Ravenna, bimbi con la sindrome di Down in acqua: “Quanti muri si abbattono”

Due di sette anni, uno di quattro, una di nove. Presto, si aggiungerà al gruppo un bimbo di appena due. Sono i partecipanti al progetto “Interacquiamo” che un gruppo di istruttori della piscina comunale di Ravenna, dopo aver seguito un corso di operatore sportivo per la disabilità, hanno proposto alla società SwimFit e poi lanciato alle famiglie.Grazie a una collaborazione con la sezione ravennate dell’Associazione Italiana Persone Down, in ottobre il corso che si tiene tutte le domeniche mattine è iniziato proprio con i bambini con la trisomia 21, anche se rimane aperto ad altri tipi di disabilità.

“Intendiamo questo progetto – spiega Marcella Masetti, anima del corso insieme a Fernando Testi, Susy Atangana, Mara Ranieri, Silvia Pagliai e Elena Zaccardo – come una fase preparatoria per poi integrare i nostri bambini con i cosiddetti normodotati nei corsi di nuoto classici. Ci siamo infatti resi conto, anche facendo formazione, che il più delle volte le società sportive di nuoto, per mancanza di risorse o disponibilità, non sono in grado di accogliere anche i bambini con disabilità. Che invece, come ci stiamo rendendo conto in questi mesi, in acqua migliorano da molti punti di vista”.

I giovamenti non sono solo sugli aspetti tecnici, dove comunque si stanno registrando risultati imprevisti, ma soprattutto su quelli relazionali: “Ci sorprende ogni volta notare come i bambini, passo dopo passo, prendano fiducia in noi istruttori: quando liberano muri e resistenze, è il momento in cui riescono a imparare di più. Per noi è un’emozione vedere che si affidano”. Continua a leggere

Cristian, baby calciatore eroe: a 12 anni salva la vita ad un avversario in campo

Cristian, baby calciatore eroe: a 12 anni salva la vita ad un avversario in campo

Poteva essere una vera e propria tragedia, durante una partita di calcio giovanile, ma la situazione è stata brillantemente risolta dal sangue freddo e dall’altruismo di un giovanissimo calciatore, appena dodicenne, che negli istanti più tragici ha saputo mantenere la calma, salvando la vita ad un avversario che aveva appena perso i sensi ed era crollato a terra.

Un vero e proprio miracolo, secondo tanti spettatori del match, quello avvenuto in Spagna, durante la sfida della categoria Tercera Andaluza Infantil tra San Fernando CD e Medina Balompié. Cristian Fernandez, 12 anni, militante nel San Fernando, si è reso eroico protagonista dei primi soccorsi ad un avversario, Daniel Delgado, che dopo uno scontro di gioco aveva perso i sensi, cadendo e rimanendo immobile a terra.

Molti baby calciatori, sconvolti da quanto stava accadendo, si sono allontanati terrorizzati, ma Cristian, senza pensarci due volte, si è avvicinato all’avversario, girandolo sul fianco e aprendogli la bocca per tirargli la lingua, in modo da evitare il soffocamento, fino all’intervento dei medici, che ha permesso a Daniel di riprendersi. Nel momento in cui sono arrivati i soccorsi, Cristian si è allontanato e, anche per effetto della forte tensione, è esploso in un pianto disperato e liberatorio al tempo stesso. Una reazione assolutamente comprensibile per un ragazzino così giovane, che oltretutto per la bassa statura sembra anche più piccolo dei suoi coetanei. Continua a leggere

Sara Vargetto 10 anni, una malattia invalidante e la vita che le scappa da tutti i pori

SARA VARGETTO

Lasciamoci travolgere dalla sua voglia di vivere ma non fermiamoci alla semplice commozione: le famiglie come quelle di Sara non vanno lasciate sole! Ci perderemmo tutti.
 
di Paola Belletti

(Aleteia, 5.11.18)
 
Run, baby run! Continua a correre Saretta, principessa nostra, perché sembra che in tanti non ne possano più fare a meno. Di vederti sorridere, di guardarti giocare a basket sulla tua fantasmagorica carrozzina, di correre vicino a te e al tuo papà Paolo che spinge con tutta la forza che ha per portarti al traguardo e lasciarti fare l’ultimo tratto, mentre lui ti scatta foto…

Lei, Sara, è una bambina di dieci anni, vive vicino Roma, a Ciampino. E’ affetta da AIG, artrite idiopatica giovanile (una malattia di cui non si conosce ancora la causa – per questo idiopatica- ma si vede la manifestazione infiammatoria che colpisce le articolazioni; giovanile perché insorge prima dei sedici anni. Concede periodi di benessere, in fase di remissione, e altri in cui si riacutizza) e con quella fa i conti senza farsi sconti da anni. Con quella è scesa in guerra e combatte a suon di palestra, nuoto, pallacanestro, terapie e soprattutto irriducibile gioia di vivere.

Presso la Fondazione Santa Lucia a Roma ha trovato cure e sport: dalla fisioterapia al sostegno psicologico, agli allenamenti con la squadra dei Giovani e Tenaci. In qualche scatto la vedrete in piedi, sì perché Sara può camminare ma non deve sforzarsi troppo né sollecitare articolazioni e muscoli come si fa in una normale attività fisica; per questo nella sua carrozzina ha trovato un’alleata di fiducia.

Dunque Sara è affetta da una malattia invalidante e sono sicurissima che preferirebbe poter correre  tutte le volte che vuole sulle sue gambette sottili fino a farle diventare piene di muscoli; e sono altrettanto certa che esploderebbe di allegria anche se fosse sana. Ma forse non in modo così limpido e definitivo? Chi lo sa; nessun dolorismo, in ogni caso, nessuna lode sperticata della malattia in sé stessa ma solo perché, accidenti a lei, a volte permette alla bellezza di farsi strada con più prepotenza.  Continua a leggere

Dalic, il Ct croato che stringe il rosario in campo

Zlatko Dalic fu ministrante nella chiesa vicino a casa quando mostrare la fede cattolica era motivo di persecuzione. Da grande fece la guerra ed è convinto che la croce vada portata «con fortezza» e che «Dio è presente quotidianamente nella mia vita». Così il Ct tiene la mano destra in tasca per stringere il rosario benedetto a Medjugorje e con la sinistra dà indicazioni ai giocatori.
 
Nella vita non sempre i mali vengono per nuocere. Per la nazionale croata di calcio, che mercoledì sera a Mosca contenderà all’Inghilterra il passaggio alla finale del Campionato del Mondo in corso in Russia, questo ”male“ si materializzava lo scorso 6 ottobre al 91° minuto della partita contro la Finlandia, penultima nella classifica del girone, quando il finlandese Soiri pareggiava il gol del vantaggio di Mandzukic. In questo modo la Croazia perdeva il primo posto del girone, quello che qualificava direttamente ai mondiali, a vantaggio dell’Islanda, e veniva raggiunta in classifica al secondo posto dall’Ucraina, con il rischio assai concreto di perdere anche il secondo posto necessario a disputare il turno di play-off che concedeva un ulteriore posto per i mondiali.

Con una squadra in evidente crisi tecnica e di gioco, scossa dalle perduranti e violentissime polemiche dello Hajduk di Spalato e della sua tifoseria contro la Federazione Calcio croata, accusata di favorire la Dinamo di Zagabria e di essere succube del padre-padrone di quest’ultima, Zdravko Mamic, al presidente della Federazione Croata di calcio, Davor Šuker, non rimaneva che il classico metodo per scuotere la squadra, vale a dire licenziare l’allenatore, Ante Čačic, e sperare che in Ucraina, di lì a tre giorni, la squadra strappasse almeno il pareggio necessario per giungere ai play-off. Continua a leggere

Gli ori azzurri e la difficile vita dei disabili

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di Massimiliano Castellani
 
Il 14 settembre 2016, d’ora in avanti, dovrebbe essere inserito nel nostro calendario come il “giorno di grazia” dello sport italiano. La beatificazione degli atleti paralimpici azzurri: quelli che hanno vinto l’oro, cinque, quelli che sono saliti sul podio, otto, ma anche di quelli che non ce l’hanno fatta e magari non ce la faranno mai, e che però restano comunque esseri speciali, di cui fidarsi ad occhi chiusi. La loro specialità non sta nella disciplina che praticano e che li ha portati fino alle Paralimpiadi di Rio.

L’essere “speciale” sta nel saper affrontare la vita con la consapevolezza che i propri limiti e le residue facoltà fisiche di cui dispone l’atleta paralimpico sono un patrimonio a disposizione della società, tutta. “Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa”, ha raccontato spesso Alex Zanardi dopo l’incidente che gli capitò nella sua “prima vita” di pilota. Ogni atleta è passato per un tragico campo minato in cui ciò che non l’ha ucciso l’ha reso più forte. Per ognuno di loro c’è stato “un primo e un secondo tempo”, così come Bebe Vio vede la sua esistenza “prima e dopo la meningite”. Continua a leggere

Solo Dio ha saputo far risplendere l’Oro nella vita di Michael Phelps

2016 Austin Elite Invite - Day 3

Le medaglie e i riconoscimenti dei media si sono rivelati vacui, non riuscendo a colmare un vuoto interiore che stava conducendo il nuotatore verso il suicidio
 
Il celebre nuotatore Michael Phelps, l’atleta più decorato di sempre nelle Olimpiadi, era sull’orlo di commettere suicidio, due anni fa. La sua prestanza atletica e il successo raggiunto gli hanno dato molta attenzione mediatica negli ultimi dieci anni, al punto da essere venerato quasi come un dio dalle riviste sportive; ma Phelps stava in realtà lottando per trovare pace nel suo cuore.

Aveva un vuoto dentro, e provò a placare il suo dolore con le droghe e con l’alcol, entrando in una spirale di depressione. Nel 2009 diventò virale una fotografia che lo ritraeva mentre fumava un bong, costandogli la sospensione dalle piscine per tre mesi. Ma questo non gli ha impedito di andare alle feste e vivere sul filo del rasoio. Anzi, le cose sono peggiorate, culminando nel secondo arresto per guida sotto effetto di stupefacenti in 10 anni. Continua a leggere

Il gioco e Dio. Una breve teologia dello sport

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(dal blog theologhia.com)
 
Se guardiamo gli scritti di alcuni antichi scrittori ecclesiastici, ma anche di qualcuno fra i Padri della Chiesa che ha affrontato il tema gioco-fede, ci troviamo davanti ad affermazioni adamantine di rifiuto. Per cui – specie per chi ama lo sport – siamo tristemente invitati, con la coda tra le gambe, di allontanarci dalla passione per lo sport e dalla prassi sportiva. Nondimeno, fare così sarebbe un grande errore ermeneutico.

Prima di cercare la corretta ermeneutica, è bene guardare qualche affermazione esemplificativa. Tertulliano affermava che chi avesse promesso alla fonte battesimale di rifiutare le opere del diavolo e dei suoi angeli non poteva partecipare alle manifestazioni di natura diabolica. Lo sport, secondo lo scrittore nord-africano, rende furiosi, collerici e litigiosi. Gli schiamazzi e gli scherni ingiuriosi non si conciliano con la mitezza cristiana. Dal canto suo, Clemente Alessandrino considerava l’ippodromo come «sede di disordine e iniquità». Forse nella stessa linea George Orwell considerava lo sport moderno come «una guerra senza fucili» o come «una religione senza i sacrifici»? Continua a leggere