Così il Bambin Gesù e 23mila italiani “egoisti” salvano una vita

di Monica Mondo

(Il Sussidiario, 25.01.19)
 
Alessandro, detto Alex, ha due occhi che t’incantano e due guance che ti mangeresti. Piccolo, indifeso, eppure così tenace. Perché proprio a lui una sindrome rarissima e dal nome così malefico, linfoistiocitosi emofagocitica? Perché proprio a lui, appena nato, il segno della morte sul suo corpicino che vorrebbe solo sgambettare, gattonare, abbracciare mamma e papà? Vive nel Regno Unito, dove non sapevano più che fare, ed è un miracolo che abbiamo fatto tanto. Pare brutto ricordarlo, ma qualche volta van per le spicce coi bambini che non hanno speranze, e una vita “non dignitosa”.

Ma poiché non esiste una vita indegna, e non ci si arrende mai, pur senza tracotanza e pretesa di essere dei maghi, i genitori ce l’hanno messa tutta, a far rimbalzare il caso e la richiesta di aiuto in mezzo mondo. Serviva un donatore compatibile, un donatore di midollo per asfaltare le sue cellule malate con altre sane, e ricominciare a vivere come un bambino dovrebbe vivere.

E in questo mondo incattivito ed egoista in migliaia han fatto la fila per Alex, unendo generosità e speranza. Inutile anche questo. Poi, si sono fatti avanti quelli del Bambin Gesù. “Quelli” sono medici, ricercatori, dirigenti, e ci hanno provato, perché questo è il compito di chi fa scienza, tentare, sempre. Da Londra un piccolo aereo ha portato Alex e la sua famigliola al Gianicolo, nel cuore di Roma, una struttura amica che si rinnova a pezzi che si sovrappongono, che sembrano allargare le loro braccia per aiutare più bambini possibile. E gli hanno trapiantato, dopo averle modificate, le cellule del papà. Continua a leggere