“Dai loro frutti li riconoscerete”

Una meditazione di Sant’Agostino d’Ippona (354-430) sul Vangelo di oggi (Rito Romano), Mt 7, 15-20.

 

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Con retto criterio si pone il problema dei frutti, ai quali il Signore vuole che poniamo l’attenzione per poter distinguere l’albero. Molti ascrivono ai frutti alcune proprietà che appartengono al pelame delle pecore e così sono ingannati dai lupi, come sono i digiuni, le preghiere e le elemosine. Che se tutti questi atti non potessero essere eseguiti anche dagli ipocriti, Gesù non avrebbe detto in precedenza: “Guardatevi dal praticare la vostra virtù davanti agli uomini per essere osservati da loro” (Mt 6,1)… Molti infatti distribuiscono ai poveri non per commiserazione ma per vanagloria; molti pregano o meglio sembra che preghino non perché tengono presente Dio, ma perché bramano di essere ammirati dagli uomini; e molti digiunano e ostentano un’astinenza che desta meraviglia a coloro ai quali questi usi sembrano difficili e degni di onore. Sono tutti inganni … Non sono dunque questi i frutti da cui il Signore esorta a riconoscere l’albero. Se essi si compiono con buona intenzione secondo verità sono il pelame proprio delle pecore…

L’Apostolo Paolo insegna quali sono i frutti, riconosciuti i quali, riconosciamo l’albero cattivo: “Son ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, eresie, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le commette non erediterà il regno di Dio” (Ga 5,19-20). Ed egli di seguito insegna quali sono i frutti, dai quali possiamo riconoscere l’albero buono: “Frutto dello spirito è invece amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (v 22-23).

È opportuno riflettere che nel brano “gioia” è stata usata in senso proprio, poiché non si può dire con proprietà che i cattivi gioiscono ma che sono ebbri di gioia. … Secondo questa proprietà, per cui la gioia si dice soltanto dei buoni, anche il profeta afferma: “Non c’è gioia per i malvagi, dice il Signore” (Is 48,22). Così la fede, di cui si è parlato, certamente non una fede qualunque ma la vera fede, e gli altri concetti, di cui si è parlato, hanno una certa apparenza negli uomini cattivi e impostori, sicché ingannano se l’altro non ha ormai l’occhio puro e sincero, con cui è consapevole di questi fatti.

 

 

[Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa – Spiegazione del Discorso dalla montagna, cap 24,§80-81 (Nuova Biblioteca Agostiniana)]