Dopo lo stop del Senato argentino. L’aborto è e resta ferita epocale e planetaria

di Marina Casini Bandini*
 
(da Avvenire, 12.08.18)
 
Caro direttore,

il recente colpo di scena del Senato argentino che ha bocciato il progetto di legge sull’aborto dopo che ne era data per scontata l’approvazione mostra ancora una volta che sul campo dei diritti umani si affrontano opposte visioni antropologiche: quella che fonda i diritti dell’uomo sull’essere umano in quanto tale, considerato sempre fine, soggetto, persona, perché caratterizzato da un valore (dignità) intrinseco che non si consuma né si acquisisce o si perde (principio di uguaglianza), e quella che fonda i diritti dell’uomo sulle opzioni individuali di carattere libertario spesso collegate a istanze utilitaristiche, che interpretano i concetti di dignità umana e uguaglianza in base al criterio di autodeterminazione (anche a rischio di causare nuove discriminazioni). La prima visione è coerente con la moderna idea dei diritti umani; la seconda, invece, nonostante lo sbandieramento dei cosiddetti “nuovi diritti civili”, rappresenta in modo sempre più chiaro una minaccia frontale all’autentica cultura dei diritti dell’uomo. La cartina di tornasole per capire da che parte vogliamo stare è la vita nascente.

Ecco perché la questione dell’aborto – che è quella del riconoscimento della uguale dignità di ogni essere umano fin dal momento in cui egli compare nell’esistenza nella forma più debole e povera – non è affatto periferica rispetto alle tante questioni in cui siamo immersi, ma riveste un’importanza centrale per almeno due motivi. Essa è epocale nel senso che contrassegna il passaggio storico in cui si tratta di confermare i diritti dell’uomo, parola d’ordine della modernità, ovvero di annullarli. Ed è planetaria perché non riguarda un singolo Paese del mondo ma tutte le nazioni con influenze reciproche. Per questo ci rallegriamo perché il Senato argentino l’altra notte ha respinto la legalizzazione dell’aborto, così come ci siamo addolorati per l’esito del referendum che in Irlanda nel maggio scorso ha tolto dalla propria Costituzione l’affermazione del diritto alla vita del concepito. Il carattere epocale e planetario della dignità umana è messo bene in luce dalla recente decisione di papa Francesco che ha dichiarato indisponibile la vita umana, anche quella del colpevole dei più efferati e pericolosi crimini. Egli ha proclamato l’illiceità assoluta della pena di morte e ha invitato tutte le Chiese del mondo a favorirne l’abolizione giuridica. È una decisione che conclude un lungo processo storico e chiede di essere attuata in ogni nazione.  Continua a leggere

L’Argentina respinge l’aborto, storico voto grazie a donne e Chiesa

(da UCCR, 9.08.18)
 
Quel che non accadde in Italia il 22 maggio 1978 e in Irlanda il 25 maggio 2018, è accaduto oggi in Argentina. La legalizzazione dell’aborto è stata storicamente respinta da 38 deputati contro 31, preferendo salvare “entrambe le vite” -secondo lo slogan dei pro-life argentini- quella della madre e quella del figlio. Molto ha influito lo schieramento compatto per il “no” della Conferenza episcopale, guidata da vescovi vicini all’argentino Papa Bergoglio e da lui scelti personalmente.

E’ una sconfitta del potente apparato mediatico che ha letteralmente censurato le migliaia di manifestanti per la vita caratterizzate dal colore “azzurro”: in pagina solo ed esclusivamentefotografie delle bandiere “verdi”, quelle pro-aborto (e anche in questi primi minuti dopo il voto, i quotidiani esteri -in Italia quasi nessuno ha ancora dato la notizia- scelgono foto di manifestanti “verdi” tristi e sconsolati, ignorando la esultante “marea azzurra”). Un esempio su tutti: nonostante un sondaggio avesse riportato che la maggioranza delle donne argentine era schierata contro l’aborto, ieri La Stampa informava dell’evento raccontando della sfida delle donne per l’aborto legale e dando visibilità solo alla “marea verde”.

E’ una vittoria per coloro che non credono che la storia sia irreversibile. Il fatto che vi sia stata un’Irlanda che ha ceduto, non significhi che la battaglia per il diritto alla vita sia compromessa. El Salvador ha recentemente respinto la legge sull’interruzione di gravidanza -annullando le pressioni di New York Times e Amnesty International– e lo stesso ha fatto oggi l’Argentina. Continua a leggere

Argentina, 2 milioni in piazza contro l’aborto: “Tutta la vita ha valore”

Argentina, la marcia (vista dall’alto) «per la vita», e, quindi, «contro la proposta di liberalizzare l’aborto»

Con questo slogan manifestazioni in tutto il Paese 

Una marcia con una moltitudine di gente come non se ne vedevano da tempo in un paese avvezzo alle grandi marce ha portato decine di migliaia di argentini in strada per manifestare «per la vita», e, quindi, «contro la proposta di liberalizzare l’aborto» che subito dopo Pasqua entrerà in discussione nel parlamento nazionale.

Probabilmente gli stessi organizzatori non si aspettavano tanta gente, anche perché i mezzi di comunicazione hanno dato ben poca eco ai preparativi, peraltro abbastanza improvvisati, che hanno avuto come veicolo le reti sociali. Invece nella soleggiata domenica porteña – così sono chiamati i cittadini di Buenos Aires – un rigagnolo ininterrotto di partecipanti è confluito nel primo pomeriggio verso una delle strade giugulari della capitale, calle Sarmiento, per poi riversarsi lungo la celebre Avenida del Libertador, l’arteria che attraversa Buenos Aires dal nord al sud.

Famiglie con bambini, prevalentemente, giovani, tanti, ma anche cittadini di condizione più umile. Nessuno slogan di natura politica, nessuno striscione riconducibile a partiti, movimenti o organizzazioni di un qualche colore. Bandiere argentine, tante, scritte a favore della vita, del suo pieno sviluppo in ogni momento; nessuna criminalizzazione delle madri che abortiscono, vittime della loro stessa decisione e spesso abbandonate dalle strutture pubbliche, «la vita di entrambi» deve essere tutelata era scritto su molti striscioni. «Ni una menos», non una di meno si poteva leggere su tanti altri, in allusione alle campagne contro il femminicidio che anche in Argentina ha numeri ascendenti. Continua a leggere

Javier Zanetti: confessioni di un calciatore cristiano

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Il capitano dell’Inter parla della sua lunga carriera professionistica all’insegna della fede in Dio

Anche oggi, quando farà il suo ingresso sul campo dello Stadio “Ennio Tardini” di Parma, Javier Zanetti non mancherà di adempiere quel gesto che lo accompagna da lunghi anni. Non un rito scaramantico, ma l’esibizione discreta di un’appartenenza profonda. “Durante tutta la mia carriera, prima di entrare in campo faccio sempre il segno della croce, è una maniera per chiedere la protezione del Signore prima di ogni partita e per testimoniare la mia fede, per me ha molto significato”, spiega lo stesso Zanetti in un’intervista a Sky.

Lo storico capitano argentino dell’Inter, del resto, non ha mai nascosto il suo rapporto profondo con la religione, un legame snodatosi durante i vari incontri in Vaticano con i Pontefici. “Sono molto fortunato – ammette Zanetti -, perché quando arrivai in Italia nel 1995 ho avuto subito la possibilità di incontrare papa Giovanni Paolo II; siamo andati a Roma, mi ricordo che ci siamo svegliati molto presto perché ha celebrato una Messa solo per noi alle 7 del mattino, per me e per gli altri connazionali, Batistuta, Balbo, Chamot, Fonseca (che in realtà è uruguaiano, ndr)”. Continua a leggere

Coppie di fatto, Lombardi: forzature su parole del Papa

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Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede interviene dopo i commenti dei media sul discorso ai Superiori religiosi riprodotto ieri (4 gennaio) su La Civiltà Cattolica.

«La forzatura è del tutto evidente, tanto da apparire in certi casi come una strumentalizzazione». Con una nota, il portavoce del Vaticano padre Federico Lombardi interviene dopo i commenti che i media hanno dedicato alle parole espresse da papa Francesco sulle coppie di fatto e sulle unioni gay, nel discorso rivolto il 29 novembre scorso ai Superiori religiosi e riprodotto ieri sulla rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica.

Spiega Lombardi: «Nella conversazione con i Superiori religiosi, il Papa fa la considerazione che la situazione in cui oggi si svolge l’educazione dei bambini e dei giovani è molto diversa dal passato, perché essi vivono in molte situazioni familiari difficili, con genitori separati, nuove unioni anomale, a volte anche omosessuali e così via. Continua a leggere

Nessun groviglio è senza uscita

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Non si può comprendere a fondo la tenerezza e la misericordia che caratterizzano la peculiare fisionomia del magistero di papa Francesco senza cogliere l’immanenza della Madre di Dio nella sua vita. E senza tener presente il titolo particolare con il quale egli sovente ama venerarla e invocarla: Colei che scioglie i nodi. È questa una speciale devozione mariana, poco conosciuta in Europa, ma largamente estesa oggi nel Sud America, soprattutto in Argentina, grazie proprio alla promozione e alla diffusione del culto operate da Bergoglio.
La venerazione della «Vergine che scioglie i nodi» ha origine da un’immagine votiva bavarese risalente al 1700 (Maria Knotenlöserin) ad opera del pittore tedesco Johann Melchior Schmidtner, ora conservata come pala d’altare in una cappella della chiesa romanica di San Peter in Perlach, tenuta dai gesuiti nel cuore della città di Augsburg, in Baviera. Continua a leggere

Francesco e il calcio come metafora della vita

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Il 13 agosto il Papa ha ricevuto in udienza le squadre nazionali di calcio di Italia e Argentina, impegnate in un incontro amichevole a Roma. «Sarà un po’ difficile per me fare il tifo – ha detto sorridendo il Papa -, ma per fortuna è un’amichevole… e che sia veramente così, mi raccomando!».

L’occasione naturalmente si presta all’aneddoto e alla curiosità. Per la seconda volta da quando è Papa – la prima volta era avvenuto in un messaggio del 20 marzo al San Lorenzo de Almagro, la squadra di cui è tifoso e socio, con una quota sociale pagata regolarmente ancora qualche giorno fa, ben dopo la sua elezione a Pontefice -, Francesco ha citato «il gol di Pontoni» come il suo più bel ricordo calcistico. Quando era arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Bergoglio aveva già menzionato più volte il calciatore René Pontoni (1920-1983) e il suo famoso gol a titolo di esempio di come anche il calcio, bene inteso, possa esprimere la bellezza ed essere a suo modo una di quelle arti minori, che – come la gastronomia o le canzoni – fanno ricca la vita. Continua a leggere

L’invidia del Demonio

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di Jorge Mario Bergoglio, S.J.

Lettera del cardinale Bergoglio ai quattro monasteri carmelitani di Buenos Aires in occasione del voto al Senato della Repubblica Argentina sulla proposta di legge intesa a legalizzare il matrimonio e le adozioni omosessuali (approvata il 15 luglio 2010). Traduzione di Massimo Introvigne.
 
Buenos Aires, 22 giugno 2010
 
Care sorelle,

Scrivo queste poche righe a ciascuna di voi che siete nei quattro monasteri di Buenos Aires. Il popolo argentino dovrà affrontare nelle prossime settimane una situazione il cui esito può seriamente ferire la famiglia. Continua a leggere