Psicologia e cristianesimo, un ottimo libro ne ricostruisce i rapporti

recensione libro

di Stefano Parenti*
*psicologo e psicoterapeuta
 
Un cristiano che voglia leggersi un buon libro di psicologia è costretto ad attuare una preventiva opera di discernimento. Deve valutare non solo i contenuti che l’autore propone, come è bene per qualsiasi tipo di lettura, ma anche le premesse, sovente implicite, che lo scritto porta con sé. Ovvero l’idea di uomo e di mondo che lo scrittore veicola attraverso le sue riflessioni.

A differenza di altri campi del sapere, in psicologia la concezione dell’uomo e della realtà costituisce un fondamento decisivo per lo sviluppo di qualsiasi discorso psicologico, ovvero sull’uomo e sulla realtà. Se, ad esempio, ritengo che le persone non siano altro che esseri poco più evoluti degli animali, descriverò i loro comportamenti come esito di dinamiche animalesche. L’amore sarà quindi il termine di un istinto, la famiglia la conseguenza di un impulso sessuale, l’amicizia una necessità utilitaristica di autoconservazione, ecc. È difficile trovare un buon libro di psicologia. Anche gli autori che si dichiarano cattolici corrono il rischio di veicolare idee aliene alla concezione cristiana dell’uomo poiché, consapevolmente o incoscientemente, approfonditamente o superficialmente, assumono le prospettive delle psicologie contemporanee. Continua a leggere

Il fisico Steven Weinberg e la sorprendente nostalgia di Dio

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Certamente uno dei principali fisici teorici viventi è Steven Weinberg, premio Nobel (1979) e titolatissimo accademico americano. Tra i suoi meriti principali quello di aver enormemente contribuito all’elaborazione della teoria elettrodebole.

Weinberg è anche spesso citato dai critici del teismo e del cristianesimo in quanto dichiaratamente ateo, autore di questa famosissima frase: «Quanto più l’universo ci appare comprensibile, tanto più ci appare senza scopo» (S. Weinberg, “The First Three Minutes: A Modern View of the Origin of the Universe”, Basic Books 1977). Ovvero, con il procedere della scoperte scientifiche, diminuirebbe sempre più la percezione di uno scopo della vita e dell’universo.

Rispettiamo questo punto di vista, ricordando soltanto però che si tratta semplicemente di una opzione filosofica da lui semplicemente scelta: nessun dato naturale e/o scientifico ci costringe o porta necessariamente ad abbracciare questo estremo nichilismo. Continua a leggere

Zygmunt Bauman: «Dio non è affatto sparito, sarebbe morte dell’umanità»

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di Zygmunt Bauman*
*sociologo e filosofo polacco
 
da L’Osservatore Romano, 17/02/17
 
«Non c’è più religione… Dio è morto». Lo sentiamo ripetere di continuo, e qualcuno di quelli che si lanciano in affermazioni del genere pretendono di avvalorarle anche con l’autorità dei fatti. Quanti sono oggi, per dire, i neonati che vengono portati in chiesa per essere battezzati, e non è forse vero che il numero delle persone che frequentano la messa domenicale è in calo — perlomeno in Gran Bretagna o nei paesi nordici?…

Questi dati vengono trascelti proprio con l’intento di appoggiare la tesi, e la loro reiterata ripetizione mira a far sì che, come accade con tutti gli altri pregiudizi, alla fine l’affermazione sia considerata ben fondata e creduta vera. Ma, svolgono essi il compito loro assegnato? Forse lo farebbero, se non fosse per l’enorme e crescente volume di altri fatti che suggeriscono — e dimostrano — la diagnosi esattamente contraria: e cioè che la religione esiste e continua ad avere forza e influenza, e che i necrologi per Dio sono, quantomeno, assolutamente prematuri. Continua a leggere

Educare (ed educarsi) all’intelligenza. Tredici regole

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di Aldo Maria Valli

(dal blog omonimo)
 
Educazione sessuale, educazione stradale, educazione civica, educazione alimentare, educazione sentimentale, educazione fisica, educazione digitale, educazione tecnica, educazione emotiva, educazione all’immagine…

Quante educazioni abbiamo oggi! Mai avute così tante! E allora perché è netta la sensazione che ci sia in giro tanta maleducazione? Non è che forse, fra tutte queste educazioni, abbiamo tralasciato la più importante?

La domanda resta sullo sfondo di un bellissimo testo che ci viene regalato dalle edizioni Ares nel libro L’origine e la meta. Studi in memoria di Emanuele Samek Lodovici, a cura di Gabriele De Anna. Il volume è un omaggio a Samek a trentacinque anni dalla sua morte prematura e il testo in questione, intitolato Educarsi all’intelligenza, è la registrazione inedita dell’ultima conferenza pubblica del professor Samek Lodovici, tenuta tre settimane prima dell’incidente stradale del 17 aprile 1981, nel quale rimase coinvolto e che richiese un intervento chirurgico, svoltosi il 5 maggio 1981, durante il quale Samek, a soli trentotto anni, morì. Continua a leggere

Stig Dalager: KIERKEGAARD, nostro contemporaneo

di ALESSANDRO ZACCURI

Precoce in tutto, Søren Kierkegaard capisce che sta per morire prima ancora che i medici del Frederikshospital di Copenaghen abbiano pronunciato una diagnosi. Resterà ricoverato quarantuno giorni, uno in più degli anni che toccano in sorte, accudito da un’infermiera che avrebbe voluto, anche lei, affermarsi come scrittrice e che a tratti gli ricorda Regine, l’amore assoluto e febbrile, desiderato, negato e infine consegnato alla perfezione dell’ultimo momento. «È anche per questo che il libro si intitola “L’eternità in un istante” », spiega Stig Dalager, scrittore danese molto amato in patria e straordinariamente prolifico in poesia, narrativa e teatro. Nato nel 1952, è autore di oltre cinquanta opere, tra cui diversi romanzi storico-biografici come Il libro di David e Quei due giorni di luglio, tradotti negli anni scorsi da Lantana. Adesso è invece Iperborea a proporre la fortunata biografia romanzata di Kierkegaard apparsa in patria nel 2013, per il secondo centenario della nascita del filosofo. Racconto appassionante e documentatissimo, che da noi si presenta come L’uomo dell’istante (traduzione e postfazione di Ingrid Basso, pagine 416, euro 18,50).   Continua a leggere

Blaise Pascal: la natura dell’uomo e l’Uomo-Dio

Blaise Pascal

(dal sito filosofiaescienza.it)
 
Blaise Pascal (1623-1662) è uno dei giganti della filosofia e della scienza di sempre.

Tra il 1631 e il 1639 frequenta il cenacolo scientifico e filosofico diretto da Padre Mersenne, amico e consigliere di Cartesio, di cui fanno parte Fermat, Roberval ed altri. A 17 anni pubblica il suo primo saggio scientifico, l’Essai sur les coniques.

Due anni dopo, per aiutare il padre nel calcolo delle imposte, inventa la prima macchina calcolatrice, la Pascalina, il più antico antenato del computer. Nel campo della fisica si occupa di vuoto, pressione, fluidi… Nel campo matematico pone le basi per lo studio delle probabilità.

Il suo capolavoro filosofico, i Pensieri, sgorga da un concetto fondamentale: la fisica e la matematica, per quanto affascinanti, non sono la sapienza; anzi coincidono con un grado di conoscenza “basso”. Continua a leggere

La lezione di Natale

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di Gustave Thibon

(23 dicembre 1976)

Eccoci a festeggiare ancora una volta l’anniversario della nascita di Dio. Ritorniamo indietro di duemila anni, all’ora in cui il Cristo è apparso nel mondo. Questo avvenimento supremo – che non soltanto divide in due la storia (diciamo avanti e dopo Cristo) ma ci apre anche le porte dell’eternità – è passato quasi inosservato agli occhi dei contemporanei. È successo in una stalla, nel cuore dell’inverno, nell’ora più buia della notte, e non ha avuto per testimoni che degli umili animali e della povera gente. Se vi fossero stati dei giornali, non avrebbero fatto menzione di questa notizia. E che avrebbe pensato l’imperatore Augusto, dominatore del mondo e adorato come un Dio, se gli fosse stato predetto che questo gracile bimbo, oscuro rampollo di un popolo lontano e disprezzato, avrebbe ricevuto un giorno gli omaggi dell’universo e che la sua religione, dopo il naufragio dell’Impero, avrebbe salvato la lingua e il genio di Roma? Continua a leggere

In libreria un’antologia degli scritti di Gustave Thibon

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«Il male più profondo della nostra epoca, secondo Thibon, sta nella perdita di contatto con il reale. Cadiamo nell’irrealismo quando i pensieri, gli affetti e gli atti umani non si trovano più in comunione col loro oggetto concreto. La speculazione astratta è fondamentale, purché non sia privata del contatto con la realtà. Quando ciò accade l’astrazione viene lasciata a se stessa e finisce per dar vita all’irrealismo sotto forma di intellettualismo o di soggettivismo, a seconda che nell’animo prevalga la ragione oppure il sentimento. Da questa “perdita del centro” derivano i mali della modernità. Un mondo imperniato sul principio dell’uomo come “misura di tutte le cose” è un mondo a costante rischio di dissociazione, dove la violenza si rivela l’unico modo per farsi intendere e ottenere soddisfazione». Continua a leggere

Kierkegaard e la fenomenologia del “mi piace”

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di Claudia Mancini

Nel 1846 Kierkegaard pubblica la Postilla conclusiva non scientifica alle Briciole di filosofia, con lo pseudonimo di Joannes Climacus. Con la consueta ironia, degna di un cesellatore di paradossi, egli chiama “postilla” quello che propriamente è un «saggio esistenziale», un denso testo filosofico di circa settecento pagine. Nella Prefazione, enfatizzando il tono ironico, Climacus scrive di essere pienamente soddisfatto perché il precedente saggio – Briciole di filosofia (1844) non ha avuto successo, anzi, «non ha prodotto nessuna sensazione, nessunissima» [1].

In un’epoca irrequieta, prodiga nell’elargire consenso o dissenso, sempre affaccendata a schierasi di qua e di là, per il suo saggio non c’è stata alcuna effusione di sangue né di inchiostro: «il volume è passato inavvertito, senza recensioni e senza essere nominato in nessuna parte» [2]. Continua a leggere

“Dire Ti amo a una persona significa dirle: Tu non morirai mai!”

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“Se c’è in me una certezza incrollabile, essa è quella che un mondo che viene abbandonato dall’amore deve sprofondare nella morte, ma là dove l’amore perdura, dove trionfa su tutto ciò che lo vorrebbe avvilire, la morte è definitivamente vinta”.

“Dire Ti amo a una persona significa dirle: Tu non morirai mai!”.

 
Gabriel Marcel (filosofo)

 

La donna come passione totale per l’uomo

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L’essenza della donna
Il modo di pensare della donna, e i suoi interessi,sono orientati verso cio’ che è vivo e personale e verso l’oggetto considerato come un tutto. Proteggere, custodire e tutelare, nutrire e far crescere: questi sono i suoi intimi bisogni, veramente materni. Cio’ che non ha vita, la cosa, la interessa solo in quanto serve al vivente e alla persona, non in se stessa. E a cio’ è connessa un’altra caratteristica: l’astrazione, in ogni senso, è contraria alla sua natura. Cio’ che è vivo e personale è oggetto delle sue cure, è un tutto concreto, e dev’essere tutelato e sviluppato nella sua completezza; non una parte a danno dell’altra o delle altre: non lo spirito a danno del corpo o viceversa, e neppure una facolta’ dell’anima a danno delle altre. (…) Continua a leggere

Troppo affidamento alla scienza? Ecco i limiti del naturalismo filosofico

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«Io sono una persona di scienza e prove. La verità può essere determinata solo empiricamente, e la scienza è l’unico modo per conoscere veramente la verità».

Questa è una tipica affermazione di che intende “far la gara”tra le varie forme di pensiero, specialmente per denigrare la conoscenza della realtà tramite il metodo della fede. C’è infatti una differenza tra metodo scientifico (un processo razionale basato su test ed esperimenti) e scientismo (un impegno irrazionale di naturalismo filosofico). I naturalisti filosofici si rifiutano di prendere in considerazione come spiegazione per gli eventi che osservano qualsiasi cosa al di fuori del mondo naturale e usano i metodi della scienza applicandoli a qualunque aspetto della realtà umana.

Come ha spiegato Papa Francesco, «lo scientismo e il positivismo si rifiutano di ammettere come valide forme di conoscenza diverse da quelle proprie delle scienze positive», in questi casi «non è la ragione ciò che si propone, ma una determinata ideologia, che chiude la strada ad un dialogo autentico, pacifico e fruttuoso». Continua a leggere

Guardini, il fuoco dell’educatore

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di Antonio Giuliano
 
Quando il dibattito sull’educazione scivola sulle facili etichette di ‘bamboccioni’ o di ‘sdraiati’ per descrivere l’universo giovanile, con scarsa autocritica da parte di genitori e/o insegnanti o intellettuali da salotto, allora è d’obbligo rispolverare un autore a lungo dimenticato. Già, perché Romano Guardini (18851968), teologo e filosofo tra i più stimati del Novecento, gode soltanto oggi di una certa riscoperta.

Anche grazie all’ammirazione di papa Benedetto XVI che si è sempre considerato un allievo del pensatore nato a Verona, ma che ha vissuto tutta la sua esistenza in Germania. Per quanto Guardini fosse stato già un maestro per Paolo VI e ora per papa Francesco che di recente, nel libro Aquel Francisco, ha rivelato di essersi ispirato a lui per i criteri sociali contenuti nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Continua a leggere

Caro Veronesi, il cancro dimostra che solo Cristo risponde all’uomo

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(da UCCR, 18.11.14)
 
L’oncologo Umberto Veronesi ha trovato un modo originale pubblicizzare il suo ultimo libro: affidare a “Repubblica” alcuni brani sulla sua dimostrazione dell’inesistenza di Dio: «Allo stesso modo di Auschwitz, per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio», è il senso del suo scritto.

Un annuncio-spot, a cui ci ha abituato il medico mediatico. Come quando diceva che “l’etica laica è la migliore” e contemporaneamente, si è scoperto, stava tradendo sua moglie. Come quando spiegava che l’amore omosessuale è “più puro” di quello eterosessuale, come quando definiva i malati in stato vegetativo dei “morti viventi”, come quando chiese di legalizzare il doping nello sport, come quando -infine- scrisse all’età di 70 anni che «dopo aver generato i doverosi figli e averli allevati, il compito dell’uomo è finito, occupa spazio destinato ad altri, per cui bisognerebbe che le persone a cinquanta o sessant’anni  sparissero» (“La libertà della vita”, Edizioni Cortina Raffaello 2006, p. 39). Continua a leggere

Se per Veronesi il cancro è la prova che Dio non esiste

Umberto Veronesi

di Luigi Santambrogio

(da lanuovabq.it, 18.11.14)
 
Umberto Veronesi, chirurgo e direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia, si racconta nel libro Il mestiere di uomo, da oggi nelle librerie. Repubblica ne ha offerto un’anticipazione e si può ben immaginare che il libro mette per iscritto quando è duro e drammatico Il mestiere di vivere, se il paragone con Cesare Pavese non suonasse un tantino pretenzioso e sproporzionato. Ma il chirurgo Veronesi, ed è verità indiscutibile, è bravo a guarire il cancro mentre Pavese si arrese davanti all’impossibilità di curare il tumore che l’esistenza è in se stessa. Storia drammatica ma affascinante, quella che il professore racconta, perché ci rimette in faccia questioni forti e disperate che la cultura del Novecento ha sempre rimpallato senza dare mai offrire risposte convincenti. Però, più che nelle risposte, è nella domanda che si nasconde la verità, se non tutta almeno una sua piccola scheggia. Al centro dell’indagine di Veronesi ci sono il male, il dolore e le loro crudeli pretese di spadroneggiare sulle vite degli uomini. Continua a leggere

La dottrina non è estranea alla vita umana, la valorizza

Catechismo

di Giovanni Grandi*
*ricercatore in Filosofia Morale presso l’Università degli Studi di Padova

da www.giovannigrandi.it
 
Grazie al Sinodo sulla famiglia sta prendendo forma nella Chiesa cattolica un dibattito forse non troppo marginale sulla “dottrina”. A molti questa parola ricorda i tempi del catechismo a pioggia, quando si “andava a dottrina” proprio come si andava a scuola, per apprendere cose – più o meno interessanti – che non si imparavano altrimenti, o che era in fondo più semplice che insegnasse il prete, perché (insieme a siòr maestro e a siòr dotor) era uno che comunque aveva studiato un po’ più degli altri. Dell’aria di questi tempi è rimasto oggi molto poco, ma sicuramente sopravvive un’idea che si è radicata a fondo: la dottrina è qualcosa di estraneo a quel che la vita porge da sé. Occorre perciò “inculcarla”, quasi pigiandola a viva forza perché entri in un contenitore angusto – la nostra testa anzitutto – che, di suo, non ne vuol proprio sapere.

Vorrei sostare sull’inconsistenza di questo “principio di estraneità” tra dottrina e vita, almeno per quel che riguarda i fondamentali degli assi relazionali che incrociano sulla famiglia. Continua a leggere

Contro il nichilismo, pensiero e avventure di un filosofo

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di Leonardo Allodi
 
La vita di un filosofo rappresenta una via d’accesso privilegiata al suo pensiero. Questo vale a anche per Robert Spaemann, che ha attinto all’esperienza di una vita attraversata dai drammi del XX secolo come ad un serbatoio inesauribile di spunti di riflessione. È quanto emerge dalla sua Autobiografia pubblicata nel 2012 (Über Gott und die Welt, Klett-Cotta, Stuttgart) e ora, da pochi giorni, disponibile al pubblico italiano che ha mostrato un crescente e significativo interesse per il pensiero dell’autore (Dio e il mondo. Un’autobiografia in forma di dialogo, Cantagalli, Siena, 2014).

Dal dramma del nazismo, evocato in pagine dove Spaemann racconta come, sedicenne, si sottrasse al giuramento di fedeltà al Führer, i ricordi mettono a fuoco il periodo della contestazione. Fu allora che il filosofo, contro l’arrendevolezza dei colleghi di Heidelberg nei confronti del movimento studentesco, dopo soli due anni di insegnamento rinunciò alla Cattedra che era stata di Karl Jaspers e H.G. Gadamer. Continua a leggere

Dietro il Big Bang, l’Essere primordiale. Perché con il vuoto non si riempiono neppure i vasi di marmellata

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di Francesco Agnoli
 
Il modello più accreditato riguardo al Big Bang postula una singolarità iniziale. La sua origine dipenderebbe dunque “da un momento inaccessibile, dal quale non è possibile estrarre alcuna informazione che permetta di imbastire una storia razionale e completa del mondo”. Così il cosmologo Màrio Novello in un libro intitolato “Qualcosa anziché il nulla”. Novello sostiene che “se l’universo ha avuto un’origine singolare distante da noi un intervallo finito di tempo, possiamo trarre la conclusione che non esiste la possibilità di una storia razionale e completa che parta dall’inizio”. Vi sono “condizioni iniziali inaccessibili”? Per Novello questo non è, a priori, possibile: occorre ipotizzare “un universo eterno, senza singolarità, creato spontaneamente dall’instabilità di un remoto stato di vuoto, che ha sperimentato una fase di collasso fino a raggiungere il suo volume minimo e iniziato il processo di espansione che viviamo oggi”. La conseguenza sarebbe che “alla domanda centrale della metafisica”, “perché esiste qualcosa anziché il nulla”, potremmo rispondere che la cosmologia avrà la risposta perché “l’universo era condannato ad esistere”, ed “è molto difficile, è quasi impossibile non esistere”. Continua a leggere

Problemi antichi: quando Cicerone denunciava il relativismo e il desiderio che si fa diritto

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Se il diritto si costituisse solo sulle decisioni dei popoli, attraverso i decreti dei principi, per le sentenze dei giudici, allora ci sarebbe il diritto di rubare, di commettere adulterio e di falsificare i testamenti, qualora questo fosse approvato attraverso i decreti o le votazioni delle masse. Ma se le deliberazioni e gli ordini degli stolti potessero avere così tanto potere da essere in grado di stravolgere l’ordine della natura attraverso il loro verdetto, perché allora non decidono anche che ciò che è nocivo e pericoloso deve essere ritenuto buono e salutare? Oppure, se la legge positiva può rendere l’ingiusto giusto, perché non può fare di ogni male un bene? In realtà noi non possiamo distinguere una legge buona da una cattiva in nessun altro modo se non in base ad una norma della natura; non solo il giusto e l’ingiusto vengono distinti per natura, ma anche tutto ciò che è buono e ciò che è turpe […] pensare che queste cose siano frutto dell’opinione e non poste dalla natura, è da pazzi.

Cicerone, De legibus, I, XVI, 43-44

fonte: Il timone
 

Beato Antonio Rosmini-Serbati (1797-1855)

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di Ignazio Cantoni

Comparso sul n. 355 di Cristianità (gennaio-marzo 2010)
 
1. La vita, l’opera e le opere
Antonio Francesco Davide Ambrogio nasce il 24 marzo 1797 a Rovereto, in Trentino, in un’antica e nobile famiglia, da Pier Modesto (m. 1820), Patrizio Tirolese e Nobile del Sacro Romano Impero, e da Giovanna dei conti Formenti di Riva (1757-1842), secondo di quattro figli. Studia fin da giovane filosofia, cimetandosi nella stesura di operette, e poi teologia all’università di Padova, e nel 1821 è ordinato sacerdote.
Attratto fin da subito dalle problematiche politiche, forma il suo pensiero sulla letteratura contro-rivoluzionaria, in specie del conte savoiardo Joseph de Maistre (1753-1821) — «pensatore sublime» —, e dello studioso svizzero Karl Ludwig von Haller (1768-1854). Continua a leggere

La rivoluzione sessuale

GUSTAVE THIBON, LE TESTAMENT D'UN GRAND PHILOSOPHE.

di Gustave Thibon

(25 novembre 1970)
 
Il filosofo tedesco-americano Marcuse, grande maître à penser della gioventù contestatrice, ritiene che la rivoluzione sociale deve completarsi attraverso la rivoluzione sessuale, giacché le leggi e i pregiudizi che riguardano l’unione sessuale sono, a suo dire, alienanti per l’individuo quanto le stutture capitalistiche per le masse dei lavoratori.

Torno dall’estero, dove una giovane e incantevole giornalista mi ha appena interrogato su questo tema. La sua intervista gravitava attorno ai due punti che seguono:

1) Il dissapore coniugale, dovuto molto spesso alla mancanza di intesa sessuale e che nei casi più gravi si conclude in un divorzio, è un fenomeno frequente. Non crede che il «matrimonio di prova», cioè un’esperienza precedente della vita in comune analoga al noviziato dei religiosi o al tirocinio degli impiegati ridurrebbe il numero dello coppie male assortite e dei divorzi? Continua a leggere

La libertà

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di Gustave Thibon

(4 febbraio 1977)

La parola libertà corrisponde a uno dei bisogni più profondi della natura umana. Ed è forse per questo che essa dà luogo a così tanta confusione e a tanti abusi.
Che cos’è la libertà? Non è l’indipendenza assoluta, poiché noi tutti dipendiamo da qualcuno o qualcosa: dall’aria che respiriamo, dal mestiere che facciamo, dagli esseri che ci circondano e dalla società umana tutta intera con la quale scambiamo quotidianamente dei servizi.
L’uomo si sente libero nella misura in cui può amare le cose e gli esseri da cui dipende: per esempio quando vive in ambiente a lui consono, quando esercita un mestiere che risponde alla propria vocazione interiore, quando sposa la donna di cui è innamorato ecc. Viceversa, sperimenta una sensazione di coercizione e schiavitù quando è vincolato, per via delle necessità dell’esistenza, a funzioni o a persone che gli ripugnano. Continua a leggere

La nascita: da qui all’eternità

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(fonte: Notizie provita)

Per gentile concessione dell’Autore, pubblichiamo una pagina delicata e poetica per riscoprire la bellezza della vita. Potete leggere altri scritti di Paolo Morandi sul suo blog Oasi dello spirito

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Fin dagli albori dell’umanità, qualunque nascita è sempre stata considerata un evento talmente prodigioso da risultare indiscutibilmente impregnata di sacro.
Come nello sviluppo di una pianta dal seme, come nell’ininterrotto alternarsi del giorno con la notte, come in tante altre misteriose ma evidentissime meraviglie che formano la vita dell’intero nostro pianeta, così – nel continuo rinnovarsi dell’esistenza umana ed anche persino nella formazione iniziale di varie civiltà del passato – si è sempre voluto intravedere il disegno di una precisa volontà divina (basti pensare alle leggende sulle origini di molte dinastie regali o alla convinzione degli antichi romani in merito al loro Impero; considerato, appunto, concreta espressione di un fato decretato dagli dèi). Continua a leggere

Pietro Barcellona, un riferimento per credenti e non

Pietro Barcellona

Nel settembre scorso è morto un grande intellettuale, Pietro Barcellona. Filosofo, giurista, scrittore, già membro del Consiglio superiore della magistratura, deputato nelle file del Partito Comunista Italiano, docente emerito di filosofia del diritto all’università di Catania. Ma, sopratutto, ciò che vale di più per un uomo, nel 2010 ha annunciato l’approdo al mistero cristiano.

Ma non è del tutto corretto, lui stesso ha voluto chiarire in un articolo sull’“Unità”intitolato Come sono diventato cristiano” che «non mi sono convertito l’altro ieri per effetto di un’improvvisa illuminazione ma ho vissuto in tutta la mia vitaun percorso tormentato di ricerca oltre ciò che di volta in volta è sembrata l’ultima spiegazione possibile del nostro stare al mondo». Un percorso, che ha avuto come protagonisti il comunismo, il capitalismo, la critica alla modernità, la psicoanalisi. Continua a leggere

Compagni per l’eternità

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Quanto alla legittimità delle seconde nozze la posizione di S. Paolo è più che chiara: «Una donna è legata per tutto il tempo che il marito è in vita; ma se il marito muore ella è libera di sposare chi vuole» (I Cor., VII, 39). E ancora: «Voglio che le giovani vedove prendano marito (I Tim., V, 14) e abbiano figli, e dirigano la loro casa».
Mi accadde di notare più di una volta come questa dottrina che limita al tempo e alla morte l’effetto del sacramento abbia il dono di ferire le anime amanti. Com’è possibile, protestarono taluni sposi, che nulla debba rimanere oltre la tomba di quest’amore in cui sentiamo entrambi vibrare una promessa d’eternità? È qui il caso di ripetere le parole del Vangelo: Ciò che viene dalla carne è carne e ciò che viene dallo spirito è spirito. Continua a leggere