Lo Stato tiene le scuole paritarie sotto scacco. Ma così peggiora l’istruzione e limita la libertà

Il monopolio dell’educazione è un danno economico ma anche morale
 
di Giancristiano Desiderio
 
Dario Antiseri e Anna Monia Alfieri, un filosofo e una religiosa, danno l’anima per la scuola della quale hanno un concetto che se non arriva a Dio poco ci manca. Ma se il lavoro d’insegnamento è così alto, lo si dovrà concepire come dipendente dallo Stato o non, piuttosto, come una necessaria e libera attività umana? Il filosofo e la religiosa, naturalmente, propendono per questa seconda idea di scuola e giustamente mettono la libertà di insegnamento e di scelta educativa al centro della loro Lettera ai politici sulla libertà di scuola (Rubbettino). Ci vuole coraggio, visti i tempi, a scrivere una epistola ai politici sul tema della scuola. E più coraggio ancora ci vuole per scrivere ai politici – l’attuale ministro dell’Istruzione è Marco Bussetti – sulla scuola senza parlare di lavagne Lim e moduli, graduatorie e assunzioni ma nientedimeno che di libertà di scelta educativa e della parità esistente tra scuole statali e scuole non-statali dal momento che la scuola in sé, per definizione, è sempre pubblica.

Nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani sancì il principio che già gli antichi Ateniesi al tempo di Socrate e Protagora conoscevano e usavano: «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli». Si tratta di un principio sacrosanto che Antonio Rosmini nell’Ottocento nel saggio Sulla libertà d’insegnamento esprimeva al meglio dicendo che i padri di famiglia hanno dalla natura e non dalla legge il diritto di scegliere i maestri e gli educatori dei loro figli e così di far studiare i loro figli in patria o fuori, in scuole ufficiali o non ufficiali, statali o private, come stimano meglio al bene dei loro cari. Le parole del sacerdote Rosmini sono tanto più importanti in quanto furono scritte nel secolo XIX quando in Italia c’era sì ancora il monopolio culturale ma faceva capo alla Chiesa. Ma, appunto, la libertà d’insegnamento e di educazione non riguarda i cattolici e i non-cattolici ma i laici in quanto tali che ritengono, giustamente, che il pensiero sia libero, eppure quando si tratta della scuola non trovano di meglio da fare che appaltarlo allo Stato. Infatti, quel principio sacrosanto, che la stessa Unione europea recepì nel 1984 con la Risoluzione sulla libertà d’insegnamento, in Italia è disatteso. È, se si vuole, sulla carta ma non nella realtà. Continua a leggere

“Educare al domani”, convegno a Todi su costo standard e scuole paritarie

Nei giorni 15 e 16 Settembre si è tenuto a Todi il Convegno “Educare al domani”, organizzato dall’Associazione Articolo 26.

L’evento ha coinvolto numerosi esperti del mondo accademico, politico e dell’associazionismo cattolico. Tra i numerosi ospiti sono intervenuti con relazioni di altissimo profilo Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche – una delle voci più autorevoli e libere nel Panorama scolastico  e protagonista del tavolo sul Costo Standard -, il Prof. Franco Nembrini e il Sociologo Mario Salisci.

Il convegno ha trattato il tema dell’educazione sotto molteplici aspetti e ha voluto porre l’accento anche sulla questione della libertà di scelta educativa. L’educazione delle future generazioni è un tema cruciale per il Paese e da più parti è emersa la crisi della più importante istituzione educativa, la scuola.

D’altro canto è emersa anche la crisi delle nuove generazioni che soffrono di un malessere generalizzato che si declina in varie forme.

Su questo tema è intervenuto Mario Salisci, che ha presentato una relazione approfondita sulle cause sociali dell’insorgenza di questo grave malessere, come ad esempio l’aumento delle dipendenze, dei disturbi del comportamento alimentare e di svariate altre forme di disagio che assumono nuove e inedite forme (il caso degli hikikomori è emblematico).

La condizione della scuola in Italia è nota a tutti: da più parti considerata inefficace e inefficiente, estremamente dispendiosa, ha anche un altro problema, radice dei precedenti, come è emerso chiaramente dall’intervento di Anna Monia Alfieri: in Italia non viene rispettato il principio della libertà di scelta in campo scolastico e del pluralismo educativo. Continua a leggere

Scuola cattolica. Dal Consiglio nazionale un sussidio per ripensare l’educazione tra crisi, opportunità e prospettive

“Educare nel cambiamento. Realtà e futuro della scuola e della formazione professionale cattolica e di ispirazione cristiana” è il sussidio elaborato dal Consiglio nazionale della scuola cattolica (Cnsc) della Cei. Nella presentazione del volumetto – anticipato al Sir – mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina e presidente del Cnsc, richiama il “cambiamento d’epoca” sottolineato dal Papa nel 2015 a Firenze e sostiene che il mondo della scuola e della formazione deve “fare i conti con esigenze, generazioni e modelli educativi diversi da quelli cui si era abituati fino a un passato anche recente”. Di qui il documento con il quale, spiega al Sir il direttore dell’Ufficio Cei, Ernesto Diaco, il Cnsc “vuole offrire uno strumento per ‘pensare la scuola e l’educazione’ nel contesto attuale. Le difficoltà che le scuole cattoliche devono affrontare sono numerose, ma le opportunità non sono da meno, come dimostrano le numerose esperienze raccolte nel testo”.

La pubblicazione, frutto della riflessione e del lavoro comune dell’organismo che rappresenta l’ampia e composita realtà della scuola cattolica in Italia, contiene il documento su “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa”, pubblicato nel giugno 2017 e dal carattere programmatico, e il sussidio “Uno strumento per il discernimento delle comunità educative”, che vede qui la luce per la prima volta e si propone di aiutare scuole e centri di formazione professionale (Cfp) a promuovere una riflessione ponderata di fronte alle trasformazioni sociali e culturali in corso. A completare il volumetto due appendici: la prima costituita da esperienze e buone pratiche di scuole e Cfp che hanno saputo misurarsi con il cambiamento in maniera creativa e coraggiosa; la seconda contenente i recapiti degli organismi che a vario titolo compongono il mondo della scuola cattolica. Per mons. Crociata, “la scuola paritaria è una risorsa per la pluralità di proposte che la sua presenza permette di attivare”, ma deve anche “essere di stimolo nel sistema nazionale dell’istruzione”. Continua a leggere

Non crollano solo i ponti

(Corriere della Sera, Lunedì 03 settembre 2018)

È la prima campanella dell’anno scolastico quella che suonerà tra poco: l’ennesima promessa di un nuovo inizio, rintocco del desiderio umano che non smette mai di sperare che una vita rinnovata e più piena possa sorgere dal ripetitivo orizzonte quotidiano. Immagina, cara/o collega, di sederti al posto di un tuo studente in questo primo giorno. Guardati entrare in classe, osservati: dal portamento ai libri che hai con te. Che cosa vedi? Perché sei lì? Per chi sei lì? Perché hai scelto chimica, italiano, fisica, diritto… e hai scelto di raccontarli a una nuova generazione? Rispondi a queste domande mentre ti vedi disporre gli strumenti del mestiere sulla cattedra. Adesso ascoltati formulare l’appello. Come pronunci i nomi dei tuoi studenti? Come guardi i loro volti? E che cosa vedi sul tuo?

Forse nel tuo sguardo puoi scorgere delusione e stanchezza, per un sistema che non valorizza la tua personalità e la tua professionalità… Ma ricorda che i ragazzi saranno lo specchio di ciò che trasmettono i tuoi occhi, perché lo sguardo umano non è mai neutro ma contiene esattamente la vita che vuole dare o togliere, così dal loro sguardo saprai sempre com’è il tuo. Desiderano ciò che tu desideri: essere riconosciuti, valorizzati, supportati. Non vedi, forse, la tua stessa carne? Perché non prendersene cura come vorresti si facesse con te? Proprio perché loro non sanno ancora farsi carico della vita, è a te, adulto, che chiedono di provarci, per poter scoprire che maturare è un’avventura e non una colpa da espiare. Essere adulti è questo: finita l’iniziazione alla vita, riuscire a portarne il peso, come un padre solleva suo figlio perché colga i frutti sui rami a cui neanche lui arriva. Se ti avvicini puoi scorgere sui loro volti i segni della solitudine e della paura: la spavalderia, le provocazioni, i silenzi, le maschere di questa età tradiscono il desiderio di avere un nome, di abitare la vita. Non sono forse i segni della tua stessa ricerca? Ma come far sì che la speranza sia sempre un passo avanti rispetto alla paura? Da dove attingere la pazienza e la generosità per farsi carico di queste vite? Un pensiero ti conforta: tu sai che sono la cultura e le buone relazioni le risposte a questa ferita, alla fragilità dell’io rispetto alla pienezza a cui aspira. La cultura generosamente condivisa nella relazione educativa, la trasmissione del vero, del bello, del buono, resistenti al tempo vorace, sono proprio ciò che consente di dare peso e senso alla vita, la risposta umana al nulla: «Ove tende questo vagar mio breve? E io che sono?», ti interrogano con le parole di Leopardi. Ti chiedono di «soffrire» per loro, e il verbo vuol dire sia «portare il peso» della vita sia «dare» la vita: concepirli e generarli. Non respingerli nel buio, lasciali venire alla luce, attraverso di te.  Continua a leggere

Immissione in ruolo nella statale o restare nelle paritarie: il dilemma del docente

Per il docente che si trova a scegliere se accettare l’immissione in ruolo nella scuola statale o rimanere nel sistema paritario di eccellenza si tratta di una scelta radicale, dalla quale non si può più tornare indietro.

Non accettare l’immissione in ruolo significa essere depennato per sempre dal sistema di insegnamento statale, rimanendo esclusivamente nel sistema delle paritarie.

Stando a quanto scritto da Suor Anna Monia Alfieri sul quotidiano Il Giornale.it, molti docenti sono presi da dubbi e incertezze nel momento in cui ricevono la telefonata con cui viene loro comunicata l’immissione in ruolo in una scuola statale.
 
Le ansie nei giorni d’estate

La telefonata arriva nel pieno dell’estate, cioè quando le è già pianificato l’anno didattico che si va ad aprire dove è già stato fatto anche l’orario scolastico, salvo alcune questioni da definire nel Collegio Docenti di inizio anno.

Suor Anna Monia si domanda nel suo articolo se esiste libertà, quando non si concede tempo, se non pochi giorni, a un docente impegnato in una scuola pubblica paritaria di scegliere il suo destino. La Suora trova ingiusto che la scelta non possa essere rinviata nel tempo.

Il ragionamento è semplificato in questo concetto: non è giusto che il docente che non accetta immediatamente il ruolo statale venga estromesso dalle graduatorie e non possa più riprendere in considerazione in futuro quella opportunità. Continua a leggere

Caserta, ragazzo autistico si diploma: il suo prof scoppia in lacrime. Il video fa il giro del mondo

E’ lo stesso istituto dove a febbraio una insegnante fu sfregiata da un alunno. Durante l’esame orale del ragazzo erano presenti tutti i suoi compagni di classe

(Corriere della Sera, 3.07.18)
 
«La scuola è finita, viva l’estate». Francesco Criscuolo termina la prova orale del suo esame di maturità e dal fondo dell’aula, lì dove si erano assiepati in religioso silenzio i suoi compagni di classe, si levano applausi. Che seguono le lacrime del suo insegnante di sostegno, professore Michele Vozzella, che gli era stato accanto durante la prova. Il video dell’esame di Francesco, ragazzo autistico della provincia di Benevento diplomatosi all’istituto tecnico Majorana-Bachelet di Santa Maria a Vico, nel Casertano, gira di bacheca in bacheca su Facebook. Centinaia le condivisioni, migliaia i «like» dedicati all’ultimo atto del percorso di studi del 19enne.

«Mi sono permesso di condividere il video di Francesco anche sul mio profilo – ha spiegato la dirigente scolastica Pina Sgambato – perché, come si sente dall’audio, la sua bravissima mamma desidera che faccia il giro del mondo, in aiuto alla causa di ragazzi speciali come lui». E ancora: «Sono felice che la nostra scuola abbia professionisti del valore di Michele Vozzella. Siamo orgogliosi di te Francesco, ci mancherai! Possa tu vivere sempre in un mondo a colori!». La scuola è la stessa dove il 1 febbraio scorso uno studente di quarta si era scagliato con un temperino tra le mani contro la professoressa di Lettere Franca Di Blasio, ferendola gravemente al volto. La docente, ricevuta dall’allora premier Gentiloni e dalla ministra Fedeli, è poi diventata un po’ il simbolo di una categoria sempre più di frequente esposta alle aggressioni di alunni e genitori. Il ragazzo, processato, ha perso l’anno ed è finito in riformatorio. La storia di Francesco Criscuolo, di contro, riconcilia con la scuola che tutti vorrebbero. Quella della tolleranza e dell’inclusione, del reciproco rispetto e del riconoscimento del lavoro. Continua a leggere

Riforma dell’Esame di Stato: anche alle medie il tema rischia l’estinzione. Ma chi lo sa?

di Giovanni Fighera
 
Da quest’anno la prova di Italiano dell’Esame di Stato nella Scuola secondaria di primo grado cambia. Il Documento di orientamento per la redazione della prova di italiano nell’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo offre alcune indicazioni per la predisposizione delle prove scritte al termine della scuola secondaria di primo grado.

Parte da due premesse. In primis «la Commissione d’esame può liberamente scegliere quali tipologie di prove proporre nell’ambito di quelle previste dalla normativa e può definire le tracce tenendo conto delle indicazioni nazionali e anche delle situazioni specifiche dei singoli istituti scolastici». In secondo luogo, a prescindere dalla scelta della tipologia, la commissione richiama l’attenzione sull’opportunità di insegnare agli studenti la stesura del riassunto.

Quali sono le opzioni tra cui la commissione può scegliere? La tipologia A prevede lo svolgimento di un testo narrativo o descrittivo, ovvero la stesura di un racconto o di una descrizione a partire da indicazioni precise. La tipologia B consiste nell’elaborazione di un testo argomentativo: la prova è molto simile al tradizionale tema. La tipologia C è «la comprensione e sintesi di un testo letterario, divulgativo, scientifico, anche attraverso richieste di riformulazione». Negli esempi troviamo domande sul testo anche a scelta multipla, vero/falso, sostituzione di parole, etc. La quarta possibilità propone una prova strutturata in più parti, riferibili alle prime tre tipologie. Quindi, gli studenti devono dimostrare di aver compreso un brano e devono comporre brevi elaborati a partire dall’argomento.

Apparentemente, la riforma sembra solo sottolineare meglio le competenze richieste in uscita agli studenti e suggerire agli insegnanti un percorso virtuoso per il conseguimento delle stesse. Come sempre, credo che si potrà comprendere la reale portata di questa riforma solo tra qualche anno quando se ne vedranno gli esiti. Continua a leggere

Scuola, l’America fa dietrofront: più conoscenze, meno competenze

Elio Germano nei panni di Giacomo Leopardi ne «Il giovane favoloso» di Mario Martone. Il giovane Leopardi trascorse sette anni rinchiuso nella biblioteca paterna, anni di «studio matto e disperatissimo»

Le conclusioni di un panel di esperti consultati dall’Ente nazionale di valutazione americano: gli studenti non imparano più a leggere perché a scuola si fanno solo test e si trascurano storia e letteratura, arte e scienze
 
(Corriere della Sera, 17 aprile 2018)
 
Perché gli studenti americani non riescono a migliorare le loro capacità di lettura nonostante tutti gli investimenti fatti negli ultimi due decenni proprio per rafforzare questa competenza strategica? Per tentare di rispondere a questa domanda il Naep, l’Invalsi americano, la settimana scorsa ha convocato un gruppo di esperti a Washington. E la risposta finale è stata: perché leggere non è come andare in bicicletta. Non basta saper pedalare: per capire un testo bisogna poter contare su un solido bagaglio di conoscenze, mentre il sistema scolastico americano da vent’anni a questa parte ha puntato tutto e solo sulle competenze, a scapito della ricchezza del curriculum. Era il 2001 – presidente George W. Bush – quando il Congresso americano approvò con un voto bipartisan la legge chiamata No child left behind che, almeno nelle intenzioni, doveva servire a dare a tutti i ragazzi – ricchi o poveri – delle solide competenze in lettura e matematica grazie a un sistema di test diventato negli anni sempre più pervasivo. Dai risultati di queste prove standardizzate, infatti, dipendeva una buona parte dei fondi federali, cosicché le scuole pian piano finirono per appiattire i programmi sui test (il cosiddetto «teaching to the test») impoverendo la qualità della didattica. Risultato: i livelli dei ragazzi sono rimasti gli stessi mentre la forbice fra ricchi e poveri si è ulteriormente allargata tanto che nel 2015 – presidente Barack Obama – la vecchia legge è stata sostituita dal nuovo Every Student Succeeds Act, che ha modificato (delegandoli ai singoli Stati) ma non eliminato il sistema di test standardizzati obbligatori in tutte le scuole dal terzo all’ottavo grado (cioè dalla quarta elementare alla terza media). Continua a leggere

Quanto costa all’Italia la fobia delle paritarie

Fondi Ue solo per le statali nonostante l’intervento dei ministri Fedeli, De Vincenti e le associazioni di scuole e genitori. E non è colpa dell’Europa
 
Intervista a Maria Grazia Colombo, vicepresidente Forum delle associazioni familiari
 
«Non stiamo parlando di vizi di forma ma di fobia, una vera e propria fobia, lo ha appena ricordato Berlinguer: in Svezia non esistono scuole statali, in Olanda sono solo il 30 per cento. Soltanto in Italia c’è questa distinzione tra scuola statale e non statale». Maria Grazia Colombo, vicepresidente Forum delle associazioni familiari, rilancia il duro attacco sferrato su Avvenire dall’ex ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer all’indomani dell’ennesima esclusione delle scuole non statali dai bandi ministeriali che assegnano i fondi europei per la scuola: «Siamo di fronte a un errore tecnico del ministero – ha detto il padre della legge 62/2000 sulla parità scolastica –. Soltanto il ministero italiano, sbagliando, ha fatto introdurre la distinzione tra scuola statale e non statale, che nelle intenzioni del legislatore europeo non ha ragione di esistere».

A quale errore si riferisce Berlinguer?
A qualcosa che è successo nel 2014, l’anno in cui vengono individuate dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, le priorità strategiche del settore fino al 2020 attraverso il Programma operativo nazionale (Pon) finanziato con i fondi strutturali europei. Ma le scuole paritarie non possono accedervi. Finché, a settembre del 2016, chiedo e ottengo un colloquio con un funzionario del ministero: il punto dolente è l’Accordo di partenariato per l’impiego di fondi strutturali e di investimento europei sottoscritto nel 2014 tra commissione europea e dal ministero dell’Istruzione italiana, in base al quale per “istituzioni scolastiche” si intendono soltanto le scuole statali. In pratica il ministero ha dichiarato alla commissione che il sistema scolastico è fatto solo da scuole di sua proprietà e che solo queste avrebbero potuto accedere alle risorse dell’Europa. Continua a leggere

Troppi progetti nella scuola, torniamo alla didattica seria. Lettera

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Mario Bocola – Fare solo progetti a scuola è un male, creano disorientamento negli alunni e li allontanano dallo studio delle discipline. Occorre ridurli drasticamente a favore di una didattica seria e a misura dell’alunno. Non si può fare solo una scuola di progetti tralasciando o meglio sacrificando le discipline.

È ora di tornare a fare didattica quella che ha funzionato per oltre settanta anni e che poi è stata cestinata perché vecchia ed obsoleta non adatta al progettificio..

La scuola italiana è distrutta, vilipesa, annientata, sbeffeggiata, torturata, ridotta a brandelli, avendo persino perso persino i suoi connotati di istituzione e di formazione navigando in un immenso mare di progetti.

Progetti di tutte le specie e le fatture che sottraggono tempo alla didattica “vera”, quella cioè che deve formare il futuro cittadino, l’uomo competente e preparato ad affrontare le sfide del complesso mondo dell’esistenza. Torniamo con urgenza a riscoprire il valore vero, autentico e reale della didattica, di quella didattica, cioè, che trasmette saperi, conoscenze da tradursi in abilità e non lasciamoci naufragare in quella miniera di progetti che ogni giorno vengono diramati alle scuole. I nostri alunni non sanno più coniugare i verbi, non sanno leggere, non sanno scrivere una frase semplice, non conoscono le regole elementari le la scuola di oggi che fa: continua a fare un mare di progetti che non accrescono affatto le abilità linguistiche e comunicative ma stanno solo affossando la scuola facendole perdere sempre più i suoi connotati di luogo di crescita e di conoscenze. Continua a leggere

La riforma dell’esame e il mondo della scuola oggi

Intervista di Alessandra Scarino a Giovanni Fighera (su “Vita nuova”)
 
Come prima cosa, cerchiamo di capire in che cosa dovrebbe consistere questa riforma proposta dal Ministero dell’Istruzione.

Il Documento di orientamento per la redazione della prova di italiano nell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo offre alcune indicazioni per la predisposizione delle prove scritte al termine della scuola secondaria di primo grado. Parte da due premesse. In primis «la Commissione d’esame può liberamente scegliere quali tipologie di prove proporre nell’ambito di quelle previste dalla normativa e può definire le tracce tenendo conto delle indicazioni nazionali e anche delle situazioni specifiche dei singoli istituti scolastici». In secondo luogo, a prescindere dalla scelta della tipologia, la commissione richiama l’attenzione sull’opportunità di insegnare agli studenti la stesura del riassunto.
Quali sono le opzioni tra cui la commissione può scegliere? La tipologia A prevede lo svolgimento di un testo narrativo o descrittivo, ovvero la stesura di un racconto o di una descrizione a partire da indicazioni precise. La tipologia B consiste nell’elaborazione di un testo argomentativo: la prova è molto simile al tradizionale tema. La tipologia C è «la comprensione e sintesi di un testo letterario, divulgativo, scientifico, anche attraverso richieste di riformulazione». Negli esempi troviamo domande sul testo anche a scelta multipla, vero/falso, sostituzione di parole, etc. La quarta possibilità propone una prova strutturata in più parti, riferibili alle prime tre tipologie. Quindi, gli studenti devono dimostrare di aver compreso un brano e devono comporre brevi elaborati a partire dall’argomento. Continua a leggere

«Da studente dico ai genitori: non fate i sindacalisti dei vostri figli»

Dobbiamo parlare chiaro ai nostri genitori e dobbiamo dar loro un consiglio: «Metteteci in discussione»
 
di Enrico Galletti, studente 18enne

(dal Corriere della Sera 15.02.18)
 
Il rimprovero, il brutto voto, la parola di troppo, il regolamento di conti a suon di botte. Il timore di assestare quel quattro a caratteri cubitali perché con ogni probabilità il professore dovrà vedersela con i genitori. Tra la malavita e questo lato della scuola, il confine è labile. Tanto labile da chiedersi se i vecchi tempi – quelli del dietro la lavagna, del «è così e basta», del sola andata per la presidenza – siano del tutto finiti. Di anni ne ho diciotto io, mica sessanta. Non sono docente e nemmeno genitore. Sono studente, con tutto quello che comporta. Vedo i tele-giornali: il padre che va dal vicepreside e lo manda all’ospedale perché ha rimproverato suo figlio, la madre che dice al professore che quel voto non era un quattro, ma che suo figlio meritava sei. Ho visto una giovane madre andare dal professore di latino e minacciarlo di fare ricorso al Tar per una versione andata male. La stessa versione di cui io stesso, a quindici anni, avevo azzeccato forse una riga.

Viene da chiedersi chi fa la scuola. Se noi studenti, con il nostro entusiasmo, se i professori, con la loro competenza, oppure i genitori, con quelle loro regole che rischiano di diventare intimidatorie. Il problema, però, è che quell’entusiasmo che ci si aspetta dalla scuola – deputata a formare nuovi cittadini – rischia di essere stroncato dall’atteggiamento dei nuovi genitori. I genitori del «lei non si deve permettere», quelli del «mio figlio me la racconta giusta e la colpa è sua». La verità è una: è che noi millennials siamo dei bravi ragazzi. Lo siamo per davvero, ma dobbiamo avere più coraggio.  Continua a leggere

Bestemmie in classe e genitori che picchiano i professori…scuola allo sbando?

C’era una volta la figura autorevole, rispettata e quasi venerata del maestro di scuola, del professore. Questa immagine è immortalata nel prestigio sociale che aveva la figura del maestro Perboni nel libro Cuore, ma l’impressione è che quel prestigio da tempo si sia perso, e addirittura si è ribaltata la considerazione che alunni e genitori hanno della figura dell’insegnante altrimenti non si spiegherebbero i sempre più numerosi casi di aggressione, verbale o fisica, da parte di alunni e genitori verso gli insegnanti.

La cronaca ci viene in soccorso:

Circola in rete un video di un minuto e 25 secondi che – riporta Avvenire – un concentrato di insulti e bestemmie che in un istituto superiore del Comasco uno studente di 15-16 anni rivolge al professore, in classe, davanti ai compagni ammutoliti. Il video è stato girato dal compagno di banco e, non si sa ad opera di chi, è stato pubblicato in rete il 27 gennaio scorso e sta ottenendo centinaia di visualizzazioni.

È una scena choc per la sfrontatezza, la volgarità e la violenza verbale del ragazzo, ma anche per l’incredibile mancata reazione del docente, che, dopo avere minacciato lo studente di portarlo dal preside, ha lasciato sfogare il ragazzo, alla fine interrotto da un compagno di scuola. Nel filmato, registrato con uno smartphone tenuto in verticale, non ci sono riferimenti a luoghi, ma La Provincia di Como ha ricostruito che la scena è avvenuta in un istituto superiore della provincia comasca. Continua a leggere

Manovra 2018. Materne paritarie, tagliato il contributo di 50 milioni

Foto Ansa

Cancellati anche 10 milioni per gli altri istituti paritari. La Fism: «Colpite migliaia di famiglie»
 
Cancellato in commissione Bilancio della Camera il contributo di 50 milioni di euro per le scuole materne paritarie, introdotto lo scorso anno nella legge di stabilità. Dura la reazione della segreteria nazionale della Federazione che riunisce le scuola materne di ispirazione cattolica (Fism), che esprime «disappunto» e «preoccupazione». E non manca la sorpresa visto che l’introduzione dei 50 milioni per le materne paritarie lo scorso anno «era stata salutata come una novità positiva per il 2017».

Eppure non erano mancate «rassicurazioni a vari livelli – ricorda la segreteria nazionale della Fism –, cui sono seguite anche iniziativa concrete di proposte ed emendamenti da parte dei parlamentari, che la Federazione ben conosce e ringrazia», ma «purtroppo si deve constatare, ancora una volta, la sordità e l’insensibilità su questioni che interessano centinaia di migliaia di famiglie, visto che le scuole e le istituzioni educative associate alla Fism accolgono circa 600mila bambini da zero a sei anni». Una cancellazione di fondi – a cui si aggiunge un ulteriore taglio di 10 milioni al capitolo di bilancio destinato alle scuole paritarie – che avviene nello stesso periodo nel quale il medesimo governo annuncia il varo di un decreto attuativo proprio per rafforzare il sistema formativo da zero a sei anni, con uno stanziamento di 209 milioni di euro da erogare agli Enti locali affinché li utilizzino per potenziare la rete delle scuole dell’infanzia presente sul proprio territorio. Continua a leggere

Scuola, come procede il cammino verso il costo standard di sostenibilità

“Un passaggio storico un punto di non ritorno”. È entusiasta suor Anna Monia Alfieri, presidente della Fidae Lombardia, delle dichiarazioni della ministra Valeria Fedeli al Festival della Dottrina Sociale della Chiesa al Cattolica Center di Verona. Sabato scorso 25 novembre, nella terza giornata dedicata alla scuola paritaria, in un confronto con il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha affermato: “Credo sia giunto il momento dopo 17 anni di cominciare a fare sul serio sul pluralismo educativo e sull’offerta formativa per il diritto allo studio, anche per le scuole paritarie cattoliche. Ci tengo ad annunciare di aver firmato la costituzione del Gruppo di lavoro per la definizione del costo standard di sostenibilità per gli studenti, uno dei punti che ritengo fondamentali per iniziare un percorso insieme.”

Suor Monia s’è battuta per l’introduzione del costo standard di sostenibilità nella scuola che permetterà di cancellare finalmente le discriminazioni alle quali sono sottoposte le famiglie che scelgono una paritaria (la maggior parte cattoliche) costrette a pagare due volte i costi scolastici per i propri figli, prima con le tasse e poi con la retta d’istituto. Condizione che non permette a tutte le famiglie una libertà di scelta educativa per l’impossibilità di sostenerne il peso economico. Continua a leggere

Scuole paritarie uguali alle statali. Sentenza su mobilità, “svolgono entrambe servizio pubblico”

Le scuole paritarie svolgono la stessa funzione di quelle statali: nuova sentenza sulla Mobilità, “entrambe svolgono un ruolo pubblico”. La differenza con le scuole private
  
Le sentenze confermano la legge, la legge conferma la realtà: sul fronte dell’eterno rapporto-scontro tra scuole paritarie e scuole pubbliche arriva un’altra sentenza, questa volta dal Tribunale dell’Aquila, che ribadisce una volta di più la norma in Costituzione. Ed elimina ancora il possibile “dubbio” sorto dalla profonda differenza tra scuole private e paritarie: solo le seconde infatti hanno ruolo pubblico e validità per l’appunto “paritaria” con quelle statali. Ma veniamo ai fatti: il Tribunale abruzzese interviene in favore di una ricorrente che non le erano stati riconosciuti gli anni di lavoro presso una scuola paritaria per quanto riguarda le operazioni mobilità. In particolare, una docente di una scuola dell’infanzia, aveva rivendicato il riconoscimento di 15 anni svolti nella scuola paritaria (per un totale di 90 punti in graduatoria), e in questo modo sarebbe riuscita a scavalcare nelle graduatorie diversi colleghi ad Avezzano. Il problema è che i suddetti colleghi hanno ricevuto il trasferimento desiderato, e lei invece no: da qui il ricorso, con la sentenza del Giudice del Lavoro che ha ribadito la legge e ha dato ragione alla docente. «La L. 62 del 2000 ha affermato che il sistema nazionale di istruzione ‘…è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali” e che le suddette scuole paritarie svolgono un servizio pubblico», si legge nella sentenza riportata da La Tecnica della Scuola. Continua a leggere

Scuola. Crescono le chiusure: ecco cosa fare per salvare la parità scolastica

Lezione in una scuola elementare paritaria (Boato)

La crisi continua con 204 chiusure di scuole solo nel 2016. Presentato il XIX Rapporto del Centro studi della scuola cattolica, che fotografa ogni anno la situazione. Proposte e strumenti per salvarle
 
Tra poco più di cinque mesi la legge sulla parità scolastica (la 62/2000) diventerà maggiorenne, ma molti istituti paritari potrebbero non esserci a festeggiare questo traguardo. Solo nell’anno scolastico 2016/17 hanno chiuso i battenti 204 scuole paritarie (159 materne, 26 primarie, 12 medie inferiori, 7 istituti superiori) confermando un calo che si registra dal 2012 e che ha portato alla chiusura di 580 scuole in tutta Italia nell’ultimo quadriennio. E in diversi casi si trattava anche di istituti con una lunga storia alle spalle, ma che non sono più riuscite a far fronte all’impegno economico per continuare il servizio.

“Il valore della parità”

E proprio “il valore della parità” è il tema scelto dal Centro studi scuola cattolica (Cssc) per l’annuale fotografia scattata alla scuola cattolica, che rappresenta da sola i due terzi dell’intero segmento delle paritarie nell’unico sistema scolastico nazionale, offerta nel Rapportopresentato alla Camera dei Deputati alla presenza del segretario generale della Conferenza episcopale italiana il vescovo Nunzio Galantino e del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. Un Rapporto giunto alla sua XIX edizione e che proprio in vista dell’anniversario dei 18 anni della legge 62/2000, ha voluto rilanciarne potenzialità e criticità. Purtroppo gli aspetti critici sembrano ancora prevalere su quelli della potenzialità, e così, ancora una volta “il valore della parità – commenta Sergio Cicatelli coordinatore scientifico del Centro studi scuola cattolica – è soltanto quello economico e non anche quello del valore del suo servizio, di ciò che fa e offre all’intero sistema scolastico italiano”. Insomma “l’analisi dei valori precede quella dei costi”. Ma al momento prevale proprio quest’ultimo. Continua a leggere

Maturità, dateci cultura non ideologia

Risultati immagini per maturità studenti

di Giovanni Fighera
 
Qualche giorno fa avevo avanzato delle previsioni sulle tracce degli Esami di Stato cercando di interpretare le parole del Ministro Fedeli che lasciavano intendere che le proposte concernevano percorsi affrontati durante l’anno dagli studenti. Le previsioni non si sono avverate. L’attesa che fosse proposto uno dei grandi scrittori del panorama studiato, mai prima presi in considerazione durante gli Esami di Stato, non si è realizzata, ma neppure sono stati suggeriti nomi importanti come Pirandello o Saba di cui si festeggiano rispettivamente i centocinquant’anni della nascita e l’ottantesimo anno della morte.

Anche per le altre tipologie tutte le previsioni sono state disattese. Per quanto riguarda la tipologia B (articolo di giornale o saggio breve) nell’ambito artistico-letterario negli ultimi anni gli argomenti proposti vertevano sull’affettività (amore, amicizia, rapporto padre-figlio, relazione tra i poeti e la terra natia). Continua a leggere

“Basta proteggere i ragazzi I brutti voti servono, eccome”

È il prof più amato dagli adolescenti: “Capiscono il bullismo leggendo Arancia meccanica. Che errore basare la scuola sulla performance”
 
Alessandro D’Avenia assomiglia al Piccolo Principe e ha l’energia dell’Attimo fuggente. Ma soprattutto ha un dono: sa parlare ai sedicenni. Sì, quei sedicenni indecifrabili che non sorridono nemmeno nei selfie e sembrano buoni solo a chattare.

Invece no: il prof-scrittore li incontra a teatro, in libreria. Li stuzzica su idoli un po’ più edificanti di Justin Biber e delle miriadi di youtuber. Leopardi e Omero in testa.

Come fa? Dice la verità. Cruda, senza sconti. Ma poi non li molla lì, da soli. Li aiuta a non avere vergogna della loro fragilità e a cercare in quel caos interiore tipico dell’adolescenza (e non solo) il loro talento, piccolo o grande che sia. Ecco perché è entrato nel cuore di tanti ragazzi e di tanti genitori.
 
Libri, teatro. D’Avenia, mica è uno di quei prof che non si presenta mai a scuola?
 
«Non sarei credibile. Ho fatto un solo giorno di assenza. Ho un contratto part time per riuscire a fare tutto». Continua a leggere

Ora di religione, dieci risposte ai luoghi comuni

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di Nicola Rosetti*
*docente di Religione cattolica nella scuola secondaria

da Ancoraonline, 06/07/16
 
È sempre molto vivo il dibattito attorno all’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) nella scuola italiana. Sono numerose le obiezioni sollevate sull’opportunità della presenza di questa materia nel curricolo scolastico: proviamo a riportare le contestazioni più frequenti e cosa si può rispondere ad esse.
 
1) Lo studio della religione non serve a niente, andrebbe abolito
Il compito della scuola è quello di aprire gli occhi degli studenti sul mondo che li circonda. Di questo mondo fa parte a pieno titolo anche l’universo religioso: ignorarlo sarebbe una forma di oscurantismo. Continua a leggere

“La scuola cambia davvero soltanto se punta su autonomia e parità”

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Il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà: educare non è trasmettere nozioni, ma suscitare curiosità e interesse nello studente.

«In tutto il mondo sul tema dell’educazione si va verso un potenziamento di autonomia e parità. È arrivato il tempo cha anche l’Italia proceda su questa strada con maggior coraggio». Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà ha le idee chiare su come aiutare il nostro Paese.

Nel volume
Far crescere la persona, della Fondazione e da lei curato, si parla di una scuola che fatica a tenere il passo con il mondo che cambia. Quanto fatica?
Direi tanto. Siamo ancora legati a una antica concezione di scuola che deve «trasmettere nozioni». Ma studi scientifici recenti, come quello condotto dall’americano James J.Heckman (pubblicati in un volume in uscita in Italia per il Mulino), hanno dimostrato che il miglior apprendimento non è quello che si basa sul passaggio di nozioni, ma quello che ha la capacità di guardare anche ad altri aspetti della personalità dello studente: la responsabilità, la stabilità emotiva, l’essere coscienziosi, il saper relazionarsi con gli altri, e potremmo continuare. Aspetti che restano nella nostra scuola ancora relegati in un angolo. Anzi spesso questo approccio è stato bollato come «cattolico», ma ora è molto più evidente l’aspetto totalmente laico. Continua a leggere

Il sistema scolastico è plurale ma il ministero non lo sa

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Di seguito il Comunicato del Forum nazionale delle Associazioni Familiari:
 
Nel nostro Paese si sta giocando una partita decisiva per la difesa e la promozione del pluralismo culturale ed educativo. A rischio non è tanto la sopravvivenza delle scuole paritarie ma di un sistema scolastico plurale composto da scuole gestite dallo Stato e da scuole gestite da privati entrambe pubbliche che esercitano insieme un servizio pubblico (Legge 62/2000 firmata Luigi Berlinguer).
Il Forum ha al suo interno associazioni che in modo specifico giocano questa partita (Agesc, Faes, Age, Confederex) e sostiene la presa di posizione pubblica riguardante l’anomalia tutta italiana del bando “SCUOLA AL CENTRO” pensato e definito solo per le scuole e gli alunni di scuola statale. Una presa di posizione sintetizzata nelle tre domande dell’immagine. Continua a leggere

Scuole paritarie, sbloccati i contributi. «Contenti, ma temiamo la burocrazia»

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Il Consiglio di Stato boccia il ricorso Aninsei. Parlano il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi e l’esperta suor Anna Monia Alfieri

«Sono contenta che finalmente sia arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, ma sono preoccupata che i fondi restino ancora impantanati nella burocrazia». Un importante passo avanti è stato fatto per l’erogazione dei contributi statali alle scuole paritarie per l’anno 2015-2016, spiega a tempi.it suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche e legale responsabile dell’istituto di cultura e di lingue marcelline a Milano. Venerdì infatti il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso fatto da Aninsei (Associazione nazionale degli istituti non statali di educazione e istruzione). I fondi erano stati momentaneamente congelati in attesa del responso del Consiglio di Stato, mandando in crisi le casse di parecchi istituti alle prese con gli stipendi di agosto. Ora quei fondi potranno essere distribuiti.

I TEMPI TECNICI. Il sottosegretario all’istruzione Gabriele Toccafondi si dice «dispiaciuto di questa situazione», parlando con tempi.it. «Spero che la distribuzione avverrà nel più breve tempo possibile, anche se ci sono dei tempi tecnici da rispettare», aggiunge. Quali siano questi tempi tecnici lo spiega ancora la religiosa: «Adesso il Ministero dovrà dare mandato agli Uffici scolastici regionali. Poi gli Usr dovranno redigere un decreto speciale per distribuirli. E così si perderà tempo prezioso, e io riceverò altre telefonate di dirigenti preoccupati. A ognuno di loro dico sempre di resistere, di non abbattersi e di non pensare affatto di chiudere».  Continua a leggere

Eugenio Corti, il grande scrittore sconosciuto a scuola

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di Giovanni Fighera
 
In un’intervista rilasciata a Renato Farina poco prima di morire, Eugenio Corti rivelava che la sua vocazione di scrittore era nata quando era ancora ragazzino, incontrando la grande epopea dell’Odissea, poema in cui Omero era riuscito a trasformare in bellezza ciò di cui trattava. «Da grande», si era ripromesso il piccolo Corti, «anch’io farò lo stesso». Era una chiamata a trasmettere la grandezza della vita, a rendere gloria a Dio per il dono del creato, conscio che non c’è circostanza dell’esistenza a cui non siamo chiamati, non c’è nulla che non abbia senso. Se ogni circostanza ha senso, allora ogni momento ci chiama a un compito e ad una responsabilità.

In partenza per il fronte russo (9 giugno 1942), Corti scrive alla famiglia: «Mamma e papà carissimi,questa mia vi giungerà che io sarò in viaggio per il Fronte russo. Ve la scrivo perché voglio che sappiate con quali sentimenti io parto. Continua a leggere

10 consigli di san Josemaría agli studenti

Opus Dei - 10 consigli di san Josemaría agli studenti

San Josemaría aveva molto a cuore sia il tema della formazione umana sia quel particolare periodo della vita dei giovani che si svolge tra aule, colleghi, amici e studio. Vi proponiamo una breve raccolta di spunti e consigli, tratti da Cammino, Solco e Forgia, che il fondatore dell’Opus Dei dava a degli studenti.
 
– Frequenti i Sacramenti, fai orazione, sei casto… e non studi… — Non dirmi che sei buono: sei soltanto bonaccione.

– Studente: àpplicati con spirito di apostolo ai tuoi libri, con la convinzione intima che queste ore e ore sono, già adesso!, un sacrificio spirituale offerto a Dio per l’umanità, per il tuo paese, per la tua anima

– Un’ora di studio, per un apostolo moderno, è un’ora d’orazione. Continua a leggere