La Cattedrale di Sale di Realmonte

Forse non tutti lo sanno, ma in Sicilia c’è una Cattedrale di Sale. A pochi chilometri dal paese di Realmonte in provincia di Agrigento si trova una delle più grandi ed importanti miniere di sale della Sicilia. Circa 25 km di gallerie realizzate su diversi livelli in cui si estraggono oltre al sale da cucina anche kainite e sali potassici.

Il giacimento di Realmonte formatosi circa 6 milioni di anni fa’ è una delle fonti maggiori di estrazione del sale in Sicilia insieme con le miniere di Racalmuto e Pasquasia. All’interno della miniera di salgemma di Realmonte si possono ammirare delle particolarità geologiche che la rendono unica nel suo genere, a circa 75 mt di profondità si trova il “Rosone”, una serie di cerchi concentrici di salgemma ed altri sali colorati che offre uno spettacolo di esplosività naturale mozzafiato, e la “Cattedrale di Sale”, una vera e propria Chiesa consacrata, scavata e scolpita nel sale dagli stessi minatori a poco meno di 100 mt di profondità e circa 30 mt sotto il livello del mare.
 
La Cattedrale di Sale, fascino e suggestione

Per quanto riguarda la Chiesa, dedicata a Santa Barbara protettrice dei minatori, spesso viene erroneamente immaginata piccola ed angusta poiché nelle viscere di una montagna, è al contrario invece ampia tanto da lasciare sorpresi la maggior parte dei visitatori. Con una capacità di 800 posti a sedere, la Cattedrale del Sale è un esempio di arte unica al mondo, ricca di opere e capolavori come i bassorilievi scolpiti nelle pareti di sale che rappresentano Santa Barbara, la Sacra Famiglia e Gesù crocifisso. Troviamo inoltre due acquasantiere realizzate da unici blocchi di sale, una cattedra vescovile, la mensa e l’ambone, una croce ed un cero pasquale. Continua a leggere

Pilato, a 57 anni dalla scoperta della lapide ritrovato un anello col suo nome

Decifrata la scritta sul manufatto in rame rinvenuto nell’Herodion, la fortezza nei pressi di Betlemme utilizzata dai romani e dal prefetto che mise a morte Gesù

di ANDREA TORNIELLI

(La Stampa, 2.12.18)

Al di fuori dei Vangeli – che ne parlano diffusamente e concordemente – su Ponzio Pilato, il prefetto della Giudea che mise a morte Gesù di Nazaret le notizie vanno cercate con il lanternino. Ma ora una nuova, straordinaria scoperta aggiunge un tassello utile per inquadrare la sua figura: su un anello scoperto alla fine degli anni Sessanta nell’Herodion vicino a Betlemme è stato possibile finalmente decifrare la scritta e questa attesta proprio il nome di Pilato. A leggere le parole sull’anello sono stati due studiosi israeliani.

I quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, gli storici Flavio Giuseppe e Tacito concordano nell’affermare che Gesù è stato condannato a morte e crocifisso durante l’amministrazione di Ponzio Pilato in Giudea, un’informazione, questa, che è rimasta codificata anche nel Credo (sia nella formula niceno-costantinopolitana sia in quella più breve del simbolo degli apostoli: «Fu crocifisso sotto Ponzio Pilato» oppure «Patì sotto Ponzio Pilato»). Sulla base delle informazioni forniteci da Flavio Giuseppe, ma anche da Filone, Tacito, Svetonio, Dione Cassio ed Eusebio, è possibile stabilire che Pilato svolse il suo mandato in Giudea tra il 26 e il 36, o l’inizio del 37 dopo Cristo. Continua a leggere

La sensibilità ecologica? Nasce nel Medioevo

(UCCR, 6.11.15)
 
Una delle ultime falsità creata durante l’epoca illuminista, e che ancora resiste con forza, è la denigrazione del Medioevo come un periodo “buio”. E’ il potere del luogo comune, delle fiction televisive, dei libri scandalistici a mantenere viva questa immagine che, tuttavia, non ha nulla a che vedere con la realtà.

In quest’epoca, infatti, nacque il metodo scientifico (sotto l’ala della Chiesa), sorsero i primi ospedali (sotto l’ala della Chiesa), vennero fondate le prime università volute o finanziate dai Papi, come Benedetto XIV fece con l’Università di Bologna, favorendo così il primo Istituto di Scienze e donando materiale scientifico di sua proprietà (G. Gandolfi, L’instituto delle Scienze di Bologna, CLUEB 2011, pp. 1-9), per la prima volta le donne poterono assumere posti di responsabilità («ad onta dei luoghi comuni sulle sue chiusure, il Medioevo apriva spazi di presenza femminile ai vertici più alti della gestione della cosa pubblica finanche internazionale, irradiantesi dalle corti e dai monasteri affidati per vicende ereditarie e nobiltà di lignaggio alle loro cure»ha spiegato Angelo Varni, ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Bologna).

Con il Medioevo sono nati la laicità e il liberalismo (consigliamo l’ottimo libro di L. Siedentop, docente di Oxford, “Inventing the Individual: The Origins of Western Liberalism”qui recensito). Nel Medioevo è nata l’Europalo ha ben spiegato il noto semiologo Umberto Eco, curatore di quattordici volumi dedicati a «quest’epoca gloriosa», il cui risultato è «quella che chiamiamo oggi Europa, con le sue nazioni, le lingue che ancora parliamo, e le istituzioni che, sia pure attraverso cambiamenti e rivoluzioni, sono ancora le nostre». E’ opportuno quindi precisare, ha proseguito Eco, «che il Medioevo non è quello che il lettore comune pensa, che molti affrettati manuali scolastici gli hanno fatto credere, che cinema e televisione gli hanno presentato». Continua a leggere

«Gesù è risorto? Di certo c’è stato un evento straordinario», lo ammette uno storico laico

Giorgio Jossa e il libro “Voi chi dite che io sia”. Il professore di Storia del Cristianesimo all’Università di Napoli affronta gli eventi successivi alla morte di Gesù e la resurrezione. Un approccio laico ma coerente con i dati storici.
 
(UCCR, 19.10.18)
 
Di Giorgio Jossa, professore di Storia del Cristianesimo e Storia della Chiesa Antica presso l’Università degli Studi di Napoli, abbiamo letto ed apprezzato il libro intitolato Il cristianesimo ha tradito Gesù? (Carocci 2008). Impostazione dichiaratamente laica, quella di Jossa, la quale lo porta comunque a smentire categoricamente che gli apostoli e i discepoli, a partire da San Paolo, si siano allontanati dal messaggio originario del Cristo.

In questi giorni è uscito un secondo libro di Jossa, il titolo è Voi chi dite che io sia? (Paiedia-Claudiana 2018). In attesa di offrire una recensione approfondita, critica o positiva che sia, ci accontentiamo per ora di quella apparsa oggi sull’inserto culturale di Repubblica.

Al di là del controverso e discusso dato sui fratelli e le sorelle di Gesù, l’approccio dello storico italiano si conferma davvero interessante. Tratta dei dati storici sull’infanzia di Gesù, delle testimonianze extrabibliche, della non totale dipendenza dei vangeli sinottici tra loro (Marco, Matteo e Luca) grazie a fonti comuni e specifiche (quindi almeno 3 testimonianze storiche indipendenti su Gesù) e dell’antichissimo racconto della Passione: «E’ una parte molto diversa dal resto del Vangelo, per stile, lingua e contenuto teologico», spiega Jossa. «Vi si riconosce chiaramente una fonte più antica, che potrebbe risalire ad un periodo molto vicino alla morte di Gesù». Argomenti, da noi trattati più volte, che annullano la convinzione di alcuni che i Vangeli sarebbero scritti a troppa distanza dai fatti narrati. Continua a leggere

Foibe. Dopo 73 anni una tomba per le vittime di Tito: “Precedente che farà storia”

La celebrazione solenne ieri al Sacrario di Udine

Recuperati a luglio a Castua, nella fossa comune indicata dai testimoni dell’epoca, erano stati assassinati il 4 maggio del’45 dalla polizia segreta comunista. Tra loro, il senatore Riccardo Gigante
 
(Avvenire, sabato 20 ottobre 2018)
 
Sette uomini. In comune non avevano niente, se non la sventura di passare per la stessa strada di Fiume lo stesso giorno, il 4 maggio del 1945. A guerra era finita, la polizia jugoslava di Tito scatenava il terrore e quella sera, tra le centinaia di altri italiani che spariranno nel nulla, trascinò via da casa il senatore Riccardo Gigante. Gli altri sei li rastrellò sulla via mentre lo trasferivano a Castua, a 12 chilometri da Fiume, e poco dopo i loro corpi giacevano insieme in una fossa comune rimasta sconosciuta fino a oggi: invano i loro cari hanno supplicato, per oltre 70 anni nessuno ha più saputo nulla di loro, desaparecidos come altri 650 fiumani, trucidati in tempo di pace dalla repressione comunista e privati anche di una tomba. Fino a ieri mattina.
 

“Dal 1992 alla ricerca di quei corpi”

Forte la commozione ieri a Udine, quando le sette urne avvolte nel Tricolore hanno ricevuto gli onori solenni e hanno finalmente trovato la pietà cristiana di una sepoltura nel Sacrario di San Nicolò. Il ritrovamento delle sette salme, avvenuto a luglio nei boschi di Castua (allora Italia, oggi Croazia), è un fatto epocale, sia per l’inedita forte collaborazione tra autorità italiane e croate che lo ha reso possibile, sia per gli scenari di futura sinergia che da oggi si potrebbero aprire per il recupero di migliaia di nostri connazionali scomparsi nelle Foibe. «Sono tanti gli attori di questa operazione senza precedenti, partita addirittura dagli anni ’90 e solo ieri giunta a soluzione – spiega Giovanni Stelli, presidente della Società di Studi Fiumani di Roma –. Il primo merito va al mio predecessore Amleto Ballarini, che dal 1992 a oggi ha indagato personalmente e ha scritto decine di lettere al ministero della Difesa italiano perché si adoperasse per l’individuazione della fossa comune». Sembrava un’utopia, non solo a causa della censura che in Italia come nei Paesi della ex Jugoslavia ancora copriva gli eccidi di Tito, ma anche per la fitta nebbia che dopo decenni rendeva impossibile ogni ricerca.  Continua a leggere

I cristiani e la distruzione della Biblioteca d’Alessandria: storia di un falso mito

La Biblioteca d’Alessandria e il Serapeo distrutti dai cristiani? La leggenda nera è avvallata dal libro “Nel nome della croce” di Catherine Nixey, ma è un falso storico creato da Edward Gibbon nel ‘700.
 
(UCCR, 12.10.18)
 
Nel giugno scorso abbiamo raccolto numerosi commenti critici di affermati storici al nuovo libello anticristiano che ha scatenato le polemiche negli Stati Uniti. L’autrice è una critica d’arte, priva di titoli storici, di nome Catherine Nixey e il suo libro è arrivato velocemente anche in Italia: Nel nome della croce. La distruzione del mondo classico (Bollati Boringhieri 2018).

La Nixey non fa altro che riprendere il lavoro del polemista Edward Gibbon (1737-1794), tentando di incolpare i cristiani di aver ucciso la civiltà classica. Il suo libro è stato recensito per La Stampa da un altro non-storico, Giorgio Ieranò, che insegna Letteratura greca all’Università di Trento e si occupa solitamente di mitologia e di teatro antico. E Ieranò è cascato in pieno nella mitologia anticristiana raccontata dalla Nixey, seppur ritenendola esagerata e negando il «genocidio culturale» che l’autrice vorrebbe addossare ai cristiani.
 
DISTRUZIONE DELLA BIBLIOTECA D’ALESSANDRIA.
Una parte consistente del volume si concentra sulla distruzione della Biblioteca d’Alessandria d’Egitto. Ecco come la riporta Ieranò nella sua recensione«Nel 392 una folla di cristiani inferociti assale il Serapeo di Alessandria d’Egitto, uno dei templi più splendidi di tutto il mondo antico, riducendolo ad un cumulo di macerie e devastandone la gloriosa libreria». Come si evince, la Nixey -al contrario del suo mentore Gibbon-, non parla della grande Biblioteca d’Alessandria ma del Serapeo d’Alessandria (o Tempio di Serapide), due cose diverse come vedremo. Continua a leggere

Il Papa in Lituania, dove inginocchiarsi significava sfidare l’ateismo del KGB

Il viaggio del Papa in Lituania, tra i corridoi della follia ateo-comunista. Ma «nessuna repressione del KGB è riuscita a sopprimere la fede», ha detto la presidente lituana, Dalia Grybauskaitė.
 
(UCCR, 25.09.18)
 
L’altro ieri Papa Francesco faceva il suo ingresso nell’ex sede del Kgb durante l’occupazione sovietica della Lituania, oggi Museo delle Occupazioni e delle lotte per la libertà. Accompagnato dal vescovo di Vilnius, mons. Gintaras Grusas, si è addentrato nelle stanze delle torture, dove i membri della resistenza venivano interrogati, detenuti, seviziati.

Il 20% del clero del paese, tra il 1944 e il 1960 fu arrestato, deportato o ucciso, condividendo così il destino di migliaia di concittadini. Si opponeva ad un regime ateo e ostile, che negava Dio e l’uomo. Francesco ha oltrepassato la soglia della stanza dove avvenivano le esecuzioni, attraversato i luoghi del sacrificio dei tanti martiri per la libertà e la giustizia (140.000 lituani furono vittime delle deportazioni decretate da Stalin) e firmato il libro d’onore, invocando il dono della pace e della riconciliazione per la Lituania. La veste bianca del Papa ha sfiorato le anime massacrate dalla follia dell’odio, restituendo uno dei momenti più intensi e commoventi della visita nei paesi baltici.

Vi furono notti di urla e torture in quella stanza di morte, prima utilizzata dai nazisti e poi dal Kgb. E’ improbabile che qualcuno avrebbe mai immaginato la presenza del capo della Chiesa cattolica in quei corridoi. Dominio russo, occupazione nazista e poi quella sovietica: l’indipendenza della Lituania fu davvero vista come una liberazione. «Nessuna repressione del KGB è riuscita a sopprimere la fede»ha detto la presidente lituana, Dalia Grybauskaitė, accogliendo il Pontefice. «La Santa Sede ha sempre appoggiato l’idea della Lituania libera. È stato tra i primi a riconoscere la nostra indipendenza incoraggiando così anche altri stati a farlo. Poi, negli anni dell’occupazione, ha preservato l’ambasciata della Lituania indipendente, auspicio e promessa della libertà. E così la speranza si è realizzata». Continua a leggere