L’attore Pietro Sarubbi: “Il ruolo di Barabba mi portò a Gesù”

Molti di noi lo ricordano nei panni di un Barabba allucinato e un po’ ebete, in The Passion of Christ di Mel Gibson. La sua storia personale, però, assomiglia più a quella di un buon ladrone o di un figliol prodigo. Una cosa è certa: per Pietro Sarubbi recitare anche solo una manciata di minuti in un film su Gesù di Nazareth, ha cambiato radicalmente la vita. Come normalmente accade nel mondo dello spettacolo, Sarubbi è vissuto per molti anni lontano dalla fede, in un tipico ambiente in cui il nome di Dio è tabù ma, in compenso, i divi vengono divinizzati…

All’età di 42 anni, tuttavia, l’attore milanese ha incontrato il Signore. Non attraverso una sconvolgente esperienza mistica, magari cadendo da cavallo e perdendo la vista come San Paolo, ma semplicemente svolgendo il proprio mestiere. “Recitando il personaggio di Barabba… ho avuto la fortuna di incrociare lo sguardo di Gesù”, ha raccontato Sarubbi in una recente intervista televisiva.

Tutto accadeva nel 2003, anno delle riprese di The Passion. La scena è ben nota ai fan del film di Gibson: Barabba, udite le grida del popolo che chiede la sua liberazione, si lancia in una scomposta ed animalesca esultanza. Come Gesù, Ecce homo, reduce dalla flagellazione, la pelle lacerata e grondante sangue, anche Barabba ha un occhio completamente orbo: l’occhio sano del malfattore incrocia per una frazione di secondo l’occhio sano del Nazareno. La grazia per il peccatore ha significato la condanna del Giusto. In The Passion Cristo è interpretato da Jim Caviziel, anche lui profondamente segnato da quella straordinaria esperienza recitativa, e incamminato verso un radicale cambiamento spirituale. “Quello sguardo mi ha sorpreso, incuriosito, spaventato, portandomi ad una totale conversione”, ha raccontato Sarubbi. Per l’attore inizia così una nuova vita che lo porterà, nel giro di un paio d’anni, ad abbracciare in modo convinto la fede cattolica e i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Dopo aver ricevuto la cresima, Sarubbi ha sposato in chiesa la donna con cui da anni conviveva. Ha fatto, infine, battezzare i suoi tre figli (altri due sono nati dopo la conversione del padre).

Sarubbi ha la fisionomia del ‘gigante buono’: alto, robusto, viso tondo e simpatico, due pittoreschi baffoni neri. Dietro quella maschera giocosa c’è però uno spirito irrequieto. Racconta di essere stato un “ragazzo terribile, un po’ irrisolto” che ha fatto “disperare i genitori fin da piccolo, forse fin da neonato…”. Ama il rugby, la natura, il mare, i romanzi d’avventura. A soli tredici anni fugge di casa per diventare un artista circense. In gioventù gira il mondo ed è attratto dalle filosofie orientali che lo trascinano fino in India e in Tibet. Poi la passione per il teatro e per il cinema ha il definitivo sopravvento.

Negli ultimi vent’anni Sarubbi è diventato noto al pubblico televisivo, recitando in fiction di grande successo come Casa Vianello, Il Maresciallo Rocca, Un medico in famiglia, Vivere. Ha inoltre un’esperienza di cabaret allo Zelig di Milano e ha recitato in teatro con Franco Zeffirelli e Gabriele Lavia. Al cinema la sua interpretazione di maggior rilievo è Il mandolino del capitan Corelli di John Madden. È proprio a seguito della visione di questo film che, nove anni fa, Mel Gibson lo vuole nel cast di The Passion. Sarubbi, ambizioso e un po’ guascone, si propone subito per il ruolo di San Pietro. Quasi a smorzarne gli entusiasmi il regista australiano gli assegna una parte ‘minore’. “No, tu sei Barabba – gli replica Gibson -. Vedi, tu sei un uomo abbrutito dal carcere, dalle torture dei romani, un cane feroce, un pitbull, ma dentro hai il cuore d’oro. Solo Cristo, però, se n’è accorto”. Con disappunto, l’attore fa notare al regista che quella di Barabba è una parte pressoché “muta”. Ma Gibson insiste: “Eh no, tu parli solo con gli occhi, devi esprimere questa tua umanità con gli occhi, solo con gli occhi”. E alla fine lo convince. Il resto della storia è nota…

È felice Pietro Sarubbi, ma non indulge ad alcun trionfalismo né ostenta alcun devozionalismo forzato. È consapevole che, anche da convertiti, non guasta conservare un pizzico di sana inquietudine. Nel suo cammino di riavvicinamento a Dio hanno giocato un ruolo decisivo gli scritti di don Luigi Giussani che ai suoi figli spirituali diceva: “vi auguro di non essere mai tranquilli”. “La tranquillità – ha commentato Sarubbi, in un’intervista a Sat 2000 – vuol dire non aver capito la grandezza di quello che si sta vivendo. Invece c’è gioia, c’è felicità anche nei problemi di tutti i giorni. Non è che, adesso che mi sono convertito, faccia una vita da ‘mulino bianco’…”. E aggiunge semiserio: “Sono grato al Signore di questo cambiamento anche se mi è costato fatica: passare da attore ‘alla Bukowski’ ad attore ‘alla don Bosco’ non è semplicissimo!”. Da qualche anno Sarubbi insegna recitazione e, ai giovani che vogliono intraprendere la sua strada, ricorda che nulla viene dato loro gratis e che, anche nei mestieri ‘brillanti’ il sacrificio e il lavoro duro sono imprescindibili: come in ogni professione “è importante studiare, frequentare una scuola di cinema o di teatro”.

A coronamento del suo cammino spirituale Pietro Sarubbi ha pubblicato due libri autobiografici: La passione di Barabba (Piemme, 2006) e il recentissimo Da Barabba a Gesù (Itaca, 2011). Nell’intervallo tra una ripresa e l’altra Sarubbi gira per le parrocchie, gli oratori e i centri giovanili di tutta Italia, per rendere la propria testimonianza di fede. Ricordando che fare l’attore ed essere cristiano è possibile, è entusiasmante e aiuta a riscoprire se stessi. Anche recitando…
 
[di Luca Marcolivio – Dal sito “L’Ottimista”]

 
Intervista a Pietro Sarubbi