Dio nella natura

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Tu sì che a noi t’ascondi:
L’occhio ti cerca invano;
Ma l’opre di tua mano
Ti svelano, o Signor.

Tutto del tuo gran nome
In terra, in ciel, favella;
Risplende in ogni stella,
È scritto in ogni fior.

 

Alessandro Manzoni
Dio nella natura
(Inni Sacri, 1812)

 

Manzoni: per pesare ciò che è giusto serve la bilancia della Parola di Dio, non quella del «mi piace»

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di Alessandro Manzoni
 
«Quale doveva dunque essere per la Chiesa il criterio a giudicare della gravità delle colpe? Certo, la parola di Dio. Uno degli uomini che hanno più meditato, e scritto più profondamente su questa materia, sant’Agostino, osserva che: “alcune cose si crederebbero leggerissime, se nelle Scritture non fossero dichiarate più gravi che non pare a noi; e da ciò appunto deduce che: col giudizio divino, e non con quello degli uomini si deve decidere della gravità delle colpe . Non prendiamo, dice anche altrove, non prendiamo bilance false per pesare ciò che ci piace, e come ci piace, dicendo, a nostro capriccio, questo è grave, questo è leggiero; ma prendiamo la bilancia divina delle Scritture, e pesiamo in essa ciò che è colpa grave, o per dir meglio, riconosciamo il peso che Dio ha dato a ciascheduna”. Perchè, il vero appello è dalla coscienza alla rivelazione, cioè dall’incerto al certo, dall’errante e dal tentato all’incorruttibile e al santo». (Osservazioni sulla morale cattolica, Cap. VI)
 
da «Oblatio rationabilis»

(fonte: Il Timone)
 

«Credo in Dio e nella Chiesa». Parole di Napoleone

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di Giovanni Fighera
 
Quando scrive Il 5 maggio Manzoni si basa soltanto sulla notizia della conversione di Napoleone pervenutagli, non ha evidentemente potuto leggere le trascrizioni (pubblicate più tardi) delle conversazioni tenute dall’Imperatore con generali e medici, francesi e inglesi, credenti e miscredenti, che lo assistono durante i sei anni di esilio. Nel 1840, meno di vent’anni dopo la morte, Robert-Antoine de Beauterne dà alle stampe la trascrizione dei discorsi sotto il titolo Sentiment de Napoléon sur le cristianisme, Conversations religieuses. Per curare il testo De Beauterne «entra in corrispondenza e si procura documenti e dichiarazioni dai testimoni privilegiati degli anni in esilio, primo tra tutti il generale de Montholon, poi gli altri due generali Bertrand e Goucard, i due medici O’ Meara e Antonmarchi, facendo anche uso del celebre Memoriale di Sant’Elena scritto da Las Cases nel 1823». Continua a leggere

I guai non finiscono dopo il matrimonio

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«Si dovrebbe pensare più a far bene, che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio» (Alessandro Manzoni)
 
di Giovanni Fighera
 

Quando si chiede agli studenti come si concluda il romanzo più popolare della nostra letteratura, i più rispondono: «Con il matrimonio di Renzo e Lucia». Manzoni, cattolico e realista, racconta e spiega ben altro, non vuole raccontarci il lieto fine di una favola. Le antologie nel presentarci l’autore lombardo riportano critiche letterarie che cerchino di spiegare il suo pensiero e il senso della storia. I critici si sbizzariscono in ardue e complesse definizioni del problema manzoniano, della sua oscura visione della vita, della provvidenza. Bisognerebbe, invece, partire dalla lettura e dalla comprensione di quanto Manzoni racconta dopo il matrimonio dei due promessi sposi, nelle ultime pagine del romanzo. Continua a leggere

La conversione dell’Innominato spiega quella di Manzoni

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di Giovanni Fighera 

Non è un ragionamento, ma un incontro che decide dell’esistenza: non un discorso o una morale, ma un affetto e un abbraccio! Manzoni nei Promessi sposi ci descrive la conversione dell’Innominato, a metà del romanzo, in posizione centrale, a testimonianza dell’importanza dell’episodio. Fallito il matrimonio a sorpresa, come abbiamo visto, Lucia e Renzo fuggono da Pescarenico: Lucia trova rifugio in un convento di Monza nella convinzione di trovare quella protezione di cui altrove non potrebbe godere; Renzo si trasferisce a Milano dove ingenuamente si trova coinvolto nei tumulti popolari scaturiti dalla carestia. Don Rodrigo medita il rapimento di Lucia, ma, una volta scoperto il suo nascondiglio presso la Monaca di Monza, comprende che l’unica possibilità per riuscire nell’impresa è ricorrere al sostegno dell’Innominato. Continua a leggere

Tragedie storiche di convertiti solo in punto di morte

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di Giovanni Fighera
 
L’evento cristiano non rivoluziona soltanto l’arte figurativa, bensì introduce profondi elementi di novità anche nell’ambito della concezione della letteratura. Il Medioevo ha ereditato, senz’altro, la tradizionale tripartizione degli stili dal latino classico. Alcuni commentatori virgiliani della bassa latinità (Servio e Donato), associando i tre stili all’altezza degli argomenti affrontati, hanno designato questo rapporto tra opere e livelli di scrittura con l’espressione rota Virgili. Eneide, Georgiche, Bucoliche rappresentavano, così, rispettivamente i modelli dello stile sublime, medio e umile. Continua a leggere

La conversione di Alessandro Manzoni

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di Giovanni Fighera

Inizia oggi un percorso di rilettura de I promessi sposi, opera che non è soltanto il romanzo più importante che sia stato scritto nella nostra letteratura, ma che rappresenta in forma concreta e incarnata il genio del cristianesimo. Eppure, il romanzo più importante vanta anche il record negativo di essere il meno amato dai giovani che si trovano a leggerlo in un’età forse sbagliata, troppo prematura. Bisogna anche dire che probabilmente gli insegnanti assegnano la lettura dei capitoli a casa più che accompagnare i ragazzi con spiegazioni che introducano alla comprensione e alla bellezza dell’opera.

A scuola è più facile che gli studenti di quinta sappiano ripetere i commenti di critici illustri sul romanzo o il loro giudizio sulla provvidenza manzoniana piuttosto che sappiano dire semplicemente come Manzoni concluda il romanzo. Fate una verifica immediata. Continua a leggere