Biotestamento. Bassetti: nutrire e idratare, gesti essenziali

Il presidente della Cei a Radio Vaticana: garantire l’obiezione di coscienza ai medici e agli ospedali cattolici. Martedì le Dat in Senato, incognita voto segreto.
 
Garantire al medico l’obiezione di coscienza, evitare che il no all’accanimento terapeutico sconfini nell’eutanasia rinunciando a idratazione e alimentazione, evitare di fare del malato terminale uno “scarto”. Il cardinale Gualtiero Bassetti intervistato da Radio Vaticana commenta le parole del Papa nel messaggio per la Giornata mondiale del malato. Ma, alla vigilia del ritorno in aula al Senato della legge sul fine vita – oggi – per quello che potrebbe essere il secondo e definitivo passaggio, quello del presidente della Cei suona come un estremo invito a riflettere sul rischio di toccare aspetti indisponibili della vita umana.

Le parole di papa Francesco sul fine vita «si collocano nel solco della sollecitudine della Chiesa, sempre caratterizzata dal contribuire a rendere più umana possibile la condizione del vivente che muore o del morente che vive», premette Bassetti. «Non si tratta certo – chiarisce – di rinunciare a quei gesti essenziali come sono il nutrire, l’idratare, il curare l’igiene della persona. Come Cei – aggiunge l’arcivescovo di Perugia – ci sta a cuore anche che venga riconosciuta, oltre alla possibilità di obiezione di coscienza del singolo medico, quella che riguarda le nostre strutture sanitarie». Continua a leggere

Biotestamento in aula. Appello di medici contrari alle Dat: «Legge inaccettabile»

Appello di medici contrari alle Dat: «Legge inaccettabile»

Trenta specialisti criticano regole che «ledono l’autonomia decisionale del medico, che ha competenze professionali e diritto all’obiezione di coscienza»
 
Il ddl sul consenso informato e sulle Dat è ancora inaccettabile nella parte in cui prevede che «il medico sia tenuto al rispetto delle Dat e che possa disattenderle, in tutto o in parte, ma in «accordo con il fiduciario» (art.4, comma 5). Il testo dispone infatti che, nel caso di conflitto tra il fiduciario e il medico, la decisione sia rimessa al giudice tutelare, lasciando presagire l’imposizione al medico di quando deciso in sede giudiziale. Identica soluzione viene indicata «nel caso in cui il rappresentante legale della persona interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno, in assenza delle disposizioni anticipate di trattamento (Dat) di cui all’articolo 4, o il rappresentante legale della persona minore rifiuti le cure proposte e il medico ritenga invece che queste siano appropriate e necessarie» (art.3, comma 5).

Tali previsioni ledono l’autonomia decisionale del medico, che ha specifiche competenze professionali e diritto all’obiezione di coscienza. Tali garanzie vanno fra l’altro a beneficio dello stesso paziente e sono sancite in termini inequivocabili dal Codice deontologico (art.22): «Il medico può rifiutare la propria opera professionale quando vengano richieste prestazioni in contrasto con la propria coscienza o con i propri convincimenti tecnico-scientifici». Continua a leggere

Biotestamento. I dieci nodi da sciogliere del provvedimento

Dall’alleanza terapeutica all’obiezione e alla nutrizione, ecco tutte le riserve tecniche
 
Di una legge sul fine vita si parla da quando, nell’autunno del 2016, iniziò la discussione alla Camera del disegno di legge sulle «Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento», relatrice la deputata del Pd Donata Lenzi, provvedimento approvato il 20 aprile di quest’anno dopo un tormentato iter e tra molte perplessità e riserve, dentro e fuori dall’aula, sempre documentate da Avvenire. Al Senato il testo è poi stato oggetto di numerose audizioni in commissione Sanità, presieduta da Emilia De Biasi (Pd), relatrice del testo. Ma l’impasse politica che ha frenato il percorso verso l’aula, frutto anche delle stesse riserve tecniche ed etiche mai venute meno, ha portato alle dimissioni della relatrice e all’accelerazione di queste ore. In attesa che venga fissata la data d’avvio del dibattito in aula, vale la pena riepilogare le criticità e i nodi tuttora irrisolti su un testo che andrebbe a normare un ambito delicatissimo per il quale sono indispensabili condivisione, saggezza e piena consapevolezza delle possibili conseguenze. Difficile dire quanto tempo è davvero a disposizione di questo Parlamento, ma non un secondo dovrebbe essere negato al lavoro di cura su questo delicatissimo testo di legge. 
 
LA NUTRIZIONE È UNA TERAPIA?
 
1. Il punto sul quale le posizioni sono più distanti è lo statuto di nutrizione e idratazione assistite: la legge le definisce «trattamenti sanitari» (articolo 1, comma 5) ma sul punto esiste una documentata opinione divergente: se tutti sono d’accordo che vanno sospese qualora prolunghino l’agonia di un paziente terminale o non raggiungano più il loro scopo, c’è dissenso sul fatto che siano assimilabili a terapie trattandosi di un modo diverso per alimentare un malato incapace di farlo da solo. Continua a leggere