Banco farmaceutico. «Un modo semplice per fare una cosa giusta»

Sabato 9 febbraio 2019 torna in tutta Italia la XIX edizione della GRF – Giornata di Raccolta del Farmaco
 
In circa 4.500 farmacie che espongono la locandina della #GRF19,sarà possibile acquistare un farmaco da banco da donare agli indigenti. I medicinali saranno consegnati ad uno degli oltre 1.750 enti assistenziali convenzionati con Banco Farmaceutico. In Italia, nel 2018, 539.000 persone povere (il 10,7% dei poveri assoluti in Italia) si sono ammalate e hanno chiesto il sostegno degli enti per potersi curare

Sabato 9 febbraio 2019 torna in tutta Italia la XIX edizione della GRF – Giornata di Raccolta del Farmaco. In 104 Province, nelle circa 4.500 farmacie che aderiscono all’iniziativa e ne espongono la locandina, sarà possibile, grazie alle indicazioni del farmacista e all’assistenza di circa 20.000 volontari, acquistare uno o più medicinali da banco da donare alle persone indigenti. I farmaci acquistati saranno consegnati direttamente agli oltre 1.700 enti assistenziali convenzionati con la Fondazione Banco Farmaceutico onlus.

Durante la GRF del 10 febbraio 2018, sono state raccolte 376.692 confezioni di farmaci, per un controvalore economico pari a 2.642.519 euro. Ne hanno beneficiato oltre 539.000 persone assistite dagli enti convenzionati. In 18 anni, la GRF ha raccolto più di 4.700.000 farmaci, per un controvalore superiore a 28 milioni di euro. Continua a leggere

Vita. Mamme a 16 anni. Il tabù e il coraggio

Il progetto della Fondazione ambrosiana per la vita prevede l’accoglienza delle adolescenti che hanno deciso di tenere un bambino «capitato per caso». Compito educativo prezioso
 
«Ti devo dire una cosa ». Sono le prime parole, sussurrate, a volte deglutite insieme al groppo che hanno in gola. Camilla no, è andata diretta: «Sono incinta, papà». Sedici anni sono pochi, pochissimi, per avere un bambino. Sempre, dappertutto, e ancor più oggi, a Milano. Per una ragazzina senza la mamma, poi. Con il papà che alla notizia inchioda l’auto, sgrana gli occhi, chiede «stai scherzando?» e subito dopo dice in un fiato «sistemiamo tutto, c’è l’aborto».

Ma Camilla, anche se 16 anni sono pochi, pochissimi, e se non aveva idea di cosa volesse dire avere un figlio, crescere con lui, e anche se il suo ragazzo si era già tirato fuori dalla faccenda, perché per lui l’unica cosa da fare era abortire, lei quel bimbo di neanche 6 settimane lo sentiva già vivo, già suo. «Paura ne ha avuta. Quando è arrivata qui, con il piccolo di pochi mesi, non sapeva se stava facendo bene la mamma », dicono le educatrici del progetto Babymamme dalla Fondazione ambrosiana per la vita,dedicato alle adolescenti dai 14 anni («sì, arrivano anche 14enni») ai 22.

Camilla sorride tanto e parla di come sia bello e chiacchierone Davide, che oggi ha due anni e mezzo. Sorride quando racconta che fa «diventare matto» il nonno. Quel giorno, quando disse “aborto”, è lontano. Sono lontane quelle ecografie fatte da sola. I pomeriggi senza più amiche perché la pancia era un problema. Le mamme teenager sono un aspetto della maternità di cui si parla poco, un tabù. Eppure è un fenomeno che – nel calo generale di nascite – sembra crescere.

Al Sud (Sicilia in testa con più di 700 baby mamme nell’ultimo anno tra Catania e Palermo), come a Roma, o a Milano con i suoi 100 casi circa all’anno. In tutta Italia 10mila. Un fenomeno «trasversale alle condizioni sociali ed economiche, e alla nazionalità». “Ti devo dire una cosa…”.

A quelle ragazze che tra le lacrime si aprono a fidanzati o a genitori non sempre pronti, ma anche a quelle sostenute dalla famiglia e dalla rete sociale, a tutte le mamme bambine che hanno «diritto a crescere insieme ai loro bambini», «noi diciamo: dillo a noi». A Milano sono due gli spazi della Fondazione dedicati all’accoglienza e all’ascolto, il Girotondo, a Primaticcio, e Agorà, a Quarto Oggiaro. Quartieri di periferia, dove il disagio psicologico e sociale è forse maggiore, ma «anche in un contesto agiato – spiega Laura Boati, la referente – è fondamentale favorire incontri con psicologi e pedagogisti fino almeno ai due anni del bambino». Continua a leggere

Bruno Serato, lo chef italiano che fa da mangiare per i poveri degli Usa

Ha cominciato nel 2005 cucinando un piatto di pasta a 30 ragazzi indigenti. Oggi, con il suo ristorante a Los Angeles, ne regala migliaia al giorno
 
(Corriere della Sera, 28.01.19)
 
Un italiano comanda alla Casa Bianca. Non è il presidente degli Stati Uniti ma il suo ruolo è ugualmente se non più importante per le migliaia di bambini poveri a cui ogni giorno regala un piatto di pasta ben condita. Si chiama Bruno Serato, ha 62 anni e la sua White House (chiamata così perché assomiglia alla residenza dei presidenti Usa) è un ristorante storico ad Anaheim, la città californiana vicina a Los Angeles dove ha sede il primo parco Disneyland. Dal 2005 a oggi lo chef Serato ha distribuito 3 milioni di pasti caldi a bimbi che altrimenti avrebbero saltato la cena. Non l’ha fermato la crisi economica del 2008 e nemmeno l’incendio che ha distrutto il suo ristorante nel febbraio 2017, costringendolo a restare chiuso per un anno e mezzo. «Quando ti colpisce una tragedia – dice Serato a Buone Notizie – devi fare la cosa che ti piace più di tutto. Per me significa cucinare la pasta per i bambini. Sono stati loro a darmi la forza di superare un inferno non solo di fiamme ma anche psicologico. E ricominciare».

Tutto era iniziato un pomeriggio di 14 anni fa, quando lo chef era andato con sua mamma Caterina a fare il volontario in un centro del Boys and Girls Club, un’organizzazione che assiste minori in difficoltà. «Erano circa le 4 del pomeriggio – racconta Serato – e vediamo un piccolo che sgranocchia delle patatine. Il direttore del centro mi spiega che quella sarà la sua cena, perché vive con i genitori in una stanza di motel, dove non c’è la cucina. Mia mamma Caterina mi ha detto subito: perché non gli prepari tu una pastasciutta? Ma nel centro c’erano altri 20-30 bambini nelle stesse condizioni. Così ho portato spaghetti per tutti. E non ho più smesso!». La crisi economica scoppiata nel 2008 ha aumentato il numero dei bimbi bisognosi: dalla trentina iniziale a 300 e oltre al giorno, distribuiti in vari centri. «Vengono tanti turisti a divertirsi qui a Disneyland, ma chi lavora per loro – spiega lo chef – spesso guadagna una paga minima con cui fa fatica a mantenere una famiglia. Molti vivono nei motel perché non riescono a risparmiare abbastanza per versare la caparra dell’affitto di un appartamento. Quindi non hanno la cucina e i figli spesso saltano la cena». Continua a leggere

Cristian, baby calciatore eroe: a 12 anni salva la vita ad un avversario in campo

Cristian, baby calciatore eroe: a 12 anni salva la vita ad un avversario in campo

Poteva essere una vera e propria tragedia, durante una partita di calcio giovanile, ma la situazione è stata brillantemente risolta dal sangue freddo e dall’altruismo di un giovanissimo calciatore, appena dodicenne, che negli istanti più tragici ha saputo mantenere la calma, salvando la vita ad un avversario che aveva appena perso i sensi ed era crollato a terra.

Un vero e proprio miracolo, secondo tanti spettatori del match, quello avvenuto in Spagna, durante la sfida della categoria Tercera Andaluza Infantil tra San Fernando CD e Medina Balompié. Cristian Fernandez, 12 anni, militante nel San Fernando, si è reso eroico protagonista dei primi soccorsi ad un avversario, Daniel Delgado, che dopo uno scontro di gioco aveva perso i sensi, cadendo e rimanendo immobile a terra.

Molti baby calciatori, sconvolti da quanto stava accadendo, si sono allontanati terrorizzati, ma Cristian, senza pensarci due volte, si è avvicinato all’avversario, girandolo sul fianco e aprendogli la bocca per tirargli la lingua, in modo da evitare il soffocamento, fino all’intervento dei medici, che ha permesso a Daniel di riprendersi. Nel momento in cui sono arrivati i soccorsi, Cristian si è allontanato e, anche per effetto della forte tensione, è esploso in un pianto disperato e liberatorio al tempo stesso. Una reazione assolutamente comprensibile per un ragazzino così giovane, che oltretutto per la bassa statura sembra anche più piccolo dei suoi coetanei. Continua a leggere

Così il Bambin Gesù e 23mila italiani “egoisti” salvano una vita

di Monica Mondo

(Il Sussidiario, 25.01.19)
 
Alessandro, detto Alex, ha due occhi che t’incantano e due guance che ti mangeresti. Piccolo, indifeso, eppure così tenace. Perché proprio a lui una sindrome rarissima e dal nome così malefico, linfoistiocitosi emofagocitica? Perché proprio a lui, appena nato, il segno della morte sul suo corpicino che vorrebbe solo sgambettare, gattonare, abbracciare mamma e papà? Vive nel Regno Unito, dove non sapevano più che fare, ed è un miracolo che abbiamo fatto tanto. Pare brutto ricordarlo, ma qualche volta van per le spicce coi bambini che non hanno speranze, e una vita “non dignitosa”.

Ma poiché non esiste una vita indegna, e non ci si arrende mai, pur senza tracotanza e pretesa di essere dei maghi, i genitori ce l’hanno messa tutta, a far rimbalzare il caso e la richiesta di aiuto in mezzo mondo. Serviva un donatore compatibile, un donatore di midollo per asfaltare le sue cellule malate con altre sane, e ricominciare a vivere come un bambino dovrebbe vivere.

E in questo mondo incattivito ed egoista in migliaia han fatto la fila per Alex, unendo generosità e speranza. Inutile anche questo. Poi, si sono fatti avanti quelli del Bambin Gesù. “Quelli” sono medici, ricercatori, dirigenti, e ci hanno provato, perché questo è il compito di chi fa scienza, tentare, sempre. Da Londra un piccolo aereo ha portato Alex e la sua famigliola al Gianicolo, nel cuore di Roma, una struttura amica che si rinnova a pezzi che si sovrappongono, che sembrano allargare le loro braccia per aiutare più bambini possibile. E gli hanno trapiantato, dopo averle modificate, le cellule del papà. Continua a leggere

Il piccol Alex: dal GOSH al Bambin Gesù per il trapianto di midollo dal papà

ALESSANDRO MARIA MONTRESOR

Colpisce l’ospedale di provenienza del bimbo e anche quello di destinazione. E questo non può che riempirci di gioia per il piccolo paziente! Forza Alex, sono in tanti a combattere con te e per te.
 
di Paola Belletti
 
(Aleteia, 27.11.18)
 
L’acme di solidarietà e risonanza mediatica sulla vicenda del piccolo Alessandro Maria Montresor è stato raggiunto circa un mese fa ma continua a restare alto e a buon diritto.

Questo dolcissimo bambino con o senza pixels a sgranarne gli occhi azzurrissimi continua a fissarci in volto e a smuovere cuori e viscere di innumerevoli persone, mosse dal benedettamente semplice desiderio che lui possa continuare a vivere. Che possa stare con la sua mamma e il suo papà, sì. E possa mettere in fila i progressi normali e miracolosi che ogni bimbo compie davanti ai propri genitori inebetiti d’amore, arresi alla sua esistenza in nome della quale, con eccessi ridicoli se non fossero tanto autentici, sentono che l’universo stesso abbia un senso e la terra abbia finalmente un motivo valido per collezionare stagioni.
 
Malattia rarissima feat. solidarietà diffusa

Per lui si sono mobilitate migliaia e migliaia di persone, hanno sopportato attese, rispettato code, accettato prelievi e anestesie. Probabilmente molti hanno preso dei giorni di ferie. Per Alex e per non tradire in loro stessi il desiderio di amare, soccorrere, opporsi alla morte di un piccolo innocente.

Alex ha una malattia non solo rara ma rarissima che come lui colpisce  lo 0,002 per cento dei nuovi nati, ovvero 2 bambini ogni  100 mila. Si chiama linfoistiocitosi emofagocitica e di questa patologia si sa poco ma abbastanza per conoscerne le terribili intenzioni letali, che vanno a buon fine di solito entro il primo mese di vita. Se il bimbo affetto sopravvive e non ottiene un trapianto di midollo efficace allora i danni neurologici e cerebrali saranno suoi tristi compagni di vita.

Queste informazioni sono scritte nell’Osservatorio malattie rare che proprio ad Alessandro Maria e a tutti coloro che si prodigano per la sua guarigione dedica un post.  Continua a leggere

Colletta alimentare. Donati 16,7 milioni di pasti ai poveri

Donati 16,7 milioni di pasti ai poveri

Più di 5 milioni di persone hanno partecipato alla Giornata promossa sabato scorso dal Banco alimentare
 
(Avvenire 27 novembre 2018)
 
L’Italia generosa ha risposto alla grande all’invito della Fondazione Banco alimentare, con più di 5 milioni di persone che, lo scorso sabato, hanno partecipato alla 22esima Giornata nazionale della Colletta alimentare, promossa in 13mila supermercati. Aiutate dai 150mila volontari (scolaresche, alpini, anziani e famiglie), hanno fatto la spesa lasciandone una parte da destinare ai poveri. È stato così raccolto l’equivalente di 16,7 milioni di pasti, con una crescita dell’1,8% rispetto al 2017, che saranno distribuiti nelle oltre 8mila strutture caritative che si occupano di assistere chi si trova nel bisogno. Ogni giorno, infatti, i volontari del Banco alimentare incontrano e aiutano oltre 1 milione e mezzo di persone in povertà assoluta.
 
«Condividere un cammino»

«È sotto gli occhi di tutti – sottolinea il Presidente della Fondazione Banco Alimentare, Andrea Giussani – che il volontario delle associazioni oggi, in Italia, conosce direttamente i volti e il bisogno di chi è in povertà e condivide non risposte risolutive, ma un cammino alla ricerca di condizioni migliori».
 
Moltiplicare le forze

La risposta del popolo della Colletta e la perdurante situazione di emergenza, arriva alla vigilia del Trentennale del Banco Alimentare, un anniversario che, aggiunge Giussani, «sprona tutti a moltiplicare le forze, per trovare modalità di risposta concrete e sostenibili alla lotta alla povertà e allo spreco». Con questo obiettivo vedranno la luce nei prossimi mesi altre iniziative di “moderna” solidarietà e recupero di cibo, che necessitano della collaborazione fattiva degli attori della filiera alimentare e del mondo imprenditoriale.