La Passione di Cristo (Recensione)

The Passion 1

La passione di Cristo (The Passion of the Christ)
Usa 2004, 126 ‘
Genere: Storico / Biblico
Regia di: Mel Gibson
Cast principale: Jim Caviezel, Maia Morgenstern, Monica Bellucci, Rosalinda Celentano, Claudia Gerini, Sergio Rubini, Mattia Sbragia
Tematiche: Cristo, Passione
Target: Adulti
 

Lo sguardo di Dio. Chi ha mai osato mostrare lo sguardo di Dio? È impossibile. Mel Gibson ce ne ha dato un’idea, con La Passione di Cristo, mostrando come Dio ha guardato l’uomo nel momento centrale della Storia: il sacrificio di suo figlio. È la scena forse più sorprendente de La passione di Cristo: dopo che Cristo ha esalato il suo ultimo sospiro dopo una terribile agonia sul Golgota, dalla Terra l’immagine corre verso il Cielo e dall’alto intravediamo la “prospettiva” di Dio”. E poi da lì, “dal più alto dei cieli”, parte una goccia, la prima goccia di pioggia – certo – di una terribile tempesta. Oppure, secondo la geniale intuizione di Gibson, il pianto di Dio per il suo Figlio e per l’uomo stesso.

Polemiche e accuse ingiuste di antisemitismo sono state rivolte a un film che “si limita” a riproporre con coraggiosa fedeltà i Vangeli e la scandalosa pretesa cristiana (un uomo che si è detto Dio, e che ha scelto liberamente di farsi uccidere barbaramente dagli uomini per riscattarli dal peccato), ma anche dopo il clamoroso successo americano. Chi invece lo vedrà senza pregiudizi, con lealtà, potrà rimanerne sinceramente emozionato. Perché il principale merito di Gibson è proprio mettere di fronte lo spettatore libero di fronte a quell’uomo, alla sua indicibile sofferenza, a quella agonia non solo “già scritta”, ma voluta, abbracciata. E che termina con una Resurrezione accennata con discrezione ma senza reticenze alla fine del film: non sarà questo il vero scandalo?

La Passione di Cristo, che come noto racconta le ultime dodici ore della vita terrena di Cristo, inizia con una sequenza potente e suggestiva dal punto di vista cinematografico: nell’Orto degli Ulivi Cristo prega e soffre in attesa del sacrificio, mentre Satana lo tenta (“come può qualcuno sopportare i peccati del mondo intero?”). La figura del Maligno – interpretato da un’eccezionale Rosalinda Celentano – è una delle grandi idee del film, che non si può ridurre a una carneficina senza senso per le scene dell’impressionante fustigazione da parte dei romani e poi del lungo e terribile Calvario. La violenza, assolutamente realistica (quasi ai limiti della sostenibilità) non è affatto gratuitamente “spettacolare”, come tanti detrattori hanno scritto, ma è in realtà in funzione della scelta del regista di far entrare lo spettatore in rapporto diretto con Cristo, di cui può riconoscere la sua vera umanità nella sofferenza più disarmante. In tal senso il film è quasi liturgico nel far rivivere la Passione, tanto da far rivivere l’esperienza della Via Crucis. Altro che mancanza di spiritualità, come ha detto un regista invidioso e come hanno scritto critici e intellettuali distratti o prevenuti… Basterebbe l’alternanza tra immagini del corpo di Cristo piagato sulla croce con quelle dell’Ultima Cena, a ribadire il mistero dell’Eucarestia…

Ma non solo. Mel Gibson rivela una finezza (incredibilmente non colta da tanti critici) nel descrivere il profondo, bellissimo rapporto tra Cristo e la Madonna, un vero legame d’amore tra una madre e suo figlio: così tenero, così carnale, così vero. È questo forse l’aspetto più commovente del film di Gibson, che è riuscito – come mai nessuna pellicola prima d’ora – a descrivere così bene la figura di Maria (ottimamente interpretata da Maia Morgenstern, grande attrice riumena di origine ebraica) e il suo rapporto con Gesù, grazie anche a due bellissimi flashback dell’infanzia e della giovinezza di Cristo.

Lo sguardo di Maria su Gesù e lo sguardo di Gesù su Maria sono tra le cose che rimangono impresse nella mente e negli occhi. Come è sempre lo sguardo di Gesù che colpisce alcuni personaggi che vengono in contatto con lui nelle ultime ore e ne rimangono segnati: la guardia del Sinedrio cui Cristo riattacca l’orecchio staccato dal colpo di spada di Pietro, il Cireneo che lo aiuta a portare la croce, il centurione romano e altri soldati romani che lungo la sua via Crucis lo guardano soffrire, la Veronica che gli deterge il volto insanguinato, il buon ladrone che, sulla croce, riconosce in lui il Figlio di Dio. Ma anche la Maddalena (interpretata da Monica Bellucci) in un altro emozionante e silenzioso flashback. Come è emozionante in senso puro, non sentimentale questo capolavoro che rimarrà potente, nonostante ostilità e odio, nella storia del cinema. Un capolavoro che divide e scuote, che attira nemici e che tocca i cuori di chi rimane colpito da quella sofferenza e da quell’amore infinito per l’uomo (“Non c’è amore più grande che dare la vota per i propri amici”): non a caso, Passione significa entrambe le cose.

[Sentieri del Cinema]