Il cervello degli adolescenti è un campo di battaglia, non lasciamoli soli

Recenti studi hanno messo in luce l’importanza del neurotrasmettitore dopamina nei comportamenti tipici dei giovanissimi, a muoverli è la ricerca impulsiva di una ricompensa immediata.

di Piero Bianucci

(Aleteia, 30.08.18)

Daniel J. Siegel insegna psichiatria clinica all’Università della California a Los Angeles, dove dirige il Mindsight Institute. È diventato famoso a livello internazionale per le sue ricerche sullo sviluppo del cervello negli adolescenti. Che il cervello non sia soltanto un insieme di neuroni (90 miliardi!) determinato alla nascita o tutt’al più nei primi anni di vita, è una scoperta relativamente recente.

Quanti neuroni!

Ogni anno si pubblicano migliaia di articoli sulla “plasticità cerebrale”,cioè sulla modificabilità del cervello, e ormai è diffusa la convinzione che, sia pure in misura ridotta, la plasticità si mantenga fino all’età più avanzata, un po’ per la presenza di cellule staminali che, sia pure in modo molto parziale, vanno a sostituire neuroni danneggiati, ma soprattutto perché la dotazione di neuroni che ci è data alla nascita modifica continuamente la propria rete in funzione delle esperienze e dei rapporti sociali.

Contano i neuroni, certo, ma conta ancora di più il modo con cui sono collegati tra loro – il cosiddetto connettoma – e sui collegamenti influiscono pesantemente le circostanze della vita: ambiente, cibo, giochi, conoscenze. Il “cablaggio” del cervello umano è lungo circa 100 mila chilometriil National institutes of health degli Stati Uniti lo sta mappando.  Continua a leggere

La voce della mamma ‘accende’ il cervello dei bambini  

 (fonte: La Stampa, 19.05.16)
 
La voce della mamma è come incantesimo per i bambini. Basta anche solo un secondo per riconoscerla e sentirla fa attivare, `accende´, diverse aree del cervello. È quanto emerge da uno studio della Stanford University School of Medicine, pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences).

Gli studiosi hanno esaminato con una risonanza magnetica nucleare 24 bambini e ragazzi, tra i 7 e i 12 anni, mentre ascoltavano delle registrazioni di voci che ripetevano parole senza un senso compiuto, da parte della mamma o di una sconosciuta. I ragazzi sono risultati in grado, anche solo dopo una registrazione di un secondo, di riconoscere la voce della mamma con un’accuratezza del 97 per cento. Continua a leggere

Ora lo dice anche la scienza: è tutta una questione di cervello

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Uomini e donne sono diversi

Mentre al giorno d’oggi combattiamo affinché le differenze tra i due sessi, veicolati da stereotipi coriacei, non ci siano più, alcuni recenti studi tendono a dimostrare che gli uomini e le donne, non hanno, di fatto, le stesse capacità e gli stessi comportamenti perché i loro cervelli sono “cablati” in modo differente e funzionano con connessioni neuronali diverse. Se continua a vigere il mito secondo cui le donne sono brave nel multitasking, ovvero nel fare più cose assieme, al contrario degli uomini, molto probabilmente è proprio così. Non si tratta di una semplice osservazione sociologica, bensì di uno studio scientifico che validerebbe alcuni stereotipi che tendono a distinguere i due sessi, attribuendo loro qualità diverse. Alcuni esperti dell’Università della Pennsylvania hanno voluto spiegare le eventuali differenze di comportamento tra uomo e donna, sfruttando una tecnica di risonanza magnetica, la diagnostica per immagini che segue le molecole d’acqua nel tessuto biologico, al fine di osservare in profondità la struttura biologica del cervello maschile e quello femminile. Sono stati scansionati i cervelli di 949 persone con buona salute mentale (521 donne e 428 uomini), di età compresa tra i 9 e i 22 anni. Continua a leggere

La bellezza del cervello, il mistero della mente

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di Francesco Agnoli

A metà dell’Ottocento Samuel George Morton, celebre paleontologo sostenitore del poligenismo, cercò di dimostrare “che un ordinamento delle razze potesse essere stabilito obiettivamente in base a caratteristiche fisiche del cervello, in particolar modo della sua grandezza” (S.J. Gould).

Per farlo si dedicò a raccogliere centinaia di crani di popoli diversi, per poi riempierli di pallini di piombo: dove ci stanno più pallini, lì c’è l’uomo superiore. Quella di Morton era una dottrina quantitativa dell’intelligenza basata ovviamente su presupposti di tipo materialistico e razzista, secondo una abbinata che troviamo presente molto spesso nella scienza ufficiale, anzi, oggi possiamo dirlo, in tanta pseudo-scienza, ottocentesca. Vediamo il ragionamento di Morton: gli uomini non hanno la stessa origine, come vuole la Bibbia; derivano invece da capostipiti diversi; il loro grado di sviluppo deve essere determinato da condizioni biologiche, materiali, prescindendo quindi da tutto ciò che appartiene al regno dello spirito. Continua a leggere