Giornata del sollievo. «Non confondiamo le cure palliative con accanimento terapeutico»

aldo-trento-lavoro-ospedale-malati

Domenica 31 maggio è la Giornata del sollievo, per ricordare tutti i malati in Italia che non riescono ad avere accesso alle cure palliative, e fare un po’ di chiarezza sul tema. Ad avere istituito la Giornata del sollievo, giunta alla 14esima edizione, è stata la Fondazione Gigi Ghirotti, fondata in memoria dell’omonimo giornalista affetto da morbo di Hodgkin, che dalle colonne del quotidiano La stampa scrisse della sua malattia fino al 1974, quando morì.

In Italia, il 40 per cento delle persone che soffrono di dolore cronico non riesce ad accedere alle terapie adeguate, per svariate ragioni. Solo tre persone su dieci sono ben consigliate dal proprio medico di famiglia, mentre il restante non sa a chi rivolgersi. Tutto il tempo in cui un malato brancola nell’incertezza è tempo perduto, e possono occorrere fino tre anni per riuscire a trovare il centro medico specializzato adatto. La situazione si complica ulteriormente quando la persona malata si trova in una città piccola, perché i centri di cura solitamente sono lontani da casa, e ciò ne rende ancora più difficile l’accesso. Continua a leggere

L’intervento dell’Aisla: «i malati di Sla non vogliono l’eutanasia»

Massimo Mauro

(dal sito UCCR)
 
Per legalizzare l’eutanasia servono casi estremi, le associazioni “dello scarto” cercano disperatamente malati da usare come grimaldello emotivo e politico. Come spiegava critico il laico Sergio Romano: il partito Radicale «si è servito degli handicap fisici di alcuni fra i suoi più tenaci militanti per creare il “martire”, hanno elevato Welby e Coscioni a icone delle loro battaglie, hanno introdotto un elemento emotivo e spettacolare nel dibattito politico, hanno cercato di commuovere anziché di convincere, hanno reso più difficile il confronto argomentato e dialettico su temi importanti come quello del suicidio assistito e del testamento biologico». 

Oltre all’uso strumentale dei disabili, alla causa dell’eutanasia servono sempre dei “testimonial” famosi, così la “cultura dello scarto” -come la chiama il Santo Padre-, è scesa in campo con un video dove diversi volti noti, orchestrati dall’Associazione Luca Coscioni e dalla musichetta in sottofondo, lanciano ovazioni al suicidio. Continua a leggere