«La Colletta Alimentare non soccombe alla pandemia»

Il virus elimina carrelli e pettorine, ma non il senso di uno straordinario gesto di popolo. «Chiamate tutti, scrivete a tutti»: l’adunata di Giovanni Bruno, presidente Banco Alimentare

Mai come quest’anno l’essenziale dovrà pesare migliaia di tonnellate: segnate la data, 28 novembre e dintorni, perché la Colletta Alimentare si farà. Del resto già a marzo Giovanni Bruno, presidente della Fondazione Banco Alimentare onlus, aveva lanciato un chiarissimo appello alle istituzioni: «Non dimenticate ai margini i poveri perché nessuno di noi del Banco potrà partire con l’elmetto in testa per sfidare ordinanze a costo di sfamarli. Ma faremo tutto ciò che ci sarà possibile per continuare a dar da mangiare agli affamati». E così è stato: per otto mesi il Banco ha viaggiato in tutta Italia, affrontando ostacoli anche quando parevano insormontabili (ricordate, a marzo, quando non era permesso loro nemmeno lasciare i pacchi sulla linea di confine delle zone rosse?), facendo i salti mortali per non lasciare indietro nessuno, per non abdicare a un servizio pubblico essenziale, «e per le persone non è essenziale solo la consegna di 5, 10, 15 chili di cibo, essenziale è che qualcuno si ricordi di loro. Questo è anche fondamentale per la tenuta del tessuto sociale in una situazione di emergenza, e per sgravare chi arriva a portare aiuto là dove non arriva lo Stato: noi serviamo 8 mila strutture caritative, sono loro a rendere conto ai poveri, guardandoli in faccia, per questo abbiamo difeso fin dall’inizio la consegna di cibo come attività essenziale in ogni regione, comune, angolo d’Italia», dichiara Bruno a tempi.it.

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Culle per la vita

La culla per la vita è una versione moderna e tecnologicamente avanzata della medievale Ruota degli Esposti.

Si tratta di una struttura concepita appositamente per permettere di lasciare, totalmente protetti, i neonati da parte delle mamme in difficoltà nel pieno rispetto della sicurezza del bambino e della privacy di chi lo deposita.

È in luogo facilmente raggiungibile, garantisce l’anonimato della mamma che vuole lasciare il bambino ed è dotata di una serie di dispositivi (riscaldamento, chiusura in sicurezza della botola, presidio di controllo h 24 e rete con il servizio di soccorso medico) che permettono un facile utilizzo e un pronto intervento per la salvaguardia del bambino. Continua a leggere

Il grande cuore di Re Roger

Roger Federer è riconosciuto come il più grande tennista di tutti i tempi. Il campione ha dimostrato di essere anche un grande uomo, avviando un progetto d’istruzione per i bambini africani. Il campione di tennis svizzero ha investito ben 12 milioni di euro in un progetto che consiste nella costruzione e nella manutenzione delle scuole in alcuni Paesi africani.
 
Roger Federer, il campione e l’uomo

C’è qualcosa di speciale nel vedere giocare Roger Federer, come se nel suo tennis ci fosse una scintilla di divino. Il campione svizzero è riuscito ad emozionare il pubblico di Wimbledon anche quest’anno, regalando loro la finale più bella di tutti i tempi contro Novak Djokovic. Una prova di classe e resistenza che non gli ha consegnato il nono trofeo britannico, ma che ha confermato a tutti che lui è il più grande di tutti i tempi.

Fuori dal campo da tennis, Roger è un uomo alla mano, capace di autoironia e disponibile con tutti – splendida la risposta al bimbo che gli ha chiesto di rimanere in attività finché non diventerà professionista – come se le pressioni a cui è sottoposto da oltre un ventennio non scalfissero minimamente il suo animo. La percezione, nel sentirlo parlare, è che ci trovi dinnanzi ad un uomo dalle grandi qualità umane. Tale sentimento è confermato in parte da quanto ha fatto in questi anni Federer per i bambini in Africa.
 
Il regalo di Re Roger ai bambini africani

Non tutti sanno che nel 2011 Roger Federer ha avviato un progetto umanitario attraverso la sua Foundation. Si tratta di un piano quindicennale che si concluderà nel 2026 che consiste nel donare ai bambini africani gli strumenti per studiare e provare a migliorare le loro condizioni di vita società. Solamente dal 2011 al 2015 il campione svizzero ha speso 12 milioni di euro per la costruzione di 81 scuole e la ristrutturazione ed il mantenimento di alte 400. Continua a leggere

Una carezza nel buio

Una volta sentii Andrea Bocelli dire una cosa meravigliosa: il mondo è pieno di male, ma se nonostante tutto rimane in piedi, è perché di bene ce n’è un po’ di più. In un piccolo paese chiamato Consuma, un pugno di case sparpagliate sull’Appennino toscano, tutte le mattine il signor Romano solleva dal letto le sue ottantaquattro primavere, le sistema dentro l’automobile e passa a prendere un bimbo ipovedente di sei anni per portarlo a scuola. Un’impresa tutt’altro che semplice, racconta Giulio Gori sul Corriere Fiorentino: la scuola si trova quindici chilometri più in basso e per raggiungerla bisogna percorrere una strada a zig-zag, impostando curve strette e scalando marce di continuo. Quindici ad andare e quindici a tornare, due volte al giorno, dal momento che il signor Romano va pure a riprenderlo al termine delle lezioni. Perché lo fa? Il bambino ipovedente non è suo nipote. Non è nemmeno il nipote di un suo amico. È il figlio di un taglialegna macedone che lavora nei boschi e non ha tempo per portarlo a scuola. Il piccolo non può usufruire del servizio bus del Comune: manca l’accompagnatore richiesto per i disabili. E così ci pensa il signor Romano. Lui dice che a 84 anni la fatica è tanta, ma è ricompensata dalla visione del suo minuscolo passeggero mentre saluta i compagni a uno a uno, accarezzandoli sulla faccia per riconoscerli. Bocelli ha ragione. Grazie al signor Romano e a quel bambino, il mondo ricomincerà anche domattina.
 
Massimo Gramellini, Il Caffè, 13 maggio

(fonte: Corriere della Sera)

 

Banco farmaceutico. «Un modo semplice per fare una cosa giusta»

Sabato 9 febbraio 2019 torna in tutta Italia la XIX edizione della GRF – Giornata di Raccolta del Farmaco
 
In circa 4.500 farmacie che espongono la locandina della #GRF19,sarà possibile acquistare un farmaco da banco da donare agli indigenti. I medicinali saranno consegnati ad uno degli oltre 1.750 enti assistenziali convenzionati con Banco Farmaceutico. In Italia, nel 2018, 539.000 persone povere (il 10,7% dei poveri assoluti in Italia) si sono ammalate e hanno chiesto il sostegno degli enti per potersi curare

Sabato 9 febbraio 2019 torna in tutta Italia la XIX edizione della GRF – Giornata di Raccolta del Farmaco. In 104 Province, nelle circa 4.500 farmacie che aderiscono all’iniziativa e ne espongono la locandina, sarà possibile, grazie alle indicazioni del farmacista e all’assistenza di circa 20.000 volontari, acquistare uno o più medicinali da banco da donare alle persone indigenti. I farmaci acquistati saranno consegnati direttamente agli oltre 1.700 enti assistenziali convenzionati con la Fondazione Banco Farmaceutico onlus.

Durante la GRF del 10 febbraio 2018, sono state raccolte 376.692 confezioni di farmaci, per un controvalore economico pari a 2.642.519 euro. Ne hanno beneficiato oltre 539.000 persone assistite dagli enti convenzionati. In 18 anni, la GRF ha raccolto più di 4.700.000 farmaci, per un controvalore superiore a 28 milioni di euro. Continua a leggere

Vita. Mamme a 16 anni. Il tabù e il coraggio

Il progetto della Fondazione ambrosiana per la vita prevede l’accoglienza delle adolescenti che hanno deciso di tenere un bambino «capitato per caso». Compito educativo prezioso
 
«Ti devo dire una cosa ». Sono le prime parole, sussurrate, a volte deglutite insieme al groppo che hanno in gola. Camilla no, è andata diretta: «Sono incinta, papà». Sedici anni sono pochi, pochissimi, per avere un bambino. Sempre, dappertutto, e ancor più oggi, a Milano. Per una ragazzina senza la mamma, poi. Con il papà che alla notizia inchioda l’auto, sgrana gli occhi, chiede «stai scherzando?» e subito dopo dice in un fiato «sistemiamo tutto, c’è l’aborto».

Ma Camilla, anche se 16 anni sono pochi, pochissimi, e se non aveva idea di cosa volesse dire avere un figlio, crescere con lui, e anche se il suo ragazzo si era già tirato fuori dalla faccenda, perché per lui l’unica cosa da fare era abortire, lei quel bimbo di neanche 6 settimane lo sentiva già vivo, già suo. «Paura ne ha avuta. Quando è arrivata qui, con il piccolo di pochi mesi, non sapeva se stava facendo bene la mamma », dicono le educatrici del progetto Babymamme dalla Fondazione ambrosiana per la vita,dedicato alle adolescenti dai 14 anni («sì, arrivano anche 14enni») ai 22.

Camilla sorride tanto e parla di come sia bello e chiacchierone Davide, che oggi ha due anni e mezzo. Sorride quando racconta che fa «diventare matto» il nonno. Quel giorno, quando disse “aborto”, è lontano. Sono lontane quelle ecografie fatte da sola. I pomeriggi senza più amiche perché la pancia era un problema. Le mamme teenager sono un aspetto della maternità di cui si parla poco, un tabù. Eppure è un fenomeno che – nel calo generale di nascite – sembra crescere.

Al Sud (Sicilia in testa con più di 700 baby mamme nell’ultimo anno tra Catania e Palermo), come a Roma, o a Milano con i suoi 100 casi circa all’anno. In tutta Italia 10mila. Un fenomeno «trasversale alle condizioni sociali ed economiche, e alla nazionalità». “Ti devo dire una cosa…”.

A quelle ragazze che tra le lacrime si aprono a fidanzati o a genitori non sempre pronti, ma anche a quelle sostenute dalla famiglia e dalla rete sociale, a tutte le mamme bambine che hanno «diritto a crescere insieme ai loro bambini», «noi diciamo: dillo a noi». A Milano sono due gli spazi della Fondazione dedicati all’accoglienza e all’ascolto, il Girotondo, a Primaticcio, e Agorà, a Quarto Oggiaro. Quartieri di periferia, dove il disagio psicologico e sociale è forse maggiore, ma «anche in un contesto agiato – spiega Laura Boati, la referente – è fondamentale favorire incontri con psicologi e pedagogisti fino almeno ai due anni del bambino». Continua a leggere

Bruno Serato, lo chef italiano che fa da mangiare per i poveri degli Usa

Ha cominciato nel 2005 cucinando un piatto di pasta a 30 ragazzi indigenti. Oggi, con il suo ristorante a Los Angeles, ne regala migliaia al giorno
 
(Corriere della Sera, 28.01.19)
 
Un italiano comanda alla Casa Bianca. Non è il presidente degli Stati Uniti ma il suo ruolo è ugualmente se non più importante per le migliaia di bambini poveri a cui ogni giorno regala un piatto di pasta ben condita. Si chiama Bruno Serato, ha 62 anni e la sua White House (chiamata così perché assomiglia alla residenza dei presidenti Usa) è un ristorante storico ad Anaheim, la città californiana vicina a Los Angeles dove ha sede il primo parco Disneyland. Dal 2005 a oggi lo chef Serato ha distribuito 3 milioni di pasti caldi a bimbi che altrimenti avrebbero saltato la cena. Non l’ha fermato la crisi economica del 2008 e nemmeno l’incendio che ha distrutto il suo ristorante nel febbraio 2017, costringendolo a restare chiuso per un anno e mezzo. «Quando ti colpisce una tragedia – dice Serato a Buone Notizie – devi fare la cosa che ti piace più di tutto. Per me significa cucinare la pasta per i bambini. Sono stati loro a darmi la forza di superare un inferno non solo di fiamme ma anche psicologico. E ricominciare».

Tutto era iniziato un pomeriggio di 14 anni fa, quando lo chef era andato con sua mamma Caterina a fare il volontario in un centro del Boys and Girls Club, un’organizzazione che assiste minori in difficoltà. «Erano circa le 4 del pomeriggio – racconta Serato – e vediamo un piccolo che sgranocchia delle patatine. Il direttore del centro mi spiega che quella sarà la sua cena, perché vive con i genitori in una stanza di motel, dove non c’è la cucina. Mia mamma Caterina mi ha detto subito: perché non gli prepari tu una pastasciutta? Ma nel centro c’erano altri 20-30 bambini nelle stesse condizioni. Così ho portato spaghetti per tutti. E non ho più smesso!». La crisi economica scoppiata nel 2008 ha aumentato il numero dei bimbi bisognosi: dalla trentina iniziale a 300 e oltre al giorno, distribuiti in vari centri. «Vengono tanti turisti a divertirsi qui a Disneyland, ma chi lavora per loro – spiega lo chef – spesso guadagna una paga minima con cui fa fatica a mantenere una famiglia. Molti vivono nei motel perché non riescono a risparmiare abbastanza per versare la caparra dell’affitto di un appartamento. Quindi non hanno la cucina e i figli spesso saltano la cena». Continua a leggere

Cristian, baby calciatore eroe: a 12 anni salva la vita ad un avversario in campo

Cristian, baby calciatore eroe: a 12 anni salva la vita ad un avversario in campo

Poteva essere una vera e propria tragedia, durante una partita di calcio giovanile, ma la situazione è stata brillantemente risolta dal sangue freddo e dall’altruismo di un giovanissimo calciatore, appena dodicenne, che negli istanti più tragici ha saputo mantenere la calma, salvando la vita ad un avversario che aveva appena perso i sensi ed era crollato a terra.

Un vero e proprio miracolo, secondo tanti spettatori del match, quello avvenuto in Spagna, durante la sfida della categoria Tercera Andaluza Infantil tra San Fernando CD e Medina Balompié. Cristian Fernandez, 12 anni, militante nel San Fernando, si è reso eroico protagonista dei primi soccorsi ad un avversario, Daniel Delgado, che dopo uno scontro di gioco aveva perso i sensi, cadendo e rimanendo immobile a terra.

Molti baby calciatori, sconvolti da quanto stava accadendo, si sono allontanati terrorizzati, ma Cristian, senza pensarci due volte, si è avvicinato all’avversario, girandolo sul fianco e aprendogli la bocca per tirargli la lingua, in modo da evitare il soffocamento, fino all’intervento dei medici, che ha permesso a Daniel di riprendersi. Nel momento in cui sono arrivati i soccorsi, Cristian si è allontanato e, anche per effetto della forte tensione, è esploso in un pianto disperato e liberatorio al tempo stesso. Una reazione assolutamente comprensibile per un ragazzino così giovane, che oltretutto per la bassa statura sembra anche più piccolo dei suoi coetanei. Continua a leggere

Così il Bambin Gesù e 23mila italiani “egoisti” salvano una vita

di Monica Mondo

(Il Sussidiario, 25.01.19)
 
Alessandro, detto Alex, ha due occhi che t’incantano e due guance che ti mangeresti. Piccolo, indifeso, eppure così tenace. Perché proprio a lui una sindrome rarissima e dal nome così malefico, linfoistiocitosi emofagocitica? Perché proprio a lui, appena nato, il segno della morte sul suo corpicino che vorrebbe solo sgambettare, gattonare, abbracciare mamma e papà? Vive nel Regno Unito, dove non sapevano più che fare, ed è un miracolo che abbiamo fatto tanto. Pare brutto ricordarlo, ma qualche volta van per le spicce coi bambini che non hanno speranze, e una vita “non dignitosa”.

Ma poiché non esiste una vita indegna, e non ci si arrende mai, pur senza tracotanza e pretesa di essere dei maghi, i genitori ce l’hanno messa tutta, a far rimbalzare il caso e la richiesta di aiuto in mezzo mondo. Serviva un donatore compatibile, un donatore di midollo per asfaltare le sue cellule malate con altre sane, e ricominciare a vivere come un bambino dovrebbe vivere.

E in questo mondo incattivito ed egoista in migliaia han fatto la fila per Alex, unendo generosità e speranza. Inutile anche questo. Poi, si sono fatti avanti quelli del Bambin Gesù. “Quelli” sono medici, ricercatori, dirigenti, e ci hanno provato, perché questo è il compito di chi fa scienza, tentare, sempre. Da Londra un piccolo aereo ha portato Alex e la sua famigliola al Gianicolo, nel cuore di Roma, una struttura amica che si rinnova a pezzi che si sovrappongono, che sembrano allargare le loro braccia per aiutare più bambini possibile. E gli hanno trapiantato, dopo averle modificate, le cellule del papà. Continua a leggere

Il piccol Alex: dal GOSH al Bambin Gesù per il trapianto di midollo dal papà

ALESSANDRO MARIA MONTRESOR

Colpisce l’ospedale di provenienza del bimbo e anche quello di destinazione. E questo non può che riempirci di gioia per il piccolo paziente! Forza Alex, sono in tanti a combattere con te e per te.
 
di Paola Belletti
 
(Aleteia, 27.11.18)
 
L’acme di solidarietà e risonanza mediatica sulla vicenda del piccolo Alessandro Maria Montresor è stato raggiunto circa un mese fa ma continua a restare alto e a buon diritto.

Questo dolcissimo bambino con o senza pixels a sgranarne gli occhi azzurrissimi continua a fissarci in volto e a smuovere cuori e viscere di innumerevoli persone, mosse dal benedettamente semplice desiderio che lui possa continuare a vivere. Che possa stare con la sua mamma e il suo papà, sì. E possa mettere in fila i progressi normali e miracolosi che ogni bimbo compie davanti ai propri genitori inebetiti d’amore, arresi alla sua esistenza in nome della quale, con eccessi ridicoli se non fossero tanto autentici, sentono che l’universo stesso abbia un senso e la terra abbia finalmente un motivo valido per collezionare stagioni.
 
Malattia rarissima feat. solidarietà diffusa

Per lui si sono mobilitate migliaia e migliaia di persone, hanno sopportato attese, rispettato code, accettato prelievi e anestesie. Probabilmente molti hanno preso dei giorni di ferie. Per Alex e per non tradire in loro stessi il desiderio di amare, soccorrere, opporsi alla morte di un piccolo innocente.

Alex ha una malattia non solo rara ma rarissima che come lui colpisce  lo 0,002 per cento dei nuovi nati, ovvero 2 bambini ogni  100 mila. Si chiama linfoistiocitosi emofagocitica e di questa patologia si sa poco ma abbastanza per conoscerne le terribili intenzioni letali, che vanno a buon fine di solito entro il primo mese di vita. Se il bimbo affetto sopravvive e non ottiene un trapianto di midollo efficace allora i danni neurologici e cerebrali saranno suoi tristi compagni di vita.

Queste informazioni sono scritte nell’Osservatorio malattie rare che proprio ad Alessandro Maria e a tutti coloro che si prodigano per la sua guarigione dedica un post.  Continua a leggere

L’azienda Faac, un’eccellenza italiana gestita dai vescovi: utili, welfare e carità

Faac, cancelli e diocesi di Bologna. L’azienda è di proprietà della Curia bolognese, che l’ha trasformata in un modello virtuoso a cui la giornalista Milena Gabanelli ha dedicato il suo ultimo servizio.

(UCCR, 9.11.18)
 
L’azienda non ha un debito, cresce, fa profitti, è attenta al benessere dei dipendenti, destina utili ai bisognosi. Si parla della Faac, la famosa azienda italiana di cancelli automatici, di proprietà della Curia di Bologna dal 2015. E’ la prima grande realtà industriale gestita dalla Chiesa in oltre 2000 anni di storia.

Milena Gabanelli ha pubblicato un’inchiesta davvero interessante, che inizia dal 2012 quando Michelangelo, unico figlio del fondatore della Faac, Giuseppe Manini, muore all’età di 50 anni senza eredi, regalando il 66% dell’azienda di famiglia all’Arcidiocesi, insieme alle proprietà immobiliari e 140 milioni di liquidità in banca. Il restante 34% è della società francese Somfy, che vorrebbe rilevare tutto e offre un miliardo di euro, trovando però il rifiuto dell’arcidiocesi, allora guidata dal card. Carlo Caffarra. La Curia liquida i parenti, con 60 milioni di euro, ed il socio di minoranza, Somfy, tramite uno scambio di azioni. A quel punto, la Faac diventa al 100% dell’Arcidiocesi bolognese.
 
Qui sotto l’inchiesta di Milena Gabanelli (pubblicata anche sul nostro canale Youtube)


 
La gestione dell’azienda è affidata a tre professionisti, nel 2015 subentra l’attuale card. Matteo Zuppi che apporta dei miglioramenti: attenzione al welfare dei dipendenti, innanzitutto. Ogni lavoratore del gruppo Faac gode di una polizza sanitaria aggiuntiva, mentre i figli dei dipendenti assunti in Italia possono usufruire di tre settimane di campo estivo gratuito. Continua a leggere

La generosità della “pizza sospesa”

di Susanna Manzin

(dal blog Pane & Focolare)
 
Secondo un sondaggio della Società Dante Alighieri, pizza è la parola italiana più conosciuta all’estero, seguita da cappuccino e spaghetti. Non possiamo che prendere atto, e anche con un po’ di soddisfazione, che chi pensa all’Italia pensi subito anche alla sua buona tavola.

Ma veniamo alla pizza: simbolo dell’identità nazionale, l’arte del pizzaiolo napoletano è diventata nel 2017 patrimonio dell’umanità per l’Unesco. Nel dare il prezioso riconoscimento, è stato sottolineato il valore della pratica culinaria, in tutte le fasi che vanno dalla preparazione dell’impasto fino alla cottura nel forno a legna, ma anche il valore culturale dell’attività della bottega, la trasmissione intergenerazionale dei segreti del mestiere, l’incontro sociale e familiare, il carattere spettacolare del lavoro. I gesti, le canzoni, il gergo, la capacità di roteare l’impasto con sapiente abilità: tutto contribuisce a fare del lavoro del pizzaiolo un rito e una vera arte. I media, nel dare la notizia, hanno anche ricordato il valore economico di questo prodotto: ogni giorno i pizzaioli italiani sfornano una media di 8 milioni di pizze e tutto questo garantisce 200.000 posti di lavoro.

Oggi voglio però raccontarvi una bella storia che ha per protagonista un pizzaiolo napoletano, che gestisce un locale a Formia (Latina), il quale ha deciso di lanciare l’iniziativa della “pizza sospesa”.

Gennaro Licciardi, proprietario del locale Napul’è, offre ai suoi clienti la possibilità di lasciare qualche moneta in più, per pagare una pizza a chi non se la può permettere. Ogni 3 euro che raccoglie, Gennaro regala una pizza a chi si presenta a chiedere aiuto. Se poi nessuno si presenta, quando anche l’ultimo cliente se ne è andato lui prepara qualche pizza, la mette nei caratteristici cartoni della consegna a domicilio, chiude il locale e comincia a girare per Formia alla ricerca dei senzatetto, ai quali consegna personalmente il pasto caldo appena sfornato. Continua a leggere

Il bene possibile. Le generosità personali e i bimbi nati per l’impegno dei Cav

di Francesco Ognibene

(Avvenire, 13 novembre 2018)
 
Confessiamolo: a volte, sotto sotto, pensiamo che come noi ce n’è pochi. Poi però basta che all’orizzonte si profili l’occasione scomoda per fare del bene vero, che di solito è tale perché difficile, poco appariscente o sinora mai neppure ipotizzato, ed ecco che di colpo non ci sentiamo più all’altezza, o pensiamo che ‘non fa per me’: chi, proprio io? Non scherziamo, ci pensino altri. Che poi sia semplice realismo, vanità frustrata o umanissima paura di non farcela è sempre difficile dirlo con precisione, tale è il mistero della nostra coscienza, che spesso ci appare come una matrioska con sorprese senza fine.

Curioso, l’animo umano: aspira al meglio, ci spinge a lasciare il segno, fa pulsare forte il cuore per il desiderio di trasmettere il buono che abbiamo visto anche solo da lontano, e poi sul più bello ci lascia a piedi, per metà convinti che quel passo capace forse di imprimere una svolta alla nostra vita in realtà non sia quello che cercavamo, per metà delusi dallo scarso coraggio (o l’insufficiente fede) per affrontarlo. Non c’è da preoccuparsi, lo sappiamo: succede a tutti, non si deve essere troppo timorosi e tanto meno vili. Ma neppure scoraggiarsi per non aver osato: ci sarà occasione per un riscatto.

Basta, poi, non lasciarsela scappare. Piuttosto, ci dobbiamo augurare che ogni tanto capiti di imbattersi in gente che davanti alla scelta tra il salto in alto e il quieto vivere (tra ‘scendere dal divano’ e ‘ balconear’, per dirla con il Papa) ha saputo scegliere la cosa giusta e ci mostri con semplicità che, a conti fatti, non è poi così difficile. Come risultato della disponibilità offerta vincendo le consuete esitazioni, e per il poco che ci pare aver seminato, il frutto può essere persino prodigioso. Continua a leggere

Cav Mangiagalli, da 34 anni in ascolto delle donne

Le vicende di tante mamme, il percorso di accompagnamento, le forme di aiuto e le trasformazioni in atto in questo servizio raccontate in un volume della fondatrice Paola Marozzi Bonzi, che sarà presentato il 6 novembre in Cattolica in un incontro a cui interviene l’Arcivescovo
 
di Stefania CECCHETTI
 
In una società piena di persone smaniose di parlare, ma dove quasi nessuno ha più voglia o è capace di ascoltare, la presenza del Centro Aiuto alla Vita (Cav) Mangiagalli è una piccola grande eccezione: «Da 34 anni accogliamo le donne che hanno un grande bisogno di essere ascoltate perché hanno problemi ad accettare il bambino che hanno in grembo. Per noi l’ascolto è la base: cerchiamo di capire qual è il punto critico e lavoriamo su questo. Le donne che vengono aiutate facilmente rinunciano ad abortire». A parlare è Paola Marozzi Bonzi, voce storica del Cav, che fondò nell’autunno del 1984 e di cui racconta le vicende nel un volume Per un bambino, appena uscito per Europa Edizioni (246 pagine, 14.90 euro). Il libro, insieme a Suoni e silenzi (Europa Edizioni, 98 pagine, 12.90 euro), memorie di un viaggio della stessa Bonzi in Terra Santa, sarà presentato martedì 6 novembre alle 17.30 in Università Cattolica (largo Gemelli 1, Milano). Oltre all’autrice, interverranno l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, il giornalista Giuliano Ferrara e la neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta Mariolina Migliarese.

Per un bambino non narra solo la storia e la metodologia del Cav, ma anche tante storie di donne che da lì sono passate: «Donne che il loro bambino non lo volevano, perché non cercato, oppure a causa di povertà e difficoltà materiali – racconta Bonzi -. Donne che abbiamo sempre cercato di affiancare con un percorso di tipo psico-pedagogico. Il primo colloquio si svolge nella sede Cav all’interno della Clinica Mangiagalli (via Commenda 12); poi, se decidono di continuare la gravidanza, il resto del percorso, fino all’anno del bambino, si sviluppa con incontri mensili nel nostro Consultorio di via Commenda 37, che, come struttura accreditata, offre servizi comuni a tutti i consultori: preparazione alla nascita, incontri con l’ostetrica, corsi di massaggio del neonato e via dicendo». Tutte attività gestite da professionisti: «Credo di essere io l’unica volontaria rimasta», dice ridendo Paola Bonzi, a sottolineare come il profilo del Cav sia cresciuto in questi anni.

Ma il Cav non è solo questo. Tanta parte del lavoro sta nell’offrire anche aiuti materiali alle neo-mamme, spiega ancora Bonzi: «Se riscontriamo condizioni di povertà, ed è quasi sempre così, eroghiamo un sussidio mensile fino all’anno del bambino, forniamo il cosiddetto “corredo”, cioè i vestiti e le attrezzature necessarie a crescerlo e distribuiamo una borsa della spesa con alimenti di prima necessità a lunga scadenza». Continua a leggere

Una gravidanza sofferta alle spalle, ora si aiutano a vicenda

DONNE, SOSTEGNO, INSIEME

Nasce il gruppo Maria Piccola per mamme che portano avanti la scommessa della vita in condizioni difficili e si accompagnano a trovare un lavoro e a sostenersi reciprocamente

di Paola Bonzi
(Aleteia 24.09.18)

Di solito non scrivo di domenica, ma la felicità che provo è tale che devo assolutamente comunicarvela.
Avevo già accennato alla formazione di un nuovo gruppo, che intendo dedicare a Maria Piccola, e che vuole favorire l’autonomia e l’integrazione sociale delle mamme che hanno finito il percorso dei diciotto mesi con noi.

Questa nuova iniziativa, cominciata un anno fa, conta già 28 membri che, con entusiasmo, condividono i nostri scopi: aiutare a trovare un lavoro adeguato, reperire piccoli appartamenti per chi fosse rimasta da sola e poter elargire microcrediti alle più intraprendenti con il desiderio di lavorare in proprio.
In questi mesi ho conosciuto tante persone nuove e regolarmente ci siamo ritrovati per avviare le nostre iniziative.

Ed ecco qua: ieri, sabato 22 settembre, abbiamo vissuto, con le nostre mamme, la prima giornata di formazione per il reperimento del lavoro.
Si sono alternati due gruppi, il primo di 7 alla mattina e l’altro di 8 al pomeriggio per conoscere meglio se stesse, le loro aspirazioni e competenze, vivendo in modo interattivo tre ore di ascolto di delicati momenti accoglienti, stimolate da spezzoni di film e impegnate in piccole descrizioni di sè e della propria vita. Continua a leggere

Tutti salvi i 13 ragazzi della grotta. L’impegno di tanti, il sacrificio di uno: Saman Gunan

SGT MAJOR SAMAN KUNAN

La vicenda dei 13 ragazzi intrappolati dal 23 giugno scorso in una grotta in Thailandia si è conclusa con la salvezza di tutta la squadra ma anche a prezzo di una vita: il sub volontario, ex militare, è morto per mancanza di ossigeno
 
di Paola Belletti

(Aleteia, 11.07.18)
 
Il salvataggio dei Cinghialotti: i numeri di una lunga prova di resistenza, competenza e amore fraterno

Quattro i chilometri di percorso dalla grotta Pattaya Beach alla luce del mondo esterno. Non troppa, all’inizio, perché dopo più di due settimane (18 giorni per la precisione, dal 23 giugno) passate all’oscurità gli occhi di quei bambini non sono in grado di reggerla. Quattro i ragazzi estratti la prima giornata di recupero, avviato con l’incombere di nuove piogge; notava poco fa su Skytg24 il giornalista che la situazione meteo pare avere risparmiato in questi ultimi giorni proprio la zona circostante la grotta. In tre giorni, dal 9 all’11 luglio, sono usciti tutti, compresi i quattro Seal Navy che per una settimana hanno fatto compagnia ai ragazzi.

Più di cento erano i soccorritori impegnati nel salvataggio di queste vite che improvvisamente si sono mostrate per quel che sono: preziosissime. E non per i loro cari soltanto, ma per tutta la loro nazione e per il mondo intero. Non è mica colpa dei social, non c’entra il web. C’entra la pasta di cui siamo fatti e a tutte le latitudini. C’entra una rete invisibile e forte che un po’ ci tiene in trappola e un po’ ci culla ed è la dipendenza reciproca, l’amore, il senso di bene per ogni vita che sia sbucata nel mondo. Certo esiste anche la forza opposta che ci allontana e ci fa trovare gli uni gli altri molesti se non detestabili, addirittura. Non importa, quella spesso se ne va di fronte al pericolo. Continua a leggere

L’imprenditore che dona l’acqua a milioni di assetati

L'acqua sgorga nella missione in Eritrea

di Lucia Bellaspiga

(Avvenire, 1.07.18)
 
Silvano Pedrollo iniziò irrigando deserti per gli emiri. Ai missionari in tutto il mondo regala edifici per accogliere i poveri, pozzi, ospedali, scuole, chiese. Ma ha un sogno: «Donare molto di più»
 
L’acqua sgorga nella missione in Eritrea

«Il mio sogno è triplicare». Silvano Pedrollo, leader mondiale nella produzione di pompe idrauliche e nella perforazione di pozzi, non sta parlando del fatturato e nemmeno di esportazioni: «Il mio obiettivo è triplicare le donazioni. I missionari ci chiedono poche pompe idrauliche eppure ne hanno un bisogno estremo, il tam tam non basta. Voglio dare di più, quello che faccio è troppo poco…». Se non fosse che lo avevamo già incontrato dieci anni fa, stenteremmo a crederci, troppo bello per essere vero. Ma siamo tornati dall’imprenditore veronese per vedere cosa ne era stato di quel miracolo umano di solidarietà estesa in tutto il mondo, e da allora Pedrollo ha continuato ad erigere ospedali, chiese, scuole, case d’accoglienza, scavare pozzi, irrigare deserti, far rinascere foreste, soprattutto far sgorgare l’acqua là dove non ce n’era traccia e ogni forma di vita moriva.
 
India, la gioia di tuffarsi nella 'piscina'

India, la gioia di tuffarsi nella “piscina”

«L’acqua è ovunque, bisogna solo andarla a scavare in profondità. È perfettamente inutile mandare antibiotici per curare le malattie causate dall’acqua infetta, come fanno molti governi: la cosa da fare è dotare i villaggi di fonti di acqua pura, così si risolve in un colpo l’80% dei problemi. La gente ci mette un po’ ad abituarsi all’acqua pulita perché è insapore – sorride –, ma presto cambia tutto, i bambini smettono di morire come mosche, nel deserto nascono le piantagioni, gli adulti hanno un lavoro, sorgono le case, aprono le scuole e da lì tutto migliora». Continua a leggere

“Pane in piazza”: una bella iniziativa di solidarietà a Milano Food City

di Susanna Manzin 

(dal blog Pane & Focolare)
 
Mi rivolgo in particolare ai milanesi, e a tutti coloro che hanno voglia di fare un salto nella mia città nel prossimo week end: andate in Piazza del Duomo e visitate “Pane in piazza”, la grande manifestazione benefica organizzata dalle Missioni Estere Cappuccini di Milano, che si tiene nella settimana di Milano Food City, da lunedì 7 a domenica 13 maggio, dalle ore 9 alle 22. Trecento metri quadri al coperto; una squadra di oltre 80 panificatori, all’opera – gratuitamente – 24 ore su 24; 300 chili di mozzarelle in arrivo, freschissime, da Napoli e Bari, 100 quintali di farina, 300 chili di lievito, 130 vasi di salsa al pomodoro da 5 kg cad, tutto frutto delle donazioni di oltre 100 sponsor nel settore della panificazione e pasticceria.

Il pane ha un grande valore, non solo nutritivo ma anche  simbolico: per questo è stato scelto come protagonista di questa iniziativa benefica dei Missionari Cappuccini di Milano, che quest’anno in particolare vogliono sostenere con questa bella iniziativa il progetto di un grande panificio industriale in Etiopia, a Dire Dawa, voluto dal Vescovo locale, monsignor Angelo Pagano, Frate Minore Cappuccino, Vicario apostolico di Harar. Il panificio, chiamato St. Augustin, produrrà e venderà pane di alta qualità alla popolazione di Dire Dawa e dei villaggi circostanti. Il profitto sosterrà le opere sociali del Vicariato: orfanatrofi, scuole ed ambulatori. Continua a leggere

Solid Ale Beer: una birra speciale, fatta da persone speciali

di Susanna Manzin

(dal blog paneefocolare.com)
 
Ecco come si presentano sul loro sito internet gli artefici di questo progetto:«Prendete tre amici diversissimi tra loro, aggiungete dei  giovani ragazzi con la sindrome di Down con tanta voglia di fare e infine mescolate il tutto con un’immensa passione per la  birra: è così che avrete tra le mani Solid Ale Beer.»

Sì, avete capito bene, parliamo di un laboratorio artigianale dove dei ragazzi con la sindrome di Down producono la birra, o meglio le birre, perché ce n’è per tutti i gusti.

Siamo a Catanzaro. Tutto nasce, come spesso accade, quasi per caso, o meglio per un disegno della Provvidenza. Luciano Ricci, avvocato, riceve in regalo il kit per produrre la birra a casa e si appassiona a questa attività, diventa un vero esperto birraio. Una sera partecipa ad una cena organizzata dall’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) e gli si accende una lampadina: perché non coinvolgere questi ragazzi nella produzione della  birra? E così insieme ad un paio di amici, Luciano Raso e Massimo Pisanelli, avvia le pratiche necessarie e mette in piedi la produzione. I tre amici fanno tutto con un investimento personale, senza aiuti statali (eh, se dovessimo aspettare lo Stato …).

Ecco la Solid Ale Beer, nome che nasce da un simpatico gioco di parole: utilizzando il termine “Ale”, che identifica le birre ad alta fermentazione, sintetizza bene lo spirito di questa attività artigianale. Nel boccale si versa una birra “solidale”, con un sapore ricco non solo per il palato ma anche per il cuore, perché permette di coinvolgere in un vero e proprio lavoro questi ragazzi, che dimostrano di avere abilità, costanza, voglia di fare, impegno. Non è volontariato: è un’attività economica vera e propria e i ragazzi percepiscono il loro stipendio. Il prodotto è di qualità e se lo volete assaggiare guardate il sito internet dove si può anche acquistare on line:  www.solidalebeer.it.

C’è la Sweet Life, birra corposa di colore ambrato; la Liberty, dal colore dorato scuro, aromatizzata con luppoli americani, con importante grado di amaro; e la Amarisia, intensamente luppolata, per chi ama un gusto forte. E molto altro, anche in confezioni regalo. Continua a leggere

Colazione a domicilio per migliaia di anziani in difficoltà

Già 9mila gli over 65 aiutatati da Fondazione Banco Alimentare onlus con Kellogg’s grazie al progetto nato per contrastare la fame nelle categorie più fragili. Oltre agli alimenti alle persone vengono fornite anche informazioni nutrizionali, donando loro anche tempo e attenzione. Tra gli obiettivi donare oltre 382mila colazioni

Il primo pasto della giornata è fondamentale a tutte le età. Se per i bambini la colazione è indispensabile per poter affrontare nel modo migliore la crescita e la scuola, l’importanza di questo momento non diminuisce con l’avanzare dell’età. Ora per aiutare soprattutto le persone anziane in condizione di povertà ha preso il via il progetto “Evviva la colazione”. L’iniziativa, progettata da Kellogg in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare Onlus, nasce dalla consapevolezza che in Italia sono oltre 4 milioni e mezzo le persone in stato di povertà assoluta. Di queste, oltre 500mila sono over 65. Inoltre il 12,7% delle persone dai 65 anni in su si trova in condizioni di grave deprivazione, in quanto non riesce a fare un pasto adeguato ogni due giorni (Istat “La povertà in Italia”, 2015).

Davanti a questo allarme Kellogg, in partnership con Fondazione Banco Alimentare Onlus, con cui da anni ha una stretta collaborazione, ha deciso di aiutare in modo concreto gli anziani in stato di necessità.  Continua a leggere

Banco farmaceutico. Ai nuovi poveri servono anche le medicine, sabato la raccolta

Ai nuovi poveri servono anche le medicine, sabato la raccolta

Sabato 10 febbraio la giornata. Nel 2017 il 23% delle persone ha dovuto rinunciare a una cura per problemi economici
 
di Giancarlo Rovati* e Luca Pesenti**
 
Trentatrè miliardi di euro. È la cifra che i cittadini italiani spendono ogni anno per integrare la spesa sanitaria (quattro volte superiore) garantita dallo Stato. 33 miliardi di spesa cosiddetta out of pocket, necessaria per pagare i ticket, le visite specialistiche, i farmaci non coperti dal Sistema Sanitario Nazionale, il dentista, le fisioterapie, e così via. Inevitabile che con queste cifre sia aumentata nel tempo l’area di chi rinuncia alle cure per ragioni economiche. Secondo il IV Rapporto sulla povertà sanitaria della Fondazione Banco Farmaceutico, nel 2017 23 italiani su 100 hanno dovuto rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci per problemi economici. La coperta del welfare pubblico è dunque corta. Soprattutto sul fronte sanitario, dove si sono accumulati i tagli più significativi durante la grande crisi. E fuori dalla coperta è aumentato il numero di quanti non sono in condizione di garantirsi nemmeno l’essenziale: per questi, l’accesso ai farmaci è garantito solo dalla alla filiera della donazione. Quattro anni fa erano 410mila gli indigenti aiutati dalle opere di carità che si occupano anche di dispensazione di farmaci. Oggi sono quasi 600mila, in prevalenza stranieri, maschi, in due casi su dieci minorenni. Li sostiene una rete di oltre 1.700 organizzazioni di volontariato, distribuite in tutte le regioni, con una concentrazione più elevata nel Nord Ovest (36,5%) e nel Nord Est (27,2%) e sensibili incrementi nelle altre ripartizioni.

Questa rete rappresenta uno dei volti di un movimento profondo presente nella società italiana e che sembra resistere alla deriva individualizzante e narcisista, cifra caratteristica della nostra epoca. Si tratta di un buon esempio di responsive community, secondo la fortuna definizione del sociologo statunitense Amitai Etzioni. Continua a leggere

Oggi è nata una mamma: la meravigliosa storia di Paola Bonzi e del CAV Mangiagalli (e cosa possiamo fare noi per aiutare la Vita )

20.782 bambini. Ventimilasettecentoottantadue bambini. Ventimilasettecentoottantadue cuoricini che battono grazie al CAV di Paola Bonzi. Lo scrivo anche in lettere questo numero perché forse a leggerlo così, tutto d’un fiato, resta scolpito meglio in mente.

Sto per raccontarvi una storia bellissima, che si ripete ogni giorno nella grande Milano.

C’è un posto che profuma di Paradiso e che come tutte le cose belle è un po’ nascosto.

Si chiama Cav, Centro di aiuto alla Vita, e già questo nome è un programma. Si trova al terzo piano, scala B della Clinica Mangiagalli di Milano.

Lo ha fondato e lo guida dal 1984 Paola Marozzi Bonzi, una Donna (lo scrivo apposta con la D maiuscola) di quelle che incarnano il senso più alto del femminile: forte e tenera, accogliente e materna. Una donna che abbraccia e ascolta da anni le donne, qualche volta in coppia, più spesso sole, che vivono una gravidanza inattesa o indesiderata e che si trovano nella lacerante situazione di dover scegliere se continuare a far battere i piccoli cuoricini che battono sotto il loro grande cuore. Perché il cuore di una mamma è sempre grande.

Sono donne che si rivolgono qui per chiedere un aiuto. E già questo è un piccolo miracolo: se chiedono aiuto vuol dire che qualcuno le ha fatte arrivare qui, prima che altrove. Continua a leggere

Il caffè sospeso

di Susanna Manzin

(dal blog Pane & Focolare)
 
Il caffè è sempre un rito, ma a Napoli diventa quasi una liturgia. Come si fa a non fermarsi da Gambrinus, da Scaturchio o da Il vero Bar del Professore. E magari faccio torto ad altri locali, ma cito quelli dove sono stata io, e dove sono stata proprio bene.

Ogni soggiorno a Napoli è occasione di gioia, di spensieratezza, almeno per me è sempre stato così, grazie all’atmosfera e soprattutto a cari amici che mi accolgono sempre come si accoglie una regina (virtù partenopea di considerare ancora  l’ospite come sacro).

In occasione di uno quei viaggi, mentre ci sorseggiamo un caffè, un amico mi racconta la bellissima storia del caffè sospeso. In cosa consiste questa tradizione? A Napoli si usa a volte prendere un caffè al bar ma pagarne due: capita se si è di buon umore, se è accaduto qualcosa di bello, se c’è da festeggiare qualcosa: si ringrazia la Provvidenza con questo gesto di solidarietà. Continua a leggere

Milano. «Ristorante solidale» nasce con i pasti recuperati dalle eccedenze

«Ristorante solidale» nasce con i pasti recuperati dalle eccedenze

Assieme a Caritas Ambrosiana, il progetto solidale di consegna di cibo a domicilio creato da Just Eat e Pony Zero. Obiettivo: ridurre lo spreco alimentare
 
Il cibo che non è finito sulle tavole dei ristoranti ha una seconda possibilità. È stato lanciato Ristorante Solidale, progetto nato per abbattere gli sprechi alimentari. Le eccedenze prodotte dalla ristorazione milanese ora possono diventare un pasto caldo per chi è in difficoltà.

Dietro all’iniziativa ci sono Just Eat, azienda che permette di ordinare cibo a domicilio, Caritas Ambrosiana, la società di logistica Pony Zero per le consegne, e il patrocinio del Comune. Milano è la prima piazza di questo esperimento, ma la volontà è di estenderlo, in primis a Roma e Torino. Continua a leggere

Il tavolo della Provvidenza che non resta mai vuoto

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A Milano nella chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio
 
L’idea è semplice quanto efficace. E in fondo non così diversa da tante altre già presenti in moltissime parrocchie italiane: raccogliere alimenti per chi è in difficoltà. Ma il modo con cui l’hanno fatto nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio, a Milano, ha indubbiamente un tocco in più di creatività.

In chiesa, dall’inizio della Quaresima, è comparso ben in vista (come da foto) un tavolo, con tanto di tovaglia a quadretti.
Impossibile non vederlo. Ma è ciò che si legge, avvicinandosi, sui due cartelli appoggiati sopra che fa la differenza. Il primo indica il senso: «il tavolo della provvidenza; il secondo – diciamo così – il “modo d’uso”: “Se hai bisogno prendi, altrimenti porta”. Continua a leggere

L’infermiera che adotta i bambini con malattie terminali

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dal sito ritasberna.it

19 FEBBRAIO 2016
 
Cori Salchert ha già OTTO figli biologici, ma non sembra un problema per questa infermiera che offre una grande lezione di vita. Adotta molti altri bambini – tutti in stato terminale, provenienti da famiglie in condizioni disagiate che non avrebbero la possibilità di sostenerli. Cori dà amore e affetto a tutti, anche se è solo per poco tempo.

La sua casa è diventata nota come “casa della speranza”, e lei e il marito Mark si prendono cura dei neonati ai quali sono stati diagnosticati pochi giorni di vita. Tutto è iniziato quando hanno adottato la prima bambina, Emmalynn, vissuta per appena 50 giorni. Cori ha raccontato che ha provato un amore incondizionato e che da allora vive per amare. È questa la sua missione.   Continua a leggere

Torna la raccolta dei farmaci: ecco perché e per chi

Torna la Giornata del Banco Farmaceutico

di Benedetta Frigerio
 
(dal sito lanuovabq.it)
 
Domani, sabato 13 febbraio, oltre 3 mila farmacie italiane parteciperanno alla Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco, promossa dal Banco Farmaceutico, per aiutare chi, sempre più spesso, non riesce a permettersi nemmeno un’aspirina per curarsi (clicca qui).  Eppure c’è una sofferenza che può essere più lancinante della fame e della malattia fisica e psicologica, una sofferenza che viene prima. Una sofferenza che nasce dall’abbandono e dalla solitudine e che normalmente è causa proprio di quella fame e di quella malattia.

È per questo che chi è povero di legami manifesta più facilmente e più frequentemente i disagi del corpo e della mente. Allo stesso modo, c’è una crisi che viene prima di quella economica, una crisi più profonda, che nasce anch’essa dalla miseria dei rapporti, in una società in cui l’individualismo consumista ha cancellato la carità di Dio dall’orizzonte della città. Allora perché impegnarsi in azioni che potrebbero apparire solo tangenzialmente risolutive del problema? Perché migliaia di volontari domani parteciperanno alla giornata di raccolta annuale? Perché curare i sintomi invece del male più profondo? Continua a leggere

L’eredità dell’imprenditore: 1,5 milioni ai suoi operai

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Nel testamento di Piero Macchi 250 «regali di Natale». La vedova ha inviato ogni assegno con una lettera di ringraziamento
 
Per i 250 dipendenti della Enoplastic, il regalo di Natale più inatteso è arrivato dall’Aldilà. Piero Macchi, il loro ex datore di lavoro scomparso lo scorso giugno a 87 anni, ha fatto in modo che mesi dopo la sua dipartita fosse recapitato a ognuno degli operai una busta. Dentro c’era una gratifica di qualche migliaio di euro, un grazie recapitato «post mortem» per la dedizione dimostrata sul lavoro. Così aveva messo nero su bianco nel suo testamento, il signor Piero, e così è stato. Dicono che Macchi abbia scritto le ultime volontà e abbia rivolto l’ultimo pensiero agli operai quando si è reso conto che non avrebbe superato una grave malattia che l’aveva colpito un anno fa. Continua a leggere

Don Camillo a fumetti in un’asta di beneficenza        

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​La casa editrice ReNoir Comics, che da anni pubblica le versioni a fumetti dei raconti di Giovannino Guareschi, ha organizzato un’asta di beneficenza su ebay mettendo in vendita i disegni originali realizzati da quattordici disegnatori italiani per il decimo volume della serie dedicata a Don Camillo. I proventi dell’asta sono destinati al Comitato Hospital Piccole Figlie http://www.comitatohpf.org/ che opera a favore dell’ospedale Piccole Figlie di Parma travolto dalla piena del torrente Baganza il 13 ottobre 2014. L’alluvione ha infatti severamente danneggiato l’ospedale, rendendo inutilizzabile gran parte delle attezzature e delle strumentazioni sanitarie. Le tavole sono state donate dagli autori, tutti professionisti del settore. Continua a leggere

Paola Bonzi: “La mia luce è ridare il sorriso alle mamme”

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E’ non vedente da quando aveva 23 anni: insegnante e formatrice, ha fondato il Centro aiuto alla vita (Cav) presso la clinica Mangiagalli di Milano, per sostenere le donne che vogliono portare avanti la gravidanza tra mille difficoltà.
 
Una vita spesa per la vita: Paola Bonzi è inarrestibile nel suo impegno per la tutela delle mamme e dei loro bambini. Un impegno che le ha fatto meritare il prestigioso Ambrogino d’oro, il premio che ogni anno viene attribuito ai milanesi che si sono distinti in vari campi. «È stata una lieta sorpresa», commenta la Bonzi. «Mi ha fatto piacere, ma ora fa già parte dei ricordi e torno a guardare avanti ». Paola Bonzi, cieca da quando aveva poco più di vent’anni, è infaticabile nello svolgere un ruolo sociale sempre a favore di chi ha bisogno. Che si tratti dell’insegnamento come di una buona parola. Continua a leggere

Una scuola di teatro per i “piccoli Principi” dello slum

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di Marco Lepore
 
Cristina Colombo è direttrice della Cooperativa “La Carovana”, Ente Gestore dell’Istituto Tirinnanzi (scuole paritarie) di Legnano. L’abbiamo incontrata poco dopo il suo ritorno da un viaggio a Nairobi, e siamo rimasti colpiti dal modo con cui ci ha raccontato quanto le era accaduto, poiché lei stessa ne era impressionata.  Mossi dal desiderio di condividere con tutti la sua esperienza, abbiamo realizzato questa intervista, che è un’incisiva esemplificazione di quanto –fra le tante cose bellissime- ha recentemente detto papa Francesco ai partecipanti al Congresso mondiale promosso dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica, il 21 novembre scorso: «Non si tratta di andare là per fare beneficenza, per insegnare a leggere, per dare da mangiare…, no! Questo è necessario, ma è provvisorio. É il primo passo. La sfida, e io vi incoraggio, è andare là per farli crescere in umanità, in intelligenza, in valori, in abitudini, perché possano andare avanti e portare agli altri esperienze che non conoscono». Continua a leggere

Il dono del cardinal Caffarra alla sua Bologna

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25/11/2015 L’arcivescovo ha voluto congedarsi dalla diocesi con un grande dono alle famiglie povere: ha versato cinque milioni di euro sul Fondo famiglie della Caritas da lui stesso istituito nel 2008. La donazione viene dall’eredità Faac, l’impero dei cancelli automatici, che il fondatore, Michelangelo Manini, ha lasciato per testamento alla Curia della città
 
Ha voluto salutare la sua città con un grande dono alle famiglie che vivono una situazione difficile. Il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo uscente di Bologna, ha versato cinque milioni di euro sul Fondo famiglie da lui stesso istituito nel 2008. . La donazione viene dall’ eredità Faac, l’impero dei cancelli automatici che il fondatore, Michelangelo Manini, ha lasciato per testamento alla Curia di Bologna. Appena ne è entrato definitivamente in possesso, risolto il contenzioso con la famiglia dell’imprenditore, il cardinale ha voluto destinare una parte del lascito al Fondo. Continua a leggere

DoLine, arriva la nuova app per donare farmaci

Banco Farmaceutico

Il Banco Farmaceutico e la Fondazione Telecom Italia lanciano “DoLine”, la prima applicazione (app) per donare farmaci anche restando a casa, usando uno smart phone, un pc o un tablet, tramite carta di credito. Con la nuova app, attiva da oggi, si potrà aiutare Banco Farmaceutico a far ricevere un farmaco a chi non può permetterselo, contribuendo alla lotta contro la povertà sanitaria.

DoLine è stata presentata a Milano nel corso di un evento presso il Talent Garden Calabiana Hub a cui hanno partecipato, tra gli altri, Paolo Gradnik (Presidente Fondazione Banco Farmaceutico Onlus), Marcella Logli (Direttore Generale Fondazione Telecom Italia), Maurizio Nichetti (Direttore Artistico Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Lombardia) e Flavio Oreglio (attore di Zelig). Continua a leggere

Il Banco alimentare recupera 6 tonnellate di cibo da Expo

sprechi665MDF43757_3_46812514_300 ​Il Banco Alimentare dall’inizio di Expo ha raccolto e ha distribuito ai poveri 6mila chili di cibo (6 tonnellate) che sarebbe altrimenti andato sprecato. Lo ha riferito il presidente della Fondazione Banco Alimentare, Andrea Giussani, a margine della cerimonia di premiazione delle migliori “buone pratiche” individuate del premio internazionale “Feeding Knowledge”.

Il Banco Alimentare è stata l’unica realtà italiana tra le 18 selezionate al mondo come “best practices”. “Nel nostro Paese, Banco Alimentare è presente da 26 anni con 21 associazioni, che ogni giorno recuperano cibo dalla filiera alimentare e lo distribuiscono a strutture caritative che alimentano e sostengono quasi due milioni di persone indigenti”.
 
(fonte: Avvenire, 6.07.15)
 

Così i bambini tornano a far sorridere gli anziani

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Un progetto di solidarietà coinvolge 400 persone di una casa di riposo di Seattle
 
Gli ultimi, coloro che la “cultura dello scarto” tanto evocata da Papa Francesco relega in fondo alla scala sociale tenuti per mano dai più piccoli, dai bambini. E’ un piccolo miracolo quello che sta avvenendo quotidianamente nella Providence Mount St. Vincent di Seattle negli Stati Uniti. Una anonima casa di riposo ospita ogni giorno una scuola materna e i suoi piccoli scolaretto (helloworld.it, 29 giugno).

PROGRAMMA DI INTEGRAZIONE
Da qualche tempo in questa struttura è stato avviato un programma dell’Intergenerational Learning Center che fa stare nella stessa casa di riposo anziani e bambini. Quella che potrebbe sembrare una piccola trovata in realtà ha cambiato completamente la vita ai residenti, insegnando anche ai bambini come relazionarsi con loro. Continua a leggere

La Caritas si mobilita per il Nepal, ecco come aiutare

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da Avvenire.it
 
Il dramma in Nepal, con migliaia di vittime e di dispersi, ha trovato subito la solidarietà internazionale. La Caritas ha avviato immediatamente una raccolta di fondi per aiutare la popolazione.
Il direttore di Caritas Nepal, padre Pius Perumana, ha dichiarato: «Si tratta del peggior terremoto di cui ho mai avuto esperienza; le scosse di assestamento sono state ancora molto forti e da quello che possiamo constatare al momento potrebbe trattarsi di una una situazione di grave emergenza. Grazie al cielo il terremoto si è verificato di giorno e durante una festività, cogliendo quindi molte delle persone all’aperto». Continua a leggere