Vita. Mamme a 16 anni. Il tabù e il coraggio

Il progetto della Fondazione ambrosiana per la vita prevede l’accoglienza delle adolescenti che hanno deciso di tenere un bambino «capitato per caso». Compito educativo prezioso
 
«Ti devo dire una cosa ». Sono le prime parole, sussurrate, a volte deglutite insieme al groppo che hanno in gola. Camilla no, è andata diretta: «Sono incinta, papà». Sedici anni sono pochi, pochissimi, per avere un bambino. Sempre, dappertutto, e ancor più oggi, a Milano. Per una ragazzina senza la mamma, poi. Con il papà che alla notizia inchioda l’auto, sgrana gli occhi, chiede «stai scherzando?» e subito dopo dice in un fiato «sistemiamo tutto, c’è l’aborto».

Ma Camilla, anche se 16 anni sono pochi, pochissimi, e se non aveva idea di cosa volesse dire avere un figlio, crescere con lui, e anche se il suo ragazzo si era già tirato fuori dalla faccenda, perché per lui l’unica cosa da fare era abortire, lei quel bimbo di neanche 6 settimane lo sentiva già vivo, già suo. «Paura ne ha avuta. Quando è arrivata qui, con il piccolo di pochi mesi, non sapeva se stava facendo bene la mamma », dicono le educatrici del progetto Babymamme dalla Fondazione ambrosiana per la vita,dedicato alle adolescenti dai 14 anni («sì, arrivano anche 14enni») ai 22.

Camilla sorride tanto e parla di come sia bello e chiacchierone Davide, che oggi ha due anni e mezzo. Sorride quando racconta che fa «diventare matto» il nonno. Quel giorno, quando disse “aborto”, è lontano. Sono lontane quelle ecografie fatte da sola. I pomeriggi senza più amiche perché la pancia era un problema. Le mamme teenager sono un aspetto della maternità di cui si parla poco, un tabù. Eppure è un fenomeno che – nel calo generale di nascite – sembra crescere.

Al Sud (Sicilia in testa con più di 700 baby mamme nell’ultimo anno tra Catania e Palermo), come a Roma, o a Milano con i suoi 100 casi circa all’anno. In tutta Italia 10mila. Un fenomeno «trasversale alle condizioni sociali ed economiche, e alla nazionalità». “Ti devo dire una cosa…”.

A quelle ragazze che tra le lacrime si aprono a fidanzati o a genitori non sempre pronti, ma anche a quelle sostenute dalla famiglia e dalla rete sociale, a tutte le mamme bambine che hanno «diritto a crescere insieme ai loro bambini», «noi diciamo: dillo a noi». A Milano sono due gli spazi della Fondazione dedicati all’accoglienza e all’ascolto, il Girotondo, a Primaticcio, e Agorà, a Quarto Oggiaro. Quartieri di periferia, dove il disagio psicologico e sociale è forse maggiore, ma «anche in un contesto agiato – spiega Laura Boati, la referente – è fondamentale favorire incontri con psicologi e pedagogisti fino almeno ai due anni del bambino». Continua a leggere

Il manifesto. Nei diritti dell’uomo anche il concepito

Da 43 sigle associative d’ispirazione cristiana un «manifesto» per riconoscere il valore del concepito, espresso attraverso gravidanza e maternità
 
(Avvenire, 9.12.18)
 
Alla vigilia dei 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani è nata l’idea di una riflessione pubblica sulla dignità della persona a partire dalla consapevolezza dei diritti dei più fragili, primo tra tutti il concepito. Attorno al principio scolpito all’articolo 3 («Ogni individuo ha diritto alla vita») è stato sviluppato un testo sottoposto all’esame di associazioni e realtà ispirate ai valori cristiani e poi integrato facendo tesoro delle numerose indicazioni di chi lo ha condiviso e firmato. Il risultato di questo lavoro è il testo che oggi pubblichiamo, con le adesioni di 42 sigle associative, un «Manifesto» aperto a eventuali nuove sottoscrizioni (che possono essere inviate all’indirizzo dedicatodirittiumani.vita@gmail.com). 
 
Manifesto sul diritto alla vita nel 70° anniversario della Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo. 10 dicembre 1948-10 dicembre 2018 
 
Premessa

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è intervenuta al termine di tre terribili decenni caratterizzati da due conflitti mondiali con decine di milioni di morti, devastazioni materiali e morali e all’inizio di una guerra, detta ‘fredda’ perché non dichiarata ma in atto col possibile uso di armi distruttive ancora più potenti. La Dichiarazione pone le premesse di una pace duratura allorché richiama il «riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili, quale base della libertà, della giustizia e della pace nel mondo». Non affida la pace alla forza delle armi, ma a un ‘atto della mente’ quale è il riconoscimento della inerente – cioè intrinseca – dignità di ogni essere umano. La violazione dei diritti dell’uomo è continuata in tante guerre locali, con dimensioni più o meno ampie, nell’aggressione del terrorismo, nel rifiuto dell’accoglienza di poveri e di vittime della fame e della violenza. Ancora più grave è il rifiuto di riconoscere la dignità di esseri umani che sono i più piccoli e i più poveri: i figli concepiti e non ancora nati. Non è possibile rassegnarsi di fronte ai milioni di aborti realizzati con il sostegno dello Stato e al numero incalcolabile di esseri umani eliminati nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro. Continua a leggere

Un bambino down diventa simbolo di una marca alimentare

Gerber, la marca di prodotti alimentari per bambini e lattanti appartenenti a Nestlé, ha scelto un neonato affetto da trisomia 21 per rappresentare la propria immagine nel mondo nel 2018.
 
Il visetto da baci di Lucas Warren, un anno e mezzo, originario della Georgia (USA), sarà associato per tutto l’anno alla marca di prodotti per lattanti. In particolare, sarà affissa sugli account dei social network aziendali. Linguaggio, alimentazione, sviluppo… Gli internauti potranno inoltre seguire i primi passi di Lucas, come se il bambino fosse un loro vicino di casa.
 
Un “sorriso esplosivo”

Dal 1928 Gerber sceglie ogni anno un bambino che la rappresenti. In questi ultimi anni l’impresa fidelizzava i consumatori organizzando un concorso annuale aperto in tutto il mondo per scovare il bambino che incarna la perla rara. Concorso vinto quest’anno dal piccolo Lucas, che ha permesso alla famiglia di aggiudicarsi la somma di 41mila euro. È la prima volta che la marca consacra un bambino trisomico. Secondo Bill Partyka, amministratore delegato di Nestlé, il “sorriso esplosivo” del piccolo statunitense ha fatto la differenza nei confronti delle altre 140mila foto di bambini ricevuti.  Continua a leggere

Sottomissione for dummies (lezione per ripetenti)

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di Costanza Miriano per La Croce – quotidiano
 
Non pensavo che qualcuno mi si sarebbe filato ancora su questa storia della sottomissione. Insomma l’ho spiegata anche al maiale. Pensavo di essere finalmente fuori moda. Invece per colpa o merito del mio amico Mario mi ritrovo a cercare di spiegare di nuovo cosa ho capito io della parola sottomissione usata da San Paolo, e lo faccio per la volta numero duecentosettantaquattro – includendo i tentativi in inglese e violettese (quella specie di lingua spagnola imparata sentendo le canzoni di Violetta, che mi si è resa necessaria quando la Procura generale spagnola ha aperto un fascicolo nei miei confronti su mandato del ministro della Salute e della Pari opportunità, per l’ipotesi di istigazione alla violenza sulle donne. Non mi riprenderò mai dalle risate fatte pensando al magistrato spagnolo che si è dovuto sorbire i racconti dei vomiti dei miei figli nel tentativo di ravvisare tracce di reato, poveraccio). Continua a leggere

Anna, un’accoglienza che buca la tv

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di Paola Bonzi

«Le farebbe piacere partecipare a una nostra trasmissione televisiva per raccontare della sua esperienza?». Non amo la televisione. Non so mai da che parte guardare. Mi sento sempre nel posto sbagliato. Ritengo, però, che la strada da percorrere, per il nostro Centro di Aiuto alla Vita Mangiagalli, sia, ora, quella della comunicazione. «Grazie – rispondo un po’ imbarazzata – mi dirà come, quando, dove, …».

Così, il giorno concordato, mi presento nello studio televisivo con il vivo desiderio di raccontare le cose che servono a diffondere notizie corrette sul nostro lavoro, un po’ nervosa e preoccupata. La trasmissione va avanti, percorre la sua strada e la mia impressione è quella di calma piatta. Infatti essendo di tipo interattivo, con gli spettatori che possono mettersi in contatto per rivolgere delle domande, riceviamo solo interventi che con il nostro CAV non c’entrano granché. Continua a leggere

Il Papa: “La vita va difesa dal grembo materno fino alla sua fine”

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Nella Giornata per la Vita appello pro life di Papa Francesco all’Angelus. Il Pontefice poi tende la mano a chi negli ultimi giorni è stato colpito dalla violenta ondata di maltempo.

“La vita va difesa dal grembo materno fino alla sua fine su questa terra”. Appello pro-life di papa Francesco all’Angelus. “Oggi si celebra in Italia la Giornata per la Vita, che ha come tema “Generare futuro“- afferma il Pontefice a piazza San Pietro – Rivolgo il mio saluto e il mio incoraggiamento alle associazioni, ai movimenti e ai centri culturali impegnati nella difesa e promozione della vita. Mi unisco ai vescovi italiani nel ribadire che ogni figlio è volto del Signore amante della vita, dono per la famiglia e per la società”. Continua a leggere

Il Papa ai vescovi olandesi: su famiglia, matrimonio, fine vita, siate presenti nel dibattito pubblico

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La Chiesa e i fedeli in Olanda siano “presenti nel dibattito pubblico”, in tutti gli ambiti “nei quali è in causa l’uomo”: in una società fortemente secolarizzata, potranno così portare il loro contributo nelle “grandi questioni sociali riguardanti per esempio la famiglia, il matrimonio, la fine della vita”. Così Papa Francesco nel discorso che ha consegnato ai vescovi olandesi, in visita ad Limina.
In una società fortemente segnata dalla secolarizzazione e in “circostanze spesso ardue”, non è facile conservare la speranza. Ma il compito della Chiesa è quello del “bene umano” e dello “sviluppo sociale”. Lo ha ricordato il Papa nel discorso ai vescovi dei Paesi Bassi. Per i cristiani, ha proseguito, l’educazione delle coscienze diventa allora “prioritaria”, “specialmente mediante la formazione del giudizio critico, pur avendo un approccio positivo sulle realtà sociali: si eviterà così la superficialità dei giudizi e la rassegnazione all’indifferenza”. Continua a leggere