Anche oggi un angelo era sul mio cammino

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di don Maurizio Patriciello

da Avvenire 29 aprile 2017
 
«Manda, Signore, un angelo sul mio cammino», prego uscendo di casa la mattina. E l’angelo arriva sempre. A volte è bello, luminoso, leggero come un alito di vento. Emana un profumo inconfondibile, ha lo sguardo buono e il sorriso sulle labbra. Quando parla, canta: la sua voce ha il suono dell’acqua che sgorga da una polla di montagna. Lo guardi e, rapito dalla sua bellezza, lo implori: «Portami con te, fammi riposare negli atri della casa del mio Dio». Altre volte, invece, fai fatica a riconoscere il messaggero di Dio. Si camuffa, si traveste, si nasconde. Sembra quasi che non voglia essere disturbato. È scontroso, parla con fatica. Non profuma, non sorride. Occorre molto discernimento per dire «è lui».

Ma l’angelo viene, porta con sé un sacco traboccante di speranza e te lo dona. «Troppo poco», dicono gli ingenui, convinti che siano le cose a riempire il cuore. Non è vero. Nella vita puoi anche fare a meno di viaggiare, vestire alla moda, divertirti, ma mai puoi rinunciare alla speranza. Continua a leggere

Giusy Versace: «Ho perso le gambe ma Dio mi ha regalato talmente tante cose che oggi farei peccato a lamentarmi»

di Silvia Lucchetti
 
Un inno alla vita attraverso la testimonianza di fede della campionessa paralimpica
 
Ho trascorso il sabato pomeriggio sul divano a riposarmi, mi sono presa l’influenza in pieno aprile – la più antipatica – , il proverbio dice: “Aprile dolce dormire”, ma lo tradurrei nel mio #mood del momento: “Aprile dolce tossire!”.

Comunque mentre facevo zapping per trovare qualcosa di carino da vedere in TV, e mi lagnavo con mio marito con frasi tipo “perché non mi fai compagnia qui sul divano invece di sistemare il giardino?”, ho trovato su Rai1 Giusy Versace. Lei ha quegli occhi che ti colpiscono, scuri e accesissimi, due lucciole, e sempre umidi, come se avessero dentro il riflesso dell’acqua. Mi è venuta subito voglia di ascoltarla. Intanto i fazzolettini li avevo già a portata di mano per il raffreddore…

Era ospite della trasmissione “A Sua immagine”, condotta da Lorena Bianchetti, e nel momento in cui mi sono sintonizzata ha detto: Continua a leggere

Giornata mondiale persone Down. «Quel terrore prima del parto. Ma ha vinto la bellezza»

La piccola Maritè con la madre Veronica

La storia di Maritè e della sua mamma Veronica: la tentazione dell’aborto, la svolta e un inno alla vita condensata in un libro.
 
Maritè non è un nome moderno, è un diminuitivo di Maria Antonietta. Maritè è una bambina di cinque anni e vive a Napoli. Maritè è la più piccola della famiglia e ha due sorelline. Maritè frequenta la scuola materna, ama la danza e pratica il nuoto. Maritè ha la sindrome di Down. Ventinove luglio 2011. Manca circa un’ora al parto, epilogo di una gravidanza già molto complicata, quando Veronica Tranfaglia viene informata delle condizioni di salute di chi porta in grembo. «Terrore, ecco, ho provato terrore – racconta –, perché era la prima volta che mi approcciavo al mondo Down e per la schiettezza con cui i medici mi presentarono la situazione, dicendomi: ‘C’è una trisomia del cromosoma 21’. Lì capii che la mia sarebbe stata una missione che non avevo scelto, per tutta la vita…».

La mamma di Maritè, sino all’estate di sei anni fa, aveva le idee molto chiare sulle «difficoltà enormi di crescita» per un feto con simili caratteristiche, tanto da considerare «normale» che «nel 96% dei casi si decide consapevolmente di non portare avanti la gravidanza». Ma la farmacista di origini salernitane si spinge oltre: «Sarò sincera, la Veronica di quei tempi, se avesse saputo in tempo utile, avrebbe accampato qualche scusa e di certo abortito». Continua a leggere

Lettera di un giovane disabile. Appello ai politici. «L’eutanasia mi fa paura»

La lettera ad Avvenire del giovane Lorenzo Moscon. Un appello ai politici per la difesa della vita
 
Caro direttore,

le invio questa missiva, indirizzata ai capigruppo di Camera e Senato, con la speranza che mi aiuti a far sentire la mia voce.

«Agli illustrissimi signori capigruppo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Sono uno studente universitario di 23 anni affetto dalla nascita da una triplegia spastica a causa della quale sono disabile al 100%, costretto su di una sedia a rotelle. Mi rivolgo a voi attraverso questa lettera, poiché ho appreso che in questo periodo inizia un dibattito in sede parlamentare sul tema dell’eutanasia, e questa notizia ha destato in me un sincero timore. La World Medical Association nel 1987 definì l’eutanasia come segue: “Atto volontario con cui si pone deliberatamente fine alla vita di un paziente, anche nel caso di richiesta del paziente stesso o di un suo parente stretto”: dunque anche nel caso di richiesta, da parte del paziente, di realizzare nei suoi riguardi un abbandono terapeutico, la cessazione di terapie adeguate.  Continua a leggere

L’appello di Matteo, 19 anni, disabile gravissimo. “Dj Fabo, non andare a morire”

Nel blog di Matteo c'è tanta luce

di Lucia Bellaspiga

Avvenire, 25.02.17

Non parla, non cammina, non fa nulla da solo a causa di un’asfissia alla nascita. Ma all’uomo che chiede l’eutanasia dice (sfiorando una tastiera): “Noi possiamo pensare e il pensiero cambia il mondo”
 
Tenere dietro alla velocità con cui la mano di Matteo vola da una lettera all’altra sulla tavoletta di legno è impossibile per chi non sia allenato come sua madre: aveva 6 anni quando ha iniziato a comunicare in questo modo con il mondo, dimostrando che dietro il presunto vegetale (così lo definivano i neurologi) c’era un’acuta ironia, e da allora è diventato un razzo. Mamma Ivana gli regge il polso e legge ad alta voce i pensieri che lui “scrive”. Ed è così che il ragazzo si presenta accogliendoci nella sua casa di Milano, zona San Siro: «Mi chiamo Matteo Nassigh, ho 19 anni e sono uno che pensa». Non c’è male.   Continua a leggere

Confessione di un ex-abortista

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del dr. Bernard Nathanson
 
Sono personalmente responsabile di aver eseguito 75.000 aborti. Ciò mi legittima a parlare con autorevolezza e credibilità sull’argomento. Sono stato uno dei fondatori della National Association for the Repeal of the Abortion Laws (NARAL), nata negli Stati Uniti, nel 1968. A quel tempo, un serio sondaggio d’opinione aveva rilevato che la maggioranza degli Americani era contraria a liberalizzare l’aborto. In capo a soli 5 anni, noi riuscimmo a costringere la Corte Suprema degli Stati Uniti ad emettere la decisione che, nel 1973, legalizzò l’aborto completamente, rendendolo possibile virtualmente fino al momento del parto.

Come ci riuscimmo? È importante capire le strategie messe in atto perché esse sono state utilizzate, con piccole varianti, in tutto il mondo occidentale al fine di cambiare le leggi contro l’aborto. Continua a leggere

Il racconto. «Stavo già per essere abortito… Invece sono qui grazie a un film»

«Stavo già per essere abortito... Invece sono qui grazie a un film»

«Una verità che purtroppo un giorno mi è sbattuta sulla faccia». Oggi Luca accoglie 70 persone fragili, tra cui 32 donne che volevano abortire: «Sono nati 32 bambini»
 
di Lucia Bellaspiga

(da  Avvenire, 5.02.17)
 
Se sua madre quella sera non fosse andata al cinema, o se in cartellone ci fosse stato un qualsiasi altro film, Luca Mattei oggi non sarebbe vivo. E nessuno (eccetto forse lei) lo piangerebbe morto: non sarebbe neanche nato. Venuto al mondo per il rotto della cuffia, Luca era già pronto in rampa di lancio per essere abortito, uno dei 100mila desaparecidos che ogni anno in Italia spariscono in silenzio. La storia è sempre quella: un uomo che volta le spalle, una donna sola, la maternità vista come un peso impossibile, l’illegalità di chi per legge (la 194) dovrebbe garantirle ogni supporto e invece emette un frettoloso certificato di morte. «Mio padre se ne andò di casa appena seppe che mia madre mi aspettava – racconta Luca, nato in Piemonte 35 anni fa –, così io crebbi senza di lui e a 7/8 anni cominciai a sentirne forte la mancanza. Notavo che con mia sorella maggiore, che lo aveva avuto in casa fino a 5 anni, per lo meno aveva un rapporto, con me nulla, il che mi rendeva un bambino molto triste, anche se mia madre invece mi ricolmava di attenzioni.  Continua a leggere

Mario Trematore, la conversione del pompiere che salvò la Sindone

La conversione del pompiere ateo che salvò la Sindone

Nella notte fra l’11 e il 12 aprile 1997 nella cappella del Guarini, posta tra la Cattedrale di Torino e Palazzo Reale, scoppia un devastante incendio. Lì vicino è posta la Sacra Sindone, che viene presto raggiunta dalle fiamme. Soltanto il tempestivo intervento dei pompieri riuscì ad evitare il peggio.

Fallita ogni possibilità di aprire la teca in cui è riposta, uno dei vigili del fuoco si prende la responsabilità di frantumarla con una mazza. Passano quindici minuti di colpi e cristalli frantumati, poi all’1:30 la reliquia viene estratta.

Il nome di quell’eroico pompiere è emerso lentamente, si chiama Mario Trematore, ed è lui nelle foto e nei video a portare in spalla la Sindone fuori dal duomo. «In 22 anni di lavoro pensavo di averne visti tanti di incendi, ma uno così terrificante da gelarti il sangue nelle vene non mi era mai capitato», ha dichiarato in un’intervista recente. «Ancora oggi non so spiegarmi cosa sia successo. Non avevo pensieri né per il capolavoro del Guarini, né per l’uomo muto della Sindone. Avevo altro in mente: la mia vita e quella dei miei colleghi. È stato faticoso, ma dentro di me sentivo una forza che non era umana». Continua a leggere

Perché volere che un bambino handicappato viva?

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Avra’ una vita felice o infelice? Questo non dipende dalla gravita’ del suo handicap. Non dipende neppure dal numero di cellule del suo cervello. Dipende da Chi la circonda, perché l’essenziale per essere felice – per lui, come per ciascuno di noi – è amare ed essere amato.

Il bambino non conosce tutto il dramma vissuto attorno a lui, ma lo percepisce con tutte le fibre del suo essere. Attraverso la tonalità della voce, la dolcezza o l’indifferenza dei gesti, la tranquillità o l’angoscia con cui gli si sta accanto. Egli capisce di essere accolto o rifiutato.

Anche l’handicappato più grave, se lo crediamo, è una persona. Quanti genitori – come il filosofo Emmanuel Mounier di fronte alla sua piccola Francesca, la cui intelligenza sembrava completamente spenta – hanno percepito una presenza che li chiama ad un amore, ad una speranza, ad una tenerezza più grandi. Continua a leggere

Don Fabio Rosini: «Cari giovani, saper pregare è la via della felicità»

Don Fabio Rosini, 55 anni, biblista (Siciliani)

(da Avvenire, 14 gennaio 2017)

A Roma il sacerdote è da anni punto di riferimento per tanti ragazzi. Suo il best seller «Solo l’amore crea»

Siamo nel cuore di Roma. Dalle finestre della chiesa delle Santissime Stimmate di San Francesco osserviamo in silenzio largo Argentina. C’è il sole. Siamo qui per incontrare don Fabio Rosini e per trovare una risposta a tante domande. Perché questo sacerdote severo, ma anche pieno di umanità, è da anni un punto di riferimento per tanti ragazzi della capitale? Perché le sue catechesi sono così partecipate, così apprezzate, così “contagiose”? Perché il suo primo libro, Solo l’amore crea, resta in testa alle classifiche da settimane senza nessuna vera promozione? Don Fabio non ama le interviste. Teme di non essere capito. Di apparire diverso da quello che è. Noi apriamo il suo libro e leggiamo una paginetta scritta in corsivo. È la dedica alla mamma e al papà che non ci sono più. «… Da loro ho avuto tante buone certezze, i migliori insegnamenti, eppure con loro sono stato ignorante e cattivo, li ho addolorati, offesi e spazientiti. Ma nessuno ha pregato per me più di loro. I conti non tornano». Continua a leggere

Zero positivo: più forte della morte è l’amore

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La recensione di un libro indipendente: una biografia di una mamma che ha scelto la vita contro tutto
 
Cristina, giovane madre, al quinto mese di attesa del secondo figlio, scopre di avere una leucemia fulminante. Il suo cuore non ha dubbi: prima di tutto la vita del piccolo. Inizia così la terapia particolare nella speranza di non danneggiare il bambino, che ostinatamente resiste e fa forza a sua madre.

In uno dei primi giorni d’isolamento in ospedale, Cristina si guarda inavvertitamente allo specchio: «La vera scoperta era la mia immagine, la prova evidente della mia condizione: mi potevo vedere così, spoglia di ogni dignità, di ogni resto d’orgoglio […] mi sembrava di vedere solo un corpo senza volto, senza un’identità chiara […] Ero la spettatrice imbavagliata del mio dolore» (p. 22). Continua a leggere

Le consigliarono l’aborto selettivo, ora festeggia il diploma dei 5 gemelli

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A 28 anni scoprì di attendere cinque figli e contro il parere dei medici portò avanti la gravidanza per tutti. Oggi tre dei figli sono militari, altri due diventeranno medici
 
di Cristina Marrone
(Corriere della Sera, 14.12.16)
 
«Avevo già due figli, ma all’età di 28 anni ho scoperto di essere incinta di cinque gemelli. Il mio medico mi ha subito parlato di aborto selettivo. Con mio marito Mark abbiamo detto no. Ci hanno mandato da un altro specialista che più volte ci ha invitati a rinunciare a due o tre bambini. Ma alla fine noi abbiamo scelto la vita e ora, 20 anni dopo mi guardo indietro e non posso immaginare la nostra vita senza qualcuno di loro». Susan Thompson, americana, oggi ha quasi 50 anni e ha scelto di condividere sulla pagina #LoveWhatMatters su Facebook la sua storia postando due immagini forti: la prima è un’immagine sfocata in bianco e nero dell’ecografia dei cinque bambini non ancora nati, la seconda è la foto dei cinque figli, ormai ragazzi, nel giorno in cui si diplomano alla scuola superiore. Continua a leggere

Centri aiuto alla Vita. Ogni mese mille bimbi salvati grazie ai Cav

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Al 36esimo convegno nazionale dei Centri aiuto alla Vita il bilancio di dieci anni di attività. E una sorpresa: sempre più volontari giovani.
 
Centoventimila sono gli abitanti di una città come Siracusa o Pescara. Altrettanti sono gli italiani che negli ultimi 10 anni erano destinati a morte certa e invece si sono salvati: bambini che dovevano essere abortiti, ma che grazie ai Centri di aiuto alla Vita (Cav) sono nati. Una lotta contro i mulini a vento, se la si guarda dalla parte sbagliata, cioè quella di un aborto che avviene ogni 25 secondi nel mondo, ma i volontari del Movimento per la Vita (Mpv) si ostinano a guardarla dalla parte giusta, quella di 1 bambino che ogni 2 minuti riesce a scamparla e a vedere la luce grazie al loro aiuto. Silenzioso e concreto. Tanto da attrarre, in tempi non proprio favorevoli, forze giovani pronte a mettersi in gioco dalla parte della vita.

«Di questi temi non mi interessavo proprio – racconta Matteo Cioè, 24 anni, responsabile giovani del Mpv del Lazio, anche lui a Bibione per il 36° Convegno nazionale dei Cav –, poi ho conosciuto ‘Uno di noi’, la raccolta di firme a livello europeo per i diritti del concepito, e mi sono reso conto che davvero l’embrione è già un essere umano. Da quel momento ho capito che non si può restare inerti e questa realtà mi ha assorbito totalmente». Non è facile parlarne con i coetanei, ma l’esperienza nelle scuole dove va a presentare i progetti è positiva, «bisogna avere argomenti e chiavi di comunicazione». Continua a leggere

Come evitare che il diavolo ci metta “in saccoccia”. Un ricordo del padre Amorth

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di  Aldo Maria Valli
 
«Sia lodato Gesù Cristo!». Salutava sempre così il padre Gabriele Amorth. Stare in sua compagnia provocava una sensazione un po’ strana. Da un lato, considerata la sua abitudine a trattare con il diavolo, era inevitabile restarne inquietati. Dall’altro però era anche consolante. Perché il padre Amorth più che del diavolo parlava di Dio, e sempre come di un padre amoroso.

Amorth, conosciuto come l’esorcista più celebre e quindi come uno che si occupava di cose cupe, in realtà esaltava la vita. Ma non in modo generico o sentimentale. L’origine, la fine e il significato della vita umana: questo gli interessava.

Ricordo quando difendeva la creazione divina. La vita, diceva, nasce da Dio. Gli scienziati dicono che c’è stata una particella iniziale e poi l’evoluzione, fino alla scimmia e all’uomo, ma prima? La questione sta sempre in quel prima.

Per lui la vita era dono. C’è forse qualcuno che ha chiesto di venire al mondo? No. Tutto è dono, ma oggi lo vogliamo rifiutare. Milioni di bambini uccisi con l’aborto, diceva, rappresentano un tremendo rifiuto del dono di Dio. Continua a leggere

Suor Anna Nobili: ex cubista, ora prega Dio a passo di danza

Suor Anna Nobili

L’articolo è un po’ datato ma ho avuto modo di conoscere in questi giorni la bella storia di Suor Anna Nobili e non posso non condividerla qui.

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(da Aleteia)

Quarantenne milanese, ha dato vita alle porte di Roma a una scuola di ballo per educare a lodare il Signore anche col corpo
 
Anna Nobili da giovane balla come cubista nelle discoteche di Milano. Era il tempo della vita facile, delle “notti brave”. La vita spesa tra i piaceri passeggeri in locali trendy come l’Hollywood e il Rolling Stone. Gli incontri, tanti. Poi l’avvicinamento alla fede e la scoperta della vocazione. A 28 anni entra nella congregazione delle Suore operaie della santa casa di Nazareth.

In una notte di Natale – si legge nel quinto numero di “Credere” –, sentendo le campane e il clima di festa, entra nella parrocchia di Sant’Eustorgio. Qualcosa in lei si scioglie, viene toccata nell’intimo dalla grazia, si sente amata così com’è; con i suoi abiti vistosi e il suo trucco marcato: “Lì ho incontrato Dio la prima volta, lì ho conosciuto il suo amore ed è iniziato il mio cammino”. Continua a leggere

“Mi hai suggerito di abortire mia figlia Down, ma ogni bambino è perfetto”. Una mamma scrive a un medico

Child of Courtney Baker

Ha colpito l’opinione pubblica la lettera di Courtney Baker, giovane mamma americana, che demolisce la “cultura dello scarto” contro i bambini Down
 
Pochi giorni fa Firenze ha ospitato i Trisome Games, evento dedicato esclusivamente ad atleti con sindrome di Down. Dal calcio al tennis, dal nuoto al judo, oltre mille giovani affetti da questa anomalia cromosomica in rappresentanza di 36 Paesi si sono affrontati dando prova di lealtà sportiva ed agonismo.

Suggestiva, durante la cerimonia d’apertura, la sfilata degli atleti in piazza della Signoria, tra bandiere al vento e sorrisi a cui ha fatto da sfondo il tripudio artistico che offre questo luogo.

Guardando questi giovani Down sfilare, soprattutto quelli sotto le insegne di alcuni Paesi occidentali, è lecito domandarsi se non si tratti di sopravvissuti a una sorta di sterminio eugenetico in atto. Continua a leggere

Davvero il mondo sarebbe un posto migliore senza queste persone?

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E’ davvero insolito che un quotidiano come il Daily Mail, con più di due milioni di copie vendute al giorno e al dodicesimo posto al mondo in termini di diffusione (quindi “piace alla gente che piace”), pubblichi il drammatico articolo di Dominic Lawson, capace di provocare seriamente la coscienza delle masse.

Il National Screening Committee, si legge, ha autorizzato un nuovo esame del sangue per le future mamme (chiamato Non-Invasive Pre-natal Testing o NIPT), che ha quasi il 99% di efficacia nel rilevare se un bambino non ancora nato è affetto dalla sindrome di Down, andando a rilevare direttamente composizione del DNA del nascituro.

Lawson, padre di una figlia con sindrome di Down, ha spiegato di aver letto molto entusiasmo sui quotidiani anglosassoni, addirittura c’è chi ha espresso gioia per la definitiva «eliminazione della sindrome di Down». Continua a leggere

Sapete cos’è accaduto al bambino di questa famosissima foto?

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La testimonianza della famiglia, dei medici, del fotografo e del bambino che appare in questa immagine emozionante
 
Samuel Alexander Armas ha 16 anni e abita a Douglas County, vicino ad Atlanta (Georgia, Stati Uniti). È nato il 2 dicembre 1999, e in quel momento era già diventato famoso a livello mondiale per la “mano della speranza”, una fotografia diventata un’icona della difesa della vita nel grembo materno.

Il 7 settembre 1999, il quotidiano statunitense USA Today ha pubblicato la fotografia di Samuel che teneva la mano fuori dall’utero materno e stringeva quella del chirurgo, il dottor Joseph Bruner. 

Quando è stata scattata la fotografia, il 19 agosto 1999, il dottor Bruner aveva completato una procedura storica: un intervento chirurgico su un bambino di appena 21 settimane di gestazione. Il fotografo, Michael Clancy, stava coprendo l’evento per una commissione speciale di USA Today. Continua a leggere

«Lo sapevi già.. quando eri incinta?»

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“Semplicemente una mamma”, il libro di Annalisa Sereni che racconta cosa significa vivere con sette figli, di cui uno down
 
«Avere 7 figli ti rende una persona un pochino fuori dall’ordinario. Avere 7 figli con lo stesso marito ti fa quasi sembrare un’aliena. Averne 7 con lo stesso marito e uno con la sindrome di Down ti qualifica, decisamente, come una pazza». Riassume così la sua vita Annalisa Sereni, autrice di Semplicemente una mamma (San Paolo, 12 euro, 92 pagine), abituata a parlarne sulle pagine del suo blog. Una vita fatta da tre “m”, quelle dell’essere moglie, mamma e medico. Una vita frenetica nonostante le gravidanze, non sempre facilissime, caratterizzate da nausee totalizzanti: non vissute nel riposo di Kensington Palace come faceva Kate Middleton, ma nel trambusto dell’ambulatorio dove lavora, tra un paziente e l’altro.

DEVI PRENDERE UNA DECISIONE. Anche la settima gravidanza sembrava procedere con il solito copione, e Annalisa si stendeva sul lettino per l’ecografia senza aspettarsi niente di nuovo dalle precedenti, curiosa solo di sapere di che sesso sarebbe stato questo settimo figlio, dopo ben cinque femmine. Non aveva mai effettuato diagnosi prenatali, nemmeno non invasive, e non l’avrebbe fatto nemmeno per questa settima gravidanza, se non fosse stato per l’avventatezza di uno specializzando. Continua a leggere

Dove le parole non riescono a farlo, è la musica a parlare

“Credo dal profondo del mio cuore che la bellezza può salvare il mondo”

Jimmy Mitchell

Questo giovane artista cattolico indaga i misteri della fede attraverso delle composizioni originali per pianoforte

Mi sono trovato nel posto più bello al mondo, grazie ai consigli di un caro amico. Mi ha portato nel B&B di sua nonna a Sintra, in Portogallo; il suo caldo sorriso e il suo cordiale saluto hanno mostrato la sua anima tenera. Mi ha offerto una tazza di tè e mi ha invitato a sedermi. “Voglio condividere con te la storia della mia conversione”, ha detto. Ma invece di sedersi accanto a me, è andata a sedersi sullo sgabello del pianoforte a coda che era nella sala d’ingresso.

La musica non mi aveva mai parlato, prima di quel momento. Ho sentito molti pezzi strumentali meravigliosi; sono cresciuto in una casa dove la musica ha sempre riempito lo spazio tra le mura domestiche. La musica mi faceva addormentare, mi spingeva a ballare o mi guidava alla preghiera, ma non mi aveva mai parlato come il pezzo che ho sentito in quella casa a Sintra. Continua a leggere

“Dimmi una parola”: una canzone per il Giubileo della Misericordia

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Intervista ad Andrea Piccirillo, autore con Massimo Versaci della canzone “Dimmi una parola”, brano scritto per il Giubileo della Misericordia

di Anna Fusina

Andrea Piccirillo è un giovane cantante, autore e compositore laureato al DAMS di Torino. Nel suo percorso artistico e di formazione professionale si conta la partecipazione a numerosi eventi, in collaborazione con Hope Music, ed a diverse rappresentazioni teatrali. I suoi brani si muovono tra pop e Christian Music.
Andrea Piccirillo organizza anche laboratori musicali e percorsi formativi per le scuole e per gli oratori, con l’obiettivo di far diventare la musica uno strumento di incontro educativo, di relazione e di crescita. Tra le varie attività che svolge nell’ambito educativo-artistico c’è anche quella di actor-coach per i bambini del programma di RAI YOYO “Le storie di Gipo”. Continua a leggere

“Lettere a una moglie”

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“Lettere a una moglie. Ovvero la genesi del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif” di Giuseppe Signorin
 
Si può fare. Un matrimonio felice, in un’età in cui la maggior parte dei giovani sono ancora parcheggiati all’università o alle prese con le serate “da sballo”, si può fare.
La prova – non l’unica, per fortuna – è il libro Lettere a una moglie. Ovvero la genesi del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif, scritto dal punk barbuto Giuseppe Signorin per i tipi di Berica Editrice, e inserito nella neonata collana “Uomovivo”.

Nell’intento iniziale dell’autore, il testo voleva essere una raccolta di lettere umoristiche scritte all’ex fidanzata – oramai moglie – Anita nel corso del primo anno di matrimonio: un regalo da consegnarle nella data del primo anniversario, per strapparle un sorriso (… e forse anche per dimostrarle il suo amore o almeno per tentare di giustificare il fatto che, di quando in quando, passava del tempo a scrivere). Continua a leggere

Ecco quanta vita può sgorgare perfino dalla più ingiusta delle sofferenze, il dolore innocente

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di Benedetta Frigerio
 
“Nati per vivere”, il libro fotografico che racconta il reparto di ematologia pediatrica al San Gerardo di Monza. Dove l’alleanza tra medici, malati e genitori è un’arma potente quanto le più moderne terapie. Intervista al primario Momcilo Jankovic
 
Mentre altrove si pensa di risolvere l’ingiustizia del “dolore innocente” con l’eutanasia infantile, in Italia c’è ancora chi si spende per affiancare i piccoli malati in una lotta per la vita che è impossibile vincere da soli. È la battaglia che il dottor Momcilo Jankovic, primario del day hospital di ematologia pediatrica dell’ospedale San Gerardo di Monza, ingaggia ogni giorno «con tutto il reparto, i bambini e le famiglie», come spiega lui stesso a tempi.it. A raccontarlo è ora anche un libro fotografico, Nati per vivere (edizioni Contrasto, 61 pagine, 16 euro), che nasce dall’esperienza e dalla tenacia di Jankovic, dallo sguardo del fotografo Attilio Rossetti (sue le foto che corredano questo articolo) e dall’impegno dell’Associazione Comitato Maria Letizia Verga, cui sarà devoluto il ricavato, e della Fondazione Magica Cleme, entrambe attive nel sostegno a chi cerca la guarigione. Continua a leggere

Il Broker di Dio

Il Broker di Dio

(dal blog mienmiuaif)
 
I Mienmiuaif sapevano di vivere nel vicentino ma non sapevano che nel vicentino ci fossero così tanti artisti/musicisti per cui la fede è una cosa importante e non solo un “di più”… Fra questi abbiamo da poco conosciuto Lorenzo Belluscio, il Broker di Dio…
 

Identikit

Ho 24 anni, sono laureato in Economia aziendale e lavoro in una società di brokeraggio assicurativo di Vicenza. Nel tempo libero però sono un cantante di ispirazione Cristiana. Questa scelta non è nata da un giorno all’altro, anzi, è frutto di un percorso musicale durato un po’ di tempo.
Ho iniziato a cantare grazie a mio papà che mi ha spinto quando avevo 15 anni a prendere le prime lezioni di canto (nella fattispecie canto lirico). Sono entrato poi a far parte dei cori della parrocchia e lì ho cominciato ad avvicinarmi e ad amare sempre di più i pezzi liturgici, sia le arie sacre che i pezzi più leggeri e popolari. Continua a leggere