Nell’oscurità tu hai fatto luce

Oggi sulla terra c’è grande silenzio e solitudine della morte, Tu hai fatto Luce.

Gesù Cristo, nell’oscurità della morte tu hai fatto luce; nell’abisso della solitudine più profonda abita ormai per sempre la protezione potente del tuo amore; in mezzo al tuo nascondimento possiamo ormai cantare l’alleluia dei salvati.

Concedici l’umile semplicità della fede, che non si lascia fuorviare quando tu ci chiami nelle ore del buio, dell’abbandono, quando tutto sembra apparire problematico; concedici, in questo tempo nel quale attorno a te si combatte una lotta mortale, luce sufficiente per non perderti; luce sufficiente perché noi possiamo darne a quanti ne hanno ancora più bisogno.

Fai brillare il mistero della tua gioia pasquale, come aurora del mattino, nei nostri giorni; concedici di poter essere veramente uomini pasquali in mezzo al Sabato santo della storia.

Concedici che attraverso i giorni luminosi e oscuri di questo tempo possiamo sempre con animo lieto trovarci in cammino verso la tua gloria futura. Amen.

Joseph Ratzinger, Meditazioni sul Sabato Santo
 
(Dipinto Oleg Supereco)
 

Resistere perché consegnati

Nei giorni scorsi il Papa ha nominato arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini, che a settembre succederà al cardinale Angelo Scola.

Qui un articolo che parla del nuovo arcivescovo.

Ho trovato una sua bella meditazione scritta per Pasqua (12.04.17).

Ne riporto uno stralcio:
 

“Resistere. Anche quando sembra di rimanere soli: tutti se ne sono andati, spaventati, scoraggiati, disperati. Resistere anche nella solitudine, perché stare vicini al Signore, seguirlo sulla via dolorosa, continuare a tenere fisso lo sguardo su di lui è la grazia di una amicizia che non delude, è l’ingresso nella comunione che salva, è il rimanere che consente di portare molto frutto.

Continua a leggere

Perché Gesù parlava in parabole

di don Andrea Lonardo
 
«Si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero: “Perché a loro parli con parabole?”. Egli rispose loro: “Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato”». «Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”. Ed egli rispose…» (Mt 13,36-37).

Il testo evangelico mostra come le parabole non siano state raccontate da Gesù per venire incontro ai semplici, non sono state pensate per trovare un linguaggio più comprensibile utilizzando esempi della vita di tutti i giorni. Esse al contrario non possono essere capite da soli e richiedono spiegazioni: gli stessi apostoli le debbono approfondire. Continua a leggere

Avvento

avvento_

dall’omelia di Paolo VI per la I domenica d’Avvento, 28 novembre 1971
 
Diamo importanza alle cose importanti. Oggi ricomincia l’anno liturgico, comincia l’Avvento. Il tempo, fatale misura della nostra presente esistenza. Il grande panorama dei secoli, la storia, ci si apre davanti.

Ha un senso questa vicenda immensa? Sì.

L’uomo cammina e progredisce ma è sempre in via di ricerca; e questa, ancor più che una conquista, è un aumento di desideri e di bisogni, è uno spazio più vasto scavato nel cuore dell’uomo, reso più avido e più affamato d’una vita piena e d’una verità sicura. La scienza, lampada dell’universo, denuncia un mistero nella notte circostante, sempre più profonda e più tormentosa; è il mistero del mondo. Continua a leggere

«Non temete, voi valete più di molti passeri»

20348_272553498567_94611798567_3473352_5999658_n1

Una meditazione di Isacco di Siria sul Vangelo di oggi (rito romano).

***

Non occorre desiderare o cercare, senza necessità, dei segni visibili, mentre il Signore è sempre pronto a soccorrere i suoi santi. Egli non manifesta senza necessità la sua potenza in un’opera o in un segno visibile, per non attenuare l’aiuto che riceviamo da lui e non nuocerci. In questo modo egli provvede ai suoi santi. Vuole mostrare loro che l’attenzione segreta che porta loro non li lascia un’istante, ma in ogni cosa egli lascia loro condurre il combattimento secondo la misura delle loro forze perché si diano la pena di pregare.

Se una difficoltà però li fa cadere quando sono malati o scoraggiati perché la natura è debole, lui in persona fa tutto quanto è in suo potere perché essi siano aiutati, nel modo giusto che solo egli conosce. Li rafforza segretamente per quanto può, perché abbiano la forza di sopportare le difficoltà. Infatti nella fiducia che dà loro, toglie peso alla loro fatica e mediante la visione di questa fede li spinge a glorificarlo… Continua a leggere

“Ed egli si alzò e lo seguì”

vocazione-di-san-matteo-caravaggio-analisi-descrizione-breve-riassunto

« Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Udito questo, disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici . Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori” » (Mt 9,9-13)
 

Meditazione di don Pietro Cantoni

Le chiamate di Gesù ci possono apparire come delle improvvisate e le risposte come decisioni avventate e imprudenti. Dobbiamo però riflettere che i Vangeli ci propongono una narrazione essenziale che salta tanti passaggi che possono però essere intuiti senza troppa difficoltà. Il pubblicano Levi (chiamato “Matteo”: Lc 6,15; Mt 9,9) conosceva già Gesù da parecchio tempo e probabilmente aveva avuto modo di conoscerlo e di parlare con lui ad uno di quei pranzi a cui Gesù partecipava volentieri in compagnia di pubblicani e peccatori. Anche la chiamata (e la risposta) di Giovanni, Giacomo, Andrea e Pietro ci possono apparire incaute e impulsive (Mt 4,18-22) se non si tiene conto di quanto raccontato dallo stesso Giovanni sul loro primo ed intenso incontro (Gv 1,35-42), a cui fecero seguito certamente molti altri. Continua a leggere

Quando si apre

img_2042bis 
C’è un momento durante la salita ad una vetta che mi piace particolarmente.

E’ quando sei molto in alto, nei pressi della cima, e d’improvviso cominciano a svelarsi le montagne intorno.

Mentre cammini salendo sei in una valle, e lo sguardo non può spingersi lontano; salvo che verso il fondo, in basso, verso il luogo da dove sei partito; ti volti, e vedi quelli che ti erano parsi ostacoli giganteschi come nient’altro che gobbe del paesaggio. Poi, a poca distanza dalla vetta, lo sguardo comincia a riversarsi fuori, oltre i confini che ti hanno limitato finora, e oltre i crinali più bassi si rivelano le montagne vicine. Poco a poco il limite dell’orizzonte si estende, finché non arrivi sulla cresta, e vedi. Continua a leggere

In ascolto della vita

Bruni375ok_300

“Ascolta: se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l’armonia eterna, che c’entrano qui i bambini? Rispondimi, per favore”.

Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov

 
La gratitudine è una regola prima della grammatica sociale. Quando viene rispettata e praticata c’è più gioia di vivere, i legami si stringono, gli uffici e le fabbriche si umanizzano, diventiamo tutti più belli. Ma nel cuore umano non c’è soltanto il desiderio profondo di essere ringraziati, visti, riconosciuti per quello che siamo e per quanto facciamo.

Vi abita anche un altro bisogno profondissimo: quello di ringraziare. Soffriamo molto quando non riceviamo riconoscenza; ma soffriamo diversamente, e non meno, se e quando non abbiamo nessuno cui dire grazie. In questo la gratitudine assomiglia alla stima: non desideriamo soltanto essere stimati dagli altri, vogliamo anche poter stimare le persone con le quali viviamo. L’esistenza umana fiorisce quando nel corso degli anni aumentano sia la domanda sia l’offerta di gratitudine (e di stima), fino ad arrivare all’ultimo giorno quando, chiuderemo gli occhi pronunciando l’ultimo “grazie” – e sarà il più vero, il più bello. Continua a leggere

Lo Spirito non è un dono tranquillo

13962516_10210713730868109_2895924920094656403_n

Lo Spirito non è un dono tranquillo. La sua prima azione è sempre quella di affinare penosamente l’essere su cui è calato.
Anzi, mi parrebbe questo il primo e irrinunciabile segno di autenticità. Dove c’è davvero lo Spirito, lì c’è sempre purificazione interiore. Non c’è presenza vera dello Spirito, che non lasci sereno e riposato l’uomo nella sua connaturata mediocrità. Tutta la ruggine dell’anima – orgoglio, indolenza, sensualità, ripiegamento di sé, avidità, viltà, acredine, volubilità – tutta è assalita dal fuoco. La mia opacità può resistere e dibattersi in questo crogiolo, ma se c’è sul serio lo Spirito non sarà lasciata quieta.
È questa dunque la più elementare garanzia: se c’è peccato accolto, non disturbato, addirittura giustificato dalle mirabili acrobazie dialettiche, di cui talvolta mi scopro capace, allora non c’è in me lo Spirito di Dio. Continua a leggere

Amami come sei

1098401_486569384753024_1957339185_n

(Parole di Gesù all’anima)
 
“Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze e le infermità del tuo corpo; so la tua viltà, i tuoi peccati, e ti dico lo stesso: Dammi il tuo cuore, amami come sei…
Se aspetti di essere un angelo per abbandonarti all’amore, non amerai mai. Anche se sei vile nella pratica della virtù e del dovere, se ricadi spesso in quelle colpe che vorresti non commettere più, non ti permetto di non amarmi. Amami come sei.
In ogni istante e in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell’aridità, nella fedeltà o nell’infedeltà, amami come sei. Voglio l’amore del tuo povero cuore; se aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai.
Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore? Non sono io l’Onnipotente? E se mi piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore, non sono io padrone del mio amore? Continua a leggere

La scintilla della coscienza

13590231_10210293482442161_5495097213761499953_n

Quando Dio creò l’uomo, pose in lui come un seme divino e lo dotò di una facoltà calda e luminosa come una scintilla, che illumina la mente e le mostra il bene distinto dal male. Essa si chiama coscienza, ed è la legge naturale. Questi sono i pozzi scavati da Giacobbe, come hanno detto i Padri, e otturati di nuovo dai Filistei. Con la docilità a questa legge, cioè alla coscienza, i patriarchi e tutti i santi vissuti prima della Legge scritta piacquero a Dio. Ma quando essa fu otturata e calpestata dagli uomini con l’avanzare del peccato, abbiamo avuto bisogno della Legge scritta, abbiamo avuto bisogno dei santi profeti, abbiamo avuto bisogno della venuta stessa del Signore nostro Gesù Cristo per rimetterla a nudo e ridestarla, per rivivificare quella scintilla sepolta per mezzo della osservanza dei suoi santi comandamenti. Dipende dunque ormai da noi seppellirla di nuovo o lasciare che essa brilli e ci illumini, se siamo disposti ad obbedirle. Continua a leggere

Don Fabio Rosini: Bisogna piangere il proprio peccato

maxresdefault-5-300x169

Se una persona non ha dimestichezza nell’ambito del perdono, della misericordia, non sa di cristianesimo. Gesù Cristo è misericordia ed io, molto indegnamente, provo a dire quel poco che so ed il molto poco che ho imparato a saper fare secondo la Parola di Cristo. La Chiesa è chiamata ad esercitare la misericordia, è chiamata ad esercitare la speranza rispetto ad ogni uomo, perché in ogni uomo, anche nel più torbido, nel più corrotto, c’è una pecora perduta. In ogni uomo c’è qualcosa di perduto da ritrovare, anche colui che noi potremmo definire il peggiore, Dio lo sta cercando. Molto spesso i grandi malfattori della terra erano dei potenziali santi, che non si sono fatti ritrovare, che hanno rinnegato le propria fede; andavano cercati meglio. Hitler, sicuramente poteva essere un santo, Stalin poteva essere un uomo di Dio. Dentro ad ogni uomo c’è una pecora perduta, perché non c’è nessuno nato per caso, “tutto ami di ciò che hai creato, nulla disprezzi di ciò che hai creato”. Continua a leggere

Il nostro Getsemani alla ricerca di Dio

di Alessandro D€’Avenia

da Avvenire 24 marzo 2016

​«Sono terribilmente infelice. Se credi che una preghiera possa essere efficace (non scherzo), prega per me e vigorosamente». Così scriveva Charles Baudelaire a sua madre il 18 ottobre del 1860, dall’inferno spirituale da cui cercò di uscire negli ultimi anni della sua vita. Ogni uomo ha la sua notte. Ed è proprio in quella notte che trova Dio, perché la notte lo lascia nudo e senza risorse di fronte all’insufficienza di tutto e di se stesso. Dalla ferita inguaribile della propria radicale solitudine emerge l’unica preghiera vera, perché è la vita stessa a farsi supplica: voglio essere da te salvato, perché io da solo, ora che mi conosco, non posso. Dante, nel suo viaggio, si perde nella selva oscura, nella notte tra il giovedì santo e il venerdì santo dell’anno giubilare. Continua a leggere

Con la Sua bontà apre gli occhi della nostra mente

53040

Nel tempo della nostra esistenza, noi che saremo salvati, conosciamo un insieme incredibile di bene e di male. Abbiamo in noi nostro Signor Gesù Cristo risorto e insieme la miseria e la malizia della caduta e della morte di Adamo… A causa della caduta di Adamo siamo così fragili che, per il peccato e vari dolori, ci sembra di essere nelle tenebre; ciechi, non possiamo neanche provare il minimo conforto. Ma con la volontà, il desiderio, restiamo in Dio e crediamo con fiducia nella sua misericordia e nella sua grazia; è così che egli opera in noi. Con la sua bontà apre gli occhi della nostra mente, che ci fa vedere a volte più, a volte meno, secondo la capacità che ci dona. Tanto ci innalza, tanto permette che cadiamo.

Questo insieme è tanto strano che ci è difficile capire, sia noi stessi sia altri come noi in Cristo, su quale strada siamo, tanto è mutevole ciò che sentiamo. Ma ciò che conta è dire un santo “sì” a Dio quando lo sentiamo, per essere veramente con lui, con tutto il cuore, l’anima, le forze (Mc 12,30); allora odiamo e disprezziamo la nostra tendenza al male… Infatti siamo e viviamo in questo ‘intreccio’ tutti i giorni della vita.
 
Giuliana di Norwich (tra 1342-1430 cc)
Rivelazioni dell’amore divino, cap. 52
 

La gioia del Carnevale spiegata da Joseph Ratzinger

carnevale_piazza_unita_trieste_1675384

In una riflessione pubblicata nel 1974, il Papa emerito spiega perché questa ricorrenza che precede il tempo di Quaresima ha a che fare con l’umanità profonda della fede cristiana. E sottolinea: «Noi cristiani non lottiamo contro, ma a favore dell’allegria»
 

«In merito al Carnevale non siamo forse un po’ schizofrenici? Da una parte diciamo molto volentieri che il carnevale ha diritto di cittadinanza proprio in terra cattolica, dall’altra poi evitiamo di considerarlo spiritualmente e teologicamente. Fa dunque parte di quelle cose che cristianamente non si possono accettare, ma che umanamente non si possono impedire? Allora sarebbe lecito chiedersi: in che senso il cristianesimo è veramente umano?». Comincia così la riflessione dell’allora cardinale Joseph Ratzinger sul Carnevale, il periodo che precede la Quaresima e in qualche modo ha a che fare con il calendario liturgico cattolico. La riflessione è contenuta nel libro Speranza del grano di senape (Queriniana, Brescia 1974). Continua a leggere

Il discepolo che è giunto a «penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio»

San_Giovanni_Apostolo

Meditazione di Ruperto di Deutz (ca 1075-1130), monaco benedettino, su San Giovanni apostolo:
 
Nella misura di quella grazia che ha fatto sì che Gesù lo amasse e che l’abbia fatto riposare sul suo petto alla Cena (Gv 13,23), Giovanni ha ricevuto in abbondanza l’intelligenza e la sapienza [i doni dello Spirito] (Is 11,2) – l’intelligenza per comprendere le Scritture ; la sapienza per redigere i suoi libri con un’arte mirabile. A dire il vero non ha ricevuto questo dono fin dal momento in cui ha riposato sul petto del Signore, anche se in seguito ha potuto attingere da questo cuore « nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza » (Col 2,3). Continua a leggere

Natale non è cosa da “cattolici che fanno i propri doveri”. È un “rivoluzionamento” di tutta la vita

Nativita-Giotto-323x214

di Edith Stein
 
Il Bambino divino è diventato il Maestro e ci ha detto che cosa dobbiamo fare. Per permeare tutta una vita umana di vita divina non basta lasciarsi prendere dall’incanto della notte santa
 
Il Mistero del Natale” (testo pronunciato da Edith Stein in occasione di una conferenza tenuta nel 1931, a Ludwigshafen)
 
Dove il Bambino divino intenda condurci sulla terra è cosa che non sappiamo e a proposito della quale non dobbiamo fare domande prima del tempo. Una cosa sola sappiamo, e cioè che a quanti amano il Signore tutte le cose ridondano in bene. E inoltre che le vie, per le quali il Signore conduce, vanno al di là di questa terra. Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino divino e rispondiamo con un “sì” al suo “Seguimi”, allora siamo suoi, e libera è la via perché la sua vita divina possa riversarsi in noi. Continua a leggere

La preghiera degli amici di Dio

Schermata-2015-03-14-alle-01.57.56

«La preghiera di Gesù per la salvezza del mondo è infinita in ragione della divinità di Colui che prega, e nulla certamente potrebbe esserle aggiunto in intensità; ma essa non è destinata ad annullare la nostra, essa è fatta, al contrario, per provocarla, suscitarla, elevarla. E’ la preghiera del Capo, che richiede che ad essa si partecipi, che richiede di crescere in estensione, di propagarsi per tutto il Corpo. Il Salvatore desidera aggregarsi del membri che, a loro volta, pregheranno per il mondo, e che, trascinati da Lui, potranno essere secondo il loro posto con Lui, in Lui, per Lui, salvatori degli altri. Il mistero dell’adesione al Cristo, che è il Capo, crea il mistero della comunione del santi in vista della corredenzione del mondo. “Ora – dice l’Apostolo – mi rallegro delle mie sofferenze per voi; e ciò che manca alle tribolazioni del Cristo, lo compio io nella mia carne, per il suo Corpo che è la Chiesa” (Col., I, 24). Continua a leggere

Miracolo alla fermata dell’autobus

 di Andrea Monda

Arrivo alla fermata dell’autobus per andare a scuola, il freddo mi intorpidisce e sono anche un po’ di malumore (la scuola è occupata) e mentre sto per chiudermi definitivamente al resto del mondo, inserendo anche il secondo auricolare della cuffia del mio Iphone qualcosa, anzi qualcuno attira la mia attenzione: due bambini stanno lì, girellando intorno al palo della fermata e schiamazzano, già ora, alle sette del mattino. Sono evidentemente due fratellini, devono avere 7 ed 8 al massimo, uno, il più piccolo, gioca con il suo smartphone mentre l’altro canticchia e gira tenendosi con una mano al palo. Ecco che da lontano, si vede il bus che sta curvando per dirigersi a prenderci; “Urrà!” grida il più grande e aggiunge: “Un miracolo! Un miracolo di Gesù!”. Mentre grida al miracolo saltella alzando le mani in senso di giubilo. Il fratello più piccolo si incammina verso l’autobus che sta frenando e aprendo le porte e gli dice con un pizzico di stizza: “Io lo sapevo, già lo sapevo…” e gli mostra il suo smartphone: non ci stava giocando, ma indagando sull’App dell’Atac le notizie relative all’arrivo degli autobus di quella fermata. Continua a leggere

Affidati a Lui più che a te stesso

GesuCamminaSulleAcque

“… il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono”.
Nulla ti impedisca di unirti a Cristo… Prega senz’indugio, supplica con tutto il cuore, chiedi ardentemente, finché tu non sia stato esaudito. Non lasciarti andare. Tutto ti verrà dato se prima, con tutta la fede che hai , ti fai violenza per affidare a Dio la tua preoccupazione e per sostituire la tua previdenza con la provvidenza di Dio. Quando egli vedrà la tua volontà, quando vedrà che con ogni purezza di cuore ti sei affidato a lui più che a te stesso e che ti sei fatto violenza per sperare in lui più che nella tua anima, allora questa potenza, sconosciuta da te, troverà in te la sua dimora. E tu sentirai in tutti i tuoi sensi la potenza di colui che indubitabilmente è con te. Grazie a questa potenza molti entrano nel fuoco senza temere, camminano sulle acque senza esitare.

Isacco di Siria,  (VII secolo), monaco nella regione di Mossul
Discorsi ascetici, 1a parte, n° 19

Astenersi (29/11/2015)

altalena1-225x300

Mi è piaciuta molto l’Omelia di Padre Maurizio Botta, pronunciata ieri partendo dalla pagina di Vangelo che ha caratterizzato la prima domenica di Avvento per il rito romano.

***

Vegliate dice Gesù e nella mente di molti, tra i pochi che lo ascoltano, istantanea la domanda di sempre: “Cosa devo fare, cosa devo fare, cosa devo fare?” Subito l’auto-analisi: “Sono a posto?” “Lo sto facendo? Non mi si può dire nulla?”. In questo Avvento vorrei porre la luce su quanto sia importante il non-fare tante cose, l’astenersi, per fare l’unica necessaria.

L’amore stesso mi sembra implichi più spesso un non-fare che un fare. Mi spiego. Penso a quanto amore vero richieda il non far pesare sugli altri le recriminazioni. Quelle nostre istantanee e violente recriminazioni che affiorano ad ogni vera o presunta ingiuria subita. A volte dopo ogni contrarietà. Continua a leggere

Guardare in alto

campanile-morning

(dal sito Comunità Ambrosiana)
 
Le mani della vostra fede si alzino verso il cielo, ma lo facciano mentre edificano una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento” (Papa Francesco)
 

La candida sagoma squadrata del campanile risalta tra l’azzurro del cielo di una serena domenica autunnale e i rami degli alberi che lo velano leggermente, quasi un sipario che la natura stessa offre per inquadrare ancor meglio il piccolo capolavoro innalzato dall’ingegno umano a gloria di Dio – più precisamente “Deo Optimo Maximo et Sancto Mauritio”, come si legge sulla facciata. Nulla di trascendentale (forse), almeno a prima vista, eppure è bastato sollevare un attimo lo sguardo per ritrovarsi di fronte a quell’abbinamento di semplici forme e pochi colori che calamita l’occhio e lo spirito verso l’alto. Sollevare lo sguardo è in effetti un’operazione inconsueta per l’uomo moderno, e il sottoscritto non fa eccezione in quanto appartenente a quella involuzione dell’homo sapiens che potremmo qualificare homo curvus, più avvezzo a fissare le buche nell’asfalto che lo splendore dei cieli. Continua a leggere

Come sarà il cielo? Ce lo raccontano 10 santi

Looking to the sky - it

Quelli che descrivono meglio la gioia che ci attende
 
Ci avviciniamo all’Avvento, ed è quindi un buon momento per esaminare quello che ci succederà quando moriremo – o, più concretamente, quando la nostra anima eterna se ne andrà e il nostro corpo morirà.

Per mia fortuna, un altro autore ha già coperto il lato oscuro della morte per Aleteia: gli articoli di Brantly Millegan sull’Inferno e sul Purgatorio dovrebbero essere sufficienti a mandare chiunque di corsa al confessionale.

La vera fede, però, dovrebbe avere molto più a che vedere con la speranza e la gioia che con la paura e l’orrore; la contrizione perfetta, dopo tutto, ha a che vedere con il fatto di amare Dio, tanto che non oseremmo offenderlo per evitare di ardere eternamente all’Inferno. Continua a leggere

L’importanza di saper riposare

Opus Dei - L'importanza di saper riposare

Nell’ambito del Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, Don Carlo De Marchi, vicario dell’Opus Dei per l’Italia Centro-Sud, ha scritto questo articolo sul tema del riposo.
 
“Non ho mai tempo per leggere. Quando ho tempo, non ho voglia. E quando ho tempo e voglia, ho mal di testa”. Molti di noi si ritrovano in questo sfogo anche quando pensano al tempo che vorrebbero dedicare ai famigliari, agli amici, alla preghiera. Figuriamoci se ho il tempo di riposare!

Proprio per questo è urgente pensare al riposo. Non è un problema da rimandare al fine settimana o alle vacanze estive. Dante ha scritto la Divina Commedia soltanto dopo essersi “riposato de la lunga via”. Perché il riposo fa parte del lavoro, dell’insieme della “cose da fare”. Se pensiamo che sia una questione da relegare ai ritagli di tempo finisce che non riposiamo mai. E meno riposiamo più sentiamo il bisogno di farlo, e viviamo un circolo vizioso che ci appesantisce sempre più. Continua a leggere

“Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia”

ultima-cena

In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Continua a leggere

La vanga del Nazareno

di Giovanni Cesare Pagazzi
Avvenire, 26 ottobre 2015
​ 
Una delle immagini più consuete e belle per descrivere Gesù è quella del “buon Pastore”. Egli stesso s’è definito così (Gv 10,1-18), mostrando di sapersi muovere a proprio agio nella pratica della pastorizia. Come esperto, riferisce di nemici del gregge, allude al diverso comportamento del padrone delle pecore da quello del salariato che le sorveglia, indica la posizione da assumere rispetto al gregge, parla con competenza dell’importanza della voce ed evidenzia il legame tenace tra l’uomo e ciascuno dei suoi animali (Lc15,5-7). Tuttavia – ciò appare anche ad uno sguardo superficiale – le pagine evangeliche si soffermano ben più diffusamente sulla padronanza di Gesù in ambito agricolo.

Lo si nota nelle parabole, dove il Signore racconta di sentimenti e pratiche contadine in maniera così puntuale ed esperta che difficilmente sono solo frutto del “sentito dire”. Egli parla della semina, mostrando precisa conoscenza della morfologia del terreno con cui avevano a che fare gli agricoltori galilei della sua epoca (Mc 4,1-9). Continua a leggere

«Quanto più vivo sarà il desiderio, tanto più ricco sarà l’effetto»

1897761_1218734264819068_8855179855244687201_n

Dalla «Lettera a Proba» di sant’Agostino, vescovo (Lett. 130, 8, 15. 17 – 9, 18; CSEL 44, 56-57. 59-60)

Quando preghiamo non dobbiamo mai perderci in tante considerazioni, cercando di sapere che cosa dobbiamo chiedere e temendo di non riuscire a pregare come si conviene. Perché non diciamo piuttosto col salmista: «Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore e ammirare il suo santuario»? (Sal 26, 4). […]

Per conseguire questa vita beata, la stessa vera Vita in persona ci ha insegnato a pregare, non con molte parole, come se fossimo tanto più facilmente esauditi, quanto più siamo prolissi. Nella preghiera infatti ci rivolgiamo a colui che, come dice il Signore medesimo, già sa quello che ci è necessario, prima ancora che glielo chiediamo (cfr. Mt 6, 7-8). […] Continua a leggere

Preghiera semplice e profonda per offrire a Dio anche una vita imperfetta (la nostra?)

483x302

di p. Carlos Padilla
 
Credo che la mia gioia passi per il fatto di non paragonarmi troppo, di non guardare continuamente ad altre vite pensando che siano migliori della mia. Passa per il fatto di mettere da parte il peccato dell’invidia che mi fa tanto male.

Voglio poter non invidiare chi è migliore di me, chi ha più cose, chi ha più successo. Sì. L’invidia mi avvelena il cuore e non mi fa essere felice.

La mia gioia passa per il fatto di non vivere in competizione, cercando di diventare migliore degli altri. Consiste nel vedere la mia vita non come una corsa di meriti, nella quale non mi fermo ad aiutare gli altri e mi rinchiudo nella ricerca malata di ciò che desidero maggiormente. Continua a leggere

Stein: intellettuali aiutate il popolo

SF98000000_47916000_300

L’inedito di Edith Stein
 ​
Nei circoli degli intellettuali spesso si può ancora sentir dire che essi si aspettano, in modo del tutto ovvio, di avere come compito quello di guide del popolo. Se, al contrario, si considerano i fatti della storia e, specialmente, gli avvenimenti degli ultimi anni, del tempo di guerra e del dopoguerra, emergono allora pesanti dubbi: sia riguardo all’effettività della guida sia riguardo al fatto di essere chiamati a svolgere un ruolo di guida. Vale, quindi, veramente la pena di riflettere un po’ su questo problema […].

Innanzitutto con “guida del popolo” non s’intende solamente la direzione politica, bensì un lavoro di educazione e formazione presso il popolo. E con “intellettuali” non s’intendono solo gli uomini puramente teoretici, bensì anche tutti coloro che, sulla base di una formazione teoretica, esercitano una professione pratica: il prete, il medico, l’insegnante e così via. Continua a leggere

Non giudicate… ma per favore abbiate giudizio… 

justice

di Robert Cheaib
 
Mi capita a volte di trovarmi giudicato da alcune persone quando esprimo un mio giudizio su qualche situazione… lo so, sono contraddittori, ma per ora prendiamo la loro obiezione per buona. Si rifanno, infatti, subito alle parole del Signore: «Non giudicate, per non essere giudicati». Ma è proprio vero che il Signore ci chiama a non esprimere giudizio? A non avere una visione? A non discernere i fatti?

Dato che è un problema che non affronto soltanto io, ma che mi è stato sottoposto in varie salse, e per rimanere nel formato di #rispostalvolo [col senno di poi, la risposta non è poi così breve…], formulo la domanda così: è sbagliato giudicare? Continua a leggere

Laudato si’ mi’ Signore per la mia pochezza

FullSizeRender

di Costanza Miriano
 
Sabato scorso sono stata invitata a parlare a San Damiano, alla festa del Cantico, e a commentare la Laudato si’, l’enciclica del Papa sulla cura dell’ambiente. Sono temi che non frequento spesso, e non è che me ne vanti, ma preferisco ammetterlo. L’avevo letta, ovviamente, mi ero preparata, ma comunque alla fine dell’incontro, che mi aveva costretta a richiamare urgentemente tutti i neuroni a testuggine, ero un po’ stanca. Così quando padre Giulio mi ha chiesto se poteva farmi l’ultima domanda ho temuto il peggio. Se mi interroga sul riscaldamento globale (anche perché ho qualche idea non proprio in linea, temo) faccio la famosa inversione a U detta la manovra del terzo liceo, quella che ti consente di dire “ma mi permetta di fare un passo indietro tornando sulla figura del Leopardi” qualunque sia il tema dell’interrogazione. Continua a leggere

Annunciare il regno di Dio

index

Un minuto sul Vangelo di oggi (23/09/2015) – di Padre Maurizio Botta

dal sito: cinquepassi.org
 
Spesso su giornali e riviste cattoliche si sente parlare di Vangelo, delle esigenze del Vangelo, dei valori evangelici. Vangelo significa “buona notizia, lieto annuncio” il che è come continuare a ripetere di una buona notizia, delle esigenze di questa buona notizia, dei valori della buona notizia… Se non fossimo assuefatti una domanda si imporrebbe. Qual è il contenuto di questa benedetta buona e notizia? Qual è il Vangelo? Non basta ripetere magicamente la parola contenitore vangelo. Il Vangelo, la buona notizia è il Regno di Dio. Così ci dice il brano di oggi. Dio che regna è l’unica buona notizia in un mondo malato e prigioniero. Gesù infatti precede l’annuncio estendendo ai suoi Dodici la Sua stessa Forza e il Suo stesso Potere contro la forza e il potere di un altro regno quello di Satana e dei suoi demoni. Gesù partecipa ai suoi Dodici il Suo Potere e la Sua Forza taumaturgica. Continua a leggere

“Nel mondo, ma non del mondo”

san_francesco_rourke_cavani_N-300x167

Meditazione tratta dal sito Cinque Passi
 
Il santo è un uomo che ascolta e custodisce con perseveranza nel tempo le parole di Dio. Resiste al calore infuocato durante le tentazioni perché sotto di lui c’è terra e le radici possono scendere a raggiungere la terra nera, fresca e umida. Libera sopra di sé il suo campo dai rovi, cioè dalle preoccupazioni e dalle vanità che soffocano lo sviluppo del seme verso l’alto. Il santo stringe un legame con la persona di Cristo più decisivo e stringente di un legame di sangue. Gesù arriva a definire il santo addirittura come sua madre. E la presenza di questa unione ha una verifica possibile. Il vero discepolo, il vero santo è nel mondo, ma non è di questo mondo. Unito a Cristo è perseguitato. Continua a leggere

Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due

the-passion-of-the-christ-548637l-300x195

« Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo , il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”. Gesù allora gli disse: “Simone, ho da dirti qualcosa”. Ed egli rispose: “Di’ pure, maestro”. “Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?”. Simone rispose: “Suppongo sia colui al quale ha condonato di più”. Continua a leggere

Combattere il nostro difetto dominante. La lotta quotidiana che ci apre alla grazia e dona la pace

483x309

da Le tre età della vita interiore, vol. II, di padre Réginald Garrigou-Lagrange, Edizioni Vivere In
 

Come combattere il difetto dominante? È estremamente necessario il combatterlo perché è il principale nemico interiore, e quando questo è vinto, le tentazioni non sono più tanto pericolose, ma sono piuttosto occasioni di progresso. Ma questo difetto non può dirsi vinto finché non v’è un vero progresso nella pietà o nella vita interiore, fino a che l’anima non è giunta ad un vero e stabile fervore di volontà, vale a dire, a quella prontezza della volontà al servizio di Dio che é, secondo San Tommaso, essenza della vera devozione.

Per questo combattimento spirituale è necessario ricorrere a tre mezzi principali: la preghiera, l’esame e una sanzione. Continua a leggere

Tu, sopravissuta alla morte di Dio

Pietà

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Eb 5,7-9   Sal 30   Gv 19,25-27

***

«Stabat Mater dolorosa / iuxta crucem lacrimosa, / dum pendebat Filius». Se il dolore è grande quanto l’amore, non oso immaginare la grandezza della spada che ha trafitto il tuo cuore puro di madre e figlia del tuo Figlio. Sta accanto a noi nel dolore, nell’assurdo che sorprende la vita, insegnaci ad abbracciare il Crocifisso nel dolore del mondo. Tu che hai vissuto – e sopravvissuto a – la «morte di Dio» insegnaci a conservare l’unzione della fede e a serbarla nel cuore del silenzio assordante e dell’eclissi del senso. Tra tutti i tuoi appellativi, forse l’appellativo Mater dolorosa è quello che più ti rende vicina ai pellegrini di un mondo che ha sconsacrato i suoi santuari, cominciando dal tempio della propria carne. Prega per noi o pura, donna coraggiosa confitta ma non sconfitta. Prega per noi «mia madre».

Robert Cheaib

(fonte: theologhia.com)