La madre di Andrea Bocelli: «Mi dissero abortisci, tuo figlio sarà cieco»

Il racconto a «Domenica In» di Edi Aringhieri, madre del tenore: «Mi dissero che sarebbe nato con una malattia congenita che l’avrebbe portato a perdere la vista. Mi consigliarono di abortire ma non lo feci»
 
di Annalisa Grandi
 
(Corriere della Sera, 22.01.18)
 
«Mi dissero di abortire perché mio figlio sarebbe diventato cieco». Suo figlio, è diventata una delle voci più famose al mondo. Perché quella madre, a cui i medici consigliarono di interrompere la gravidanza, era la mamma di Andrea Bocelli. A raccontarlo è proprio lei, Edi Aringhieri, ospite di “Domenica In”.

Ha raccontato della vita del figlio, di come abbia perso la vista a dodici anni. Ma soprattutto di quella scelta fatta in ospedale, molti anni prima. «Mi ricordo quando mi dissero: abortisci, tuo figlio sarà cieco» racconta la donna. «Arrivai in ospedale a causa di forti problemi al ventre» spiega la madre di Bocelli. In quel momento le dissero che Andrea sarebbe nato con un glaucoma congenito, che lo avrebbe reso ben presto cieco. Ma la mamma del tenore racconta anche di quando, in un ospedale di Torino, il figlio «conobbe un uomo russo grande amante della musica sinfonica, che ascoltava tutto il giorno durante il suo ricovero. Fu allora che Andrea si rese conto di essere ammaliato da quel genere, arrivando persino a non rendersi conto di trovarsi in una clinica. Non si ricordava più di essere in cura, era affascinato dalla musica».

Edi però decise di portare a termine la gravidanza, nonostante il parere contrario dei medici. «Ho voluto raccontare questa storia – ha spiegato – per dare forza alle famiglie che affrontano situazioni simili a quella vissuta da me e dalla mia famiglia».
 

Eminem chiede perdono al suo bambino mai nato

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Eminem, il celebre rapper americano, noto per le sue rabbiose diatribe contro la società, nel suo nuovo album “Revival”, ha pubblicato un singolo che parla di una esperienza dolorosa che ha vissuto: l’aborto di suo figlio ed i traumi che ne sono seguiti.

I media, accorti nel cogliere, all’interno dell’album, le varie tematiche politiche, hanno trascurato quel brano che senza dubbio ha più toccato la sfera intima dell’artista, oltre che un vero e proprio dramma sociale mascherato, spesso, da conquista.

È proprio intorno a questo inganno – racconta un articolo di LifeNews – che si costruisce il testo di “River”: una dolorosa confessione del suo crimine ed un potente grido di perdono rivolto al piccolo ed alla madre.

Eminem è senza veli nella descrizione di tutta la storia. Ammette di essere un imbroglione seriale, un «tossicodipendente» che dopo aver avuto una relazione con una donna, Suzanne, l’ha abbandonata ed allontanata dalla sua vita. Ciò che, di lui, però, non poteva abbandonarla era il figlio concepito insieme e della cui vita Eminem non voleva prendersi cura. Continua a leggere

Il chitarrista di Vasco Rossi che è diventato Terziario Francescano

La sua è una storia che ormai da sedici anni è diventata itinerante. Da quando ha deciso di lasciare il rock duro e passare all’ideale di vita francescano.
 
Perché Nando Bonini è passato da chitarrista di Vasco Rossi a Terziario Francescano.

Musicista, compositore, autore, arrangiatore, Bonini si affaccia alle opere di carattere religioso già nel 1995, quando, su commissione di alcuni amici, compone un musical sulla vita di San Francesco.

“IL MIO PEGGIOR DIFETTO…”

Fu l’inizio della svolta. «Il musical su San Francesco – confessava a lalucedimaria.it – è stato l’inizio, per me in modo inconsapevole, di un cammino che ora continua e prosegue fino a quando Dio vorrà. Il Signore ha usato il mio peggior difetto in quel periodo, la vanagloria, per farmi avvicinare alla fede. La storia è lunga e non posso raccontarla tutta, ma in breve accettai l’incarico perché mi mancava nel curriculum la direzione artistica di un musical, che significa la gestione di tante persone, le musiche, le scenografie, ecc. Insomma, un lavoro dove mi vedevo a capo di tutto». Continua a leggere

L’educazione al canto è un’arma sottovalutata per ricostruire un popolo

L'educazione al canto è un'arma sottovalutata per ricostruire un popolo

di Giovanni Maddalena
 
Un concerto a Sheffield e l’importanza di insegnare la musica.
 
Cantavano in tanti lo scorso sabato 8 a Sheffield, per il 275esimo anniversario della prima del Messiah di Handel, tenuta a Dublino nella primavera del 1742. La società bachiana della cittadina inglese, ora nota soprattutto per la celebre università che quest’anno ospitava la società britannica degli storici della filosofia, aveva organizzato un concerto di beneficienza in cui ciascuno poteva partecipare come cantante, se voleva non limitarsi a fare lo spettatore. Ovviamente c’erano orchestra, cantanti professionisti e direttore celebre, ma il coro – quello dello splendido Hallelujah – era formato dal popolo. Saranno stati in quattrocento. Prove nel pomeriggio, cena in piedi e poi il concerto nella splendida cattedrale gotica.

L’idea è bella di per sé, ma quando i quattrocento si sono alzati in piedi per il primo coro, la profonda emozione che ha afferrato il pubblico faceva nascere anche qualche ulteriore pensiero su tecnologia, gesti ed educazione a cui spesso questa rubrica è stata dedicata. Al canto, e alla musica in genere, viene riservato poco spazio nella formazione italiana. Continua a leggere

“Ubi Caritas” come non l’avete mai sentita prima

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Audrey Assad offre un’interpretazione moderna di un antico pezzo di musica sacra
 
Audrey Assad porta nuova vita al canto latino “Ubi Caritas”, dal suo album “Inheritance“, del 2016. Quella di accompagnare le parole da una melodia celtica è stata una decisione ispirata, che esalta il testo antico coinvolgendo il pubblico.

Lo stile di Assad si incentra sulla sua voce, leggera e melodiosa, e lei sa sempre come realizzare al meglio ogni verso. Il rumore ambientale diventa, lentamente, un dolce accompagnamento di archi, poi affiancato da un deciso rullante.

È una boccata d’ossigeno vedere un’artista contemporanea interpretare i “classici” delle canzoni cristiane. C’è stato un tempo in cui ogni compositore che si rispettasse esplorava la musica sacra, e siamo davvero grati che Audrey mantenga viva la tradizione. Ci piacerebbe sentire questo pezzo arrangiato per un coro di voci bianche. Continua a leggere

“Che sia benedetta”

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(da prolife.it)
 
Per l’ennesimo anno non ho guardato Sanremo, ma stamattina sui social leggo una amica speciale che parla di una canzone: parole di apprezzamento e i commenti di altrettante persone speciali, mi hanno spinto ad ascoltare questa canzone. Sto parlando di “Che sia benedetta”, di Fiorella Mannoia. Nonostante i giudizi, e i pregiudizi, su Sanremo mi sono ricreduta! Ecco, l’ho detto, mi sono ricreduta.

Finalmente una canzone in cui posso ritrovarmi, con uno spessore che va oltre le rime banali. Ha le parole giuste che arrivano al cuore.. Onore al merito, anzi ai meriti della canzone… Il primo: trovare oggi una canzone che benedica qualcosa e non la maledica, è già un miracolo! Il secondo, una canzone che benedice la vita: chi ne ha mai sentito parlare in questi termini, almeno a Sanremo? Continua a leggere

La tradizione cattolica incontra il gospel

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L’artista Edwin Fawcett propone un’accoppiata inaspettata, che però funziona 
 
È un abbinamento inaspettato: Gospel e… cattolicesimo? Ma Edwin Fawcett fa proprio questo. Prende la ricchezza delle Scritture e della tradizione cattolica e l’unisce al sound dolce e sentimentale del gospel.

La realizzazione del suo ultimo album, “Lift Your Eyes”, ha richiesto più di dieci anni di lavoro. In esso riecheggiano le parole del profeta Isaia. Edwin dice che le parole di Isaia “hanno offerto qualcosa di diverso – un messaggio più profondo e intimo da Dio a me, che parla di Dio e di me”.

“You are precious” (in italiano “tu sei prezioso”) è un messaggio rivolto a tutti, soprattutto a coloro che sono lontani, che non si sentono amabili, perdonabili, degni. Continua a leggere