Bruno Serato, lo chef italiano che fa da mangiare per i poveri degli Usa

Ha cominciato nel 2005 cucinando un piatto di pasta a 30 ragazzi indigenti. Oggi, con il suo ristorante a Los Angeles, ne regala migliaia al giorno
 
(Corriere della Sera, 28.01.19)
 
Un italiano comanda alla Casa Bianca. Non è il presidente degli Stati Uniti ma il suo ruolo è ugualmente se non più importante per le migliaia di bambini poveri a cui ogni giorno regala un piatto di pasta ben condita. Si chiama Bruno Serato, ha 62 anni e la sua White House (chiamata così perché assomiglia alla residenza dei presidenti Usa) è un ristorante storico ad Anaheim, la città californiana vicina a Los Angeles dove ha sede il primo parco Disneyland. Dal 2005 a oggi lo chef Serato ha distribuito 3 milioni di pasti caldi a bimbi che altrimenti avrebbero saltato la cena. Non l’ha fermato la crisi economica del 2008 e nemmeno l’incendio che ha distrutto il suo ristorante nel febbraio 2017, costringendolo a restare chiuso per un anno e mezzo. «Quando ti colpisce una tragedia – dice Serato a Buone Notizie – devi fare la cosa che ti piace più di tutto. Per me significa cucinare la pasta per i bambini. Sono stati loro a darmi la forza di superare un inferno non solo di fiamme ma anche psicologico. E ricominciare».

Tutto era iniziato un pomeriggio di 14 anni fa, quando lo chef era andato con sua mamma Caterina a fare il volontario in un centro del Boys and Girls Club, un’organizzazione che assiste minori in difficoltà. «Erano circa le 4 del pomeriggio – racconta Serato – e vediamo un piccolo che sgranocchia delle patatine. Il direttore del centro mi spiega che quella sarà la sua cena, perché vive con i genitori in una stanza di motel, dove non c’è la cucina. Mia mamma Caterina mi ha detto subito: perché non gli prepari tu una pastasciutta? Ma nel centro c’erano altri 20-30 bambini nelle stesse condizioni. Così ho portato spaghetti per tutti. E non ho più smesso!». La crisi economica scoppiata nel 2008 ha aumentato il numero dei bimbi bisognosi: dalla trentina iniziale a 300 e oltre al giorno, distribuiti in vari centri. «Vengono tanti turisti a divertirsi qui a Disneyland, ma chi lavora per loro – spiega lo chef – spesso guadagna una paga minima con cui fa fatica a mantenere una famiglia. Molti vivono nei motel perché non riescono a risparmiare abbastanza per versare la caparra dell’affitto di un appartamento. Quindi non hanno la cucina e i figli spesso saltano la cena». Continua a leggere