L’Isola – Ostrov

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Titolo originale: Ostrov
Genere: Drammatico
Regia: Pavel Lunguine
Interpreti: Piotr Mamonov (Anatolij), Victor Sukhorukov (padre Filaret), Dmitrij Diuzhev (padre Iov), Yurij Kuznetzov (Tikhon), Victoria Isakova (Nastya), Nina Usatova (vedova), Yana Esipovich (ragazza), Olga Demidova (donna col bambino), Timofej Tribuntzev (Anatolij da giovane), Aleksey Zelenskij (Tikhon da giovane), Grisha Stepunov (bambino), Sergei Borunov (aiutante di campo).
Nazionalità: Russia
Anno di uscita: 2008
Origine: Russia (2006)
Soggetto: Pavel Lunguine
Sceneggiatura: Dmitrij Sobole
Fotografia (Panoramica/a colori): Andrej Zhegalov
Musica: Vladimir Martynov
Montaggio: Albina Antipenko
Durata: 112′
Produzione: Serghej Shumakov, Pavel Lunguine
Tematiche: Metafore del nostro tempo; Santità; Tematiche religiose

Note: Vincitore della Zolotoj Orel (Aquila d’oro), massimo riconoscimento cinematografico russo.
Film di chiusura, fuori concorso, alla 63ma Mostra del Cinema di Venezia (2006).
 
Anatolij, giovane marinaio russo, si lascia prendere dalla paura e per salvare la propria vita esegue l’ordine impartito da un ufficiale nazista: tradire e uccidere il suo compagno. In un monastero russo, la sua vita trascorre nell’impegno di espiazione per quella colpa commessa.
 
Il film
Nel 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale, i soldati tedeschi catturano nel Mar Baltico una nave sovietica. Anatolij, giovane marinaio russo, si lascia prendere dalla paura e per salvare la propria vita esegue l’ordine impartito da un ufficiale nazista: tradire e uccidere il suo compagno. Molti anni dopo, siamo nel 1976, troviamo Anatolji in un piccolo monastero ortodosso su un’isola tra i ghiacciai nella Russia settentrionale. La sua vita trascorre nell’impegno di espiazione per quella colpa commessa tanti anni prima. Passa le giornate ad alimentare il carbone nelle caldaie del monastero in un atteggiamento continuo di penitenza e preghiera. Egli si sente sempre un grande peccatore e il suo carattere duro e poco socievole crea non pochi problemi agli altri monaci.
Per i doni soprannaturali di cui è dotato molte persone si recano da lui per chiedere aiuto e guarigione. Un giorno arriva anche l’ammiraglio Tikhon con la figlia Nastya, che sembra aver perso l’uso della ragione dopo la morte del marito avvenuta su un sottomarino. La donna invece è posseduta dal Male e il vecchio monaco lotta con queste forze misteriose fino a liberarla. Quando il padre si reca al monastero per ringraziarlo scopre con meraviglia che lui è l’uomo che aveva tentato di ucciderlo sulla nave molti anni prima. Quel giorno la morte lo ha risparmiato e ora può finalmente donare a Anatolij il perdono che il compagno marinaio ha sempre cercato e la pace per andare incontro alla morte rappacificato con se stesso e con gli altri.
 
Per riflettere dopo aver visto il film
Nella natura incontaminata e selvaggia dell’isola ritroviamo l’impegno duro e forte della comunità dei monaci che la abitano. Il candore della neve nelle buie giornate d’inverno, i colori sfumati del paesaggio allo sciogliersi del ghiaccio in primavera, sembrano quasi avvolgere l’angoscia del protagonista.
– Anatolij rappresenta l’uomo in lotta contro il proprio peccato e il male che lo circonda. I suoi sensi di colpa lo hanno portato a ritirarsi in questo bianco deserto lontano dal mondo, descritto come una realtà abulica in cammino verso un baratro nel quale sprofonda sempre più. Il suo modo di rapportarsi con gli altri mette a nudo l’animo delle persone tracciando in esse il divario tra verità e ipocrisia.
– Il regista Pavel Lunguine affronta argomenti e temi forti. Commenta così il perché di questo suo film: “Non lo so spiegare neanch’io – dice – è semplicemente un film sul fatto che Dio esiste. Viene il momento quando questo diventa importante…ho la sensazione che il periodo dei cambiamenti sia terminato, che la società deve pensare all’eternità, al peccato e alla coscienza (…).”
– Il sentimento religioso è espresso nella vita quotidiana del monastero ortodosso che scandisce lo scorrere del tempo tra lavoro e preghiera. Sullo sfondo di un paesaggio dall’incontaminata bellezza naturale, si respira il clima tipico di un luogo chiuso al mondo e all’ostentazione del consumismo moderno.
– L’occidentalizzazione della società russa si identifica con il suo appiattimento e con la perdita di quella volontà forte necessaria per realizzare i sogni e diritti. Il rinnovamento di un popolo non sempre coincide con la sua crescita spirituale.
 
Una possibile lettura
Il monaco Anatolij si impegna per riparare i propri sbagli e non tralascia di additare agli altri i loro errori. Il percorso di fede e di espiazione del protagonista risuona come una denuncia nei riguardi della scomparsa dei valori, verso la non capacità degli individui di avere sentimenti misericordiosi nei confronti dell’umanità dolente e smarrita. Oggi l’indifferenza assoluta avvolge la società e non ci lascia più scorgere i puri di cuore che ancora vi abitano.
Il film, attraverso una simbologia tradizionale, ma nello stesso tempo provocatoria, traccia un ritratto carico di sussulti interiori e di contraddizioni. La Russia moderna è presentata come un popolo che non ha più tempo per la contemplazione e vive ciò che resta della sua fede senza calarla nel vissuto quotidiano. La via alla santità è descritta dal regista come una via di fede impervia e tormentata, ma anche di ostinazione e lotta nel credere. Il monaco che abita nel gelo di un’isola, sospeso tra acqua e cielo, rappresenta la vita di ogni uomo nella sua lotta tra bene e male.
La strada da percorrere è impervia e alla fine del cammino ognuno è chiamato ad un inevitabile esame finale. Ancora dalle parole del regista possiamo trarre alcune conclusione sul film e sul nostro modo di rapportarci soprattutto verso le nuove generazioni: “I giovani non sanno ancora cosa vuol dire vivere, non sanno cosa riserverà loro la vita. Questo è un mondo freddo, e anche il film è freddo, se i ragazzi reagiscono bene al mio lavoro significa che vogliono qualcosa di nuovo, un po’ di calore”.
L’isola appartiene a quel cinema antico e fuori dal tempo che lo rende un atto d’amore rivoluzionario.

(fonte: paoline.it)