I genitori di Alfie ricorrono in appello, donazione dall’Everton

L'immagine del piccolo Alfie è publicata sulla pagina Facebook che conduce la campagna in suo favore

Sarà discusso il 1° marzo il ricorso dei genitori di Alfie Evans, il bambino di 21 mesi affetto da una malattia neurodegenerativa. Il giudice di primo grado aveva autorizzato a staccare le macchine.

di Francesco Ognibene
Avvenire, 22.02.18

Verrà discusso giovedì 1° marzo presso una Corte d’Appello di Londra il ricorso di Kate e Tom Evans contro la sentenza dell’Alta Corte con la quale il giudice Hayden ha accolto martedì la richiesta dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool perché vengano sospesi i supporti vitali e le terapie che tengono in vita il loro figlio Alfie. Il bambino, 21 mesi appena, è affetto da una rara quanto tuttora misteriosa malattia neurodegenerativa che sembra non lasciargli scampo, ma le sue condizioni non ne fanno un malato terminale. L’ospedale pediatrico presso il quale è ricoverato sostiene che proseguire le cure sarebbe una forma di accanimento «inumano e ingiusto», tesi accolta nella sostanza dal giudice secondo il quale far morire il bambino è nel suo «migliore interesse»: «Era assolutamente giusto che venisse esplorata ogni ragionevole opzione per Alfie – ha detto Hayden –. Ora sono fiducioso che questo è stato fatto» e dunque si può procedere al distacco delle macchine, come accadde nel caso di Charlie Gard l’estate scorsa, con l’applicazione delle necessarie cure palliative per accompagnare il bambino di Liverpool alla morte. I genitori, originari di Bootle, nel Merseyside, hanno replicato che «nostro figlio ha due anni ed è stato condannato alla pena di morte. Questo è sbagliato».
L’ostacolo principale per il ricorso era economico: gli Evans, appena ventenni e di semplici origini, hanno fatto appello alla generosità di chi li ha seguiti con affetto crescente a Liverpool e altrove. Ma la svolta è arrivata da un evento inatteso. Continua a leggere

L’appello degli enti. «I costi sono insostenibili, l’adozione è da salvare»

«I costi sono insostenibili, l'adozione è da salvare»

Le coppie disponibili diminuite del 60%. Oggi il confronto tra le associazioni e le forze politiche
 
Salvare l’adozione internazionale. Rendere accettabili, se non azzerare completamente, i costi dell’iter adottivo. Chiedere lo sblocco dei rimborsi per le spese sostenute dalle famiglie adottive che, com’è noto, sono fermi al 2011. «L’adozione internazionale è un bene per tutti. La politica deve ascoltarci». Lo diranno questa mattina i rappresentanti di 20 enti autorizzati per l’adozione internazionale in un confronto con alcuni candidati alle prossime elezioni di vari schieramenti. L’emergenza è reale, il quadro drammatico, le statistiche sempre più preoccupanti. Tra il 2014 e il 2016 le adozioni internazionali sono diminuite del 24%, secondo i dati dei Tribunali per i minorenni. Nel nostro Paese sono arrivati soltanto 1.580 minori.

E i dati del 2017, pur non ancora ufficiali, parlano di una nuova diminuzione. Le adozioni sarebbero circa 1.400. Meno bambini, ma soprattutto più che dimezzato il numero delle coppie che presentano domande di adozione internazionale. Erano 7.887 nel 2001, sono state soltanto 3.190 nel 2016 con un calo di circa il 60%. Se mancano le richieste delle coppie, i bambini evidentemente non possono arrivare. Continua a leggere

Biotestamento in aula. Appello di medici contrari alle Dat: «Legge inaccettabile»

Appello di medici contrari alle Dat: «Legge inaccettabile»

Trenta specialisti criticano regole che «ledono l’autonomia decisionale del medico, che ha competenze professionali e diritto all’obiezione di coscienza»
 
Il ddl sul consenso informato e sulle Dat è ancora inaccettabile nella parte in cui prevede che «il medico sia tenuto al rispetto delle Dat e che possa disattenderle, in tutto o in parte, ma in «accordo con il fiduciario» (art.4, comma 5). Il testo dispone infatti che, nel caso di conflitto tra il fiduciario e il medico, la decisione sia rimessa al giudice tutelare, lasciando presagire l’imposizione al medico di quando deciso in sede giudiziale. Identica soluzione viene indicata «nel caso in cui il rappresentante legale della persona interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno, in assenza delle disposizioni anticipate di trattamento (Dat) di cui all’articolo 4, o il rappresentante legale della persona minore rifiuti le cure proposte e il medico ritenga invece che queste siano appropriate e necessarie» (art.3, comma 5).

Tali previsioni ledono l’autonomia decisionale del medico, che ha specifiche competenze professionali e diritto all’obiezione di coscienza. Tali garanzie vanno fra l’altro a beneficio dello stesso paziente e sono sancite in termini inequivocabili dal Codice deontologico (art.22): «Il medico può rifiutare la propria opera professionale quando vengano richieste prestazioni in contrasto con la propria coscienza o con i propri convincimenti tecnico-scientifici». Continua a leggere

Lettera aperta alla CEDU della mamma di un bambino con la stessa malattia di Charlie Gard

Gentili Signori,

Sono la mamma di Emanuele Campostrini, detto “Mele”. Mio figlio ha 9 anni ed è considerato uno dei pittori italiani di maggior talento, spesso paragonato ad altri giovani artisti famosi di tutto il mondo.

Mio figlio è affetto da malattia mitocondriale e da deplezione mitocondriale.

Non può camminare, stare seduto, sostenere il capo, viene nutrito con un sondino nasogastrico e ha bisogno di un ventilatore elettrico per respirare. E’ sordo e parzialmente cieco, ha sopportato migliaia di crisi epilettiche durante tutta la sua vita. Non può piangere, non può ridere….lui ride DENTRO.

Quando eravamo in ospedale i medici lo considerarono in uno stato così grave e con nessuna possibilità di sopravvivenza che ricevette la Cresima con il rito per i bambini in pericolo, o vicini alla morte. Continua a leggere

Il Papa: fermate la persecuzione in Iraq

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Il grave dramma che stanno vivendo le popolazioni cristiane del nord dell’Iraq, in particolare gli abitanti di Qaraqosh fuggiti precipitosamente dalle loro case nella notte per l’avanzata dei jihadisti dell’Isis, sono al centro dell’attenzione e della preghiera di Papa Francesco. Lo riferisce il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, che durante un briefing con i giornalisti ha letto il seguente messaggio.

«Il Santo Padre segue con viva preoccupazione le drammatiche notizie che giungono dal nord dell’Iraq e che interessano popolazioni inermi. Particolarmente colpite sono le comunità cristiane: è un popolo in fuga dai propri villaggi a causa della violenza che in questi giorni sta imperversando e sconvolgendo la regione. Durante la preghiera dell’Angelus, lo scorso 20 luglio, Papa Francesco aveva esclamato con dolore: “I nostri fratelli sono perseguitati, sono cacciati via, devono lasciare le loro case senza avere la possibilità di portare niente con loro. A queste famiglie e a queste persone voglio esprimere la mia vicinanza e la mia costante preghiera. Carissimi fratelli e sorelle tanto perseguitati, io so quanto soffrite, io so che siete spogliati di tutto. Sono con voi nella fede in Colui che ha vinto il male!”. Continua a leggere

Un paese smarrito, la speranza di un popolo

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di Donata Fontana

Ancora un Appello? Un altro? Data la frequenza con cui si firmano e si licenziano appelli, quello preparato dall’Osservatorio Cardinale Van Thuân e pubblicato da Cantagalli – 86 pagine stringate, linguaggio tagliente, nessuna concessione alla retorica – può essere considerato con fastidio. Sarebbe però un peccato. Già il titolo ne mette in evidenza la novità e l’importanza: “Un Paese smarrito e la speranza di un popolo. Appello politico agli italiani”.

La storia ci ha finora detto che nei grandi momenti di difficoltà, nelle fasi di passaggio in cui per accidia non ci si stacca dal passato anche se percepito ormai come troppo stretto e per stanchezza non si ha la forza di progettare il futuro, i cattolici hanno sempre dato il meglio di sé, animando la rinascita della nazione. Continua a leggere

C’è madre e madre. La Lega discrimina quelle straniere

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di Francesca Moretti

Cinque anni di residenza in Lombardia al posto di uno, dichiarazione di reddito Isee inferiore a 7.700 euro invece che 12.000 euro. L’intenzione della Giunta Maroni di cambiare, rendendo più restrittivi, i criteri di assegnazione del Fondo Nasko ha fatto scatenare una battaglia in Regione Lombardia. Una battaglia di cui, francamente, non si sentiva il bisogno dato che il fondo Nasko è da sempre considerato uno strumento utile a garantire la prosecuzione della gravidanza alle donne in difficoltà.

Avviato nell’ottobre 2010 dalla Giunta Formigoni, il Fondo Nasko viene in aiuto a madri che, di fronte a problemi economici, rinunciano a interrompere la gravidanza e, attraverso progetti personalizzati, sono assistite da consultori familiari accreditati e Centri di aiuto alla vita, iscritti nell’elenco regionale. Continua a leggere