Banco farmaceutico. Ai nuovi poveri servono anche le medicine, sabato la raccolta

Ai nuovi poveri servono anche le medicine, sabato la raccolta

Sabato 10 febbraio la giornata. Nel 2017 il 23% delle persone ha dovuto rinunciare a una cura per problemi economici
 
di Giancarlo Rovati* e Luca Pesenti**
 
Trentatrè miliardi di euro. È la cifra che i cittadini italiani spendono ogni anno per integrare la spesa sanitaria (quattro volte superiore) garantita dallo Stato. 33 miliardi di spesa cosiddetta out of pocket, necessaria per pagare i ticket, le visite specialistiche, i farmaci non coperti dal Sistema Sanitario Nazionale, il dentista, le fisioterapie, e così via. Inevitabile che con queste cifre sia aumentata nel tempo l’area di chi rinuncia alle cure per ragioni economiche. Secondo il IV Rapporto sulla povertà sanitaria della Fondazione Banco Farmaceutico, nel 2017 23 italiani su 100 hanno dovuto rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci per problemi economici. La coperta del welfare pubblico è dunque corta. Soprattutto sul fronte sanitario, dove si sono accumulati i tagli più significativi durante la grande crisi. E fuori dalla coperta è aumentato il numero di quanti non sono in condizione di garantirsi nemmeno l’essenziale: per questi, l’accesso ai farmaci è garantito solo dalla alla filiera della donazione. Quattro anni fa erano 410mila gli indigenti aiutati dalle opere di carità che si occupano anche di dispensazione di farmaci. Oggi sono quasi 600mila, in prevalenza stranieri, maschi, in due casi su dieci minorenni. Li sostiene una rete di oltre 1.700 organizzazioni di volontariato, distribuite in tutte le regioni, con una concentrazione più elevata nel Nord Ovest (36,5%) e nel Nord Est (27,2%) e sensibili incrementi nelle altre ripartizioni.

Questa rete rappresenta uno dei volti di un movimento profondo presente nella società italiana e che sembra resistere alla deriva individualizzante e narcisista, cifra caratteristica della nostra epoca. Si tratta di un buon esempio di responsive community, secondo la fortuna definizione del sociologo statunitense Amitai Etzioni. Continua a leggere

Banco farmaceutico. Dona una medicina a chi ne ha bisogno: scopri dove

Dona una medicina a chi ne ha bisogno: scopri dove

Sabato 11 febbraio torna la Giornata di raccolta del farmaco. Migliaia di volontari nelle farmacie di tutta Italia. In 16 anni raccolti oltre 4 milioni di medicinali. Guarda il video

Sabato 11 febbraio torna la Giornata di raccolta del farmaco. Migliaia di volontari di Banco Farmaceutico, nelle farmacie che in tutta Italia aderiscono all’iniziativa, inviteranno i cittadini a donare farmaci senza obbligo di ricetta medica – in particolare antinfluenzali, antinfiammatori e antipiretici – da donare agli enti caritativi della propria città che ogni giorno assistono centinaia di migliaia di poveri che non possono permettersi cure.

QUI L’ELENCO DELLE FARMACIE: SCOPRI DOVE DONARE VICINO A CASA TUA

In 16 anni (nel 2000 la prima edizione) la Giornata ha raccolto oltre 4 milioni di farmaci, per un controvalore commerciale di circa 24 milioni di euro. L’ultima edizione, a febbraio 2016, ha visto il coinvolgimento di 3.681 farmacie e oltre 14.000 volontari; dei 353.806 farmaci raccolti hanno beneficiato oltre 400.000 persone assistite dai 1.663 Enti convenzionati con Banco Farmaceutico, tra cui le onlus Opera San Francesco, Fratelli San Francesco e Assistenza San Fedele e Medicina Solidale (l’istituto che gestisce l’ambulatorio solidale sotto il Colonnato di San Pietro, a servizio dei poveri assistiti dall’Elemosineria Apostolica). Continua a leggere

Torna la raccolta dei farmaci: ecco perché e per chi

Torna la Giornata del Banco Farmaceutico

di Benedetta Frigerio
 
(dal sito lanuovabq.it)
 
Domani, sabato 13 febbraio, oltre 3 mila farmacie italiane parteciperanno alla Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco, promossa dal Banco Farmaceutico, per aiutare chi, sempre più spesso, non riesce a permettersi nemmeno un’aspirina per curarsi (clicca qui).  Eppure c’è una sofferenza che può essere più lancinante della fame e della malattia fisica e psicologica, una sofferenza che viene prima. Una sofferenza che nasce dall’abbandono e dalla solitudine e che normalmente è causa proprio di quella fame e di quella malattia.

È per questo che chi è povero di legami manifesta più facilmente e più frequentemente i disagi del corpo e della mente. Allo stesso modo, c’è una crisi che viene prima di quella economica, una crisi più profonda, che nasce anch’essa dalla miseria dei rapporti, in una società in cui l’individualismo consumista ha cancellato la carità di Dio dall’orizzonte della città. Allora perché impegnarsi in azioni che potrebbero apparire solo tangenzialmente risolutive del problema? Perché migliaia di volontari domani parteciperanno alla giornata di raccolta annuale? Perché curare i sintomi invece del male più profondo? Continua a leggere