“Governo antiscientifico, folle favore alla canna-business”

Il neuroscienziato Serpelloni denuncia l’emendamento di 5 Stelle e Pd che innalza la soglia drogante: “Follia, la quantità di sostanza psicoattiva non la decide la politica, ma la scienza. E la scienza certifica che già con lo 0,2% c’è il ritiro della patente. Come fanno a dire che non sia drogante?”. Ma il problema è l’assist all’industria dell’oro verde: “I primi a esultare sono stati i colossi del canna-business”. Declassati anche i cannabiniodi sintetici, che stanno facendo morti in Europa. “Allucinante che la politica si renda complice di tutto questo”.

di Andrea Zambrano

“Se i fatti non si accordano con la teoria, tanto peggio per i fatti”. La frase tradizionalmente attribuita al filosofo Hegel risuona nella commissione Bilancio del Senato dove gli eletti 5 Stelle e Pd hanno deciso di portare alle estreme conseguenze la loro ideologica e sulfurea visione sulla cannabis. Come? Definendo da soli e senza tenere conto della scienza la quantità di sostanza da considerare drogante. Un colpo di spugna sui dibattiti e soprattutto sulle prove scientifiche che apre di fatto allo sdoganamento massivo della cosiddetta cannabis light e del suo mercato.

Un emendamento. E’ bastato un piccolo emendamento inserito in Manovra a rivoluzionare tutto: una piccola modifica al testo unico sugli stupefacenti che stabilisce una volta per tutte che sotto lo 0,5% di Thc la canapa non si può considerare sostanza stupefacente.

Chi lo dice? Scienziatoni? Neanche per sogno.

Padre della misura, che ora dovrà essere ratificata dal voto finale in aula, è Matteo Mantero, senatore 5 Stelle, che con i colleghi Sbrollini, De Petris, Cirinnà e Nugnes ha svelato l’obiettivo comune e perverso di un governo che su tutto il resto è diviso: dare il via libera alla droga in Italia. E’ lo stesso Mantero a dirlo alle agenzie: “E’ evidente che non è il punto di arrivo, anzi solo quello di partenza, ma abbiamo dato la prima spallata all’assurdo muro di pregiudizio, che ancora circonda questa pianta. I canapicoltori e negozianti italiani potranno lavorare un po’ più tranquilli». Ecco, esultano i canapicoltori, ma sbaglierebbe che si tratti in realtà di sostenere piccole attività commerciali, quasi a km 0, come fossimo di fronte a una filiera corta da sostenere. No, a esultare sono le grandi multinazionali della cannabis, che non hanno mancato di mostrare il pollice recto all’iniziativa del governo. Continua a leggere

Adozioni internazionali, parla Griffini (Aibi): «Una doccia fredda il taglio dei fondi»

Oltre al danno la beffa. Non solo le adozioni internazionali continuano ad essere l’unica forma di genitorialità a pagamento (a differenza, ad esempio della fecondazione artificiale) ma, come se non bastasse, il governo ne ha disposto un taglio di 2 milioni di euro per i prossimi tre anni. Un «segnale tremendamente negativo», secondo Marco Griffini, presidente di Amici dei Bambini (AiBi), che, intervistato da Pro Vita & Famiglia, non ha potuto nascondere il proprio disappunto, a fronte di un esecutivo che, attraverso il Family Act, aveva annunciato un rilancio delle politiche demografiche.
 
Dottor Griffini, come avete accolto la notizia del taglio dei fondi?

«Siamo esterrefatti, tanto più che tutti quanti nel governo avevano promesso che avrebbero puntato sul contrasto alla denatalità, quindi ci aspettavamo, quantomeno, che il sostegno alle adozioni internazionali potesse entrare nel Family Act. Tra l’altro, tutto questo avviene proprio nei giorni della vicenda di Giovannino, che conferma la generosa risposta che le famiglie italiane sanno dare quando si verificano casi di bambini abbandonati. Sarebbe quindi stato il caso di cavalcare questo entusiasmo, dando più fiducia alle aspiranti famiglie adottive, anche perché va ricordato che, in Italia, le coppie senza figli sono più di cinque milioni. Nel 2020, entreremo nel terzo decennio di attività della Commissione Adozioni Internazionali, che, sotto le presidenze di Rosy Bindi e, in particolare, di Carlo Giovanardi, aveva toccato l’apice della sua attività con 4200 adozioni l’anno. Lo sfacelo è iniziato con i governi tecnici, che hanno determinato un calo del 75%: alla fine di quest’anno, verosimilmente, si toccherà il minimo storico, con meno di mille adozioni. Ciò che è crollato di più, però, è stata la fiducia delle famiglie che ormai non credono più nell’istituto dell’adozione internazionale». Continua a leggere

TASSE E POLITICA/ Detrazioni, il vero strumento per combattere l’evasione

Agenzia delle Entrate

Si sta parlando molto di strumenti per contrastare l’evasione fiscale. Che è particolarmente presente nei servizi alle famiglie.

Niente di nuovo si dirà. Il varo della Legge di stabilità viene sempre accompagnato dai buoni propositi di contrastare l’evasione fiscale. Qualche risultato è stato pure ottenuto, ma le scelte in materia sono state spesso contraddittorie: condoni che vanno e vengono, limiti all’uso dei contanti che sono cambiati otto volte in 15 anni, tasse ridotte o aumentate a seconda del fabbisogno dei conti pubblici, agevolazioni alla produzione che subiscono continui stop and go generando una perenne incertezza nei comportamenti dei produttori e dei cittadini. Tutte cose che non fanno bene alla nostra economia.

Con la Legge di stabilità in gestazione si preannunciano nuovi cambiamenti. Nuovi limiti per l’uso del contante nei pagamenti, eventualmente compensati da incentivi per l’uso delle carte elettroniche, un’implementazione di ulteriori 500 euro annui per gli attuali 80 euro del bonus introdotto dal Governo Renzi per i salari medio bassi, no al previsto aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. “Un patto con i cittadini onesti”, si azzarda ad affermare il Presidente Conte, con il proposito di addolcire gli effetti della nuova manovra… ma sarà così?

Disincentivare l’uso del contante per contrastare l’evasione fa parte dei buoni propositi, ma per le caratteristiche della evasione/elusione degli obblighi fiscali è tutt’altro che risolutivo. Non ha alcun effetto sulle transazioni più consistenti, dove impera l’elusione delle norme da parte delle imprese contrastabile con controlli più severi. Nel sistema delle piccole imprese e dei servizi sta producendo un buon impatto l’estensione della fattura elettronica, che può essere ulteriormente incrementata per i settori esenti. Mentre una grande esposizione nel rapporto tra uso del contante ed evasione fiscale viene riscontrata nei servizi alle famiglie e della ristorazione. Continua a leggere

Enrica Perucchietti: «Quote rosa? Le discriminazioni contro le donne sono altre»

Nel giorno della Festa della Donna, anche quest’anno, le femministe sono scese in piazza per il loro ormai tradizionale “Lotto Marzo”. Avanzando rivendicazioni contro il “patriarcato”, il “sessismo”, l’“omofobia” e persino il “razzismo”, queste manifestazioni hanno decisamente perso di vista le vere discriminazioni e i veri soprusi che le donne di oggi ancora subiscono: dalla non adeguata retribuzione sul lavoro, fino a veri e propri mercimoni come lo sfruttamento della prostituzione e l’utero in affitto. Pro Vita ne ha parlato con Enrica Perucchietti, caporedattrice del Gruppo Editoriale Uno. La trentacinquenne giornalista e scrittrice torinese sarà tra i relatori al prossimo Congresso Mondiale delle Famiglie (Verona, 29-31 marzo), intervenendo al workshop La donna nella storia.
 
L’8 marzo, per le femministe di oggi si deve marciare contro discriminazioni e sfruttamenti. Ma cos’è discriminazione e cosa sfruttamento?

«La discriminazione della donna sul lavoro rappresenta ancora una questione irrisolta: sopravvive una forma di patto sociale per cui gli uomini guadagnano di più anche quando le donne lavorano di più e sono spesso sottoposte ad angherie e molestie. Non è declinando i nomi al femminile o facendo ricorso alla neolingua e neppure con le quote rosa (che si fondano sul principio della differenziazione mentre, a mio dire, servirebbero le “quote per merito”) che si può risolvere questo problema. Va cambiata la forma mentis, in quanto le diversità di genere sono e dovrebbero essere riconosciute come una ricchezza e non livellate verso un impossibile egualitarismo. Dovremmo avere pari diritti e opportunità pur rimanendo diversi. La donna non dovrebbe chiedere privilegi o “recinti” ma norme che la aiutino a conciliare il lavoro e la cura della famiglia, senza essere obbligata a scelte drastiche fra carriera e affetti.
Ancora oggi, infatti, per una donna, vi è la difficoltà di conciliare casa, impiego e famiglia. Un esempio: la mancanza di aiuti alle madri, dall’asilo a un sostegno quotidiano, sui quali poter fare affidamento durante l’orario di lavoro. Di fatto, alle donne che lavorano, in Italia, non è consentito fare figli e ciò spiega il motivo per cui 5,5 milioni di donne italiane fertili (il dato è dell’Istat) tra i 18 e i 49 anni, non diventano madri. Non possono permetterselo né da un punto di vista economico né di gestione del tempo e del nucleo familiare, per cui si rinvia sempre di più la nascita del primo figlio. Per questo, il nostro indice di natalità è il più basso d’Europa». Continua a leggere

Vecchie & nuove leggi. Aborto, gli Stati Uniti cambiano idea?

Aborto, gli Stati Uniti cambiano idea?

Come ogni anno, il 18 gennaio Washington è teatro della Marcia per la Vita, la più imponente del mondo, per ricordare la sentenza della Corte suprema del 1973. Ma molte leggi locali stanno cambiando.

di Elena Molinari

(Avvenire, 17.01.19)
 
Il 2019 si è aperto all’insegna della speranza per il movimento per la vita americano, che dimostrerà in forze tutta la sua motivazione venerdì 18 gennaio per le strade di Washington nel corso della Marcia per la vita, la più grande manifestazione pro life dell’anno negli Usa (e nel mondo), che si ripete a ogni anniversario della sentenza del 1973 Roe vs Wade con la quale la Corte suprema legalizzò l’interruzione di gravidanza.
Nonostante la Camera dei deputati americana a maggioranza democratica difficilmente possa approvare limitazioni all’aborto a livello federale nel corso del suo mandato, e malgrado sia quindi improbabile che il Congresso modifichi la legislazione nazionale in materia nei prossimi due anni, l’Amministrazione Trump continua a compiere passi in direzione anti-aborto facendo ricorso al suo potere di regolamentazione. È prevista a breve, ad esempio, una misura che taglierebbe una parte significativa dei finanziamenti federali a Planned Parenthood, la rete che gestisce la principale catena di consultori e di cliniche abortiste nel Paese.

Ma le speranze degli attivisti per la vita e degli americani che li sostengono sono concentrate soprattutto sui tribunali, in particolare la Corte suprema. Dopo la conferma del giudice Brett Kavanaugh in ottobre, la maggioranza del massimo tribunale costituzionale Usa è composta da magistrati non del tutto contrari a rovesciare Roe vs Wade, o perlomeno a imporre maggiori restrizioni sull’aborto. Kavanaugh nel 2017 come giudice di Corte d’appello federale ha votato a favore del rinvio dell’aborto per un’adolescente incinta immigrata che si trovava sotto custodia federale. Per questo i gruppi anti-aborto sono ansiosi di sottoporre casi-test alla Corte e di mettere alla prova il suo nuovo orientamento. I casi, probabilmente, non mancheranno. La sentenza del 1973 lascia infatti agli Stati una certa discrezionalità nella sua applicazione, e la più parte, con l’avallo dei tribunali e il sostegno della maggioranza degli americani, impone varie restrizioni alla procedura. Continua a leggere

La dipendenza digitale è un problema serio

Daniela Lucangeli non ha dubbi e nell’articolo a sua firma pubblicato su “Agenda Digitale” mette in guardia dalla dipendenza digitale sempre più diffusa (e sempre più dannosa): “alla luce degli effetti positivi e negativi dei device digitali c’è da considerare che in Italia il 71% dei bambini preferisce trascorrere il proprio tempo libero utilizzando uno strumento digitale. Questo rappresenta un enorme campanello d’allarme non solo per i fattori di rischio sopraelencati, ma anche perché ci mostra che i bambini preferiscono uno strumento digitale, piuttosto che giocare all’aria aperta, incontrare amici e stare con le figure significative“.

La docente e studiosa ritiene che in questo quadro allarmante, caratterizzato soprattutto dall’assenza – colpevole o incolpevole – dei genitori, tocchi alla scuola cercare un rimedio: “da qui emerge il ruolo decisivo della Scuola. La dipendenza dal sistema digitale nasce quando il processo non è sufficientemente guidato e supportato. C’è una situazione di rischio e di pericolo e bisogna combatterlo e prevenirlo con la piena consapevolezza. In questo la scuola ha una potenzialità immensa“.

La verità è che c’è digitale e digitale: da un lato, un universo costellato di opportunità di lavoro e di innovazione; dall’altro, il mondo oscuro della dipendenza, dei social network utilizzati al peggio (social network che, riporta la Royal Society for Public Health britannica, rischiano di indurre ansia, depressione e di rovinare il sonno) e della ludopatia. Purtroppo, cadiamo spesso nel lato oscuro del digitale. Continua a leggere

Corte Suprema Alabama: «la legge pro aborto è anomala e illogica, i non nati sono persone»

Aborto illegale. Lo hanno chiesto in una storica sentenza i giudici dell’Alabama chiedendo ai colleghi della Corte Suprema degli Stati Uniti di intervenire a livello nazionale per mettere fine ad una legge “anomala e logicamente errata”.
 
(UCCR, 6.11.18)
 
Una storica sentenza non ha stranamente avuto l’adeguata risonanza mediatica, ma non c’è da stupirsi. La Corte Suprema dell’Alabama, il più importante tribunale del popolato stato americano, ha infatti riconosciuto la personalità dei bambini non ancora nati e ha simultaneamente e coerentemente chiesto il rovesciamento di Roe v. Wade, ovvero la legge che dal 1973 legalizza l’interruzione di gravidanza negli Stati Uniti.

Nel caso Jessie Livell Phillips v. State of Alabama è stata infatti confermata la condanna per omicidio per un uomo che nel 2009 uccise la moglie incinta e il loro bambino non ancora nato. I giudici hanno quindi riconosciuto due vittime e coerentemente hanno sentito l’obbligo di spiegare:

«Secondo le leggi penali dello stato dell’Alabama, il valore della vita di un bambino non ancora nato è nientemeno che il valore della vita di tutte le altre persone. Il commento aggiuntivo del tribunale di prima istanza è che questo paese è fondato sull’identica protezione ed il giusto processo per tutte le sue persone, basandosi sulla legge costituzionale. Così, questa Corte conclude che non è errata la negazione dell’attenuante rispetto all’aggravante dovuta dal fatto che Baby Doe era una persona non nata al momento dell’omicidio».

Detto in altri termini: l’accusa di duplice omicidio è fondata e non necessita di attenuanti soltanto perché la madre, vittima dell’omicidio, portava nel grembo un bambino non nato. I giudici hanno anche aggiunto che la legge che regolamenta l’aborto negli USA è un’«anomalia legale e un errore logico», invitando quindi i colleghi della Corte Suprema degli Stati Uniti ad «annullare questa eccezione, sempre più isolata, ai diritti dei bambini non nati». Continua a leggere