Miracoli Eucaristici (I parte)

Al mistero dell’Eucaristia sono state dedicate le nostre cattedrali e i più grandiosi capolavori della nostra arte. Fra i devoti di quel mistero troviamo Mozart, Caravaggio, Dante, Raffaello che hanno espresso tutta la loro commozione per il Dio che si fa pane quotidiano. Folle di martiri hanno dato la vita per lui e i più grandi santi sono stati innamorati di Gesù “pane di vita”: da Francesco d’Assisi a Caterina da Siena, da Tommaso d’Aquino a Madre Teresa, da padre Pio a santa Chiara che con l’ostensorio fermò addirittura i saraceni.

A far intuire che immane mistero si nasconda in quel pezzo di pane ci sono decine di miracoli eucaristici.

Riporto, in questa prima parte, due dei più famosi: quello di Lanciano e quello di Siena.
 

Miracolo Eucaristico di Lanciano (750, d.C.)

A Lanciano, attorno al 750, un monaco stava celebrando la Messa, ma da tempo era assalito dai dubbi: possibile che quella piccola ostia bianca diventi realmente fra le mani del sacerdote il vero corpo di Cristo? Mentre pregava Dio che lo liberasse da questo assillo, vide letteralmente il pane trasformarsi in carne. Atterrito e confuso scoppiò in lacrime. Il clamore fu enorme e quell’ostia di carne è tuttora conservata nella chiesa di San Francesco.

L’Ostia Carne, come oggi si osserva molto bene, ha la grandezza dell’ostia grande attualmente in uso nella Chiesa latina, è leggermente bruna e diventa tutta rosea se osservata in trasparenza. Il Sangue è coagulato, di colore terreo, tendente al giallo ocra.

La Carne, dal 1713, è conservata in un artistico Ostensorio d’argento, finemente cesellato, di scuola napoletana. Il Sangue è contenuto in una ricca ed antica ampolla di cristallo di Rocca.

Dal 1902 il «Miracolo» è custodito nel secondo tabernacolo dell’altare monumentale, fatto erigere dai Lancianesi, al centro del presbiterio.

Alle varie ricognizioni ecclesiastiche, condotte fin dal 1574, seguì, nel 1970-1971 e ripresa in parte nel 1981, quella scientifica, compiuta dal Professore Odoardo Linoli, libero docente in Anatomia e Istologia Patologica e in Chimica e Microscopia Clinica, coadiuvato dal Prof. Ruggero Bertelli, dell’Universítà di Siena.

Le analisi, eseguite con assoluto rigore scientifico e documentate da una serie di fotografie al microscopio, hanno dato questi risultati:

si tratta di tessuto di cuore umano e sangue umano, emogruppo AB (il medesimo della Sindone). Inoltre “nel liquido di eluizione dell’antico sangue si riconoscono tutti i componenti del siero di sangue fresco (tracciato elettroforetico) e tutti gli accertamenti fatti sulla carne e sul sangue non hanno mai portato al riconoscimento di materiali estranei, destinati alla conservazione”. Si è scoperto che la carne è parte del ventricolo sinistro di un cuore umano.

Il professor Linoli dichiara che l’ipotesi di un falso (cioè di un cuore prelevato da un cadavere) è da scartare per il tipo di tessuto e per come tale tessuto è stato prelevato (“le prime dissezioni anatomiche sull’uomo si ebbero posteriormente al 1300”). Inoltre – studiando la retrazione concentrica del tessuto stesso e come si tentò nell’VIII secolo di fissarlo – il professore ha concluso che questo frammento di cuore, quando il monaco se lo trovò fra le mani, “fosse allo stato vivente”.

La conservazione della Carne e del Sangue Miracolosi, lasciati allo stato naturale per dodici secoli ed esposti all’azione di agenti fisici, atmosferici e biologici, rimane un fenomeno Straordinario.

In conclusione si può dire che la Scienza, chiamata in causa, ha dato una risposta sicura ed esauriente circa la autenticità di questo Miracolo Eucaristico. La cosa più importante da sottolineare è che da Lanciano viene un invito ad incontrare Dio e a risvegliare l’amore nei cuori.
Il monaco basiliano dubitò dell’amore di Dio e Cristo gli venne incontro con questo Segno potente e misterioso.

QUI un video che ne parla.

“Nelle perplessità, dubbi o malinconie non state a gemere o sospirare; ma portatevi davanti al Santissimo Sacramento” (S. G.B. Cottolengo).
 

Miracolo Eucaristico di Siena (1730)

Il 14 agosto del 1730, alcuni ignoti ladri penetrarono nella chiesa di San Francesco a Siena, tenuta dai Frati Minori Conventuali e rubarono la pisside contenente 351 Ostie consacrate. Appena il furto venne scoperto, si sospese anche il celebre Palio in segno di riparazione.
Nonostante le diligentissime ricerche condotte dalle autorità religiose e civili, le sacre Particole furono ritrovate, casualmente, la mattina del 17 agosto nel vicino santuario di S. Maria in Provenzano, ove i ladri sacrileghi le avevano nascoste dentro la cassetta delle elemosine in mezzo alla polvere e alle ragnatele.
Le Ostie allora furono piamente ripulite, esaminate e debitamente identificate come quelle rubate. Tutto il popolo accorse ad omaggiare con una solennissima processione le sante Ostie, che furono riportate in S. Francesco in un tripudio di canti e di preghiere. Intanto il tempo passava, ma nessun segno di alterazione si notava in esse, a differenza di quanto ci si sarebbe dovuto attendere.

Più volte, a distanza di decenni, uomini illustri le esaminarono con ogni mezzo che il progresso metteva loro a disposizione, moltiplicando però, nel contempo, cause ed elementi che avrebbero dovuto favorirne la corruzione (travasamenti, scuotimenti, contatti, conteggi, pulviscolo, umidità, ecc.).
Ma la scienza ha sempre concluso i suoi esami, affermando che “le sacre Particole sono ancora fresche, intatte, fisicamente incorrotte, chimicamente pure e non presentano alcun principio di corruzione”.

L’Arcivescovo Tiberio Borghese ordinò anche una controprova: fece chiudere per 10 anni in una scatola di latta sigillata alcune Ostie non consacrate. Alla riapertura della scatola la Commissione scientifica preposta trovò al posto delle Ostie solo vermi e frammenti putrefatti.
Oggetto di stupore, di ammirazione e di venerazione da parte di gruppi, di pellegrinaggi organizzati, di personaggi celebri, di dignitari ecclesiastici e laici, le sacre Particole furono adorate anche da Papa Giovanni Paolo II, nel corso della visita pastorale effettuata alla città di Siena il 14 settembre 1980. In quella occasione, dopo averne ascoltata la storia, commosso, esclamò: “E’ la Presenza!” Il Miracolo Eucaristico permanente di Siena, per il quale il tempo si è fermato, offre a tutti – dai più scettici ai più distratti – la possibilità di vedere coi propri occhi e di toccare con le proprie mani una delle più grandi meraviglie di Cristo sulla terra, dinanzi alla quale anche la Scienza ha piegato la fronte.

“Non esistono mezzi più efficaci per migliorarti e santificarti dell’Eucaristia” (Pierre Duvalier).

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Molti altri sono i miracoli eucaristici in Italia [1] e nel mondo riconosciuti dalla Chiesa.

QUI e QUI, un’ampia rassegna dei numerosi miracoli Eucaristici avvenuti nella storia [2].
 
I miracoli eucaristici parlano chiaro: alla fame di significato, di bellezza, di amore di ogni uomo, Cristo risponde facendosi pane, per sostenerci, trasformarci in Lui e divinizzare perfino il nostro corpo che si disfà e decade ogni giorno: se ci nutriamo di Lui è destinato a diventare un corpo glorioso come quello di Gesù dopo la resurrezione, non sottoposto più ai limiti dello spazio e del tempo, eternamente giovane [3].

 
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NOTE

[1] Cfr. Nelle «città del pane» l’Italia rivive la storia di fede del popolo cristiano (Avvenire).

[2] Cfr. Miracoli Eucaristici (tratto da: A Gesù per Maria); Miracoli Eucaristici nel mondo (miracolieucaristici.org).

[3] Cfr. A. Socci, Ma quei 100mila in corteo non sono notizia (dal blog di Antonio Socci, 10.06.07)

 
 

Leggi anche:

Miracoli Eucaristici (II parte)

Gesù presente nell’Eucaristia