La cannabis aumenta il rischio di psicosi

Epa

Uno studio internazionale dimostra quanto grande sia l’influsso della marijuhana sui disturbi del comportamento, allucinazioni, linguaggio incoerente e incomprensione delle normali circostanze della vita.

di Arnaldo Benini

(Il Sole 24 ore, 21.03.19)

Uno studio cui hanno partecipato 10 istituti europei (fra i quali i centri di psichiatria e di neurologia delle Università di Palermo e di Bologna) e il diparti-mento di medicina preventiva dell’Università di San Paulo in Brasile, guidato da Marta Di Forti dell’Istituto neurologico del King’s College di Londra, appena uscito su Lancet Psychiatry, dimostra quanto grande sia l’înflusso di cannabis, cioè di regola della marijuhana, sulla frequenza delle psicosi. Per psicosi s’in-tendono disturbi di comportamento, allucinazioni, lin-guaggio incoerente e incomprensione delle normali cir-costanze della vita.
Fra il maggio 2010 e l’aprile 2015 i ricercatori hanno controllato 901 persone dopo il primo ricovero per attacco di psicosi in età fra i 18 e 64 anni a 1237 persone che non avevano mai usato cannabis. Il consumo giornaliero di cannabis comporta un rischio di psicosi tre volte superiore a chi non la usa. Se la marijuana contiene l’agente psicoattivo THC sopra il 10% (è quasi la regola), cioè, dicono gli studiosi, è “molto potente”, il rischio di psicosi è di cinque volte superiore agli astinenti. Nell’hascisch il THC arriva al 19-20%. Continua a leggere

Pochi spinelli possono alterare il cervello negli adolescenti

Osservati gli effetti della cannabis nel cervello degli adolescenti (fonti: neuroni: Pixabay; foglia di cannalis: Oren neu dag, Wikipedia) © Ansa

Effetti sulle regioni legate a memoria e ansia
 
(ANSA, 15.01.19)
 
Sono sufficienti pochi spinelli per alterare la struttura del cervello negli adolescenti: un anomalo incremento del volume della corteccia cerebrale in corrispondenza di aree legate alle emozioni e alla memoria è stato osservato per la prima volta in quattordicenni che avevano fatto un uso sporadico della cannabis. Il risultato, che apre nuovi interrogativi in merito alla legalizzazione della sostanza a scopo ricreativo, è frutto di uno dei pochi studi condotti finora sui giovani consumatori occasionali, pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience dai ricercatori dell’Università del Vermont, negli Stati Uniti.

“A quanto pare basta consumare solo uno o due spinelli per modificare i volumi della materia grigia in questi giovani adolescenti”, sintetizza lo psichiatra Hugh Garavan. Una scoperta che manderebbe in fumo la convinzione comune che qualche canna in gioventù non possa avere conseguenze. I ricercatori hanno demolito questo falso mito analizzando i dati relativi allo sviluppo cerebrale e alla salute mentale di adolescenti arruolati tra Gran Bretagna, Irlanda, Francia e Germania nell’ambito del progetto europeo ‘Imagen’.

Sono evidenziate le regioni del cervello di ragazzi di 14 anni aumentate di volume in seguito al consumo di cannabis (fonte: Orr et al., JNeurosci, 2019)

Lo studio ha incluso 46 quattordicenni che avevano fatto uso di cannabis appena una o due volte. Nel loro cervello sono stati riscontrati anomali aumenti di volume di alcune aree di materia grigia sensibili ai cannabinoidi: le alterazioni più significative sono state osservate nell’amigdala (legata alla paura e altri processi emotivi) e nell’ippocampo (legato alla memoria e alle abilità spaziali). Resta ancora da capire quale sia il significato di queste alterazioni strutturali. Solitamente nell’adolescenza il cervello va incontro a una ‘potatura’ delle connessioni nervose che riduce i volumi: è dunque possibile che la cannabis vada a inibire questo processo. Continua a leggere

Marijuana? Più dannosa di alcol e tabacco, ecco perché

Uno studio recente, apparso sul Journal of Alzheimer’s Disease, oltre ad aver confermato la dannosità della cannabis, ha mostrato anche la sua maggior pericolosità rispetto all’abuso di alcol. L’uso di tale droga, infatti, è associato a 2,8 anni di invecchiamento cerebrale prematuro, rispetto agli 0,6 anni di chi abusa nel consumo di alcol. Cogliamo l’occasione per riprendere un approfondimento di Enzo Pennetta sul tema.

di Enzo Pennetta
da Critica Scientifica, 26/06/18

Uno degli argomenti usati dal versante antiproibizionista e ripreso nella trasmissione RAI da Roberto Saviano è il confronto tra la cannabis ed altre sostanze (legalizzate) come alcol e tabacco. Ma si tratta di un paragone fuorviante in quanto hanno caratteristiche diverse.

Quello che caratterizza l’effetto della cannabis è l’azione sul sistema nervoso ed è su questo punto che il divieto si basa e, su questo, va verificata la presunta analogia con tabacco e alcol. Il principio attivo del tabacco è la nicotina che agisce sui recettori per l’acetilcolina (Ach) -dove ne imita l’azione del neurotrasmettitore- che sono appunto stati chiamati nicotinici. Questa sostanza, come del resto è esperienza diffusa, non provocaalterazioni negative delle capacità cognitive o di altri aspetti psicologici che sono circoscritti ai sintomi da astinenza, né tanto meno si registrano effetti di questo tipo a medio lungo termine. Negli alcolici la sostanza attiva è l’etanolo che, a bassi dosaggi, ha effetti benefici e manifesta quelli nocivi solamente con un uso eccessivo, come riportato in questo studio.

Nel caso della Cannabis, la situazione è la seguente: il principio attivo responsabile del maggiore effetto ai fini terapeutici riguardo a patologie infiammatorie, immunitarie, psichiatriche è il cannabidiolo (CBD), mentre la sostanza di interesse tossicologico è principalmente il tetraidrocannabinolo (THC). Nelle piante coltivate a scopo “ricreazionale” negli anni ’90, il contenuto medio di sostanza attiva (THC) era tra il 3 e il 4,5%; nel 2008, questo valore era salito all’8%, mentre nell’ultimo decennio sono state prodotte diverse varietà di cannabis con un contenuto di THC superiore al 20%, in alcuni casi fino al 30%. Continua a leggere

Cannabis legale, il (finto) miracolo del Colorado

cannabis

di Giuliano Guzzo

(giulianoguzzo.com)
 
Per tentare di motivare i benefici che apporterebbe la legalizzazione delle cosiddette “droghe leggere” con sempre maggior frequenza si cita a modello il caso dello Stato del Colorado, negli Stati Uniti, dove, dall’1° gennaio 2014, com’è noto, hanno aperto i primi negozi autorizzati a vendere la marijuana a chiunque abbia raggiunto i ventuno anni di età. In Colorado la legalizzazione della cannabis – si dice – si è dimostrata conveniente per le casse dello Stato, ed ha diminuito i crimini senza far aumentare le spese sanitarie. Affermazioni simili convincerebbero oggettivamente chiunque se però non fossero, come vedremo subito, estremamente incaute quando non perfino false e funzionali solo a semplificazioni propagandistiche. Continua a leggere