Il mistero della Trinità: tre risposte alle domande più comuni

trinita-289x300-1


“Agostino, è più facile mettere tutta l’acqua del mare dentro a una buca che riuscire a mettere nella tua testa il Mistero della Santissima Trinità!”. 
Questo si sentì dire Sant’Agostino mentre meditava sul mistero del Dio uno e trino.

Se una mente così eccelsa ricevette un tale rimprovero dal Divin Maestro, non stupisce quanto poco possa essere compreso da noi contemporanei uno dei misteri più grandi della fede cristiana. Agli occhi del mondo la teologia cristiana appare talvolta complicata, meno semplice rispetto al monoteismo islamico. Eppure, a mio parere, è proprio questa sua inconcepibilità a dimostrarne la verità.

Nonostante vari tentativi, alcuni migliori di altri, la Trinità rimane tuttavia mistero. Ciononostante, la teologia non è rimasta muta: da Ireneo di Lione ad Agostino, da Scoto Eriugena a Tommaso d’Aquino, tutti i principali pensatori cristiani si sono confrontati con esso, dando ognuno un contributo decisivo e insuperabile. Alcuni dubbi si possono chiarire, prendendo spunto da quanto scrive il noto filosofo William Lane Craig rispondendo alle domande di un musulmano. Continua a leggere

Lo storico Holland: «mi sbagliavo, la nostra etica deriva solo dal cristianesimo»

tom-holland

Il 14/11/16 su New Statesman, settimanale della sinistra britannica, è comparso l’articolo che qui sotto abbiamo tradotto. L’autore è Tom Holland, apprezzato storico e scrittore, ha introdotto così la sua testimonianza: «Mi ci è voluto molto tempo per realizzare che i miei costumi non sono greci o romani, ma in fondo, e con orgoglio, cristiani».
 
di Tom Holland*
*storico e scrittore inglese

da NewStatesman, 14/09/16
 
Quando ero un ragazzo, la mia educazione come cristiano è stata sempre in balia dei miei entusiasmi. In primo luogo, ci sono stati i dinosauri. Ricordo vividamente il mio shock quando, durante il catechismo, ho aperto la Bibbia per bambini e ho trovato una illustrazione di Adamo ed Eva con vicino un brachiosauro. Avevo solo sei anni ma di una cosa era certo: nessun essere umano aveva mai visto un sauropode. Il fatto che l’insegnante sembrava non preoccuparsi di questo errore ha solo aggravato il mio senso di indignazione e sconcerto. Una debole ombra di dubbio, per la prima volta, era stata portata a scurire la mia fede cristiana.

Con il tempo, l’oscurità è aumentata. La mia ossessione verso i dinosauri si è evoluta senza soluzione di continuità in un’ossessione verso gli antichi imperi. Continua a leggere

“Non si pensi che sia stata poca la Misericordia”… Buon Natale!

Immagine correlata 
“Il Signore Gesù volle essere uomo per noi. Non si pensi che sia stata poca la misericordia: la Sapienza stessa giace in terra! In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (Gv 1,1). O cibo e pane degli angeli! Di te si nutrono gli angeli, di te si saziano senza stancarsi, di te vivono, di te sono come impregnati, di te sono beati. Dove ti trovi invece per causa mia? In un piccolo alloggio, avvolto in panni, adagiato in una mangiatoia. E per chi tutto questo? Colui che regola il corso delle stelle succhia da un seno di donna: nutre gli angeli, parla nel seno del Padre, tace nel grembo della madre. Per noi soffrirà, per noi morirà, risorgerà mostrandoci un saggio del premio che ci aspetta, salirà in cielo alla presenza dei discepoli, ritornerà dal cielo per il giudizio. Colui che era adagiato nella mangiatoia è divenuto debole ma non ha perduto la sua potenza: assunse ciò che non era ma rimase ciò che era. Ecco, abbiamo davanti il Cristo bambino: cresciamo insieme con lui”.

(S. Agostino)

 

Con questo pensiero del Santo di Ippona auguro a tutti un sereno e Santo Natale!

 

In quale testo Gesù è citato per la prima volta?

In quale testo Gesù è citato per la prima volta?

Risale a 2000 anni fa. Per gli studiosi è autentico e rivela il legame tra Cristo e Re Davide
 
Gesù e gli apostoli Giacomo, Pietro e Giovanni. Sono tutti citati in quello che, secondo alcuni studiosi, è il più antico testo esistente in cui si parla del Cristo. Sono alcune tavolette di metallo unite con degli anelli, un libretto scritto con un codice particolare che sarebbe stato tradotto come riporta il Daily Mail (30 novembre).
 
LA SCOPERTA IN GIORDANIA
 
La scoperta in realtà risale al 2008, quando un beduino ritrovò questo manufatto in una vallata dell’attuale Giordania, che secondo gli esperti corrisponde al territorio in cui si rifugiarono i cristiani di Gerusalemme dopo la distruzione della città nel 70 dopo Cristo. Continua a leggere

Avvento

avvento_

dall’omelia di Paolo VI per la I domenica d’Avvento, 28 novembre 1971
 
Diamo importanza alle cose importanti. Oggi ricomincia l’anno liturgico, comincia l’Avvento. Il tempo, fatale misura della nostra presente esistenza. Il grande panorama dei secoli, la storia, ci si apre davanti.

Ha un senso questa vicenda immensa? Sì.

L’uomo cammina e progredisce ma è sempre in via di ricerca; e questa, ancor più che una conquista, è un aumento di desideri e di bisogni, è uno spazio più vasto scavato nel cuore dell’uomo, reso più avido e più affamato d’una vita piena e d’una verità sicura. La scienza, lampada dell’universo, denuncia un mistero nella notte circostante, sempre più profonda e più tormentosa; è il mistero del mondo. Continua a leggere

Corinto e le lettere ai Corinzi (meditazione sulla fatica dell’ unità cristiana, nello scavo della città antica)

Capitello con Menorah dell'antica sinagoga di Corinto

Capitello con Menorah dell’antica sinagoga di Corinto

di Andrea Lonardo

La comunità di Corinto è una delle comunità paoline che conosciamo meglio, per l’ampiezza dei testi che si sono conservati. Paolo, dicono gli Atti deg li Apostoli, abitò a Corinto un anno e mezzo, la prima volta che vi giunse, poi si fermò qui una seconda volta. Ha scritto ai Corinzi non solo le due lettere che possediamo, ma, probabilmente, almeno altre due. Gli studiosi dicono che la 1 lettera ai Cori n zi è una lettera unitaria. Invece nella seconda lettera ne riconoscono due, poiché ipotizzano che la seconda parte della lettera sia la lettera “ dalle molte lacrime” che Paolo dice di aver inviato precedentemente a quella che è la nostra 2 Cor.

Infatti nel la seconda parte di 2 Cor, nei capitoli da 10 a 13, vediamo Paolo che si offende, si agita, si commuove, che è profondamente adirato con i Corinzi. Se è vera questa ipotesi, allora la prima parte della seconda lettera ai Corinzi – dal capitolo 1 al capito l o 9 – sarebbe in realtà la terza lettera scritta da Paolo a questa città e la nostra 2 Cor sarebbe un insieme di queste due lettere. L’ ultima parte, più antica, evidenzierebbe questa profonda frizione con Paolo, la prima parte, più recente, ci mostrerebbe Paolo ormai tornato in buoni rapporti con la comunità locale. Continua a leggere

La storia del vino: Noè, Bacco, il monachesimo

di Susanna Manzin

(dal blog Pane & Focolare)
 
Il Castello Trauttmansdorff a Merano, noto soprattutto per avere ospitato la Principessa Sissi, ha uno splendido parco dove è allestito uno dei giardini botanici più grandi d’Europa. Passeggiando tra piante esotiche, laghetti di ninfee, arbusti profumati, paesaggi forestali e persino una piantagione di thè, i visitatori possono godere della bellezza e della varietà delle ricostruzioni di ambienti naturali del nostro continente e di terre lontane. Un settore è dedicato anche ai vigneti, con le varietà Gewürztraminer, Schiava e Lagrein, tipiche dell’Alto Adige, e altri vitigni autoctoni molto  antichi. Tra le viti si erge un monumento che porta un nome solenne che evoca sacralità: Il Tabernacolo. Conserva, ben protetto, un vinacciolo di 7.000 anni fa, dono del museo nazionale di Tbilisi, in Georgia.

Secondo gli archeologi, i botanici e i genetisti che hanno analizzato alcuni vinaccioli fossili, le origini della viticoltura e della vinificazione risalgono proprio all’area che corrisponde oggi alla Georgia e all’Armenia. E’ curioso che la scoperta coincida con quanto racconta la Bibbia, che attribuisce a Noè l’invenzione del vino: il Patriarca, secondo il racconto del Libro della Genesi, si è fermato con la sua Arca sul Monte Ararat, situato proprio in quei territori. (In questo mosaico del Duomo di Monreale ecco Noè che produce il vino). Continua a leggere

L’angelo come figura chiave per una teologia della creazione e della storia in Pierangelo Sequeri

24750ab

Pierangelo Sequeri ha recentemente pubblicato un articolo dal titolo Effetti dell’Angelo. Prospettive dell’angelologia per una nuova teologia della storia, in La Rivista del Clero Italiano, LXXXIX 2008, numero di aprile, pagg.254-268.
Scrive l’autore: L’Angelo appare come l’elemento rivelatore di una dimensione colossale e grandiosa della creazione, che la teologia della creazione generalmente mortifica… Per aver trascurato lo sfondo al quale si riferisce la manifestazione dell’Angelo, la teologia della creazione si è silenziosamente ridotta a teologia della ‘terra’ (e dell’uomo che la abita)…
Il ‘cielo di Dio’… non è semplicemente ‘Dio stesso’, né semplicemente la ‘terra-mondo’…. L’affollamento della presenza di Angeli, nella tradizione evangelica, è significativamente concentrato intorno al luogo dell’incarnazione-nascita e a quello della morte-resurrezione di Gesù… L’Angelo ha la parola giusta, fa il segno giusto, per rimettere in moto la storia dell’avvento di Dio in favore dell’uomo. E per scompigliare le carte della rassegnazione umana a una storia ‘chiusa’ al divino. L’Angelo non è irruzione dell’elemento ‘irrazionale’ nella storia. L’Angelo è ‘complice’ del Logos di Dio.
 
(fonte: gliscritti.it)
 

Oralità e Magistero

Oralit___e_Magis_573d611d83853_200x280

Oralità e Magistero. Il problema teologico del magistero ordinario, D’Ettoris Editori, Crotone 2016
 
– Presentazione dell’autore, don Pietro Cantoni
 
1. Il “Magistero” è un problema complesso e molto discusso. Il mio tentativo in questo libro è quello di proporre e prospettare un “cambiamento di paradigma” (Cambiamento di paradigma è l’espressione coniata da Thomas S. Kuhn nella sua importante opera La struttura delle rivoluzioni scientifiche [1962] per descrivere un cambiamento nelle assunzioni basilari all’interno di una teoria scientifica dominante. Il concetto di scienza rivoluzionaria è messo in contrasto con la sua idea di scienza normale). Finora il Magistero è stato visto in un’ottica soprattutto “grafica”, cioè come un insieme di documenti scritti. Non si tratta di una prospettiva completamente sbagliata perché – per lo più – i pronunciamenti del Magistero si traducono in documenti scritti: bolle, responsi, lettere motu proprio, lettere encicliche, costituzioni apostoliche, esortazioni apostoliche post-sinodali, ecc. Continua a leggere

Un catechismo per i bambini

grandi domande

(dal blog di Costanza Miriano)
 
di padre Maurizio Botta
 
Ho la gioia sincera di  annunciarvi che a fine agosto sarà pubblicato dall’editrice ITACA il primo volume del Catechismo Le domande grandi dei bambini, di don Andrea Lonardo e padre Maurizio Botta, pensato per i bambini dell’eta delle Prime Comunioni.

Non sarà un catechismo ufficiale della diocesi di Roma, né dell’Ufficio Catechistico, perché è bene che ognuno sia libero di utilizzare i testi che ritiene più adatti. Ma abbiamo voluto scriverne uno Don Andrea Lonardo e io perché sentivamo che era importante farlo.

Non vogliamo che i bambini siano trattati in maniera infantile e desideriamo che i catechisti siano più coscienti delle domande grandi che essi portano nel cuore. Domande alle quali dobbiamo rispondere. Continua a leggere

“L’arte della misericordia” con Padre Rupnik – Puntata 4: La Chiesa

Una serie speciale di “Soul” (su Tv2000) dedicata al tema della Misericordia nell’arte del mosaico. Quattro puntate, quattro temi, quattro grandi mosaici per conoscere la Chiesa del Giubileo attraverso l’arte. A guidare il percorso è padre Marko Ivan Rupnik, gesuita sloveno, noto mosaicista e pittore, in un dialogo con Monica Mondo.

La misericordia di Papa Francesco… (domanda al sacerdote)

San_Domenico

“La misericordia predicata da Papa Francesco non è mal intesa e fonte di equivoci?”.
 
La risposta di P. Angelo Bellon (dal sito Amici Domenicani)
 

Carissimo,

1. è facile equivocare sul concetto di misericordia.
Per molti è sinonimo di chiudere un occhio o anche di chiuderli tutti e due e lasciar correre.

2. Gesù nella parabola del buon samaritano ci mostra la vera misericordia:
“Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.

Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno»” (Lc 19,33-35). Continua a leggere

“Solo gli amanti conoscono Dio” (E. Ronchi)

Jesus Heals The Blind Man by Duccio di Buoninsegna (1260-1318)

Con Gesù è proprio come quando ci si innamora: si inizia balbettando qualche spiegazione logica e si finisce per cantare una melodia la cui provenienza rimane misteriosa

“Faccio questa semplice domanda, proprio perché nella vita quotidiana è sempre poco il tempo che ho per dedicarmi alla preghiera, fermarmi, meditare… L’unico modo per avvicinarsi a Gesù è principalmente la preghiera? E quali altri modi o gesti ci avvicinano a Lui?”.

Sei proprio fortunata, Giulia. Guardati intorno che Gesù è proprio lì, vicinissimo a te. No, non voglio fare la romanticona spirituale, ma desidero dirti una cosa importantissima: se tu stai cercando di avvicinarti a Gesù è solo perché Lui è già vicino a te e sta facendo crescere in te l’esigenza di Lui. Continua a leggere

La Resurrezione di Gesù è storicamente attendibile, non è un mito

sepolcro vuoto

(dal sito UCCR)
 
Dalle biografie liberali su Gesù Cristo di Ernest Renan e Rudolf Bultmann, lo studio sulla storicità dei Vangeli ha fatto enormi passi in avanti. Anche gli studiosi critici più razionalisti hanno dovuto riadattare i loro convincimenti: dal Gesù storico mai esistito siamo finalmente giunti ad avere, anche da parte loro, il riconoscimento della sua esistenza certa, fino addirittura all’ammissione della storicità degli avvenimenti accaduti nei suoi ultimi giorni, dal processo alla sepoltura.

Ne abbiamo parlato l’anno scorso, rilevando un quasi unanime accordo tra gli studiosi, credenti e non credenti, ragionevoli o razionalisti. Le posizioni si discostano dal ritrovamento del sepolcro vuoto e, sopratutto, dalla resurrezione di Gesù.  Continua a leggere

I cinque sassi di Medjugorie – Davide contro Golia

(dal blog mienmiuaif.wordpress.com)
 
Forse anche tu, da ragazzo, passando vicino ad uno specchio d’acqua con i tuoi compagni di gioco, hai preso dei sassi ben levigati e piatti, e hai sfidato i tuoi amici nel gioco a chi gettava questi sassi a pelo d’acqua, facendoli balzare più volte sulla superficie, contando il numero di questi balzi, prima che il sasso si inabissasse nelle profondità dell’acqua. Vinceva chi riusciva a collezionare il maggior numero di balzi.

Oppure hai gettato un sasso nell’acqua del lago, o di uno stagno, per vedere i cerchi concentrici sulla superficie dell’acqua, provocati dall’impatto con la massa d’acqua, allargarsi sempre più e irradiarsi sulla superficie dello stagno. Continua a leggere

Un’indagine psicologica sulle apparizioni ai discepoli del Gesù risorto

caravaggio

(dal sito UCCR)
 
Come ha fatto notare il prof. Michael R. Licona, docente di Nuovo Testamento presso la Houston Baptist University (in “The Resurrection of Jesus: A New Historiographical Approach”, Downers Grove 2010), la morte di Gesù in croce è considerato ormai un fatto certamente storico dalla maggioranza degli studiosi moderni (così come, ne abbiamo già parlato, tutti gli elementi che hanno caratterizzato le ultime ore della sua vita terrena).

La Resurrezione è invece un elemento, come tutto ciò che riguarda il soprannaturale, che non è possibile indagare tramite i limitati occhi della scienza e dell’indagine storica anche se, come già spiegato, è comunque possibile affrontare la sua veridicità anche da un punto di vista storico. Continua a leggere

Chiamato dunque desidero

Per chi scopre la vita come vocazione sarà sempre accompagnato da una domanda: “Come faccio a capire qual è la mia vocazione? Come faccio a scoprire cosa Dio ha pensato per me?”. Un valido aiuto lo fornisce sant’Agostino quando ci parla della “ ginnastica del desiderio”. Dio parla attraverso i desideri e i sogni che ha messo nel nostro cuore. Il desiderio è lo specchio della persona: per conoscerla davvero occorre scoprire i suoi desideri. Sono le tracce che Dio ha lasciato nel nostro cuore. Fare discernimento allora significa prendere consapevolezza dei nostri desideri più veri e fare la scelta che Dio si aspetta da noi. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. La gioia della vocazione è racchiusa in questo versetto del vangelo: siamo scelti, non scegliamo noi. Siamo scoperti, trovati e voluti per una missione che mai avremmo pensato di vivere. La scelta è autentica nella misura in cui è stimolata da santi desideri come l’amore, la giustizia, la verità, la fratellanza, il progresso. Continua a leggere

Bellezza: quando Dio «seduce»

DAVENIA375_300 di Alessandro D’Avenia

(da Avvenire)
 
Ci innamoriamo e amiamo solo per la bellezza. Nessuno di noi ha desiderato avvicinarsi e conoscere qualcosa o qualcuno senza esserne prima sedotto. Questo principio di attrazione ha il suo fondamento ultimo qui: «Nessuno viene a me se non lo attrae il Padre». Tutte le volte che nell’ambito naturale (la grazia delle cose) o soprannaturale (la Grazia, dono di Dio a partecipare alla sua vita) la bellezza ci mette in movimento, sperimentiamo l’attrazione dell’Amore che ci trasforma, cioè vuole darci la sua forma, la sua essenza, per farsi tutto in tutti, pur mantenendo ciascuno la sua irripetibile identità.

Questa attrazione che Agostino chiamava delectatio victrix (piacere che avvince), in Dante è il movimento «amoroso» che Dio imprime alla creazione: «La gloria di colui che tutto move / per l’universo penetra, e risplende / in una parte più e meno altrove», in cui «il più e il meno» non indica solo l’oggettiva scala di perfezione dell’essere delle creature, ma anche la loro risposta soggettiva. Continua a leggere

Poretti: confessione fai da te? Meglio di no

download

di Giacomo Poretti
 
L’esercizio della misericordia è un percorso articolato e faticoso, al quale io mi permetto di segnalare un’ulteriore difficoltà.

La confessione.
O meglio, come si usa dire recentemente, il rito di riconciliazione.
Qualcuno, con una piccola dose di malignità, ha fatto notare che la nuova definizione possiede qualche nuances di politically correct: ricorda vagamente i “non vedenti” al posto di ciechi, gli “operatori ecologici” per spazzini, “portatori di non altezza” al posto di piccoli, o “atei devoti” al posto di non credenti che vi fanno il mazzo più di un parroco di campagna.

Sia come sia, il rito di riconciliazione, come ha ricordato il Papa Francesco, ha i suoi perché; egli ci rammenta quanto sia importante riconoscere i propri errori, fallimenti, e «cercare nel proprio cuore ciò che è gradito a Dio». Continua a leggere

La croce di Cristo: un nuovo libro conferma la veridicità della tradizione

indagine-croce-196x300

(dal sito UCCR)
 
Pubblichiamo qui di seguito l’invito alla lettura di Massimo Olmi, scrittore e studioso di storia antica, al suo ultimo libro, intitolato “Indagine sulla croce di Cristo” (Lindau 2016).
 
La forma dello strumento di supplizio utilizzato per Gesù Cristo ha dato origine, com’è noto, al più importante simbolo della religione cristiana. La croce rappresenta l’oggetto attraverso il quale Cristo terminò la sua vita terrena dando inizio al disegno salvifico della risurrezione. Si dice che Dio salvò gli uomini per mezzo del legno della croce, facendo scaturire la vita proprio da dove era venuta la morte. Il demonio, che aveva vinto gli uomini tramite l’albero del paradiso terrestre, fu sconfitto, per mezzo di Cristo, dall’albero della croce.

Nonostante le numerose rappresentazioni della croce e della crocifissione, bisogna dire che oggi non tutti ritengono che Gesù sia stato appeso ad una croce tradizionale, come una di quelle, per intenderci, che campeggiano sui campanili delle chiese: la cosiddetta croce latina. Continua a leggere

La gioia del Carnevale spiegata da Joseph Ratzinger

carnevale_piazza_unita_trieste_1675384

In una riflessione pubblicata nel 1974, il Papa emerito spiega perché questa ricorrenza che precede il tempo di Quaresima ha a che fare con l’umanità profonda della fede cristiana. E sottolinea: «Noi cristiani non lottiamo contro, ma a favore dell’allegria»
 

«In merito al Carnevale non siamo forse un po’ schizofrenici? Da una parte diciamo molto volentieri che il carnevale ha diritto di cittadinanza proprio in terra cattolica, dall’altra poi evitiamo di considerarlo spiritualmente e teologicamente. Fa dunque parte di quelle cose che cristianamente non si possono accettare, ma che umanamente non si possono impedire? Allora sarebbe lecito chiedersi: in che senso il cristianesimo è veramente umano?». Comincia così la riflessione dell’allora cardinale Joseph Ratzinger sul Carnevale, il periodo che precede la Quaresima e in qualche modo ha a che fare con il calendario liturgico cattolico. La riflessione è contenuta nel libro Speranza del grano di senape (Queriniana, Brescia 1974). Continua a leggere

L’inferno è vuoto? Von Balthasar non lo ha mai detto

483x309

«All’Inferno non ti mandano: ci vai tu, perché tu scegli di essere lì. L’Inferno è volere allontanarsi da Dio perché io non voglio l’amore di Dio. Questo è l’Inferno. Va all’Inferno soltanto colui che dice a Dio: “Non ho bisogno di Te, mi arrangio da solo”, come ha fatto il diavolo che è l’unico che noi siamo sicuri che sia all’Inferno». In queste poche e semplici parole di Papa Francesco è racchiusa tutta la dottrina cattolica sull’Inferno.

Innanzitutto, non c’è alcuna contraddizione tra l’infinita misericordia di Dio e l’esistenza dell’inferno: quando l’uomo sceglie egoisticamente di elevarsi sopra Dio, di preferirsi a Dio, di essere dio di se stesso, semplicemente viene rispettato dal Creatore, che ratifica la libera volontà dell’uomo e, accogliendo la sua volontà, lo tiene lontano da Sé. L’inferno è opera dell’uomo, non di Dio, ne abbiamo parlato approfonditamente nell’aprile scorso. In secondo luogo, il dogma cristiano ci impegna a credere che l’inferno è lo stato eterno (non un luogo, uno stato) di chi lascia questa vita in peccato mortale, ma non ci impegna a credere che qualcuno sia morto o muoia, in peccato mortale. «La dannazione», ha spiegato Giovanni Paolo II, «rimane una reale possibilità, ma non ci è dato conoscere, senza speciale rivelazione divina, se e quali esseri umani vi siano effettivamente coinvolti». Continua a leggere

Una straordinaria riflessione di Benedetto XVI sulla vita eterna

122116059_pope_385326c1

Dal libro di Benedetto XVI “La gioia della fede” (San Paolo, pp. 192, euro 9,90) ecco una riflessione sul senso della vita eterna.
 
Dobbiamo adesso domandarci esplicitamente: la fede cristiana è anche per noi oggi una speranza che trasforma e sorregge la nostra vita? È essa per noi «performativa» – un messaggio che plasma in modo nuovo la vita stessa, o è ormai soltanto «informazione» che, nel frattempo, abbiamo accantonata e che ci sembra superata da informazioni più recenti? Nella ricerca di una risposta vorrei partire dalla forma classica del dialogo con cui il rito del Battesimo esprimeva l’accoglienza del neonato nella comunità dei credenti e la sua rinascita in Cristo. Il sacerdote chiedeva innanzitutto quale nome i genitori avevano scelto per il bambino, e continuava poi con la domanda: «Che cosa chiedi alla Chiesa?». Risposta: «La fede». Continua a leggere

Sito battesimo Gesù a Giordano dichiarato “Patrimonio umanità” da Unesco

Battesimo di Gesù nel fiume Giordano

Ieri la cerimonia ufficiale a Parigi. L’arcivescovo Lahham: “Anche la Giordania è Terra Santa”

Il sito del battesimo di Gesù lungo il fiume Giordano è stato ufficialmente dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Ieri sera, a Parigi,  la cerimonia di proclamazione ufficiale, alla quale ha preso parte anche una delegazione preveniente dal Regno Hascemita di Giordania, comprendente il ministro giordano per il turismo Nayef H Al-Fayez e l’arcivescovo Maroun Lahham, vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato latino di Gerusalemme.

Nel suo intervento, pronunciato durante la cerimonia, l’arcivescovo Lahham ha definito il sito del battesimo come “un luogo dove risuona ancora la voce di Cristo”, in un Paese come la Giordania “tranquillo e sicuro, in mezzo ad un Medio Oriente in fiamme”. Continua a leggere