Blaise Pascal: la natura dell’uomo e l’Uomo-Dio

Blaise Pascal

(dal sito filosofiaescienza.it)
 
Blaise Pascal (1623-1662) è uno dei giganti della filosofia e della scienza di sempre.

Tra il 1631 e il 1639 frequenta il cenacolo scientifico e filosofico diretto da Padre Mersenne, amico e consigliere di Cartesio, di cui fanno parte Fermat, Roberval ed altri. A 17 anni pubblica il suo primo saggio scientifico, l’Essai sur les coniques.

Due anni dopo, per aiutare il padre nel calcolo delle imposte, inventa la prima macchina calcolatrice, la Pascalina, il più antico antenato del computer. Nel campo della fisica si occupa di vuoto, pressione, fluidi… Nel campo matematico pone le basi per lo studio delle probabilità.

Il suo capolavoro filosofico, i Pensieri, sgorga da un concetto fondamentale: la fisica e la matematica, per quanto affascinanti, non sono la sapienza; anzi coincidono con un grado di conoscenza “basso”. Continua a leggere

Il bene vince il male

Papa-Giovanni-Paolo-II

Il credente sa che la presenza del male è sempre accompagnata dalla presenza del bene, della grazia. San Paolo ha scritto: “Ma il dono della grazia non è come la caduta; se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini” (Rm 5,15). Queste parole conservano la loro attualità anche ai nostri giorni. La Redenzione continua. Dove cresce il male, lì cresce anche la speranza del bene. Nei nostri tempi il male si è sviluppato a dismisura, servendosi dell’opera di sistemi perversi che hanno praticato su vasta scala la violenza e la sopraffazione. Non parlo qui del male compiuto da singoli uomini per mire personali o mediante iniziative individuali. Il male del XX secolo non è stato un male in edizione piccola, per così dire “artigianale”. E’ stato un male di proporzioni gigantesche, un male che si è avvalso delle strutture statali per compiere la sua opera nefasta, un male eretto a sistema. Continua a leggere

“Inside Out”, film in formato famiglia

(da La Croce Quotidiano 23.09.15)
 
Pare che i produttori del film “Inside out”, cartone animato della Pixar uscito nelle sale italiane mercoledì scorso, abbiano scopiazzato dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Eh sì, perché gli stravolgimenti psicologici della protagonista, la piccola Riley, causati da una serie di disagi legati al trasloco della famiglia della bambina dal Minnesota a San Francisco, richiamano senza ombra di dubbio l’antropologia cristiana delle passioni (e delle virtù).

Le dinamiche psicologiche sopra accennate si svolgono nella mente della ragazzina (il Quartier Generale), e derivano dall’interazione di cinque emozioni, Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, che, guidate da Gioia, cercano di suggerire a Riley come reagire agli stimoli della realtà che la circonda. Continua a leggere

Tutto concorre la bene

Ore 7 di mattina, giornata piovosa, tutto ti sembra girare storto, mattone in testa, la pizza che ti eri tanto gustato la sera prima ti ha dato il piacere di trascorrere una bella nottata in bianco. Pensieri, sogni agitati, al risveglio ti convinci che la giornata non sarà per niente buona, anche il tempo cerca di fartelo capire con quei nuvoloni grigi. Speranzoso fai la preghiera mattutina, ti alzi ma neanche il tempo di andare in bagno che iniziano i primi problemi, il primo litigio della giornata. Che vuoi che sia, ci sono solamente 15 ore fino al meritato riposo. Più ti convinci che la giornata sia storta e più nella tua mente si affollano pensieri negativi. Lavoro, studio, nulla va come dovrebbe andare. Ma proprio in quella giornata Qualcuno sta pianificando un piano segreto per te, basta avere fiducia, mantenere i nervi saldi, Qualcuno ci sta mettendo alla prova. Infatti, quando meno te lo aspetti, un raggio di sole squarcia le nubi nere. Un incontro inaspettato che può cambiarti la giornata e a volte addirittura la vita. Una frase, una svolta nello studio o nel lavoro, una persona che in quel momento di fragilità ti risolleva, magari addirittura l’incontro con la propria “anima gemella”. Ecco, sì, forse quelle nubi nere non erano poi così nere, chissà, forse son servite a farti capire qualcosa. Continua a leggere

La possibilità di scegliere il Bene

«Credo che alla parola «libertà» spetti la palma tra le nostre parole più usate e abusate. La usiamo praticamente per indicare in blocco tutto ciò che è valido e positivo, mettendo sull’altro piatto della bilancia tutto ciò che è negativo: intolleranza, totalitarismo, violenza. Ma ci preoccupiamo pochissimo di guardare la «libertà» più da vicino, di guardare cioè anche la libertà con occhi critici, di considerare i problemi che suscita. Abbiamo fatto della libertà un mito, forse il vero mito del nostro tempo. In realtà, la nostra vita di uomini contemporanei è molto spesso condizionata da un’infinità di regole e di limiti, di obblighi da adempiere: proprio per questo, forse, la libertà, non essendo poi così reale, possiamo sentirla e sventolarla come un ideale, o come un mito appunto. Continua a leggere

Come distinguere il bene dal male?

topic (2)

di PADRE HENRY VARGAS HOLGUÍN

(dal sito Aleteia)
 
L’intenzione è importante, ma non è tutto
 
Sappiamo che i Dieci Comandamenti della legge morale naturale sono stati confermati dal Vangelo. Il Vangelo e gli altri testi del Nuovo Testamento dimostrano che Cristo insegnava morale.

E nel fare ciò, Cristo teneva conto sempre a mente le due dimensioni delle azioni umane: quella esteriore (gli atti esterni) e quella interiore (la rettitudine della coscienza umana e della volontà).

La morale deve tener conto di queste due dimensioni degli atti umani. Queste due dimensioni sono come un foglio di carta che ha un’altezza e una larghezza; se si spezza in una delle due parti smette di essere ciò che era. Continua a leggere

Ama davvero chi spalanca all’eterno. Come Beatrice

Dante e Beatrice

di Giovanni Fighera
 
Nel canto I del Paradiso Dante si trova ancora nell’Eden, di fronte all’amata Beatrice, la quale sta guardando il Sole, come nessuna creatura è in grado di fare. Neppure un’aquila riesce a sostenere la vista della luce del Sole così a lungo. A questo punto il poeta fiorentino descrive in maniera geniale e sintetica la sua concezione dell’educazione: «E sì come secondo raggio suole/ uscir del primo e risalire in suso,/ pur come pelegrin che tornar vuole,/ così de l’atto suo, per li occhi infuso/ ne l’imagine mia, il mio si fece,/ e fissi li occhi al sole oltre nostr’uso». Ovvero Dante, guardando negli occhi Beatrice, a sua volta inizia a guardare il Sole come per processo osmotico.

L’uomo impara sempre imitando un altro che ha già imparato, guardando un altro che stacamminando nella vita. Lo scrittore si avvale di una doppia immagine per spiegare il processo di imitazione: come un raggio riflesso che esce da un raggio incidente, come un pellegrino che è arrivato alla meta e poi torna indietro. Sono due immagini tratte dalla fisica e dalla storia medioevale. Continua a leggere