Londra. Il giudice ordina di staccare la spina al piccolo Alfie

Anche al piccolo Alfie, come Charlie, verrà staccata la spina. I genitori non sono d’accordo, ma anche questa volta decideranno lo Stato e i giudici. Il motivo è sempre lo stesso: la sua vita non è ritenuta degna di essere vissuta.
Questo caso, se possibile, è ancora più assurdo in quanto i medici non hanno ancora definito la diagnosi.

***

(Avvenire, 21.02.18)

«Sono convinto che il continuo sostegno di un respiratore non sia più nell’interesse di Alfie». E ancora: «Il bambino ha bisogno di silenzio e privacy e di buone cure palliative per concludere in pace la sua vita». Con queste parole il giudice Justice Hayden dell’Alta Corte di Londra ha di fatto messo la parola fine alla vita del piccolo di 21 mesi colpito da una malattia neurologica degenerativa senza diagnosi e senza cura. È la prima sentenza nella coraggiosa battaglia legale dei genitori, appena ventenni, Tom Evans e Kate James, che avevano espresso la speranza di poter trasportare il piccolo all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma così che venisse dato un nome alla condizione che ha colpito il figlio e trovata una cura. Mamma e papà avrebbero la possibilità di ricorrere alla Corte Suprema britannica, ma sinora non hanno manifestato l’intenzione di intraprendere questa strada. Proprio perché il rapporto di fiducia tra i genitori e gli specialisti dell’Alder Hey Children Hospital di Liverpool, dove Alfie è stato ricoverato nel dicembre 2016, si era interrotto, questi ultimi avevano deciso di ricorrere all’Alta Corte. Continua a leggere

Charlie deve morire: lo Stato condanna a morte i disabili

genitori Charlie

 di Costanza Signorelli
 
Accade in Gran Bretagna, precisamente a Londra: i giudici dell’Alta Corte sentenziano che Charlie Gard, un bimbo di soli otto mesi, deve morire. Deve morire contro la volontà dei suoi genitori. E deve morire di fame e di sete. Accade anche che, a pretendere la “condanna a morte” (perché di questo si tratta), siano stati gli stessi medici che hanno in cura il bambino affetto da una malattia grave e rarissima. Sono loro ad aver intentato la causa, trascinando in tribunale i genitori Gard, la cui unica colpa rimane quella di voler curare ed amare la loro piccola creatura. Lascia poi del tutto sgomenti la superbia con cui i primi, i giudici, e i secondi, i medici, abbiano deciso  che l’unica “dignità” possibile per Charlie stia nel provocargli la morte e che questo coincida con il suo bene. Risulta impossibile non domandarsi: ma che mondo è quel mondo in cui, coloro che per definizione e vocazione dovrebbero essere i garanti terreni della giustizia e della vita, si trasformano nei peggiori servi della morte? Ma del resto, lo ripetiamo: accettare di legiferare sulla vita e sulla morte, seppur in forme blande e mascherate, così come è accaduto in Inghilterra, significa indirettamente e inevitabilmente aprire le porte all’eutanasia. Continua a leggere