Fine Vita, Gigli: accogliere messaggio Papa integralmente senza strumentalizzare

“Centralità del malato, importanza dell’alleanza terapeutica, rinuncia all’accanimento terapeutico, proporzionalità delle cure, preoccupazione per l’abbandono terapeutico, richiesta di accompagnamento, ribadita illiceità di qualunque forma di eutanasia in quanto si propone di interrompere la vita procurando la morte, rigetto dell’idolatria della tecnica.
Sono queste, al di là di ogni strumentalizzazione legata all’iter della legge sul testamento biologico in Senato, le linee della tradizionale dottrina della Chiesa che il Papa ha ribadito oggi ai partecipanti al convegno promosso da Accademia per la Vita e World Medical Association. Sono queste anche le linee su cui da sempre si è mosso il Movimento per la Vita Italiano”.
Lo afferma l’On. Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita Italiano.
“Non a caso – sottolinea Gigli – i documenti richiamati nel messaggio del Papa sono il discorso di Pio XII ai rianimatori del 1957, la Dichiarazione sull’eutanasia della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1980 e il Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il Papa è consapevole che, quando ci si immerge nella concretezza della pratica clinica, non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale per giudicare se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato. Continua a leggere

Il grande inganno dell’accanimento terapeutico

di Tommaso Scandroglio
 
Charlie deve morire. Questa è la sentenza emessa dai giudici inglesi prima e successivamente dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in merito al destino del piccolo Charlie Gard, affetto da una rara patologia genetica.

Qualche commentatore, anche in  casa cattolica, ha definito le decisioni dei tribunali giuste perché direbbero “Stop” a terapie che configurano accanimento terapeutico. Le cose non stanno così. Richiamiamo prima di tutto la definizione di accanimento terapeutico così come indicata da Giovanni Paolo II al n. 66 dell’Evangelium vitae: l’accanimento terapeutico si concretizza in “certi interventi medici non più adeguati alla reale situazione del malato, perché ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o anche perché troppo gravosi per lui e per la sua famiglia. In queste situazioni, quando la morte si preannuncia imminente e inevitabile, si può in coscienza ‘rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all’ammalato in simili casi (Iura et bona, IV) Si dà certamente l’obbligo morale di curarsi e di farsi curare, ma tale obbligo deve misurarsi con le situazioni concrete; occorre cioè valutare se i mezzi terapeutici a disposizione siano oggettivamente proporzionati rispetto alle prospettive di miglioramento. La rinuncia a mezzi straordinari o sproporzionati non equivale al suicidio o all’eutanasia; esprime piuttosto l’accettazione della condizione umana di fronte alla morte”. Continua a leggere

Giornata del sollievo. «Non confondiamo le cure palliative con accanimento terapeutico»

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Domenica 31 maggio è la Giornata del sollievo, per ricordare tutti i malati in Italia che non riescono ad avere accesso alle cure palliative, e fare un po’ di chiarezza sul tema. Ad avere istituito la Giornata del sollievo, giunta alla 14esima edizione, è stata la Fondazione Gigi Ghirotti, fondata in memoria dell’omonimo giornalista affetto da morbo di Hodgkin, che dalle colonne del quotidiano La stampa scrisse della sua malattia fino al 1974, quando morì.

In Italia, il 40 per cento delle persone che soffrono di dolore cronico non riesce ad accedere alle terapie adeguate, per svariate ragioni. Solo tre persone su dieci sono ben consigliate dal proprio medico di famiglia, mentre il restante non sa a chi rivolgersi. Tutto il tempo in cui un malato brancola nell’incertezza è tempo perduto, e possono occorrere fino tre anni per riuscire a trovare il centro medico specializzato adatto. La situazione si complica ulteriormente quando la persona malata si trova in una città piccola, perché i centri di cura solitamente sono lontani da casa, e ciò ne rende ancora più difficile l’accesso. Continua a leggere

Francia: no dei giudici a eutanasia di un malato

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Il cuore del 38enne francese Vincent Lambert continuerà a battere. Ma per la seconda volta in 9 mesi, il paziente tetraplegico, in stato di coscienza minima da 5 anni a causa di un incidente stradale, potrà vivere solo grazie al verdetto di un tribunale amministrativo che ha dato ieri nuovamente ragione ai genitori del giovane e a quella parte del mondo medico transalpino scandalizzata dalla volontà dell’Ospedale universitario di Reims di arrestare l’alimentazione artificiale.

Da mesi, il “caso Lambert” suscita molto più che umana pietà. Fra i familiari del giovane, è nato un conflitto sulla “reale volontà” di Vincent, mai formalizzata per iscritto. A più riprese, la moglie ha chiesto la cessazione dell’alimentazione, in nome della «dignità». Continua a leggere

Chi vuole Ippocrate sul banco degli imputati?

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di Tommaso Scandroglio
29-05-2013

Lunedì sera a Milano è andato in scena un cold case: alla sbarra è stato chiamato il medico Ippocrate vissuto a Kos nel V secolo avanti Cristo. L‘Associazione culturale Prospectus, con il patrocinio della Fondazione Veronesi, ha realizzato presso il Piccolo Teatro Studio uno spettacolo teatrale dal titolo “Processo a Ippocrate”.
Ippocrate era interpretato dal direttore di Avvenire Marco Tarquinio, la difesa è stata assunta dall’avvocato Cesare Rimini, il magistrato Carlo Nordio era la pubblica accusa, l’avvocato Luigi Isolabella e l’oncologo Umberto Veronesi rivestivano i panni dei testimoni e infine il magistrato Stefano Dambruoso il ruolo del giudice. Nessuno seguiva un copione scritto. Continua a leggere

Il film su Eluana. Bellaspiga: «Bellocchio non conosce la realtà dei fatti»

«La vicenda di Eluana resta sullo sfondo. Marco Bellocchio non entra nei particolari e ciò sembra lo preservi da qualunque possibile critica di faziosità. Ma non è così».

A tempi.it, Lucia Bellaspiga, giornalista di Avvenire e autrice del libro “Eluana. I fatti”, racconta di “Bella addormentata”, l’ultima fatica di Bellocchio presentata ieri al Festival del Cinema di Venezia.
«Ci sono riferimenti concretissimi, in stile docu-fiction, con spezzoni dei telegiornali dell’epoca, accanto a riferimenti velati ma molto suggestivi, che inducono il pubblico a pensare che Eluana fosse come l’ha dipinta il regista. Ma Bellocchio mente». Continua a leggere