“Basta proteggere i ragazzi I brutti voti servono, eccome”

È il prof più amato dagli adolescenti: “Capiscono il bullismo leggendo Arancia meccanica. Che errore basare la scuola sulla performance”
 
Alessandro D’Avenia assomiglia al Piccolo Principe e ha l’energia dell’Attimo fuggente. Ma soprattutto ha un dono: sa parlare ai sedicenni. Sì, quei sedicenni indecifrabili che non sorridono nemmeno nei selfie e sembrano buoni solo a chattare.

Invece no: il prof-scrittore li incontra a teatro, in libreria. Li stuzzica su idoli un po’ più edificanti di Justin Biber e delle miriadi di youtuber. Leopardi e Omero in testa.

Come fa? Dice la verità. Cruda, senza sconti. Ma poi non li molla lì, da soli. Li aiuta a non avere vergogna della loro fragilità e a cercare in quel caos interiore tipico dell’adolescenza (e non solo) il loro talento, piccolo o grande che sia. Ecco perché è entrato nel cuore di tanti ragazzi e di tanti genitori.
 
Libri, teatro. D’Avenia, mica è uno di quei prof che non si presenta mai a scuola?
 
«Non sarei credibile. Ho fatto un solo giorno di assenza. Ho un contratto part time per riuscire a fare tutto». Continua a leggere

Alessandro D’Avenia. Dio è la risposta ai nostri dubbi: parola di Leopardi

davenia_800_1978867

Per lo scrittore e insegnante i ragazzi di oggi sono pieni di incertezze: nel suo ultimo libro cerca di scardinarle con un insolito riferimento

Lo straordinario dono del credente è quello di fare buon uso anche dei non credenti per arrivare alla luce della fede». Alessandro D’Avenia, scrittore di bestseller amatissimi tra i giovani e gli adolescenti (da Bianca come il latte, rossa come il sangue a Cose che nessuno sa e Ciò che inferno non è, tutti editi da Mondadori) ha scelto la figura e l’opera di Giacomo Leopardi per il suo ultimo libro (L’arte di essere fragile, sempre con l’editore che lo ha lanciato).

Rivolgendosi idealmente al poeta di Recanati condensa l’esperienza dei suoi incontri in giro per l’Italia con una generazione, quella dei ragazzi italiani, molto difficile da capire e interpretare. Una generazione che è una domanda piena di domande, potremmo dire. La prossima sfida del “professore più amato d’Italia” sarà quella di rappresentare il volume sul palco, nel corso di una tournée teatrale per le principali città italiane (Milano, Palermo, Torino, Roma, Napoli, Verona, Genova e Bari). Lo scrittore terrà una lezione-monologo in una classe senza muri che avrà Google come lavagna elettronica, simbolo della difficoltà di orientarsi nel cyberspazio delle voci e delle informazioni. Continua a leggere

Notte stellata

13240050_10206315973281435_5598125062159340594_n 
“La notte m’impone la sua fatica magica e mi basta ritrovarla, ogni sera, per accettare il fatto che sono di carne e di infinito”.

Alessandro D’Avenia

*Foto: “Notte Stellata sul Rodano” di Vincent van Gogh
fonte: facebook

Ave Verum Corpus

“Era il luglio del 1791 quando Mozart compose per un amico, maestro di cappella in una chiesa, in occasione della festa liturgica di oggi, il Corpus Domini, un mottetto per coro, orchestra e organo di pochi minuti, basato sul classico testo di adorazione eucaristica che canta la presenza di Cristo nel pane consacrato.
Si incontrano due misteri. Da un lato il mistero umano della musica e di uno dei suoi geni più grandi, dall’altro il mistero divino della presenza reale del Cristo sotto le apparenze di un fragile pezzo di pane, come da lui stesso fatto e spiegato nel Vangelo.
Da un lato l’uomo si innalza, con il suo talento e la sua arte, verso l’altezza di Dio. Dall’altro Dio si inabissa, con il suo talento e la sua arte, verso la piccolezza dell’uomo. Qui il primo mistero, in una delle interpretazioni migliori. Il secondo mistero lo trovate a Messa, quando volete. Buona domenica!”

(Alessandro D’Aveniapagina facebook)

La bellezza è una chiamata…

12938165_10153937735711438_1345332698654066014_n 
“Un filosofo greco aveva immaginato che la parola “bello” (kalòs) derivasse dal verbo “chiamare” (kalèo). Si tratta, a rigore, di una falsa etimologia, ma l’intuizione di fondo è vera. La bellezza è una chiamata, le cose belle ci invitano al compimento, perché loro compiute lo sono. Se avessero la parola la userebbero in forma di domanda: e tu a che punto sei della tua pienezza? Una luna in un cielo blu cobalto, un mare di luce screziata dalla onde, gli occhi chiari di un’anima nitida, un quadro, una statua, una melodia, una poesia, un vestito, un lavoro ben fatto, un gesto elegante, sono altrettante lampeggianti chiamate per nome: Alessandro, tu a che punto sei? Che ne fai dei doni della vita? Se solo avessimo più deserti e più cieli da ascoltare.”

Alessandro D’Avenia

Il nostro Getsemani alla ricerca di Dio

di Alessandro D€’Avenia

da Avvenire 24 marzo 2016

​«Sono terribilmente infelice. Se credi che una preghiera possa essere efficace (non scherzo), prega per me e vigorosamente». Così scriveva Charles Baudelaire a sua madre il 18 ottobre del 1860, dall’inferno spirituale da cui cercò di uscire negli ultimi anni della sua vita. Ogni uomo ha la sua notte. Ed è proprio in quella notte che trova Dio, perché la notte lo lascia nudo e senza risorse di fronte all’insufficienza di tutto e di se stesso. Dalla ferita inguaribile della propria radicale solitudine emerge l’unica preghiera vera, perché è la vita stessa a farsi supplica: voglio essere da te salvato, perché io da solo, ora che mi conosco, non posso. Dante, nel suo viaggio, si perde nella selva oscura, nella notte tra il giovedì santo e il venerdì santo dell’anno giubilare. Continua a leggere

Bellezza: quando Dio «seduce»

DAVENIA375_300 di Alessandro D’Avenia

(da Avvenire)
 
Ci innamoriamo e amiamo solo per la bellezza. Nessuno di noi ha desiderato avvicinarsi e conoscere qualcosa o qualcuno senza esserne prima sedotto. Questo principio di attrazione ha il suo fondamento ultimo qui: «Nessuno viene a me se non lo attrae il Padre». Tutte le volte che nell’ambito naturale (la grazia delle cose) o soprannaturale (la Grazia, dono di Dio a partecipare alla sua vita) la bellezza ci mette in movimento, sperimentiamo l’attrazione dell’Amore che ci trasforma, cioè vuole darci la sua forma, la sua essenza, per farsi tutto in tutti, pur mantenendo ciascuno la sua irripetibile identità.

Questa attrazione che Agostino chiamava delectatio victrix (piacere che avvince), in Dante è il movimento «amoroso» che Dio imprime alla creazione: «La gloria di colui che tutto move / per l’universo penetra, e risplende / in una parte più e meno altrove», in cui «il più e il meno» non indica solo l’oggettiva scala di perfezione dell’essere delle creature, ma anche la loro risposta soggettiva. Continua a leggere

Artigiani e suonatori nella notte del Figlio

d'avenia220DP_0362_4_48909069

di Alessandro D’€™Avenia
 
Il Vangelo parla di pastori. E nelle due precedenti puntate domenicali sul presepe si è parlato di pastori, come è giusto che sia. A loro viene dato l’annuncio, perché sono loro a popolare i notturni ripari dove si rifugiano Giuseppe e Maria per il parto. Eppure sin da bambino ero affascinato da un presepe affollato di altre due categorie di personaggi: Artigiani e Suonatori, mutevoli a seconda della latitudine. Tra i primi si possono annoverare: fabbri, arrotini, lavandaie, portatrici di uova, acquaioli, carrettieri, venditori di frutta, marinai, facchini, osti e avventori, venditori di caldarroste, vasai, mugnai, tessitrici, filatrici, fornaie, ciabattini, falegnami, cenciaioli, guardiane d’oche, pescatori… Tra i suonatori troviamo: flautisti, zampognari, cantastorie, giocolieri, danzatori… Continua a leggere

Il pastore addormentato e quello meravigliato

di Alessandro D’™Avenia
 
Il Presepe è il Mondo. Dio fece il Presepe del Mondo perché suo Figlio un giorno vi abitasse. L’uomo, creando il presepe, ricrea se stesso e scopre l’essenza di quel mondo che è chiamato ad abitare, coltivandolo e custodendolo. Lo sapeva bene Giuseppe Antonio Matera, grande scultore di presepi e pastori del barocco siciliano, inventore di personaggi che entrarono nella tradizione del presepe locale. Se domenica scorsa ho parlato del muschio e del pastore che si toglie la spina dal piede, adesso vorrei soffermarmi su altri due pastori del presepe siciliano, posto che nei personaggi del presepe è l’uomo di tutti i tempi che si rivela, con i suoi pregi e i suoi difetti. Continua a leggere

Troppa paura di dire “no”. Questa è una cultura che non regge il fallimento

davenia-kmvC-UhDxWXKMQz8bWBu-700x394@LaStampa.it-kSDF-UKv3tewY48bQMYx-700x394@LaStampa.it (1)

di ALESSANDRO D’AVENIA

«La colpa non è dei maestri, che coi pazzi devono fare i pazzi. Infatti se non dicessero ciò che piace ai ragazzi, resterebbero soli nelle scuole… E allora? Degni di rimprovero sono i genitori che non esigono per i loro figli una severa disciplina dalla quale possano trarre giovamento… essi devono abituare gradualmente i giovani alle fatiche, lasciare che si imbevano di letture serie e che conformino gli animi ai precetti della sapienza… Invece i fanciulli nelle scuole giocano.»

Questa geremiade appartiene ad Agamennone, maestro sbeffeggiato da Encolpio e Ascilto, giovani protagonisti del Satyricon di Petronio, che rispondono all’ennesima ramanzina del fallito, scappando da scuola e avventurandosi per le vie della città, irte di peripezie che mostrano loro che avrebbero fatto meglio a studiare un po’ di più prima di affrontare il mondo, improvvisando. È il racconto comico di una società decadente, quella neroniana, con una scuola al passo con la decadenza. Continua a leggere

C’eri una volta tu

0318c92fe503f5799b90551bac7f7eee

di Alessandro D’Avenia
 
Ragazzo che ti abbatti sul banco come una balena spiaggiata, con quegli occhi annebbiati dalla noia e dalla forza ingabbiata in una stanza per cinque ore, che dobbiamo fare tu e io di quest’anno scolastico? Ragazza tutta in fioritura assetata di essere vista, guardata, amata, dal cervello mai in pace, con le orecchie a caccia di qualcosa che possa servirti ad essere felice, che dobbiamo fare tu e io di quest’anno scolastico? Che ne sapete voi due adesso dell’io di domani?

Che ne sapete voi due dell’amore che cercate? Che ne sapete voi due del senso da dare alla vita se state scoprendo adesso che la vita ha un senso, si inarca, si stira, si tende dentro di voi come neanche voi sapete come, ma con tutto il dolore del caso. Ragazzo dalla maschera inespressiva, incapace di raccontare i tuoi sentimenti se non nascondendoli dietro uno strato di spacciata sicurezza, che dobbiamo farne di queste lezioni di italiano? Continua a leggere

Quotidianità che diventa sorpresa ogni giorno

download (1)

L’amore non è un aperitivo o una cena fuori, ma una dannatissima quotidianità che diventa una sorpresa ogni giorno grazie al fatto di essere in due. […] Amare è un’altra cosa: è un verbo, un’azione. Non è guardare un film su Paesi lontani, ma andarci davvero, in due: valigie, fusi orari, attese, moltiplicati per due. Asciugamani, spazzolini, letti, moltiplicati per due. Caffè, lacrime, sorrisi, moltiplicati per due. Tutto è raddoppiato. Mentre le fatiche vissute insieme, condivise fianco a fianco, mano nella mano, diventano meno di uno.

(Alessandro D’Avenia, Cose che nessuno sa)

Giovedì Santo: l’uomo è quello che spezza il pane

scxs1gx4

«L’eroe multiforme, raccontami, Musa, che tanto vagò: / di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri, / molti dolori patì sul mare nell’animo suo, / per acquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni. / Ma i compagni neanche così li salvò, pur volendo: / con la loro empietà si perdettero». Nell’originale greco la prima parola dell’Odissea è «uomo», la seconda «raccontami».

Il poeta chiede alla Musa di dire, all’alba della cultura occidentale, “chi è l’uomo?”. Ci vorranno ben 24 libri per “raccontare” la risposta, anche se ci viene offerta un’eccellente sintesi nei pochi versi proemiali. Il poeta tratteggia tre caratteristiche: conoscere città e pensieri/costumi di uomini, patire dolori, al fine di acquistare la vita a sé e ai compagni. La poesia omerica dice l’essenziale: l’uomo è viaggiatore, curioso conoscitore del mondo, chiamato a “patire”, per tornare a casa. Casa è: “aver salva la vita” (psyché), ma non solo la propria, ma anche quella dei compagni (etàiroi): coloro con cui si condivide un obiettivo. Lo traduciamo con “compagno”, la cui radice (cum più panis) indica “qualcuno con cui si divide il pane”. L’identità dell’eroe non è ripiegata su se stessa, ma proiettata verso l’altro, salvare sé e i compagni sono un tutt’uno. Continua a leggere

Dostoevskij, il mondo salvato dal «sottosuolo»

4234037166_45494466_300

di Alessandro D’Avenia
 
Il primo Dostoevskij è come il primo Van Gogh: ci racconta l’uomo in modo romantico, quasi melodrammatico, il mondo dei poveri. Lo guarda con la compassione di colui che è già salvo, infatti lo fa dall’esterno. In Siberia è stato a contatto con i poveri, è stato lui stesso spogliato di tutto. E dopo esser tornato alla vita, scrive le Memorie del sottosuolo, in cui quello che fa è proprio quello che hanno fatto Dante con la Divina Commedia e Agostino con le Confessioni.

Ha scoperto il principio trasformante della vita, a partire da sé, la prima compassione l’ha sperimentata su di sé. Leggendo il Vangelo, ha scoperto che Cristo ha passato trent’anni della sua vita a essere uno qualunque, a lavorare, a fare il falegname. Scopre che ogni storia umana può diventare quella narrazione divina, perché Dio si è fatto carne e ha assunto, come Dio, tutta la condizione umana: pianto, sudore, incomprensione, dolore, fatica, sorriso, gioia, festa.   Continua a leggere

Il nuovo anno inizia con Maria

MadonnaGrecaApre400x600inte 
di Alessandro D’Avenia
 
La storia dell’arte cristiana è unica, perché unica è la storia cristiana, cioè la storia di Cristo. Si lascia alle spalle tutta la seduzione dell’arte antica e mette in scena, riscattandola in bellezza, la verità sul cuore dell’uomo e sul cuore di Dio. L’uomo è violento, Dio è buono, come nell’incompiuta Adorazione dei Magi di Leonardo in cui, nella metà alta del quadro, si svolge una cruenta scena di guerra e distruzione. Gli uomini, adoratori di Cristo, sono anche portatori di morte, il cuore che adora è lo stesso che sacrifica l’altro uomo.

L’arte cristiana mette in scena la strage degli innocenti, grande risposta storica a tutti coloro che, troppo comodamente, giustificano la non esistenza di Dio a partire dalle stragi. Proprio la venuta del bambino-Dio indifeso smaschera subito la violenza degli Erode di tutta la storia, sacrificatori di innocenti in nome del potere e del dominio, tecnico, politico, sociale, economico… La vicinanza di Dio scatena la violenza dell’uomo perché la smaschera, senza per questo privare l’uomo che continua a fidarsi della compagnia di Dio. Continua a leggere

L’Avvento, quella fragilità che sfama

avenia_44247529

di Alessandro D’Avenia
 
​«Così mi ha detto il Signore: “Va’, metti una sentinella che annunci quanto vede. Osservi con grande attenzione”. La vedetta ha gridato: “Al posto di osservazione, Signore, io sto sempre lungo il giorno, e nel mio osservatorio sto in piedi, tutte le notti”… “Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?”. La sentinella risponde: “Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!”».

Così nel capitolo 21 Isaia racconta la drammatica caduta di Babilonia, città infernale causa di un popolo trebbiato e frantumato come grano. Torna la luce, la notte della prigionia è finita. La farina di un popolo spezzato può diventare pane. Continua a leggere

Ciò che inferno non è. Alessandro D’Avenia

inferno-non-è

di Guido Vassallo
 
«Che film è?» domanda uno degli amici di Federico appena uscito dalla piscina. Sullo schermo scorrono le immagini di un pezzo di autostrada saltato in aria, a pochi chilometri da dove i ragazzi trascorrono un pomeriggio spensierato, il 23 maggio 1992.

La realtà non è un film, sembra voler insegnare il prof. Alessandro D’Avenia con il suo terzo romanzo Ciò che inferno non è, in uscita ancora una volta per Mondadori.

All’inizio dell’estate del 1993 Federico è uno studente liceale imbottito di sogni e poesia: tre mesi pieni di pura vacanza, il sogno di trovare una ragazza all’altezza del suo cuore esigente, le aspettative per l’imminente viaggio in Inghilterra dove imparerà l’inglese e diventerà bravo almeno quanto il fratello Manfredi. E la poesia, che tanto lo appassiona, perché gli piace giocare con le parole alle quali àncora pensieri e sentimenti. Ama Petrarca e suoi compagni lo sfottono per questo. Ma chi se ne importa, lui ha ben altro per la testa: l’ultimo giorno di scuola il suo prof di religione, don Pino Puglisi, gli ha chiesto una mano per alcune attività con i bambini della sua parrocchia e lui non ha saputo dire di no. Continua a leggere

Scuola il rischio noia se si perde la meraviglia

images

di Alessandro D’Avenia

L’alternativa ad una scuola noiosa non è una scuola divertente. Non esiste una scuola spensierata e senza fatica (e il digitale non la renderà tale), ma questo non vuol dire che debba essere noiosa (e il digitale ci darà una mano). La vera alternativa è una scuola interessante. Interesse (essere dentro) vuol dire coinvolgimento con tutto l’essere (corpo, cuore, testa, spirito) da ciò che viene presentato o rappresentato (dal corpo, cuore, testa, spirito dell’insegnante). L’interesse è perfettamente compatibile con l’impegno e la fatica, cosa che la noia non potrà mai ottenere, e neanche il divertimento che si esaurisce nella consumazione dell’esperienza.

Ma che cosa ha il potere di attraversare l’essere da dentro in tutti i suoi strati? Quale presenza riesce a muovere la persona nella sua completezza chiedendole di andare oltre? Continua a leggere

Cari studenti non rassegnatevi alla stanchezza

1013963_581194398610818_1356991284_n-460x460

di Alessandro D’ Avenia
(La Stampa, 03.09.14)
 
La società della stanchezza. Così un filosofo ha definito il nostro tempo. Una cultura costruita attorno alla prestazione inevitabilmente porta all’esaurimento del desiderio, della gioia di vivere, del tempo buono e paziente da dedicare alle relazioni, che invece si riducono a controllo, manipolazione, soggezione.

La conseguenza è il logorio del corpo e dello spirito. Questo comincia con i bambini del nostro tempo, che un libro definisce «competenti»: quando stanno ancora imparando a camminare è pronto uno zaino di prestazioni che li schiaccerà, dal momento che la loro esperienza e vita emotiva non è capace di sostenerne il peso e usarne il contenuto di per sé valido. Bisognerebbe invece giocare con loro, guardarli giocare, lasciarli crescere al ritmo della vita. Continua a leggere

La Grande Bellezza è il desiderio e la risposta

Cannes-2013-La-grande-bellezza-5-motivi-per-vederlo_h_partb

di Alessandro D’Avenia

«Ho cercato la grande bellezza», dice il protagonista dell’omonimo film, alla fine del suo percorso umano e spirituale. «E non l’ho trovata». È la constatazione rassegnata. Rimane solo la promessa non mantenuta di un amore giovane e freschissimo. La realtà purtroppo è un grande trucco, provoca illusioni e conseguenti delusioni. Si vive di sogni o di ricordi. Il velo di Maia copre il nulla.

La prima parte del film di Paolo Sorrentino in corsa per l’Oscar è un viaggio alla ricerca di una via di uscita dal torpore esistenziale e letterario dei meandri quasi infernali delle feste romane, «i cui trenini sono i più belli perché non portano da nessuna parte», per giungere – nella seconda parte – a porre la domanda di senso a interlocutori validi perché “spirituali”: un vescovo in odore di papato e una suora austera fino a destare paura. Ma validi non si dimostrano: il primo perché carnale, la seconda perché angelica. Nessuno dei due è spirituale, nel senso di albergare la vita dello Spirito nella carne. Continua a leggere

Fëdor, il Papa e la verità nel volto di un bambino

untitled

di Alessandro D’Avenia

Sulla sofferenza dei bambini Papa Francesco cita Dostoevskij come «un maestro di vita» e spiega che «l’unica preghiera che a me viene è la preghiera del perché». «Signore, perché? Lui non mi spiega niente. Ma sento che mi guarda. E così posso dire: Tu sai il perché, io non lo so e Tu non me lo dici, ma mi guardi e io mi fido di Te, Signore, mi fido del tuo sguardo».lla domanda sulla sofferenza dei bambini: «Un maestro di vita per me è stato Dostoevskij, e quella sua domanda, esplicita e implicita, ha sempre girato nel mio cuore: perché soffrono i bambini? Non c’è spiegazione. Mi viene questa immagine: a un certo punto della sua vita il bambino si “sveglia”, non capisce molte cose, si sente minacciato, comincia a fare domande al papà o alla mamma. È l’età dei “perché”. Ma quando il figlio domanda, poi non ascolta tutto ciò che hai da dire, ti incalza subito con nuovi “perché?”. Quello che cerca, più della spiegazione, è lo sguardo del papà che dà sicurezza. Continua a leggere

Se i docenti diventano indecenti

Alessandro%20Davenia%20Ufficiale

Come sempre, ricche di spunti e stimoli le riflessioni del grande Alessandro D’Avenia

****

Un libro li definisce «sdraiati». I ragazzi di oggi. Una generazione che non sa tenere la schiena dritta, ma spalma sulla vita la propria spina dorsale liquida. Avrei la schiena come la loro se mi avessero dotato di una comodissima sedia a sdraio, dalla quale avrei mandato a quel paese chi dopo averla fornita ora, pentito, la rivuole indietro. Moralismo. Nostalgia del tempo andato. Paternalismo sornione.

Gli sdraiati invece li vedo tendersi quando offri loro qualcosa di cui non possono fare a meno e che abbiamo sostituito con surrogati tecnologici, assenza di «no» e limiti, ma soprattutto di mete non autoreferenziali e narcisistiche. Continua a leggere

“Io do la mia vita”

davenia2

Alessandro D’Avenia parla a 6000 ragazzi, in occasione della Festa dei Giovani 2012 di Jesolo, organizzata dal Movimento Giovanile Salesiano Triveneto. Lo slogan della festa è: “Io do la mia vita“. Un solo commento: Eccezionale!

Ringrazio di cuore l’amica Valentina Ragaglia, che con tanta pazienza e meticolosità ha sbobinato l’intervento, mettendolo a disposizione degli amici proprio per permettere di assaporarne e meditarne tutte le bellissime e profondissime parole.

(In basso, sotto al testo, puoi trovare anche il Video) Continua a leggere

«Toglietemi tutto. Dante no»

DANTE

E’ di questi giorni la notizia della proposta dell’ONU (in particolare, dell’organizzazione Gerush92, ​composta da ricercatori del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite) di eliminare dai programmi scolastici lo studio della Divina Commedia, rea di diffondere “contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza” nei confronti di ebrei, islamici e omosessuali (Qui la notizia).

Qui di seguito, un commento in proposito dello scrittore Alessandro D’Avenia, insegnante di italiano e latino in un liceo milanese e autore di due bellissimi romanzi: “Bianca come il latte, rossa come il sangue” (Ed. Mondadori, 2010) e “Cose che nessuno sa” (Ed. Mondadori, 2011). Continua a leggere