all’Università di Trento e si occupa solitamente di mitologia e di teatro antico. E Ieranò è cascato in pieno nella mitologia anticristiana raccontata dalla Nixey, seppur ritenendola esagerata e negando il «genocidio culturale» che l’autrice vorrebbe addossare ai cristiani.
 
DISTRUZIONE DELLA BIBLIOTECA D’ALESSANDRIA.
Una parte consistente del volume si concentra sulla distruzione della Biblioteca d’Alessandria d’Egitto. Ecco come la riporta Ieranò nella sua recensione«Nel 392 una folla di cristiani inferociti assale il Serapeo di Alessandria d’Egitto, uno dei templi più splendidi di tutto il mondo antico, riducendolo ad un cumulo di macerie e devastandone la gloriosa libreria». Come si evince, la Nixey -al contrario del suo mentore Gibbon-, non parla della grande Biblioteca d’Alessandria ma del Serapeo d’Alessandria (o Tempio di Serapide), due cose diverse come vedremo. Continua a leggere

Verona “città a favore della vita”. Mpv: “possa illuminare altre città italiane”

Vitanews, 5 OTT – “Il Movimento per la Vita Italiano saluta con favore la mozione anti-aborto approvata dal Consiglio comunale di Verona. Non entriamo nel merito del dibattito e delle polemiche politiche. Non possiamo tuttavia non osservare come dalla città scaligera spunti un raggio di sole che, ci auguriamo, possa illuminare altre comunità locali sul valore della vita, sin dal concepimento, e sull’esistenza di alternative concrete all’interruzione della gravidanza per garantire il diritto alla nascita e una reale tutela della maternità”. Lo dichiara la Presidente del Movimento per la Vita Italiano, Marina Casini Bandini.

 

Verona: approvata mozione pro vita

Il Consiglio comunale vota a maggioranza, 21 voti, la mozione che vuole la città «a favore della vita». Tra loro anche Carla Padovani, capogruppo del Pd, che ha rilasciato un’intervista a Tv2000
 
(Avvenire, 5.10.18)
 
Il Consiglio comunale di Verona vota a maggioranza, 21 voti, la mozione che vuole la città «a favore della vita». Tra quei 21 c’è anche quello di Carla Padovani, capogruppo del Pd; gli altri sono della Lega e di Forza Italia. Gli altri dem votano contro, insieme al M5s e alla sinistra, arrivando a quota 6. Un no quasi pregiudiziale perché la mozione di Alberto Zelger, della Lega Nord, di fatto pone in discussione la 194. Apriti cielo. Il Pd pone Padovani sotto processoA Roma, più ancora che in riva all’Adige.

La signora Carla è una persona tranquilla ma ferma nei suoi principi “pro vita” e a favore della famiglia (cattolica, a suo tempo si è battuta contro le unioni civili sfidando anche allora le ire del suo partito). Confida di aver solo rispettato l’articolo 2 dello Statuto comunale che già da anni prevede che «la vita di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale, venga accolta e protetta in tutti i suoi aspetti». E anche l’articolo 2 del codice etico del suo partito, che prevede la libertà di coscienza.

Ma nel Pd non la pensano tutti così. Anzi. Se il segretario nazionale Maurizio Martina giudica «un grave errore il voto della capogruppo, perché non si può tornare al Medioevo». Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria, è altrettanto drastico: «Non si procede con colpi di mano ideologici su temi così delicati». Matteo Mauri, coordinatore della segreteria, prova a spiegare che si tratta di «una scelta individuale», ancorché non condivisa, ma Sergio Lo Giudice, responsabile diritti dei dem, sostiene addirittura l’incompatibilità di Padovani con il partito. Alessia Rota, veronese, vicepresidente del gruppo alla Camera, va oltre e invita la concittadina a dimettersi, perché «ha tradito i valori fondanti del nostro partito». «Esterrefatta e schifata» si dice Monica Cirinnà. Mentre per l’ex ministro Andrea Orlando non ci sono dubbi: Padovani va espulsa. Anche con il suo voto – insiste il Pd del Veneto – si torna al Medioevo.

In serata arriva una precisazione dello stesso leghista Zelger: «Questa non è una mozione contro la legge sull’aborto ma per prevenire l’aborto, come infatti chiede anche la stessa 194, che andrebbe applicata appieno nella prima parte». Ma aggiunge: «Se devo parlare a livello personale ritengo che l’aborto sia una cosa orrenda e che, dopo 40 anni, non sia una scandalo chiedere che alla 194 sia fatto il tagliando». Continua a leggere

Nobel per la pace al ginecologo congolese Denis Mukwege e all’attivista yazida Nadia Murad

Sono stati scelti, tra i 331 candidati “per i loro sforzi per mettere fino all’uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati”
 
(rainews.it, 5.10.18)
 
Il premio Nobel per la pace è stato assegnato al medico congolese Denis Mukwege e alla yazida Nadia Murad. Sono stati scelti, tra i 331 candidati “per i loro sforzi per mettere fino all’uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati”. “Entrambi i vincitori hanno dato un contributo cruciale a focalizzare l’attenzione e a combattere tali crimini di guerra”, si legge nella motivazione del comitato norvegese.
Il medico ginecologo congolese Denis Mukwege cura le vittime di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo, mentre Murad è una donna yazida irachena, attivista per i diritti umani, ex schiava sessuale dell’Isis, che nel suo villaggio ha ucciso migliaia di persone. “Denis Mukwege è l’assistente che ha ha dedicato la sua vita a difendere queste vittime. Nadia Murad è la testimone che racconta degli abusi perpetrati contro di lei e contro gli altri. Ognuno di loro a modo suo ha contribuito a dare maggiore visibilità alla violenza sessuale in tempo di guerra, in modo che gli autori possano essere ritenuti responsabili per le loro azioni”, si legge ancora nell’annuncio. “Il medico Denis Mukwege ha trascorso gran parte della sua vita aiutando le vittime di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo. All’ospedale Panzi, fondato a Bukavu nel 2008, il Dr. Mukwege e il suo staff hanno curato migliaia di pazienti che sono caduti vittima degli assalti. La maggior parte degli abusi è stata commessa nel contesto di una lunga guerra civile che è costata la vita a più di sei milioni di congolesi. Denis Mukwege è il simbolo più importante e unificante, sia a livello nazionale che internazionale la lotta per porre fine alla violenza sessuale in guerra e nei conflitti armati. Il suo principio di base è “la giustizia è affare di tutti”. Mukwege: “Dedico il premio alle donne vittime di violenza” Denis Mukwege ha dedicato il premio Nobel per la pace alle donne “uccise nei conflitti e colpite da violenza ogni giorno”. Lo ha affermato lui stesso in una breve dichiarazione alla stampa. Continua a leggere

Petizione globale di 89 associazioni. Utero in affitto mozione all’Onu per proibirlo

Utero in affitto mozione all’Onu per proibirlo

Le associazioni chiedono lo Stop alle politiche delle Nazioni Unite per legalizzarlo

(Avvenire, 30.09.18)
 
Un sonoro no alla pratica degli uteri in affitto. Un rifiuto totale e inappellabile alla legalizzazione della gravidanza surrogata, in qualsiasi sua forma. La chiedono alla comunità internazionale decine di organizzazioni senza scopo di lucro, molte di stampo femminista, di 17 Paesi. Tutte hanno aderito al movimento con il quale il gruppo spagnoloRecav (Red Estatal contra el Alquiler de Vientres: Rete statale contro l’affitto di uteri) ha invitato l’Onu e i governi di tutto il mondo a proibire la maternità «a pagamento».

Lo sforzo comune si è concretizzato questa settimana con la presentazione, da parte di 89 organizzazioni non governative, di una petizione di moratoria all’Assemblea generale, riunita a New York per il dibattito d’apertura della sua 73esima sessione. L’iniziativa è partita da 134 donne spagnole che hanno già chiesto al loro governo di mettere fine a una pratica che, nelle loro parole, «costituisce una grave violazione dei diritti umani e della dignità delle donne e dei minori, una forma di sfruttamento riproduttivo delle donne e che converte i neonati in un oggetto di transazione contrattuale e commerciale».

In pochi giorni, alle promotrici spagnole si sono unite 28 organizzazioni francesi, altrettante argentine, 6 britanniche, 6 svedesi, 5 italiane, 3 messicane, 3 australiane e varie di Stati Uniti, India, Belgio, Germania, Olanda, Canada, Thailandia, Cambogia, Perù e Repubblica Dominicana.

Se non è il primo caso in assoluto di un appello specifico alle Nazioni Unite (dall’Italia sono partite ad esempio la richiesta uscita dal primo incontro trasversale sul tema alla Camera il 23 marzo 2017 e una raccolta di firme lanciata da Mario Adinolfi con La Croce insieme ad altre associazioni), è invece la prima volta che un gruppo così folto e globale si impegna collettivamente per far arrivare la sua voce al Palazzo di Vetro. Continua a leggere

Il Papa in Lituania, dove inginocchiarsi significava sfidare l’ateismo del KGB

Il viaggio del Papa in Lituania, tra i corridoi della follia ateo-comunista. Ma «nessuna repressione del KGB è riuscita a sopprimere la fede», ha detto la presidente lituana, Dalia Grybauskaitė.
 
(UCCR, 25.09.18)
 
L’altro ieri Papa Francesco faceva il suo ingresso nell’ex sede del Kgb durante l’occupazione sovietica della Lituania, oggi Museo delle Occupazioni e delle lotte per la libertà. Accompagnato dal vescovo di Vilnius, mons. Gintaras Grusas, si è addentrato nelle stanze delle torture, dove i membri della resistenza venivano interrogati, detenuti, seviziati.

Il 20% del clero del paese, tra il 1944 e il 1960 fu arrestato, deportato o ucciso, condividendo così il destino di migliaia di concittadini. Si opponeva ad un regime ateo e ostile, che negava Dio e l’uomo. Francesco ha oltrepassato la soglia della stanza dove avvenivano le esecuzioni, attraversato i luoghi del sacrificio dei tanti martiri per la libertà e la giustizia (140.000 lituani furono vittime delle deportazioni decretate da Stalin) e firmato il libro d’onore, invocando il dono della pace e della riconciliazione per la Lituania. La veste bianca del Papa ha sfiorato le anime massacrate dalla follia dell’odio, restituendo uno dei momenti più intensi e commoventi della visita nei paesi baltici.

Vi furono notti di urla e torture in quella stanza di morte, prima utilizzata dai nazisti e poi dal Kgb. E’ improbabile che qualcuno avrebbe mai immaginato la presenza del capo della Chiesa cattolica in quei corridoi. Dominio russo, occupazione nazista e poi quella sovietica: l’indipendenza della Lituania fu davvero vista come una liberazione. «Nessuna repressione del KGB è riuscita a sopprimere la fede»ha detto la presidente lituana, Dalia Grybauskaitė, accogliendo il Pontefice. «La Santa Sede ha sempre appoggiato l’idea della Lituania libera. È stato tra i primi a riconoscere la nostra indipendenza incoraggiando così anche altri stati a farlo. Poi, negli anni dell’occupazione, ha preservato l’ambasciata della Lituania indipendente, auspicio e promessa della libertà. E così la speranza si è realizzata». Continua a leggere

Una gravidanza sofferta alle spalle, ora si aiutano a vicenda

DONNE, SOSTEGNO, INSIEME

Nasce il gruppo Maria Piccola per mamme che portano avanti la scommessa della vita in condizioni difficili e si accompagnano a trovare un lavoro e a sostenersi reciprocamente

di Paola Bonzi
(Aleteia 24.09.18)

Di solito non scrivo di domenica, ma la felicità che provo è tale che devo assolutamente comunicarvela.
Avevo già accennato alla formazione di un nuovo gruppo, che intendo dedicare a Maria Piccola, e che vuole favorire l’autonomia e l’integrazione sociale delle mamme che hanno finito il percorso dei diciotto mesi con noi.

Questa nuova iniziativa, cominciata un anno fa, conta già 28 membri che, con entusiasmo, condividono i nostri scopi: aiutare a trovare un lavoro adeguato, reperire piccoli appartamenti per chi fosse rimasta da sola e poter elargire microcrediti alle più intraprendenti con il desiderio di lavorare in proprio.
In questi mesi ho conosciuto tante persone nuove e regolarmente ci siamo ritrovati per avviare le nostre iniziative.

Ed ecco qua: ieri, sabato 22 settembre, abbiamo vissuto, con le nostre mamme, la prima giornata di formazione per il reperimento del lavoro.
Si sono alternati due gruppi, il primo di 7 alla mattina e l’altro di 8 al pomeriggio per conoscere meglio se stesse, le loro aspirazioni e competenze, vivendo in modo interattivo tre ore di ascolto di delicati momenti accoglienti, stimolate da spezzoni di film e impegnate in piccole descrizioni di sè e della propria vita. Continua a leggere

Francia. Vescovi contro la legge sulla procreazione assistita

Procreazione assistita

La nuova norma estenderebbe la possibilità anche alle coppie omosessuali e la autorizza post-mortem
 
In Francia è intenso il dibattito sulla possibilità che la procreazione medicalmente assistita venga estesa anche alle coppie omosessuali e ai single. Lo scorso luglio, dopo che il Comitato consultivo nazionale di bioetica ha emesso un parere positivo, un portavoce del governo ha annunciato che un testo su questa tematica sarà presentato dal governo entro la fine dell’anno e discusso in Parlamento nel 2019.

La possibilità ha provocato però tensioni. Nella società civile sono in tanti a manifestare il proprio disappunto. A prendere posizione critica sono anche i vescovi francesi. In un testo pubblicato ieri la Conferenza episcopale si dice preoccupata non soltanto dall’allargamento degli aventi diritto ma ribadisce che “anche le pratiche attuali di aiuto alla procreazione assistita presentano problemi etici“. I timori dei vescovi si concentrano sull'”esclusione delle responsabilità del padre”, dato che il testo “esclude fin dall’inizio il riferimento biologico e sociale a un padre”. “La soppressione giuridica della genealogia paterna – aggiungono – recherebbe un danno al bambino, che sarebbe privato del suo riferimento a una doppia filiazione”. “Potremmo accettare collettivamente – si chiede il testo – che l’uomo venga considerato come un semplice fornitore di materiale genetico e che la procreazione umana assomigli a una fabbricazione?”. Il testo dei vescovi – che ricordano come “considerare il figlio come il frutto dell’amore duraturo tra un uomo e una donna non è opzionale” – affronta anche la questione della procreazione assistita “post mortem”, che pure potrebbe essere autorizzata. La conferenza episcolae si chiede se “sia interesse del bambino essere generato in un contesto di lutto”. Quest’ultima possibilità ricorda la vicenda di una coppia di 50enni inglesi diventati nonni dopo aver fatto inseminare artificialmente lo sperma del figlio 26enne morto in un incidente stradale. Continua a leggere

Vittoria della vita nelle isole Hawaii

La vita nascente vale più del presunto diritto all’aborto. Così è stato deciso nelle isole Hawaii, dove qualche giorno fa è stata cancellata una legge che obbligava i medici pro-vita e i centri di gravidanza, anche se legati alla Chiesa, di – scrive la CNA – «informare i clienti sui programmi statali che offrivano gratuitamente o a basso costo “servizi di pianificazione familiare completi”, incluso l’aborto».

Questo importante cambiamento è stato naturalmente accolto con favore dal fronte pro-vita.

Derald Skinner, pastore di Calvary Chapel Pearl Harbor e presidente di “A Place for Women in Waipio”, ha dichiarato in un comunicato stampa: «Siamo grati che lo Stato abbia tirato indietro il suo attacco incostituzionale al nostro ministero [per la vita, ndR]. Le nostre porte rimangono aperte e continuiamo a offrire amore, cura e compassione per tutte le donne e i loro piccoli bambini, preziosi per la nostra comunità».

Infatti, dietro tutto questo c’è un equivoco di fondo tanto grossolano, quanto diffuso: l’idea che aiutare le donne ad abortire sia un atto di carità, un segno del progresso, nel nome del “diritto”. Invece è vero piuttosto il contrario: il primo diritto fondamentale, da tutelarsi sia per la madre sia per il nascituro, è il quello alla vita. Continua a leggere

Boom di bambini gender neutral: Londra si chiede perchè

La crescita esponenziale ha portato a un’indagine del Ministero. Sotto accusa l’educazione di genere a scuola
 
di Federico Cenci

(interris, 20.09.18)
 
In Gran Bretagna ormai anche le orecchie più pigre iniziano ad udire il suono d’allarme prodotto dalla diffusione massiccia dell’ideologia gender. Se prima erano soltanto settori della società civile, nonché alcuni psichiatri ed alcuni medici a levare la propria voce di dissenso, ora la questione è giunta fin dentro Downing Street.
 
L’indagine del Ministero

Il ministro delle Pari Opportunità, Penny Mordaunt, ha incaricato dei funzionari governativi di avviare un’indagine per capire il motivo per cui un numero impressionante di bambini ed adolescenti manifesta il desiderio di cambiare il proprio sesso biologico. Secondo un rapporto del Ministero della Salute, infatti, rispetto a dieci anni fa, si è registrato un aumento del 4.400 per cento. Ad essere coinvolte sono soprattutto le femmine: nel biennio 2009-10 erano 40 quelle che chiedevano di cambiare sesso, mentre nel biennio 2017-18 sono diventate 1.806. Una fonte dell’Ufficio per le pari opportunità citata dal Times ha dichiarato che “c’è stato un sostanziale aumento nel numero di persone nate femmine che si sono rivolte al Servizio sanitario nazionale” per cambiare sesso. “Esistono prove – prosegue la fonte – che questa tendenza si sta verificando anche in altri Paesi. Poco si sa, tuttavia, sul perché e su quali possono essere gli impatti a lungo termine”. Continua a leggere

La dignità negata ai malati sui treni per Lourdes: un fatto inaccettabile

Tempi di percorrenza dei convogli sempre più lunghi, pesanti controlli, snervanti attese: i viaggi da 15-16 ore sono passati a 25-26. Le mancate risposte dalla Francia
 
di Monsignor Paolo AngelinoPresidente Generale Oftal (Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes)

Corriere della Sera, 20 settembre 2018
 
Milano, Scalo San Cristoforo: dopo un’ora di snervante attesa finalmente la manovra perché il treno che porta a bordo malati gravi proveniente da Lourdes possa entrare in stazione. Una scena che si ripete ormai da diversi anni e che si assomma a tempi di viaggio intollerabili. Stiamo parlando dei treni che da tutta Italia raggiungono Lourdes da ormai cento e più anni e che da diverso tempo sono oggetto di un trattamento a dir poco disumano.
 
Bloccati per ore

Le responsabilità, è bene dirlo, sono equamente ripartite tra ferrovie italiane e francesi. I tempi di percorrenza tra Milano e Lourdes (giusto a titolo d’esempio) potrebbero essere di 15/16 ore (come è stato sino agli anni 2007/2008). Oggi ammontano a circa 25-26 ore. Stiamo parlando, ripeto, di treni che ospitano malati, spesso allettati, che escono per una volta sola all’anno dai loro istituti e ricoveri e che si trovano a dover affrontare un viaggio impossibile. Treni, si badi bene, che le Associazioni come la nostra pagano — giustamente — sino all’ultimo centesimo. Ma ormai questi treni hanno meno importanza dei carri merci. Spesso vengono fermati per ore e ore senza motivazione in sperdute stazioni francesi — l’ultimo treno è stato fermo tre ore ad Avignone —, quasi dimenticati e in alcuni casi è dovuta intervenire anche la Protezione Civile francese.  Continua a leggere

Thomas Evans, l’ultimo avventuriero del mistero di Alfie

La legge inglese non ha avuto la meglio sul fuorilegge che combatte per il mistero della vita dei propri figli. Premiato ad Atreju, il padre del piccolo inglese racconta perché non è ancora finita

di  

(tempi.it, 25.09.18)

«Mi chiamo Thomas Evans». Ha ancora tanto da fare, Tom, la legge non ha avuto la meglio sul fuorilegge, abile a dare pienezza a quel mistero che è stato il suo bambino Alfie Evans. Poco meno di due anni e neanche un secondo perso, se è vero che cercare di risolvere un mistero non ha a che fare con la perdita di tempo ma con l’essere uomo. «Mi chiamo Thomas Evans. Sono il papà di un bellissimo bambino di nome Alfie», e si commuove il papà increspando un sorriso davanti ai tantissimi venuti ad ascoltarlo ad Atreju, la convention politica organizzata dal 21 al 23 settembre all’Isola Tiberina da Fratelli d’Italia. «Alfie non è più con noi; la legge inglese non ci ha permesso di salvarne la vita».

DI COSA HA PAURA L’INGHILTERRA?L’ultima volta che Tom è stato a Roma ha incontrato papa Francesco, e qui, dove l’ospedale vaticano Bambino Gesù si era offerto di assisterlo fino all’ultimo respiro, sperava fosse portato Alfie. Così non è stato, «credo che gli inglesi fossero spaventati dal fatto che Alfie venendo qui potesse anche solo leggermente migliorare», spiega Tom a tempi.it. Spaventati: non lo erano abbastanza Tom e la sua compagna Katie quando i medici dell’Alder Hey di Liverpool parlarono loro di “best interest”, «nel caso di nostro figlio era semplicemente morire». Almeno non spaventati quanto i dottori, e poi i giudici, i tribunali: di cosa aveva paura l’Inghilterra quando rifiutò la disponibilità del Bambino Gesù, dell’ospedale di Monaco, dell’équipe del Besta e dell’ospedale Gaslini, quando vietarono agli Evans di trasferire il piccolo? Della vita “inutile” – così era stata definita in tribunale – di un bambino malato di 23 mesi? «Io credo – dice Tom – che in Inghilterra ci sia discriminazione nei confronti delle persone disabili. L’ospedale ha rinunciato a curare Alfie dall’inizio». Continua a leggere

Commercio. Meno posti e più chiusure con le aperture domenicali

Meno posti e più chiusure con le aperture domenicali

I danni della deregulation: dal 2012 il commercio ha perso quasi 30mila occupati. I sindacati segnalano come la maggior parte dei casi chi lavora nei festivi non goda di una maggiorazione retributiva
 
di Luca Mazza

(Avvenire 12 settembre 2018 )
 
Da una parte c’è una stima generica e tutta da verificare, dall’altra parte invece ci sono i numeri inconfutabili che certificano come in sette anni di ‘deregulation’ totale (e di domeniche sempre aperte allo shopping) i risultati economici si siano rivelati piuttosto deludenti su vari fronti. La previsione è quella diffusa e messa in rilievo nelle ultime ore da tanti attori della Grande distribuzione organizzata che – preoccupati dalla fine dell’era delle aperture no stop – sottolineano come con le chiusure domenicali sarebbero a rischio 40-50mila posti di lavoro, ovvero circa il 10% del totale. Ma per avere un quadro completo ed effettuare un’analisi approfondita più delle stime aiutano i dati sul commercio da cui si nota come le liberalizzazioni selvagge abbiano ridotto e non aumentato l’occupazione in Italia. Perché la crescita della grande distribuzione non ha compensato i posti bruciati dai piccoli negozi schiacciati dai giganti e costretti ad abbassare le saracinesche. Dalle elaborazioni Confesercenti sui dati di Infocamere emerge una vera e propria moria delle micro realtà commerciali. Tanto che il saldo tra aperture e chiusure dei negozi indipendenti (escluso franchising, grande distribuzione e ambu-lanti) tra il 2012 (primo anno di regime liberalizzato) e il 2016 è di 108.636 unità in meno.

Il trend è confermato dalle rilevazioni del centro studi di Confcommercio sulla ‘demografia’ delle attività commerciali: negli ultimi dieci anni si è verificata una flessione del 2,1%. Anche i dati Istat sull’occupazione nel commercio nello stesso quinquennio sono impietosi: tra lavoratori dipendenti, indipendenti, esterni e temporanei si è scesi sotto gli 1,9 milioni. Con quasi 30mila posti andati in fumo. Spesso, inoltre, un lavoratore non ottiene neppure un gran vantaggio economico dal fatto di essere occupato la domenica o in altri giorni festivi. E ciò avviene nonostante il contratto del commercio preveda una maggiorazione della retribuzione oraria del 30% anche con il parttime. I sindacati, infatti, segnalano diverse anomalie. La Cisl Fisacat sostiene che nella maggior parte dei casi i lavoratori assunti per coprire i turni nel weekend non ottengono una maggiorazione sullo stipendio perché il lavoro di sabato e domenica viene considerato come un ‘tempo ordinario’. Continua a leggere

“Educare al domani”, convegno a Todi su costo standard e scuole paritarie

Nei giorni 15 e 16 Settembre si è tenuto a Todi il Convegno “Educare al domani”, organizzato dall’Associazione Articolo 26.

L’evento ha coinvolto numerosi esperti del mondo accademico, politico e dell’associazionismo cattolico. Tra i numerosi ospiti sono intervenuti con relazioni di altissimo profilo Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche – una delle voci più autorevoli e libere nel Panorama scolastico  e protagonista del tavolo sul Costo Standard -, il Prof. Franco Nembrini e il Sociologo Mario Salisci.

Il convegno ha trattato il tema dell’educazione sotto molteplici aspetti e ha voluto porre l’accento anche sulla questione della libertà di scelta educativa. L’educazione delle future generazioni è un tema cruciale per il Paese e da più parti è emersa la crisi della più importante istituzione educativa, la scuola.

D’altro canto è emersa anche la crisi delle nuove generazioni che soffrono di un malessere generalizzato che si declina in varie forme.

Su questo tema è intervenuto Mario Salisci, che ha presentato una relazione approfondita sulle cause sociali dell’insorgenza di questo grave malessere, come ad esempio l’aumento delle dipendenze, dei disturbi del comportamento alimentare e di svariate altre forme di disagio che assumono nuove e inedite forme (il caso degli hikikomori è emblematico).

La condizione della scuola in Italia è nota a tutti: da più parti considerata inefficace e inefficiente, estremamente dispendiosa, ha anche un altro problema, radice dei precedenti, come è emerso chiaramente dall’intervento di Anna Monia Alfieri: in Italia non viene rispettato il principio della libertà di scelta in campo scolastico e del pluralismo educativo. Continua a leggere

Papa: la persona non è più al centro dell’economia che ‘pensa solo a far soldi’

L’intervista di papa Francesco sul Sole24Ore. “Secondo me l’economia è il territorio di missione troppo poco attraversato”.
 
Quella di oggi è un’economia che “uccide”, perché “obbedisce solo al denaro” con “l’obiettivo primario e unico” di “fare soldi”, mentre “la persona non è più al centro”. Di conseguenza si costruiscono “strutture di povertà, schiavitù e di scarti” e la stessa disoccupazione “è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo, che si chiama denaro”. Lo sostiene papa Francesco in una lunga intervista al quotidiano economico italiano “Il Sole 24 Ore”.

“Manca la coscienza di un’origine comune, di una appartenenza a una radice comune di umanità e di un futuro da costruire insieme. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Un’etica amica della persona tende al superamento della distinzione rigida tra realtà votate al guadagno e quelle improntate non all’esclusivo meccanismo dei profitti, lasciando un ampio spazio ad attività che costituiscono e ampliano il cosiddetto terzo settore”.

Francesco esorta a “sviluppare la solidarietà ed a realizzare un nuovo ordine economico che non generi più scarti arricchendo l’agire economico con l’attenzione ai poveri e alla diminuzione delle disuguaglianze”. Abbiamo bisogno, sottolinea, “di coraggio e di geniale creatività”. “La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, l’inserimento dell’azienda in un territorio, la responsabilità sociale, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la coniugazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza dell’uomo rispetto alla macchina e il riconoscimento del giusto salario, la capacità di innovazione sono elementi importanti che tengono viva la dimensione comunitaria di un’azienda. Perseguire uno sviluppo integrale chiede l’attenzione ai temi che ho appena elencato”. Continua a leggere

California, infermiera salva la vita a un bimbo nato prematuro. Dopo 28 anni sono colleghi

 
Una storia commovente che sta facendo il giro del mondo

(repubblica.it, 03 settembre 2018)
 
Quando è il caso di dire ‘com’è piccolo il mondo’. La storia commovente di un’infermiera che 28 anni fa ha salvato la vita di un bimbo nato prematuro e che ora se l’è ritrovato come collega in ospedale, sta facendo il giro del mondo. È successo a Vilma Wong, 54 anni, infermiera neonatale di terapia intensiva dell’ospedale pediatrico Lucile Packard di Palo Alto, in California, e al dottor Brandon Seminatore, 28 anni, un giovane tirocinante al secondo anno di neurologia pediatrica.

Durante un turno di lavoro, il ragazzo si è presentato ai nuovi colleghi e il suo nome è risuonato subito nella testa della donna. Non avrebbe mai potuto dimenticare il nome di quel bambino che nel 1990 era nato di 29 settimane ed era rimasto in cura nel reparto di terapia intensiva, dello stesso ospedale, per oltre un mese. In quel periodo il piccolo era seguito da un’equipe medica della quale faceva parte proprio l’infermiera Wong che ha contribuito a salvargli la vita.

Wong ha raccontato il momento del loro incontro. Aveva dei dubbi, non poteva pensare che quel bambino fosse proprio lui: “Per confermare il mio sospetto gli ho chiesto se suo padre fosse un poliziotto. C’è stato un grande silenzio e lui mi ha chiesto se fossi Vilma. Ho detto si!”.

Quando il ragazzo ha iniziato a lavorare nell’ospedale i genitori gli dissero di cercare l’infermiera che gli aveva salvato la vita. Ma lo specializzando non l’ha fatto, credendo che la donna fosse andata in pensione. Così, il destino li ha aiutati comunque a incontrarsi.

 

Papi e immigrazione: oltre i luoghi comuni

Da Pio X a Francesco: ecco le posizioni meno conosciute su integrazione e controllo dei flussi
 
(da In Terris, 31.08.18)
 
“Un popolo che può accogliere ma non ha possibilità di integrare, meglio non accolga”. Le parole pronunciate da Papa Francesco nel corso dell’incontro avuto con i giornalisti sul volo di ritorno da Dublino hanno al centro quell’“accogliere ragionevole” che riafferma la posizione tradizionale della Chiesa cattolica sul fenomeno delle migrazioni. Nel corso del Novecento, il secolo maggiormente contrassegnato dal fenomeno, i pontefici, mostrando sempre una speciale sollecitudine nei confronti degli ultimi, non hanno mai predicato l’esaltazione generalizzata dei flussi migratori. La Chiesa non può che riservare un occhio particolarmente benevolo nei confronti di chi è costretto o sceglie di abbandonare la propria terra; un atteggiamento pastorale originato dalla sua naturale vocazione a dare voce ai poveri, ai deboli e agli emarginati. Tuttavia, nessuno dei papi sino ad oggi ha dimostrato di considerare la migrazione come un fatto intrinsecamente positivo: tutti loro, infatti, hanno tenuto a sottolineare la carica drammatica del fenomeno per i rischi fisici vissuti nei lunghi e difficili viaggi, per la conseguente separazione dei nuclei familiari, per la sofferenza scaturita dallo sradicamento culturale e dall’emarginazione sociale. Pur perseguendo sempre il primato della carità e la difesa della dignità della persona, la Chiesa cattolica non ha mai contestato il diritto dei governi di intervenire per regolare i flussi migratori che riguardano i confini del proprio territorio. Il magistero dei papi del Novecento e del Duemila, però, ha messo in guardia i governanti dalla fragilità di una risposta legislativa che si limita alla chiusura delle frontiere e ai respingimenti. Al tempo stesso, in nome dello spirito di verità, questi grandi pastori hanno scelto di rivolgersi con chiarezza e schiettezza a coloro i quali scelgono di migrare, considerandoli testimonianza viva del Vangelo, ma avvertendoli del pericolo di cadere nelle facili illusioni scaturite dalla cultura del benessere, senza nascondere loro la prospettiva di una realtà dolorosa, fatta spesso di esclusione sociale e smarrimento valoriale. Continua a leggere

Marijuana? Più dannosa di alcol e tabacco, ecco perché

Uno studio recente, apparso sul Journal of Alzheimer’s Disease, oltre ad aver confermato la dannosità della cannabis, ha mostrato anche la sua maggior pericolosità rispetto all’abuso di alcol. L’uso di tale droga, infatti, è associato a 2,8 anni di invecchiamento cerebrale prematuro, rispetto agli 0,6 anni di chi abusa nel consumo di alcol. Cogliamo l’occasione per riprendere un approfondimento di Enzo Pennetta sul tema.

di Enzo Pennetta
da Critica Scientifica, 26/06/18

Uno degli argomenti usati dal versante antiproibizionista e ripreso nella trasmissione RAI da Roberto Saviano è il confronto tra la cannabis ed altre sostanze (legalizzate) come alcol e tabacco. Ma si tratta di un paragone fuorviante in quanto hanno caratteristiche diverse.

Quello che caratterizza l’effetto della cannabis è l’azione sul sistema nervoso ed è su questo punto che il divieto si basa e, su questo, va verificata la presunta analogia con tabacco e alcol. Il principio attivo del tabacco è la nicotina che agisce sui recettori per l’acetilcolina (Ach) -dove ne imita l’azione del neurotrasmettitore- che sono appunto stati chiamati nicotinici. Questa sostanza, come del resto è esperienza diffusa, non provocaalterazioni negative delle capacità cognitive o di altri aspetti psicologici che sono circoscritti ai sintomi da astinenza, né tanto meno si registrano effetti di questo tipo a medio lungo termine. Negli alcolici la sostanza attiva è l’etanolo che, a bassi dosaggi, ha effetti benefici e manifesta quelli nocivi solamente con un uso eccessivo, come riportato in questo studio.

Nel caso della Cannabis, la situazione è la seguente: il principio attivo responsabile del maggiore effetto ai fini terapeutici riguardo a patologie infiammatorie, immunitarie, psichiatriche è il cannabidiolo (CBD), mentre la sostanza di interesse tossicologico è principalmente il tetraidrocannabinolo (THC). Nelle piante coltivate a scopo “ricreazionale” negli anni ’90, il contenuto medio di sostanza attiva (THC) era tra il 3 e il 4,5%; nel 2008, questo valore era salito all’8%, mentre nell’ultimo decennio sono state prodotte diverse varietà di cannabis con un contenuto di THC superiore al 20%, in alcuni casi fino al 30%. Continua a leggere

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