Monsignor Romero aderiva alla teologia della liberazione?

Chi era l’arcivescovo martire di El Salvador che sarà canonizzato da Papa Francesco?
 
Óscar Arnolfo Romero Galdámez nacque a Ciudad Barrios, in El Salvador, il 15 agosto 1917. Ordinato sacerdote nel 1942 e vescovo nel 1970, venne nominato arcivescovo della capitale del suo Paese, San Salvador, nel febbraio 1977.

Nel marzo dello stesso anno si verificò l’assassinio di padre Rutilio Grande insieme a due contadini. Monsignor Romero denunciò le ingiustizie sociali attraverso la radio cattolica Ysax e la rivista Orientación, diventando noto come “La voce dei senza voce”.

Nelle sue omelie domenicali denunciava le tante violazioni dei diritti umani in El Salvador ed esprimeva pubblicamente la propria solidarietà con le vittime della violenza politica. Il Paese è arrivato a vivere una guerra civile tra il 1979 e il 1992.

All’interno della Chiesa, Romero difendeva l’“opzione preferenziale per i poveri”, il che gli è costato accuse di allineamento con la teologia della liberazione. Egli, però, teneva a distinguere chiaramente le due cose:

“Ci sono due teologie della liberazione. Una vede la liberazione come liberazione materiale, l’altra è quella di Paolo VI. Io sto con Paolo VI”.

In un’omelia del 6 agosto 1976, monsignor Romero parlò esplicitamente del tipo di “rivoluzione” che difendeva:

“La rivoluzione sociale più profonda è la riforma seria, soprannaturale, interiore di un cristiano. La liberazione di Cristo e della Sua Chiesa non è ridotta alla dimensione di un puro progetto temporaneo. Non riduce i propri obiettivi a una prospettiva antropocentrica, a un benessere materiale o solo a iniziative di un ordine politico o sociale, economico o culturale. Men che meno può essere una liberazione che sostiene o è sostenuta dalla violenza”. Continua a leggere

Sindone, e il beato scolpì Cristo che risorge

Cristo Morto_300 Correva l’anno 1933 e per un giovane scultore veneto (iscritto all’Opera della regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, come pure all’Associazione delle settimane eucaristiche), la vita segnava una svolta. L’artista, allora trentatreenne, aveva studiato prima a Conegliano, poi a Venezia, dove nel ’29 si era diplomato in scultura all’Accademia. A quella data, s’era già fatto notare: per la sua prima opera in marmo, una testa di giovinetta (L’anima e la sua veste, ammirata da Aldolf Wildt) e per una statua dal titolo la Volata (un atleta lanciatore di palla, in perfetto stile classico, destinazione il Foro Mussolini a Roma) con la quale aveva vinto un concorso, salvo poi esserne escluso perché non iscritto al partito fascista. Si racconta che proprio quel fatto oltre a ferirlo profondamente, accelerò la sua scelta definitiva verso il convento e l’arte sacra. Continua a leggere

Paolo VI è beato: «Instancabile apostolo»

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Il testo dell’Omelia del Santo Padre Francesco
 
Abbiamo appena ascoltato una delle frasi più celebri di tutto il Vangelo: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22,21).

Alla provocazione dei farisei che, per così dire, volevano fargli l’esame di religione e condurlo in errore, Gesù risponde con questa frase ironica e geniale. È una risposta ad effetto che il Signore consegna a tutti coloro che si pongono problemi di coscienza, soprattutto quando entrano in gioco le loro convenienze, le loro ricchezze, il loro prestigio, il loro potere e la loro fama. E questo succede in ogni tempo, da sempre.

L’accento di Gesù ricade certamente sulla seconda parte della frase: «E (rendete) a Dio quello che è di Dio». Questo significa riconoscere e professare – di fronte a qualunque tipo di potere – che Dio solo è il Signore dell’uomo, e non c’è alcun altro. Questa è la novità perenne da riscoprire ogni giorno, vincendo il timore che spesso proviamo di fronte alle sorprese di Dio. Continua a leggere

Proclamato Beato Stefano Sàndor, laico salesiano ucciso sotto il regime comunista ungherese

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È stato proclamato Beato, ieri a Budapest, in Ungheria, Stefano Sàndor, il coadiutore salesiano ucciso appena 38enne dal regime comunista nel 1953, con l’intensificarsi della persecuzione contro la Chiesa. Alla Messa, in rappresentanza del Santo Padre, c’era il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, cardinale Angelo Amato.

Lo descrivevano tutti come un giovane allegro, serio, gentile, leader amato dagli amici e aiuto prezioso per i fratellini – che assisteva nello studio e nella preghiera – e per la chiesa dei Padri Francescani di Szolnok, dove serviva quotidianamente Messa. Fu proprio questa sua inclinazione all’educazione per i giovani che lo fece innamorare di don Bosco e lo spinse a entrare come postulante nell’Istituto salesiano, dove poi divenne coadiutore laico e ottenne l’incarico di assistenza all’oratorio, come ricorda il cardinale Amato al microfono di Roberto Piermarini: Continua a leggere

Rivi è beato, martire cristiano del comunismo

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di Andrea Zambrano

Modena, il grande velo rosso che copre il pannello dietro l’altare si scopre quando vengono lette le parole di Papa Francesco con le quali la Chiesa riconosce Beato il servo di Dio Rolando Rivi: «Con la nostra autorità abbiamo facoltà di proclamare beato Rolando Rivi, testimone eroico del Vangelo».

Il pala Casa Modena è gremito in ogni sedile e l’applauso di gioia parte immediatamente. Sono i fedeli della Diocesi di Modena e Reggio che hanno voluto fortemente essere presenti ieri pomeriggio per una beatificazione che ristabilisce una verità storica e consegna agli altari la figura dimenticata dalla storiografia ufficiale di questo giovane seminarista ucciso il 13 aprile del ‘45 da due partigiani comunisti. In “odio alla fede” così recita la motivazione con la quale il Papa consegna al culto più elevato il seminarista di San Valentino di Castellarano. Continua a leggere

La nuova evangelizzazione di padre Clemente

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di Piero Gheddo
 
A quanti dicono che i Santi e i Beati sono già tanti per farne altri, chiedo di leggere questo articolo fino in fondo. Ho seguito dall’inizio la Causa di beatificazione di padre Clemente Vismara (1897-1988), beatificato il 26 giugno 2011 in Piazza Duomo a Milano. Posso testimoniare quanto segue.

Alla sua morte in Birmania a 91 anni di cui 65 di missione, il 15 giugno 1988, nella sua diocesi di Kengtung e nel paese natale di Agrate Brianza (MB), iniziò un consistente movimento popolare di preghiere e richieste di grazie, perché molti lo ritenevano un santo. Continua a leggere