Resistere perché consegnati

Nei giorni scorsi il Papa ha nominato arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini, che a settembre succederà al cardinale Angelo Scola.

Qui un articolo che parla del nuovo arcivescovo.

Ho trovato una sua bella meditazione scritta per Pasqua (12.04.17).

Ne riporto uno stralcio:
 

“Resistere. Anche quando sembra di rimanere soli: tutti se ne sono andati, spaventati, scoraggiati, disperati. Resistere anche nella solitudine, perché stare vicini al Signore, seguirlo sulla via dolorosa, continuare a tenere fisso lo sguardo su di lui è la grazia di una amicizia che non delude, è l’ingresso nella comunione che salva, è il rimanere che consente di portare molto frutto.

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Perché Gesù parlava in parabole

di don Andrea Lonardo
 
«Si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero: “Perché a loro parli con parabole?”. Egli rispose loro: “Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato”». «Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”. Ed egli rispose…» (Mt 13,36-37).

Il testo evangelico mostra come le parabole non siano state raccontate da Gesù per venire incontro ai semplici, non sono state pensate per trovare un linguaggio più comprensibile utilizzando esempi della vita di tutti i giorni. Esse al contrario non possono essere capite da soli e richiedono spiegazioni: gli stessi apostoli le debbono approfondire. Continua a leggere

Avvento

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dall’omelia di Paolo VI per la I domenica d’Avvento, 28 novembre 1971
 
Diamo importanza alle cose importanti. Oggi ricomincia l’anno liturgico, comincia l’Avvento. Il tempo, fatale misura della nostra presente esistenza. Il grande panorama dei secoli, la storia, ci si apre davanti.

Ha un senso questa vicenda immensa? Sì.

L’uomo cammina e progredisce ma è sempre in via di ricerca; e questa, ancor più che una conquista, è un aumento di desideri e di bisogni, è uno spazio più vasto scavato nel cuore dell’uomo, reso più avido e più affamato d’una vita piena e d’una verità sicura. La scienza, lampada dell’universo, denuncia un mistero nella notte circostante, sempre più profonda e più tormentosa; è il mistero del mondo. Continua a leggere

«Non temete, voi valete più di molti passeri»

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Una meditazione di Isacco di Siria sul Vangelo di oggi (rito romano).

***

Non occorre desiderare o cercare, senza necessità, dei segni visibili, mentre il Signore è sempre pronto a soccorrere i suoi santi. Egli non manifesta senza necessità la sua potenza in un’opera o in un segno visibile, per non attenuare l’aiuto che riceviamo da lui e non nuocerci. In questo modo egli provvede ai suoi santi. Vuole mostrare loro che l’attenzione segreta che porta loro non li lascia un’istante, ma in ogni cosa egli lascia loro condurre il combattimento secondo la misura delle loro forze perché si diano la pena di pregare.

Se una difficoltà però li fa cadere quando sono malati o scoraggiati perché la natura è debole, lui in persona fa tutto quanto è in suo potere perché essi siano aiutati, nel modo giusto che solo egli conosce. Li rafforza segretamente per quanto può, perché abbiano la forza di sopportare le difficoltà. Infatti nella fiducia che dà loro, toglie peso alla loro fatica e mediante la visione di questa fede li spinge a glorificarlo… Continua a leggere

Acconsentire alla conversione

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Una bellissima meditazione di Santa Caterina da Genova sul Vangelo di oggi (rito romano)
 

Dio incita l’uomo a rialzarsi dal peccato, poi, con la luce della fede, illumina l’intelligenza. Dopo, mediante un certo gusto e un certo sapore, infiamma la volontà. Tutto ciò, Dio lo compie in un istante, benché lo esprimiamo in molte parole e introducendovi un intervallo di tempo.

Dio compie questa opera più o meno negli uomini, a seconda del frutto che prevede. A ognuno è data luce e grazia affinché, compiendo ciò che è in suo potere, possa salvarsi soltanto donando il proprio consenso. Questo consenso si attua nel modo seguente: Quando Dio ha fatto la sua opera, basta che l’uomo dica: sono contento, Signore, fa’ di me ciò che ti piace, mi decido a non più peccare e a lasciare, per il tuo amore, ogni cosa del mondo. Continua a leggere

“Ed egli si alzò e lo seguì”

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« Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Udito questo, disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici . Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori” » (Mt 9,9-13)
 

Meditazione di don Pietro Cantoni

Le chiamate di Gesù ci possono apparire come delle improvvisate e le risposte come decisioni avventate e imprudenti. Dobbiamo però riflettere che i Vangeli ci propongono una narrazione essenziale che salta tanti passaggi che possono però essere intuiti senza troppa difficoltà. Il pubblicano Levi (chiamato “Matteo”: Lc 6,15; Mt 9,9) conosceva già Gesù da parecchio tempo e probabilmente aveva avuto modo di conoscerlo e di parlare con lui ad uno di quei pranzi a cui Gesù partecipava volentieri in compagnia di pubblicani e peccatori. Anche la chiamata (e la risposta) di Giovanni, Giacomo, Andrea e Pietro ci possono apparire incaute e impulsive (Mt 4,18-22) se non si tiene conto di quanto raccontato dallo stesso Giovanni sul loro primo ed intenso incontro (Gv 1,35-42), a cui fecero seguito certamente molti altri. Continua a leggere

Quando si apre

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C’è un momento durante la salita ad una vetta che mi piace particolarmente.

E’ quando sei molto in alto, nei pressi della cima, e d’improvviso cominciano a svelarsi le montagne intorno.

Mentre cammini salendo sei in una valle, e lo sguardo non può spingersi lontano; salvo che verso il fondo, in basso, verso il luogo da dove sei partito; ti volti, e vedi quelli che ti erano parsi ostacoli giganteschi come nient’altro che gobbe del paesaggio. Poi, a poca distanza dalla vetta, lo sguardo comincia a riversarsi fuori, oltre i confini che ti hanno limitato finora, e oltre i crinali più bassi si rivelano le montagne vicine. Poco a poco il limite dell’orizzonte si estende, finché non arrivi sulla cresta, e vedi. Continua a leggere

In ascolto della vita

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“Ascolta: se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l’armonia eterna, che c’entrano qui i bambini? Rispondimi, per favore”.

Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov

 
La gratitudine è una regola prima della grammatica sociale. Quando viene rispettata e praticata c’è più gioia di vivere, i legami si stringono, gli uffici e le fabbriche si umanizzano, diventiamo tutti più belli. Ma nel cuore umano non c’è soltanto il desiderio profondo di essere ringraziati, visti, riconosciuti per quello che siamo e per quanto facciamo.

Vi abita anche un altro bisogno profondissimo: quello di ringraziare. Soffriamo molto quando non riceviamo riconoscenza; ma soffriamo diversamente, e non meno, se e quando non abbiamo nessuno cui dire grazie. In questo la gratitudine assomiglia alla stima: non desideriamo soltanto essere stimati dagli altri, vogliamo anche poter stimare le persone con le quali viviamo. L’esistenza umana fiorisce quando nel corso degli anni aumentano sia la domanda sia l’offerta di gratitudine (e di stima), fino ad arrivare all’ultimo giorno quando, chiuderemo gli occhi pronunciando l’ultimo “grazie” – e sarà il più vero, il più bello. Continua a leggere

Lo Spirito non è un dono tranquillo

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Lo Spirito non è un dono tranquillo. La sua prima azione è sempre quella di affinare penosamente l’essere su cui è calato.
Anzi, mi parrebbe questo il primo e irrinunciabile segno di autenticità. Dove c’è davvero lo Spirito, lì c’è sempre purificazione interiore. Non c’è presenza vera dello Spirito, che non lasci sereno e riposato l’uomo nella sua connaturata mediocrità. Tutta la ruggine dell’anima – orgoglio, indolenza, sensualità, ripiegamento di sé, avidità, viltà, acredine, volubilità – tutta è assalita dal fuoco. La mia opacità può resistere e dibattersi in questo crogiolo, ma se c’è sul serio lo Spirito non sarà lasciata quieta.
È questa dunque la più elementare garanzia: se c’è peccato accolto, non disturbato, addirittura giustificato dalle mirabili acrobazie dialettiche, di cui talvolta mi scopro capace, allora non c’è in me lo Spirito di Dio. Continua a leggere

Amami come sei

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(Parole di Gesù all’anima)
 
“Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze e le infermità del tuo corpo; so la tua viltà, i tuoi peccati, e ti dico lo stesso: Dammi il tuo cuore, amami come sei…
Se aspetti di essere un angelo per abbandonarti all’amore, non amerai mai. Anche se sei vile nella pratica della virtù e del dovere, se ricadi spesso in quelle colpe che vorresti non commettere più, non ti permetto di non amarmi. Amami come sei.
In ogni istante e in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell’aridità, nella fedeltà o nell’infedeltà, amami come sei. Voglio l’amore del tuo povero cuore; se aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai.
Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore? Non sono io l’Onnipotente? E se mi piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore, non sono io padrone del mio amore? Continua a leggere

La scintilla della coscienza

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Quando Dio creò l’uomo, pose in lui come un seme divino e lo dotò di una facoltà calda e luminosa come una scintilla, che illumina la mente e le mostra il bene distinto dal male. Essa si chiama coscienza, ed è la legge naturale. Questi sono i pozzi scavati da Giacobbe, come hanno detto i Padri, e otturati di nuovo dai Filistei. Con la docilità a questa legge, cioè alla coscienza, i patriarchi e tutti i santi vissuti prima della Legge scritta piacquero a Dio. Ma quando essa fu otturata e calpestata dagli uomini con l’avanzare del peccato, abbiamo avuto bisogno della Legge scritta, abbiamo avuto bisogno dei santi profeti, abbiamo avuto bisogno della venuta stessa del Signore nostro Gesù Cristo per rimetterla a nudo e ridestarla, per rivivificare quella scintilla sepolta per mezzo della osservanza dei suoi santi comandamenti. Dipende dunque ormai da noi seppellirla di nuovo o lasciare che essa brilli e ci illumini, se siamo disposti ad obbedirle. Continua a leggere

Don Fabio Rosini: Bisogna piangere il proprio peccato

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Se una persona non ha dimestichezza nell’ambito del perdono, della misericordia, non sa di cristianesimo. Gesù Cristo è misericordia ed io, molto indegnamente, provo a dire quel poco che so ed il molto poco che ho imparato a saper fare secondo la Parola di Cristo. La Chiesa è chiamata ad esercitare la misericordia, è chiamata ad esercitare la speranza rispetto ad ogni uomo, perché in ogni uomo, anche nel più torbido, nel più corrotto, c’è una pecora perduta. In ogni uomo c’è qualcosa di perduto da ritrovare, anche colui che noi potremmo definire il peggiore, Dio lo sta cercando. Molto spesso i grandi malfattori della terra erano dei potenziali santi, che non si sono fatti ritrovare, che hanno rinnegato le propria fede; andavano cercati meglio. Hitler, sicuramente poteva essere un santo, Stalin poteva essere un uomo di Dio. Dentro ad ogni uomo c’è una pecora perduta, perché non c’è nessuno nato per caso, “tutto ami di ciò che hai creato, nulla disprezzi di ciò che hai creato”. Continua a leggere

Il nostro Getsemani alla ricerca di Dio

di Alessandro D€’Avenia

da Avvenire 24 marzo 2016

​«Sono terribilmente infelice. Se credi che una preghiera possa essere efficace (non scherzo), prega per me e vigorosamente». Così scriveva Charles Baudelaire a sua madre il 18 ottobre del 1860, dall’inferno spirituale da cui cercò di uscire negli ultimi anni della sua vita. Ogni uomo ha la sua notte. Ed è proprio in quella notte che trova Dio, perché la notte lo lascia nudo e senza risorse di fronte all’insufficienza di tutto e di se stesso. Dalla ferita inguaribile della propria radicale solitudine emerge l’unica preghiera vera, perché è la vita stessa a farsi supplica: voglio essere da te salvato, perché io da solo, ora che mi conosco, non posso. Dante, nel suo viaggio, si perde nella selva oscura, nella notte tra il giovedì santo e il venerdì santo dell’anno giubilare. Continua a leggere

Con la Sua bontà apre gli occhi della nostra mente

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Nel tempo della nostra esistenza, noi che saremo salvati, conosciamo un insieme incredibile di bene e di male. Abbiamo in noi nostro Signor Gesù Cristo risorto e insieme la miseria e la malizia della caduta e della morte di Adamo… A causa della caduta di Adamo siamo così fragili che, per il peccato e vari dolori, ci sembra di essere nelle tenebre; ciechi, non possiamo neanche provare il minimo conforto. Ma con la volontà, il desiderio, restiamo in Dio e crediamo con fiducia nella sua misericordia e nella sua grazia; è così che egli opera in noi. Con la sua bontà apre gli occhi della nostra mente, che ci fa vedere a volte più, a volte meno, secondo la capacità che ci dona. Tanto ci innalza, tanto permette che cadiamo.

Questo insieme è tanto strano che ci è difficile capire, sia noi stessi sia altri come noi in Cristo, su quale strada siamo, tanto è mutevole ciò che sentiamo. Ma ciò che conta è dire un santo “sì” a Dio quando lo sentiamo, per essere veramente con lui, con tutto il cuore, l’anima, le forze (Mc 12,30); allora odiamo e disprezziamo la nostra tendenza al male… Infatti siamo e viviamo in questo ‘intreccio’ tutti i giorni della vita.
 
Giuliana di Norwich (tra 1342-1430 cc)
Rivelazioni dell’amore divino, cap. 52
 

La gioia del Carnevale spiegata da Joseph Ratzinger

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In una riflessione pubblicata nel 1974, il Papa emerito spiega perché questa ricorrenza che precede il tempo di Quaresima ha a che fare con l’umanità profonda della fede cristiana. E sottolinea: «Noi cristiani non lottiamo contro, ma a favore dell’allegria»
 

«In merito al Carnevale non siamo forse un po’ schizofrenici? Da una parte diciamo molto volentieri che il carnevale ha diritto di cittadinanza proprio in terra cattolica, dall’altra poi evitiamo di considerarlo spiritualmente e teologicamente. Fa dunque parte di quelle cose che cristianamente non si possono accettare, ma che umanamente non si possono impedire? Allora sarebbe lecito chiedersi: in che senso il cristianesimo è veramente umano?». Comincia così la riflessione dell’allora cardinale Joseph Ratzinger sul Carnevale, il periodo che precede la Quaresima e in qualche modo ha a che fare con il calendario liturgico cattolico. La riflessione è contenuta nel libro Speranza del grano di senape (Queriniana, Brescia 1974). Continua a leggere

Il discepolo che è giunto a «penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio»

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Meditazione di Ruperto di Deutz (ca 1075-1130), monaco benedettino, su San Giovanni apostolo:
 
Nella misura di quella grazia che ha fatto sì che Gesù lo amasse e che l’abbia fatto riposare sul suo petto alla Cena (Gv 13,23), Giovanni ha ricevuto in abbondanza l’intelligenza e la sapienza [i doni dello Spirito] (Is 11,2) – l’intelligenza per comprendere le Scritture ; la sapienza per redigere i suoi libri con un’arte mirabile. A dire il vero non ha ricevuto questo dono fin dal momento in cui ha riposato sul petto del Signore, anche se in seguito ha potuto attingere da questo cuore « nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza » (Col 2,3). Continua a leggere

Natale non è cosa da “cattolici che fanno i propri doveri”. È un “rivoluzionamento” di tutta la vita

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di Edith Stein
 
Il Bambino divino è diventato il Maestro e ci ha detto che cosa dobbiamo fare. Per permeare tutta una vita umana di vita divina non basta lasciarsi prendere dall’incanto della notte santa
 
Il Mistero del Natale” (testo pronunciato da Edith Stein in occasione di una conferenza tenuta nel 1931, a Ludwigshafen)
 
Dove il Bambino divino intenda condurci sulla terra è cosa che non sappiamo e a proposito della quale non dobbiamo fare domande prima del tempo. Una cosa sola sappiamo, e cioè che a quanti amano il Signore tutte le cose ridondano in bene. E inoltre che le vie, per le quali il Signore conduce, vanno al di là di questa terra. Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino divino e rispondiamo con un “sì” al suo “Seguimi”, allora siamo suoi, e libera è la via perché la sua vita divina possa riversarsi in noi. Continua a leggere

La preghiera degli amici di Dio

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«La preghiera di Gesù per la salvezza del mondo è infinita in ragione della divinità di Colui che prega, e nulla certamente potrebbe esserle aggiunto in intensità; ma essa non è destinata ad annullare la nostra, essa è fatta, al contrario, per provocarla, suscitarla, elevarla. E’ la preghiera del Capo, che richiede che ad essa si partecipi, che richiede di crescere in estensione, di propagarsi per tutto il Corpo. Il Salvatore desidera aggregarsi del membri che, a loro volta, pregheranno per il mondo, e che, trascinati da Lui, potranno essere secondo il loro posto con Lui, in Lui, per Lui, salvatori degli altri. Il mistero dell’adesione al Cristo, che è il Capo, crea il mistero della comunione del santi in vista della corredenzione del mondo. “Ora – dice l’Apostolo – mi rallegro delle mie sofferenze per voi; e ciò che manca alle tribolazioni del Cristo, lo compio io nella mia carne, per il suo Corpo che è la Chiesa” (Col., I, 24). Continua a leggere

Miracolo alla fermata dell’autobus

 di Andrea Monda

Arrivo alla fermata dell’autobus per andare a scuola, il freddo mi intorpidisce e sono anche un po’ di malumore (la scuola è occupata) e mentre sto per chiudermi definitivamente al resto del mondo, inserendo anche il secondo auricolare della cuffia del mio Iphone qualcosa, anzi qualcuno attira la mia attenzione: due bambini stanno lì, girellando intorno al palo della fermata e schiamazzano, già ora, alle sette del mattino. Sono evidentemente due fratellini, devono avere 7 ed 8 al massimo, uno, il più piccolo, gioca con il suo smartphone mentre l’altro canticchia e gira tenendosi con una mano al palo. Ecco che da lontano, si vede il bus che sta curvando per dirigersi a prenderci; “Urrà!” grida il più grande e aggiunge: “Un miracolo! Un miracolo di Gesù!”. Mentre grida al miracolo saltella alzando le mani in senso di giubilo. Il fratello più piccolo si incammina verso l’autobus che sta frenando e aprendo le porte e gli dice con un pizzico di stizza: “Io lo sapevo, già lo sapevo…” e gli mostra il suo smartphone: non ci stava giocando, ma indagando sull’App dell’Atac le notizie relative all’arrivo degli autobus di quella fermata. Continua a leggere

Affidati a Lui più che a te stesso

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“… il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono”.
Nulla ti impedisca di unirti a Cristo… Prega senz’indugio, supplica con tutto il cuore, chiedi ardentemente, finché tu non sia stato esaudito. Non lasciarti andare. Tutto ti verrà dato se prima, con tutta la fede che hai , ti fai violenza per affidare a Dio la tua preoccupazione e per sostituire la tua previdenza con la provvidenza di Dio. Quando egli vedrà la tua volontà, quando vedrà che con ogni purezza di cuore ti sei affidato a lui più che a te stesso e che ti sei fatto violenza per sperare in lui più che nella tua anima, allora questa potenza, sconosciuta da te, troverà in te la sua dimora. E tu sentirai in tutti i tuoi sensi la potenza di colui che indubitabilmente è con te. Grazie a questa potenza molti entrano nel fuoco senza temere, camminano sulle acque senza esitare.

Isacco di Siria,  (VII secolo), monaco nella regione di Mossul
Discorsi ascetici, 1a parte, n° 19

Come mi sto preparando al Giubileo?

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Una riflessione a pochi giorni dall’apertura della Porta Santa a Roma
 
di Pippo Corigliano
 
Questa è la cartolina del Giubileo che m’impone d’interrogarmi su come mi sto preparando all’evento. Sento che prima di aprirmi alla misericordia di Dio mi devo convincere di averne bisogno. A chi oggi vorrei chiedere perdono? Ai miei genitori in primo luogo. Non c’è misura fra quanto mi hanno dato e quanto io ho dato a loro. Sono stato un figlio affettuoso ma loro mi hanno dato la vita, mi hanno dedicato un tempo infinito, mi hanno trasmesso la gioia di amare e tanto tanto altro. A loro chiedo perdono perché ora saprei ringraziarli meglio e tento di rimediare pregando per loro con tutto il cuore. A loro chiedo comprensione e misericordia sapendo che è già accordata. E a Dio? Se è così forte la relazione con i miei genitori perché è evanescente quella con Dio? Perché è così insoddisfacente? Meno male che ci sono i santi: loro si sono resi conto (per quanto possibile a una creatura) dell’amore di Dio che li ha creati e li ha salvati col Suo Sangue. Continua a leggere

Astenersi (29/11/2015)

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Mi è piaciuta molto l’Omelia di Padre Maurizio Botta, pronunciata ieri partendo dalla pagina di Vangelo che ha caratterizzato la prima domenica di Avvento per il rito romano.

***

Vegliate dice Gesù e nella mente di molti, tra i pochi che lo ascoltano, istantanea la domanda di sempre: “Cosa devo fare, cosa devo fare, cosa devo fare?” Subito l’auto-analisi: “Sono a posto?” “Lo sto facendo? Non mi si può dire nulla?”. In questo Avvento vorrei porre la luce su quanto sia importante il non-fare tante cose, l’astenersi, per fare l’unica necessaria.

L’amore stesso mi sembra implichi più spesso un non-fare che un fare. Mi spiego. Penso a quanto amore vero richieda il non far pesare sugli altri le recriminazioni. Quelle nostre istantanee e violente recriminazioni che affiorano ad ogni vera o presunta ingiuria subita. A volte dopo ogni contrarietà. Continua a leggere

Guardare in alto

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(dal sito Comunità Ambrosiana)
 
Le mani della vostra fede si alzino verso il cielo, ma lo facciano mentre edificano una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento” (Papa Francesco)
 

La candida sagoma squadrata del campanile risalta tra l’azzurro del cielo di una serena domenica autunnale e i rami degli alberi che lo velano leggermente, quasi un sipario che la natura stessa offre per inquadrare ancor meglio il piccolo capolavoro innalzato dall’ingegno umano a gloria di Dio – più precisamente “Deo Optimo Maximo et Sancto Mauritio”, come si legge sulla facciata. Nulla di trascendentale (forse), almeno a prima vista, eppure è bastato sollevare un attimo lo sguardo per ritrovarsi di fronte a quell’abbinamento di semplici forme e pochi colori che calamita l’occhio e lo spirito verso l’alto. Sollevare lo sguardo è in effetti un’operazione inconsueta per l’uomo moderno, e il sottoscritto non fa eccezione in quanto appartenente a quella involuzione dell’homo sapiens che potremmo qualificare homo curvus, più avvezzo a fissare le buche nell’asfalto che lo splendore dei cieli. Continua a leggere

Come sarà il cielo? Ce lo raccontano 10 santi

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Quelli che descrivono meglio la gioia che ci attende
 
Ci avviciniamo all’Avvento, ed è quindi un buon momento per esaminare quello che ci succederà quando moriremo – o, più concretamente, quando la nostra anima eterna se ne andrà e il nostro corpo morirà.

Per mia fortuna, un altro autore ha già coperto il lato oscuro della morte per Aleteia: gli articoli di Brantly Millegan sull’Inferno e sul Purgatorio dovrebbero essere sufficienti a mandare chiunque di corsa al confessionale.

La vera fede, però, dovrebbe avere molto più a che vedere con la speranza e la gioia che con la paura e l’orrore; la contrizione perfetta, dopo tutto, ha a che vedere con il fatto di amare Dio, tanto che non oseremmo offenderlo per evitare di ardere eternamente all’Inferno. Continua a leggere

L’importanza di saper riposare

Opus Dei - L'importanza di saper riposare

Nell’ambito del Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, Don Carlo De Marchi, vicario dell’Opus Dei per l’Italia Centro-Sud, ha scritto questo articolo sul tema del riposo.
 
“Non ho mai tempo per leggere. Quando ho tempo, non ho voglia. E quando ho tempo e voglia, ho mal di testa”. Molti di noi si ritrovano in questo sfogo anche quando pensano al tempo che vorrebbero dedicare ai famigliari, agli amici, alla preghiera. Figuriamoci se ho il tempo di riposare!

Proprio per questo è urgente pensare al riposo. Non è un problema da rimandare al fine settimana o alle vacanze estive. Dante ha scritto la Divina Commedia soltanto dopo essersi “riposato de la lunga via”. Perché il riposo fa parte del lavoro, dell’insieme della “cose da fare”. Se pensiamo che sia una questione da relegare ai ritagli di tempo finisce che non riposiamo mai. E meno riposiamo più sentiamo il bisogno di farlo, e viviamo un circolo vizioso che ci appesantisce sempre più. Continua a leggere