Dalic, il Ct croato che stringe il rosario in campo

Zlatko Dalic fu ministrante nella chiesa vicino a casa quando mostrare la fede cattolica era motivo di persecuzione. Da grande fece la guerra ed è convinto che la croce vada portata «con fortezza» e che «Dio è presente quotidianamente nella mia vita». Così il Ct tiene la mano destra in tasca per stringere il rosario benedetto a Medjugorje e con la sinistra dà indicazioni ai giocatori.
 
Nella vita non sempre i mali vengono per nuocere. Per la nazionale croata di calcio, che mercoledì sera a Mosca contenderà all’Inghilterra il passaggio alla finale del Campionato del Mondo in corso in Russia, questo ”male“ si materializzava lo scorso 6 ottobre al 91° minuto della partita contro la Finlandia, penultima nella classifica del girone, quando il finlandese Soiri pareggiava il gol del vantaggio di Mandzukic. In questo modo la Croazia perdeva il primo posto del girone, quello che qualificava direttamente ai mondiali, a vantaggio dell’Islanda, e veniva raggiunta in classifica al secondo posto dall’Ucraina, con il rischio assai concreto di perdere anche il secondo posto necessario a disputare il turno di play-off che concedeva un ulteriore posto per i mondiali.

Con una squadra in evidente crisi tecnica e di gioco, scossa dalle perduranti e violentissime polemiche dello Hajduk di Spalato e della sua tifoseria contro la Federazione Calcio croata, accusata di favorire la Dinamo di Zagabria e di essere succube del padre-padrone di quest’ultima, Zdravko Mamic, al presidente della Federazione Croata di calcio, Davor Šuker, non rimaneva che il classico metodo per scuotere la squadra, vale a dire licenziare l’allenatore, Ante Čačic, e sperare che in Ucraina, di lì a tre giorni, la squadra strappasse almeno il pareggio necessario per giungere ai play-off. Continua a leggere

Antonio Conte: «prego la Vergine ogni sera, e i santi. Mi guida la fede»

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In attesa di Italia-Germania (Euro 2016‬) di sabato… 
 
Da giovane faceva il chierichetto, serviva la Messa e seguiva attentamente quel che gli diceva il suo parroco. Dei sacerdoti apprezza soprattutto la capacità di saper rendere concreto il Vangelo, calandolo nella vita quotidiana senza per questo dover trasformare la fede in un servizio saociale.

L’episodio del Vangelo che preferisce è la parabola del figliol prodigo, chissà se è perché un po’ ci si riconosce… Un cardinale, un vescovo, un monaco, un teologo? No, è l’allenatore della nazionale di calcio italiana, Antonio Conte, l’uomo che con la Juventus ha vinto tutto e che adesso si propone di fare entrare gli Azzurri nel novero deirecordpartendo dal presupposto (lo ha detto appena nominato) che per giocare a calcio serve anzitutto e soprattutto essere uomini. Continua a leggere

E Dio creò il calcio

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(un sogno di don Bosco assolutamente inedito)
 
L’angelo era titubante, tossicchiò con discrezione per avvertire il Principale della sua presenza. Dio naturalmente stava creando.

“C’è qui don Bosco che vorrebbe avere un colloquio”
“Uh, il caro Giovanni, fallo entrare, fallo entrare” disse il Signore.
Don Bosco entrò con la berretta in mano.
“Buongiorno, Signore”
“Vieni, Giovanni, vedo che non hai cambiatola veste talare e che hai un bello strappo lì al fondo”.
“Giocando a Barra Rotta, una ragazzino mi ha pestato la veste, proprio mentre stavo correndo all’inseguimento di un’altro, che era velocissimo. Ma l’avrei preso, eh!”
“Non ne dubito, Giovanni. Ti ho fatto piuttosto in gamba… Sono contento di vedere che ti piaccia ancora giocare”.
“Proprio per questo sono qui, Signore. Tu sai quanto sia importante per me che i ragazzi abbiano lo spazio per scatenarsi nel gioco e nell’allegria.” Continua a leggere

Il capitano degli Usa Dempsey: «Sono cattolico, voglio vivere piacendo a Dio»

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Il gol segnato nella partita tra Usa e Ghana da Clint Dempsey dopo soli 28 secondi è stato il più rapido di questa edizione dei Mondiali, il quinto di sempre. Con il Portogallo il centravanti e capitano della formazione a stelle e strisce (31 anni) è stato uno dei migliori.

Un leader in campo, Dempsey. Un uomo schietto fuori, che non ha remore nel parlare della propria fede.
Così ha detto in un’intervista rilasciata poco prima di partire per il Brasile:

«Sono cresciuto in una famiglia cattolica (a Nacogdoches,in Texas ndr) e andavo a Messa con mia nonna ogni domenica. Grazie a lei ho imparato che la fede era importante… Continua a leggere

Il gioco di Dio, il calcio secondo Papa Ratzinger

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di Antonio Socci

(da Libero, 15.06.14)

La febbre planetaria dei Mondiali di calcio è un fenomeno che nessuno sa spiegare.
Il banale conformista celebrerà l’evento come la solita festa della fraternità, con la retorica dell’agonismo leale, del dialogo fra i popoli, contro il razzismo e la guerra (tutti gli slogan grigi del politically correct). Il moralista col birignao – che è l’altra faccia del banale conformista e a volte pure la stessa persona – lamenterà la superficialità di un mondo che – con tutti i problemi che ha – impazzisce per il calcio, poi dirà che il calcio è l’oppio dei popoli e s’indignerà per tutti i miliardi spesi mentre la gente (pure in Brasile) muore di fame.

Tutto vero, ma anche tutto ovvio, noioso e superficiale.

Però, grazie al Cielo, nel mondo accade a volte il miracolo, accade che ci sia qualche vero poeta o perfino un profeta, un genio di quelli che vedono la profondità delle cose e colgono l’oceano nella goccia d’acqua e l’eterno nell’istante. Continua a leggere

Javier Zanetti: confessioni di un calciatore cristiano

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Il capitano dell’Inter parla della sua lunga carriera professionistica all’insegna della fede in Dio

Anche oggi, quando farà il suo ingresso sul campo dello Stadio “Ennio Tardini” di Parma, Javier Zanetti non mancherà di adempiere quel gesto che lo accompagna da lunghi anni. Non un rito scaramantico, ma l’esibizione discreta di un’appartenenza profonda. “Durante tutta la mia carriera, prima di entrare in campo faccio sempre il segno della croce, è una maniera per chiedere la protezione del Signore prima di ogni partita e per testimoniare la mia fede, per me ha molto significato”, spiega lo stesso Zanetti in un’intervista a Sky.

Lo storico capitano argentino dell’Inter, del resto, non ha mai nascosto il suo rapporto profondo con la religione, un legame snodatosi durante i vari incontri in Vaticano con i Pontefici. “Sono molto fortunato – ammette Zanetti -, perché quando arrivai in Italia nel 1995 ho avuto subito la possibilità di incontrare papa Giovanni Paolo II; siamo andati a Roma, mi ricordo che ci siamo svegliati molto presto perché ha celebrato una Messa solo per noi alle 7 del mattino, per me e per gli altri connazionali, Batistuta, Balbo, Chamot, Fonseca (che in realtà è uruguaiano, ndr)”. Continua a leggere

Le confessioni di Wesley Sneijder: «dal cattolicesimo la mia forza, prego il rosario»

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Wesley Sneijder, l’ex giocatore dell’Inter, oggi in forza al Galatasaray, aveva già accennato in diverse occasioni alla sua fede cattolica, incontrata grazie alla sua attuale moglie Yolanthe e all’amicizia con Javier Zanetti. Ne ha parlato più apertamente recentemente con il quotidiano olandese De Volkskrant: «Ad Appiano Gentile c’era una cappella a un sacerdote, lì sono stato battezzato e ho ricevuto il sacramento della Cresima»; nel 2010, in partenza per i mondiali in Sudafrica, «Yolanthe mi regalò un rosario benedetto da un sacerdote di Milano e tutti i giorni lo recitavamo insieme al telefono»; «La fede e il cattolicesimo mi hanno dato forza… anche se non prego mai sul campo, lo faccio prima di ogni partita e cerco il tempo di farlo, con discrezione, in hotel o nello spogliatoio». Continua a leggere

Francesco e il calcio come metafora della vita

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Il 13 agosto il Papa ha ricevuto in udienza le squadre nazionali di calcio di Italia e Argentina, impegnate in un incontro amichevole a Roma. «Sarà un po’ difficile per me fare il tifo – ha detto sorridendo il Papa -, ma per fortuna è un’amichevole… e che sia veramente così, mi raccomando!».

L’occasione naturalmente si presta all’aneddoto e alla curiosità. Per la seconda volta da quando è Papa – la prima volta era avvenuto in un messaggio del 20 marzo al San Lorenzo de Almagro, la squadra di cui è tifoso e socio, con una quota sociale pagata regolarmente ancora qualche giorno fa, ben dopo la sua elezione a Pontefice -, Francesco ha citato «il gol di Pontoni» come il suo più bel ricordo calcistico. Quando era arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Bergoglio aveva già menzionato più volte il calciatore René Pontoni (1920-1983) e il suo famoso gol a titolo di esempio di come anche il calcio, bene inteso, possa esprimere la bellezza ed essere a suo modo una di quelle arti minori, che – come la gastronomia o le canzoni – fanno ricca la vita. Continua a leggere