I medici palliativisti. «La sedazione profonda non è eutanasia»

«La sedazione profonda non è eutanasia»

L’emozione suscitata dalla morte di Giovanni Custodero dopo la sua richiesta di ottenere la sedazione profonda ha svelato una diffusa ignoranza su quello che è un diritto dei pazienti
 
di Graziella Melina

Avvenire,  16 gennaio 2020
 
La sedazione profonda continua non è un atto eutanasico ma rientra nel percorso di assistenza finale delle cure palliative. Dopo la morte domenica di Giovanni Custodero, l’ex calciatore pugliese affetto da un osteosarcoma ormai inarrestabile che aveva chiesto la sedazione per evitare sofferenze e dolori non più trattabili con i farmaci, e dopo non pochi fraintendimenti nella comunicazione della vicenda, gli esperti palliativisti ora vogliono fare chiarezza: quella di Giovanni non è stata una richiesta di eutanasia ma un atto già previsto dal percorso di cure palliative, garantite dalla legge 38 di 10 anni fa.

«La sedazione diventa necessaria quando i farmaci non funzionano più e la sofferenza fisica, psicologica ed esistenziale non è più sopportabile – spiega Italo Penco, presidente della Società italiana Cure palliative –. Può essere effettuata negli hospice ma anche a domicilio, purché sia gestita da medici preparati. Va modulata in base alle necessità del malato, può essere anche intermittente, si può provare a sedare il paziente per un certo lasso di tempo, e poi lo si risveglia. È comunque un momento finale dell’assistenza delle cure palliative». Ma non è sempre necessaria. «Molti malati – prosegue Penco – rimangono coscienti fino alla fine. Altri invece sono incoscienti perché è la situazione naturale della malattia che li porta in un tale stato».

La sedazione profonda «viene praticata al 10-15 per cento dei pazienti che presentano sintomi cosiddetti refrattari, non trattabili cioè con le terapie convenzionali – dice Vittorio Franciosi, direttore del programma di Oncologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Parma e coordinatore della rete provinciale delle cure palliative –. È previsto dalle linee guida di tutte le società scientifiche di cure palliative che questi sintomi possano essere alleviati con una sedazione che può essere profonda, con la perdita di coscienza del paziente. Continua a leggere

Il no di Papa Francesco all’eutanasia

Foto di repertorio 
Nel suo primo documento del 2020, il Messaggio per la 28/a Giornata Mondiale del Malato che ricorrerà il prossimo 11 febbraio, papa Francesco lancia ancora un ‘no’ netto e inequivocabile ad ogni pratica eutanasica o per il suicidio assistito. E fa appello anche all’obiezione di coscienza dei medici, come “scelta necessaria” per “rimanere coerenti” alla visione di una vita “sacra e inviolabile”.
 
“Cari operatori sanitari – vi afferma -, ogni intervento diagnostico, preventivo, terapeutico, di ricerca, cura e riabilitazione è rivolto alla persona malata, dove il sostantivo ‘persona’, viene sempre prima dell’aggettivo ‘malata’”.

Pertanto, “il vostro agire sia costantemente proteso alla dignità e alla vita della persona, senza alcun cedimento ad atti di natura eutanasica, di suicidio assistito o soppressione della vita, nemmeno quando lo stato della malattia è irreversibile”.

“Ricordiamo che la vita è sacra e appartiene a Dio, pertanto è inviolabile e indisponibile – sottolinea il Pontefice -. La vita va accolta, tutelata, rispettata e servita dal suo nascere al suo morire: lo richiedono contemporaneamente sia la ragione sia la fede in Dio autore della vita”. “In certi casi”, prosegue quindi Francesco rivolgendosi sempre agli operatori sanitari, “l’obiezione di coscienza è per voi la scelta necessaria per rimanere coerenti a questo ‘sì’ alla vita e alla persona”. “In ogni caso – aggiunge -, la vostra professionalità, animata dalla carità cristiana, sarà il migliore servizio al vero diritto umano, quello alla vita. Quando non potrete guarire, potrete sempre curare con gesti e procedure che diano ristoro e sollievo al malato”. Continua a leggere

In Italia nove aborti all’ora

Indumenti da neonato 
Ieri, nella prima celebrazione del 2020, il Papa ha ricordato le donne indotte a “sopprimere la vita che portano in grembo”. La tragica situazione dietro le cifre ufficiali

Ottantamila interruzioni volontarie di gravidanza all’anno, nove all’ora. Sono queste le raccapriccianti cifre ufficiali di un genocidio avvolto da colpevole indifferenza. Una piaga resa ancora più sconvolgente perché esistono canali paralleli dove si praticano aborti senza che ne venga reso noto il numero. Si tratta di un olocausto silenzioso, di una crudele strage degli innocenti che, per ordine di grandezza, cancella ogni dodici mesi una città delle dimensioni di Treviso.

Livello di disumanità

Nella prima celebrazione eucaristica del 2020, nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, Papa Francesco ha pronunciato parole chiare e forti che delineano un perfetto manifesto per la difesa della vita. Le donne sono fonti di vita, eppure sono continuamente offese, picchiate, violentate, indotte a prostituirsi e a sopprimere la vita che portano in grembo. “Ogni violenza inferta alla donna è una profanazione di Dio, nato da donna – avverte il Pontefice -. Dal corpo di una donna è arrivata la salvezza per l’umanità: da come trattiamo il corpo della donna comprendiamo il nostro livello di umanità”. E, invece, “quante volte il corpo della donna viene sacrificato sugli altari profani della pubblicità, del guadagno, della pornografia, sfruttato come superficie da usare”. Quindi “va liberato dal consumismo, va rispettato e onorato; è la carne più nobile del mondo, ha concepito e dato alla luce l’Amore che ci ha salvati!”. Oggi “pure la maternità viene umiliata, perché l’unica crescita che interessa è quella economica“. Un’esatta fotografia di ciò che accade ogni giorno in quelle “fabbriche di morte” davanti alle quali don Oreste Benzi ci ha insegnato a recitare il santo Rosario per dissuadere la mamme, lasciate sole da uomini indegni, a sopprimere i loro bambini. Continua a leggere

Movimento per la Vita. Progetto Gemma, 24mila bimbi salvati in 25 anni

Sono tra 400 e 500 ogni anno le adozioni prenatali avviate da Progetto Gemma, e per ognuna c'è un bambino che nasce

Nella voce dei protagonisti di allora e di oggi i 25 anni dell’iniziativa di adozione prenatale. Un Fondo speciali per aiuti “una tantum” urgenti

Ci sono consigli comunali, interi condomìni, gruppi del catechismo, parenti o amici di neosposi, familiari di una persona scomparsa… Le motivazioni per sostenere la nascita di un bambino sono tantissime, e tutte lodevoli. E poi ci sono i carcerati; pochi giorni fa un gruppo di detenuti del carcere di massima sicurezza di Nuoro, su suggerimento del cappellano, ha deciso di avviare l’adozione a distanza di una mamma e del suo bambino.

Sono tra i 400 e i 500 ogni anno i Progetti avviati; e per ognuno c’è una Gemma che nasce, un bambino che può vedere la luce. In 25 anni di vita – compiuti proprio in questo 2019 che sta per finire – i responsabili che via via si sono avvicendati, da Silvio Ghielmi (dal 1994 al 2002), che ne fu l’ispiratore insieme a Mario Paolo Rocchi, Francesco Migliori e Giuseppe Garrone, passando per Erika Vitale (dal 2002 al 2012), fino all’attuale, Antonella Mugnolo, hanno seguito quasi 24mila casi. I primi bambini nati grazie all’adozione prenatale, sviluppata in seno al Movimento per la vita attraverso la Fondazione Vita Nova, sono ormai più che maggiorenni. In pochi sanno che le loro mamme erano così disperate da aver pensato a rinunciare a loro, se non fosse stato per quella mano tesa che le ha fatto sentire meno sole.
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“Governo antiscientifico, folle favore alla canna-business”

Il neuroscienziato Serpelloni denuncia l’emendamento di 5 Stelle e Pd che innalza la soglia drogante: “Follia, la quantità di sostanza psicoattiva non la decide la politica, ma la scienza. E la scienza certifica che già con lo 0,2% c’è il ritiro della patente. Come fanno a dire che non sia drogante?”. Ma il problema è l’assist all’industria dell’oro verde: “I primi a esultare sono stati i colossi del canna-business”. Declassati anche i cannabiniodi sintetici, che stanno facendo morti in Europa. “Allucinante che la politica si renda complice di tutto questo”.

di Andrea Zambrano

“Se i fatti non si accordano con la teoria, tanto peggio per i fatti”. La frase tradizionalmente attribuita al filosofo Hegel risuona nella commissione Bilancio del Senato dove gli eletti 5 Stelle e Pd hanno deciso di portare alle estreme conseguenze la loro ideologica e sulfurea visione sulla cannabis. Come? Definendo da soli e senza tenere conto della scienza la quantità di sostanza da considerare drogante. Un colpo di spugna sui dibattiti e soprattutto sulle prove scientifiche che apre di fatto allo sdoganamento massivo della cosiddetta cannabis light e del suo mercato.

Un emendamento. E’ bastato un piccolo emendamento inserito in Manovra a rivoluzionare tutto: una piccola modifica al testo unico sugli stupefacenti che stabilisce una volta per tutte che sotto lo 0,5% di Thc la canapa non si può considerare sostanza stupefacente.

Chi lo dice? Scienziatoni? Neanche per sogno.

Padre della misura, che ora dovrà essere ratificata dal voto finale in aula, è Matteo Mantero, senatore 5 Stelle, che con i colleghi Sbrollini, De Petris, Cirinnà e Nugnes ha svelato l’obiettivo comune e perverso di un governo che su tutto il resto è diviso: dare il via libera alla droga in Italia. E’ lo stesso Mantero a dirlo alle agenzie: “E’ evidente che non è il punto di arrivo, anzi solo quello di partenza, ma abbiamo dato la prima spallata all’assurdo muro di pregiudizio, che ancora circonda questa pianta. I canapicoltori e negozianti italiani potranno lavorare un po’ più tranquilli». Ecco, esultano i canapicoltori, ma sbaglierebbe che si tratti in realtà di sostenere piccole attività commerciali, quasi a km 0, come fossimo di fronte a una filiera corta da sostenere. No, a esultare sono le grandi multinazionali della cannabis, che non hanno mancato di mostrare il pollice recto all’iniziativa del governo. Continua a leggere

Il Papa: il «diritto di morire» non ha fondamento giuridico

Nell’udienza ai giuristi del Centro studi Livatino, intitolato al magistrato ucciso a 38 anni e del quale è in corso il processo di beatificazione, Francesco ha criticato la «giurisprudenza creativa»
 
Il «”diritto di morire”» che alcune «pronunce» giurisprudenziali «inventano» è «privo di qualsiasi fondamento giuridico». Lo dice il Papa nell’udienza ai giuristi del Centro studi Livatino, intitolato al magistrato ucciso a 38 anni il 21 settembre 1990 e definito da Giovanni Paolo II – come ha ricordato Francesco – «martire della giustizia e indirettamente della fede». IL TESTO INTEGRALE

Il Papa ricorda che «in una conferenza, riferendosi alla questione dell’eutanasia, e riprendendo le preoccupazioni che un parlamentare laico del tempo aveva per l’introduzione di un presunto diritto all’eutanasia», il magistrato del quale si è conclusa la fase diocesana del processo di beatificazione «faceva questa osservazione: “Se l’opposizione del credente a questa legge si fonda sulla convinzione che la vita umana […] è dono divino che all’uomo non è lecito soffocare o interrompere, altrettanto motivata è l’opposizione del non credente che si fonda sulla convinzione che la vita sia tutelata dal diritto naturale, che nessun diritto positivo può violare o contraddire, dal momento che essa appartiene alla sfera dei beni “indisponibili”, che né i singoli né la collettività possono aggredire”».

Una citazione nella quale Francesco invita a considerare argomenti che «sembrano distanti dalle sentenze che in tema di diritto alla vita vengono talora pronunciate nelle aule di giustizia, in Italia e in tanti ordinamenti democratici. Pronunce per le quali l’interesse principale di una persona disabile o anziana sarebbe quello di morire e non di essere curato; o che – secondo una giurisprudenza che si autodefinisce “creativa” – inventano un “diritto di morire” privo di qualsiasi fondamento giuridico, e in questo modo affievoliscono gli sforzi per lenire il dolore e non abbandonare a sé stessa la persona che si avvia a concludere la propria esistenza». Continua a leggere

Scienziati choc “Emergenza clima? Ridurre nascite”

Maestra sgrida alunni

Gli scienziati di tutto il mondo chiedono la riduzione programmata della popolazione mondiale a fronte dell’emergenza climatica
 
di Paolo Vites,  Il Sussidiario, 07.11.2019
 
Quando chi si preoccupa del bene e del futuro del mondo propone, come soluzione, la riduzione delle nascite, vuol dire che si è arrivati al suicidio organizzato e pianificato della razza umana. Invece di essere una soluzione è un omicidio. E’ l’allarme lanciato da ben 11.258 scienziati di tutto il mondo in una “lettera di avvertimento” per l’emergenza climatica, che propone come risposta “la riduzione graduale della popolazione mondiale”. Non è un film di fantascienza, ma è la scienza, tanto lodata perché dovrebbe risolvere ogni problema. La lettera è stata pubblicata nei giorni scorsi sulla rivista BioScience, firmata da oltre 11mila scienziati di 153 paesi al mondo. Nella dichiarazione, i firmatari hanno elencato sia la crescita economica che un aumento della popolazione globale come “tra i più importanti fattori di aumento delle emissioni di CO2 derivanti dalla combustione di combustibili fossili”. Il rapporto chiede “trasformazioni audaci e drastiche riguardo alle politiche economiche e demografiche”. Hitler si sarebbe congratulato con loro, d’altro canto aveva messo in atto un piano analogo. Il documento non tiene minimamente conto dei milioni di poveri, soprattutto bambini, che muoiono ogni anno di stenti e di fame tanto che viene da pensare che l’incapacità di risolvere questo problema faccia parte di un piano preciso per ridurre la popolazione, e non si tiene neanche conto che nei paesi più ricchi la natalità è arrivata in molti casi, ad esempio in Italia, a livello zero. Cioè non si mettono più al mondo i figli. Sotto accusa allora come sempre quei fastidiosi popoli del terzo mondo che nonostante la povertà “si ostinano” a fare figli. La popolazione globale sta aumentando di 80 milioni di persone all’anno, afferma la dichiarazione, ed è un fattore chiave del cambiamento climatico.  Continua a leggere