Aborto, la vera scelta

il blog di Costanza Miriano

Abbiamo ricevuto da una volontaria per la vita

Laura Boldrini ha definito “mostruosa” la riproduzione in gomma di un feto di poche settimane. Poi ha parlato con vivo sdegno della mancaza di rispetto che, mostrando quell’immagine, gli antiabortisi militanti avrebbero avuto verso “le donne costrette ad interrompere la gravidanza”.

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Il bene possibile. Le generosità personali e i bimbi nati per l’impegno dei Cav

di Francesco Ognibene

(Avvenire, 13 novembre 2018)
 
Confessiamolo: a volte, sotto sotto, pensiamo che come noi ce n’è pochi. Poi però basta che all’orizzonte si profili l’occasione scomoda per fare del bene vero, che di solito è tale perché difficile, poco appariscente o sinora mai neppure ipotizzato, ed ecco che di colpo non ci sentiamo più all’altezza, o pensiamo che ‘non fa per me’: chi, proprio io? Non scherziamo, ci pensino altri. Che poi sia semplice realismo, vanità frustrata o umanissima paura di non farcela è sempre difficile dirlo con precisione, tale è il mistero della nostra coscienza, che spesso ci appare come una matrioska con sorprese senza fine.

Curioso, l’animo umano: aspira al meglio, ci spinge a lasciare il segno, fa pulsare forte il cuore per il desiderio di trasmettere il buono che abbiamo visto anche solo da lontano, e poi sul più bello ci lascia a piedi, per metà convinti che quel passo capace forse di imprimere una svolta alla nostra vita in realtà non sia quello che cercavamo, per metà delusi dallo scarso coraggio (o l’insufficiente fede) per affrontarlo. Non c’è da preoccuparsi, lo sappiamo: succede a tutti, non si deve essere troppo timorosi e tanto meno vili. Ma neppure scoraggiarsi per non aver osato: ci sarà occasione per un riscatto.

Basta, poi, non lasciarsela scappare. Piuttosto, ci dobbiamo augurare che ogni tanto capiti di imbattersi in gente che davanti alla scelta tra il salto in alto e il quieto vivere (tra ‘scendere dal divano’ e ‘ balconear’, per dirla con il Papa) ha saputo scegliere la cosa giusta e ci mostri con semplicità che, a conti fatti, non è poi così difficile. Come risultato della disponibilità offerta vincendo le consuete esitazioni, e per il poco che ci pare aver seminato, il frutto può essere persino prodigioso. Continua a leggere

Cav Mangiagalli, da 34 anni in ascolto delle donne

Le vicende di tante mamme, il percorso di accompagnamento, le forme di aiuto e le trasformazioni in atto in questo servizio raccontate in un volume della fondatrice Paola Marozzi Bonzi, che sarà presentato il 6 novembre in Cattolica in un incontro a cui interviene l’Arcivescovo
 
di Stefania CECCHETTI
 
In una società piena di persone smaniose di parlare, ma dove quasi nessuno ha più voglia o è capace di ascoltare, la presenza del Centro Aiuto alla Vita (Cav) Mangiagalli è una piccola grande eccezione: «Da 34 anni accogliamo le donne che hanno un grande bisogno di essere ascoltate perché hanno problemi ad accettare il bambino che hanno in grembo. Per noi l’ascolto è la base: cerchiamo di capire qual è il punto critico e lavoriamo su questo. Le donne che vengono aiutate facilmente rinunciano ad abortire». A parlare è Paola Marozzi Bonzi, voce storica del Cav, che fondò nell’autunno del 1984 e di cui racconta le vicende nel un volume Per un bambino, appena uscito per Europa Edizioni (246 pagine, 14.90 euro). Il libro, insieme a Suoni e silenzi (Europa Edizioni, 98 pagine, 12.90 euro), memorie di un viaggio della stessa Bonzi in Terra Santa, sarà presentato martedì 6 novembre alle 17.30 in Università Cattolica (largo Gemelli 1, Milano). Oltre all’autrice, interverranno l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, il giornalista Giuliano Ferrara e la neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta Mariolina Migliarese.

Per un bambino non narra solo la storia e la metodologia del Cav, ma anche tante storie di donne che da lì sono passate: «Donne che il loro bambino non lo volevano, perché non cercato, oppure a causa di povertà e difficoltà materiali – racconta Bonzi -. Donne che abbiamo sempre cercato di affiancare con un percorso di tipo psico-pedagogico. Il primo colloquio si svolge nella sede Cav all’interno della Clinica Mangiagalli (via Commenda 12); poi, se decidono di continuare la gravidanza, il resto del percorso, fino all’anno del bambino, si sviluppa con incontri mensili nel nostro Consultorio di via Commenda 37, che, come struttura accreditata, offre servizi comuni a tutti i consultori: preparazione alla nascita, incontri con l’ostetrica, corsi di massaggio del neonato e via dicendo». Tutte attività gestite da professionisti: «Credo di essere io l’unica volontaria rimasta», dice ridendo Paola Bonzi, a sottolineare come il profilo del Cav sia cresciuto in questi anni.

Ma il Cav non è solo questo. Tanta parte del lavoro sta nell’offrire anche aiuti materiali alle neo-mamme, spiega ancora Bonzi: «Se riscontriamo condizioni di povertà, ed è quasi sempre così, eroghiamo un sussidio mensile fino all’anno del bambino, forniamo il cosiddetto “corredo”, cioè i vestiti e le attrezzature necessarie a crescerlo e distribuiamo una borsa della spesa con alimenti di prima necessità a lunga scadenza». Continua a leggere

Mamma a 12 anni: “Il mio bambino è stato il colpo in testa mandato dal Cielo per salvarmi”

In occasione della 40esima Giornata Nazionale per la Vita, Aurora Leoni ha dato la sua testimonianza durante la Festa diocesana per la Vita organizzata dall’arcidiocesi di Udine.  Avvenire racconta la storia di questa mamma, oggi 19enne, che sente l’urgenza di dire alle donne di non farsi ingannare, di non credere che l’aborto sia la soluzione, perché abortire vuol dire uccidere il proprio figlio.
 
(Avvenire, 2.02.18)

«Far nascere questo figlio sarebbe la tua rovina, la tua vita finirebbe qua». Stefano era alto 7 centimetri e già era un pericolo pubblico, insomma, da annientare prima che combinasse danni irreversibili. Ma sveglio com’era (era l’agosto del 2011 quando lo scoprirono rannicchiato nel piccolo utero di sua madre) sfoderò il primo dei suoi assi nella manica: «Per settimane non ci accorgemmo che ero incinta, perché al primo mese ebbi ugualmente il ciclo», spiega Aurora Leoni, «così io e nonna Valentina lo scoprimmo con un mese di ritardo. Vivevo con lei da sempre, perché mia mamma se n’era andata quando avevo un anno e mio padre non l’ho mai conosciuto, per questo ero sotto i servizi sociali di Forlì e ovviamente ci rivolgemmo a loro: avevo 12 anni, ero una bambina e aspettavo un figlio. Tutto il mondo degli adulti si mosse per ‘aiutarmi’, ma aiutarmi ad abortire, invece quel fagiolino era già mio e io non avevo mai provato la felicità che sentivo da quando lo avevo dentro».

Matura come una madre e acerba come l’adolescente che è, Aurora (oggi 19 anni) oscilla tra le sue due anime e prova ad armonizzarle, certa soltanto di una cosa: «Allora ero ribelle e trasgressiva, un colpo di testa dopo l’altro… ma il mio bambino è stato il colpo in testa mandato dal Cielo per salvarmi. Senza di lui oggi sarei sicuramente alla rovina». L’esatto opposto di quanto le diceva l’assistente sociale, cioè, che provava a farla ragionare: «Se lo tieni cosa dirà la gente? Anche i giornali ne parleranno». Continua a leggere

Una festa quarantʼanni (e 200mila bambini) dopo

Quarant’anni fa, l’aborto. Oggi, i sempre nuovi attacchi alla vita umana. Carlo Casini, fondatore del Movimento per la vita, della prima Giornata nazionale dedicata alla vita fu tra gli organizzatori. E quel periodo che precedette l’approvazione della legge sull’aborto lo ricorda bene: «Quando la legge stava per essere approvata – racconta – decidemmo con la Cei di far sapere che la gente non si rassegna e non si rassegnerà mai all’aborto. Venne fuori una Giornata per la vita da celebrare ogni anno. È una data importantissima perché ricorda quello che viene rimosso: l’essere umano esiste fin dal concepimento». Da allora tante battaglie, tanta esperienza sul campo.
«In certi casi questa ricorrenza ha salvato la vita umana. Ha fatto cambiare idea a molte donne che volevano abortire, perché anche la parola salva, non solo la solidarietà e l’aiuto. È poi una Giornata di incoraggiamento per tutte le donne in difficoltà e per coloro che lavorano per dare un aiuto a far superare le difficoltà», come i volontari dei Cav che dal 1978 hanno salvato almeno 200mila bambini. «Ero amico di Madre Teresa – continua Casini – , lei diceva che ‘se accettiamo che una madre possa sopprimere un bambino con i soldi dello Stato poi cosa ci resta?’. L’auspicio è che oggi si difenda la vita in modo specifico, che sia la prima pietra di un nuovo umanesimo». Continua a leggere

Noi siamo accanto a Flavia. Da Milano risposta all’appello per una giovanissima mamma

Da Milano risposta all'appello per una giovanissima mamma

Caro direttore, abbiamo letto su ‘Avvenire’ di lunedì 23 ottobre il toccante e puntuale articolo di don Maurizio Patriciello sulla storia di Flavia
 
di Paola Bonzi
 
Caro direttore,
abbiamo letto su ‘Avvenire’ di lunedì 23 ottobre il toccante e puntuale articolo di don Maurizio Patriciello sulla storia di Flavia. Siamo le donne e gli uomini che animano il Centro di aiuto alla vita Mangiagalli di Milano e, senza falsi pudori, le diciamo che quell’articolo avremmo potuto scriverlo noi, esattamente con le stesse parole, gli stessi sentimenti, le stesse emozioni e qualche volta la stessa civilissima rabbia. È proprio così: la legge 194 non viene attuata nella parte positiva; viene presa per la «legge dell’aborto», ma è anche quella stessa legge che vuole proteggere la maternità difficile.

E quest’ultima parte positiva è assolutamente disattesa. Il nostro modo di accogliere le donne in difficoltà è davvero quello di ascoltarle attivamente, di stare in silenzio davanti ai loro drammi, di non esprimere nessun tipo di giudizio negativo, ma semplicemente offrire noi stessi, «servi inutili» perché la vita che è in ognuna di loro possa essere accettata e, quindi, fiorire. Ha ragione Flavia di voler stringere tra le braccia il suo bambino. Si tratta della libertà di far nascere, cosa che troppe volte non viene presa in nessuna considerazione. Libertà di abortire invece sì, e la si proclama la «libertà della donna»: questo è il pensiero corrente; ma la libertà di diventare madre sembra non interessare a nessuno tra quelli che hanno potere. Noi siamo con Flavia. Per lei e per il suo bambino. Continua a leggere

Roma. Le 8.301 nuove culle dei Centri aiuto alla vita

Le 8.301 nuove culle dei Centri aiuto alla vita

Tanti sono i bambini nati nel 2016 grazie al sostegno solidale dei volontari nei 349 Cav di tutta Italia al fianco di madri che stavano considerando la scelta drammatica dell’aborto.

Se su 1.265 donne incerte o intenzionate ad abortire, ben 955 (ossia il 75%) hanno poi dato alla luce il bambino grazie a un supporto psicologico, morale, ma anche a un aiuto economico, allora la strada per combattere l’aborto, e in qualche modo anche la denatalità del nostro Paese, non è poi così difficile. I dati presentati alla Camera dei Deputati alla conferenza stampa sull’attività svolta nel 2016 dai 349 Centri di aiuto alla Vita sparsi su tutto il territorio nazionale lo dimostrano con chiarezza: la prima causa d’aborto è la crisi economica (49%), il dato sale al 75% se si sommano le difficoltà per mancanza di lavoro o di alloggio. Eppure, se le donne vengono ascoltate, aiutate e supportate, il trend si inverte: grazie ai Cav, nel 2016 sono nati 8.301 bambini, 13mila sono state le donne gestanti assistite durante il periodo della gravidanza, e oltre 17mila le mamme aiutate con varie tipologie di servizi. Le donne in difficoltà hanno per lo più tra i 25 e 34 anni (55%), sono prevalentemente casalinghe (40%) o senza lavoro (35%). Continua a leggere