“Basta proteggere i ragazzi I brutti voti servono, eccome”

È il prof più amato dagli adolescenti: “Capiscono il bullismo leggendo Arancia meccanica. Che errore basare la scuola sulla performance”
 
Alessandro D’Avenia assomiglia al Piccolo Principe e ha l’energia dell’Attimo fuggente. Ma soprattutto ha un dono: sa parlare ai sedicenni. Sì, quei sedicenni indecifrabili che non sorridono nemmeno nei selfie e sembrano buoni solo a chattare.

Invece no: il prof-scrittore li incontra a teatro, in libreria. Li stuzzica su idoli un po’ più edificanti di Justin Biber e delle miriadi di youtuber. Leopardi e Omero in testa.

Come fa? Dice la verità. Cruda, senza sconti. Ma poi non li molla lì, da soli. Li aiuta a non avere vergogna della loro fragilità e a cercare in quel caos interiore tipico dell’adolescenza (e non solo) il loro talento, piccolo o grande che sia. Ecco perché è entrato nel cuore di tanti ragazzi e di tanti genitori.
 
Libri, teatro. D’Avenia, mica è uno di quei prof che non si presenta mai a scuola?
 
«Non sarei credibile. Ho fatto un solo giorno di assenza. Ho un contratto part time per riuscire a fare tutto». Continua a leggere

Ora di religione, dieci risposte ai luoghi comuni

scuole religiose

di Nicola Rosetti*
*docente di Religione cattolica nella scuola secondaria

da Ancoraonline, 06/07/16
 
È sempre molto vivo il dibattito attorno all’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) nella scuola italiana. Sono numerose le obiezioni sollevate sull’opportunità della presenza di questa materia nel curricolo scolastico: proviamo a riportare le contestazioni più frequenti e cosa si può rispondere ad esse.
 
1) Lo studio della religione non serve a niente, andrebbe abolito
Il compito della scuola è quello di aprire gli occhi degli studenti sul mondo che li circonda. Di questo mondo fa parte a pieno titolo anche l’universo religioso: ignorarlo sarebbe una forma di oscurantismo. Continua a leggere

“La scuola cambia davvero soltanto se punta su autonomia e parità”

scuola-elementare-372x221

Il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà: educare non è trasmettere nozioni, ma suscitare curiosità e interesse nello studente.

«In tutto il mondo sul tema dell’educazione si va verso un potenziamento di autonomia e parità. È arrivato il tempo cha anche l’Italia proceda su questa strada con maggior coraggio». Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà ha le idee chiare su come aiutare il nostro Paese.

Nel volume
Far crescere la persona, della Fondazione e da lei curato, si parla di una scuola che fatica a tenere il passo con il mondo che cambia. Quanto fatica?
Direi tanto. Siamo ancora legati a una antica concezione di scuola che deve «trasmettere nozioni». Ma studi scientifici recenti, come quello condotto dall’americano James J.Heckman (pubblicati in un volume in uscita in Italia per il Mulino), hanno dimostrato che il miglior apprendimento non è quello che si basa sul passaggio di nozioni, ma quello che ha la capacità di guardare anche ad altri aspetti della personalità dello studente: la responsabilità, la stabilità emotiva, l’essere coscienziosi, il saper relazionarsi con gli altri, e potremmo continuare. Aspetti che restano nella nostra scuola ancora relegati in un angolo. Anzi spesso questo approccio è stato bollato come «cattolico», ma ora è molto più evidente l’aspetto totalmente laico. Continua a leggere

Il sistema scolastico è plurale ma il ministero non lo sa

logo

Di seguito il Comunicato del Forum nazionale delle Associazioni Familiari:
 
Nel nostro Paese si sta giocando una partita decisiva per la difesa e la promozione del pluralismo culturale ed educativo. A rischio non è tanto la sopravvivenza delle scuole paritarie ma di un sistema scolastico plurale composto da scuole gestite dallo Stato e da scuole gestite da privati entrambe pubbliche che esercitano insieme un servizio pubblico (Legge 62/2000 firmata Luigi Berlinguer).
Il Forum ha al suo interno associazioni che in modo specifico giocano questa partita (Agesc, Faes, Age, Confederex) e sostiene la presa di posizione pubblica riguardante l’anomalia tutta italiana del bando “SCUOLA AL CENTRO” pensato e definito solo per le scuole e gli alunni di scuola statale. Una presa di posizione sintetizzata nelle tre domande dell’immagine. Continua a leggere

Scuole paritarie, sbloccati i contributi. «Contenti, ma temiamo la burocrazia»

scuola-primo-giorno-ansa

Il Consiglio di Stato boccia il ricorso Aninsei. Parlano il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi e l’esperta suor Anna Monia Alfieri

«Sono contenta che finalmente sia arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, ma sono preoccupata che i fondi restino ancora impantanati nella burocrazia». Un importante passo avanti è stato fatto per l’erogazione dei contributi statali alle scuole paritarie per l’anno 2015-2016, spiega a tempi.it suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche e legale responsabile dell’istituto di cultura e di lingue marcelline a Milano. Venerdì infatti il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso fatto da Aninsei (Associazione nazionale degli istituti non statali di educazione e istruzione). I fondi erano stati momentaneamente congelati in attesa del responso del Consiglio di Stato, mandando in crisi le casse di parecchi istituti alle prese con gli stipendi di agosto. Ora quei fondi potranno essere distribuiti.

I TEMPI TECNICI. Il sottosegretario all’istruzione Gabriele Toccafondi si dice «dispiaciuto di questa situazione», parlando con tempi.it. «Spero che la distribuzione avverrà nel più breve tempo possibile, anche se ci sono dei tempi tecnici da rispettare», aggiunge. Quali siano questi tempi tecnici lo spiega ancora la religiosa: «Adesso il Ministero dovrà dare mandato agli Uffici scolastici regionali. Poi gli Usr dovranno redigere un decreto speciale per distribuirli. E così si perderà tempo prezioso, e io riceverò altre telefonate di dirigenti preoccupati. A ognuno di loro dico sempre di resistere, di non abbattersi e di non pensare affatto di chiudere».  Continua a leggere

Eugenio Corti, il grande scrittore sconosciuto a scuola

corti09

di Giovanni Fighera
 
In un’intervista rilasciata a Renato Farina poco prima di morire, Eugenio Corti rivelava che la sua vocazione di scrittore era nata quando era ancora ragazzino, incontrando la grande epopea dell’Odissea, poema in cui Omero era riuscito a trasformare in bellezza ciò di cui trattava. «Da grande», si era ripromesso il piccolo Corti, «anch’io farò lo stesso». Era una chiamata a trasmettere la grandezza della vita, a rendere gloria a Dio per il dono del creato, conscio che non c’è circostanza dell’esistenza a cui non siamo chiamati, non c’è nulla che non abbia senso. Se ogni circostanza ha senso, allora ogni momento ci chiama a un compito e ad una responsabilità.

In partenza per il fronte russo (9 giugno 1942), Corti scrive alla famiglia: «Mamma e papà carissimi,questa mia vi giungerà che io sarò in viaggio per il Fronte russo. Ve la scrivo perché voglio che sappiate con quali sentimenti io parto. Continua a leggere

10 consigli di san Josemaría agli studenti

Opus Dei - 10 consigli di san Josemaría agli studenti

San Josemaría aveva molto a cuore sia il tema della formazione umana sia quel particolare periodo della vita dei giovani che si svolge tra aule, colleghi, amici e studio. Vi proponiamo una breve raccolta di spunti e consigli, tratti da Cammino, Solco e Forgia, che il fondatore dell’Opus Dei dava a degli studenti.
 
– Frequenti i Sacramenti, fai orazione, sei casto… e non studi… — Non dirmi che sei buono: sei soltanto bonaccione.

– Studente: àpplicati con spirito di apostolo ai tuoi libri, con la convinzione intima che queste ore e ore sono, già adesso!, un sacrificio spirituale offerto a Dio per l’umanità, per il tuo paese, per la tua anima

– Un’ora di studio, per un apostolo moderno, è un’ora d’orazione. Continua a leggere

Paritarie e costo standard di sostenibilità, un problema da risolvere

alfieri-grumo-parola-diritto-di-apprendere-copertina

(da tecnicadellascuola.it)
 
Sarà in libreria il prossimo 27 ottobre un interessante saggio sulla scuola e le sue complicanze fra pubblico e privato, fra diritto all’istruzione e libertà educativa; elementi che fra l’altro sono diventati “steccati ideologici” fra chi pensa che la libertà dell’uomo si esercita fra variegati mondi culturali, quale è appunto la “mission” della scuola pubblica, che arruola i propri insegnanti da graduatorie generaliste, e la libertà di scelta dei genitori di iscrivere i propri figli negli istituti più conformi alle proprie visioni del mondo.

Nasce da queste premesse l’attualissimo libro: “Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato” di Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola, per i tipi della: G. Giappichelli Editori di Torino, e reso più sostanzioso dalla prefazione della ministra dell’istruzione, Stefania Giannini. Continua a leggere

Troppa paura di dire “no”. Questa è una cultura che non regge il fallimento

davenia-kmvC-UhDxWXKMQz8bWBu-700x394@LaStampa.it-kSDF-UKv3tewY48bQMYx-700x394@LaStampa.it (1)

di ALESSANDRO D’AVENIA

«La colpa non è dei maestri, che coi pazzi devono fare i pazzi. Infatti se non dicessero ciò che piace ai ragazzi, resterebbero soli nelle scuole… E allora? Degni di rimprovero sono i genitori che non esigono per i loro figli una severa disciplina dalla quale possano trarre giovamento… essi devono abituare gradualmente i giovani alle fatiche, lasciare che si imbevano di letture serie e che conformino gli animi ai precetti della sapienza… Invece i fanciulli nelle scuole giocano.»

Questa geremiade appartiene ad Agamennone, maestro sbeffeggiato da Encolpio e Ascilto, giovani protagonisti del Satyricon di Petronio, che rispondono all’ennesima ramanzina del fallito, scappando da scuola e avventurandosi per le vie della città, irte di peripezie che mostrano loro che avrebbero fatto meglio a studiare un po’ di più prima di affrontare il mondo, improvvisando. È il racconto comico di una società decadente, quella neroniana, con una scuola al passo con la decadenza. Continua a leggere

C’eri una volta tu

0318c92fe503f5799b90551bac7f7eee

di Alessandro D’Avenia
 
Ragazzo che ti abbatti sul banco come una balena spiaggiata, con quegli occhi annebbiati dalla noia e dalla forza ingabbiata in una stanza per cinque ore, che dobbiamo fare tu e io di quest’anno scolastico? Ragazza tutta in fioritura assetata di essere vista, guardata, amata, dal cervello mai in pace, con le orecchie a caccia di qualcosa che possa servirti ad essere felice, che dobbiamo fare tu e io di quest’anno scolastico? Che ne sapete voi due adesso dell’io di domani?

Che ne sapete voi due dell’amore che cercate? Che ne sapete voi due del senso da dare alla vita se state scoprendo adesso che la vita ha un senso, si inarca, si stira, si tende dentro di voi come neanche voi sapete come, ma con tutto il dolore del caso. Ragazzo dalla maschera inespressiva, incapace di raccontare i tuoi sentimenti se non nascondendoli dietro uno strato di spacciata sicurezza, che dobbiamo farne di queste lezioni di italiano? Continua a leggere

Far pagare l’ICI alla scuole paritarie è un vero controsenso

400x275

di Pietro Vernizzi

“Le rette scolastiche degli enti senza fini di lucro non servono a generare profitto ma a coprire una parte delle spese. Far pagare l’Imu alle paritarie è quindi un controsenso”. Lo afferma Giuseppe Fioroni, ex ministro dell’Istruzione nel governo Prodi, secondo cui per risolvere il problema basterebbe una legge di una riga nella quale si affermi che “gli enti gestori di scuole senza reddito e senza profitto non possono essere considerati attività commerciali”. Lo scorso 8 luglio la Cassazione ha accolto il ricorso del Comune di Livorno, stabilendo che le scuole paritarie devono pagare l’Imu perché non sono attività che possono godere dell’esenzione.
 
La sentenza ha riaperto una ferita. Secondo lei perché?

Intanto va ricordato che le sentenze della Cassazione non hanno immediatamente una valenza universale. Creano però un riferimento giuridico non indifferente, e vanno inserite nel contesto che stiamo vivendo oggi. Continua a leggere

Scuola: parità, ma non solo di doveri

scuola375_ves_47031869_300

Libertà di scelta delle famiglie, risparmio (reale) per lo Stato e costituzionalità della legge 62/2000. Ecco alcuni punti fermi che con la rinnovata polemica sull’obbligo o meno di pagamento dell’Ici da parte delle scuole paritarie non riescono a trovare spazio nei commenti di questi giorni.

Eppure, la libertà di scelta in campo educativo è sancita dalla nostra Costituzione, là dove all’articolo 30 viene affermato che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli».

Parole chiare, che hanno fatto da bussola anche per il cammino terminato con il varo della legge 62/2000, nota con il nome di legge sulla parità scolastica o legge Berlinguer, dal nome del ministro – Luigi Berlinguer – che la condusse in porto, la quale conferma proprio questa libertà, stabilendo che esiste un solo sistema scolastico nazionale, in cui confluiscono istituti statali e istituti non statali paritari. Continua a leggere

La rinuncia alle paritarie? Costerebbe ai Comuni centocinquanta milioni

(Ansa)

 Sono 13 mila, con un milione di studenti (il 10%), le scuole paritarie in Italia: non sono più solo scuole religiose, come un tempo. E ricevono 471 milioni di euro all’anno
 
di Valentina Santarpia
 
Privilegiate, d’élite, coccolate dai privati e dallo Stato: delle scuole paritarie si dice anche questo, magari evocando le ricche rette da pagare a fine mese. Ma cosa c’è di vero? Quanto pesano sul bilancio collettivo le circa 13 mila scuole paritarie italiane? «Svolgono un servizio di pubblica utilità: bisogna uscire dai pregiudizi ideologici», dice il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, che nella riforma della scuola appena approvata è riuscito ad ottenere l’introduzione di uno sgravio fiscale per le famiglie che mandano i propri figli alle paritarie: fino a 400 euro all’anno, per rette fino ai 2.500 euro, che significa un risparmio in busta paga di 75 euro all’anno. «Una battaglia di civiltà», si difende Toccafondi. «Un’ingiustizia per i più ricchi», sostiene invece il fronte laico, e assai combattivo, della scuola. Continua a leggere

Scuole paritarie in Europa. Quanto costano?

L’Avvenire ha riportato un’inchiesta in cui si fa notare come da Parigi a Berlino fino a Madrid i genitori possono scegliere senza costi aggiuntivi se mandare i propri figli alla scuola pubblica statale o a quella paritaria con rette veramente simboliche. 

Vediamo nel concreto:

In Francia i genitori pagano solo i servizi extra  e gli insegnanti sono pagati invece dallo Stato, come nella scuola pubblica, mentre gli enti locali coprono una parte degli altri costi, permettendo così ai singoli di proporre rette opportune per i genitori.
In questo articolo si dice che in Francia la scolarizzazione di ogni studente nel privato è costata circa 3.400 euro l’anno, contro 4.600 euro per la scuola pubblica. Continua a leggere

Ici per le scuole paritarie. Galantino: sentenza pericolosa

Una “sentenza pericolosa” che limita fortemente “la garanzia di libertà sull’educazione che tanto richiede anche l’Europa”. La pronuncia della Cassazione sugli istituti scolastici religiosi di Livorno che dovranno pagare l’Ici fa insorgere il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino.

Interpellato sulla sentenza monsignor Galantino esprime tutto il suo dissenso e la profonda preoccupazione: “siamo davanti a una sentenza pericolosa. Chi prende decisioni, lo faccia con meno ideologia. Perché ho la netta sensazione che con questo modo di pensare, si aspetti l’applauso di qualche parte ideologizzata. Il fatto è che non ci si sta rendendo conto del servizio che svolgono le scuole pubbliche paritarie”. Continua a leggere

Genitori liberi di scegliere in Italia come in Europa

Scuola_46427528

Il «buono scuola» strumento di vera democrazia
 
Il dibattito sulla libertà educativa tocca le corde più profonde del nostro stare assieme come cittadini. La scuola, come ricorda spesso Dario Antiseri, ha, tra gli altri, il compito di «costruire menti critiche», ovvero di promuovere una nozione matura di democrazia, in cui la partecipazione non si risolve nella genuflessa sudditanza nei confronti del sovrano di turno, ma diventa attiva condivisione del momento decisionale. Un monopolio burocratico-statale come quello che caratterizza il sistema italiano rappresenta perciò – a parere di chi scrive – uno dei maggiori ostacoli all’esercizio della libertà educativa, in forza della quale si manifesta la prima e fondamentale forma di esercizio della sovranità da parte dei cittadini. Eppure, a distanza di anni, nessun passo avanti significativo è stato ancora compiuto nel nostro Paese nella direzione della libertà educativa dove, come afferma ancora Antiseri, «le scuole libere sono libere esclusivamente di morire». Continua a leggere

Educazione sessuale: ce n’è proprio bisogno?

coppia

tratto da: quarantadue.ianix.net
 
Mia figlia ha 14 anni, è un timido fiore che sboccia alla vita, e mentre la guardo diventare donna, ripenso a quando, tanti ma tanti anni fa ormai, capitò a me. Ricordo che tra ragazze ci spiavamo nei cambiamenti che vedavamo succedere nel nostri corpi, con un po’ di invidia per quelle più avanti e un po’ di compassione per quelle più indietro. Naturalmente io era la più bambina di tutta la classe: crescevo lunga, secca, piatta, come una pertica coi capelli arruffati, senza l’ombra di rotondità ad ammorbidire il mio profilo squadrato.

A quei tempi educazione sessuale a scuola non era prevista e anche a casa l’argomento era appena sfiorato, con le femmine soprattutto. L’ora di biologia serviva giusto a conoscere i meccanicismi della riproduzione, spiegati con la stessa freddezza e genericità con cui si parlava dell’esperimento dei piselli di Mendel. Continua a leggere

Scuola e libertà di scelta, petizione on line

Garantire alle famiglie la «libertà di scegliere la buona scuola pubblica, paritaria o statale». È lo slogan di una petizione al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Una petizione che sta viaggiando sul sito vwww.citizengo.org, e che in solo due giorni ha già superato quota undicimila adesioni. A promuoverla sono state «mamme e cittadine» – come si definiscono -: Maria Chiara Parola e Felicita Fenaroli.

«Ogni scuola pubblica, paritaria o statale, ha la sua identità, espressa dal piano dell’offerta formativa – scrivono nella petizione –. Io genitore devo poter scegliere la migliore scuola per mio figlio/a in una pluralità di offerta formativa. Secondo la Costituzione Italiana e in tutti i Paesi europei (tranne la Grecia e l’Italia) il genitore deve avere questa libertà di scelta educativa». Il tutto senza essere costretto, nel caso della scelta della paritaria, a pagare due volte (la prima con le tasse e la seconda con la retta). Ecco allora che la petizione chiede al governo Renzi tre cose. Continua a leggere

Droga WhatsApp? La lettera dei presidi

whatsapp

dal blog di Costanza Miriano
 
Ecco la lettera firmata congiuntamente da tutti i dirigenti delle scuole medie e superiori di Parma e provincia.
 
WhatsApp è una applicazione per smartphone molto versatile e di grande utilità: basta una connessione internet per scambiare gratuitamente messaggi (testuali e vocali), foto, video, posizione geografica e fra poco anche vere e proprie telefonate.

La usano centinaia di milioni di utenti, tra questi anche la maggior parte dei nostri alunni: in classe durante le lezioni, a casa mentre fanno i compiti, di notte invece di dormire, e poi mentre camminano per la strada, parlano con il nonno o tra di loro, mentre mangiano il gelato, sull’autobus, al bar, mentre guardano la tv. Il massimo dell’esperienza WhatsApp sono però i gruppi: se non fate parte del gruppo «2D», di quello «Pierino è un cretino» o di quello «Contro il prof di matematica», non potete dire di conoscere davvero WhatsApp. Continua a leggere

Susanna Tamaro: «Non essendoci più l’educazione, non ci rimane che quella sessuale»

SALONE LIBRO: TAMARO, GRATA A LIBRI CHE COMMUOVONO

«Non essendoci più l’educazione, non ci rimane che quella sessuale». Bell’articolo oggi sulla prima pagina del Corriere della Sera di Susanna Tamaro. La scrittrice prende spunto dai fatti avvenuti in un asilo di Trieste per proporre una sua riflessione sull’educazione dei più piccoli. Il caso riguarda un laboratorio didattico «volto all’abbattimento di quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura». Si chiama “Gioco del Rispetto” e prevede, tra le altre cose, delle attività in cui, per abbattere gli stereotipi di genere, si fanno vestire le femminucce da maschietti e viceversa. Ma, nota la scrittrice, è un ben strano modo di educare. Se pensa alla sua esperienza e al fatto che da piccola amasse ricoprire, durante i giochi, ruoli maschili non può fare a meno di notare: «Se fossi cresciuta in questi anni, sicuramente sarei stata classificata come una bambina sofferente di disforia di genere, e sarei stata avviata a un percorso terapeutico adeguato, dato il mio aspetto androgino e la mia predilezione per i mestieri allora proibiti alle donne. Sarei stata più felice?». Continua a leggere

Buona scuola, la svolta del costo standard

_DSC9133_4_45354423_300

(da Avvenire, 8.03.15)​
 
Due parole: costo standard. Ma anche una «formula» che potrebbe far superare una contrapposizione dura a morire, anche in presenza di una legge (la 62 del 2000), che sancisce la nascita di un unico sistema scolastico nazionale con differenti gestori. Stiamo parlando della parità scolastica, che in queste ultime settimane è tornata sotto i riflettori dopo la decisione del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini di individuare uno strumento con il quale riconoscere la libertà di scelta in campo educativo, nell’ambito del provvedimento sulla buona scuola.

Nel testo che dovrebbe vedere la luce martedì, infatti, troverà spazio la possibilità di detrazioni fiscali per le spese sostenute dalle famiglie, a iniziare dalle rette pagate per l’iscrizione alle scuole paritarie, parte integrante del sistema scolastico nazionale. Continua a leggere

Salta decreto per le agevolazioni fiscali per le scuole paritarie. Sempre più a rischio la libertà di scelta scolastica

marcellino710

Lettera di una mamma al Presidente del CdM Matteo Renzi
 
Caro Presidente,

per essere genitori non basta vestire, dar da mangiare, curare i propri figli. E’ anzitutto proponendo loro quelli che sono i nostri valori, i valori in cui crediamo ed invitando loro ad una verifica di quello che proponiamo, l’unico modo con cui li amiamo realmente.

Le racconto brevemente quello che mi é successo l’altro giorno con la mia primogenita che é tornata da casa e mi ha detto: mamma non voglio più accontentarmi! Io voglio essere felice e ti chiedo se é troppo sacrificio per voi poter tornare a frequentare la scuola paritaria anche per il Liceo. Continua a leggere

Paritarie, “pressing” per le detrazioni

di Enrico Lenzi e Luca Liverani

(da Avvenire.it)
 
Salgono a tre le lettere aperte al premier Matteo Renzi affinché nel provvedimento sulla buona scuola siano previsti interventi a sostegno della libertà di scelta delle famiglie. L’ultimo documento in ordine di tempo arriva da Palazzo Madama, dove i senatori del Partito democratico hanno voluto aggiungere la loro voce. Prima firmataria del documento è la senatrice Rosa Maria Di Giorgi, già assessore all’educazione nella giunta fiorentina dell’allora sindaco Matteo Renzi.

«Facciamo seguito al dibattito sollevato in questi giorni sul tema del finanziamento pubblico alle scuole paritarie, sotto forma di sgravi fiscali – si legge nel documento, al momento sottoscritto da 25 senatori –, per confermare l’esigenza di affrontare e risolvere definitivamente la contrapposizione ancora esistente in Italia tra questi istituti e le scuole statali». Continua a leggere

Scuola. Berlinguer: «Falso che si tolgono soldi alle statali per darli alle private»

Berlinguer-luigi

Milano. Le parole dell’ex ministro al convegno di Treellle: «La scuola per tutti di oggi non può vivere con le regole di 60 anni fa»
 
«I documenti europei dicono che l’Italia è fuori dall’Europa in fatto di pluralismo educativo. Che diventa indispensabile per stare al passo con i tempi, per rispondere alla quantità dei saperi che continuamente crescono e ai quali lo Stato non può rispondere. Perché lo Stato trasforma in carta, cioè in burocrazia, tutto quanto tocca. Cattiva è l’affermazione di chi contesta la parità economica fra tutte le scuole pubbliche, e dice che si tolgono soldi alla statale per darli a quella privata». A ruota libera Luigi Berlinguer, l’ex ministro dell’Istruzione, padre della Legge 62/2000 sulla parità scolastica. Continua a leggere

«La parità scolastica diventi una realtà concreta»

scuola375acd4_300

Pubblichiamo la lettera aperta che 44 parlamentari della maggioranza hanno inviato al premier Matteo Renzi sul tema della buona scuola.
 

Caro presidente, il Piano per la «buona scuola» rappresenta il più importante tentativo di riforma dall’epoca della riforma gentiliana. Per questo rappresenta un’occasione irripetibile per superare lo storico gap della scuola in tema di pluralismo e libertà di educazione. Dall’unità nazionale in poi, si è discriminato l’accesso alla scuola pubblica non statale da parte delle famiglie meno abbienti, si è trasformata una scuola a vocazione comunitaria in una scuola per ricchi e si sono costrette le famiglie che decidono di optare per la scuola non statale a una doppia imposizione, quella della tassazione generale e quella delle rette. Continua a leggere