“Manuale di volo per uomo”: uno spettacolo che fa bene all’anima

Simone Cristicchi ci cattura, ci coinvolge e ci trasporta con la sua umanità semplice.
 
di Cristina Cappellini

(da alleanzacattolica.org)
 
Se determinati gesti o simboli hanno ancora un valore preciso (e chi scrive si augura che sia proprio così) le standing ovation che la platea sanremese del Teatro Ariston e quella milanese del Teatro Manzoni hanno riservato a Simone Cristicchi significano qualcosa in più del (seppur notevole) successo di una canzone o di uno spettacolo.

Non ero presente all’Ariston, ma ero al Manzoni, alcune sere fa, alla prima di Manuale di volo per uomo, il nuovo spettacolo di Simone Cristicchi, cantautore, attore, scrittore, disegnatore.
Ho assaporato la pièce dalla prima all’ultima scena e devo dire che non è stato per nulla difficile percepire il pathos creatosi in sala, minuto dopo minuto. Per questo mi viene da dire che, in fondo, il tributo spontaneo e commosso del pubblico non è stato solo un grande gesto di apprezzamento, ma soprattutto un segno di gratitudine e di condivisione. Ma voglio spiegarmi meglio.

Gratitudine perché Cristicchi ha saputo sì regalare al pubblico un piacevole, originale e intelligente spettacolo teatrale, ma di fatto ha offerto a tutti una grande lezione di vita. Un messaggio universale che non può lasciare indifferenti, soprattutto se raccontato con quell’onestà intellettuale, quell’umiltà e quella generosità (proprie sia dell’uomo sia dell’artista Cristicchi) che permettono di scavare ancora di più nel profondo rispetto agli eventi che si svolgono sul palcoscenico.

E arriviamo alla condivisione: di cosa? Anzitutto di un percorso umano, prima che artistico. Raffaello, il protagonista dello spettacolo, interpretato dallo stesso Cristicchi in un intenso monologo, a tratti ironico, a tratti drammatico, è di fatto il simbolo dell’uomo che soffre ma che allo stesso tempo riesce a dare un senso a ciò che accade attraverso la scoperta e lo stupore, la bellezza di cose semplici o apparentemente banali. Raffaello è un ragazzo particolare, ipersensibile, che però non si arrende alla durezza della vita, ma la rielabora dando valore a tutto ciò che, se osservato in un certo modo, può diventare importante, significativo. Continua a leggere

Cristian e la sua voglia di vivere

Reggio Emilia: Cristian, affetto da Sma (Foto Artioli)

Reggio Emilia, 24 dicembre 2018 – Una storia di straordinaria anormalità in cui se ne intreccia un’altra, pura e bella. Da una parte Cristian Viscione, 20 anni, affetto da Sma, una malattia che lo blocca a letto. Immobile fisicamente, ma non mentalmente. È brillante, ironico. Vuole vivere come i coetanei. E qui entra in gioco Irene Novindi, giovane infermiera che ha assistito Cristian durante una sorta di tirocinio. Sono diventati amici per la pelle. E lei, dopo aver trovato lavoro in una casa di riposo, mette a disposizione gratuitamente il suo giorno libero per Cristian. Lo porta in giro, ovunque. Cristian ha riassaporato la vita. E ora non vuole più smettere. Così ha messo un annuncio su facebook, disposto a pagare 7 euro l’ora perché qualcuno passi tempo con lui.
 
«Cerco ragazzi della mia età che mi facciano compagnia. Sono disposto a pagare 7 euro all’ora». Con la mano destra muove una sorta di joystick grazie al quale si destreggia con agilità sulla tastiera virtuale. Le parole si compongono sul foglio bianco elettronico spaziate da un clic su un mouse minuscolo che tiene invece nella mano sinistra. Parla scrivendo Cristian Viscione, 20 anni da compiere a marzo, affetto da quando aveva 8 mesi dalla Sma, l’atrofia muscolare spinale, una malattia che colpisce una persona su diecimila e che spegne i motoneuroni. E che lo tiene bloccato in un letto. Ma solo fisicamente e nel senso stretto del termine. Perché Cristian è capace di andare ovunque, senza limiti o confini. Dal cinema al ristorante. Grazie a Irene Novindi, una ragazza di Novellara che gli ha fatto da infermiere per qualche tempo e che oggi è la sua migliore amica, passando spesso il suo giorno libero assieme a lui. La sua mente e la sua intelligenza però corrono eccome. Scrive. E pure bene. Il monitor che ha sempre davanti è il modo con cui si esprime e comunica grazie ai social, riuscendo a farlo magicamente perché le emozioni trapassano anche uno schermo. Come qualche settimana fa quando ha colpito tutti con quel post di appello su facebook. A caccia di amici.

Così siamo andati a trovarlo a casa sua, in via Plauto, nel cuore di Pieve Modolena. Ad aprire la porta sono la mamma Rosanna Corletti, 54 anni e Imma Taronna, 39 anni, assistente di cura di Cristian circondato anche dall’amore invidiabile di papà Vincenzo, camionista, e alle sorelle Maria Assunta e Ylenia. Una splendida famiglia in un bellissimo appartamento. Chi si immagina dietro all’appello di Cristian una situazione di disagio o di degrado sarà smentito. Seppure le difficoltà quotidiane ci siano eccome, dalle barriere architettoniche da superare ogni giorno agli esosi costi che devono affrontare. Ma questa non è una storia di compassione o di pietà. Perché con Cristian ci si diverte davvero e dopo pochi minuti, restando dietro a lui per leggerlo al computer, ci si dimentica che lui sia lì, disteso e fermo su un letto, attaccato a un respiratore e alimentato da una cannula collegata a una sonda, che però va liberata più di dieci volte al giorno con un’operazione che può fare solo un’infermiera. E dopo che Rosanna e Imma finiscono di presentarlo, Cristian richiama l’attenzione con l’unico piccolo cenno fisico che riesce a fare, dondolando le sopracciglia. Scrive. Senza mezzi termini e con quell’irriverenza ironica tipica di ogni 20enne. «Voglio che le «vecchie» (la madre e Imma, ndr) vadano via. Ora parliamo noi giovani». Continua a leggere

Papa: “La donna è colei che fa bello il mondo”

 
“Oggi, 8 marzo, vorrei anche dire qualcosa sul contributo insostituibile della donna nel costruire un mondo che sia casa per tutti. La donna è colei che fa bello il mondo, che lo custodisce e mantiene in vita. Vi porta la grazia che fa nuove le cose, l’abbraccio che include, il coraggio di donarsi. La pace è donna. Nasce e rinasce dalla tenerezza delle madri. Perciò il sogno della pace si realizza guardando alla donna. Non è un caso che nel racconto della Genesi la donna sia tratta dalla costola dell’uomo mentre questi dorme (cfr Gen 2,21). La donna, cioè, ha origine vicino al cuore e nel sonno, durante i sogni. Perciò porta nel mondo il sogno dell’amore. Se abbiamo a cuore l’avvenire, se sogniamo un futuro di pace, occorre dare spazio alla donna”.
 
Papa Francesco, Discorso alla delegazione dell’American Jewish Commitee, 8 marzo 2019
 

Usa, proiezione pubblica di un nascituro in un’eco in 4D

ecografia-4D

di Giuliano Guzzo
 
C’è chi non si rassegna alla legislazione ultrabortista dello Stato di New York. Già questa, nel male, è una buona notizia. Ma quella ancora più incoraggiante è che tra i pro life ci sono persone con un’inventiva davvero notevole. Da questo punto di vista, appare molto positiva l’iniziativa di un’organizzazione di ispirazione cristiana, Focus on the Family, che si è attivata per fare in modo che il prossimo 4 maggio, nell’ambito di un evento denominato Alive from New York, sui “jumbotrons” di Times Square sia proiettata un’ecografia 4D. Non registrata, ma effettuata per l’occasione in tempo reale. Uno spettacolare collegamento visivo con un grembo materno, in pratica.

«Durante l’evento, un medico eseguirà un’ecografia 4D dal vivo di un bambino non nato», ha spiegato l’organizzazione in un comunicato stampa. L’evento includerà anche esibizioni e spettacoli musicali dal vivo, ma il piatto forte sarà senza dubbio l’ecografia sugli immensi schermi pubblicitari. Jim Daly di Focus on the Family ha spiegato che lo scopo dell’iniziativa è essenzialmente uno: quello di mettere tutti, democratici e repubblicani, progressisti e conservatori, ricchi e poveri, davanti alla realtà. La realtà di un bambino di tre mesi di vita eppure completamente formato e pienamente umano.

In effetti, uno dei più triti e ritriti argomenti abortisti è proprio quello della non umanità del feto. «Vedremo cosa diranno», ha sottolineato a questo proposito Daly, «dato che con la tecnologia 4D che abbiamo, un bimbo di tre mesi sembra quasi un neonato di un anno. Non ci sarà più modo di dire: “Quello non è un bambino”». Difficile dissentire. Anche perché il luogo scelto per questa campagna, che idealmente ricorda molto quella di Pro Vita, è – come abbiamo detto – nientemeno che Times Square, ossia il cuore pulsante non solo della Grande Mela ma, sotto un certo punto di vista, dello stesso Occidente così come lo conosciamo oggi. Continua a leggere

SCUOLA/ I giovani “diversi” che sfuggono al conformismo (e a Save the Children)

Tre ragazzi su cinque sono vittima di discriminazioni. L’ha detto Save the Children e come si fa a metterlo in dubbio? E invece la realtà dice altro
 
di Gianluca Zappa
 
L’ha detto Save the children e come si fa a metterlo in dubbio? Tre ragazzi su cinque sono vittima di discriminazioni. Le categorie dei discriminati sarebbero principalmente gli omosessuali, gli appartenenti alla comunità rom, gli obesi e quelli di colore. Almeno secondo i più di duemila studenti intervistati nelle scuole di secondo grado di tutta Italia. Subito dopo le suddette categorie vengono gli islamici e poi i poveri.

Bisognerebbe capire come sono state condotte le interviste, come erano formulati i quesiti. In ogni caso il dato non pare oggettivo, ma piuttosto relativo alle “sensazioni” degli intervistati. Insomma, la domanda, probabilmente, era: “Secondo te chi potrebbe essere considerato oggi come un diverso?”. E le risposte, infatti, sono molto politically correct. Peccato che la realtà sia anche diversa da questa correttezza del pensiero unico.

Attenzione, qui non si vuol dire che non esistano pregiudizi e un’effettiva chiusura nei confronti delle diversità sopra citate. Si vuole solo ampliare di molto il panorama a casi di discriminazione forse meno clamorosi, meno rinomati, ma quotidiani, presenti in ogni aula scolastica, di ogni ordine e grado, del nostro Paese. Più presenti di quelli ipotizzati dagli intervistati di cui sopra.

Oggi cominci presto ad essere discriminato, a scuola, tra i compagni di banco. Se non hai addosso l’abbigliamento che conta, se non puoi permetterti lo zaino, le scarpe, il giaccone, la maglietta, lo zuccotto che hanno tutti, quello che va di moda, sei fuori. Sei un “povero”, appunto. Già i bambini, che riescono ad essere perfidi, sparano giudizi sui loro coetanei, non appena cominciano a far uso di ragione. Se non hai la playstation, se non giochi all’ultimo videogame, sei una mezza tacca, non vali niente. Sei fatto fuori dal circoletto di quelli che tutti i santi giorni stanno lì davanti al video. Per andare in cerca di “diversi” non bisogna per forza scomodare le tendenze sessuali, la nazionalità, la religione. E a proposito di religione, non c’è bisogno di essere islamico: anche il ragazzo che frequenta la parrocchia cattolica oggi non va più di moda, ed è un diverso da ghettizzare. Continua a leggere

Rebecca, 10 anni, è Alfiere della Repubblica: “Ha aiutato l’amica disabile a uscire dal silenzio”

A poco più di dieci anni, Rebecca Maria Abate è la più giovane dei 29 “Alfieri della Repubblica” nominati dal Presidente Sergio Mattarella, distintisi come “costruttori di comunità”. Rebecca vive a Lucera, in provincia di Foggia, e tutti quelli che la conoscono affermano che per lei è naturale aiutare chi ha dei problemi.

Nella scheda ufficiale del Quirinale, che spiega il motivo per il quale la bambina pugliese ha ottenuto questo riconoscimento, si legge: “L’aiuto che è riuscita a dare a una compagna di scuola con grave disabilità ha consentito a questa di uscire dal silenzio e di aprire una comunicazione con l’intera classe. Grazie alla sua sensibilità e al suo affetto è riuscita a interpretare e comprendere i pochi segnali dell’amica, creando in questo modo nella classe un ambiente più aperto e inclusivo, dove la diversità è divenuta occasione di crescita per tutti”.

A Repubblica il papà Stefano racconta più dettagliatamente la storia di Rebecca: “Rebecca e la sua amica si conoscono da quando erano piccole, hanno frequentato la stessa classe dalla seconda alla quinta elementare. E da quando aveva sei anni Rebecca ha creato un ponte fra lei e il resto della comunità scolastica: accudiva la sua compagna, mangiava con lei”. Per la piccola Rebecca alzarsi e andare dalla sua amica quando era in difficoltà era un gesto naturale ed istintivo. Non riusciva a farne a meno anche se era presente un insegnante di sostegno e se i docenti le chiedevano di restare al suo posto. Alla fine nessuno le ha più impedito di avvicinarsi alla sua amica, tanto che gli insegnanti, resisi conto del legame tra le due compagne, lo hanno segnalato al preside ed infine al presidente della Repubblica. Continua a leggere

Scuola, se il problema degli esuberi nella scuola pubblica potesse risolverlo la scuola paritaria

Nei licei pubblici milanesi, quest’anno, si ripresenterà il problema degli esuberi. L’offerta delle scuole paritarie potrebbe aiutare a risolvere la questione ma c’è la complessità legata alle rette
 
di Suor Anna Monia Alfieri
 
Il problema degli esuberi presso alcuni licei classici e scientifici statali di Milano si ripresenta quest’anno in maniera rilevante, come denuncia il Corriere della sera del 13 febbraio.

90 esuberi all’Einstein: valgono 900.000 euro di spesa evidentemente imprevista, stando ai 10.000 euro annui di costo pro capite per un alunno presso un ottimo scientifico statale milanese, indicati alcuni mesi fa dallo stesso Corriere.

Qualcuno dirà: è la moda degli scientifici e dei classici. Si vada a fondo: in tempi di incertezza e fragilità concettuale su tutti i fronti, di degrado delle compagini familiari, di offuscamento dei valori, chi appena ragiona (genitori e alunni) valorizza la cultura. “Con una buona scuola superiore hai una carta in mano. Potrai andare alle migliori università italiane, ma soprattutto straniere. Forse stai facendo un po’ male le Medie: tenta lo stesso, i voti alti ci sono. Poi, allo Scientifico ti faranno filare. Comincia a iscriverti. Vediamo se ti prendono.” Di fatto, la scure delle bocciature piomberà sulle 10 classi prime del famoso liceo: si sa. Ma nel frattempo 90 aspiranti sono sulla porta.

Finita l’era dei bacini di utenza, normalizzati in ascesa i voti finali dell’esame di licenza, eliminati quasi del tutto i poco democratici test di ingresso, migliorata la mobilità pubblica, i licei milanesi terribili per fama di severità e di gloria sono oggetto di un movimento centripeto anche da parte di rampolli volitivi di famiglie non italiane radicate da anni, ragazzini poveri e intelligenti che cercano un riscatto. “Perché non io al liceo prestigioso, dove i docenti sono (quasi) tutti seri, gli ambienti abbastanza puliti, il vicepreside gentile e il preside autorevole?”. Risultato: 90 da ricollocare non si sa dove. Continua a leggere