La complessità del concreto

Nello snervante comodo della vita moderna la massa delle regole che danno consistenza alla vita si è spappolata; […] la maggior parte delle fatiche che imponeva il mondo cosmico sono scomparse e con esse è scomparso anche lo sforzo creativo delle personalità […]. La frontiera del bene e del male è svanita. […] Ci siamo confinati nelle ASTRAZIONI anziché andare incontro alla realtà concreta. Certo, è difficile cogliere la realtà concreta e il nostro spirito sceglie il minimo sforzo. Forse la pigrizia naturale dell’uomo gli suggerisce la semplicità dell’astratto anziché la complessità del concreto. È meno arduo salmodiare formule o sonnecchiare sui principi che cercare laboriosamente come sono fatte le cose e quale sia il metodo per servirsene. Osservare è meno facile che ragionare. È risaputo che poca osservazione e molto ragionamento sono causa di errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità. Ma sono assai più gli spiriti capaci di costruire un sillogismo che quelli che sanno cogliere esattamente il concreto.

(Alexis Carrel, da “Riflessioni sulla condotta della vita”)

Sulla nostra capacità affettiva

Sulla nostra capacità affettiva, sulla evoluzione della nostra capacità affettiva cosa possiamo costruire di stabile, cosa possiamo costruire di sicuro? E’ una domanda che appartiene alla grande domanda che si può fare su qualsiasi nostro impeto umano, su qualsiasi nostro impegno umano: che conto si può fare sulla fedeltà, sulla capacità, sulla lealtà, sula trasparenza? …
O vittime di ciò che ci circonda. Perciò l’affezione, che è la cosa più fragile in noi, resta la più immediatamente rovinata e scartata. Quindi il mondo ci scarta, scarta il meglio di noi (perché l’affettività è il meglio di noi! Quando ci si guarda con amicizia, con simpatia, si capisce che l’affettività è il meglio di noi: guardarci con simpatia o con amicizia vale di più che avere i soldi. …)
Oppure, seconda cosa, siamo disperati perché, se prendiamo sul serio, a differenza del mondo, la nostra affettività, a un certo punto ci troviamo di fronte a un’incapacità che appare più drammatica, terribile. Per esempio, il suo culmine, la gratuità, si capisce che diventa impossibile. Continua a leggere

Arte e bellezza

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“Nessun ragazzo, nessun uomo ammira un paesaggio prima che l’arte, la poesia – una semplice parola anche – gli abbiano aperto gli occhi”.

Cesare Pavese, Feria d’agosto

La vita è cosi curiosa e sorprendente

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“La vita è cosi curiosa e sorprendente e infinitamente piena di sfumature, a ogni curva del suo cammino si apre una vista del tutto diversa… E persino dalla sofferenza si può attingere forza”.

(Etty Hillesum)

 
*Dipinto di Félix Vallotton “Panorama del borgo di Rocamadour” (1925)

fonte: facebook

 

15 insegnamenti dei santi sull’amicizia

15 insegnamenti dei santi sull’amicizia

Chi trova un amico trova un tesoro!
 
Può essere che molti di noi siano ricchi e ancora non se ne rendano conto. La Parola di Dio ci insegnava già dall’Antico Testamento che “un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro. Per un amico fedele, non c’è prezzo, non c’è peso per il suo valore. Un amico fedele è un balsamo di vita, lo troveranno quanti temono il Signore” (Siracide 6, 14-16).

Se Gesù, che è Dio, ha voluto aver bisogno di amici per proseguire il suo percorso in questo mondo, immaginatevi noi! L’essere umano non può vivere come un’isola. San Giovanni Bosco ha affermato che “il Signore ci ha messo al mondo per gli altri”. È una grande verità! Potremmo perfino dire che a partire da Cristo l’amicizia ha acquisito un senso nuovo. L’amico è colui che ha scoperto il valore e la dignità del fratello, alla luce del Vangelo. Continua a leggere

“Le anime che vanno a farsi belle”

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Il cardinale Schuster diceva che il purgatorio è come un corso di esercizi spirituali: uno riflette, pensa, vede le cose sbagliate che ha fatto, gli dispiace, si purifica. Mi piace pensare che il nostro purgatorio, il purgatorio di ciascuno, sia quello di vedere tutte le stupidaggini che abbiamo fatto nella vita. Ce ne verrà un tale rossore che ci purifica e ci manda in Paradiso… Mi è congeniale in questo senso la descrizione dantesca delle anime “che vanno a farsi belle”.
 
(Card. Giacomo Biffi)

fonte: facebook.com

«Bisogna vedere»

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“In questo mondo si parla troppo. Bisogna vedere, vedere e commuoversi. Perché il fare non basta, stanca. Invece il guardare ti commuove e ti muove senza sosta.”

(Rose Busingye)
 

*Dipinto di Edvard Munch “La Foresta Fairytale”
 

fonte: facebook

Il paralitico

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“Io nemmeno ci credevo. Non esistono i miracoli, al mondo, dicevo: solo disperazione e miseria. Ero paralitico da sempre, cattivo per inclinazione, e non credevo a nulla. Però lasciai che mi ci portassero, per farli contenti. Lui era in una casa così affollata che non si passava dalla porta. Dovettero aprire un buco nel tetto per farmici passare, tutto imbracato: mi vergognavo. Lui mi fissò. Mi aspettavo lo sguardo rapito di un guaritore e invece aveva la sconfinata tenerezza di una madre. E in quello sguardo vidi immediatamente che lui sapeva: ogni menzogna, ogni bestemmia, ogni male. Lui mi sapeva. Ma tutto questo per lui non contava, il mio male per lui era come un velo di polvere su un tavolo, da poterlo soffiare via con un sorriso. Continua a leggere

Il nostro navigatore

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«…anche quando noi sbagliamo scelta, Dio si riprogramma come fa il navigatore se non prendiamo la svolta giusta. Ti ha detto di girare a destra, ma se tu sei andata dritta lui ricalcola il percorso, e se tu lo desideri ti fa arrivare lo stesso alla meta da un’altra strada. Magari più lunga, più faticosa, ma arrivi».

(Costanza Miriano, Obbedire è meglio)

Soffrire per amore della verità e della giustizia

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Soffrire con l’altro, per gli altri; soffrire per amore della verità e della giustizia; soffrire a causa dell’amore e per diventare una persona che ama veramente – questi sono elementi fondamentali di umanità, l’abbandono dei quali distruggerebbe l’uomo stesso. Ma ancora una volta sorge la domanda: ne siamo capaci? È l’altro sufficientemente importante, perché per lui io diventi una persona che soffre? È per me la verità tanto importante da ripagare la sofferenza? È così grande la promessa dell’amore da giustificare il dono di me stesso? Alla fede cristiana, nella storia dell’umanità, spetta proprio questo merito di aver suscitato nell’uomo in maniera nuova e a una profondità nuova la capacità di tali modi di soffrire che sono decisivi per la sua umanità. La fede cristiana ci ha mostrato che verità, giustizia, amore non sono semplicemente ideali, ma realtà di grandissima densità. Ci ha mostrato, infatti, che Dio – la Verità e l’Amore in persona – ha voluto soffrire per noi e con noi. Continua a leggere

Preghiera del buonumore

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22 giugno, s. Tommaso Moro.

Una preghiera a lui attribuita:
 
Dammi o Signore, una buona digestione ed anche qualcosa da digerire.

Dammi la salute del corpo, col buonumore necessario per mantenerla.

Dammi o Signore, un’anima santa, che faccia tesoro di quello che è buono e puro, affinché non si spaventi del peccato, ma trovi alla Tua presenza la via per rimettere di nuovo le cose a posto. Continua a leggere

Notte stellata

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“La notte m’impone la sua fatica magica e mi basta ritrovarla, ogni sera, per accettare il fatto che sono di carne e di infinito”.

Alessandro D’Avenia

*Foto: “Notte Stellata sul Rodano” di Vincent van Gogh
fonte: facebook

Il salto da fare

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“A proposito di Gesù, c’è un salto da fare che non riguarda solo i non-credenti, ma anche i credenti. Per i non-credenti il salto è passare da «Gesù solo uomo» a «Gesù anche Dio». Per i credenti il salto è passare da «Gesù personaggio» a «Gesù persona». Per «Gesù personaggio» io intendo un Gesù che rimane sostanzialmente nel passato, del quale si può parlare a piacimento ma al quale, o con il quale, nessuno si sogna di parlare. Se uno parla a Giulio Cesare o a Napoleone lo mandano naturalmente in manicomio, invece Gesù persona è un Gesù vivo, è Gesù che ha detto «io sono con voi tutti i giorni», è Gesù risorto, con il quale si può parlare e al quale si può parlare. La maggioranza dei cristiani, ahimè, non è mai passata dal Gesù personaggio — cioè un insieme di dottrine, di dogmi — a Gesù persona viva; non è passata mai da «Gesù Egli» a «Gesù Tu». Per questo la fede di molti cristiani è come il sole invernale, che illumina ma non riscalda. Permettetemi, carissimi amici, di confidarvi quello che ha riempito e riempie la mia vita di serenità, di pace e di gioia. Ed è precisamente un rapporto personale, da amico, continuo, così semplice e familiare con Gesù”.
 
(p. Raniero Cantalamessa)

 

Il poeta e la realtà

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Prima del tempo di Shakespeare, gli uomini erano cresciuti abituandosi a guardare il cielo attraverso l’astronomia tolemaica, dal tempo di Shakespeare in poi si sono abituati a guardarlo attraverso l’astronomia copernicana. Ma i poeti non si sono mai abituati alle stelle ed è loro compito impedire a chiunque altro di abituarsi. Qualunque uomo legga per la prima volta le parole «le candele della notte sono spente» trattiene il respiro e quasi maledice sé stesso per aver trascurato di guardare adeguatamente, o abbastanza frequentemente, le maestose e misteriose rivoluzioni della notte e del giorno. Le teorie ammuffiscono in fretta; ma la realtà resta fresca. Continua a leggere

La bellezza è una chiamata…

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“Un filosofo greco aveva immaginato che la parola “bello” (kalòs) derivasse dal verbo “chiamare” (kalèo). Si tratta, a rigore, di una falsa etimologia, ma l’intuizione di fondo è vera. La bellezza è una chiamata, le cose belle ci invitano al compimento, perché loro compiute lo sono. Se avessero la parola la userebbero in forma di domanda: e tu a che punto sei della tua pienezza? Una luna in un cielo blu cobalto, un mare di luce screziata dalla onde, gli occhi chiari di un’anima nitida, un quadro, una statua, una melodia, una poesia, un vestito, un lavoro ben fatto, un gesto elegante, sono altrettante lampeggianti chiamate per nome: Alessandro, tu a che punto sei? Che ne fai dei doni della vita? Se solo avessimo più deserti e più cieli da ascoltare.”

Alessandro D’Avenia

La virilità di san Giuseppe: quel conformare la propria vita alla volontà di Dio, nel silenzio

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dall’esortazione apostolica Redemptoris Custos di Giovanni Paolo II
 
Anche sul lavoro di carpentiere nella casa di Nazaret si stende lo stesso clima di silenzio, che accompagna tutto quanto si riferisce alla figura di Giuseppe. E’ un silenzio, però che svela in modo speciale il profilo interiore di questa figura. I Vangeli parlano esclusivamente di ciò che Giuseppe «fece»; tuttavia, consentono di scoprire nelle sue «azioni», avvolte dal silenzio, un clima di profonda contemplazione. Giuseppe era in quotidiano contatto col mistero «nascosto da secoli», che «prese dimora» sotto il tetto di casa sua. Questo spiega, ad esempio, perché santa Teresa di Gesù, la grande riformatrice del Carmelo contemplativo, si fece promotrice del rinnovamento del culto di san Giuseppe nella cristianità occidentale. Continua a leggere

Trattando dell’amore coniugale, due sono gli estremi da evitare…

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Trattando dell’amore coniugale, due sono gli estremi da evitare: uno è il rifiuto di riconoscere l’amore sessuale, l’altro sta nel dare troppa importanza all’attrazione sessuale. Il primo errore fu vittoriano; il secondo è freudiano. Per il Cristiano, il sesso è inseparabile dalla persona, e voler ridurre la persona a sesso è tanto stolto quanto voler ridurre la personalità a polmoni o a torace. Alcuni vittoriani, per la loro stessa educazione, negarono praticamente il sesso come una funzione della personalità; alcuni sessuofili dei tempi moderni negano la personalità e divinizzano il sesso.
L’animale maschio è attratto verso l’animale femmina, ma una personalità umana è attratta verso un’altra personalità umana. L’attrazione della bestia verso la bestia è fisiologica; l’attrazione dell’essere umano verso un altro essere umano è fisiologica, psicologica e spirituale. Lo spirito umano ha una sete d’infinito che il quadrupede non ha. Quest’infinito è, in realtà, Dio. Ma l’uomo può pervertire tale sete, mentre l’animale non può perché non ha il concetto dell’infinito. Continua a leggere

Umiltà fuori posto

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“Ciò di cui soffriamo oggigiorno è di una umiltà fuori posto. La modestia si è spostata dall’organo dell’ambizione a quello della convinzione, dove non è stata mai concepita di essere. Un uomo ha diritto di dubitare di se stesso, non della verità; questa proposizione è stata esattamente rovesciata. Oggigiorno ognuno crede esattamente in quella parte dell’uomo in cui dovrebbe non credere: se stesso, e dubita esattamente in quella parte in cui non dovrebbe dubitare: la ragione divina”.

(Gilbert Keith Chesterton)

 

Una carne sola

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“Coloro che ritengono di poter essere reciprocamente fedeli nell’anima ma infedeli nel corpo, dimenticano che queste due condizioni sono inseparabili. L’uomo non ha funzioni organiche isolate dall’anima. La sua personalità forma un tutto unico. Non v’è nulla di più psicosomatico dell’unione di due esseri in una carne sola; nulla migliora o peggiora tanto una mente, una volontà”.

(Fulton Sheen)

 

Il bene vince il male

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Il credente sa che la presenza del male è sempre accompagnata dalla presenza del bene, della grazia. San Paolo ha scritto: “Ma il dono della grazia non è come la caduta; se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini” (Rm 5,15). Queste parole conservano la loro attualità anche ai nostri giorni. La Redenzione continua. Dove cresce il male, lì cresce anche la speranza del bene. Nei nostri tempi il male si è sviluppato a dismisura, servendosi dell’opera di sistemi perversi che hanno praticato su vasta scala la violenza e la sopraffazione. Non parlo qui del male compiuto da singoli uomini per mire personali o mediante iniziative individuali. Il male del XX secolo non è stato un male in edizione piccola, per così dire “artigianale”. E’ stato un male di proporzioni gigantesche, un male che si è avvalso delle strutture statali per compiere la sua opera nefasta, un male eretto a sistema. Continua a leggere

Immortalità dell’amore

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Gli innamorati parlano spesso della immortalità del loro amore, e i cinici li deridono, ma gli innamorati hanno ragione. Il loro amore può diventare immortale. Basta che lo sommergano in Dio: allora esso diviene impervio allo spazio ed al tempo. Dio è Vita e Amore Eterno, e quegli amanti che siano uniti a Lui sono presi nell’incessante corrente di amore che circola tra le persone della Santissima Trinità. Povera cosa davvero sarebbe l’amore se consistesse soltanto in due fiamme entro due lanterne chiuse! In nessun luogo della terra può appagarsi il nostro anelito all’eternità. Non è qui che viene sollevato l’ultimo velo per la rivelazione finale dell’amore, né qui è il paradiso dell’amore senza sazietà, bensì oltre i «pilastri della morte, oltre i corridoi della tomba», là dove finalmente la solidarietà di giorni e di anni sarà assommata, non in un’ora di estasi in cui le parole e gli sguardi vengono meno, ma dove la consumazione dell’amore si perde nell’estasi dell’unione eterna col Battito del Cuore dell’Amore Sempiterno di Dio!

(Fulton Sheen, Tre per sposarsi)

Il canto profondo scritto nel cuore di un ragazzo…

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Belle ragazze! Ho molto bisogno di voi, perché nasca in me l’uomo che voi desiderate. Conoscete il vostro potere? Cosa avete fatto di me? Come una scintilla folle avete incendiato i miei sogni… E che rimane del falò acceso? Qualche ramo bruciato, che mai più avrà frutto. E voi vi siete bruciate le ali, farfalle di una sola estate, le ali che avrebbero potuto portarvi così in alto, mentre di me non avete avuto che un grido e non la mia canzone. Avevo bisogno di un No! Che non fosse un povero No, timoroso e sgomento; un No di disgusto, un No triste. Ma di un No sorridente, che mi desse la voglia di rispettarvi, belle ragazze! Voglia di credere che l’amore è un fiore troppo bello, perché sia calpestato, quando per il solo piacere, si tenta di strapparlo. Voi belle ragazze potete insegnarci a uscire da noi stessi e dimenticarci: donarci, invece di cercare sempre di prendere… Potete insegnarci ad Amare!
 
Michel Quoist“Parlami d’amore”, SEI, Torino, 1987

(tratto da Cinque passi)