Chiesa e socialismo

In un discorso tenuto a Rimini il 25 ottobre 2011, aprendo l’incontro dei responsabili diocesani della pastorale del lavoro, il card. Angelo Bagnasco, ricorda che la visione socialista è incompatibile con la fede cattolica.

«L’errore fondamentale del socialismo – spiega il cardinale – non è stato innanzitutto di carattere economico, ma antropologico. Non è stata la decrepitezza economica o una modernizzazione ritardata ad essere la causa primaria della sua fine, ma la negazione della verità sull’uomo».

«Se la persona non è riducibile a molecola della società e dello Stato, il bene del singolo – ricorda il cardinale Bagnasco, che ha insegnato per anni all’Università di Genova proprio “teoria del marxismo” -, non può essere del tutto subordinato al meccanismo economico-sociale, nè è possibile pretendere che il bene economico si possa realizzare prescindendo dalla responsabilità individuale. L’uomo sarebbe ridotto ad una serie di relazioni economiche, e scomparirebbe la persona come soggetto autonomo di decisione morale».

Secondo il porporato, «è proprio grazie all’esercizio della moralità, cioè il suo agire libero e responsabile, che la persona costruisce la giustizia e quindi l’ordine sociale». (La Stampa, 25.10.11)
 
Un’analoga critica al socialismo era stata espressa in modo altrettanto chiaro da Papa Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Centesimus Annus nel 1991 (vedi qui).
 
Ma in generale si può dire che il Magistero di tutti i Papi precedenti sia sempre stato inequivocabilmente di condanna nei confronti dell’ideologia marxista.
 
Pio IX, quando ancora non era stato pubblicato il Manifesto del Partito Comunista (1848), nell’enciclica Qui Pluribus (1846) disse che il comunismo non rispetta il diritto naturale, sconvolge l’ordine sociale, è violento e perseguita ogni religione.. “A questo punta la nefanda dottrina del Comunismo, come dicono, massimamente avversa al diritto naturale; una volta che essa sia ammessa, i diritti di tutti, le cose, le proprietà, anzi la stessa società umana si sconvolgerebbero dal fondo. A questo aspirano le tenebrose insidie di coloro che, in vesti di agnelli, ma con animo di lupi, s’insinuano con mentite apparenze di più pura pietà e di più severa virtù e disciplina: dolcemente sorprendono, mollemente stringono, occultamente uccidono; distolgono gli uomini dalla osservanza di ogni religione, e fanno scempio del gregge del Signore”.
 
Leone XIII, nell’enciclica Rerum Novarum, criticò la lotta di classe perchè «invece che risolvere le contese non fa che danneggiare gli stessi operai», […] «Per rimediare a questo male (l’ingiusta distribuzione delle ricchezze e la miseria dei proletari), i socialisti spingono i poveri all’odio contro i ricchi, e sostengono che la proprietà privata deve essere abolita ed i beni di ciascuno debbono essere comuni a tutti…; ma questa teoria, oltre a non risolvere la questione, non fa che danneggiare gli stessi operai, ed è inoltre ingiusta per molti motivi, giacché contro i diritti dei legittimi proprietari snatura le funzioni dello Stato e scompagina tutto l’ordine sociale» (Rerum Novarum).
 
Pio XI, nell’enciclica Quadragesimo Anno (1931), scriveva: “esso [il socialismo] si fonda su una dottrina della società umana, tutta sua propria e discordante dal vero cristianesimo. Socialismo religioso e socialismo cristiano sono dunque termini contraddittori: nessuno può essere buon cattolico ad un tempo e vero socialista”. E nell’enciclica Divini Redemptoris del 1937, condannò il comunismo quale «minaccia tremenda per la civiltà umana» e precisò: «La dottrina del comunismo ha un falso ideale di giustizia, di eguaglianza e di fraternità; un falso misticismo che adesca le folle con fallaci promesse; una dottrina che si vanta come fosse l’inizio di un progresso economico il quale, quando è reale, si spiega con l’uso di metodi brutali», mira alla «distruzione dei valori fondamentali del matrimonio e della famiglia», «un sistema pieno di errori e di sofismi, contrastante sia con la ragione che con la rivelazione divina; sovvertitore dell’ordine sociale, distruggendone le basi fondamentali; misconoscitore della vera origine, della natura e del fine dello Stato; negatore dei diritti della personalità umana, della sua dignità e libertà».

Sempre nella stessa Enciclica, Papa Pio XI rilevava che “un terzo potente aiuto al diffondersi del comunismo è una vera congiura del silenzio in una grande parte della stampa mondiale non cattolica. Diciamo congiura, perché non si può altrimenti spiegare che una stampa cosí avida di mettere in rilievo anche i piccoli incidenti quotidiani, abbia potuto per tanto tempo tacere degli orrori commessi in Russia, nel Messico e anche in gran parte della Spagna, e parli relativamente cosí poco d’una sí vasta organizzazione mondiale quale è il comunismo di Mosca. Questo silenzio è dovuto in parte a ragioni di una politica meno previdente, ed è favorito da varie forze occulte le quali da tempo cercano di distruggere l’ordine sociale.”

Il Papa aggiungeva inoltre che non era “ammessa alcuna collaborazione con il comunismo” perché “il comunismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con lui da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana. E se taluni indotti in errore cooperassero alla vittoria del comunismo nel loro paese, cadranno per i primi come vittime del loro errore e quanto piú le regioni dove il comunismo riesce a penetrare si distinguono per l’antichità e la grandezza della loro civiltà cristiana, tanto piú devastatore vi si manifesterà l’odio dei ‘senza Dio’ ” (Divini Redemptoris).
 
Pio XII, nel 1949 decretò la scomunica per i cattolici che sostenevano e diffondevano il comunismo. “Il comunismo […] è materialistico e anticristiano; i capi dei comunisti infatti, anche se a parole talvolta professano di non combattere la Religione, nella realtà tuttavia, sia nella dottrina che nell’azione, si mostrano contro Dio e contro la vera Religione e la Chiesa di Cristo”.
 
Giovanni XIII, con il decreto del 25 marzo 1959, estese la scomunica a “quanti danno il voto ai candidati che, anche se assumono il nome cristiano, nella pratica si associano ai comunisti e ne favoriscono l’azione”.
 
Paolo VI, nell’enciclica Octogesima adveniens (1971), disse che il cristiano deve perseguire i valori della solidarietà e del servizio.. ma rifiutando l’adesione all’ideologia marxista:

N. 26 “Così il cristiano che vuol vivere la sua fede in un’azione politica intesa come servizio, non può, senza contraddirsi, dare la propria adesione a sistemi ideologici che si oppongono radicalmente o su punti sostanziali alla sua fede e alla sua concezione dell’uomo: né all’ideologia marxista, al suo materialismo ateo, alla sua dialettica di violenza e al modo con cui essa riassorbe la libertà individuale nella collettività, negando insieme ogni trascendenza all’uomo e alla sua storia, personale e collettiva”.

N. 28 – “Il pericolo sarebbe di aderire formalmente ad una ideologia che non ha alla base una dottrina vera e organica, di rifugiarvisi come in una spiegazione ultima e sufficiente, costruendosi così un nuovo idolo, di cui si accetta, talora senza prenderne coscienza, il carattere totalitario e coercitivo. Si pensa di trovare così una giustificazione alla propria azione anche violenta, un adeguamento ad un desiderio anche generoso di servizio. Questo desiderio resta, ma si lascia assorbire da un’ideologia la quale, anche se propone certe vie di liberazione per l’uomo, finisce in ultima analisi per asservirlo”.

N. 31 – “Ci sono dei cristiani che si lasciano attirare dalle correnti socialiste nelle loro diverse evoluzioni. Essi cercano di riconoscervi talune delle aspirazioni che portano in se stessi in nome della loro fede, si sentono inseriti in questo flusso storico e vogliono svolgervi un’azione. Ora, secondo i continenti e le culture, questa corrente storica assume forme diverse sotto uno stesso vocabolo, anche se esso è stato e resta, in molti casi, ispirato da ideologie incompatibili con la fede. Un attento discernimento si impone. Troppo spesso i cristiani, attratti dal socialismo, tendono ad idealizzarne in termini assai generici: volontà di giustizia, di solidarietà e di uguaglianza. Essi rifiutano di riconoscere le costrizioni dei movimenti storici socialisti, che rimangono condizionati dalle loro ideologie di origine”. (Octogesima adveniens).

 

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Leggi anche:

Perché la Chiesa ha condannato il comunismoZenit, 16/05/2009

Giovanni Paolo II contro la teologia della liberazione

Giovanni Paolo II – Centesimus Annus

La persecuzione comunista contro il cristianesimo – dal sito Libertà e Persona

La Chiesa di fronte al nazismo (Cultura Cattolica)