Marcellino, Pane e Vino

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Regia: Ladislao Wajda
Nazione: SPA
Anno: 1955
Genere: Religioso
 
Ti auguro di avere gli occhi di Marcellino… e dei dodici Frati! Perché in fondo i dodici frati hanno gli stessi occhi di Marcellino. Questo film è proprio l’inno alla morale cattolica, che è guardare lasciandosi attrarre. Perché Marcellino, tra l’altro, faceva tutte le corbellerie: tirava via le mele, eccetera. È come Simone, che ne faceva di tutti i colori, però diceva: ‘Signore, ti amo. Tu lo sai che ti amo’. Così Marcellino e i dodici frati (specialmente fra Pappina!). (Luigi Giussani, pag.282 “Dal temperamento un metodo”, BUR 2002)
 
Grande film spagnolo di quasi quarant’anni fa, che già all’epoca aveva mietuto consensi (menzione speciale al Festival di Cannes, Orso d’argento al Festival di Berlino) e che non può non commuovere anche adesso se lo si guarda con l’occhio libero da preconcetti. Siamo in un piccolo paese spagnolo: un frate scende dal suo convento, meta -quel giorno – del pellegrinaggio di tutta la popolazione nel ricordo di un evento straordinario avvenuto nel convento in un tempo ormai lontano. Quel frate va a trovare una bambina ammalata e, per confortare la famiglia, racconta quell’evento che il paese stava festeggiando: la storia di Marcellino. Dopo le fine della guerra con i francesi, tre frati decidono di ricostruire un convento in rovina su un monte desolato. Con l’appoggio del sindaco del paese e l’aiuto di altri confratelli riescono nella loro opera, finché una mattina la quiete dei religiosi è rotta dalla scoperta di un neonato in fasce, abbandonato alle porte del convento. Il piccolo, battezzato con il nome di Marcellino, conquista subito le simpatie dei fraticelli che non vorrebbero separarsene. Ma il padre superiore li richiama alla realtà: un bambino non può crescere bene senza genitori e fratelli. Iniziano le ricerche dei genitori di Marcellino, finché si viene a sapere che sono morti. Non trovando nessuna famiglia idonea ad adottare quel neonato cui si erano tanto affezionati, i frati decidono di tenere con sé Marcellino: – ognuno – gli avrebbe fatto da padre. Il fanciullo cresce insieme ai dodici frati, che gli perdonano scherzi e marachelle e che vengono coinvolti dai suoi giochi e dalla sua simpatia. Ben presto, però, Marcellino si accorge che, se è bello avere dodici papà, la mancanza di una mamma e di un amico con cui giocare non è facilmente colmabile. E se riesce a inventarsi Manuel, compagno delle sue avventure quotidiane, intuisce che il suo vero desiderio è vedere la propria madre, disposto anche ad essere più buono pur di raggiungerla “in cielo”. Le sue giornate scorrono comunque tranquille, anche se venate da questa malinconia e dal disappunto per il divieto di salire nella misteriosa soffitta del convento, dove “c’è un grande uomo che ti porta via”. Mai cercare di spaventare un bambino con oscure minacce: la curiosità accende il cuore di Marcellino che un giorno, vinta la paura, sale nella soffitta all’insaputa dei frati. Qui, in una buia stanza piena di polvere e ragnatele, trova un grande crocifisso: quel grande Uomo sorprendentemente comincia a parlargli. E’ l’inizio di un rapporto, straordinario, con quella persona, reale fino al punto da portargli ogni giorno del pane e del vino. Con il passare dei giorni il desiderio di stare con quell’uomo è sempre maggiore, in un rapporto semplice e concreto, che spinge Marcellino a chiederGli di scendere dalla croce e stare vicino a sé. Marcellino sa chi è quell’ Uomo (“Tu sei Dio”) e non ne ha paura, perché è un’amicizia che gli riempie il cuore e lo sguardo. Cristo diventa il compagno che rincuora le piccole grandi paure del bambino ed al quale osa chiedere che si avveri l’unico desiderio che ha: raggiungere la mamma in cielo. Così ha termine la vita di Marcellino, breve ma compiuta nella verità di quell’incontro, mentre i frati, pur nel dolore della sua morte, intuiscono il miracolo avvenuto sotto i loro occhi. Pochi sono i film davvero “religiosi”, e sempre meno con il passare degli anni: a rendere tale un’opera non basta l’argomento, devoto quanto si vuole. Il “Marcellino pane e vino” del 1955 si distingue dai suoi rifacimenti ed altre pellicole di questo genere per aver saputo rendere la semplicità di quel bambino nell’approccio alla realtà e nell’adesione ad una Presenza intuita come vera. Sarebbe stupido ridurre ad una favoletta la storia di Marcellino: il senso di estraneità che può produrre la visione di questo film è spiegabile con la nostra insensibilità di uomini degli anni ’90, lontani mille miglia dall’essenzialità di Marcellino. Antonio Autieri
 
Da Tracce – Marzo 1992: Film spagnolo del 1955. Un grande crocefisso riposto in una stanza polverosa di un convento. Un ragazzino di una manciata d’anni sveglio e simpatico. Il suo sguardo è simbolo della moralità cristiana. Ha un solo desiderio dentro al cuore: riabbracciare la sua mamma morta. Domani accadrà. Il desiderio si compie nella domanda quotidiana al “suo” crocefisso. Una storia commovente, popolare, certamente insolita. Che centra l’obiettivo: se non ritornerete come bambini…

[Fonte: sandrodiremigio.com]