Solid Ale Beer: una birra speciale, fatta da persone speciali

di Susanna Manzin

(dal blog paneefocolare.com)
 
Ecco come si presentano sul loro sito internet gli artefici di questo progetto:«Prendete tre amici diversissimi tra loro, aggiungete dei  giovani ragazzi con la sindrome di Down con tanta voglia di fare e infine mescolate il tutto con un’immensa passione per la  birra: è così che avrete tra le mani Solid Ale Beer.»

Sì, avete capito bene, parliamo di un laboratorio artigianale dove dei ragazzi con la sindrome di Down producono la birra, o meglio le birre, perché ce n’è per tutti i gusti.

Siamo a Catanzaro. Tutto nasce, come spesso accade, quasi per caso, o meglio per un disegno della Provvidenza. Luciano Ricci, avvocato, riceve in regalo il kit per produrre la birra a casa e si appassiona a questa attività, diventa un vero esperto birraio. Una sera partecipa ad una cena organizzata dall’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) e gli si accende una lampadina: perché non coinvolgere questi ragazzi nella produzione della  birra? E così insieme ad un paio di amici, Luciano Raso e Massimo Pisanelli, avvia le pratiche necessarie e mette in piedi la produzione. I tre amici fanno tutto con un investimento personale, senza aiuti statali (eh, se dovessimo aspettare lo Stato …).

Ecco la Solid Ale Beer, nome che nasce da un simpatico gioco di parole: utilizzando il termine “Ale”, che identifica le birre ad alta fermentazione, sintetizza bene lo spirito di questa attività artigianale. Nel boccale si versa una birra “solidale”, con un sapore ricco non solo per il palato ma anche per il cuore, perché permette di coinvolgere in un vero e proprio lavoro questi ragazzi, che dimostrano di avere abilità, costanza, voglia di fare, impegno. Non è volontariato: è un’attività economica vera e propria e i ragazzi percepiscono il loro stipendio. Il prodotto è di qualità e se lo volete assaggiare guardate il sito internet dove si può anche acquistare on line:  www.solidalebeer.it.

C’è la Sweet Life, birra corposa di colore ambrato; la Liberty, dal colore dorato scuro, aromatizzata con luppoli americani, con importante grado di amaro; e la Amarisia, intensamente luppolata, per chi ama un gusto forte. E molto altro, anche in confezioni regalo. Continua a leggere

Birra: un’eccellenza monastica

di Susanna Manzin

dal blog Pane & Focolare
 
La storia della birra è antica quanto l’uomo, le testimonianze archeologiche ci raccontano di produzioni di birra nell’antica Mesopotamia e in Egitto. Eppure quando noi mediterranei pensiamo alla birra, il pensiero corre all’Oktoberfest di Monaco di Baviera, ai popoli del Nord Europa, alle taverne dove si mangiano crauti e salsicce, ai pub irlandesi dove si canta e si gioca a freccette, ai fumetti di Asterix. Infatti il vino è la bevanda della festa per i popoli mediterranei, mentre la birra lo è per i popoli nordici, è tipica della loro tradizione, cultura ed economia. Vino vs birra, così come la civiltà dell’olio è contrapposta a quella del burro. Ma perché? Certamente per motivi climatici: la vigna e l’olivo non danno una produzione soddisfacente oltre certe latitudini. Continua a leggere

Norcia, San Benedetto e… la Birra Nursia

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Nel paese ove nacque il Patrono d’Europa, i benedettini scandiscono le loro giornate con l'”ora et labora” e con la produzione di una pregiata birra artigianale

Se non fosse stato per un frate americano, oggi a Norcia, il paese che ha dato i natali a San Benedetto, per paradosso i benedettini non sarebbero presenti. Furono costretti ad abbandonare l’abbazia nel 1810 a causa delle leggi napoleoniche, lasciando un vuoto di quasi due secoli. Correva infatti il 2000 quando il primo manipolo di frati rasati e barbuti, con la tonaca dal colore scuro, riprese possesso del monastero costruito sopra quella che fu la casa di San Benedetto e di sua sorella Santa Scolastica.

Il frate cui va attribuito il merito si chiama dom Cassiano Folsom, classe 1955, originario del Massachussetts, fattosi benedettino nell’abbazia di San Meinrad, nell’Indiana, e trasferitosi a Roma nel 1997 per ricoprire la carica di vice-rettore del Pontificio ateneo Sant’Anselmo. Continua a leggere