Noi siamo accanto a Flavia. Da Milano risposta all’appello per una giovanissima mamma

Da Milano risposta all'appello per una giovanissima mamma

Caro direttore, abbiamo letto su ‘Avvenire’ di lunedì 23 ottobre il toccante e puntuale articolo di don Maurizio Patriciello sulla storia di Flavia
 
di Paola Bonzi
 
Caro direttore,
abbiamo letto su ‘Avvenire’ di lunedì 23 ottobre il toccante e puntuale articolo di don Maurizio Patriciello sulla storia di Flavia. Siamo le donne e gli uomini che animano il Centro di aiuto alla vita Mangiagalli di Milano e, senza falsi pudori, le diciamo che quell’articolo avremmo potuto scriverlo noi, esattamente con le stesse parole, gli stessi sentimenti, le stesse emozioni e qualche volta la stessa civilissima rabbia. È proprio così: la legge 194 non viene attuata nella parte positiva; viene presa per la «legge dell’aborto», ma è anche quella stessa legge che vuole proteggere la maternità difficile.

E quest’ultima parte positiva è assolutamente disattesa. Il nostro modo di accogliere le donne in difficoltà è davvero quello di ascoltarle attivamente, di stare in silenzio davanti ai loro drammi, di non esprimere nessun tipo di giudizio negativo, ma semplicemente offrire noi stessi, «servi inutili» perché la vita che è in ognuna di loro possa essere accettata e, quindi, fiorire. Ha ragione Flavia di voler stringere tra le braccia il suo bambino. Si tratta della libertà di far nascere, cosa che troppe volte non viene presa in nessuna considerazione. Libertà di abortire invece sì, e la si proclama la «libertà della donna»: questo è il pensiero corrente; ma la libertà di diventare madre sembra non interessare a nessuno tra quelli che hanno potere. Noi siamo con Flavia. Per lei e per il suo bambino. Continua a leggere

Michelle Hunziker “Prigioniera di una setta per 5 anni. Ora vi racconto perché”

Uscita da questo incubo nel 2006 ora lo racconta in un libro
 
di Paola Belletti
 
Michelle Hunziker è un volto noto  da tempo a tutti gli italiani e non solo. Di origini svizzere si trasferì vicino a Bologna a 16 anni.

Bella ed energetica ha sempre interpretato un femminile sensuale ma misurato (si, sì ci ricordiamo tutti le rotondità alla fine di quella lunga Treccia, nelle gigantografie esposte dietro gli autobus o affisse sui palazzi. Era giovanissima).

Simpatica, spiritosa, in grado di cantare, ballare, recitare, condurre o fare da spalla. Qualche imitazione o personaggio caricaturale, anche piuttosto riusciti. Trasmette e dichiara un’immediata simpatia per la vita e tutto ciò che essa comporta.

Un divorzio famoso alle spalle, un periodo poco chiaro che lo ha preceduto, ora appare più sicura, serena. Sposata in seconde nozze con Tomaso Trussardi ha già avuto con lui due figlie.  Solo lui il destinatario, fino ad ora, delle confidenze su quel terribile periodo.

Ma ora Michelle ha parlato chiaro. Proprio di quel periodo strano. Perché dietro il suo volto, soprattutto quello semplificato rimandatoci dagli schermi e dalle pagine di giornale, si nasconde una persona, che ha sempre una storia e spesso ferite.  Continua a leggere

Una vita in gioco: Stefano Borgonovo

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“Una Vita In Gioco” è il titolo di un libro scritto a quattro mani da Mapi Danna e Chantal Borgonovo, moglie del celebre calciatore Stefano, stella del Milan, della Fiorentina, del Como, della Nazionale, prematuramente scomparso a causa della SLA, nel 2013.

Scrivono le autrici che in questo libro si legge «un racconto straordinario, un intreccio tra una magica e granitica storia d’amore, il mondo dorato del calcio e la ferocia della SLA.
Eppure non è un diario di malattia, né una biografia, è un libro che ha la struttura di un romanzo e la potenza di una storia vera, vera e nota». Un libro in cui risalta la «centralità della famiglia come luogo del desiderio, della crescita, della relazione».

Stefano Borgonovo è stato un grande calciatore e un grande combattente nella vita: il «libro è pieno di vita, passione, condivisione, coraggio, è un libro bianco, luminoso e bianco. Senza retorica, senza ripiegamento e compiacimento del dolore, senza enfasi e senza intenti edificanti, senza presunzione, duro e liquido allo stesso tempo». Continua a leggere

Il chitarrista di Vasco Rossi che è diventato Terziario Francescano

La sua è una storia che ormai da sedici anni è diventata itinerante. Da quando ha deciso di lasciare il rock duro e passare all’ideale di vita francescano.
 
Perché Nando Bonini è passato da chitarrista di Vasco Rossi a Terziario Francescano.

Musicista, compositore, autore, arrangiatore, Bonini si affaccia alle opere di carattere religioso già nel 1995, quando, su commissione di alcuni amici, compone un musical sulla vita di San Francesco.

“IL MIO PEGGIOR DIFETTO…”

Fu l’inizio della svolta. «Il musical su San Francesco – confessava a lalucedimaria.it – è stato l’inizio, per me in modo inconsapevole, di un cammino che ora continua e prosegue fino a quando Dio vorrà. Il Signore ha usato il mio peggior difetto in quel periodo, la vanagloria, per farmi avvicinare alla fede. La storia è lunga e non posso raccontarla tutta, ma in breve accettai l’incarico perché mi mancava nel curriculum la direzione artistica di un musical, che significa la gestione di tante persone, le musiche, le scenografie, ecc. Insomma, un lavoro dove mi vedevo a capo di tutto». Continua a leggere

DjFanny: il ragazzo con la Sla che compone il suo “Sì alla Vita”

Andrea e il coraggio di dire “si” alla vita

Il 17 Settembre in Italia si è celebrata la Giornata Nazionale dedicata alla Sla. In questa occasione vogliamo ricordare i veri eroi di questa malattia, donne e uomini che come Andrea hanno scelto di combatterla. Andrea Turnu è un ragazzo di 29 anni originario di Ales un paese nel cuore della Sardegna.

Andrea è affetto da Sla (sclerosi laterale amiotrofica), malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni centrali e periferici, causando rigidità e diminuzione muscolare che portano alla totale perdita di movimento. La Sla costringe Andrea a rimanere su un letto, immobile, ma non per questo ha smesso di sognare ed è riuscito a trasformare il suo sogno in realtà.

“La musica è la migliore medicina per l’anima”. Andrea ha fatto di questo aforisma la sua filosofia di vita, diventando DjFanny, il dj che compone musica con gli occhi attraverso un sintetizzatore vocale. Con DjFanny si compie uno dei più grandi miracoli: la vita, un miracolo di cui è diventato promotore e che nel silenzio e nella solitudine di un letto fa rumore in ogni coscienza, in quelle coscienze che ogni giorno, offuscate dalla nebbia della quotidianità, non riescono ad “aprire gli occhi.” Andrea però non è solo, come lui anche altri ragazzi decidono di dire “si” alla vita, come Paolo che affetto da Sla, ha sconfitto la malattia grazie all’amore per la cucina.

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“L’aborto è guerra, io ho detto stop”

Il ginecologo Massimo Segato è un medico abortista. La pratica delle interruzioni di gravidanza, però, lo ha indotto a un profondo ripensamento. In un libro racconta tormenti e difficoltà della 194
 
Non ci sono credi. Non ci sono ideologie. Non ci sono bandiere. C’è solo il respiro profondo della vita: uno sguardo, un sorriso, un bambino che corre come una promessa di felicità.

E poi c’è lui: il medico abortista che fa il suo lavoro da tanti anni, con scrupolo, con dedizione, senza fanatismi ma con la consapevolezza che il primo dovere di un camice bianco è aiutare le donne in difficoltà. E quando una ragazza si presenta con la pancia nello studio di un ginecologo, qualche volta chiede proprio quello: interrompere la gravidanza. Continua a leggere

Mio fratello ha la sindrome di Down

Una bella lettera-testimonianza pubblicata sul Corriere della Sera del 25.03.17.
 
Caro Beppe, mio fratello ha la sindrome di Down. Quando è nato io avevo 11 anni, le mie sorelle 9 e 4 anni. Quando aveva pochi mesi ho chiesto ai miei di portarlo a scuola per farlo vedere ai miei professori e ai miei compagni: ero orgogliosissima. Gli ho cambiato i pannolini, dato la pappa facendo l’aeroplanino, percorso il corridoio decine di volte per farlo addormentare nel passeggino. Quest’anno mio fratello ha compiuto trent’anni. Al mattino esce e prende il suo autobus. Lavora in una scuola elementare come aiutante del bidello. I bambini gli vogliono bene. Ha le sue piccole manie: tempera le matite fino a quando non sono appuntite come spilli, va in bagno con 5 asciugamani e cose del genere. E’ pigro e mangia troppo. Ma ride. Ride tantissimo. Una risata genuina, che ti arriva dritta al cuore. Ride come non fa quasi nessuno. Ride perché ama la vita, la sua vita. E ti abbraccia. Ti abbraccia fortissimo. Continua a leggere

Lettera aperta alla CEDU della mamma di un bambino con la stessa malattia di Charlie Gard

Gentili Signori,

Sono la mamma di Emanuele Campostrini, detto “Mele”. Mio figlio ha 9 anni ed è considerato uno dei pittori italiani di maggior talento, spesso paragonato ad altri giovani artisti famosi di tutto il mondo.

Mio figlio è affetto da malattia mitocondriale e da deplezione mitocondriale.

Non può camminare, stare seduto, sostenere il capo, viene nutrito con un sondino nasogastrico e ha bisogno di un ventilatore elettrico per respirare. E’ sordo e parzialmente cieco, ha sopportato migliaia di crisi epilettiche durante tutta la sua vita. Non può piangere, non può ridere….lui ride DENTRO.

Quando eravamo in ospedale i medici lo considerarono in uno stato così grave e con nessuna possibilità di sopravvivenza che ricevette la Cresima con il rito per i bambini in pericolo, o vicini alla morte. Continua a leggere

Alessandro D’Avenia: «Il celibato è una scelta, a volte fare l’amore è dare una carezza»

Lo scrittore della fragilità parla del nuovo libro e fa un bilancio dei suoi 40 anni. «Sono innamorato di Dio e delle persone. E quando vivi un sentimento così profondo che fai? Te lo tieni stretto»
 
«Ancora adesso, a quarant’anni anni, mi sorprende il modo in cui i miei genitori mi dimostrano che per loro sono importante. Questo mi dà una forza che nessuno può togliermi», dice Alessandro D’Avenia e racconta della mattina di un mese fa — il 2 maggio, giorno del suo compleanno — colazione nello stesso bar milanese in cui si trova ora, con vista su Santa Maria delle Grazie: «Ci eravamo salutati il giorno precedente a Roma: loro tornavano a casa, a Palermo, mentre io ero diretto a Milano, per riprendere la scuola. Così il 2 mi alzo, vengo qui e, colpo di scena, li vedo entrare e venirmi incontro per un abbraccio: avevano passato la notte da mia sorella, volevano esserci per farmi gli auguri a sorpresa. Sono cose del genere che mi hanno permesso di diventare l’uomo che sono».

Quanto è piena la sua vita? C’è il successo dei suoi libri: l’ultimo, «L’arte di essere fragili» (Mondadori), dallo scorso novembre è nella classifica dei più venduti, «pensavo di togliermi uno sfizio e fare un libro per i professori, sulla scuola che sogno con una letteratura al servizio della vita e non solo del programma, e invece…». C’è il suo lavoro di insegnante di italiano e latino al liceo San Carlo di Milano: «Ogni mattina, durante l’appello, guardo i miei studenti, uno per uno. Loro si spazientiscono. “Dai prof, è una tortura, perché lo fa?”. E io rispondo: perché voi siete più importanti della lezione. Curare le relazioni è la forma dell’amore nel nostro tempo veloce, fatto tutto di prestazioni anziché di presenze». Continua a leggere

Anche oggi un angelo era sul mio cammino

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di don Maurizio Patriciello

da Avvenire 29 aprile 2017
 
«Manda, Signore, un angelo sul mio cammino», prego uscendo di casa la mattina. E l’angelo arriva sempre. A volte è bello, luminoso, leggero come un alito di vento. Emana un profumo inconfondibile, ha lo sguardo buono e il sorriso sulle labbra. Quando parla, canta: la sua voce ha il suono dell’acqua che sgorga da una polla di montagna. Lo guardi e, rapito dalla sua bellezza, lo implori: «Portami con te, fammi riposare negli atri della casa del mio Dio». Altre volte, invece, fai fatica a riconoscere il messaggero di Dio. Si camuffa, si traveste, si nasconde. Sembra quasi che non voglia essere disturbato. È scontroso, parla con fatica. Non profuma, non sorride. Occorre molto discernimento per dire «è lui».

Ma l’angelo viene, porta con sé un sacco traboccante di speranza e te lo dona. «Troppo poco», dicono gli ingenui, convinti che siano le cose a riempire il cuore. Non è vero. Nella vita puoi anche fare a meno di viaggiare, vestire alla moda, divertirti, ma mai puoi rinunciare alla speranza. Continua a leggere

Giusy Versace: «Ho perso le gambe ma Dio mi ha regalato talmente tante cose che oggi farei peccato a lamentarmi»

di Silvia Lucchetti
 
Un inno alla vita attraverso la testimonianza di fede della campionessa paralimpica
 
Ho trascorso il sabato pomeriggio sul divano a riposarmi, mi sono presa l’influenza in pieno aprile – la più antipatica – , il proverbio dice: “Aprile dolce dormire”, ma lo tradurrei nel mio #mood del momento: “Aprile dolce tossire!”.

Comunque mentre facevo zapping per trovare qualcosa di carino da vedere in TV, e mi lagnavo con mio marito con frasi tipo “perché non mi fai compagnia qui sul divano invece di sistemare il giardino?”, ho trovato su Rai1 Giusy Versace. Lei ha quegli occhi che ti colpiscono, scuri e accesissimi, due lucciole, e sempre umidi, come se avessero dentro il riflesso dell’acqua. Mi è venuta subito voglia di ascoltarla. Intanto i fazzolettini li avevo già a portata di mano per il raffreddore…

Era ospite della trasmissione “A Sua immagine”, condotta da Lorena Bianchetti, e nel momento in cui mi sono sintonizzata ha detto: Continua a leggere

Giornata mondiale persone Down. «Quel terrore prima del parto. Ma ha vinto la bellezza»

La piccola Maritè con la madre Veronica

La storia di Maritè e della sua mamma Veronica: la tentazione dell’aborto, la svolta e un inno alla vita condensata in un libro.
 
Maritè non è un nome moderno, è un diminuitivo di Maria Antonietta. Maritè è una bambina di cinque anni e vive a Napoli. Maritè è la più piccola della famiglia e ha due sorelline. Maritè frequenta la scuola materna, ama la danza e pratica il nuoto. Maritè ha la sindrome di Down. Ventinove luglio 2011. Manca circa un’ora al parto, epilogo di una gravidanza già molto complicata, quando Veronica Tranfaglia viene informata delle condizioni di salute di chi porta in grembo. «Terrore, ecco, ho provato terrore – racconta –, perché era la prima volta che mi approcciavo al mondo Down e per la schiettezza con cui i medici mi presentarono la situazione, dicendomi: ‘C’è una trisomia del cromosoma 21’. Lì capii che la mia sarebbe stata una missione che non avevo scelto, per tutta la vita…».

La mamma di Maritè, sino all’estate di sei anni fa, aveva le idee molto chiare sulle «difficoltà enormi di crescita» per un feto con simili caratteristiche, tanto da considerare «normale» che «nel 96% dei casi si decide consapevolmente di non portare avanti la gravidanza». Ma la farmacista di origini salernitane si spinge oltre: «Sarò sincera, la Veronica di quei tempi, se avesse saputo in tempo utile, avrebbe accampato qualche scusa e di certo abortito». Continua a leggere

Lettera di un giovane disabile. Appello ai politici. «L’eutanasia mi fa paura»

La lettera ad Avvenire del giovane Lorenzo Moscon. Un appello ai politici per la difesa della vita
 
Caro direttore,

le invio questa missiva, indirizzata ai capigruppo di Camera e Senato, con la speranza che mi aiuti a far sentire la mia voce.

«Agli illustrissimi signori capigruppo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Sono uno studente universitario di 23 anni affetto dalla nascita da una triplegia spastica a causa della quale sono disabile al 100%, costretto su di una sedia a rotelle. Mi rivolgo a voi attraverso questa lettera, poiché ho appreso che in questo periodo inizia un dibattito in sede parlamentare sul tema dell’eutanasia, e questa notizia ha destato in me un sincero timore. La World Medical Association nel 1987 definì l’eutanasia come segue: “Atto volontario con cui si pone deliberatamente fine alla vita di un paziente, anche nel caso di richiesta del paziente stesso o di un suo parente stretto”: dunque anche nel caso di richiesta, da parte del paziente, di realizzare nei suoi riguardi un abbandono terapeutico, la cessazione di terapie adeguate.  Continua a leggere

L’appello di Matteo, 19 anni, disabile gravissimo. “Dj Fabo, non andare a morire”

Nel blog di Matteo c'è tanta luce

di Lucia Bellaspiga

Avvenire, 25.02.17

Non parla, non cammina, non fa nulla da solo a causa di un’asfissia alla nascita. Ma all’uomo che chiede l’eutanasia dice (sfiorando una tastiera): “Noi possiamo pensare e il pensiero cambia il mondo”
 
Tenere dietro alla velocità con cui la mano di Matteo vola da una lettera all’altra sulla tavoletta di legno è impossibile per chi non sia allenato come sua madre: aveva 6 anni quando ha iniziato a comunicare in questo modo con il mondo, dimostrando che dietro il presunto vegetale (così lo definivano i neurologi) c’era un’acuta ironia, e da allora è diventato un razzo. Mamma Ivana gli regge il polso e legge ad alta voce i pensieri che lui “scrive”. Ed è così che il ragazzo si presenta accogliendoci nella sua casa di Milano, zona San Siro: «Mi chiamo Matteo Nassigh, ho 19 anni e sono uno che pensa». Non c’è male.   Continua a leggere

Confessione di un ex-abortista

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del dr. Bernard Nathanson
 
Sono personalmente responsabile di aver eseguito 75.000 aborti. Ciò mi legittima a parlare con autorevolezza e credibilità sull’argomento. Sono stato uno dei fondatori della National Association for the Repeal of the Abortion Laws (NARAL), nata negli Stati Uniti, nel 1968. A quel tempo, un serio sondaggio d’opinione aveva rilevato che la maggioranza degli Americani era contraria a liberalizzare l’aborto. In capo a soli 5 anni, noi riuscimmo a costringere la Corte Suprema degli Stati Uniti ad emettere la decisione che, nel 1973, legalizzò l’aborto completamente, rendendolo possibile virtualmente fino al momento del parto.

Come ci riuscimmo? È importante capire le strategie messe in atto perché esse sono state utilizzate, con piccole varianti, in tutto il mondo occidentale al fine di cambiare le leggi contro l’aborto. Continua a leggere

Il racconto. «Stavo già per essere abortito… Invece sono qui grazie a un film»

«Stavo già per essere abortito... Invece sono qui grazie a un film»

«Una verità che purtroppo un giorno mi è sbattuta sulla faccia». Oggi Luca accoglie 70 persone fragili, tra cui 32 donne che volevano abortire: «Sono nati 32 bambini»
 
di Lucia Bellaspiga

(da  Avvenire, 5.02.17)
 
Se sua madre quella sera non fosse andata al cinema, o se in cartellone ci fosse stato un qualsiasi altro film, Luca Mattei oggi non sarebbe vivo. E nessuno (eccetto forse lei) lo piangerebbe morto: non sarebbe neanche nato. Venuto al mondo per il rotto della cuffia, Luca era già pronto in rampa di lancio per essere abortito, uno dei 100mila desaparecidos che ogni anno in Italia spariscono in silenzio. La storia è sempre quella: un uomo che volta le spalle, una donna sola, la maternità vista come un peso impossibile, l’illegalità di chi per legge (la 194) dovrebbe garantirle ogni supporto e invece emette un frettoloso certificato di morte. «Mio padre se ne andò di casa appena seppe che mia madre mi aspettava – racconta Luca, nato in Piemonte 35 anni fa –, così io crebbi senza di lui e a 7/8 anni cominciai a sentirne forte la mancanza. Notavo che con mia sorella maggiore, che lo aveva avuto in casa fino a 5 anni, per lo meno aveva un rapporto, con me nulla, il che mi rendeva un bambino molto triste, anche se mia madre invece mi ricolmava di attenzioni.  Continua a leggere

Mario Trematore, la conversione del pompiere che salvò la Sindone

La conversione del pompiere ateo che salvò la Sindone

Nella notte fra l’11 e il 12 aprile 1997 nella cappella del Guarini, posta tra la Cattedrale di Torino e Palazzo Reale, scoppia un devastante incendio. Lì vicino è posta la Sacra Sindone, che viene presto raggiunta dalle fiamme. Soltanto il tempestivo intervento dei pompieri riuscì ad evitare il peggio.

Fallita ogni possibilità di aprire la teca in cui è riposta, uno dei vigili del fuoco si prende la responsabilità di frantumarla con una mazza. Passano quindici minuti di colpi e cristalli frantumati, poi all’1:30 la reliquia viene estratta.

Il nome di quell’eroico pompiere è emerso lentamente, si chiama Mario Trematore, ed è lui nelle foto e nei video a portare in spalla la Sindone fuori dal duomo. «In 22 anni di lavoro pensavo di averne visti tanti di incendi, ma uno così terrificante da gelarti il sangue nelle vene non mi era mai capitato», ha dichiarato in un’intervista recente. «Ancora oggi non so spiegarmi cosa sia successo. Non avevo pensieri né per il capolavoro del Guarini, né per l’uomo muto della Sindone. Avevo altro in mente: la mia vita e quella dei miei colleghi. È stato faticoso, ma dentro di me sentivo una forza che non era umana». Continua a leggere

Perché volere che un bambino handicappato viva?

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Avra’ una vita felice o infelice? Questo non dipende dalla gravita’ del suo handicap. Non dipende neppure dal numero di cellule del suo cervello. Dipende da Chi la circonda, perché l’essenziale per essere felice – per lui, come per ciascuno di noi – è amare ed essere amato.

Il bambino non conosce tutto il dramma vissuto attorno a lui, ma lo percepisce con tutte le fibre del suo essere. Attraverso la tonalità della voce, la dolcezza o l’indifferenza dei gesti, la tranquillità o l’angoscia con cui gli si sta accanto. Egli capisce di essere accolto o rifiutato.

Anche l’handicappato più grave, se lo crediamo, è una persona. Quanti genitori – come il filosofo Emmanuel Mounier di fronte alla sua piccola Francesca, la cui intelligenza sembrava completamente spenta – hanno percepito una presenza che li chiama ad un amore, ad una speranza, ad una tenerezza più grandi. Continua a leggere

Don Fabio Rosini: «Cari giovani, saper pregare è la via della felicità»

Don Fabio Rosini, 55 anni, biblista (Siciliani)

(da Avvenire, 14 gennaio 2017)

A Roma il sacerdote è da anni punto di riferimento per tanti ragazzi. Suo il best seller «Solo l’amore crea»

Siamo nel cuore di Roma. Dalle finestre della chiesa delle Santissime Stimmate di San Francesco osserviamo in silenzio largo Argentina. C’è il sole. Siamo qui per incontrare don Fabio Rosini e per trovare una risposta a tante domande. Perché questo sacerdote severo, ma anche pieno di umanità, è da anni un punto di riferimento per tanti ragazzi della capitale? Perché le sue catechesi sono così partecipate, così apprezzate, così “contagiose”? Perché il suo primo libro, Solo l’amore crea, resta in testa alle classifiche da settimane senza nessuna vera promozione? Don Fabio non ama le interviste. Teme di non essere capito. Di apparire diverso da quello che è. Noi apriamo il suo libro e leggiamo una paginetta scritta in corsivo. È la dedica alla mamma e al papà che non ci sono più. «… Da loro ho avuto tante buone certezze, i migliori insegnamenti, eppure con loro sono stato ignorante e cattivo, li ho addolorati, offesi e spazientiti. Ma nessuno ha pregato per me più di loro. I conti non tornano». Continua a leggere

Zero positivo: più forte della morte è l’amore

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La recensione di un libro indipendente: una biografia di una mamma che ha scelto la vita contro tutto
 
Cristina, giovane madre, al quinto mese di attesa del secondo figlio, scopre di avere una leucemia fulminante. Il suo cuore non ha dubbi: prima di tutto la vita del piccolo. Inizia così la terapia particolare nella speranza di non danneggiare il bambino, che ostinatamente resiste e fa forza a sua madre.

In uno dei primi giorni d’isolamento in ospedale, Cristina si guarda inavvertitamente allo specchio: «La vera scoperta era la mia immagine, la prova evidente della mia condizione: mi potevo vedere così, spoglia di ogni dignità, di ogni resto d’orgoglio […] mi sembrava di vedere solo un corpo senza volto, senza un’identità chiara […] Ero la spettatrice imbavagliata del mio dolore» (p. 22). Continua a leggere

Le consigliarono l’aborto selettivo, ora festeggia il diploma dei 5 gemelli

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A 28 anni scoprì di attendere cinque figli e contro il parere dei medici portò avanti la gravidanza per tutti. Oggi tre dei figli sono militari, altri due diventeranno medici
 
di Cristina Marrone
(Corriere della Sera, 14.12.16)
 
«Avevo già due figli, ma all’età di 28 anni ho scoperto di essere incinta di cinque gemelli. Il mio medico mi ha subito parlato di aborto selettivo. Con mio marito Mark abbiamo detto no. Ci hanno mandato da un altro specialista che più volte ci ha invitati a rinunciare a due o tre bambini. Ma alla fine noi abbiamo scelto la vita e ora, 20 anni dopo mi guardo indietro e non posso immaginare la nostra vita senza qualcuno di loro». Susan Thompson, americana, oggi ha quasi 50 anni e ha scelto di condividere sulla pagina #LoveWhatMatters su Facebook la sua storia postando due immagini forti: la prima è un’immagine sfocata in bianco e nero dell’ecografia dei cinque bambini non ancora nati, la seconda è la foto dei cinque figli, ormai ragazzi, nel giorno in cui si diplomano alla scuola superiore. Continua a leggere

Centri aiuto alla Vita. Ogni mese mille bimbi salvati grazie ai Cav

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Al 36esimo convegno nazionale dei Centri aiuto alla Vita il bilancio di dieci anni di attività. E una sorpresa: sempre più volontari giovani.
 
Centoventimila sono gli abitanti di una città come Siracusa o Pescara. Altrettanti sono gli italiani che negli ultimi 10 anni erano destinati a morte certa e invece si sono salvati: bambini che dovevano essere abortiti, ma che grazie ai Centri di aiuto alla Vita (Cav) sono nati. Una lotta contro i mulini a vento, se la si guarda dalla parte sbagliata, cioè quella di un aborto che avviene ogni 25 secondi nel mondo, ma i volontari del Movimento per la Vita (Mpv) si ostinano a guardarla dalla parte giusta, quella di 1 bambino che ogni 2 minuti riesce a scamparla e a vedere la luce grazie al loro aiuto. Silenzioso e concreto. Tanto da attrarre, in tempi non proprio favorevoli, forze giovani pronte a mettersi in gioco dalla parte della vita.

«Di questi temi non mi interessavo proprio – racconta Matteo Cioè, 24 anni, responsabile giovani del Mpv del Lazio, anche lui a Bibione per il 36° Convegno nazionale dei Cav –, poi ho conosciuto ‘Uno di noi’, la raccolta di firme a livello europeo per i diritti del concepito, e mi sono reso conto che davvero l’embrione è già un essere umano. Da quel momento ho capito che non si può restare inerti e questa realtà mi ha assorbito totalmente». Non è facile parlarne con i coetanei, ma l’esperienza nelle scuole dove va a presentare i progetti è positiva, «bisogna avere argomenti e chiavi di comunicazione». Continua a leggere

Come evitare che il diavolo ci metta “in saccoccia”. Un ricordo del padre Amorth

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di  Aldo Maria Valli
 
«Sia lodato Gesù Cristo!». Salutava sempre così il padre Gabriele Amorth. Stare in sua compagnia provocava una sensazione un po’ strana. Da un lato, considerata la sua abitudine a trattare con il diavolo, era inevitabile restarne inquietati. Dall’altro però era anche consolante. Perché il padre Amorth più che del diavolo parlava di Dio, e sempre come di un padre amoroso.

Amorth, conosciuto come l’esorcista più celebre e quindi come uno che si occupava di cose cupe, in realtà esaltava la vita. Ma non in modo generico o sentimentale. L’origine, la fine e il significato della vita umana: questo gli interessava.

Ricordo quando difendeva la creazione divina. La vita, diceva, nasce da Dio. Gli scienziati dicono che c’è stata una particella iniziale e poi l’evoluzione, fino alla scimmia e all’uomo, ma prima? La questione sta sempre in quel prima.

Per lui la vita era dono. C’è forse qualcuno che ha chiesto di venire al mondo? No. Tutto è dono, ma oggi lo vogliamo rifiutare. Milioni di bambini uccisi con l’aborto, diceva, rappresentano un tremendo rifiuto del dono di Dio. Continua a leggere

Suor Anna Nobili: ex cubista, ora prega Dio a passo di danza

Suor Anna Nobili

L’articolo è un po’ datato ma ho avuto modo di conoscere in questi giorni la bella storia di Suor Anna Nobili e non posso non condividerla qui.

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(da Aleteia)

Quarantenne milanese, ha dato vita alle porte di Roma a una scuola di ballo per educare a lodare il Signore anche col corpo
 
Anna Nobili da giovane balla come cubista nelle discoteche di Milano. Era il tempo della vita facile, delle “notti brave”. La vita spesa tra i piaceri passeggeri in locali trendy come l’Hollywood e il Rolling Stone. Gli incontri, tanti. Poi l’avvicinamento alla fede e la scoperta della vocazione. A 28 anni entra nella congregazione delle Suore operaie della santa casa di Nazareth.

In una notte di Natale – si legge nel quinto numero di “Credere” –, sentendo le campane e il clima di festa, entra nella parrocchia di Sant’Eustorgio. Qualcosa in lei si scioglie, viene toccata nell’intimo dalla grazia, si sente amata così com’è; con i suoi abiti vistosi e il suo trucco marcato: “Lì ho incontrato Dio la prima volta, lì ho conosciuto il suo amore ed è iniziato il mio cammino”. Continua a leggere