Alessandro D’Avenia: “Carezze al mondo ferito. Leopardi eroe moderno”

L’insegnante e scrittore: così ci insegna ad amare la felicità
 
di ENRICO GATTA

(quotidiano.net, 21.03.19)
 
Sono 200 anni che L’infinito di Giacomo Leopardi parla al cuore degli uomini. A parte qualche brano di Dante, è un caso quasi unico nella poesia italiana. Ed è sorprendente che quindici versi scritti da un giovane di 21 anni in un periferico borgo delle Marche – ancora dopo due secoli e in questi tempi di grande distrazione – possano far parte così profondamente nella nostra vita. Come sia possibile, lo spiega molto bene Alessandro D’Avenia, insegnante, scrittore poco più che quarantenne tra i più letti in Italia, autore del long-seller L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita, diffusissimo nelle scuole.

Professore, perché la poesia di Leopardi svetta anche nel mare magnum della Rete, sotto un bombardamento di informazioni pronte per l’uso?

“Le informazioni possono risolvere il come della vita, non il perché. E senza un perché la vita si spegne. I capolavori della letteratura, come L’infinito, non servono a fare le interrogazioni a scuola ma a rimanere collegati alle fonti della vita, quelle che l’autore per primo ha cercato di liberare e far scaturire a prezzo del suo corpo e della sua anima. Le informazioni muoiono presto e non ci salvano, i classici hanno attinto al pozzo della vita e noi torniamo a bere proprio perché stiamo morendo di sete. L’infinito di Leopardi custodisce la fonte”. Continua a leggere

Il romanzo di Jules Verne sul genocidio dei cattolici in Vandea

il conte di Chanteleine

Jules Verne e “Il conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore” (1864), un romanzo poco noto e pubblicato solo 100 anni dopo poiché portò alla luce un episodio nascosto dalla storiografia ufficiale: il genocidio vandeano. Fu l’unica volta che la fede cattolica di Verne venne alla luce nelle sue opere.
 
Il celebre romanziere francese Jules Verne (1828-1905) è forse lo scrittore che più si è lasciato consapevolmente influenzare dalla mentalità positivistica dell’epoca, creando un genere letterario basato sul progresso scientifico-tecnologico, quello che oggi si chiamerebbe fantascienza.

Nei suoi scritti, che hanno influenzato diverse generazioni, c’è sempre una esagerata fiducia nella scienza e nei suoi progressi che risolverà tutti i misteri dell’esistenza. I suoi principali capolavori sono Viaggio al centro della terra (1864), Ventimila leghe sotto i mari (1870) e Il giro del mondo in ottanta giorni (1873). Va tuttavia segnalato che nell’ultima parte della sua vita, Verne manifestò invece un atteggiamento decisamente più cauto, lasciando trasparire una certa dose di pessimismo nei riguardi della divinità del progresso scientifico, allontanandosi di fatto dallo “spirito positivistico” cometano.
 
Jules Verne e “Il conte di Chanteleine”: il racconto del genocidio cattolico vandeano

Una secondo fatto poco conosciuto di Verne è che fu anche l’autore de Il conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore (1864), pubblicato in tre puntate. Già dal titolo si intuisce che il romanzo si occupa di uno degli eventi più tragici della Rivoluzione francese, quando i giacobini -guidati dal motto di libertè, fraternitè, egalitè– compirono il primo genocidio della storia moderna, quello ai danni del popolo della Vandea. Il cosiddetto “Massacro dei Lumi“, lo sterminio di un popolo cattolico che non volle piegarsi alla dittatura anticlericale. Continua a leggere

Gabriele Dell’Otto: un artista con la matita

Le mani di Gabriele Dell’Otto producono immagini meravigliose. Da molti anni è tra le firme di punta della Marvel, ma da poco è uscito un libro dal titolo Inferno, che commenta i primi trentatré canti della Divina Commedia. L’ha scritto Franco Nembrini – tra i più grandi esperti del poeta toscano – con la prefazione di Alessandro D’Avenia. Le illustrazioni sono di Gabriele Dell’Otto. Abbiamo raccolto la sua testimonianza in due articoli, il primo sul suo lavoro come illustratore, il secondo sulla esperienza per il libro su Dante.
 
(cittanuova.it)
 
Chiedo a Gabriele una sua definizione professionale…

Nasco come illustratore prestato al fumetto. Mi chiamano anche fumettista, ma propriamente non lo sono. Al fumetto mi sento prestato. Negli ultimi anni mi chiamano anche artista.
 
Ti ci senti?

Non vedo confini netti. A volte non mi sento un artista, ma un artista crea, perché non dovrebbe esserlo un disegnatore di fumetti, che è un creativo a tutti gli effetti?
 
Tra i vari quale preferisci?

Il termine illustratore me lo sento bene addosso.
 
Quali sono le tappe fondamentali del tuo percorso?

Ne vedo quattro. Una è che disegno da sempre. Mia madre narra che le mie prime due parole siano state carta e penna. A volte le mamme esagerano, ma i miei primi ricordi sono con una matita in mano. Continua a leggere

Si scrive Divina Commedia, “si legge” Eneide

di Giovanni Fighera
 
Lungi dall’essere soltanto un racconto immaginario, la Commedia di Dante riserva tante sorprese inaspettate: non offre solo l’opportunità di un viaggio esistenziale, religioso, catechetico, ma suggerisce richiami interessantissimi provenienti dai grandi auctores latini, costanti riferimenti delle tre cantiche.

Virgilio è senz’altro il maestro principale di Dante, entrato in scena nell’Inferno con una spettacolare agnizione sciorinando particolari della sua vita gradualmente: «Non omo, omo già fui,/ e li parenti miei furon lombardi,/mantoani per patrïa ambedui./ Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,/e vissi a Roma sotto ‘l buono Augusto/ nel tempo de li dèi falsi e bugiardi./ Poeta fui, e cantai di quel giusto/figliuol d’Anchise che venne di Troia,/poi che ‘l superbo Ilïón fu combusto». All’inizio del I canto dell’Inferno Virgilio invita Dante a riconoscere in maniera consapevole di avere bisogno di aiuto: «Ma tu perché ritorni a tanta noia?/ perché non sali il dilettoso monte/ ch’è principio e cagion di tutta gioia?».

L’Eneide offre notevoli spunti all’Inferno dantesco. Pensiamo ai mostri infernali (come Caronte, Minosse, Cerbero) o alle acque presenti nell’aldilà (l’Acheronte, il Flegetonte, la palude Stigia, il lago Cocito), tutti già incontrati nel poema latino.

Vediamo pochi esempi. Nell’ultima parte del canto III assistiamo alla scena dell’incontro con Caronte. Presso la riva dell’Acheronte sono assiepate tantissime anime che aspettano di salire sulla barca del traghettatore Caronte, «bianco per antico pelo», dalle «lanose gote», che intorno agli occhi ha «di fiamme rote». Continua a leggere

L’assurda illusione smascherata da Camus

di Giovanni Fighera

Romanziere e filosofo francese, autore di opere celeberrime come Lo stranieroIl mito di SisifoLa peste, Albert Camus è il più giovane letterato a essere insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1957 a soli quarantaquattro anni. Tre anni più tardi morirà per un incidente stradale (1960).

Ogni epoca si è sempre considerata moderna, troppo moderna per il passato. «Ogni generazione si crede destinata a rifare il mondo» scrive Albert Camus. «La mia sa che non lo rifarà. Il suo compito è forse più grande: consiste nell’impedire che il mondo si distrugga». Questa è la descrizione che fa  Camus negli anni Cinquanta riguardo alla sua generazione.

Oggi l’eterno mito dell’uomo di sostituirsi a Dio e di ricreare un mondo migliore, quel mito che Camus descriveva morto negli anni Cinquanta, forse perché era ancora vivo nella mente l’abominio della Seconda guerra mondiale, forse perché gli erano chiare le violenze perpetrate nel mondo dai regimi comunisti, è ritornato vivo più che mai, in mezzo ad una miriade di ideologie che sorgono proprio là dove Dio non è riconosciuto. La situazione culturale in cui si affermano queste ideologie è, in realtà, in parte simile a quella che descrive lo scrittore francese nelle opere appartenenti alla trilogia dell’assurdo, Lo straniero (1942), Caligola (rivisitato dal 1937 al 1958) e il Mito di Sisifo (1942). In particolar modo, in quest’ultima opera Camus identifica in Sisifo la situazione dell’uomo. Continua a leggere

Con la donna, nel mistero

Con la donna, nel mistero

Nel suo nuovo libro Alessandro D’Avenia ripercorre la storia dell’arte e della letteratura in una prospettiva tutta femminile facendo emergere la forza salvifica dell’amore
 
Recensione di Alessandro Zaccuri

(Avvenire, 28.10.17)
 
Nadežda è unica, ma non è sola. La moglie del poeta russo Osip Mandel’štam, rimasta celebre per aver salvato dalla distruzione, imparandole a memoria, le poesie del marito imprigionato nel gulag, è una delle figure di donna che Alessandro D’Avenia convoca nel suo nuovo libro, Ogni storia è una storia d’amore (Mondadori, pagine 324, euro 20,00, disponibile dal 31 ottobre). Una scelta che potrà apparire sorprendente, questa di ripercorrere la storia dell’arte e della letteratura in una prospettiva tutta femminile, ma che procede in perfetta coerenza rispetto al precedente libro di D’Avenia, L’arte di essere fragili (pubblicato lo scorso anno da Mondadori, che ha in catalogo tutta la produzione dell’autore, e all’origine di un fortunato tour teatrale).

Lì, dopo la trilogia romanzesca inaugurata nel 2010 dal best seller Bianca come il latte, rossa come il sangue e proseguita con Cose che nessuno sa del 2011 e Ciò che inferno non è del 2014, D’Avenia aveva deciso di far coincidere ulteriormente i due aspetti della sua attività, quella del narratore e quella dell’insegnante. Certo, un professore d’eccezione era presente anche nei romanzi, proiezione riconoscibilissima della pedagogia dell’ascolto caratteristica anche del sito http://www.profduepuntozero.it e dei frequenti interventi di D’Avenia su Avvenire. Con L’arte di essere fragilil’autore si era spinto più in là, mettendo letteralmente in scena se stesso in un dialogo – immaginario e documentatissimo – con Giacomo Leopardi. Continua a leggere

Bioetica nel Nobel per la Letteratura 2017

Il Premio Nobel per la Letteratura del 2017 è stato assegnato ad un romanziere britannico-giapponese, Kazuo Ishiguro, che in uno dei suoi più famosi romanzi ha toccato uno scottante tema bioetico: l’ingegneria genetica e la clonazione.

Il suo romanzo distopico è del 2005, e ha ricevuto parecchi premi  che potevano lasciar presagire il Nobel di oggi.  Never Let Me Go – Non lasciarmi , è stato uno dei 100 migliori romanzi in lingua inglese , secondo Time, dal 1923 al 2005.

Da esso è stato tratto un film del 2010, con lo stesso titolo, accolto positivamente dai critici, ma che non ha avuto altrettanto successo di pubblico al botteghino.

Non lasciarmi racconta la storia di Kathy, una giovane che scopre pian piano di essere un clone destinato a fungere da magazzino di organi di ricambio.  Cresce con i suoi amici in una scuola speciale per ragazzi speciali, destinati, però, a vita breve: verso i vent’anni cominciano a donare organi e sono destinati a morire dopo quattro operazioni. Continua a leggere