L’origine della morale: spiegazione scientifica e insegnamento della Chiesa

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(dal sito UCCR)
 
Per “psicologia evoluzionista” si intende il tentativo di spiegare il nostro comportamento estendendo la teoria di Darwin sull’evoluzione delle specie alla società e alla cultura umana. Correlato ad esso c’è il tema dell’origine della moralità presente nell’uomo e, accanto ad esso, il tema del rapporto tra cervello e coscienza.E’ un campo davvero vasto, pesantemente viziato oltretutto da chi strumentalizza l’evoluzione biologica per fini ateistici e da chi, cogliendo una presunta pericolosità per il suo credo religioso, combatte le spiegazioni evolutive cercando di screditarne il valore. Bisogna quindi procedere con cautela evitando di cadere in uno dei due estremi.

Senza dubbio nessuno prende davvero sul serio la spiegazione che la nostra esperienza morale -cioè la capacità di valutare il bene e il male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato-, possa davvero essere il frutto solamente del risultato di una serie di casuali incidenti controllati dalla selezione naturale. Continua a leggere

Dove incontriamo Dio?

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La risposta di Padre Angelo Bellon, dal sito Amici Domenicani
 

Caro Cesare, (…)

1. La prima maniera di incontrare Dio è quella di mettersi in ascolto della sua Parola.
Leggere le Sacre Scritture è la stessa cosa che incontrare Dio: Dio che parla, che cerca il nostro cuore, che lo interpella e lo provoca ad una risposta concreta.
Penso al santo Padre Domenico, che prese in mano le Scritture, come primo atto si faceva il segno della croce (si metteva alla presenza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo), poi le baciava, poi le stringeva al petto…
Benedetto XVI nella Verbum Domini (esortazione post sinodale sulla Parola di Dio) ha scritto al n. 4: “Nella XII Assemblea sinodale, Pastori provenienti da tutto il mondo si sono riuniti intorno alla Parola di Dio e hanno simbolicamente messo al centro dell’Assemblea il testo della Bibbia per riscoprire ciò che nel quotidiano rischiamo di dare per scontato: il fatto che Dio parli e risponda alle nostre domande”. Continua a leggere

Anima e spirito sono la stessa cosa?

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La risposta di P. Angelo Bellon (dal sito Amici Domenicani)
 

Cara Camilla,
1. di per sé l’anima umana è spirituale, e come tale è incorruttibile e immortale. Può morire solo ciò che è composito, costituito di parti. La disgregazione delle parti in un vivente ne segna la morte.
L’anima umana invece, essendo spirituale, non è costituita di materia e pertanto non ha parti e conseguentemente è incorruttibile e immortale.

2. Che l’anima umana sia spirituale si può provare con le sole risorse della ragione.
Sant’Agostino, all’età di 18 anni, pur non essendo ancora cristiano, dopo aver letto le opere di Platone e l’Ortensio di Cicerone, due grandi pensatori pagani, si convinse della spiritualità dell’anima umana. A suo tempo, nel nostro sito, ne ho portato le argomentazioni. Continua a leggere

Papa Francesco: «Quando mamma e papà non sono più “una sola carne”, i figli soffrono»

«Sentiamo il peso della montagna che schiaccia l’anima di un bambino, nelle famiglie in cui ci si tratta male e ci si fa del male, fino a spezzare il legame della fedeltà coniugale?»
 
Papa Francesco ha proseguito oggi in piazza San Pietro a Roma la sua catechesi sulla famiglia. Questa volta, il Pontefice ha incentrato le sue riflessioni sulle separazioni e sulle «ferite» che si aprono talvolta nel contesto familiare dove a pagarne per primi le conseguenze sono i figli. «Ci si fa del male. La cosa più brutta!», ha esclamato Bergoglio. «Sappiamo bene che in nessuna storia famigliare mancano i momenti in cui l’intimità degli affetti più cari viene offesa dal comportamento dei suoi membri. Parole e azioni (e omissioni!) che, invece di esprimere amore, lo sottraggono o, peggio ancora, lo mortificano. Quando queste ferite, che sono ancora rimediabili, vengono trascurate, si aggravano: si trasformano in prepotenza, ostilità, disprezzo. E a quel punto possono diventare lacerazioni profonde, che dividono marito e moglie, e inducono a cercare altrove comprensione, sostegno e consolazione. Ma spesso questi “sostegni” non pensano al bene della famiglia!». Continua a leggere

“I simboli forti del corpo detengono le chiavi dell’anima”

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“C’è una distinzione tra l’essere fidanzati e l’essere sposi, che la Chiesa da sempre custodisce in vista della delicatezza e della profondità di questa verifica. Stiamo attenti a non disprezzare a cuor leggero questo saggio insegnamento, che si nutre anche dell’esperienza dell’amore coniugale felicemente vissuto. I simboli forti del corpo detengono le chiavi dell’anima: non possiamo trattare i legami della carne con leggerezza, senza aprire qualche durevole ferita nello spirito”.

(Papa Francesco, Udienza generale 27.05.15)

 

La bellezza del cervello, il mistero della mente

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di Francesco Agnoli

A metà dell’Ottocento Samuel George Morton, celebre paleontologo sostenitore del poligenismo, cercò di dimostrare “che un ordinamento delle razze potesse essere stabilito obiettivamente in base a caratteristiche fisiche del cervello, in particolar modo della sua grandezza” (S.J. Gould).

Per farlo si dedicò a raccogliere centinaia di crani di popoli diversi, per poi riempierli di pallini di piombo: dove ci stanno più pallini, lì c’è l’uomo superiore. Quella di Morton era una dottrina quantitativa dell’intelligenza basata ovviamente su presupposti di tipo materialistico e razzista, secondo una abbinata che troviamo presente molto spesso nella scienza ufficiale, anzi, oggi possiamo dirlo, in tanta pseudo-scienza, ottocentesca. Vediamo il ragionamento di Morton: gli uomini non hanno la stessa origine, come vuole la Bibbia; derivano invece da capostipiti diversi; il loro grado di sviluppo deve essere determinato da condizioni biologiche, materiali, prescindendo quindi da tutto ciò che appartiene al regno dello spirito. Continua a leggere

Apologia di don Matteo

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A proposito della fiction di “Don Matteo” (ne avevo trattato qui), rilancio anche questo bell’articolo dell’amico Giuliano Guzzo di cui condivido pienamente l’analisi. 🙂

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Che in televisione ci sia parecchia spazzatura, è indiscutibile. Che non ci sia che quello, tuttavia, è discutibilissimo. E la conferma è venuta l’altro giorno in prima serata, con l’inizio della nona serie di Don Matteo, l’ormai celebre prete-detective interpretato da Terence Hill. Le prime due puntate hanno ripreso – com’era prevedibile – il copione classico: avviene un omicidio o un’aggressione, i Carabinieri iniziano ad indagare ma poi è sempre lui, don Matteo, a togliere dai guai il presunto colpevole, nel frattempo già spedito in cella, e ad individuare il vero responsabile, un personaggio solitamente trascurato dall’inchiesta. Continua a leggere