Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) – Compatrona d’Europa

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Breslavia, Polonia, 12 ottobre 1891 – Auschwitz, Polonia, 9 agosto 1942
 
Edith Stein nasce a Breslavia, capitale della Slesia prussiana, il 12 ottobre 1891, da una famiglia ebrea di ceppo tedesco. Allevata nei valori della religione israelitica, a 14 anni abbandona la fede dei padri divenendo atea. Studia filosofia a Gottinga, diventando discepola di Edmund Husserl, il fondatore della scuola fenomenologica. Ha fama di brillante filosofa. Nel 1921 si converte al cattolicesimo, ricevendo il Battesimo nel 1922. Insegna per otto anni a Speyer (dal 1923 al 1931). Nel 1932 viene chiamata a insegnare all’Istituto pedagogico di Münster, in Westfalia, ma la sua attività viene sospesa dopo circa un anno a causa delle leggi razziali. Nel 1933, assecondando un desiderio lungamente accarezzato, entra come postulante al Carmelo di Colonia. Assume il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Il 2 agosto 1942 viene prelevata dalla Gestapo e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove il 9 agosto muore nella camera a gas. Nel 1987 viene proclamata Beata, è canonizzata da Giovanni Paolo II l’11 ottobre 1998. Nel 1999 viene dichiarata, con S. Brigida di Svezia e S. Caterina da Siena, Compatrona dell’Europa. Continua a leggere

“Amo ergo es”

UNSPECIFIED - CIRCA 1994:  Portrait of austrian psychologist Viktor Frankl, Photograph, 1994  (Photo by Imagno/Getty Images)  [Portr?t Viktor Frankl, Photographie, 1994]

UNSPECIFIED – CIRCA 1994: Portrait of austrian psychologist Viktor Frankl, Photograph, 1994 (Photo by Imagno/Getty Images) [Portr?t Viktor Frankl, Photographie, 1994]

(da Cuore d’Europa)
 
Proponiamo qui un estratto di “Quando il mondo gira per amore. Uno psicologo nel lager”. Un internato nel campo di concentramento di Auschwitz, in un contesto in cui sembra impossibile trovare bellezza, dove sarebbe umanamente comprensibile la peggior desolazione spirituale, si mette a parlare di Dio, d’amore, di speranza e di senso della vita. Poche righe proposte qui per ribattere un po’ sui cardini della nostra Fede, per spronarci nuovamente verso l’infinito a cui siamo chiamati, per ricordarci che possiamo essere vera testimonianza solo con amore sincero. Concetti che interiorizzati davvero portano a piccoli grandi miracoli come questo resistere nelle più cupe avversità.
 
“Non si potrà mai dimostrare l’esistenza di Dio” replicò Kurt. Continua a leggere

Ma la memoria non basta

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di Giuliano Guzzo
 
Oggi, Giornata della Memoria, dobbiamo avere l’onestà di dirlo: la memoria non basta. Non possiamo cioè accontentarci – per quanto imponente e partecipata – della commemorazione delle vittime dell’Olocausto come dovere civile, dobbiamo spingerci oltre. Le dimensioni dell’Olocausto furono infatti troppo ampie perché non ci visiti ancora oggi il sospetto che quell’inferno, prima che del delirio ideologico, fu il prodotto della follia umana, ma non di una follia improvvisa e disordinata, bensì di una follia sistematica e fredda, follia collettiva. Visti dall’alto, i campi di concentramento erano troppo ordinati per essere frutto di improvvisazione, troppo organizzati per far pensare che senza le bandiere nazionalsocialiste tutto quello non sarebbe stato possibile; i campi di lavoro sovietici e ad altre terribili pagine di storia, del resto, ci insegnano che il Male ha avuto più maschere, più abiti, più patrie. Quindi oggi, Giornata della Memoria, non possiamo che riconoscerlo: la memoria non basta, occorre scavare più a fondo in questa data che ricorda la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta sessantanove anni or sono. Continua a leggere

Caro Veronesi, il cancro dimostra che solo Cristo risponde all’uomo

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(da UCCR, 18.11.14)
 
L’oncologo Umberto Veronesi ha trovato un modo originale pubblicizzare il suo ultimo libro: affidare a “Repubblica” alcuni brani sulla sua dimostrazione dell’inesistenza di Dio: «Allo stesso modo di Auschwitz, per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio», è il senso del suo scritto.

Un annuncio-spot, a cui ci ha abituato il medico mediatico. Come quando diceva che “l’etica laica è la migliore” e contemporaneamente, si è scoperto, stava tradendo sua moglie. Come quando spiegava che l’amore omosessuale è “più puro” di quello eterosessuale, come quando definiva i malati in stato vegetativo dei “morti viventi”, come quando chiese di legalizzare il doping nello sport, come quando -infine- scrisse all’età di 70 anni che «dopo aver generato i doverosi figli e averli allevati, il compito dell’uomo è finito, occupa spazio destinato ad altri, per cui bisognerebbe che le persone a cinquanta o sessant’anni  sparissero» (“La libertà della vita”, Edizioni Cortina Raffaello 2006, p. 39). Continua a leggere

L’ostetrica coraggiosa che fece nascere la vita anche ad Auschwitz

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Stanislawa Leszczynska rischiò la sua vita per far nascere i bambini (e battezzarli), avendo una sola certezza: l’ostetrica, il medico e i genitori devono sempre promuovere la vita.

di Paolo Risso

Lodz, in Polonia, anno 1896. I Leszczynski sono una famiglia del quartiere più povero della città. Una famiglia, però, ricchissima di fede e di affezione grande alla Madonna. Vi nasce una bambina: i genitori la chiamano Stanislawa, nome bene-augurante di purezza ed eroismo, che ricorda il nome del santo Patrono di Cracovia, Stanislao, vescovo e martire. Stanislawa cresce limpida e forte, libera e obbediente a Dio solo e a sua Madre, l’Immacolata. Continua a leggere

Etty Hillesum, la Shoah e la Croce

 È in libreria per Adelphi l’edizione integrale del Diario (1941-1943) di Etty Hillesum. Chi è questa scrittrice e intellettuale ebrea morta a 29 anni ad Auschwitz e sconosciuta ai più, ma che meriterebbe di essere riscoperta? Tempi ne parlò già anni fa, in occasione della pubblicazione (allora parziale) dei suoi scritti. Vi riproponiamo quegli articoli con alcuni brani tratti dal Diario e dalle Lettere

«Otto quaderni fittamente ricoperti da una scrittura minuta e quasi indecifrabile – e da allora non ho mai distolto la mente da ciò che vi ho trovato: la vita di Etty Hillesum. Questi quaderni narrano la storia di una donna di Amsterdam di ventisette anni. Abbracciano tutto il 1941 e il 1942. Erano gli anni in cui in tutta l’Europa si rappresentava il dramma dello sterminio. Etty Hillesum era ebrea, e scrisse un contro-dramma».  Continua a leggere