Miracoli Eucaristici (II parte)

“Sono io il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. (Gv 6,49).

L’intelligenza umana stenta a credere che il pane e il vino si possano trasformare in vera Carne e vero Sangue di Gesù, poiché nell’atto della consacrazione nulla di visibile appare sotto gli occhi umani, mentre la fede spinge a credere fermamente nelle parole di Gesù.

I miracoli Eucaristici confermano appunto le parole di Gesù e, nei fatti, consolidano la fede e dimostrano la presenza reale del Corpo e del Sangue del Signore nel pane Eucaristico.

Questi fatti prodigiosi sfidano la nostra razionalità che stenta ad arrendersi al soprannaturale, ma a Dio nulla è impossibile, nemmeno che “nel Pane sia celata l’umanità di Gesù”.

Oltre ai Miracoli Eucaristici di Lanciano e Siena (descritti nel post precedente) ve ne sono tanti altri riconosciuti dalla Chiesa. Ne ricordo alcuni che mi hanno molto colpito: i miracoli Eucaristici di Bolsena, Ferrara, Cascia, Gruaro-Valvasone, Torino, Firenze, Avignone, Ludbreg.
 

Miracolo Eucaristico di Bolsena

La festa del Corpus Domini celebra il miracolo di Bolsena, avvenuto nel 1263.
Le più antiche cronache ci parlano di un sacerdote boemo, cui la tradizione dà il nome di Pietro da Praga, il quale in quel tempo di controversie teologiche sul mistero eucaristico fu assalito da dubbi sulla reale presenza di Cristo nel pane e nel vino consacrato.
Per trovare finalmente pace, risolse nel suo animo di intraprendere un lungo pellegrinaggio di penitenza e meditazione alla volta di Roma per pregare sulla tomba di San Pietro. Dopo aver pregato sulla tomba del principe degli apostoli, rinfrancato nello spirito riprese il viaggio di ritorno verso la sua terra. Lungo la via Cassia, si fermò a dormire a Bolsena nei pressi del chiesa di Santa Cristina e per ringraziare Iddio, il mattino seguente, chiese di celebrare la S. Messa.
Durante la celebrazione, dopo la consacrazione, alla frazione dell’Ostia, apparve ai suoi occhi un prodigio al quale da principio non voleva credere.
Quell’Ostia che teneva tra le mani era diventata carne da cui stillava miracolosamente abbondante sangue. Impaurito e nello stesso tempo pieno di gioia cercò di nascondere ai rari presenti quello che stava avvenendo: concluse la celebrazione, avvolse tutto nel candido corporale di lino usato per la purificazione del calice che si macchiò immediatamente di sangue e fuggì verso la sagrestia.
Ma durante il tragitto alcune gocce di sangue caddero sul pavimento tradendo la segretezza del prodigio.

A seguito di questo miracolo, nel 1264, con la Bolla “Transiturus de hoc mundo”, Urbano IV decretò che la festa del Corpo del Signore fosse celebrata ogni anno in tutto il mondo cristiano e venne edificato il Duomo di Orvieto, dove è conservato il reliquiario che contiene l’ostia.
 

Il miracolo Eucaristico di Ferrara

Questo Miracolo Eucaristico è avvenuto a Ferrara, nella Basilica di Santa Maria in Vado, il giorno di Pasqua (28 marzo 1171). Padre Pietro da Verona, priore della Basilica, stava celebrando la Messa di Resurrezione e giunto alla frazione del pane consacrato, mentre spezzava l’Ostia, vide da questa sprizzare un fiotto di Sangue che andò con le sue goccioline a macchiare la piccola volta sovrastante l’altare della celebrazione. La volticina macchiata di Sangue fu racchiusa in seguito in un tempietto costruito nel 1595, ed è ancora oggi visibile nella monumentale Basilica di S. Maria in Vado.

Il 28 marzo 1171, il priore dei Canonici Regolari Portuensi, P. Pietro da Verona, stava celebrando la Messa Pasquale, assistito da tre confratelli (Bono, Leonardo e Aimone). Al momento della frazione dell’Ostia consacrata si sprigionò da questa un fiotto di Sangue, che andò a posarsi in larghe gocce sulla volticina sovrastante l’altare. Le storie raccontano del «sacro terrore del celebrante e della immensa meraviglia del popolo che stipava la chiesina».
Molti furono i testimoni che affermarono di aver visto l’Ostia assumere un colore sanguigno e di aver scorto in essa la figura di un bambino. Dell’accaduto furono informati immediatamente il Vescovo Amato di Ferrara e l’Arcivescovo Gherardo di Ravenna i quali constatarono con i loro occhi il Sangue persistente del Miracolo, cioè «il Sangue che vivissimo rosseggiava sulla volticina dell’altare».
La chiesa divenne immediatamente meta di pellegrinaggio, e venne successivamente ristrutturata ed ampliata per ordine del duca Ercole I d’Este, a partire dal 1495. Numerose sono le testimonianze che riportano il Miracolo, tra queste la più importante è la Bolla di Papa Eugenio IV (30 marzo 1442), in cui il Pontefice menziona il Prodigio riferendosi alle testimonianze dei fedeli e alle antiche fonti storiche. Il manoscritto di Gerardo Cambrense è il documento più antico (1197) che menziona il Prodigio ed è conservato nella Biblioteca Lamberthiana di Canterbury.
E’ stato recentemente rinvenuto dallo storico Antonio Samaritani, in un’opera intitolata Gemma Ecclesiastica. Un altro documento, che risale al 6 marzo 1404, è la Bolla del Cardinale Migliorati, in cui si concedono delle indulgenze a «chi visiterà la chiesa e renderà omaggio al Sangue Prodigioso». Ancora oggi, il 28 di ogni mese nella Basilica, attualmente officiata dai Missionari del Preziosissimo Sangue di San Gaspare del Bufalo, si pratica l’Adorazione Eucaristica a memoria del Miracolo e ogni anno, in preparazione alla festa del Corpus Domini, si celebrano le solenni Quarantore. Nel 1971 è stato celebrato l’ottavo centenario del Miracolo.
 

Miracolo Eucaristico di Cascia

A Cascia, nella Basilica dedicata a Santa Rita, si conserva ancora la Reliquia del celebre Miracolo Eucaristico, avvenuto a Siena nel 1330. A un Sacerdote fu chiesto di portare la Comunione a un contadino infermo. Il prete, prese una Particola consacrata e la pose irriverentemente tra le pagine del suo breviario e si avviò dal contadino. Arrivato a casa del malato, dopo averlo confessato, aprì il libro per prendere l’Ostia che vi aveva riposto, ma con sua grande sorpresa osservò che la Particola si era tinta di sangue vivo tanto da impregnare ambedue le pagine tra le quali era Stata posta. Il Sacerdote, confuso e pentito, si recò immediatamente a Siena presso il Convento agostiniano per chiedere consiglio al Padre Simone Fidati da Cascia, conosciuto da tutti per essere un sant’uomo. Questi, udito il racconto concesse il perdono al Sacerdote e chiese di tenere con sé quelle due pagine macchiate di sangue.
Numerosi sono stati i Sommi Pontefici che ne hanno promosso il culto concedendo indulgenze. In un testo antichissimo del convento di Sant’Agostino sono descritte numerose notizie riguardanti il Prodigio. Oltre a questo testo, l’episodio viene anche citato negli Statuti Comunali di Cascia del 1387.
Nel 1930, in occasione del sesto centenario dell’evento, fu celebrato a Cascia un Congresso Eucaristico per l’intera diocesi di Norcia, fu allora inaugurato un prezioso ed artistico Ostensorio e venne pubblicata tutta la documentazione storica reperibile al riguardo.
 

Miracolo Eucaristico di Gruaro- Valvasone

La Reliquia di questo Miracolo è custodita presso la Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo a Valvasone, ma il Prodigio è avvenuto a Gruaro.
Nel 1294 una giovane perpetua si diresse presso il lavatoio della roggia Versiola per lavare la tovaglia dell’altare della chiesa di San Giusto di Gruaro.
Improvvisamente la donna si accorse che un’Ostia consacrata era rimasta per sbaglio tra le pieghe della tovaglia e da essa fuoriusciva del sangue.
Spaventata da quell’evento inspiegabile corse subito ad avvertire il Parroco che a sua volta informò il Vescovo di Concordia, Giacomo d’Ottonello da Cividale che una volta accertati i fatti, chiese di poter tenere la tovaglia del Miracolo nella sua Cattedrale a Concordia.
Ma anche il parroco di Gruaro e la famiglia dei Conti di Valvasone, giuspatroni della chiesa di Gruaro e di quella di Valvasone, volevano tenere la tovaglia. Non si trovò nessun accordo e così si decise di ricorrere alla Santa Sede che alla fi ne autorizzò i Conti a conservare la Reliquia del Miracolo a Valvasone, a condizione che essi facessero costruire una chiesa da dedicare al Santissimo Corpo di Cristo.
La costruzione della chiesa fu terminata nel 1483.
Il documento più autorevole e antico che descrive il Miracolo è un rescritto del 1454 di Papa Niccolò V.
Fu allora che il titolo della chiesa parrocchiale, precedentemente Santa Maria e San Giovanni Evangelista, fu mutato, per disposizione di Papa Nicolò V, in Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo (28 marzo 1454).
Oggi la tovaglia è conservata in un cilindro di cristallo, sostenuto da un pregevole reliquiario d’argento del maestro orafo Antonio Calligari.
La festa della Sacra Tovaglia si celebra nel V giovedì di Quaresima, a conclusione delle giornate di adorazione del SS.mo Sacramento, con la partecipazione dei sacerdoti e delle comunità della foranea di Valvasone.
Durante la festa del Corpus Domini, la Reliquia viene portata in processione con il SS. Sacramento.
 

Miracolo Eucaristico di Torino

Il 16 giugno 1453, verso le cinque del pomeriggio, avvenne a Torino il celebre “miracolo del. SS. Sacramento”.
Nell’alta Val Susa. presso Exilles, le truppe di Renato d’Angiò si scontrarono con le milizie del duca Lodovico di Savoia. Qui i soldati si abbandonarono al saccheggio del paese ed alcuni penetrarono anche in chiesa.
Uno di loro, sacrilego, forzò la porticina del tabernacolo e rubò l’ostensorio con l’Ostia consacrata. Avvolse tutta la refurtiva dentro un sacco e, a dorso di un mulo, passando per Susa e Rivoli, scese a Torino.
Sulla piazza maggiore, presso la chiesa di S. Silvestro ora dello Spirito Santo, sul luogo dove si eresse poi la chiesa del Corpus Domini, il giumento, incespicò e cadde.
Ecco allora aprirsi il sacco e l’ostensorio con l’Ostia consacrata elevarsi al di sopra delle case circostanti tra lo stupore della gente. Fra i testimoni c’era un certo don Bartolomeo Coccono, il quale corse a dar notizia al Vescovo Lodovico dei Marchesi di Romagnano. Il Vescovo, accompagnato da un corteo di clero e di popolo, si portò in piazza si prostrò in adorazione e pregò con le parole dei discepoli di Emmaus: «Resta con noi, Signore».
Nel frattempo si era verificato un nuovo prodigio: l’ostensorio era caduto a terra, lasciando libera e splendente, come un secondo sole, l’ostia consacrata. Il Vescovo che teneva in mano un calice, lo alzò verso l’alto e lentamente l’Ostia consacrata cominciò a ridiscendere, posandosi dentro il calice.
In processione ci si recò verso la vicina chiesa Cattedrale dove il Vescovo benedisse il popolo ringraziando Dio di questo prodigio eucaristico che poi meritò a Torino il titolo di “Città del SS. Sacramento”.
 

Miracoli Eucaristici di Firenze

Nella chiesa di Sant’Ambrogio a Firenze, sono custodite le Reliquie di due Prodigi Eucaristici avvenuti nel 1230 e nel 1595. Nel Miracolo del 1230 un prete, dopo aver celebrato la Messa, distrattamente lasciò nel calice alcune gocce di vino consacrato. Il giorno seguente, tornando a celebrare la Messa nella stessa chiesa trovò dentro al calice delle gocce di sangue vivo rappreso ed incarnato. Il sangue fu subito raccolto in un’ampolla di cristallo. L’altro Miracolo Eucaristico avvenne il venerdì Santo dell’anno 1595, quando scoppiato un furioso incendio nella chiesa restarono prodigiosamente intatte alcune Particole consacrate.

1230

Il primo Miracolo si verificò il 30 dicembre del 1230. Un sacerdote di nome Uguccione, terminata la Messa, non si accorse che alcune gocce di vino consacrato erano rimaste nel calice e si erano tramutate in Sangue. Lo storico Giovanni Villani fa un’accurata descrizione del Miracolo: «Il dì appresso, prendendo nuovamente il detto calice vi trovò dentro vivo sangue rappreso […] e ciò fu manifesto a tutte le donne di quel monastero e a tutti i vicini che vi furono presenti e al Vescovo e a tutto il chiericato e poi si palesò a tutti i Fiorentini, i quali, con grande devozione, vi si radunarono intorno per vedere e presero il sangue del calice e lo misero in un’ampolla di cristallo che ancora si mostra al popolo con grande riverenza». Il Vescovo Ardingo da Pavia ordinò di portare la Reliquia in Vescovado, e dopo poche settimane la restituì alle Suore del Monastero che la custodirono presso la chiesa di Sant’Ambrogio. Papa Bonifacio IX, nel 1399, concesse la stessa indulgenza della Porziuncola ai fedeli che avessero visitato la chiesa di Sant’Ambrogio e avessero contribuito ad adornare la Reliquia del Miracolo. Nel 1980 è stato celebrato il 750° anniversario del Prodigio. La Reliquia del Miracolo (alcune gocce di Sangue che misurano circa un centimetro quadrato) si conserva in un prezioso Ostensorio, collocato all’interno di un Tabernacolo in marmo bianco fatto costruire da Mimo da Fiesole.

1595

Il Venerdì Santo del 1595 una candela, accesa sull’altare della cappella laterale, detta del Sepolcro, cadde a terra e la incendiò. La gente accorse subito per domare il fuoco e si riuscì a salvare il Santissimo Sacramento e il calice. Nel trambusto generale, dalla pisside che conteneva alcune Ostie consacrate caddero sei Particole sul tappeto incandescente che nonostante il fuoco furono ritrovate intatte ed unite tra loro. Nel 1628 l’Arcivescovo di Firenze Marzio Medici, dopo averle esaminate, le trovò incorrotte e le fece dunque riporre in un prezioso reliquario. Ogni anno, durante le Quarantore che si celebrano a maggio, le due Reliquie vengono esposte insieme in un reliquario contenente anche un’Ostia consacrata per la pubblica adorazione.
 

Miracolo Eucaristico di Avignone

L’amore ripara, nel duplice senso di reintegrare quello che si era corrotto e di proteggere qualcosa da quello che ancora potrebbe sopraggiungere. L’Eucaristia che è il sacramento dell’Amore per eccellenza è anche il mezzo più efficace per riparare ai danni prodotti dal peccato nella nostra umanità.
Ad Avignone, bella città francese collocata sulle rive del Rodano, un miracolo eucaristico ci aiuta ad approfondire questo concetto della riparazione.
Per comprendere il miracolo, avvenuto nel 1433, bisogna risalire a qualche secolo prima. Nel sud della Francia, nei primi decenni del 1200 andava grandemente diffondendosi l’eresia degli Albigesi. Questa eresia iniziata nella città di Albi – da cui prese il nome – e condannata fin dal secolo XI, contestava i sacramenti in particolare quello del matrimonio e dell’Eucaristia.
Il Re di Francia, Luigi VIII, padre di San Luigi IX (noto anche come san Ludovico e festeggiato il 25 agosto), consapevole di quanto l’eresia stesse minando la fede nella Presenza reale di Gesù dei suoi sudditi, volle edificare ad Avignone un tempio in onore alla Santa Croce e istituire una festa, la festa dell’Esaltazione della Croce, per controbattere l’eresia.
Nel 1226, il 14 settembre, si festeggiò per la prima volta la suddetta festa e il Sovrano, vestendo un abito frusto di color grigio, stretto da una corda e con una candela in mano, diede inizio a una processione eucaristica di riparazione che, attraversando tutta la città, si fermò poi nella Cappella di Santa Croce, dove la preghiera di adorazione continuò ininterrotta giorno e notte.
Nacquero così i “Penitenti grigi”, guardiani laici del Santissimo Sacramento che adottarono la regola francescana per lo zelo con cui quest’Ordine (accanto a quello Domenicano) si oppose all’eresia.
Questa Confraternita, che perdurò nel suo servizio di lode e di riparazione al Santissimo Sacramento anche durante gli anni della Rivoluzione francese, è una delle poche a sussistere ancora oggi.
Il fiume Rodano, sulle cui rive sorge la Cappella dei Penitenti grigi, secondo un’antica tradizione straripava ogni cento anni.
Nell’autunno del 1433 piogge torrenziali ingrossarono pericolosamente le acque del fiume fino a che nella notte tra il 29 e il 30 novembre si ruppero gli argini e il fiume sommerse la città di Avignone. I Penitenti grigi, preoccupati per la sorte del Santissimo, dovettero ricorrere a una barca per recarsi alla Cappella di Santa Croce. Giunti che furono videro con sgomento che le acque avevano ormai coperto a metà la porta di entrata. Lo sgomento lasciò il posto allo stupore quando, entrando nel tempio, si trovarono depositati sull’asciutto e videro che le acque, compatte come pareti a destra e a sinistra della navata, lasciavano completamente libero il passaggio fino all’altare dell’Esposizione.
Lo spettacolo che contemplarono Armand e Jehan de PouziIhac-Faure, capi della Confraternita e i loro dieci fratelli fu in realtà straordinario: le acque giunte a quattro piedi di altezza (quasi un metro e mezzo) avevano bagnato le custodie degli abiti della Confraternita, ma degradavano “inclinate come un tetto” verso i banchi, tanto che al centro della cappella non vi era assolutamente acqua, ma tutto era asciutto compreso ciò che si trovava davanti all’altare e cioè: libri, pergamene, indumenti, tovaglie e reliquiari.
I dodici Penitenti corsero a chiamare alcuni dotti frati francescani che subito avviarono un’indagine per il riconoscimento ufficiale del Miracolo. Il Santissimo, portato in salvo in una Chiesa Francescana scampata dall’inondazione,venne onorato con preghiere e canti preceduti dalla lettura del passo dell’Esodo 14 al versetto 21, in cui si narra il passaggio del Mar Rosso.
Ancora oggi, nel giorno anniversario dell’evento soprannaturale i Penitenti a piedi nudi, in ginocchio e con una corda al collo in segno di riparazione, percorrono la navata della cappella miracolosamente preservata dalle acque.
 

Miracolo Eucaristico di Ludbreg

Nel 1411, a Ludbreg in Croazia, nella cappella del castello dei conti Batthyany, un sacerdote celebrò la Messa.
Durante la consacrazione del vino il prete dubitò sulla verità della transustanziazione e così il vino nel calice si trasformò in Sangue.
Il sacerdote non sapendo cosa fare, fece murare questa Reliquia dietro l’altare principale. L’operaio che eseguì il lavoro fu obbligato al silenzio. Anche il prete mantenne il segreto che rivelò solo in punto di morte.
Dopo la rivelazione del Padre, la notizia si sparse velocemente e la gente cominciò a venire in pellegrinaggio a Ludbreg. In seguito la Santa Sede fece portare a Roma la Reliquia del Miracolo dove vi restò per alcuni anni.
Il popolo di Ludbreg e dei dintorni tuttavia continuò a fare pellegrinaggi nella cappella del castello. All’inizio del 1500, durante il pontificato di Papa Giulio II, fu convocata a Ludbreg una commissione d’indagine sui fatti legati al Miracolo Eucaristico. Parecchie persone testimoniarono di aver avuto guarigioni prodigiose durante la preghiera in presenza della Reliquia.
Il 14 aprile del 1513, Papa Leone X pubblicò una Bolla con la quale permetteva di venerare la Santa Reliquia che lui stesso aveva portato diverse volte in processione per le strade di Roma. La Reliquia fu poi restituita alla Croazia.
Durante il secolo XVIII, la Croazia settentrionale fu funestata dalla peste. Il popolo si rivolse a Dio per invocarne l’aiuto e lo stesso fece il Parlamento croato che durante la sessione tenutasi nella città di Varazdin, il 15 dicembre del 1739, fece voto di costruire una cappella a Ludbreg in onore del Miracolo se la peste fosse cessata. La peste fu scongiurata ma il voto promesso fu adempiuto soltanto nel 1994, con il ristabilimento della democrazia in Croazia.
Ancora oggi, la preziosa Reliquia del Sangue del Miracolo attira migliaia di fedeli ed ogni anno, all’inizio del mese di settembre, per un’intera settimana, viene celebra la cosiddetta ‘Sveta Nedilja-Santa Domenica’, in onore del Miracolo Eucaristico avvenuto nel 1411.
Il 4 settembre 2011 il Cardinale Josef Tomko, nominato Prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, è stato l’inviato speciale del Papa alle celebrazioni conclusive dell’anno giubilare per il sesto centenario di questo miracolo eucaristico.
In una lettera al Cardinale Tomko, scritta in latino e diffusa nell’agosto 2011 dalla Sala Stampa della Santa Sede, Benedetto XVI ha ricordato che “senza l’Eucaristia non possiamo essere veri cristiani e la stessa Chiesa non può edificarsi per la salvezza degli uomini”.
Benedetto XVI ha fatto riferimento al miracolo eucaristico durante la sua visita in Croazia, il 5 giugno 2011, celebrando la Messa a Zagabria in occasione della giornata nazionale delle famiglie cattoliche: “Cari genitori, impegnatevi sempre ad insegnare ai vostri figli a pregare, e pregate con essi; avvicinateli ai Sacramenti, specie all’Eucaristia. Quest’anno celebrate i 600 anni del ‘miracolo eucaristico di Ludbreg’. Introduceteli nella vita della Chiesa; nell’intimità domestica non abbiate paura di leggere la Sacra Scrittura, illuminando la vita familiare con la luce della fede e lodando Dio come Padre. Siate quasi un piccolo cenacolo, come quello di Maria e dei discepoli, in cui si vive l’unità, la comunione, la preghiera”.
 
“Io voglio che usiate due ali spirituali: la devozione a Maria e la devozione all’Eucaristia. Con queste due ali non tarderete a sollevarvi verso il cielo” (S. Giovanni Bosco).

 

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