I Santi… sono quelli che fanno passare la luce

Un insegnante elementare portò la sua classe di terza a visitare la splendida chiesa di S. Domenico a Perugia. Percorsero la navata centrale e si fermarono ad ammirare il finestrone gotico dell’abside, con i vetri policromi (nella foto sotto), uno dei più grandi del mondo, insieme a quello del Duomo di Milano. La luce del sole di quella bella mattinata primaverile veniva gradualmente filtrata dai vetri dipinti del mosaico e i bambini guardavano col naso all’insù quell’imponente vetrata bifore di santi apostoli, profeti ed evangelisti fatte di luci ed ombre intense e sfumate, in un gioco di colori e di rimandi spettacolari.
L’insegnante chiese agli studenti: Chi sono quei santi lassù? Ed uno di loro rispose: Sono quelli che fanno passare la luce! L’insegnante rimase di stucco. Voleva sapere soltanto il nome dei santi, mentre il bambino ne aveva dato una perfetta definizione. I santi sono effettivamente coloro che fanno passare la luce di Cristo! Non hanno luce in se stessi, ma si lasciano filtrare totalmente dal Sole di Giustizia e per questo possono a loro volta illuminare il mondo. Sono pieni di luce perché vuoti di se stessi e dunque capaci di trasfigurarsi in quella medesima luce.
 

(fonte: facebook)

 

Buona Pasqua

 
Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

 

Auguro a tutti gli amici una serena e lieta Pasqua!

 

Buon Natale 2018

 
Un santo Natale a chi passa di qui.

La luce della speranza, accesa da Gesù nel giorno della Sua Santa Nascita, non smetta mai di riscaldare il nostro cuore.

Auguri!

 

Carnevale e Cristianesimo, quale legame?

Una maschera di carnevale

Dall’antica Grecia ai nostri giorni, la storia della festa più divertente dell’anno
 
di Gaetano Paciello
 
Coriandoli, maschere e stelle filanti sono i segni inconfondibili del carnevale, una ricorrenza che coinvolge grandi e piccini in una grande festa che si sviluppa nelle strade di ogni città. Dolci, buon cibo e musica la fanno da padroni durante i giorni che precedono l’inizio della Quaresima. Scherzi, risate e finzione sono all’ordine del giorno. Ma quali sono le origini di questo tempo di sfrenato divertimento?
 
Nell’antica Roma
 
La nascita del carnevale si può rintracciare nella civiltà greca, prima, e in quella romana, poi. Infatti, durante le feste dionisiache e i saturnali, la società rinunciava, per un breve tempo, a quasi tutti gli obblighi della legge. Ricchi e poveri, liberi e schiavi, davano sfogo ai piaceri della carne. La religione dell’epoca dava a questi giorni una doppia valenza: quella della festa e al contempo anche un rinnovamento simbolico. Il caos sostituiva l’ordine costituito, il quale tornava “rinnovato” dopo i festeggiamenti e garantito per un altro anno. Anche l’uso delle maschere è da ricondurre all’antica Roma. Con la conquista dell’Egitto venne importata in tutte i territori dominati dall’Urbe la festa della dea Iside. Come attesta lo scrittore Lucio Apuleio nelle ‘Metamorfosi’, questa ricorrenza comportava la presenza di gruppi mascherati. Una tradizione, questa, che arriva dai popoli della Mesopotamia. A Babilonia, infatti, poco dopo l’equinozio di primavera, attraverso un grande “spettacolo teatrale” in movimento, veniva ri-attualizzato il processo originario di fondazione del cosmo così com’era descritto nei miti che formavano i testi sacri di questi popoli. La leggenda narrava della lotta del dio Marduk con il drago Tiamat, che si concludeva con la vittoria del primo. Una grande processione ricreava allegoricamente l’evento. Ma non solo. Erano rappresentate anche le forze del caos che contrastavano il mito della morte e risurrezione di Marduk. Nel corteo vi era anche una nave a ruote su cui la luna e il sole percorrevano “la grande via della festa”. Continua a leggere

Buon Natale

 

“Quando gli angeli annunciarono ai pastori la nascita del Redentore, lo fecero con queste parole: «Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12). Il “segno” è proprio l’umiltà di Dio, l’umiltà di Dio portata all’estremo; è l’amore con cui, quella notte, Egli ha assunto la nostra fragilità, la nostra sofferenza, le nostre angosce, i nostri desideri e i nostri limiti. Il messaggio che tutti aspettavano, quello che tutti cercavano nel profondo della propria anima, non era altro che la tenerezza di Dio: Dio che ci guarda con occhi colmi di affetto, che accetta la nostra miseria, Dio innamorato della nostra piccolezza”.

Papa Francesco

 

Con queste parole del Santo Padre auguro a tutti un sereno Natale.

 

“Non si pensi che sia stata poca la Misericordia”… Buon Natale!

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“Il Signore Gesù volle essere uomo per noi. Non si pensi che sia stata poca la misericordia: la Sapienza stessa giace in terra! In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (Gv 1,1). O cibo e pane degli angeli! Di te si nutrono gli angeli, di te si saziano senza stancarsi, di te vivono, di te sono come impregnati, di te sono beati. Dove ti trovi invece per causa mia? In un piccolo alloggio, avvolto in panni, adagiato in una mangiatoia. E per chi tutto questo? Colui che regola il corso delle stelle succhia da un seno di donna: nutre gli angeli, parla nel seno del Padre, tace nel grembo della madre. Per noi soffrirà, per noi morirà, risorgerà mostrandoci un saggio del premio che ci aspetta, salirà in cielo alla presenza dei discepoli, ritornerà dal cielo per il giudizio. Colui che era adagiato nella mangiatoia è divenuto debole ma non ha perduto la sua potenza: assunse ciò che non era ma rimase ciò che era. Ecco, abbiamo davanti il Cristo bambino: cresciamo insieme con lui”.

(S. Agostino)