Alessandro D’Avenia: “Carezze al mondo ferito. Leopardi eroe moderno”

L’insegnante e scrittore: così ci insegna ad amare la felicità
 
di ENRICO GATTA

(quotidiano.net, 21.03.19)
 
Sono 200 anni che L’infinito di Giacomo Leopardi parla al cuore degli uomini. A parte qualche brano di Dante, è un caso quasi unico nella poesia italiana. Ed è sorprendente che quindici versi scritti da un giovane di 21 anni in un periferico borgo delle Marche – ancora dopo due secoli e in questi tempi di grande distrazione – possano far parte così profondamente nella nostra vita. Come sia possibile, lo spiega molto bene Alessandro D’Avenia, insegnante, scrittore poco più che quarantenne tra i più letti in Italia, autore del long-seller L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita, diffusissimo nelle scuole.

Professore, perché la poesia di Leopardi svetta anche nel mare magnum della Rete, sotto un bombardamento di informazioni pronte per l’uso?

“Le informazioni possono risolvere il come della vita, non il perché. E senza un perché la vita si spegne. I capolavori della letteratura, come L’infinito, non servono a fare le interrogazioni a scuola ma a rimanere collegati alle fonti della vita, quelle che l’autore per primo ha cercato di liberare e far scaturire a prezzo del suo corpo e della sua anima. Le informazioni muoiono presto e non ci salvano, i classici hanno attinto al pozzo della vita e noi torniamo a bere proprio perché stiamo morendo di sete. L’infinito di Leopardi custodisce la fonte”. Continua a leggere

Chagall, la luce della croce che illumina il Novecento

di Michele Canali
 
Il Novecento è stato archiviato come il secolo più orribile della storia. Non sono solo i catastrofisti ad affermarlo, ma è una considerazione ormai unanime. Mai l’uomo ha vissuto tragedie tanto grandi quanto concentrate in un così breve spazio di tempo: due guerre mondiali, la crudeltà delle ideologie comunista e nazionalsocialista, i genocidi di armeni, ebrei, ucraini, quelli in Africa, quelli nell’ex Jugoslavia, quelli in Cambogia, per non ricordare che i principali.

Nel 1937, uno dei massimi geni artistici del secolo scorso, il pittore spagnolo Pablo Picasso (1881- 1973), immortalò con il quadro Guernica, la catastrofe vissuta dalla cittadina basca vittima di un tremendo bombardamento tedesco a sostegno del generale Francisco Franco (1892-1975). Nella tela, si perde la bellezza delle forme, lo spettatore è coinvolto nella disperazione e nella protesta, i colori cedono lo spazio a un monocromatismo malinconico. In breve tempo, Guernica è divenuto il dipinto più significativo del secolo, e per pubblico e critica il miglior manifesto del secolo XXI.

Eppure c’è stato un altro modo per raccontare i drammi di quel tempo.

Marc Chagall (1887-1985), pittore bielorusso ma naturalizzato francese e di origine ebraica, usava dire: «Io sono nato morto». Questo perché nel giorno in cui vide la luce il suo villaggio natale fu attaccato dai cosacchi durante un pogrom e la sinagoga frequentata dalla sua famiglia data alle fiamme. Chagall visse cioè sulla propria pelle quella violenza ideologica che poi ha attraversato tutto il Novecento.  Eppure non sono mai stati né il risentimento né la ribellione i protagonisti della sua opera. Anzi, la religione, la Bibbia e l’amore sono la sua costantemente fonte d’ispirazione.  Fu così che nel 1938 Chagall, non sentendosi rappresentato da Guernica ha risposto al suo autore spagnolo. Ne è nata la Crocifissione bianca, uno dei suoi capolavori, anche se spesso la critica la trascura. Il quadro confuta, infatti, la sfiducia di Picasso. Continua a leggere

Con la donna, nel mistero

Con la donna, nel mistero

Nel suo nuovo libro Alessandro D’Avenia ripercorre la storia dell’arte e della letteratura in una prospettiva tutta femminile facendo emergere la forza salvifica dell’amore
 
Recensione di Alessandro Zaccuri

(Avvenire, 28.10.17)
 
Nadežda è unica, ma non è sola. La moglie del poeta russo Osip Mandel’štam, rimasta celebre per aver salvato dalla distruzione, imparandole a memoria, le poesie del marito imprigionato nel gulag, è una delle figure di donna che Alessandro D’Avenia convoca nel suo nuovo libro, Ogni storia è una storia d’amore (Mondadori, pagine 324, euro 20,00, disponibile dal 31 ottobre). Una scelta che potrà apparire sorprendente, questa di ripercorrere la storia dell’arte e della letteratura in una prospettiva tutta femminile, ma che procede in perfetta coerenza rispetto al precedente libro di D’Avenia, L’arte di essere fragili (pubblicato lo scorso anno da Mondadori, che ha in catalogo tutta la produzione dell’autore, e all’origine di un fortunato tour teatrale).

Lì, dopo la trilogia romanzesca inaugurata nel 2010 dal best seller Bianca come il latte, rossa come il sangue e proseguita con Cose che nessuno sa del 2011 e Ciò che inferno non è del 2014, D’Avenia aveva deciso di far coincidere ulteriormente i due aspetti della sua attività, quella del narratore e quella dell’insegnante. Certo, un professore d’eccezione era presente anche nei romanzi, proiezione riconoscibilissima della pedagogia dell’ascolto caratteristica anche del sito http://www.profduepuntozero.it e dei frequenti interventi di D’Avenia su Avvenire. Con L’arte di essere fragilil’autore si era spinto più in là, mettendo letteralmente in scena se stesso in un dialogo – immaginario e documentatissimo – con Giacomo Leopardi. Continua a leggere

Al centro del desiderio

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Hanno tutti bisogno di un maestro e di una compagnia umana per riscoprire che l’alba non è una cosa ovvia. Serve però una domanda desta e uno sguardo attento. Allora la realtà ci sorprenderà.
 
di Giovanni Fighera
 
Che cosa cercano i giovani al sabato sera, quando passano da un locale all’altro, quando si «sballano» tra l’alcool, la droga e una musica assordante? Forse loro non saprebbero rispondere in maniera precisa, forse non saprebbero rispondere a questa domanda neanche quegli adulti che li giudicano, li criticano, li censurano senza chiedersi che cosa stia al fondo di quel comportamento. «Quid animo satis?», cioè «che cosa può bastare all’animo umano?». Il cuore dell’uomo è nato per la felicità, piena ed infinita, non ridotta a formule. Ecco perché, non appena qualcuno ha il coraggio di rimetterla a tema, l’attenzione di molti o forse dei giovani o di chi si sente ancora giovane sobbalza e rimane in ascolto, forse cercando la formula o la regola d’oro. Dobbiamo avere il coraggio di guardare in fondo al nostro animo e provare a chiederci: «Che cosa può bastare al nostro animo?». Continua a leggere

Feriti dalla ‘freccia della bellezza’

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“In un ambiente culturale privo di stupore, la bellezza si afferma con un’importanza ancora più rilevante, perfino in chi rigetta l’idea della verità o della bontà”

“La freccia della bellezza di Dio può perforare molti strati di confusione e di errore. Quando questa freccia raggiunge il bersaglio, dentro al cuore si apre una via. La ricerca della verità diviene possibile e scompare un ostacolo alla fede”.
 
di James D. Conley
 
Quando iniziai gli studi seminaristici, ero divenuto cattolico solo da pochi anni. Mi ero convertito alla Chiesa cattolica negli anni in cui ero stato studente all’Università del Kansas durante un corso di studi sui “Great Books” chiamati “Integrated Humanities Program”. Quando entrai in seminario, stavo ancora imparando i fondamenti del cattolicesimo. Nel mio primo semestre, scoprii che i nuovi entrati in seminario dovevano cercarsi un direttore spirituale. Alcuni miei compagni mi suggerirono Padre Anton Morganroth, uno dei nostri professori. Padre Morganroth era un ebreo convertito alla fede cattolica, fuggito con la famiglia dalla Germania nazista nel 1938. Era una figura alta e imponente. Era amato e temuto dai seminaristi. Continua a leggere

Curarsi con la bellezza. L’arte è la medicina dell’anima di chi la sa osservare

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A cosa serve l’arte? La sua importanza è fin troppo presunta per essere spiegata e il suo valore è ritenuto solo una questione di senso comune: in ciò risiede l’errore. L’arte non si riduce a veicolo di astrazione pura, perché essa è anche medicina. Alain de Botton e John Armstrong approfondiscono la questione in un interessante saggio uscito per Guanda, L’arte come terapia, corredato da un ricco apparato iconografico a colori, partendo dall’idea che, se l’arte è uno strumento, allora bisogna andare più a fondo per conoscerne la natura e le possibilità.

De Botton e Armstrong – il primo scrittore (ricorderete i suoi Esercizi d’amore) il secondo professore di filosofia a Melbourne e storico dell’arte – procedono individuando le funzioni dell’arte, a partire dalla memoria: la concentrazione e l’attenzione ai dettagli potrebbe essere stimolata da un Vermeer. E la speranza, come si mantiene in vita? Con un volto soave scolpito nella pietra. O con “La danza” di Matisse, che ci tampona dalle umiliazioni. E in virtù di quale alchimia possiamo trarre sollievo dal dolore? È spiegato a pagina 30: Continua a leggere

“L’arte della misericordia” con Padre Rupnik – Puntata 4: La Chiesa

Una serie speciale di “Soul” (su Tv2000) dedicata al tema della Misericordia nell’arte del mosaico. Quattro puntate, quattro temi, quattro grandi mosaici per conoscere la Chiesa del Giubileo attraverso l’arte. A guidare il percorso è padre Marko Ivan Rupnik, gesuita sloveno, noto mosaicista e pittore, in un dialogo con Monica Mondo.

Il golpe della primavera

di Marina Corradi

da Tempi.it

Milano, 17 marzo. Succede ogni anno all’improvviso. Spesso dopo dei giorni di pioggia e freddo, e vento. Lo senti quel vento, una sera, che fa tremare le finestre, che soffia rabbioso e disperde via in mulinelli le ultime foglie secche. E pare quasi che in quella notte ritorni l’inverno. Invece, la mattina il cielo è regalmente azzurro, e la luce del sole è così forte che abbaglia. Non tornava l’inverno, stanotte, ma si ritirava: sconfitto, rancoroso, infilandosi nei vicoli, sibilando – come una serpe che, stanata, fugge.

Succede sempre all’improvviso. E stamattina nelle smorte aiuole di Milano, tutte insieme, del colore dell’oro, sono fiorite le forsizie. Striminziti, ossuti alberelli che avresti potuto credere morti sono diventati nuvole rosa, o bianche. Continua a leggere

I volti della bellezza: tra nostalgia e sete di assoluto

Morrone Editore

Il secondo saggio di Francesca Bonadonna raccoglie aforismi e citazioni controcorrente all’interno di un percorso spirituale e culturale
 
di Luca Marcolivio
 
Si apre con Sant’Agostino (“Tardi t’ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova…”), seguito da altre più o meno note citazioni di vari giganti degli ultimi due secoli: da San Giovanni Paolo II ad Aleksandr Solzenicyn, da Madre Teresa di Calcutta a Gilbert Keith Chesterton, da don Luigi Giussani a Fëdor Dostoevskij. C’è spazio anche per intellettuali emergenti come Alessandro D’Avenia.

I volti della bellezza e le false proiezioni ideologiche (Morrone Editore, 2015), di Francesca Bonadonna, è un libro anticonvenzionale che scorre leggero, nella sua accattivante giustapposizione di parole e immagini. È anche, però, un’opera che, pagina dopo pagina, sa scavare nell’anima, come la classica goccia che erode la roccia. Continua a leggere

Wendy Beckett: «Io, ferita dalla bellezza»

Wendy Beckett, 86 anni, è suora e critica di fama internazionale. Vive nel monastero carmelitano di Quidenham, nel Norfolk, in Inghilterra. Nasce in Sudafrica, «in una famiglia cattolica e felice».
 
A 16 anni entra tra le suore di Notre Dame de Namur, in Sudafrica, «senza rendermi conto che erano impegnate soprattutto nell’insegnamento anziché nella vita contemplativa», e alla vita contemplativa la giovane Wendy aspirava. Per ventiquattro anni mortifica se stessa e la sua vocazione più vera, ma a 40 anni la svolta: si ammala e ottiene una dispensa speciale da Paolo VI che le consente nel 1970 di lasciare la congregazione e tornare in Inghilterra – dove da giovane aveva studiato letteratura a Oxford – per diventare un’eremita affiliata al monastero di clausura di Quidenham. Poiché non appartiene all’ordine carmelitano, sister Wendy decide di vivere in un caravan fuori dal convento: questo le garantisce la solitudine desiderata fin da bambina. Continua a leggere

Il grembo, custode della vita e del destino eterno

 Non esisteva l’ecografia nel 1505, eppure gli occhi della fede avevano già esplorato il mistero della vita. Certo: quello è il secolo in cui uomini coraggiosi e assetati di conoscenza contrattano i cadaveri con i becchini, al fine di esplorare il mistero del corpo umano. Tra questi ci sono Leonardo e Michelangelo, ma non sono i soli. I fratelli Strueb (non è chiaro se Jacob o Hans), artisti tedeschi vicini alla tradizione agostiniana, realizzano una delle più straordinarie Visitazioni della storia dell’arte.

Due donne s’incontrano, immerse nell’atmosfera dorata dei fondi medioevali. Dietro alla Vergine si scorge una montagna. È la montagna di Giuda, dove vive la cugina Elisabetta, ma è anche simbolo di quel Dio d’Israele che, apparso sul monte Sinai a Mosè, ora si sta rivelando al mondo intero in un volto umano. Dietro a Elisabetta, invece, c’è una casa. Lei è la donna del Patto, la donna della Casa d’Israele, da lei uscirà quell’Elia che i profeti avevano promesso, appunto, alla casa di Giacobbe: Giovanni Battista. Continua a leggere

Bellezza: quando Dio «seduce»

di Alessandro D’Avenia

(da Avvenire)
 
Ci innamoriamo e amiamo solo per la bellezza. Nessuno di noi ha desiderato avvicinarsi e conoscere qualcosa o qualcuno senza esserne prima sedotto. Questo principio di attrazione ha il suo fondamento ultimo qui: «Nessuno viene a me se non lo attrae il Padre». Tutte le volte che nell’ambito naturale (la grazia delle cose) o soprannaturale (la Grazia, dono di Dio a partecipare alla sua vita) la bellezza ci mette in movimento, sperimentiamo l’attrazione dell’Amore che ci trasforma, cioè vuole darci la sua forma, la sua essenza, per farsi tutto in tutti, pur mantenendo ciascuno la sua irripetibile identità.

Questa attrazione che Agostino chiamava delectatio victrix (piacere che avvince), in Dante è il movimento «amoroso» che Dio imprime alla creazione: «La gloria di colui che tutto move / per l’universo penetra, e risplende / in una parte più e meno altrove», in cui «il più e il meno» non indica solo l’oggettiva scala di perfezione dell’essere delle creature, ma anche la loro risposta soggettiva. Continua a leggere

L’eredità di don Bosco: un “faro luminoso” contro la cultura dell’indifferenza

Don Mauro Mantovani, rettore della Pontificia Università Salesiana dallo scorso luglio, si sofferma sull’emergenza educativa e sul sempre attuale “metodo preventivo”
 
Il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco è stato segnato dall’avvicendamento alla guida della Pontificia Università Salesiana. Lo scorso 16 luglio, un mese prima della grande festa per il fondatore, don Mauro Mantovani è stato nominato rettore dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica.

50 anni, originario di Moncalieri (Torino), don Mantovani è salesiano dal 1986 ed è stato ordinato sacerdote nel 1994. Dottore in filosofia all’Università di Salamanca e in teologia all’Angelicum di Roma, è docente di filosofia teoretica alla Salesiana, dove è stato vicerettore e decano della facoltà di Scienze della comunicazione sociale. Continua a leggere

La nuova Miss Svizzera sorprende con un’impressionante testimonianza di cultura e fede cattolica

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Un’intervista piena di sincerità e volontà di conoscenza e senso di vita – e molto distante dai cliché
 
“La religione è un filo che possiamo dispiegare attraverso le epoche per affrontare i vari contesti di pensiero”.

Ci credereste se vi dicessimo che questa frase è stata pronunciata dalla vincitrice di un concorso di bellezza? È proprio così. A fare questa dichiarazione, il 7 novembre, è stataLauriane Sallin, 22 anni, la nuova Miss Svizzera.

Studentessa di Storia dell’Arte e di Francese all’Università di Friburgo, la ragazza ha concesso un’intervista al sito cattolico Cath.ch parlando di spiritualità, della sua fede cattolica e della visione che ha di Dio, rivelando profondità e buonsenso.  Continua a leggere

Gli odori delle cose care

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di Marina Corradi
 
Milano, fine di novembre. Da un baracchino in piazza Castello il profumo delle caldarroste, come una lama, attraversa folgorante i miei pensieri. Mattine nebbiose, come dentro a un fumo chiaro, e io quasi appesa alla mano di mia madre, tanto più alta della mia; lei che camminava veloce e, quasi di corsa, i miei passi per starle dietro, dentro le scarpe stringate nere, e i calzettoni bianchi. Il clangore dei tram sferraglianti, tram che mi parevano severi, rigorosamente verde scuro, come in divisa.

Le caldarroste in un cartoccio di carta da giornale che lasciava il nero del piombo sulle mani, la polpa delle castagne tiepida e dolce e asciutta, che quasi faticava ad andare giù per la gola.
Per quale via i profumi arrivano in un attimo al centro del cuore? Continua a leggere

La bellezza della tavola, la bellezza della compagnia

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di Susanna Manzin 

dal blog Pane & Focolare
 
Avete mai pensato all’etimologia della parola “compagno”? Viene da “cum + panis”: è colui con il quale mangio il pane. E la parola “convivio”, termine un po’ desueto, sinonimo di banchetto?  Viene da “cum + vivere”. Vivere insieme significa mangiare insieme; se dividiamo la mensa, significa che le nostre vite sono unite. Ed è vero anche il contrario: se le nostre vite sono unite, allora mangiamo insieme.

Mangiare insieme è tipico degli uomini: il cibo non racchiude in sé solo un aspetto biologico e nutritivo. E’ espressione anche di aspetti culturali, sociali, simbolici. Condividere la stessa tavola vuol dire appartenere a quel gruppo, a quella famiglia, a quella corporazione, a quella comunità monastica. Continua a leggere

Un blog tutto da scoprire

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Una cara amica, Susanna Manzin, ha aperto un bel blog, si chiama: Pane & Focolare – “Se mangi con qualcuno, passi subito a un livello più alto di amicizia”. Si parla di “cultura della tavola orientata alla bellezza e alla valorizzazione dei valori familiari e sociali connessi con il mondo del cibo e del vino”, “della importanza che la società occidentale ha dato a questo tema, e soprattutto del contributo del cristianesimo (e del monachesimo cristiano in particolare)”, “della storia della cucina, dei cibi e dei loro valori simbolici; della tavola della famiglia e degli amici; del pranzo della festa e di quello di tutti i giorni; dell’arte della bella tavola e dei suoi riti; dei (tantissimi) episodi biblici che ruotano intorno al cibo e ai banchetti; delle usanze a tavola di altri popoli e altre religioni”. Il blog darà anche “qualche segnalazione libraria e.. qualche commento sui film e le trasmissioni televisive che parlano di cucina, chef e buona tavola”.

Un modo veramente originale, quindi, di trattare il tema della bellezza e dell’amicizia, con ottimi spunti di carattere storico e culturale. Insomma, un blog tutto da scoprire!

 

Arte e scienza: che cos’hanno in comune?

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di Giovanni Fighera
 
«Ma io dichiaro – strillò Stepàn Trofimovic, al massimo grado del furore – ma io dichiaro che Shakespeare e Raffaello stanno più in alto della liberazione dei contadini, più in alto dello spirito popolare, più in alto del socialismo, più in alto della giovane generazione, più in alto della chimica, quasi più in alto dell’umanità intera, giacché sono già un frutto, il vero frutto dell’umanità intera e, forse, il frutto più alto che mai possa essere! […]. Ma sapete, sapete voi che senza l’inglese l’umanità può ancora vivere, può vivere senza la Germania, può vivere anche troppo facilmente senza i russi, può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non si potrebbe vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo? Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui! La scienza stessa non sussisterebbe». Continua a leggere

La risposta più convincente ai problemi del nostro tempo

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(…) In tutto questo, lasciatemi dire, riconosciamo l’ironia di Dio. All’invadenza del potere, che avanza apparentemente incontrastabile, Cristo non oppone un altro potere, ma una scalcagnata compagnia umana, «una compagnia di uomini» scelti da Lui, perché la Sua presenza non venga mai a mancare nel tempo e nello spazio, e con essa, come disse una volta Giussani con un’immagine stupenda, «contende palmo a palmo il terreno alla notte» (L. Giussani, Tutta la terra desidera il Tuo volto, San Paolo, Cinisello Balsamo-Mi 2015, p. 116). Ne abbiamo avute molte di testimonianze…
Quando vedo alcuni dei nostri ragazzi che si vogliono bene come non si crede più possibile oggi, in un modo così puro, intenso e insieme trasparente, spalancato a tutti, vedo in loro la risposta più convincente e contagiosa ai problemi che riempiono le discussioni sulla morale del nostro tempo. Concedetemi di leggervi quello che scrive un nostro ragazzo di 24 anni a un amico: Continua a leggere

Dio è «l’amor che move il sole e l’altre stelle»

Dante Alighieri

di Giovanni Fighera 
 
Quello che l’uomo può cogliere con la sua intelligenza riguardo a quanto Dio ha operato e opera nel creato è solo un pallido riflesso di quanto è effettivamente, come scrive san Paolo quando afferma che ora «noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia». Dante nell’ultimo canto del Paradiso racconta di vedere sotto una prospettiva divina e di sorprendere come tutto è comprensibile solo in Dio. Dopo la preghiera alla Vergine pronunciata da san Bernardo, Dante ha la grazia di vedere Dio.

Con queste parole descrive la prima parte della visione: «Nel suo profondo vidi che s’interna,/ legato con amore in un volume,/ ciò che per l’universo si squaderna:/ sustanze e accidenti e lor costume/ quasi conflati insieme, per tal modo/ che ciò ch’i’ dico è un semplice lume./ La forma universal di questo nodo/ credo ch’i’ vidi, perché più di largo,/ dicendo questo, mi sento ch’i’ godo». Continua a leggere

Pudica, ma con stile

“Jessica Rey’s Blog”
 
Vuoi essere “pudica” ma alla moda? Non importano l’età o il budget, chiunque può vestirsi con decenza e allo stesso tempo con stile, se fa attenzione a che cos’è veramente importante. Ecco alcuni consigli che renderanno il tuo look delizioso senza compromessi.
 

Acquista meno cose di maggiore qualità

Scegli la qualità invece della quantità. Si può rimanere in un budget limitato e allo stesso tempo puntare sulla qualità. Innanzitutto preoccupati dei tuoi capi “classici” – il classico abito nero, la camicia bianca, i pantaloni neri, i jeans e poi costruisci il resto a partire da lì. Spendi per i capi che porterai di più e che vuoi che durino più a lungo, adattali se hanno bisogno di sartoria, puliscili e asciugali seguendo le istruzioni. Prenditi cura dei tuoi vestiti e dureranno molto più a lungo. Quindi acquista un minor numero di capi di qualità che possiamo definire “classici”. Continua a leggere

L’ecologia non ideologica

Roma 18-6-2015 Conferenza stampa di presentazione dell' Enciclica di Papa Francesco " Laudato si" Ph: Cristian Gennari/Siciliani

Massimo Introvigne commenta la nuova enciclica del Papa sul “Mattino” di Napoli del 19 giugno
 
Con la sua seconda enciclica, «Laudato si’», la più lunga pubblicata da un Pontefice, Papa Francesco propone un grande affresco della crisi del mondo contemporaneo, di cui la crisi ecologica è insieme segno ed effetto. Comprensibilmente, molti commenti si concentrano sul primo capitolo, che presenta una sintesi della ricerca scientifica contemporanea sull’ambiente e adotta anche la teoria controversa del riscaldamento globale come fenomeno ampiamente causato dall’uomo, che non manca di detrattori anche tra gli studiosi cattolici. Tuttavia il Papa ripete più volte nel documento che «la Chiesa non pretende di definire le questioni scientifiche», «non ha motivo di proporre una parola definitiva e capisce che deve ascoltare e promuovere il dibattito onesto tra gli scienziati, rispettando le diversità di opinione». Continua a leggere

La Bellezza, la via che porta l’uomo verso il Cielo

Dante e Beatrice

di Giovanni Fighera
 
Dante sta facendo un’esperienza nuova, quella di «transumanar», ovvero di andare oltre la condizione umana, di sentirsi più pienamente uomo o, meglio, senza i vincoli e i limiti della corporeità. Inizia a vedere una luce intensa come se un Sole si fosse aggiunto ad un altro Sole e ode un’armonia musicale bellissima, mai udita in Terra. Come abbiamo visto, Beatrice previene il dubbio di Dante anticipando la sua possibile domanda e chiarendogli che lui non si trova più in Terra, ma si sta muovendo verso il Cielo con una repentinità maggiore di quella di un fulmine che scende dall’alto verso il basso.

A questo punto al primo dubbio se ne sostituisce uno nuovo ancor più irretente e imprigionante: come è possibile che un essere umano, ancor dotato di corpo, possa salire con il suo peso attraverso l’atmosfera che è più leggera? Ammiriamo la bellezza del nuovo linguaggio dantesco del Paradiso, caratterizzato dalla sintesi e da una forte materialità, inaspettata. Continua a leggere

E’ bello ciò che è vero…parola di Bernini

Gian Lorenzo Bernini arte opere Cristo Deriso Transverberazione di Santa Teresa

Una riflessione sulla soluzione stilistica del naturalismo berniniano
 
Cosa ci convince dell’arte del Bernini se non quel naturalismo che avvicina l’arte all’esperienza umana? Vi spieghiamo come alcuni caratteri del naturalismo berniniano trovino fondamento e rafforzino l’antropologia cristiana. Leggendo la biografia che Baldinucci scrisse del cavalier Gian Lorenzo Bernini non si può fare a meno di provarvi a intravedere un poco della personalità vera dietro il ritratto encomiastico, cercando di andare alle radici culturali della “svolta” conseguita da Bernini nell’arte. Il brano chiamato in causa è stato più volte ripreso dagli studi, ultimamente per attestare la peculiare declinazione del naturalismo berniniano (Montanari, 2013). Continua a leggere

Il canto che guarisce

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Ma il canto! era il canto che mi andava al cuore…” (JRRT)

Nel breve discorso rivolto agli organizzatori del Concerto dei poveri per i poveri – idealmente collegato all’apertura della Cappella Sistina per 150 clochard, avvenuta a marzo – lo scorso 14 maggio, Papa Francesco condensava in poche righe la funzione guaritrice della bellezza.

La musica ha questa capacità di unire le anime e di unirci con il Signore, sempre ci porta… è orizzontale e anche verticale, va in alto, e ci libera delle angosce. Anche la musica triste, pensiamo a quegli adagi lamentosi, anche questa ci aiuta nei momenti di difficoltà”. 

La musica, ma il discorso del Santo Padre è applicabile a qualsiasi forma d’arte, ci guarisce dalle angosce proprio nella misura in cui ci distoglie dall’ “affarismo materiale che sempre ci circonda e ci abbassa, ci toglie la gioia”. E si tratta di una gioia duratura, “non un’allegria divertente di un momento, no: il seme rimarrà lì nelle anime di tutti e farà tanto bene a tutti”. Nel duplice movimento verticale – verso il Signore – e orizzontale – verso i fratelli -, il Papa ci dona anche un criterio di discernimento per distinguere la vera gioia donata dall’arte e non confonderla con un piacere effimero, sulla scia della distinzione tra vera e falsa bellezza già espressa in più occasioni dal predecessore: Continua a leggere

Padre Rupnik: quando la BELLEZZA giudicherà il bene

di Marko Ivan Rupnik
 
Le pareti degli edifici religiosi sono sempre stati il telo sul quale la Chiesa ha dipinto il suo autoritratto. Tuttavia, oggi non è affatto scontato il rapporto tra l’arte, ormai sganciata dal concetto di bellezza, e la spiritualità, sempre più svincolata dallo Spirito Santo. Se il presbiterio – osserva padre Marko I. Rupnik – «è praticamente l’unica cosa religiosa che ci è rimasta», la possibilità che si delinea è aprirlo agli artisti perché diventi non un generico luogo di espressione, ma lo spazio di un’arte purificata per una Chiesa capace di non escludere nessuno. Padre Rupnik, gesuita sloveno, teologo, mosaicista e docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto Liturgico, nel libro «L’autoritratto della Chiesa» edito da Edb (pp. 48, euro 5,50) che esce in questi giorni in libreria, rilegge quell’autoritratto alla luce della bellezza e dell’arte. Anticipiamo alcuni brani sul mistero pasquale dell’arte.  Continua a leggere

Aleph, il Teatro come servizio alla Bellezza

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di Costanza Signorelli
 
Mi avvicino ad un vecchio capannone silenzioso, il civico sembra essere giusto. Sorpasso, dunque, un portone di ferro semi-aperto e scosto il pesante tendaggio rosso che mi ciondola davanti. Varcato l’ingresso del Teatro dell’Aleph (clicca qui), mi pare di metter piede in un altro mondo. E non tanto perché davanti a me si palesano un piccolo palcoscenico di legno, costumi e altri elementi di scena che fanno lavorare la fantasia, è piuttosto la vita reale che si svolge qui dentro a rievocare altri orizzonti.

Entrare in questa insolita compagnia teatrale, a Bellusco (mezz’ora di auto da Monza) è come immergersi nella sacralità degli antichi templi d’oriente, dove tutta la vita è sacrificata per celebrare l’arte divina. E poi riemergere nella carnalità di una vera famiglia in cui si fecondano, partoriscono ed educano le opere teatrali, proprio come figli. Continua a leggere

L’insostituibile rapporto madre – bambino

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Ora che il dibattito sulle “famiglie” occupa un posto centrale nella politica, nei media, sui giornali, e che molti sono distratti dal clamore mediatico, è indispensabile tornare ad analizzare la realtà delle cose: essa ci racconta in mille modi quel rapporto profondo, insostituibile, iscritto nel corpo e nell’anima, nella natura insomma, che si crea tra un figlio e i suoi genitori biologici: madre e padre. Innumerevoli dettagli di carattere biologico, psicologico e morale ci dicono che il figlio è fatto per stare con la sua mamma e il suo papà, e che i genitori biologici devono (o dovrebbero) rimanere entrambi uniti ai figli. Continua a leggere

Dostoevskij, il mondo salvato dal «sottosuolo»

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di Alessandro D’Avenia
 
Il primo Dostoevskij è come il primo Van Gogh: ci racconta l’uomo in modo romantico, quasi melodrammatico, il mondo dei poveri. Lo guarda con la compassione di colui che è già salvo, infatti lo fa dall’esterno. In Siberia è stato a contatto con i poveri, è stato lui stesso spogliato di tutto. E dopo esser tornato alla vita, scrive le Memorie del sottosuolo, in cui quello che fa è proprio quello che hanno fatto Dante con la Divina Commedia e Agostino con le Confessioni.

Ha scoperto il principio trasformante della vita, a partire da sé, la prima compassione l’ha sperimentata su di sé. Leggendo il Vangelo, ha scoperto che Cristo ha passato trent’anni della sua vita a essere uno qualunque, a lavorare, a fare il falegname. Scopre che ogni storia umana può diventare quella narrazione divina, perché Dio si è fatto carne e ha assunto, come Dio, tutta la condizione umana: pianto, sudore, incomprensione, dolore, fatica, sorriso, gioia, festa.   Continua a leggere

Misericordia è bellezza che salva. Il bene senza il bello non attrae

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Papa Francesco ha annunciato il Giubileo della misericordia. Per preparasi a tale evento ecco un passo del prof. Massimo Borghesi dell’Università di Perugia in cui illustra che “quando il bene non ha il fascino della bellezza, non ha più la forza di essere adempiuto”.
 
La Bellezza è Grazia, la bellezza appare come una Grazia. Questo è un termine importante che non si può dissipare dicendo che tutto è grazia. La Grazia è sempre in rapporto a qualcosa di eccezionale, a qualcosa di gratis che non ti aspettavi, a qualcosa che ti accade nel momento stesso in cui meno te lo aspetti, altrimenti non è grazia. Un regalo non desiderato non è un regalo. La bellezza è Grazia e può solo essere ricevuta, in qualche modo.

Anche l’artista […] l’arte, il creare è sempre un dono, un’ispirazione. Ogni grande artista lo sa; non è che è solo perché lui è bravo o perché è intelligente. L’arte è veramente un dono: uno o ce l’ha o non ce l’ha. Certo, implica una tecnica, fatica, un’applicazione costante, però è dono; quando viene, viene nel momento giusto e inaspettato. Se salti quel momento non è più la stessa cosa, non hai più quell’ispirazione; la devi accettare in quel momento lì, quello è il momento in cui devi operare. Questa bellezza, perché corrisponde al cuore. Attrae la bellezza, perché corrisponde al cuore: questo è fattore che incanta e affascina. Continua a leggere

Cosa ha fatto fiorire il monachesimo in Europa? Nessun piano pastorale, solamente la sete di Dio

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«Quando si scoprono nella storia le migliaia di monasteri che ricoprivano il mondo cristiano come di un “bianco mantello”, non ci si può trattenere dal porsi una domanda: cos’è che ha potuto motivare milioni di giovani, spesso brillanti e pieni di avvenire, a lasciare il mondo per rinchiudersi in una vita da monaci, povera e nascosta? San Benedetto ci dà la risposta nella sua Regola: è la sete. La sete di non essere nulla affinché Dio sia tutto. In effetti, la Regola non domanda che una sola cosa al giovane che vuole essere monaco: se egli “cerca veramente Dio” (RB 58,7). I monaci hanno fatto l’Europa, ma non l’hanno fatta consapevolmente. La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente, un’avventura interiore, il cui unico movente è la sete. La sete d’assoluto. La sete di un altro mondo, di verità e di bellezza, che la liturgia alimenta, al punto da orientare lo sguardo verso le cose eterne; al punto da fare del monaco un uomo teso con tutto il suo essere verso la realtà che non passa. Continua a leggere

Una lezione su fisica, musica, filosofia..di Fabiola Giannotti

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di Francesco Agnoli
 
C’è qualcosa in comune, tra una poesia e un trattato di fisica? Tra la musica di un violino e l’osservare il cielo con un cannocchiale? Tra una statua classica, come il discobolo, con tutti i suoi muscoli armoniosamente tesi, l’armonia di un canto polifonico e le scienza sperimentale? Tra una preghiera al cielo, e la passione per le stelle?

Certamente. Tutti ricordiamo che Pitagora era, anzitutto, un filosofo e un teologo, ma nel contempo un matematico e un amante della musica.
Chi abbia creduto e dichiarato, ignorando la storia della scienza, che vi sia un contrasto tra la scienza sperimentale moderna e la teologia, la filosofia, e l’arte in generale, non è facile poterlo dire. Ma penso che siano stati i filosofi mediocri, gli scienziati mediocri, gli artisti mediocri. Cifra della mediocrità è capire un qualcosa di qualcosa, senza sapere né pensare dove metterlo; è il credere di aver capito, perché si è ridotto il campo di indagine a tal punto da divenire miopi. Continua a leggere

La bellezza c’è. Ma occorre più educazione

Particolare della Venere di Botticelli

di Angelo Busetto
 
«Ci vorrebbe più educazione!». Non appena nel senso delle buone maniere, ma nel senso del recupero del valore della vita e del bello e del buono che la costituisce. Educarci ed educare ad apprezzare quel che vale, quel che è sano e che rilancia il desiderio e la progettualità della persona. Non solo per l’urto di fatti inumani, come il terrorismo e le guerre. Ma anche per un abbassamento del livello stesso dell’essere uomo.

Impressionante il commercio a cui viene sottoposta – anche con leggi statali- la vita umana: la tratta delle persone, ma anche la compravendita dei bambini, gli uteri in affitto e tante pratiche che mirano a “produrre” artificialmente la vita dell’uomo o a spegnerla dall’inizio… Giornali e Tv fanno passare tutto per l’autostrada dell’informazione, appiattendo le coscienze e assuefacendole a tutte le invenzioni. Con i soldi si fa tutto, anche il peggio. Per soldi si mette in vendita se stessi, per una sera o per nove mesi, si compera una donna o un bambino, o li si distrugge. Quale differenza, rispetto alla pratica della schiavitù antica o alla tratta dei negri? Continua a leggere